In politica deve venire prima l'idea e poi il leader


«Il Partito repubblicano è un errore»
CORRIERE DELLA SERA

 Megglio primarie e PPE italiano. Sarà utile anche a Renzi, altrimenti Grillo rischia di vincere

Intervista di Andrea Garibaldi

Salvini, Fitto, Verdini, Toti, Meloni, Alfano… «In campo non vedo leader per il centrodestra. Ma deve venire prima l'idea e poi il leader. E l' idea, per me, è legata al concetto di merito e al legame stretto con l'Europa. Partito popolare europeo, non partito conservatore alla Cameron, alla Bush». Franco Frattini è nella sua stanza di presidente della Società italiana per l' organizzazione internazionale (SIOI). Commissario europeo, tre volte ministro con Berlusconi. Alla fine del 2012 ha sbattuto la porta.

«Berlusconi tolse il sostegno al governo Monti a causa del "fiscal compact". Non ero d'accordo su questa posizione antieuropea. E non ho scelto un altro partito».

Berlusconi ora deve farsi da parte?
«La soluzione sono le primarie, alle quali Berlusconi potrebbe partecipare. Meglio però se fosse la levatrice del centrodestra futuro».

Il centrodestra è di fronte al disastro di Bolzano. Con lei candidato sarebbe andata diversamente?
«Avevo chiesto l'unità di tutte le forze moderate e la Svp non schierata. Svp ha appoggiato il candidato del Partito democratico, gli altri hanno detto ognuno una cosa diversa».

Risultato?
«La Lega ha fatto il pieno, Beppe Grillo ha superato Forza Italia. La destra ha preso 4 consiglieri».

Forza Italia da Roma ha bruciato la sua candidatura?
«Non so, non frequento più il partito. Andai via prima che la baracca crollasse».

Forza Italia è finita?
«L'elettorato deve essere rimotivato, è deluso dai mancati risultati. Niente riforma istituzionale, niente riforma del lavoro, proprio quella che ha fatto da Renzi».

Gli elettori si sono sparsi in giro?
«Berlusconi era arrivato al 30 per cento, ora Forza Italia è attorno al 12-14. Alcuni sono passati alla Lega, pochi a Renzi, ma la gran parte non vota».

Berlusconi rovinato dal «cerchio magico»?
«Ha creato e distrutto tanti cerchi magici. Adesso tutti accusano Mariarosaria Rossi, ma non può essere tutta sua la colpa».

Nei cerchi magici si annidano i «traditori»?
«Nel '94 Berlusconi aveva riunito Martino, Colletti, Urbani, Pera e mi metto anche io fra di loro. Persone con arte e parte, che non hanno tradito, hanno lasciato. Come il filosofo Pera, quando Verdini lo boicottava in Toscana».

L' Italicum aiuterà il centrodestra a rinascere?
«L' Italicum prevede un potenziale bipartitismo. Renzi però deve stare attento: se non si crea un Ppe italiano, andrà al ballottaggio con Grillo e rischierà di perdere: gli scontenti in Italia sono maggioranza».

Berlusconi vuole fare il Partito repubblicano modello Usa, unificando tutto il centrodestra.
«Strada sbagliata. Non si può opporre a Renzi un partito conservatore con estremisti come Salvini o Meloni. Renzi sta offrendo un sogno, bisogna contrapporgli un diverso cambiamento».

Quale?
«Potenziare il merito, per esempio sulla scuola. E soprattutto, Europa, con politica estera, di Difesa, di cooperazione comuni».

Il conservatore Cameron ha vinto.
«Cameron ha governato bene l' economia e ha dato un messaggio chiaro: rinegoziare il rapporto con l' Europa. Ha vinto perché non aveva davanti Tony Blair ma Ed Miliband, più orientato a sinistra».

Renzi si può paragonare a Tony Blair? Blair non ha mai perso...
«Renzi non si batte con i dubbi sull'Europa e con il liberismo economico. Si batte con il Ppe italiano».

13.5.15 | Posted in , , , , | Continua »

Ump: la sintesi del popolarismo italiano alla francese


«Modello Sarkozy per l' Italia? Qui pesa il fattore Silvio»
IL MESSAGGERO

Claudio Marincola 

Sarkozy che trionfa nei ballottaggi e apre la corsa alla riconquista dell'Eliseo è sale sparso sulle ferite del nostro centrodestra contuso e ammaccato. Un destino cinico come pochi ha voluto poi che le due immagini si sovrapponessero in contemporanea.

L'Ump, il partito che incarna le ispirazioni dei conservatori francesi asfaltava nelle ultime amministrative la gauche lasciando a secco il Front national di Marine Le Pen. I seguaci del Cav alle prese con l' ennesima resa dei conti, divisi e litigiosi come se non ci fosse un domani.

Il tappo a lungo si è ironizzato sulle similitudini fisiche, persino caratteriali, tra Berlusconi e Sarkò. Sui tic, sui tacchi che li facevano sembrare entrambi più alti. Sulla stessa capacità di bucare il video o interpretare i sondaggi. Con la differenza che il sarkosysmo alla lunga ha prodotto la ritrovata unità del centrodestra francese. La ricomposizione delle galassie, cristiano-democratico-liberale. Mentre il berlusconismo, gli osservatori dello stesso centrodestra non hanno dubbi, in un certo senso ha fatto da tappo. 

«I tappi ci sono quando nelle botti c' è uno champagne non troppo spumeggiante», sostiene Franco Frattini, due volte ministro nei governi del Cavaliere. Ci sarà mai un Sarkozy italiano? «Non lo vedo emergere. Quella classe dirigente che accompagnò la vittoria del '94, i vari Pera, Rebuffa, Urbani e il sottoscritto, ad eccezione del professor Martino che è di altissima statura, non c' è più. Era una classe politica ricca di personalità che riconosceva l' indiscussa leadership di Berlusconi rimasto fino al 2010, quando ci fu la rottura con Fini, l' indiscusso fondatore del centrodestra». D'allora il tema della successione è un rumore di fondo. Anche ora che Silvio è vicino ai 79 anni. «Sarkozy - riprende Frattini - ha puntato su tematiche lepeniste, la sicurezza, il controllo dell' immigrazione. E lo ha fatto con toni rassicuranti, senza estremismi. Basti vedere il percorso dell' Ump: la sintesi del popolarismo italiano alla francese. FI sta cercando invece di fare l' accordo con Salvini che vuole uscire dall' Europa». 

«Il Carroccio è il nostro alleato tradizionale - obietta Antonio Tajani, vice presidente vicario del Parlamento Ue. Serve una grande forza di centrodestra, meno litigiosità, più militanti, meno colonnelli, guidata da Berlusconi, l' unico in grado di federare». La debolezza del centrodestra coincide con la cespuglizzazione dei moderati.

«La Le Pen non ha sfondato - è la tesi di Giuliano Ferrara - perché in realtà è un guappo di cartone.
Nel sistema francese non ha alcuna possibilità se non quella di fare da sfogatoio alla Grillo». E allora? «È successo che ad un presidente in decrescita come Hollande sia corrisposta la crescita di una forza post-gollista».

L'anomalia siamo noi? «Una doppia anomalia: la prima è Berlusconi, colpito da una sentenza che continuo a considerare profondamente ingiusta. La seconda è Renzi, uomo di sinistra a cui viene rimproverato di non esserlo.

Per intenderci: se Renzi avesse fatto un governo alla Hollande, con un Depardieu costretto a rifugiarsi da Putin per scampare al fisco, non avremmo avuto una situazione simile. Renzi questo errore non lo ha fatto. Ha fatto invece la riforma del Senato e la modifica dell' art.18». Sarkò ha 7 vite. Anche Silvio, però. «Berlusconi - è la tesi del professor Antonio Martino, ex ministro e maitre à penser - è stato il nostro bipolarismo, non il Mattarellum. O con lui o contro di lui. E contro aveva tanta parte dell' opinione pubblica. Nel caso di Renzi sembra che tutti siano disposti a fargli credito. Non c' è opposizione. E senza opposizione non c' è democrazia». Che fare? «Serve un programma condiviso, coerente, calendarizzato da offrire agli elettori e servono persone in grado di difendere queste idee».


