sabato 26 maggio 2012

ABBIAMO SBAGLIATO TUTTI, RIPARTIAMO DAL BASSO”

INTERVISTA A FRANCO FRATTINI PER AVVENIRE

“ORA UNITÀ SU ALFANO, LA SUA LEADERSHIP SENZA ALTERNATIVE. E COSTRUIRE PARTITO DEI MODERATI”

di Arturo Celletti

La riforma costituzionale è decisiva, direi vitale. Ma non basta. Non
può bastare. Al cittadino arriva solo il pezzo forte: il potere di eleggere il suo presidente. E, invece, si aspetta un'infinità di altre risposte. Per la scuola. Per il lavoro. Per la sanità...». Franco Frattini si allontana a passi veloci da Palazzo Madama dove Berlusconi e Alfano hanno appena annunciato la volontà di puntare sul sistema francese e si sofferma su due obiettivi destinati a marciare in parallelo. Parla di riforme. E spiega la volontà del Pdl di costruire un rassemblement dei moderati.

«Ma partendo dal basso, da un nuovo dialogo con la società civile. Non da fusioni a freddo, non da un assemblaggio di sigle. Non serve a nulla tentare di sommare Pdl a Udc, la sfida non è aggregare partiti, ma unire idee, valori. E dare vita a un vero processo costituente».

L' ex ministro degli Esteri preferisce soffermarsi su questo obiettivo. E a questo lega l'offensiva politica che ha visto tornare Berlusconi protagonista: «Lo conosco da anni, so come la pensa... E so che non sogna e non punta al Colle. Berlusconi non sarà premier e non correrà per un incarico istituzionale. Lui ha solo un gran de sogno: lasciare al Paese un partito dei moderati nuovo e forte. E ha un solo cruccio: vedere che i suoi sacrifici non sono coincisi con quelli dei vertici del Pdl».

Lo ammetta: avete sbagliato molto. Abbiamo sbagliato molto e abbiamo sbagliato tutti. Anche il sottoscritto ha fatto errori. E solo avendo l'umiltà di ammetterlo avremo la possibilità di ripartire. Le sconfitte dure di Palermo e di Parma non sono casuali. Sono giuste. Sono nette. Sono la conseguenza ai nostri
errori. Abbiamo sbagliato tanto nelle scelte dei candidati e non siamo riusciti a creare un legame tra centro e periferia. Negli ultimi anni siamo diventati autoreferenziali, incapaci di ascoltare il lamento della società e di rinnovare profondamente la classe dirigente.

Nel 2013 questo rinnovamento ci sarà? Le assicuro che ci sarà. E non sarà solo un rinnovamento generazionale. A guidare le scelte saranno competenza, merito, onestà. Apriremo le nostre liste alla società civile. Daremo spazio a energie nuove. Ai movimenti, alle associazioni... Ci sarà ancora Alfano al timone? Alfano era stato chiaro e noi non gli abbiamo dato tempo. Molti lo hanno sostenuto con convinzione, altri hanno privilegiato un dibattito organizzativo che ha creato inutili tensioni. Ora però tutti capiscano che è il momento della coesione, dell'unità, del lavoro corale per dare forza al segretario. Angelino va aiutato, rafforzato, sostenuto, perché alla sua leadership non esistono alternative.

Serve autocritica per ripartire? Serve, serve. I nostri elettori sono ancora in attesa di una svolta. Realizziamola e torneranno a votarci. Ma ripeto una sola parala: svolta Non basta il cambio del nome. Servono risposte sui grandi temi sociali e riforme istituzionali credibili. Noi abbiamo battuto un colpo forte, se ora il Pd dirà no a questa rivoluzione andremo ugualmente avanti sul resto: taglio parlamentari, riforma dei partiti... E per questo che proponiamo il modello presidenziale in aula al Senato. Per non disturbare e per non ritardare quelle riforme che qui sono in discussione. Il Pd ora è chiamato alla responsabilità, a dire un sì o un no subito. Senza infingimenti e senza trucchetti. 

venerdì 25 maggio 2012

FRATTINI: I SOLDI DEI PARTITI AGLI SFOLLATI "SUBITO DISPONIBILI 91 MILIONI"

Giorno - Carlino - Nazione

Frattini: «Arriveranno dal taglio dei rimborsi elettorali»
IL DEPUTATO PDL «Necessario agire subito. E per il 2013 previsti altri 69 milioni di euro» 

