Frattini: “E’ inutile organizzare i vertici sulla crisi ucraina senza la Russia”

Dal 1° gennaio 2018 l'Italia presiede l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Una delle priorità principali della Presidenza italiana sarebbe quella di contribuire alla ricerca di una soluzione alla crisi ucraina. 

Intervista di Marina Tantushyan


"La crisi in Ucraina ha posto in questione i principi sui quali si basa l'Osce. L'Italia continuerà a sostenere tutti gli sforzi dell'Ocse verso una risoluzione pacifica del conflitto ed esorta tutte le parti ad implementare pienamente gli accordi di Minsk. È inaccettabile che questa situazione rimanga così, nel cuore dell'Europa, e credo che ciascuno debba fare il proprio dovere fino in fondo per andare oltre e risolver[la]", — a dirlo è il Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nell'assumere per l'Italia la presidenza dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.


Riuscirà l'Italia a svolgere un ruolo pragmatico e politicamente importante nell'ambito dell'OSCE, puntando sulla risoluzione della guerra in Ucraina che continua a uccidere? Con questa domanda Sputnik-Italia si è rivolto a Franco Frattini, l'ex ministro degli Esteri, rappresentante speciale dell'OSCE per la Transnistria. 

 — Presidente Frattini, l'Italia ha assunto la presidenza dell'Osce il 1° gennaio 2018, indicando come priorità l'Ucraina. Secondo alcuni esperti autorevoli, l'Italia, alla presidenza di turno dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa nel 2018, potrebbe avere la più grande opportunità della sua recente storia diplomatica di giocare un ruolo chiave nell'evitare i rischi di una nuova escalation, un ruolo di facilitatore del dialogo tra Est e Ovest. Condivide questa visione? 

—Certo. Noi abbiamo assunto questa presidenza nell'Osce indicando alcune priorità tra cui la soluzione di quella situazione che da alcuni decenni riguarda Transnistria e la difficile situazione che si è creata in Ucraina. Il Ministro degli esteri italiano Alfano ha già visitato sia Mosca, sia Kiev. L'Italia, oltre di essere un paese-fondatore dell'Unione europea e un paese mediterraneo, ha sempre esercitato questo ruolo di ponte tra Occidente e Oriente. Non è un segreto che tutti i governi dell'Italia degli ultimi anni hanno avuto una posizione molto aperta al dialogo strategico e alla cooperazione con la Russia pur mantenendo un'alta radice nell'Alleanza Atlantica. Per queste ragioni, credo che la presidenza italiana dell'Osce, possa avere successo. 

 — Che tipo di strategia l'Italia vorrebbe realizzare in Ucraina orientale, dove, nonostante il silenzio mediatico in Occidente, il conflitto continua a provocare le vittime? 
—Io credo che la preoccupazione principale debba essere l'interesse del popolo ucraino. Chiaramente il popolo ucraino va rispettato, va aiutato anche perché l'elemento più preoccupante, oltre agli incidenti che provocano vittime, c'è un generale decadenza economica dell'Ucraina, una situazione di crisi molto grave, dove l'Occidente, al di là dello sostegno politico, ha sostenuto molto poco sotto il profilo economico lo stato ucraino. Quindi, le priorità sono: interesse del popolo, aiuti economici, soluzione di questa crisi, sovranità dell'Ucraina ma anche una profonda trasformazione istituzionale, ad esempio verso un modello federale che garantisca l'integrità territoriale del paese e l'identità delle popolazioni di alcune province orientali dell'Ucraina. Il modello federale funziona benissimo in molti paesi del mondo. Quindi, credo che quella strada dovrebbe essere esplorata ulteriormente e chiaramente questo deve essere fatto con la presenza di tutti paesi che hanno un interesse ad una Ucraina unita ma anche ad una Ucraina profitta perché un collasso economico di questo paese sarebbe un grande problema. 

 — L'Osce ha dispiegato in Ucraina la sua più grande missione speciale di monitoraggio (Smm). Potrebbe brevemente spiegare perché questa missione è considerata "speciale" e quale potrebbe essere il suo valore aggiunto per la risoluzione della crisi ucraina? 