31.3.15 | Posted in , , , , , , | Continua »

I populismi sono la causa di leadership deboli e in Europa non si vede nessun nuovo Delors

La campagna elettorale ha evidenziato una spaventosa crisi di leadership in tutto il Vecchio continente ma la domanda a cui deve rispondere la politica è: qual è la ragione dello stare insieme in Europa? - Se i due maggiori schieramenti si bilanceranno il rischio è che il nuovo Presidente della Commissione non sia uno di quelli indicati
 

Domenica 25 maggio toccherà all’Italia recarsi alle urne per il rinnovo delle istituzioni europee. Una data che chiuderà settimane di desolante campagna elettorale in cui gran parte dei partiti– http://francofrattinidiarioitaliano.blogspot.it/ – hanno fatto a gara per gettare fango e discredito sull’Europa. 

Si è detto tante volte che i toni sono alti perché sono deboli le idee. Ma la colpa è anche delle leadership. Si è fatta una campagna elettorale lontana dai problemi reali dei cittadini. Trasferte e incontri in cui si è parlato poco di Europa. E quando lo si è fatto – in pochissimi casi - è stato più per l’esigenza di cavalcare slogan populisti che vedono nell’UE un problema e non un’opportunità.

Si è persa la speranza. Si è smarrito il coraggio. Si è riscoperto l’egoismo contro la solidarietà.

So benissimo di essere in controtendenza, eppure resto ancora tra coloro che intendono difendere l’idea dei padri fondatori evitando che il loro sogno si trasformi in un incubo.

La verità è che non è il progetto europeo a non aver funzionato. La sfiducia o le crisi dipendono sempre da questioni politiche. L’Europa si è indebolita perché si sono indeboliti i leader e perché non hanno funzionato le soluzioni proposte sul tavolo a Bruxelles. 

Dov’è finito il sogno degli Stati Uniti d’Europa? Diciamolo: è certamente un argomento tutt’oggi snobbato e che non risparmia dagli attacchi della grande rete di Twitter o Facebook chi invece lo promuove. Sta qui la differenza tra un leader ed un capopopolo: il primo ha visione e progetti dietro a cui riesce a raccogliere i cittadini. Il populista, al contrario, asseconda la pancia, i bassi istinti e le paure della gente. Il primo guida, il secondo segue. Purtroppo, dispiace dirlo, non vedo ancora nessuna valida guida all’orizzonte. Non mi sembra, insomma, di vedere nuovi Delors. 

Addirittura i leader di partiti che si definiscono maggiormente europeisti hanno prediletto slogan del tipo “mai più lezioni da Bruxelles” piuttosto che “andremo in Europa con la schiena dritta”. Minima la differenza rispetto a chi urla "euro uguale moneta straniera”, o chi vorrebbe addirittura spazzare via l’Europa. Insomma, abbiamo un range di opinioni emozionali e non ragionate. Una drammatica realtà che potremo contrastare solo se lavoreremo a più solidarietà e unione politica.

Quando si parla di politica non si può tralasciare un dovere, specialmente se si parla di una realtà come quella europea che ha attraversato il big bang del grande allargamento del 2004, dell’entrata nell’euro o delle conseguenze della globalizzazione. La politica è tale se sa rispondere ad una domanda: qual è la ragione del nostro stare insieme?

Chi critica l’Europa sostiene che non ci sono ragioni per continuare con il percorso comune. Io, al contrario, ritengo che le ragioni ci siano, ma che occorra fare di più sulla strada della politica piuttosto che unicamente sulla strada dell’economia. La futura unione bancaria, ad esempio, è certamente irrinunciabile. Ma quando ne parliamo andrebbe precisato che il meccanismo di monitoraggio e di salvataggio è utile se serve a salvare le banche per salvare gli Stati. Se invece, com’è già accaduto, serve a salvare le banche perché si ricapitalizzino e non perché eroghino credito alle imprese, allora è comprensibile che anche un euroentusiasta come me si comincia a porre il problema della direzione in cui vuole andare l’Europa.

Pensare a stare insieme politicamente vuol dire pensare ad una politica europea sul lavoro e sul welfare - temi su cui gli Stati spesso vogliono gelosamente conservare la propria sovranità. Vuol dire saper governare certi meccanismi come l’allargamento: andiamo incontro ad un’atmosfera di nuova guerra fredda con la Russia dopo aver fatto credere che il partenariato orientale fosse la scorciatoia riservata ad Ucraina e Georgia per diventare membri dell’Europa e della NATO. Ricordiamocelo: le procedure di allargamento sono una cosa seria e non esistono corsie preferenziali! 

Stare insieme vuol dire pensare al tema della sicurezza e della difesa europee: è possibile che il documento strategico europeo sia ancora datato 2003? Ci rendiamo conto che siamo nel 2014, in un mondo totalmente cambiato, e l’UE non ha ancora aggiornato quel dossier!

Unione politica vuol dire anche più solidarietà sulle politiche migratorie: come lo giustifichiamo ai siciliani, che eroicamente aiutano a salvare le vite dei disperati, che l’UE risponde prima con un telex dicendo che la domanda pervenuta dall’Italia non è esaustiva, e poi sostiene che l’extra budget previsto per Frontex non è stato messo a disposizione per “ragioni procedurali”! Nel frattempo i morti si contano a migliaia. 

Stare insieme, ancora, vuol dire occuparsi di una politica integrata europea in materia di sicurezza energetica: un settore dove facciamo la faccia feroce ad est, quando poi sappiamo che non esistono le interconnessioni delle condutture del gas e del petrolio tra Paesi dell’Unione. In pratica, se la Slovenia resta isolata perché tagliano le forniture da est o interviene l’Italia o Lubiana rimane al buio. 

Stati Uniti d’Europa vuol dire parlare con una sola voce in politica estera. In Libia abbiamo vinto la guerra e stiamo perdendo la pace! Lo dissi nel 2011 quando ero ministro degli Esteri: il problema, dopo la caduta del regime di Gheddafi, sarà quello di evitare la partizione della Libia. Anche qui, chi ha mai visto Bruxelles in questi mesi dire una sola parola che andasse oltre un “facciamo gli appelli alla transizione democratica”! 

Lavorare per un’Europa migliore - #betterEurope, secondo il linguaggio di Twitter – vuol dire soprattutto non prendersi gioco degli elettori. Siamo proprio sicuri che dopo aver sbandierato le candidature delle famiglie europee al posto di Presidente della Commissione, possano essere davvero Juncker, Schulz o Verhofstadt ad ottenere quel posto? Francamente non ne sono per niente convinto: anzi, temo che – a maggior ragione se ci dovesse essere uno scarto di 5 o 10 seggi tra i partiti arrivati primi - ci ritroveremo di fronte alla solita “stanza segreta” che nomina un candidato di compromesso, defraudando elettori e Parlamento di questo potere decisionale. 

Anche qui: di chi è le colpa se non delle leadership. Che fine hanno fatto i veri leader? Piuttosto, quel che sta emergendo è una mancanza di legittimazione popolare degli stessi così come delle istituzioni europee. Il che vuol dire che la legittimazione del cosiddetto popolo sovrano alla fine potrebbe trasformare quello stesso popolo in euroscettico o addirittura eurocontrario. Se la ristretta élite di Bruxelles continua a rimanere tale, i populisti diventeranno la maggioranza in Parlamento con il rischio di paralizzarne i lavori.

Stati Uniti d’Europa ed unione politica vogliono dire questo: affrontare con coraggio le ragioni dello stare insieme per non dare nessuna chance ai nemici dell’Europa. Io non sono tra chi si arrende senza aver prima provato a lottare. Quando si parla di sogni non bisogna cedere mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio. Ecco perché continuo a credere nel sogno europeo e in una migliore Europa.
 