Stefano Grassi

LA TERRA non smette di tremare in Emilia Romagna ma qualcosa s'è mosso, senza far danni, stavolta, anche nella capitale. Ieri pomeriggio la Camera ha stanziato 91 milioni per le zone colpite dal sisma. Soldi, per una volta, immediatamente disponibili. Sì, perchè è stato deciso di destinare ai terremotati i risparmi derivanti dai tagli ai partiti. I relatori del testo sul finanziamento pubblico ai partiti, Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl), hanno deciso infatti di trasformare un Ordine del giorno presentato dal deputato del Pdl Franco Frattini in un emendamento, fulmineamente approvato all' unanimità dall' assemblea. Tanto che il primo luglio la tranche di 91 milioni tolta ai partiti sarà già a disposizione delle popolazioni terremotate

«Quando la Camera ha deciso di dimezzare il contributo ai partiti - spiega Frattini - ho subito immaginato che quella cifra, consistente e immediatamente disponibile, potesse essere stornata a favore delle genti emiliane. La storia recente dei terremoti ci insegna infatti che i fondi stanziati non riescono mai a raggiungere tempestivamente le aree colpite. Questa volta, invece, abbiamo a disposizione una cifra ingente già messa a bilancio, che può essere resa fruibile nell'arco di poche settimane. Così abbiamo sottoposto l'ordine del giorno, firmato da tutti i capigruppo, alla Ragioneria di Stato che ci ha confermato nella nostra ipotesi, e l'abbiamo trasformato in emendamento, poi approvato come è noto all' unanimità».

L'ex ministro degli Esteri, spiega infatti che «il governo ha affrontato la situazione con lo stato d'emergenza, ma questo non basta per far ripartire le attività economia che, avviare la ricostruzione e soprattutto alleviare sofferenze e disagi dei cittadini. Poiché la legge che ha dimezzato i rimborsi ai partiti produce un risparmio per l'erario in termini di mancato esborso – conclude Frattini - è doveroso che tali risorse concorrano al finanziamento immediato del piano di interventi per l'Emilia-Romagna». 

Tutti d'accordo, compresa la Lega che ha però rilanciato: «Oltre a questo emendamento sulla destinazione dei risparmi, perché non decidiamo anche di dare a chi ne ha bisogno pure l'importo della tranche di luglio che i partiti incasseranno?». Il governo, con il sottosegretario Gianpaolo D'Andrea, ha aderito prontamente alla proposta e dando parere favorevole. L'emendamento è stato quindi approvato con l'unanimità dei gruppi estendendolo anche al terremoto dell' Aquila. 

LA RAGIONERIA di Stato ha calcolato che i risparmi dovuti al dimezzamento dei contributi ai partiti saranno di 91 milioni per il 2012 e 69 per il 2013, per un importo totale di 160 milioni. Intanto, anche i consiglieri del Pd che siedono in Regione si sono mobilitati per aiutare i territori colpiti dal sisma accantonando una somma di 30.000 euro a titolo personale. 

giovedì 24 maggio 2012

RIMBORSI PARTITI: DESTINIAMO I RISPARMI DEL DIMEZZAMENTO DELLA TRANCHE DI LUGLIO A TERREMOTATI DELL'EMILIA ROMAGNA

Presentato questa mattina in Aula a Montecitorio, a mia firma, un ordine del giorno al provvedimento sul dimezzamento dei rimborsi ai partiti, in cui si chiede che i risparmi della tranche di luglio vadano ai terremotati dell'Emilia Romagna. Il tragico terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna impone una serie di immediate iniziative, con conseguenti oneri finanziari, per far ripartire le attività economiche, avviare la ricostruzione e soprattutto alleviare sofferenze e disagi dei cittadini. La legge che riduce del 50% i rimborsi ai partiti politici determina fin dalla erogazione della rata di luglio prossimo, un risparmio per l'Erario. La giusta riduzione di tale importo, produce dunque risorse aggiuntive per l'Erario in termini di mancato esborso. Ritengo quindi doveroso che tali risorse concorrano al finanziamento immediato del piano di interventi per l'Emilia Romagna. Ed impegno  il Governo ad assegnare gli importi derivanti dal mancato esborso del 50% della rata di luglio di rimborso ai partiti politici, al piano di interventi per far fronte alle conseguenze del terremoto in Emilia Romagna, trattandosi di risorse immediatamente disponibili ed erogabili. 