 — Si tratta di una missione che anzitutto vuole preservare quello obiettivo fondamentale che è il cessate il fuoco, cioè eliminare, se è possibile del tutto le vittime negli incidenti proprio sull'area del confine, nelle provincie orientali dell'Ucraina. La seconda ragione è quella che questa missione dell'Osce vuole aiutare la ripresa di un traffico trafrontaliero. Perché in quelle zone di confine vivono molte persone che da una parte e dall'altra del confine rischiano di perdere il lavoro, se l'economia nelle zone di confine viene completamente distrutta. Quindi, in questa missione l'Osce ha il dovere e la responsabilità mantenere la stabilità e la sicurezza ma anche permettere la ripresa di tutte le attività quotidiane. 

 — Nel mese di maggio ad Aquisgrana, in Germania occidentale, si potrebbe tenere un vertice dei leader di Germania, Francia e Ucraina, dedicata al posizionamento nelle forze di pace delle Nazioni Unite nel Donbass. Lo hanno riferito fonti nell'amministrazione presidenziale di Kiev al quotidiano russo "Kommersant". Di fatto, si tratterebbe di un incontro del Formato di Normandia con l'eccezione di uno dei suoi membri: il presidente della Russia. Come commenterebbe questa notizia? 

— Io credo che sarebbe certamente un vertice del tutto inutile perché la questione ucraina, com'è stato detto tante volte, va affrontata attraverso gli accordi di Minsk che prevedono la partecipazione della Russia ai negoziati. Quindi, è chiaro che se la Russia non è seduta intorno al tavolo, si cambia la filosofia degli accordi di Minsk, che sono considerati dallo stesso l'Osce come il centro dei negoziati. Tutti possono fare i vertici che vogliono, però io credo che i leader non amino perdere tempo. Quindi, è bene dire con chiarezza che senza la Russia è del tutto inutile parlare della soluzione di questa crisi. 

— Dopo la formazione del nuovo governo di coalizione, quale sarà il prossimo passo dell'Italia nell'ambito dell'Osce per quanto riguarda il conflitto in Ucraina? 

—Io credo che la presidenza italiana dell'Osce continuerà in spirito di continuità, cioè aiutando la soluzione del conflitto ucraino, come l'Italia ha sempre fatto. Certamente io mi auguro, ma questo è un augurio personale, perché non so chi si sarà nel governo, che il nuovo esecutivo riveda la posizione nei confronti della Federazione Russa per quanto riguarda la politica delle sanzioni. A giugno ci sarà una decisione da prendere al Consiglio dell'Ue e mi auguro che in quella decisione governo italiano, che sarà in carica, aprirà una discussione politica per ridiscutere il tema delle sanzioni in uno spirito di cooperazione con la Federazione Russa. Questo è il mio auspicio personale, però ho visto che uno dei leader che ha vinto le elezioni, l'On.Salvini si muove in questa direzione. Credo che farebbe bene a tutti di avere una nuova discussione sulla politica delle sanzioni che francamente, a mio avviso, non è una politica giusta per le relazioni tra l'Occidente e la Federazione Russa. 

— L'Italia si mira a rafforzare il lavoro dell'Osce per affrontare gli altri conflitti attraverso i formati esistenti: le Discussioni Internazionali di Ginevra nell'affrontare le conseguenze del conflitto del 2008 in Georgia, i colloqui 5+2 per una soluzione in Transnistria e gli sforzi dei tre co-presidenti per il conflitto in Nagorno-Karabakh. Quale, a Suo avviso, potrebbe essere il contributo della Russia alle trattative sulla regolarizzazione della Transnistria? 

— L'appoggio e dell'impulso della Federazione Russa è necessario, la Russia è uno dei componenti del 5+2. Ho parlato al telefono con il capo negoziatore russo e anche con il capo negoziatore ucraino per la questione Transnistria, che sono due rappresentanti speciali di rispettivi governi. Dopo visita a Chisinau e a Tiraspol ho ottimismo che tutti i componenti del 5+2 aiuteranno la soluzione del negoziato. Durante la mia visita a Chisinau ho avuto anche un incontro con i partner internazionali e il rappresentante della Federazione Russa era presente intorno al tavolo, dove fra l'altro sedeva l'ambasciatore americano. Quindi questo vuol dire che sulla questione Transnistria c'è una convergenza degli interessi e io mi auguro che le due parti Chisinau e Tiraspol trovino le soluzioni tecniche in poche settimane, in modo che il 5+2 al livello politico possa definire questo aspetto del negoziato. Questo sarebbe molto importante.