24.5.14 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

European Parliament commemorates Jan Karski


The Polish Parliament has declared 2014 as the Year of Jan Karski, Polish World War II resistance movement fighter and the first to inform about the horrors of Holocaust. To commemorate his name two events scheduled in the European Parliament in Brussels. On the 8th of January 2014 Jacek Saryusz-Wolski MEP and the Director of the Polish History Museum Robert Kostro hosted a conference "Responsibility to Protect - the Legacy of Jan Karski", under the patronage of the EPP Group. the second event is the exhibition "The World knew - Jan Karski's Mission for Humanity".

- In 2014 we will celebrate the centenary of the birth of Jan Karski, the emissary of the Polish Underground State and national hero. It is a unique opportunity to remind the world of his mission, courage and moral message - said Jacek Saryusz-Wolski MEP (EPP, Poland).

During the conference "Responsibility to Protect - the Legacy of Jan Karski" international experts and politicians debated Jan Karski and his mission from a historical perspective. They also discussed the lessons that we could draw from it in the context of contemporary geopolitical events, including the doctrine of the responsibility to protect civilians in armed conflicts (R2P). 


The conference was attended by eminent historians, authors of books about Jan Karski, people who knew him personally and witnessed his message, including Professor Luca BERNARDINI, Professor Marek DROZDOWSKI, journalist and historian Jean-Yves POTEL and author Maciej WIERZYŃSKI. High-ranking politicians confirmed their participation in the event, including Kjel Magne BONDEVIK, former Prime Minister of Norway and the author of the report on the "Responsibility to Protect" for the UN; Franco FRATTINI, former Italian Foreign Minister; Ana PALACIO, former Spanish Foreign Minister, Adam Daniel ROTFELD, former Polish Minister of Foreign Affairs and Elmar BROK, Chairman of the Foreign Affairs Committee in the European Parliament. A special message will be delivered by former National Security Adviser to President Jimmy Carter Professor Zbigniew BRZEZIŃSKI.

Franco Frattini and Elmar Brok
"Jan Karski was one of humanity's heros: he had the great courage to move from the responsibility to protect to moral duty to protect", said Franco Frattini. "Answering the question on what is a just cause and what is an unjust cause, I believe that what is most important is really how to make global governance more effective; for example strengthening international institutions. To this end a crucial issue is how to broaden the international recognition of the legitimacy of the Statute of the International Criminal Court. Not all international actors agree. Let's at least agree a common european foreign policy incorporating the protection of common human rights as a top priority".

Ana Palacio, Franco Frattini and Elmar Brok


8.1.14 | Posted in , , , , , | Continua »

Ciao Wilfried! La scomparsa di Martens è una parte della storia d’Europa che ci lascia

Franco Frattini e Wilfried Martens al congresso del PPE a Bucarest (2012)

Un vuoto immenso che ci impoverisce


Bruxelles piange oggi uno dei leader più leali e fedeli alla difesa delle istituzioni e della fede europeista. La perdita di Wilfried Martens, grande guida per i Popolari europei, è una parte della storia d’Europa che ci lascia. Un vuoto immenso che impoverisce chi, come me, in questi anni hanno avuto l’opportunità di stargli accanto, lavorando con lui e cogliendone una riservatezza, responsabilità e gentilezza davvero rare. 

Un amico, ma anche un grande maestro, che mi ha particolarmente colpito per come, in questi lunghi anni, ha instancabilmente lavorato per tessere percorsi di comprensione e reti di dialogo con molti leader internazionali; riuscendo ad avvicinarli alle idee, ai valori e a quel modello di tutela europea dei diritti fondamentali da lui fortemente promosso.

Un attento guardiano della politica estera europea, grazie a quel suo modo di analizzare in profondità i dossier internazionali, e cercare soluzioni sagge e diplomatiche verso i vari teatri di crisi. Ma anche un fermo e severo giudice verso tutte quelle orribili situazioni nel mondo in cui la violenza, purtroppo, spesso prende il sopravvento sulla tolleranza e sull’uguaglianza religiosa. 

Il cuore degli uomini prima ancora delle loro menti: è questo che ho imparato da un grande amico che ha più volte ispirato il mio percorso istituzionale, in Europa ed in Italia, e di cui sentirò fortemente la mancanza. 



Ciao Wilfried, grazie del tuo affetto. 
Ci mancherai.






EPP/Frattini: Wilfried Martens, the tireless man of dialogue
His loss is a part of Europe's history that abandon us 

Today Brussels loses one of the fairest and faithful leaders seriously committed to the institutions and Europe’s faith defence. The loss of Wilfried Martens, a great guide for the European People’s Party, is a part of Europe's history that abandon us. An immense loss that impoverishes who, like me, in recent years, had the chance to stand beside him and work with. So rare his qualities like confidentiality, responsibility and kindness.

Wilfried was a friend and a honest advisor at the same time: I was particularly struck by how, in all these years, he assiduously worked to weave networks of understanding and dialogue with many international leaders, bringing them closer to the ideas, values , and to the Fundamental Rights Protection’s model he strongly promoted.

A careful “watchman” of the European foreign policy: Martens was used to analyse in depth the international issues, and seek wise and diplomatic solutions to the various crisis theaters. But he was at the same time a strong and strict judge to all those horrible situations in the world in which violence, unfortunately, often gets the better over religious tolerance and equality.

Hearts of men before their minds: this is what I learned from a great friend who repeatedly inspired my institutional process, in Europe and in Italy. 

Bye Wilfried, I’ll miss you so much. 

Franco Frattini

10.10.13 | Posted in , , , , , | Continua »

PRESS REVIEW - Frattini toujours seul candidat n°1 de l`Otan (Le Soir)


L`ex-commissaire européen italien poursuit sa campagne
PHILIPPE REGNIER pour LE SOIR

C`est une rupture avec les usages. La tactique s`avérera-t-elle la bonne? Il est (beaucoup) trop tat pour le dire. Mais l`homme politique italien Franco Frattini persiste et signe. Oui, déclare-t-il au Soir, «il faut être transparent j`ai préféré dire que je suis candidat au poste de secrétaire général de l`Otan. Il faut le dire».

Ce n`est pas la première fois. Dans un entretien au Soir (du 1er février 2013), celai qui fut vice-président de la Commission européenne et ministre des Affaires étrangères du gouvernement Berlusconi IV (2008-2011), déclarait déjà: «Ma candidature a été présentée par le Premier ministre Monti et le président Napolitano. C`est un honneur». 

M. Frattini était à Bruxelles lundi dans le cadre de cette candidature officielle. Il s`est entretenu avec le président du Conseil européen Van Rompuy, avec celai de la Commission Barroso, et le commissaire au Marché intérieur Barnier. Il a donné quelques interviews. Le dernier avatar des crises politiques italiennes s`est greffé aux discussions. Mais son «projet» pour l`Otan était au coeur des entretiens.

«Pour le moment, il n`y a toujours pas d`autres candidatures», dit-il. N`est-ce pas risqué de «sortir du bois» le premier? «Etre transparent, c`est le meilleur choix, surtout qu`il n`est pas facile d`avoir une Italie unie derrière soi! », nous répond-il. L`appui à sa candidature assuré par Mario Monti a été réitéré par l`actuel chef du gouvernement, Enrico Letta, et par « toutes les forces politiques», souligne Frattini. 

Le mandat de quatre ans de l`actuel secrétaire général de l`Otan, l`ex-Premier ministre danois Rasmussen, a été prolongé d`un an, jusqu`au 31 juillet 2014. Il devrait cependant, apprend-on de bonnes sources, rester en poste quelques mois de plus, jusqu`après le sommet prévu à l`automne 2014 au Royaume-Uni. Le processus de succession – des consultations informelles entre Etats membres, qui testent des noms, jusqu`au consensus prend donc du retard. «C`est encore très nébuleux», résume une source diplomatique. 