ONESTÀ E COMPETENZE, IL CAMBIO NON È SOLO GENERAZIONALE

INTERVISTA A FRANCO FRATTINI - IL MATTINO
La prospettiva: Partito leggero e aperto al web con facce nuove e persone pulite
Frattini: al governo l' x premier non sarà candidato, ma nel partito la sua presenza è indispensabile 

di Corrado Castiglione 

Il futuro del Pdl è la casa dei moderati. E la leadership di Angelino Alfano non è in discussione, a dispetto di quanto pensino i "falchi" alla Santanchè. Serve invece un congresso per un partito nuovo, più leggero, più attento ai territori e anche tecnologicamente più aperto come ha insegnato la lezione di Grillo. E il pensiero dell'ex ministro Franco Frattini, deputato. 

Venti di bufera sul partito: onorevole, quanto ha pesato il voto?
«La sconfitta è evidente e alcune ragioni sono ben individuabili. In qualche caso i candidati erano sbagliati, in altri si è pagato il prezzo di sindaci che avevano governato male come a Parma e a Palermo, in altri ancora abbiamo scontato la divisione dei moderati: di converso, dov'è stata trovata l' intesa con 1' Udc il Pdl ha vinto, come a Gorizia e a Frosinone».

Chi ha beneficiato del vostro calo?
«In generale i nostri elettori che non hanno votato Pdl sono rimasti a casa. Ma laddove c' era un' offerta politica attraente - come a Parma con Grillo - hanno premiato la novità».

E ora?
«Vanno recuperati. La strada è quella indicata da Alfano: la casa dei moderati, una federazione nella quale trovino spazio gli antagonisti alla sinistra».

Basterà?
«Occorre un rinnovamento profondo del partito e non solo generazionale. L' età è un fattore importante, ma occorrono anche competenze, credibilità, onestà. Alfa-
no ha parlato giustamente di partito degli onesti. Certo, se poi alcuni amministratori locali vengono presi con le mani nel sacco il danno d'immagine è gravissimo».

Servono anche strumenti nuovi.
«Serve il modello di un partito leggero. A me piacerebbe un sistema di finanziamento all' americana, fondato su risorse private del tipo cinque per mille. E un sistema che funziona anche in tornate elettorali molto impegnative, come negli Usa».

Come approdare al nuovo partito?
«Con un congresso nazionale che rifletta soprattutto sull'identità. Ci deve essere un chiarimento nel Pdl».

Tra gli strumenti nuovi c'è il web. Grillo vi ha dato una lezione?
«Grillo ha scoperto l' acqua calda. Da tempo Obama dialoga con i cittadini attraverso il blog e a suon di tweet. E noi con l'onorevole Palmieri da tempo siamo approfondendo questo aspetto. Serve una rivoluzione nella comunicazione in politica, perché il Pdl possa dialogare direttamente con i simpatizzanti così come con i più critici».

Si parla di smottamenti nel Pdl: la classe dirigente è a rischio?
«Non vedo la necessità di smottamenti, piuttosto è opportuno un rinnovamento forte, senza ghigliottine e senza caccia alle streghe. Alfano - al quale va il mio sostegno - dovrà agire con forza e rapidità».

Eppure nel Pdl ci sono tanti "falchi" che chiedono più spazi per gente alla Santanchè. Che ne dice?
«Tanti avversari del partito puntano a destabilizzare, ma noi crediamo che la leadership di Alfano debba consolidarsi: i nostri elettori sono persone normali che chiedono risposte ai loro problemi. Chiedono moderazione e buon senso, non un clima di odio costante».

Niente ghigliottine, dice lei: intanto Bondi si è dimesso.
«Bondi è persona gentile e sensibile. Ha avvertito il peso delle critiche e ha offerto le sue dimissioni. Ma Berlusconi e Alfano le hanno respinte».