9.4.18 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Ucraina: a Minsk l'Europa non c'era




"Ho provato tristezza quando il Cancelliere Merkel ha rimarcato a gran voce che sono state Germania e Francia a realizzare questo risultato, aggiungendo poi “in accordo con l’Europa”, un po’ come se stesse dicendo “in accordo con l’Unione Africana”. Io che vorrei l’unione politica dell’Europa, ho visto che a Minsk l’Ue non c’era" ‪



di Pietro Vernizzi

“Il modello del Sud Tirolo è la soluzione ottimale per accontentare tutte le parti in causa del conflitto russo-ucraino”. Lo afferma Franco Frattini, ex ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione Europea, all’indomani del summit di Minsk cui hanno partecipato Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. Dopo un’estenuante maratona notturna i leader di Russia, Ucraina, Germania e Francia hanno stabilito un cessate il fuoco che incomincerà domani. Per Frattini, “la crisi in corso sta risentendo della forzatura del Congresso Usa a maggioranza repubblicana, che ha illuso l’Ucraina che avrebbe potuto beneficiare di un percorso accelerato per entrare nella Nato, quando invece Kiev evidentemente non ha i requisiti”.

Come valuta l’esito dei colloqui di Minsk?
Ho vissuto questo summit con soddisfazione per alcuni risultati concreti, come il blocco e lo smantellamento delle armi pesanti, il cessate il fuoco a partire da domani, l’avvio di una discussione sul modello autonomistico dell’Ucraina. Ma ho provato anche tristezza quando il Cancelliere Merkel ha rimarcato a gran voce che sono state Germania e Francia a realizzare questo risultato, aggiungendo poi “in accordo con l’Europa”, un po’ come se stesse dicendo “in accordo con l’Unione Africana”. Io che vorrei l’unione politica dell’Europa, ho visto che a Minsk l’Ue non c’era.

Qual è in questo momento il vero obiettivo di Putin?
Il vero obiettivo di Putin è riaffermare la Russia come attore forte, come protagonista sulla scena internazionale e quindi come partner duro nelle relazione e nei negoziati con l’Occidente. Il Cremlino vuole il consolidamento dello status quo in Crimea e l’affermazione del fatto che le comunità russe nell’Ucraina dell’Est sono sotto una sorta di protettorato ideale da parte della Federazione Russa che deve portare ad auspicabili adeguamenti dell’ordinamento dello Stato ucraino verso un modello federale.

Obama invece a che cosa mira?
Obama è stato fortemente condizionato dal Congresso a maggioranza repubblicana che vuole forzare i messaggi di ravvicinamento dell’Ucraina al sistema Nato e di difesa atlantica. Il messaggio evidente del Congresso è che siccome l’Europa è debole e divisa, alla difesa della parte del mondo al confine con la Russia ci deve pensare l’America attraverso la Nato.

Quindi c’è una forzatura da parte del Congresso Usa rispetto alla situazione in Ucraina?
Certo, vi è una forzatura nel momento in cui si ventila l’ipotesi della fornitura di armi a Kiev, malgrado gli Stati Uniti sappiano perfettamente che gli alleati europei non li seguirebbero. Italia, Francia e Germania hanno una chiara posizione tale per cui a quell’idea di fornitura di armi non si darebbe seguito. Ciononostante alla vigilia dei colloqui di Minsk si è ritenuto di ripetere questa opzione addirittura nell’incontro tra Obama e Merkel che si è svolto a Washington.

Gli interessi di Usa ed Europa sull’Ucraina sono divergenti?
Credo che dovrebbero trovare una convergenza, ma attualmente vi sono delle divergenze forti. Per esempio la posizione ufficiale dell’Ue è che l’Ucraina non debba avere una scorciatoia per i percorsi di adesione né all’Ue stessa né alla Nato. Malgrado le dichiarazioni di buona volontà da parte di Kiev, per l’Ue l’Ucraina è ancora molto lontana dall’avvicinarsi a quegli standard che noi abbiamo chiesto a tutti i candidati. Gli Stati Uniti hanno dato l’impressione in più occasioni che la strategia Nato delle “porte aperte” volesse dire una via più accelerata per taluni Paesi. Avvenne con la Georgia sotto George Bush, avviene con l’Ucraina adesso. Ma la strategia della Nato non può cambiare, per entrare occorre che alcuni criteri siano raggiunti. Questi criteri evidentemente l’Ucraina non li raggiunge affatto.