Entre-temps, Franco Frattini multiplie donc les rencontres, voyage beaucoup. Pour accumuler les soutiens. Les responsables européens sont approchés. Mais les partisans de Frattini soulignent aussi sa «grande proximité» avec Hillary Clinton, lorsqu`elle était secrétaire d`Etat, et ses contacts fréquents avec le chef actuel de la diplomatie américaine, John Kerry. Le poste de secrétaire général de l`Otan est traditionnellement dévolu à un Européen - mais rien ne peut se faire sans l`appui de Washington, où Enrico Letta rencontre ce mois-ci Barack Obama. 

Mais les jeux sont loin d`être faits. Outre le choix américain, les Européens vont prendre en considération l`ensemble des grands postes à pourvoir l`an prochain, à l`Union européenne notamment. La succession de Barroso est en jeu, entre autres. Lui même a été cité par « la rumeur », cet été, pour l`Otan. «Aucune allusion à cela hier; il a plutôt manifesté son amitié, sa solidarité à l`égard de Frattini», dit un témoin de la rencontre de lundi. 

La chancelière «Merkel a fait savoir qu`elle avait beaucoup apprécié qu`il ait quitté le parti de Berlusconi! C`est un soutien souligne son camp. M. Frattini avait rompu les amarres avec le Cavaliere, fin 2012, lorsque ce dernier avait «lâché» Mario Monti.

«Les Allemands soutiennent très fort Pieter De Crem», le vice-Premier ministre et ministre belge de la Défense, rétorque une source belge. Le gouvernement belge n`a pas pris position, à ce stade. L`intéressé, lui, aux antipodes de l`Italien, refuse de s`exprimer, privilégiant son travail au gouvernement. Pour certains observateurs, il serait «passé à autre chose». Une bonne source assure cependant que De Crem «serait disponible» et apparemment «sans opposants. Frattini est le premier dans la course mais ne sera certainement pas le dernier. Et les Etats Unis ne seront pas enthousiastes pour qui que ce soit qui a fait partie de l`entourage de Berlusconi.» 

«Cette campagne va être importante et difficile», reconnaît Franco Frattini. Le candidat souligne cependant que, plus qu`«une personnalité, on va choisir un projet. Il faut réfléchir à la vision politique pour le futur de l`Otan». 

La version Frattini? «Ce ne sera pas seulement une organisation militaire. L’Alliance contribuera aussi à la reconstruction des pays post-conflits. Comme en Afghanistan. Ou en Libye. Il faudra penser à l` Afrique du Nord, au Sahel, au Sahara, à la lotte contre la piraterie ». 

Les Européens sont également au centre de l`attention du candidat : «Avec la crise, il faut optimiser les ressources. Les Défenses européennes doivent se rapprocher. Je suis un partisan des Etats-Unis d`Europe: je serai toujours en faveur de tout ce qui conduit à plus d`Europe. Je suis favorable à une coopération plus forte des Européens, qui ne soit pas au détriment des Etats-Unis et de la coopération euro-atlantique». La campagne bat son plein…



2.10.13 | Posted in , , , , , | Continua »

INTERVIEW - Le Monde: Frattini, 'il faut assurer à l'OTAN un rôle de plus en plus "politique" et plus seulement militaire'



Interview à Le Monde.fr 
 Propos recueillis par Philippe Ricard et Jean-Pierre Stroobants (Bruxelles, bureau européen)

Ancien commissaire européen à la justice et aux affaires intérieures, l'Italien Franco Frattini a également été ministre des affaires étrangères dans son pays (2008-2011). En 2012, il rompait avec le berlusconisme, reprochant notamment à son parti, le Peuple de la liberté (PDL), sa dérive antieuropéenne. Dans un entretien au Monde, il indique aujourd'hui officiellement qu'il est candidat au poste de secrétaire général de l'OTAN, que le Danois Anders Fogh Rasmussen quittera le 1er août 2014.

Quelles sont les motivations de votre candidature ?
Franco Frattini: Je suis le candidat de l'Italie, soutenu par le président, Giorgio Napolitano, l'ex-président du conseil Mario Monti et l'actuel, Enrico Letta. J'estime avoir quelques arguments pour briguer ce poste. Lorsque j'étais commissaire européen, j'étais notamment en charge des questions de sécurité. Cela m'a permis de comprendre comment il fallait optimiser la relation OTAN-UE dans le domaine de la défense, éviter les décisions non coordonnées et les duplications. Je suis par ailleurs issu d'un pays riverain de la Méditerranée, l'une des régions où le risque d'instabilité est le plus fort et dont je connais les problèmes réels.

La crise politique en Italie peut-elle nuire à votre candidature ?
A l'OTAN, le choix est celui d'une personne et d'une vision, pas d'un pays ou d'une affiliation politique, même si les Etats soutiennent leur candidat. Je suis sûr qu'il y aura un gouvernement en Italie quand il faudra choisir le secrétaire général de l'OTAN. Ceci dit, une crise politique ouverte pourrait précipiter le pays dans une situation désastreuse, en particulier sur le plan budgétaire. J'espère que le bon sens va prévaloir, et que M. Letta parviendra, d'une façon ou d'une autre, à rester à son poste.

M. Letta engage la confiance de son gouvernement mercredi 2 octobre. Sera-t-il en mesure de rester au pouvoir avec le soutien d'anciens élus du PDL ?
Il ne sera pas question d'accuser de trahison ceux qui voteront pour le maintien d'un gouvernement stable. Les ministres du PDL qui ont décidé de quitter le gouvernement ont dit qu'ils le faisaient par loyauté envers M. Berlusconi, mais ils ont indiqué qu'ils n'acceptaient pas d'être entre les mains d'extrémistes. En 1994, à sa création, Forza Italia était un parti libéral, modéré, proeuropéen, mais ce parti n'a plus rien à voir avec ses origines.

C'est M. Berlusconi qui a trahi la formation qu'il a créée ?
Il a été encouragé par ceux qui souhaitaient, dès la première minute, ne pas appuyer le gouvernement de M. Letta. Son entourage a agité la menace de la prison ou d'une confiscation de tous ses biens. Ces gens profitent d'une situation dramatique au plan humain pour servir leurs visées extrémistes. M. Berlusconi lui-même n'est pas un extrémiste. Je lui ai été loyal pendant plusieurs années en tant que ministre, mais dès que la ligne politique du parti n'a plus été acceptable, je l'ai quitté.

La succession à l'OTAN surviendra presque au même moment que l'attribution des postes à la tête des institutions européennes. Pourriez-vous pâtir de l'éventuelle candidature de Mario Monti à l'une de ces fonctions ?
Ce sont deux choses différentes. Au sein de l'UE, les postes sont répartis en fonction de l'affiliation politique des candidats. Il faut donc être affilié à l'une d'elles, ce qui n'est pas le cas de Mario Monti. Les décisions sont prises sur une autre base à l'OTAN. Les Etats-Unis, le Canada, la Norvège, la Turquie, ne sont pas membres de l'Union, mais siègent à l'OTAN. On ne pourrait pas leur expliquer qu'un candidat non retenu en Europe soit proposé à l'OTAN...

Vous avez, vous, le soutien, évidemment indispensable, de Washington ?
Nous en reparlerons plus tard, mais j'ai toujours entretenu d'excellentes relations avec les Etats-Unis. En particulier avec Hillary Clinton, lorsqu'elle était secrétaire d'Etat, puis avec John Kerry. M. Letta doit, par ailleurs, rencontrer le président Barack Obama à la mi-octobre.

Tous les Européens sont derrière vous ?
Je ne peux dévoiler le contenu de discussions confidentielles mais je n'ai, en tout cas, reçu aucun message négatif.

L'OTAN se pose aujourd'hui des questions sur sa véritable raison d'être alors que, partout en Europe, les budgets consacrés à la défense fondent. Quels sont vos remèdes ?
Premièrement, il faut assurer à l'OTAN un rôle de plus en plus "politique", et plus seulement militaire. Son expérience dans la gestion "post-crise", notamment en Afghanistan, en Irak ou en Libye, doit être consolidée. La création d'un ministère de la défense, d'une agence de sécurité nationale ou d'un corps de police sont des faits majeurs qui font que le rôle de l'organisation n'est plus celui d'un acteur de guerre mais de paix, de stabilité, de prospérité.