Berlusconi: sarà in campo o no?
«Berlusconi ha escluso di voler correre per la carica di primo ministro. Ma per questo partito la sua presenza è indispensabile. Come lo è il recupero dello spirito del' 94».

mercoledì 23 maggio 2012

venerdì 18 maggio 2012

MARO’: L’ITALIA E’ SOLA, TROPPI SPETTATORI E POCHI ISPETTORI


Bene il richiamo dell’ambasciatore italiano a New Delhi. Il governo deve reagire all’immobilismo dell’Europa con nuove strategie. Perché mi sembra che in questa vicenda ci siano stati finora troppi spettatori e pochi ispettori. Altrimenti non si spiega come mai nonostante i ripetuti appelli a Bruxelles e agli organismi internazionali, l’Italia si trovi nuovamente sola a dover gestire una questione spinosa, che si trascina da molti mesi e che obbligherebbe, al contrario, gli organismi preposti a vigilare sull’applicazione delle norme di diritto internazionale ad una puntuale ed attiva partecipazione alla risoluzione del caso. Poi certamente dovremo capire come sia stato possibile che una tale trappola sia scattata, ma ora l’interesse dell’Italia è che i ragazzi siano liberati.

La via maestra per riportare a casa i nostri marò resta il tasto del diritto internazionale e la rivendicazione da parte italiana della competenza di giurisdizione. Ed è sul rispetto di questo principio focale che esigiamo più partecipazione e solidarietà da parte di Bruxelles.

Dopo la notizia che la polizia del Kerala ha depositato quattro capi di accusa contro i maro'  italiani, la situazione non è più tollerabile. I nostri soldati – è bene ricordarlo - operavano nell’ambito di una missione avviata dall’Unione Europea per prevenire e combattere il fenomeno della pirateria.  Sarebbel’immobilismo da parte di Bruxelles la risposta a questa crisi?

Un appello all’India, infine, un paese che siede con noi al G20 per discutere le sorti dell’economia mondiale e con cui l’Italia in questi anni ha costruito un proficuo e fattivo partenariato strategico, economico e commerciale. Credere in questa partecipazione multilaterale o rafforzare le relazioni con un paese straniero comporta verità, trasparenza e collaborazione reciproca. L’Italia finora ha fatto la sua parte. Mi auguro che New Delhi  non deluda ulteriormente le attese. 

NECESSARIO SOSTENERE IL GOVERNO NELL’INTERESSE NAZIONALE E PER DARGLI PIÙ FORZA NELLE TRATTATIVE EUROPEE ED INTERNAZIONALI




AIUTIAMO LA GRECIA PER AIUTARE NOI STESSI
L'ITALIA NEL MEDITERRANEO TRA EUROPA E MONDO ARABO

In un mondo sempre più globalizzato ed in rapida evoluzione, i nuovi scenari nel mediterraneo. Tra Europa e mondo arabo quale può essere il ruolo dell'Italia? Ne abbiamo parlato con l'On. Franco Frattini. "Ci vuole più Europa". È il momento della responsabilità.


Innanzitutto la situazione in Grecia. Il prossimo 17 giugno si terranno le nuove elezioni in un panorama particolarmente incerto. Si parla, considerandola a questo punto possibile, dell'uscita di Atene dall'Europa. Eppure questa soluzione potrebbe rappresentare una sconfitta per l'intero progetto europeo, aprendo la porta a scenari non semplici da prevedere.
Purtroppo, per la scarsa responsabilità delle forze politiche in corsa, il risultato delle elezioni non ha permesso di formare un governo di grande coalizione e di emergenza nazionale e c'è ora un governo tecnico che porterà il Paese nuovamente alle urne. Penso che l'interesse dell'Europa sia innanzitutto quello di salvare la Grecia e di tenerla nell'area euro, e vedo con soddisfazione che il cancelliere Merkel ha aperto alla possibilità di misure di stimolo e di sostegno finalizzate a mantenere la Grecia nell'Euro, altrimenti si innescherebbe una spirale estremamente pericolosa. Già si pensa ad un piano B per il Portogallo, così come alla difficoltà di accesso ai mercati per la Spagna, quindi mi pare che la conclusione debba essere aiutiamo la Grecia per aiutare noi stessi. Altrimenti il sistema europeo finisce per essere un grande autobus dal quale si può entrare ed uscire. E questo sarebbe la rottura del grande sogno dei padri fondatori dell'Europa, a partire dal nostro Alcide De Gasperi.

