Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

15 Maggio 2021 




Franco Frattini, magistrato, politico, due volte Ministro degli Esteri, Commissario UE, Presidente dell’Alta Corte di Giustizia del Coni, appena nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato…parliamo di Europa, di un’unità necessaria ma mai pienamente raggiunta, dal tema della sicurezza all’accoglienza, alle azioni e reazioni in questa pandemia; parliamo di necessaria riforma della giustizia e di separazione delle carriere dei magistrati; di presenza dell’Italia nei grandi vertici internazionali, dell’emergenza in Libia e del rapporto con la Turchia, del ddl Zan e della proprietà intellettuale dei vaccini. 

L’ex ministro degli Esteri ospite del programma Soul: “Sulla Libia bene Draghi. Partecipazione alla guerra in Iraq ex post non fu decisione giusta” “Sul caso Turchia “abbiamo fatto noi degli errori, ma non c’è dubbio che oggi la deriva del presidente Erdogan non è quella che noi ci saremmo aspettati”. 

Lo afferma l’ex ministro degli Esteri e da poco nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ospite del programma ‘Soul’ in onda su Tv2000 sabato 15 maggio ore 20.50 e lunedì 17 alle 21 su InBlu2000. 

“Il presidente Draghi – aggiunge Frattini – ha espresso nei confronti di Erdogan un sentimento che gli veniva molto spontaneo e certamente che si tratti di una autocrazia io l’ho visto da quando creai il gruppo degli amici della Turchia per cercare nel 2003 di farli entrare nell’Unione Europea. A forza di spingerli verso est in tanti e tanti anni invece di portarli verso l’occidente li abbiamo messi nelle mani della Russia e forse anche della Cina”. 

Frattini a Tv2000 affronta anche la questione libica: “In Libia credo che il presidente Draghi abbia fatto una cosa molto importante. È stata una scelta coraggiosa di andare subito dal nuovo primo ministro libico diciamo di transizione, perché poi si dovrebbe votare il 24 dicembre di quest’anno in Libia, e il ministro Di Maio abbia fatto bene ad andare insieme ai colleghi francese e tedesco per dimostrare che il nucleo forte dell’Europa c’è. Tutt’altra cosa è se la Libia rimarrà una Libia o vi saranno due Libie. Perché è un po’ difficile far immaginare a coloro che sono sul campo che domani la Turchia, che ha 5000 uomini che proteggono Tripoli e la Russia che ne ha altrettanti che proteggono la Cirenaica, salutino e mettano tutto nelle mani dei libici”. 

“La partecipazione alla guerra in Iraq ex post – conclude Frattini – non fu sicuramente una decisione giusta, ma il primo ad essere ingannato fu proprio il segretario di stato americano, il generale Colin Powell che portò in consiglio di sicurezza la famosa pistola fumante che purtroppo non corrispondeva alla verità perché a lui avevano dato dati non veri”. 

➡ Rivedi su YouTube l'incontro di sabato di Monica Mondo con Franco Frattini a SOUL:

        https://www.youtube.com/watch?v=CAkfA7iWBo8


17.5.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Come scongiurare l’incubo delle “tre Libie”. Ecco il modello IRINI

Come scongiurare l’incubo delle “tre Libie”. Ecco il modello IRINI 

Di Marco Battaglia | 20/04/2021 


FORMICHE

I suggerimenti da “La politica europea di sicurezza comune e di difesa in Libia”, il webinar organizzato dall’operazione Eunavfor Med – Irini in collaborazione con la SIOI, primo passo della serie di incontri di Shade Med. Presenti il presidente della Sioi, Franco Frattini, il comandante di Irini, Fabio Agostini, il vice capo delegazione Ue in Libia, Nadim Karkutli e il capo missione di Eubam, Natalina Cea

 “Whatever it takes, l’Europa deve salvare la Libia”. Si è concluso così, ieri, il webinar organizzato dall’operazione europea Irini, al comando dell’ammiraglio Fabio Agostini (qui è possibile rivedere la diretta), in collaborazione con la SIOI, primo passo di “Shade Med”, un percorso di eventi che condurrà fino alla conferenza in autunno, per affrontare in maniera aperta ed efficace il dibattito sulla sicurezza del Mediterraneo. Sono intervenuti il presidente della Sioi, Franco Frattini, il comandante Agostini, il vice capo delegazione dell’Unione europea il Libia con delega agli affari politici, stampa e informazione, Nadim Karkutli, e il capo missione della European Union border assistance mission in Libya (Eubam), Natalina Cea