Deuxièmement, il faut, dans le domaine des budgets, cesser de procéder à des coupes horizontales, assez faciles, pour poser de vrais choix politiques : on peut rationaliser dans le secteur des troupes de terrain, mais il faut investir dans la cyber-sécurité et la haute technologie. Et, bien sûr, poser des choix en coordination entre l'UE et l'OTAN. Les principes de mutualisation et de partage (pooling and sharing) ou la défense intelligente doivent être traduits en actes concrets. La réorientation des Etats-Unis vers le multilatéralisme et l'Asie obligera en fait les Européens à faire davantage.

La relation transatlantique est ternie par le scandale des écoutes de la NSA, l'Agence de sécurité nationale américaine. Cela va compliquer votre tâche ?
Si les Etats-Unis ont des partenaires fiables, ils leurs parlent. Comme commissaire européen, j'ai négocié des dossiers difficiles en liaison avec le respect de la vie privée ou le terrorisme et j'ai reçu les explications nécessaires. Lors de mon mandat européen, on a aussi beaucoup évoqué les prisons secrètes de la CIA. Les enquêtes ont démontré qu'elles n'avaient pas existé.



1.10.13 | Posted in , , , , , , , | Continua »

INTERVISTA - Comandano gli estremisti, ora i moderati vengano allo scoperto


Se è questa la nuova Forza Italia il giudizio del Ppe sarà molto severo
L’ex titolare della Farnesina: “ad Arcore è stato deciso di voltare le spalle al Paese, è una crisi al buio

Intervista Il Mattino, di Maria Paola Milanesio


Franco Frattini ha lasciato il Pdl e il Parlamento. Visto da lontano, dove sta andando il suo ex partito? 

«Temo che una pulsione estremista lo stia allontanando dallo spirito della Forza Italia del `94. Allora, attorno a un tavolo a cui c`ero anch`io, sedevano Urbani, Marzano, Martino, Pera. Personalità da cui si aveva tutto da imparare». 


E oggi a quel tavolo c`è Daniela Santanché. 

«Non faccio nomi. Sottolineo soltanto che c`è chi, in Parlamento, ha definito l`Europa un problema e non un`opportunità; e chi, stravolgendo gli ideali della rivoluzione liberale, ha preso posizioni pubbliche che mi hanno costretto a lasciare il Parlamento. Oggi di quell`anima liberale e moderata non c`è più traccia». 


Qual è stato il punto di rottura? 

«Da tempo ne vedevo i sintomi. La causa che ha scatenato il mio dissenso è stato il ritiro della fiducia al governo Monti. Ho apprezzato gli sforzi di Alfano, Lupi e Quagliariello che hanno incoraggiato Berlusconi a dar vita all`esecutivo Letta, ma ad un certo punto ho visto una palla di neve diventare valanga. Ho sentito dichiarazioni che incitavano a sfasciare tutto e da qui derivarne conclusioni assunte, tra l`altro, senza un dibattito trasparente». 


È la prima volta che accade? La lista dei ministri non veniva decisa a tavolino? 

«Una cosa è scegliere chi può far parte della compagine di governo ed è un diritto che riconosco al capo di un partito. Altra cosa è quel che è successo ad Arcore, quando si è deciso di voltare le spalle al Paese».


C`era anche Berlusconi ad Arcore. E ostaggio delle forze estremiste del partito? 

«Ha avuto la meglio chi da tempo soffiava sul fuoco. Difficile dire che cosa sia accaduto ma, da quel che si legge, non c`erano nemmeno i ministri interessati. Attorno a Berlusconi non c`erano persone capaci di prospettargli il bene del Paese e la stabilità politica. E la stabilità imprenditoriale, perché se la Borsa crolla e lo spread sale anche le aziende della famiglia Berlusconi subiranno un contraccolpo. Se Fedele Confalonieri ed Ennio Doris, da manager, erano contrari alla crisi, ci sarà un motivo?». 


Berlusconi spiega la sua scelta come una risposta al fatto che "lo vogliono far fuori". 

«Una cosa è dire che ha subìto attacchi senza precedenti, altra cosa è provocare lo sfascio del Paese. Abbiamo tutti grande rispetto per il suo dramma umano e abbiamo apprezzato il suo senso di responsabilità, quando - ancora fino a pochi giorni fa - diceva di sentirsi perseguitato ma di non voler provocare una crisi di governo. Ora c`è stata un`inversione a 360 gradi». 


Qual è l`approdo dei moderati del Pdl? 

«Noi non abbiamo un popolarismo italiano ed europeo, ma solo partiti che fanno parte della grande famiglia del Ppe. Da noi manca una Cdu come c`è in Germania, una Ump come c`è in Francia, una Ovp come c`è in Austria, modelli dei grandi partiti liberali, cattolici e riformisti che si ispirano alla grande famiglia del Ppe. Se non cambiano i presupposti su cui sembra nascere la nuova Forza Italia, credo che il giudizio dei popolari europei sarà molto severo. Come Urbani, penso che la Forza Italia del 2013 sia fuori dalla tradizione liberale e moderata del `94». 


Ha già avuto segnali di questa preoccupazione europea? 

«Ovunque io vada - sono stato a Berlino, nelle prossime ora a Bruxelles incontrerò Barroso e Van Rompuy - mi viene chiesto che cosa accade in Italia. Amo il mio Paese e cerco di far vedere sempre il bicchiere mezzo pieno: siamo usciti dalla procedure europea per il deficit eccessivo, abbiamo fatto le riforme, i mercati stessi ci danno fiducia perché la maggioranza di governo regge. Non credo che adesso basteranno ancora queste risposte»


Alfano sarà "diversamente berlusconiano". Che cosa vuol dire? 

«Ricordo il Berlusconi di 20 anni fa: aveva sempre il sorriso sulle labbra, guardava al futuro in modo positivo. Oggi abbiamo di lui un`immagine aggressiva, che è certamente conseguenza dei drammi umani vissuti. Ma il sogno positivo è sparito. Alfano non c`era nel `94, ma forse è a quello spirito che pensa sostenendo di voler essere "diversamente berlusconiano". In altre parole, molti di noi - ma non tutti - potrebbero dire di non essersi mai allontanati da quei valori». 


Se ne è allontanato Berlusconi? 

«Sta vivendo un dramma umano. Non credo sia l`ispiratore di questa svolta ma piuttosto che sia entrato in una spirale che lo allontana dalla visione moderata e liberale di cui è stato artefice».


Che cosa si aspetta dai moderati del Pdl? 

«Che si mettano una mano sulla coscienza. Una crisi di governo porterebbe all`apertura della campagna elettorale a febbraio-marzo, vale a dire alla vigilia del semestre italiano di Presidenza europea, ammesso che il capo dello Stato sciolga le Camere. Sarebbe indegno, però, tornare a votare con questa legge elettorale. Mi fa rabbrividire il solo pensiero di vedere che quelle stesse persone che ora compilano le liste di proscrizione e decidono le epurazioni, siedano poi attorno a un tavolo per scegliere i futuri parlamentari. Meno male che c`è Napolitano, che saprà gestire anche questa difficilissima fase». 


«Penso che abbia ancora la possibilità di dimostrare che 20 anni di leadership politica non si disperdono mandando il Paese verso una crisi al buio».