Rimaniamo un attimo sulla questione del debito. Ma se paradossalmente il debito diventasse un debito europeo e non di ogni singolo Stato, non potrebbe diventare un primo tassello verso un'Europa effettivamente federale?
Bhe..noi dovremmo pensare a questo come prospettiva e dobbiamo pensare ad un'unione politica. Quella monetaria ed economica ha lasciato molto a desiderare perché manca una governance politica. Io penso che il principio di solidarietà, l'aiuto ad un singolo Paese affinchè rimanga nella casa comune, è un aiuto che, ripeto, diamo a noi stessi. È evidente che per portare avanti questo percorso noi dobbiamo avere degli strumenti politicamente più incisivi. Personalmente, ad esempio, sono da sempre favorevole all'idea dell'elezione diretta dei vertici delle istituzioni europee. Se i cittadini che votano in tutt'Europa per il Parlamento europeo potessero scegliere anche il Presidente della Commissione o del Consiglio europeo noi daremmo una forte legittimazione popolare e politica. Il debito della Grecia non è il solo problema: penso ad esempio al debito legato ai progetti infrastrutturali. Rispetto a questo aspetto io credo che certi debiti non dovrebbero essere considerati nazionali, ma europei. Se si finanziano le grandi infrastrutture trans-europee dobbiamo farlo con gli euro-bond, con gli europrojet, cioè con investimenti che gravano sull'intera Europa perché fanno il bene della crescita dell'intera Europa. Fin'ora, invece, li abbiamo fatti gravare sui deficit nazionali, impedendo, quindi, agli Stati indebitati di lanciare iniziative per la crescita. E' venuto il momento di invertire questa rotta.

Sempre in chiave europea, ma focalizzando per un attimo il quadro nazionale: la stabilità dell'attuale Governo italiano ha un significato anche in senso Europeo? E La sua eventuale destabilizzazione potrebbe avere effetti negativi sull'intero continente?
Abbiamo riflettuto in più occasioni su questo aspetto. E la conclusione è sempre stata – come precisato anche dal presidente Berlusconi e dal Segretario Alfano - che non è questo il momento di pensare ad una crisi. Piuttosto, è il momento di sostenere il Governo in modo costruttivo e propositivo, chiedendo modifiche, integrazioni, miglioramenti nelle proposte del Governo, ma dandogli più forza per negoziare in Europa quei provvedimenti che a noi interessano. Noi dobbiamo dare, nell'interesse nazionale, al Governo Monti la forza per sedersi ai tavoli europei come sta facendo e chiedere ad esempio che i debiti per le infrastrutture siano scorporati dai deficit nazionali, o che gli eurobond diventino finalmente una realtà. Per far questo il Governo deve essere forte di una maggioranza non altalenante.

Il 2011 sarà ricordato come l'anno della "primavera araba". Tunisia, Egitto, Libia, e negli ultimi mesi, la Siria, sono i Paesi sui quali si è maggiormente catalizzata l'attenzione generale, le proteste, però, hanno interessato molti altri Paesi lo Yemen, per esempio, dove dopo 34 anni di potere Ali Abdallah Saleh è stato sostituito da un nuovo presidente. Ma anche Algeria, Arabia saudita, Bahrain, Giordania, Libano, Sudan, Mauritania, Iraq sono stati interessati da movimenti di dura contestazione e protesta. Che cosa è successo? che cosa è davvero la primavera araba? può essere ricondotta ad un fenomeno unico? Quali sono (se ci sono) le cause comuni di tutte queste rivolte?
Non c'è un tratto comune perché ogni Paese ha una storia, una tradizione profondamente diverse dagli altri. Ma c'è una domanda comune che è venuta da milioni di persone, soprattutto di giovani, in quella regione: una domanda di dignità personale, di maggiore libertà, di democrazia, di equa distribuzione delle risorse economiche. Quella che nacque come rivolta del Pane in Tunisia, proprio per l'aumento improvviso del prezzo del pane, ha avuto caratteristiche molto diverse in Libia, dove la gente non era di certo affamata, o in Egitto dove, invece, la gente vive con due dollari al giorno - e parliamo 30-40 milioni di egiziani , o in altri Paesi dove invece le crisi sono sviluppate per contrasti antichi tra una piccola minoranza di governo sunnita e una grande maggioranza non al governo sciita. Vi sono ragioni, quindi, diverse, alcune di tipo etnico e altre di tipo storico. Il punto comune è che si sta sviluppando in questi paesi un Islam politico, che è il vero fenomeno emergente. In molti casi le forze armate hanno svolto un ruolo di moderazione, come in Egitto, in altri casi un orribile ruolo di repressione come in Siria, ma certamente ovunque l'islam politico sta cercando una sua strada. Il nostro impegno, come Europa, come mondo occidentale, deve essere evitare che questo islam politico finisca vittima delle pressioni fondamentaliste. Questo deve essere l'impegno più grande, perché se prevalessero le forze estremiste proprio quei diritti umani e quella richiesta di democrazia che è alla base delle rivolte arabe sarebbero per sempre cancellate. Diciamo che noi guardiamo a quel mondo chiedendo che sia affermi un po' il modello turco e un po' meno quello iraniano.