 “L’eventuale partizione della Libia in due o tre entità, dopo le prossime elezioni di dicembre, sarebbe un incubo”, ha espresso con chiarezza Frattini nel corso del suo intervento, sottolineando l’importanza del continuo supporto internazionale al processo di pacificazione interno al Paese rivierasco. La natura di questo supporto deve essere necessariamente politica, altrimenti “tutti i nostri sforzi sarebbero ininfluenti”. Per questo, ha continuato il presidente della Sioi, è indispensabile la continua cooperazione tra la missione europea in Libia Eubam, la missione delle Nazioni Unite Unsmil e l’operazione Irini, secondo un approccio omnicomprensivo che abbracci l’intera regione. Proprio in vista di questo approccio regionale è, secondo Frattini, necessario coinvolgere tutti gli attori interessati alla stabilità della regione, Russia e Turchia incluse, senza le quali ogni sforzo sarebbe parziale e inefficace.

L’APPROCCIO OLISTICO DI IRINI 

La situazione sul campo, infatti, è ancora tutt’altro che risolta, come ha illustrato l’ammiraglio Agostini: “la mancanza dello Stato in ogni sua diramazione comporta un proliferare delle attività illecite in Libia, comportando la necessità di mantenere la presenza dei controlli”. Inoltre, il quadro geopolitico libico è ulteriormente complicato dalla presenza di diversi attori intenti a perseguire ciascuno il proprio tornaconto, come la Cina e le stesse Russia e Turchia. In questo contesto così sfaccettato, la missione Irini ha dimostrato, fin dalla sua attivazione nel marzo dell’anno scorso, la sua efficacia nel combattere le attività illegali che passano per la Libia, grazie al suo approccio olistico alle varie criticità che affliggono quella porzione di Mediterraneo. 

“Irini non è la soluzione – ha commentato Agostini – ma è lo strumento per creare le condizioni per arrivare a una soluzione”. La lotta ai traffici illeciti, dal traffico illecito di petrolio a quelle delle armi a quello, purtroppo, di esseri umani, non è una mera operazione di securizzazione. Come illustrato dal comandante di Irini: “le attività di contrabbando creano una condizione di squilibrio nei redditi libici”, peggiorando ulteriormente le condizioni economico-sociali del Paese. 

IL COINVOLGIMENTO DELLA SOCIETÀ CIVILE 

Condizione necessaria e indispensabile per il miglioramento della situazione in Libia è, secondo Natalina Cea: “la partecipazione dei libici e la loro titolarità in tutti i programmi e processi verso la stabilizzazione”. Proprio in un momento nel quale è forte nel Paese il desiderio di sostegno internazionale, per arrivare ad una normalizzazione della situazione interna, il coinvolgimento della società civile e della popolazione diventa un aspetto fondamentale. Questo coinvolgimento, inoltre, servirà anche come collante tra le tre aree del Paese, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, la cui deriva e frammentazione porterebbe a quello scenario “da incubo” profilato da Frattini. 

Per questo l’avvento del governo di unità nazionale guidato da Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh è, per Nadim Karkutli, un fattore cruciale verso la soluzione della crisi libica: “nel nuovo governo sono presenti rappresentanti provenienti da tutte e tre le regioni della Libia, il che migliora l’efficacia dei colloqui anche a livello governativo”. Nonostante questo positivo passo, le difficoltà permangono, soprattutto perché, sempre secondo il vice capo delegazione dell’Unione europea il Libia: “il Paese non ha mai avuto delle forti istituzioni della società civile, e le tre aree storiche non hanno mai collaborato tra di loro durante il periodo di Muʿammar Gheddafi. Ora queste istituzioni vanno costruite”.