30.9.13 | Posted in , , , , , , | Continua »

Frattini: per unire i moderati la via maestra è il popolarismo


La condanna inflitta a Berlusconi non ha fatto cambiare idea a Franco Frattini: i moderati italiani sono privi di una casa politica, bisogna costruirla nel solco del Partito popolare europeo. La bussola è realizzare anche in Italia il Ppe proprio per unire i moderati. Una opzione che si pone in forte sintonia con l`itinerario politico che da tempo ha indicato Pier Ferdinando Casini. 

di Carlo Fusi per Il Messaggero



Presidente, Berlusconi continua a dire che non molla, che vuole continuare ad esercitare la leadership del Pdl. Questo favorisce o allontana la possibilità di unire i moderati italiani? 
«Preliminarmente, mi interessa sottolineare un dato per me cruciale. Proprio prendendo spunto dalle parole di Berlusconi si deve affermare che hanno perso coloro che intendevano approfittare della decisione della Cassazione - politicamente importante e umanamente dolorosissima - per sfasciare il governo e mandare l`Italia nell'abisso: una crisi in agosto questo sarebbe stato. Fortunatamente, e per me è un sollievo constatarlo, hanno prevalso quelli che hanno consigliato di dire la cosa giusta, e cioè che il governo Letta va sostenuto e separato dalle questioni importantissime tipo la riforma della giustizia».

Insomma hanno vinto le colombe del Pdl e lei è contento. 
«Effettivamente da come la questione era partita temevo che vi potesse essere mosse sconsiderate di qualcuno, del tipo improbabili sit-in davanti al Quirinale. Tutto questo non è avvenuto: Berlusconi ha continuato anche nella sofferenza personale a dire che deve prevalere l`interesse generale su quello di parte. Peraltro le indicazioni di voti gli stanno dando ragione: in queste settimane, dove il governo Letta è stato forse sostenuto più dal Pdl che dal Pd, il centrodestra sale in tutti i sondaggi. Insomma Berlusconi ha scelto con il cuore ma anche con la ragione: da vero leader politico qual è ha compreso che seminare responsabilità premia agli occhi degli elettori». 

Moltissimi elettori moderati hanno disertato le urne e Casini per recuperarli propone di assemblarli nel solco del Ppe. La convince? 
«E` vero, tanti moderati non hanno trovato casa nelle elezioni di febbraio o si sono frazionati. Sono gli stessi che oggi vedono come fumo negli occhi il rischio di ritornare nel precipizio di una crisi senza alternativa. Da tempo sostengo che solamente una visione ispirata al popolarismo europeo può realizzare la casa dei moderati italiani. Sono cittadini che hanno valori molto forti ma non li esprimono gridando. Casini ha ripetuto cose che dice da tempo. Bisognava lavorare fin dall`inizio per il Ppe italiano e non frazionare l`offerta politica di quest`area. Ricordo che Berlusconi propose a Mario Monti di diventare il federatore dei moderati italiani. Ebbe una risposta negativa, per ragioni che si possono anche approfondire. Ma senza dubbio è stata una occasione persa. Da lì dobbiamo ripartire, dai valori unificanti di chi si ispira al Ppe: dalla giustizia alla solidarietà, dall`occupazione giovanile alla famiglia e la tutela della vita. Il presidente Letta, che non appartiene al Ppe, sta facendo tante cose che ai documenti del Ppe si ispirano». 

La leadership di Berlusconi facilita l`unione dei moderati o sarebbe più indicato che facesse un passo indietro, soprattutto ora? 
«Guardi, la questione non cambia: il giudizio spetta agli elettori e il consenso degli elettori non si costruisce a tavolino. Una cosa è la leadership politica, un`altra le candidature. Io preferirei una soluzione ancora più maggioritaria che porti i moderati al 51 per cento». 

Ma se Berlusconi non è più candidabile a chi va affidata la premiership? Ci vogliono le primarie? 
«La selezione si fa sulla base delle decisioni dei cittadini. Ci sono molte figure che possono dare un contributo. Quando Alfano le propose prima delle elezioni, io fui molto favorevole alle primarie. Mi pare che il 25 febbraio le primarie le abbiano fatte gli elettori: non penso che il Pdl avrebbe ottenuto lo straordinario risultato che ha avuto se a guidarlo ci fosse stato uno diverso da Berlusconi. Questo è il punto. Oggi Berlusconi ha la possibilità di essere un facilitatore dell`unità dei moderati trovando le forme giuste». 

E quali sarebbero? 
«Lo dirà lui. Va sottolineato tuttavia che in questi mesi Berlusconi ha giocato la partita giusta. Una partita di sobrietà: non si può tutti i giorni minacciare di aprire la crisi. Il popolarismo e il moderatismo sta qui, lo si esprime con fatti come questi. Piuttosto che dire: arriva Marina Berlusconi o Guido Barilla o chissà chi altro, bisogna partire dalle cose da fare. E poiché il governo Letta è l`unico strumento che è in campo per farle, garantiamo al governo un sostegno tale che ci permetta di riformare il Paese».







5.8.13 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: mission in Azerbaijan


Azerbaijani President receives co-chair of Expert Group on Foreign Affairs at European People`s Party, Italian former FM

Azerbaijani President Ilham Aliyev has received a delegation led by co-chair of Expert Group on Foreign Affairs at the European People`s Party, Italian former FM Franco Frattini.
They praised the relations between Azerbaijan and the European Union. They stressed the importance of President Ilham Aliyev`s visit to Brussels and hailed the Azerbaijani leader`s talks with the EU leadership as effective.

They noted the significance of expanding the cooperation between Yeni Azerbaijan Party and the European People`s Party.

They expressed confidence that Franco Frattini`s visit would contribute to expanding this cooperation.

They also noted that biased approach to development processes in Azerbaijan taken by some European institutions, including some of the representatives of the European People`s Party had not contributed to expanding the cooperation.

28.6.13 | Posted in , , , , , | Continua »

Italia-Serbia: Vucic e Frattini, "posizione Ppe fondamentale per percorso Ue di Belgrado"


Il percorso della Serbia all'interno dell'Ue dipenderà dalla posizione del Partito popolare europeo (Ppe), che si riunirà a Bruxelles il prossimo 25 giugno, tre giorni prima del Consiglio europeo. Lo ha detto oggi a "Nova" il primo vicepremier serbo, ministro della Difesa e leader del Partito progressista serbo (Sns), Aleksandar Vucic, al termine di una riunione con l'ex ministro degli Esteri italiano e responsabile del gruppo sulla politica estera del Ppe, Franco Frattini, tenuta presso la sede della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi) presieduta dallo stesso Frattini. L'ex titolare della Farnesina e il vice primo ministro serbo si erano incontrati a Belgrado lo scorso 15 aprile, quattro giorni prima dello "storico" accordo tra Serbia e Kosovo raggiunto a Bruxelles con la mediazione dell'Ue. 

"Abbiamo siglato molti accordi importanti dal nostro ultimo incontro. Consideriamo Frattini e l'Italia come grandi amici della Serbia. Auspichiamo che l'Italia ci assista nei negoziati per ottenere una data per l'avvio dei negoziati di adesione", ha detto Vucic. Frattini, da parte sua, si è detto "convinto" che il primo ministro Enrico Letta, il ministro degli Esteri, Emma Bonino, e il ministro della Difesa, Mario Mauro, "continueranno ad aiutare la Serbia come ho fatto io in passato e come farò in futuro come chairman dell'expert group del Ppe". Il vicepremier Vucic ha detto che la Serbia ha fatto molti sacrifici e concessioni negli ultimi mesi.

"Abbiamo firmato l'accordo per la normalizzazione delle relazioni con Pristina, così come il piano di attuazione. Abbiamo iniziato ad rendere esecutivi gli uffici di collegamento, l'accordo sulla gestione integrata delle frontiere, l'intesa sull'asterisco e sulla nota (che dovrebbe rappresentare il Kosovo nelle riunioni internazionali, ndr)", ha detto ancora Vucic, precisando che il percorso europeo della Serbia dipenderà il larga misura dai partiti del Ppe: "Anche il Partito dei socialisti europei è molto importante - ha detto il leader serbo - ma dipenderà sopratutto dai partiti del Ppe".