Proprio sullo sfondo della difficile convivenza (tra democrazia e islam) si è sviluppato negli ultimi mesi l'interventismo diplomatico di Erdogan. La Turchia sembra aver colto più di tutti un carattere tipico del mondo arabo e cioè che il nazionalismo arabo ha una sua matrice politica e non solo religiosa. Non a caso Erdogan nel suo viaggio nello scorso mese di settembre in Egitto, Tunisia e Libia ha insistito molto su questo aspetto, sulla possibilità cioè che islam e democrazia possano convivere. A Tunisi in un suo discorso ha affermato che non vi e' nulla da temere dal connubio tra politica e fede musulmana: "Un musulmano", ha detto," puo' gestire con successo uno Stato secolare". In Egitto, il giorno prima, era stato salutato come il "nuovo Nasser".
Ma il suo discorso al Cairo fu fortemente criticato dalla fratellanza mussulmana, che era presente, e che criticò il principio dello Stato laico che, invece, è caro alla Turchia. Ecco perché dico guardiamo un po' di più all'esempio turco e un po' meno a quello iraniano.

Dall'altra parte il nazionalismo arabo in senso politico è fortemente e storicamente radicato nell'identità araba, al contrario di quello che, forse, generalmente si pensa in occidente. Già nel 1918, Faisal entrando, a Damasco, sostenuto dagli inglesi, dichiarò che: " Siamo arabi prima di essere musulmani, e Maometto è un arabo prima di essere un profeta. Tra noi non c'è una maggioranza né una minoranza,niente che ci divida". In questo senso proprio l'azione turca potrebbe tornare utile ed essere un modello. Mentre proprio sulla Turchia l'Europa ha avuto un atteggiamento abbastanza contraddittorio.
Molte volte da ministro degli esteri ho indicato proprio questo come il primo argomento a favore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. La Turchia è un Paese con 80 milioni di mussulmani che vivono in uno stato laico, che credono nei principi democratici. E quindi è l'esempio che noi possiamo dare al mondo dei mussulmani che l'Europa non è una fortezza che si chiude davanti a loro. La Turchia non è un Paese arabo, ma certamente 80 milioni di mussulmani sono convinti che si possa vivere essendo mussulmani e leali ad uno stato laico.

Ora però l'ingresso della Turchia da opportunità potrebbe trasformarsi rapidamente in un rimpianto.
Noi corriamo il rischio che la Turchia si volga verso est. Che guardi all'Iran, all'Iraq, alla possibilità di occupare una posizione importante nel Caucaso e non guardi più come partenariato privilegiato all'adesione all'Unione Europea. Questa è una sfida che non possiamo permetterci di perdere. E Tanto per fare un altro riferimento non va dimenticato che la Turchia è uno dei partner più attivi della Nato, contribuisce cioè alla sicurezza geo-strategica del sud del mediterraneo. Come possiamo pensare di chiuderle la porta davanti e negarle l'accesso all'Unione europea.

Anche perché uno strumento di cemento nei confronti del mondo arabo usato da Erdogan è la comune avversione ad Israele.
Un'Europa che tiene lontana la Turchia ha una capacità molto più ridotta per aiutarla ad essere equilibrata nei rapporti con Israele. Proprio la Turchia era l'unico Paese di quell''area ad avere rapporti normali con lo stato di Israele adesso questo purtroppo non c'è più. Speriamo che si ripristino, questo sarebbe un grande valore aggiunto per tutta la regione e non solo.