E’ possibile conciliare le esigenze delle popolazioni dell’Ucraina occidentale con le rivendicazioni di Putin?
Queste esigenze potrebbero essere conciliate in primo luogo se gli europei facessero più sul serio. Non dovrebbero cioè limitarsi ai proclami umanitari ma intervenire con aiuti finanziari per svincolare l’Ucraina dalla dipendenza energetica dalla Russia. Quando la Russia dice che le forniture all’Ucraina costano alcuni miliardi di dollari e che Kiev non le paga, le alternative sono due: o questi aiuti finanziari glieli dà l’Europa oppure gli ucraini li devono chiedere alla Russia mettendosi nelle mani di Putin.

Quale modello ritiene vada seguito per l’Est dell’Ucraina?
Il modello del Sud Tirolo/Alto Adige. Si tratta di una forma di autonomia avanzata che garantisce alla Provincia di Bolzano una serie di prerogative che in altri Paesi sono proprie degli Stati confederati. Prerogative sull’istruzione, sulla Polizia locale, sulle infrastrutture, e soprattutto su quello che preme moltissimo a Putin: lingua ed educazione. Il modello sudtirolese è esemplare sotto il profilo della convivenza. Ricordiamo che l’Italia è passata attraverso le bombe dei secessionisti tirolesi, per arrivare a quel risultato, però ci siamo arrivati. E’ anch’esso un modello che viene da un passato di conflitti gravissimi, ma lo Statuto del Sud Tirolo è riuscito a dare una risposta.

13.2.15 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Il mondo di oggi non puo' permettersi un'altra Guerra Fredda


Ricreare con Russia atmosfera Pratica di Mare 

L'assoluta necessita' di evitare una escalation militare nella crisi ucraina e un ulteriore deterioramento dei rapporti dell'Occidente con la Russia e' stata sottolineata dall'ex ministro degli esteri ed ex vicepresidente della commissione Ue Franco Frattini, intervenuto oggi a Belgrado alla sessione conclusiva del quarto Forum sulla sicurezza. "Il mondo di oggi non puo' permettersi un'altra Guerra Fredda. E' assolutamente indispensabile ricreare l'atmosfera di Pratica di Mare, dove fu decisa la creazione del Consiglio Nato-Russia", ha detto Frattini, tra gli invitati a un panel sulle conseguenze della crisi nell'est dell'Ucraina. 

Per l'ex titolare della Farnesina, che e' presidente della Societa' italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), va sottoscritto interamente quanto detto ieri dal neosegretario generale della Nato Jens Stoltenberg, per il quale e' necessario "riconsiderare il rapporto con la Federazione russa". L'Europa - ha osservato l'ex titolare della Farnesina - deve adottare un approccio di maggiore inclusione nella sua politica verso l'est e la Russia in particolare. A suo avviso, sia la Ue che la Russia hanno fatto errori. L'Europa e la Nato creando un programma di Partnership per la pace in chiave anti-russa, e Mosca violando in Crimea l'integrita' territoriale dell'Ucraina.

"Ora pero' e' assolutamente necessario evitare qualsiasi passo che porti a un confronto militare. La Guerra Fredda senza ideologia e' ancora piu' pericolosa. La Nato deve avere un ruolo piu' politico e non imboccare la strada del riarmo militare, poiche' il vero nemico comune e' il terrorismo dello Stato Islamico", ha affermato Frattini. 

3.10.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

"Si rischia una guerra nucleare": un appello che merita di non cadere nel vuoto


L'accorato appello di Lech Walesa: "smettetela di fare i pazzi"

«Armando l'Ucraina si rischia una guerra nucleare. L'unione Europea non deve smettere neanche per un attimo di intimare una cosa: “Smettela di fare i pazzi!"». Un accorato appello alla Ue, agli Stati Uniti e alla Russia è giunto poche ore fa dall'ex presidente polacco Lech Walesa, premio Nobel per la Pace nel 1983, il leggendario leader che guidò il sindacato Solidarnosc in un lunghissimo braccio di ferro con l'ex regime comunista di Varsavia che portò la Polonia alla libertà e l'Unione Sovietica all'inizio dell'implosione. 

«L'Unione Europea - ha detto Walesa a Krynica, in Polonia, dove sta prendendo parte ai lavori di un forum economico - sa benissimo che la Russia dispone di armi nucleari e pure la Nato. Ci si deve distruggere a vicenda? La Ue non smetta di lanciare un appello semplicissimo: “Smettetela di fare i pazzi!”». 