Secondo l'ex titolare della Farnesina, "è giunto il momento per l'Europa di essere giusta: la Serbia ha ottenuto grandi risultati, ha fatto molte concessioni, si è riunita molte volte con le controparti del Kosovo". Il premier serbo Ivica Dacic e l'omologo kosovaro Hashim Thaci, infatti, dovrebbero riunirsi a Bruxelles la prossima settimana con la facilitazione dell'Alto rappresentante europeo, Catherine Ashton. "E' noto che l'Italia riconosce Pristina e noi abbiamo giocato un ruolo di incoraggiamento che ha avuto successo. E' il momento di essere credibili. L'Europa non può solo riconoscere che Belgrado ha fatto molti progressi, ma deve tracciare le conseguenze di questi progressi; e la conseguenze è concedere una data per iniziare i negoziati per una piena adesione nell'Ue", ha detto ancora Frattini, concludendo che "questo non è solo un punto politico: si tratta di mantenere la parola data".



12.6.13 | Posted in , , , | Continua »

Georgia: EPP adopts conditional roadmap for concluding Association Agreement


Brussels, 14 March 2013
In the light of the recent events in Georgia that have undermined its democratic standards, the Presidency European People’s Party (EPP) made the following declaration which offers a roadmap on how to restore the process for the country’s Euro-Atlantic integration. This declaration was also transmitted to the EPP heads of state and government at today’s EPP Summit meeting, which prepared today’s European Council meeting:

The European People’s Party reaffirms its support to the Euro-Atlantic integration process of Georgia, underlines with a high degree of satisfaction the progresses made during the last years in the fields of rule of law and democratic standards and encourages the current administration to implement the remaining necessary reforms.

The European People’s Party remains committed to making the November 2013 Eastern Partnership Summit in Vilnius a success for all the EaP countries in general and for Georgia in particular but regrets that since the October 2012 Parliamentary elections and the first democratic transfer of power which followed, backward steps in the country touching on the rule of law and the independence of judiciary and the media, as well as democratic standards have damaged the positive image of Georgia. Therefore, under these current circumstances and once the negotiations of the Association Agreement between the European Union and Georgia are completed, its signature and its ratification by the European Union and its Member States are endangered.

However, the Presidency of the European People’s Party believes that through a comprehensive dialogue with the Georgian government confidence between the European Union and Georgia can be restored and the obstacles overcome.

The Presidency of the European People’s Party:

1- Functioning democracy
Underlines that there cannot be functioning democracy without a free and competitive level field for all political forces.
Expects the government of Georgia to ensure that no restriction or fear of intimidation restrict the activities of the opposition political parties.
Urges the political majority to respect the constitutional rights of the President of Georgia and the parliamentary opposition as well as the autonomy of local self-governments and to reverse the campaign of changes of elected local bodies through pressure and violence.
Calls on the government of Georgia to ensure that justice is not used selectively as a tool for the advancement of political goals.

2- Judiciary
Underlines that the independence of the judiciary is key to the irreversibility of the democratic developments in Georgia.
Calls on the government of Georgia to ensure the full observance of the principle of independence and impartiality of judiciary.
Asks for the full implementation by the government of Georgia of the Venice Commission’s recommendations on the draft amendments to the organic law on the Courts of general jurisdiction of Georgia (a particular attention will be paid to the recommendations on the High Council of Justice).
Expresses its concerns with the possibility of creating a special commission for the review of already adjudicated cases as containing a significant threat of direct interference with the independence of the judiciary.

3- Media
Stresses that freedom of expression and information is the cornerstone of good governance and a functioning democracy.
Calls on the government of Georgia to ensure that no action is taken that could represent or be seen as representing an interference with freedom of expression and information, including infringement of independence of media and its freedom to act without fear of intimidation.
Asks the government of Georgia to ensure that the independence and impartiality of the Georgian Public Broadcaster (GPB) is maintained and fully guaranteed.

The Presidency of the European People’s Party stresses that the implementation of the above mentioned points will allow Georgia to emerge from the process of power transfer as a stronger democracy and will enable further progresses in Georgia’s approximation with the European Union.



ევროპის სახალხო პარტიის დეკლარაცია საქართველოს შესახებ

მიღებული ევროპის სახალხო პარტიის თავმჯდომარეობის მიერ 2013 წლის 13 მარტს

ევროპის სახალხო პარტია ადასტურებს საქართველოს ევრო-ატლანტიკური ინტეგრაციის პროცესისმხარდაჭერას, კმაყოფილებით ხაზს უსვამს იმ პროგრესს რომელიც კანონის უზენაესობისა დადემოკრატიული სტანდარტების თვალსაზრისით მიღწეულ იქნა ბოლო რამდენიმე წლისგანმავლობაში და მოუწოდებს საქართველოს ამჟამინდელ ადმინისტრაციას მოახდინოს დარჩენილიაუცილებელი რეფორმების განხორციელება.

ევროპის სახალხო პარტია 2013 წლის ნოემბერში ვილნიუსში გასამართი აღმოსავლეთისპარტნიორობის სამიტის აღმოსავლეთ პარტნიორობის ყველა ქვეყნისათვის, განსაკუთრებით კისაქართველოსთვის წარმატებულად ჩატარების მიზნის ერთგული რჩება და სინანულით აღნიშნავსრომ 2012 წლის საპარლამენტო არჩევნების შემდეგ, რომელსაც ძალაუფლების პირველიდემოკრატიული გადაცემა მოჰყვა, კანონის უზენაესობის, სასამართლოსა და მედიისდამოუკიდებლობის და დემოკრატიული სტანდარტების თვალსაზრისით უკან გადადგმულმანაბიჯებმა საქართველოს პოზიტიურ იმიჯს ზიანი მიაყენა. ამდენად, მოცემულ გარემოებებში,საქართველოსა და ევროპის კავშირს შორის ასოცირების ხელშეკრულების შესახებ მოლაპარაკებებისდასრულების შემდეგ, ამ ხელშეკრულების ხელმოწერა და რატიფიკაცია ევროპის კავშირის და მისიწევრი სახელმწიფოების მხრიდან საფრთხის ქვეშაა.

მიუხედავად ამისა, ევროპის სახალხო პარტიის თავმჯდომარეობას მიაჩნია რომ საქართველოსმთავრობასთან ყოვლისმომცველი დიალოგის გზით შესაძლებელია ნდობის აღდგენასაქართველოსა და ევროპის კაბშირს შორის და ყველა წინაღობის გადალახვა.

ევროპის სახალხო პარტიის თავმჯდომარეობა:

1- დემოკრატიის ფუნქციონირება

ხაზგასმით აღნიშნავს, რომ დემოკრატია ვერ იმუშავებს ყველა პოლიტიკურ პარტიას შორისთავისუფალი და კონკურენტული სამოქმედო არეალის გარეშე.

მოელის საქართველოს მთავრობისგან იმის უზრუნველყოფას რომ არ იარსებებსოპოზიციური პოლიტიკური პარტიების აქტივობების არანაირი შეზღუდვა ან მათიდაშინების შიში;
მოუწოდებს პოლიტიკურ უმრავლესობას რათა მოხდეს საქართველოს პრეზიდენტისა დასაპარლამენტო ოპოზიციის კონსტიტუციური უფლებების და, აგრეთვე, ადგილობრივითვითმმართველობის ავტონომიის პატივისცემა და, ასევე მოხდეს ძალადობისა და ზეწოლისგზით ადგილობრივი არჩეული ორგანოების ცვლილების კამპანიის რეტროაქცია.

მოუწოდებს საქართველოს მთავრობას რომ არ მოხდეს სამართლის, როგორც პოლიტიკურიმიზნების მისაღწევი ინსტრუმენტის შერჩევითი გამოყენება.

2- სასამართლო

ხაზგასმით აღნიშნავს რომ სასმართლოს დამოუკიდებლობას საქართველოში დემოკრატიულიგანვითარების შეუქცევადობისთვის საკვანძო მნიშვნელობა აქვს.

მოუწოდებს საქართველოს მთავრობას უზრუნველყოს სასამართლოს დამოუკიდებლობისადა მიუკერძოებლობის პრინციპის სრულად დაცვა.

სთხოვს საქართველოს მთავრობას სრულად მოახდინოს ვენეციის კომისიის რეკომენდაციებისგანხორციელება საერთო სასამართლოების შესახებ ორგანულ კანონში ცვლილებებთანმიმართებაში (განსაკუთრებული ყურადღება მიექცევა რეკომენდაციებს იუსტიციის უმაღლესსაბჭოს შესახებ).