Di fronte alle rivolte arabe e alla possibilità di affermare in questi Paesi regimi democratici, l'opinione pubblica occidentale si è espressa molto favorevolmente. Ma la democrazia porta con se conseguenze immediate anche sul piano economico: prima di tutto la concorrenza, la competitività, il diritto a rivendicare ed ottenere migliori condizioni di vita. Queste "nuove democrazie" saranno presto nuovi competitori nel mercato globale, rappresenteranno essi stessi nuovi mercati, particolarmente allettanti, con un costo del lavoro molto basso e tassi di crescita molto alti. Molte delle aziende che negli ultimi dieci anni hanno de-localizzato ed investito in molti paesi dell'est europeo, avranno una possibilità in più, potranno spostare la loro produzione in Egitto, Libia, Tunisia ecc, ecc... Onorevole, il processo di globalizzazione e l'affermazione della democrazia in nuove aree del globo sembra comportare inevitabilmente la contrazione dei livelli di vita nei Paesi più sviluppati?
È una situazione che l'Italia ha saputo gestire negli anni, divenendo, non a caso, il primo partner commerciale con la maggioranza di questi Paesi dall'Egitto, alla Libia, al Libano, Paesi in cui noi siamo al primo, o al massimo al secondo posto, nell'interscambio economico. Questo vuol dire che noi abbiamo saputo intercettare quest'esigenza di maggiore equità globale e siamo protagonisti nel portare sviluppo sulla riva sud del mediterraneo. Questo deve continuare. Accanto a questo, però, l'Europa deve sapere, con coraggio, aprire alla circolazione dei beni ma anche delle persone. È il tema dell'immigrazione regolare, della lotta al protezionismo economico, della circolazione degli investimenti. Se noi ci chiuderemo in noi stessi certamente lasceremo delle enormi praterie di investimento a Paesi come la Cina che, come è noto, hanno anche nel nord Africa grandi potenzialità e capacità di penetrazione, sottraendo così a noi possibilità di investimento formidabili. Noi francamente nel "mare nostrum" dobbiamo avere la guida, non restare all'inseguimento, delle politiche di sviluppo.

Onorevole. Lei parla di Europa. Eppure l'Europa continua ad essere caratterizzata da diverse contraddizioni. Sulla questione siriana non ha parlato con una voce unica, sulla questione libica, mi permetta un'osservazione un po' cattiva, ma in quel caso forse qualche nostro partner europeo, come dire, ha spinto un po' di più sull'acceleratore anche in chiave anti italiana e più in generale manca ancora una politica comune sulla gestione dei flussi migratori.
Si, è così. Malgrado sui flussi il trattato di Lisbona parli con chiarezza di una politica europea nell'attuazione di questo abbiamo visto mancare quello spirito di solidarietà necessario per una gestione comune. Il comportamento della Francia di Sarkozy durante la crisi che ha riguardato l'afflusso di migranti da Tunisia e Libia è stato un comportamento contrario al principio di solidarietà europea. Ma certamente, più in generale, l'Unione non ha ancora una politica estera comune. Vale ancora il diritto di veto. Uno stato su 27 può bloccare tutti gli altri e purtroppo questo si visto in molte occasioni importanti. Quindi, l'unica possibilità è camminare ancora verso quell'unione politica che estenda l'unanimità e la comunanza delle politiche anche alla politica estera che fin'ora è rimasta esclusa.

Si può dire, dunque, che la nostra direzione non può che essere verso l'Europa?
Ci vuole più Europa, non meno Europa. E ci vuole più Europa politica. Un'Europa che sappia assumersi la responsabilità delle scelte politiche, perché nel mondo globalizzato ogni Stato è talmente piccolo che da solo non ha alcuna possibilità di affrontare fenomeni che sono oramai tutti globalizzati.

martedì 15 maggio 2012

FRATTINI: CASA DEI MODERATI COME IL PARTITO POPOLARE EUROPEO


(Responsabile affari internazionali Pdl)


BORSE E SPREAD
L’andamento delle borse è lo sviluppo che dovevamo tutti prevedere di quanto era accaduto e la conseguenza di quanto non si è fatto. Quello che mi preoccupa è la carenza di una forte azione politica, soprattutto europea, che sappia indirizzare la reazione alla crisi. Ieri  con Lehman Brothers, oggi con JP Morgan: se quello che avevamo scoperto anni fa è andato avanti vuol dire che non c’è stata la governante della politica. Se è accaduto ancora vuol dire che sono mancati gli strumenti di controllo politico di questo fenomeno.

LA POLITICA
La politica deve tirarci fuori dalla crisi. E finora bisogna dire che non l’ha fatto. La politica può salvarci se è buona politica, se è credibile e fatta da gente responsabile che vuole affrontare i problemi, e soprattutto se si rinuncia tutti al proprio interesse particolare per l’interesse generale. E’quello che chiediamo alla Germania quando diciamo rigore, ma anche crescita. E’ quello che chiediamo alla Grecia quando diciamo di non sperperare il denaro e di mantenere gli impegni. Detto questo bisogna anche dire che se la politica trova nelle istituzioni europee un vero governo, quel concetto di cessione di sovranità nazionale, allora ci accorgeremmo che molte cose andrebbero a buon fine. Se invece l’Europa viene vista solo come un soggetto che invade ed interferisce senza portare alcun vantaggio, allora non meravigliamoci se  la conseguenza sono i partiti antisistema ed euroscettici.