Il movimento operaio cattolico guidato da Walesa, alla fine degli Anni Ottanta, iniziò nei cantieri di Danzica uno sciopero che piegò il governo filosovietico del colonnello Jaruzelski portando il Paese alle prime elezioni libere dopo l'avvento del comunismo. Le parole di Walesa sono suonate come un appello al primo ministro polacco Donald Tusk, designato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio della Ue, che l'altro ieri, commemorando l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, ha detto che a suo giudizio «esiste il reale pericolo che il conflitto in corso nell'est d'Ucraina si estenda».


2.9.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Ucraina, Medio Oriente, Libia, Iraq: tutti i fronti caldi della politica estera


L’intervista al Tgcom24 del Presidente della SIOI Franco Frattini

Cosa ne pensa della nomina alla PESC di Federica Mogherini?
Mi sono congratulato pubblicamente e direttamente con Federica Mogherini. Si troverà al centro di grandi responsabilità ad esempio quella di invertire la rotta imboccata fino ad oggi, e che ha visto i singoli Stati dell’Europa mantenere gelosamente la propria idea di politica estera. In un mondo che sta andando un po’ a pezzi la grande sfida per l’Italia, ma anche per l’Europa, deve esser quella di creare una politica estera europea che, purtroppo, ad oggi ancora non esiste. 
Libia e Siria. E’ vero che l’Europa pensa più al portafoglio che alla poltiitca estera?
Purtroppo l’UE pensa poco anche all'euro. Ad esempio ad una strategia di sicurezza energetica comune che al portafoglio è sempre più legata. Basti pensare ai venti di guerra e alle minacce di interruzioni forniture. 
Venendo alla Libia e alla Siria devo dire che su questo fronte le organizzazioni internazionali come l’ONU e la NATO avevano fatto tanto e bene, anche impedendo che questi territori fossero presi sotto controllo di una coalizione di pochi Paesi, come avrebbe voluto l’allora Presidente Sarkozy. Ma cosa è accaduto da allora? E’ successo che i Paesi europei – anche l’Italia a malincuore – e gli Stati Uniti d’America, che all’epoca erano stati protagonisti, hanno poi perso la loro visione strategica sul Mediterraneo. Più semplicemente hanno abbandonato la Libia a milizie e scontri tribali. Dal successo della NATO e dell'ONU oggi siamo ad un preoccupante insuccesso del dopo. E’ la fotografia del fallimento di coloro che erano voluti intervenire in nome dei principi internazionali e che poi hanno voltato le spalle dall'altro lato.

L’immigrazione in Europa è un grande problema. Frontex Plux risolverà tutto?
Negli ultimi anni, in materia di immigrazione, l’Europa è stata del tutto carente. E lo dico da persona che quasi dieci anni fa creò Frontex e vide un altro entusiasmo e coinvolgimento dei paesi. All’epoca ero vicepresidente della Commissione europea e decidemmo per la prima volta di dar vita ad un'agenzia che prendesse in carico all’Europa un problema serio come le migrazioni. Quando fronteggiammo l'esodo dalla Guinea e Senegal verso le Canarie furono mobilitati ben 12 Paesi europei per aiutare la Spagna. Poi questo spirito si è perduto: sono prevalsi gli egoismi nazionali. Dall'idea di Frontex come strumento europeo integrato si è passati all'ognuno faccia da se. 
Con Frontex Plus il ministro Alfano ha tentato di mettere insieme i Paesi più vicini e più direttamente coinvolti con il problema. E' certamente un primo passo. Ma a mio avviso è troppo poco. Il punto è che l’Italia salva tante vite, ma poi queste persone non vogliono restare nel nostro Paese: vogliono raggiungere altre capitali. Ecco perché il problema riguarda tutti.
L'Europa spende pochissimo per Frontex che serve ad aiutare salvataggi e respingimenti, ma spende moltissimo per quello che è un obiettivo giusto: ossia l'aiuto ai Paesi di origine. Mi chiedo, perché quell'aiuto non lo canalizziamo bene nei Paesi di origine per creare lì delle opportunità? Se ce ne occupiamo quando sono arrivati da noi è già troppo tardi. 

Esiste un problema burocrazia in Europa?
Questo è un altro tema fondamentale. Tra progetti che l’UE dovrebbe finanziare, ad esempio, ci sono e ci furono progetti pilota sulla formazione dei migranti. Se noi continuiamo a tollerare che i migranti vengano a raccogliere i pomodori in campagna lavorando in nero non risolviamo il problema. Bisognerebbe fare formazione e offrire loro dei percorsi per lavori stagionali garantiti e non in nero. 