გამოხატავს შეშფოთებას უკვე დამდგარი სასამართლო გადაწყვეტილებების გადახედვისკომისიის, როგორც სასამართლოს დამოუკიდებლობისთვის და მასში პირდაპირი ჩარევისთვალსაზრისით მნიშვნელოვანი საფრთხის მატარებელი გადაწყვეტილების, შესაძლოშექმნასთან დაკავშირებით.

3- მედია

ხაზგასმით აღნიშნავს რომ გამოხატვისა და ინფორმაციის თავისუფლება კარგიმმართველობისა და დემოკრატიის ფუნდამენტია.

მოუწოდებს საქართველოს მთავრობას არ გადადგას ისეთი ნაბიჯები, რომლებიც შეიძლებაწარმოადგენდეს ან დანახული იქნება როგორც გამოხატვის თავისუფლების სფეროში ჩარევა,მათ შორის მედიის თავისუფლების და ზეწოლის შიშისგან თავისკფლად მუშაობისთავისუფლების დარღვევა.

მოუწოდებს საქართველოს მთავრობას უზრუნველყოს საქართველოს საზოგადოებრივიმაუწყებლის მიუკერძოებლობის შენარჩუნება და პატივისცემა.

ევროპის სახალხო პარტიის თავმჯდომარეობა ხაზგასმით აღნიშნავს, რომ ზემოთჩამოთვლილიპუნქტების განხორციელება საქართველოს საშუალებას მისცემს ძალაუფლების გადაცემისპროცესიდან გამოვიდეს როგორც უფრო ძლიერი დემოკრატია და გააღრმავოს ევროპის კავშირთანდაახლოების პროცესი. 




15.3.13 | Posted in , , | Continua »

Frattini: Zero compromessi sull'Europa



«Caro Gabriele credo che il tuo motto, molto azzeccato, "Zero Compromessi" si possa e si debba applicare anche all'Europa.

Io direi zero compromessi sull'Europa, non passi indietro non cedimenti, proprio in un momento in cui il nostro paese, come d'altronde tutti i paesi, ha bisogno dell'Europa. Ha bisogno di un'Europa più forte non più debole, di un Europa certamente non burocratica, non certo un Europa che pone ostacoli alla vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Un'Europa che ci garantisca quella rete di mercato interno Europeo che va rafforzato e non indebolito, quella grande acquisizione che è stata l'euro che è e sarà io ne sono convinto irreversibile. Sono in fondo tutti i principi che creeranno le condizioni se ci lavoreremo tutti quanti anche qui in Italia evidentemente. Creeranno le condizioni per la crescita.

Si parla di sviluppo si parla di crescita, non possiamo limitarci all'austerity, questo è fondamentale, certo dobbiamo conuigare il rigore con la crescita. Questo l'Europa lo può fare, i piani per lo sviluppo ci sono, ci vuole soltanto la volontà politica, questo lo sappiamo; abbiamo vissuto un periodo in cui certamente il Presidente Monti ha svolto un lavoro importantissimo, anche nel cercare di mitigare con le posizioni che il governo federale tedesco sembrava voler assumere in modo irreversibile e rigido, e che poi invece ha cambiato. Il famoso intervento per bloccare le oscillazioni eccessive dello spread, la signora Merkel non lo voleva all'inizio ma grazie ad un ruolo importante proprio del Presidente Monti del Presidente Hollande e di altri capi di governo, siamo riusciti a creare un muro per bloccare gli speculatori internazionali. 

Questo vuol dire seguire le linee del popolarismo europeo, quel popolarismo europeo in cui ho sempre creduto, ho sempre pensato e penso tuttora che si debba anche in Italia porre le radici per questo ideale fu dei padri fondatori dell'Europa del nostro De Gasperi di Adenauer, di Schumann che ancora manca. Manca quella normalità del quadro politico, in cui anche in Italia c'è un popolarismo italiano radicato nell'Europa, fermo nelle sue convinzioni non disponibile a compromessi quando questi sono a scapito dei principi non negoziabili. Ecco io mi auguro che questo, chiunque vinca le elezioni, certamente ci sia un riformismo italiano che permetta a coloro che e come te Gabriele, ci credono molto, di creare finalmente PPE italiano anche qui da noi.»

Franco Frattini


22.2.13 | Posted in , , , , | Continua »

Resolution on Mali adopted by the EPP political assembly


Resolution drafted by Franco Frattini, chair of the EPP expert group on foreign affairs, together with Mario David, EPP Vice-President and co-chair of the EPP expert group on foreign affairs, Paulo Portas, Foreign Minister of Portugal and chair of the EPP foreign ministers' meeting, Elmar Brok, Chairman of the foreign affairs committee of the European Parliament, Arnaud Danjean, Chairman of the defense and security sub-committee of the European ParliamentEmergency Resolution unanimously adopted by the EPP Political Assembly 

(29th January 2013, Brussels) 

Regarding the situation in Mali:

- That the European Union is, by all diplomatic means, pursuing ways to solve the crisis in the Sahel region with national, regional and international stakeholders and also in a constant dialogue at the highest level with the authorities in charge of the political transition in Mali; 

- That the European Union is in favour of an enhanced international coordination and considers that the UN Secretary General’s Special Envoy, Mr Romano Prodi, should play an important role to this end; 

- That the European Union is a core member of the International Support and Follow Up Group on the situation in Mali co-chaired by the African Union and the United Nations; 

- That the government of Mali has asked France for help with military support Malian armed forces to combat against organised and well-armed terrorist militias in the Sahel region; 

- That the French government, given the progresses made by the rebels on the Malian territory and their proximity to the capital Bamako, responded positively and decided to deploy troops that, in the past days, have been regaining ground and liberating some cities from the occupation, pulling back terrorist militias; 

- That the EU Foreign Affairs Council, in an extraordinary meeting, expressed its unanimous support and its solidarity to France, deciding to accelerate the establishment of a European Union Mission on the ground (EUTM), for logistic support and the training of Malian forces; 

- That a number of EU member States have decided to join such a mission; 

- That in March 2011 the European Union adopted an EU Strategy for the Sahel with a view to play a role in the region, including insuring the security of the Malian population; 

- That the international community was gravely shocked by the recent assault and hostage taking of a great number of employees of In Amenas natural gas field in the eastern central region of Algeria, which resulted in the killing of the large majority of the foreign hostages during the reaction and intervention from the Algerian special forces; 


- Believe that the growing number of terrorist militias in Mali and its neighbouring countries poses a major threat, firstly to the region and their populations, which must deserve our support in the first place, but also and obviously to the international community as a whole; 

- Strongly support the initiative undertaken by the French government on the basis of a UN mandate, as well as the pending launch of EUTM Mali; 

- Call on the EU member states to support France stronger and faster; 

- Congratulate the EU member states and the other third countries which have already decided to support this mission; 

- Welcome the EU mobilisation of over 93 million Euros for the food crisis and the political conflict in Mali; 

- Believe that without a strong and coordinated commitment from African countries and regional organisations first, and then from the European Union and its Member States, the situation on the ground could deteriorate further and lead to a very risky scenario with the setting up of a safe haven for terrorists, contributing to the destabilization of the whole region; 

- Appeal to the neighbours of Mali, and to the African organisations, to strengthen their coordination with the European Union, while asking the Arab League to help and support all the efforts made to defeat terrorist militias; 

- Is concerned about the delay of EU Council decisions and their implementation; 

- Call on the European Union to build on the initial success of Operation Serval and rapidly implement the EU Strategy for the Sahel including by deploying EUTM Mali and extending EUCAP Niger; 

- Appeal to the African countries and leaders of ECOWAS to deploy, as soon as possible, the international mission AFISMA, that, under UN Resolution 2085 (2012), will support the efforts of the Malian authorities to recover its northern regions, still occupied by terrorist militias.





1.2.13 | Posted in , , , | Continua »

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