PIU’ VISIONE IN POLITICA
Se dovessi pensare ad una parola simbolo per rilanciare la politica sceglierei senz’altro “visione”. Perché non si pensi più alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni e perché si cominci a guardare a quello che pagheranno i nostri nipoti e non a marzo 2013. Sarebbe questo dar prova di un alto senso di professionalità e serietà.

DOVE HANNO SBAGLIATO LA POLITICA / I GOVERNI NEGLI ULTI ANNI
Ci sono stati lunghi anni di governi di centrodestra e di centrosinistra in cui su alcune grandi riforme strutturali il clima politico non ha consentito di fare ciò che si sarebbe voluto fare. Il gesto di dimissioni del presidente Berlusconi è stato quello di dare inizio ad una fase in cui una maggioranza del tutto inedita, ma indispensabile in questo momento, potesse portare avanti quelli che sono stati chiamati “i compiti a casa”. Credo che l’armistizio che c’è oggi stia permettendo di accelerare.

Una cosa deve essere chiara: noi siamo pronti a fare i compiti a casa perché è per il bene degli italiani, e non perché piace a Bruxelles. Detto questo, al di là dei ragionamenti degli economisti, dovremmo parlare molto di più di visione e  scelte politiche. L’uscita della Grecia dall’euro, ad esempio, significherebbe che la nuova dracma si svaluterebbe il mattino dopo del 50-60% , e la gente cadrebbe in una situazione di straordinaria povertà. Mi chiedo, allora, questa è l’Europa della solidarietà che noi abbiamo costruito? Con le banche greche che dovrebbero essere presidiate dalla polizia perché ci sarebbe un assalto. Qui parliamo di milioni di esseri umani. Questa Europa, quindi, la dittatura dello spread la dovrebbe prevenire, e non subire e poi reagire.

GRILLO, BALLOTTAGGI  E CANDIDATI A PARMA
Non credo si debba incoraggiare quella forma di voto che è solamente di protesta e non anche di proposta.

Che Grillo sappia parlare alla pancia della gente e toccare molte parti del territorio è vero. Ma quando il messaggio che lui dà è uscire dall’euro e dall’Europa io rabbrividisco. Perché il vantaggio dell’Italia di essere membro dell’Europa e della zona euro è incomparabilmente superiore a quello di essere in situazione periferica o addirittura fuori da sistema europeo.

L’uscita dall’Europa è una libertà che ci sentiamo di perdere  da un giorno all’altro? Io francamente non me la sento la libertà di perdere la possibilità di andare da Roma a Vilnius senza controlli alle frontiere. Io sono europeista e credo che questo convenga anche all’Italia. Se poi Grillo dice che è sbagliato allora vorrei capire il perché, ma vorrei capirlo in modo serio e non in un comizio. Io farei un faccia a faccia con Grillo, come farei con tutti, perché non ho imbarazzi a parlare con nessuna persona.

LA CASA DEI MODERATI
Il progetto della casa dei moderati non è vecchio se lo interpretiamo in chiave europea. In Europa ci sono delle famiglie politiche: noi siamo nella famiglia popolare. E se questa famiglia ha saputo promuovere in Germania un grande partito che è Cdu, in Spagna il Partido Popular, in Francia l’Ump, allora mi chiedo perché in Italia non si debbano riunire tutti coloro che si ispirano a valori del popolarismo europeo. Questo renderebbe forse un po’ più normale il confronto con una socialdemocrazia italiana che è anch’essa in fase di riflessione ed in fase evidentemente di promuovere nuove iniziative. La casa dei moderati è questo: pensare a come i valori del popolarismo europeo possano portare in Italia a creare un nuovo soggetto politico che vada oltre il Pdl senza staccare dei pezzi, ma aggregandone altri. Dovremmo lavorare per non perdere pezzi: se li perdessimo continueremmo a ragionare in termini di componenti, invece dobbiamo ragionare in termini di valori, ideali e prospettive. Questo è quello che ci ha aggregati con la fusione di Fi e An.


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