Mare nostrum è stato un errore?
Mare nostrum era un dovere morale verso il resto del mondo. Abbiamo salvato centinaia di migliaia di vite umane. Sono vite non numeri. Quindi è stato un dovere morale. C'è costato moltissimo e credo gli italiani siano orgogliosi di sentirsi dire che siamo tra coloro che hanno salvato più vite umane nel mondo. Tuttavia, era tempo di dire all'Europa che dopo aver avuto il tempo di studiare l’operazione adesso è ora di assumersi delle responsabilità. L’Italia ha fatto una buona proposta. L’Europa ha risposto a metà.

Come interpreta la telefonata Draghi-Merkel?
Non commento la telefonata, ma conoscendo bene Mario Draghi sono certo che si muoverà nell'ambito dei trattati e allo stesso tempo nella consapevolezza che la missione storica della BCE, che era quella di contenere e tenere bassa l'inflazione, oggi va un po’ rivista perché c'è, paradossalmente, la preoccupazione di alzarla un po’ per stimolare i consumi. Sono certo che Draghi farà tutto il possibile per stimolare la crescita nell'ambito dei poteri della Banca Centrale Europea. Così come sono certo che Germania ha capito che se i consumi calano in Italia a causa dell’austerità, dopo il rallentamento dei prodotti italiani rallenteranno anche quelli tedeschi. Tutti sanno che l’Italia è il primo partner commerciale della Germania e viceversa. Se calano i consumi in Francia ed in Italia il primo che ci rimette e la manifattura tedesca. Dobbiamo quindi mantenere le regole e non violarle, ma se in un momento di recessione strizziamo l'economia e non diamo spazio ai consumi alla fine anche i paladini del rigore si renderanno conto che a rimetterci saranno anche loro.

Come interpreta le ultime dichiarazioni della Merkel e del premier Renzi?
Conoscendo abbastanza bene la Cancelliera Merkel posso dire che non credo che agirà perché incoraggiata dal presidente del Consiglio italiano o dal presidente francese Holalnde. La Merkel prenderà decisioni innanzitutto pensando a ciò che è importante per la Germania e che non danneggi la credibilità europea. 

In Ucraina è davvero possibile una tregua?
Per occuparsi di questo conflitto bisogna conoscere davvero bene gli interlocutori. Vidi la prima volta Putin nel 2001. Lo vidi ancora quando con grande sorpresa di tutto il mondo, accogliendo l'invito del governo italiano, partecipò con Bush ad un importante momento della politica estera mondiale: a Pratica di Mare, nel 2002, si stabilì che la Russia e la NATO dovevano collaborare. Sono passati 12 anni, ma gli interlocutori non sono cambiati. Ciò che voglio dire è che dall'inizio della crisi in Ucraina si sarebbe dovuto conoscere chi è Putin. E' stato eletto presidente contando su un forte sostegno popolare della Federazione Russa. Bisognava prevedere che l’escalation di dichiarazioni russe non si potevano fermare. Siamo tornati ad un clima di guerra fredda: Putin dice “mi prendo l’Ucraina” e la NATO replica “metto postazioni ad est”. E intanto l’escalation va avanti. L’approccio giusto, invece, dovrebbe essere quello della diplomazia e del negoziato. Non si può tornare ad un clima di guerra fredda, anche perché questa volta non sappiamo davvero come può finire. Certamente escluderei che le parti stiano pensando ad una soluzione militare. Ma certamente è immaginabile che si pensi al congelamento delle frontiere e dei commerci. La domanda però è: chi paga il conto? Da un lato l'Europa e dall'altro al Russia. Perché questo comporterebbe conseguenze sul negoziato con l'Iran, sulla Siria, con l’Egitto. Vogliamo bloccare tutti questi scacchieri perché c'è la guerra fredda? Lo ripeto serve diplomazia, cessate il fuoco e negoziato. E’ l'unica strada seria che vedo. Inutile mostrare i muscoli perché poi debbano rimetterci tutti.

Come giudica la politica estera americana? 
Obama è un presidente che sta avendo difficoltà all'interno del Congresso Le parole sfuggite al Presidente degli Stati Uniti, quando ha detto “non abbiamo ancora una strategia” parlando di uno degli scacchieri più difficili del mondo, non vogliono certo dire che gli USA non sanno come muoversi, ma che le strategie americane non sono più il baluardo su cui noi europei dobbiamo affidarci come abbiamo fatto per 60 anni. Dobbiamo fare un po’ di più da europei. 



2.9.14 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

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