Link allo streaming sul canale  YouTube SIOI UNA ITALY


23.4.21 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Report Top -10 Risk for Eurasia 2021

TOP-10 Risks for Eurasia Are Already Coming True in 2021 






Astana Club, one of the most esteemed geopolitical forums for Europe and Asia, announces the latest edition of the international rating “TOP-10 Risks for Eurasia in 2021”. 

The rating is developed by the Institute of World Economics and Politics (IWEP), comprising over 40 international experts and 1,200 professional respondents from 75 countries in Eurasia. The COVID-19 pandemic remains the key element to accelerate the risks in 2021 and affects recovery, social stability, digital and climate threats and the escalation of confrontations between key geopolitical players. 

A brief rundown of the TOP-10 risks is presented below: 

1. THE PANDEMIC 2.0 Given the absence of effective international cooperation mechanisms to combat the infection and the constant mutation of the virus, the pandemic threatens to continue throughout 2021, possibly longer. 

2. RECOVERY UNDER THREAT The pandemic, collapse of economic activity, geopolitical and social instability and the debt crisis of emerging markets are key factors that threaten the shaky recovery of the world economy. 

3. US-CHINA COLD WAR The US and China have crossed practically all “red lines” during the pandemic; this confrontation will transform into full scale systemic conflict in 2021. 

4. CRISIS AROUND IRAN Growing tensions around Iran may trigger a large-scale military confrontation, thus dealing a crushing blow to the international energy market. 

5. DECOUPLING Decoupling of the West and China will not only continue under the new US administration but will gain a dangerous new dynamic in 2021.

6. DISSOLUTION OF THE NUCLEAR NON-PROLIFERATION REGIME The erosion of key nuclear treaties and institutions along with outstripping developments in military technologies threaten to initiate a new nuclear arms race. 

7. EXPLODING SOCIAL PROTESTS Political systems in many countries will come under unprecedented pressure as the economic and social impact of COVID-19 mounts. 

8. GLOBAL CYBER CRISIS The absence of uniform rules in the digital domain opens the road to massive cyber-attacks, which may become the catalyst for a global-level crisis. 

9. DIGITAL TOTALITARIANISM Total digitalization, accelerated by the pandemic, offers unprecedented opportunities to control personal data and political censure, creating the risk of a new type of totalitarianism. 

10. FAILURE OF DECARBONISATION In 2021, the world will be concerned with recovering economic growth, meaning plans to decarbonize and reduce CO2 emissions will be pushed to one side, especially in developing countries. 




Rating of TOP-10 risks for Eurasia in 2020 is an analytical project aimed at evaluating major threats for Eurasian macroregion. 
 
The full report is available at: https://eurasiarisks2021.astanaclub.kz/#risks



 

2.3.21 | Posted in , , , , , , | Continua »

Libia, parla Frattini: "Russia e Turchia si spartiscono le zone d'influenza, Italia tagliata fuori"




Roma, 30 mag 12:35 - (Agenzia Nova) - Una confederazione della Libia vorrebbe dire partizione, ovvero uno scenario “drammatico” per l’Italia, mentre lo status quo “conviene a tutti tranne che a noi”. Lo afferma ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Esteri italiano e vicepresidente della Commissione europea. Frattini ha commentato l’appello all’Italia lanciato dal leader del Blocco federale in Libia, Ali al Hashemi, che parlando a “Nova” aveva invitato l’Italia a sostenere una soluzione politica basata su un sistema federale suddiviso nelle tre regioni storiche: Cirenaica (est), Tripolitania (ovest) e Fezzan (sud). “L’ipotesi che alcuni chiamano federazione sarebbe inevitabilmente una divisione. Nella storia della Libia, le tre regioni Tripolitania, Fezzan e Cirenaica si sono sempre sentite diversissime le une dalle altre: è difficile immaginare che i berberi e i tuareg del deserto possano prendere ordini da Tripoli da Tobruk. La Libia è una, basata su una struttura tribale, con le milizie che controllano ampie porzioni di territorio. Più che una confederazione, la chiamerei una partizione della Libia e questo per l’Italia, è evidente, sarebbe un’ipotesi drammatica”, afferma Frattini, sottolineando come una confederazione/partizione vorrebbe dire consolidare le sfere d’influenza.

“Oggi abbiamo la Tripolitania con i turchi e i qatarini, mentre in Cirenaica ci sono i russi che addirittura hanno recentemente mandato degli aerei da combattimento, Egitto, Emirati Arabi Uniti e ovviamente alla spalle l’Arabia Saudita”, spiega ancora l’ex titolare della Farnesina. Quanto al Fezzan, regione ricca di petrolio, oro e terre rare, un’eventuale divisione “vedrebbe prontissimi Emirati e paesi del Golfo”. L’Italia, in altre parole, vedrebbe un paese alleato Nato, la Turchia, e uno Stato con cui ha rapporti storici, la Russia, in una situazione di status quo in Libia. “E’ chiaro – prosegue Frattini - che quando un paese come la Turchia diventa mentore del governo di Tripoli non c’è spazio per nessun altro. Non c’è spazio per l’Europa, e lo abbiamo già visto, né per l’Italia. Con la Russia noi abbiamo rapporti importanti, malgrado l’Italia abbia purtroppo condiviso la politica delle sanzioni, ma in Cirenaica abbiamo storicamente meno rapporti”. L’Italia, in altre parole, “verrebbe di fatto tagliata fuori”.

Un discorso a parte merita l’Eni, l’unica compagnia straniera che ha continuato a operare nel paese dalla rivoluzione del 2011. “Sono convinto che non verrebbe tagliata fuori dalla mattina alla sera, perché Eni ha una radicatissima presenza con pozzi offshore e inshore, nonché la centrale elettrica che fornisce elettricità a Tripoli”, spiega ancora Frattini. L’Italia, tuttavia, rischia di perdere peso geostrategico. “La missione europea Irini, difficile da lanciare e modesta come obiettivi, è criticatissima da Tripoli. Il ministro dell’Interno della Libia (Fathi Bashaga, ndr) mi ha personalmente detto che Irini è stata creata per favorire la Russia, perché intercetterebbe qualche nave che porta le armi dalla Turchia, e le porta davvero, ma non fa assolutamente nulla per tutti gli assetti militari che arrivano da terra o dal cielo dall’Egitto, dagli Emirati e dalla Russia. C’è una critica frontale a una missione che comanda l’Italia e questa non è la mia opinione, ma quella dell’attuale ministro dell’Interno della Libia”, aggiunge il presidente della Sioi.

Malgrado l’auspicio di Ali al Hashemi che il governo di Roma possa intervenire per favorire una negoziazione, Frattini ritiene che in questa fase l’Italia non abbia “la forza sufficiente per metter intorno a un tavolo turchi e russi e dire che anzitutto serve un cessate il fuoco”. Tuttavia, Frattini invita a prendere sul serio il tentativo del presidente del parlamento libico, Agiula Saleh, di avviare una riconciliazione. Il politico libico ha recentemente proposto un “road map” in otto punti secondo cui ciascuna delle tre regioni della Libia (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) dovrebbe scegliere un suo rappresentante in un nuovo Consiglio presidenziale “ristretto”, il quale dovrebbe poi nominare un primo ministro e i suoi vice che rappresentano le tre regioni, per poi formare un governo da presentare alla Camera dei rappresentanti per ottenere la fiducia. “Se c’è una proposta da guardare io guarderei a quella del presidente del parlamento libico”, spiega Frattini. “Ho degli elementi – aggiunge - che mi fanno dire che ad esempio i sauditi e gli emiratini non escluderebbe questa ipotesi da approfondire, ma anzi la ascolterebbero”.

Il problema, secondo l’ex ministro degli Esteri, è che né Governo di accordo nazionale (Gna), né l’Esercito nazionale libico (Lna) sembrano contare sull’appoggio di Roma. “L’Italia è vista con sospetto perché prima guarda a uno, poi all’altro, poi guarda di nuovo al primo. Nessuna delle parti in Libia ritiene che l’Italia sia schierata, ma in quei paesi se non ti schieri non sei affidabile”. Turchia e Russia, da parte loro, hanno schierato le truppe sul campo. E l’Italia? “Alla conferenza di Palermo – aggiunge l’ex vicepresidente della Commissione europea - il vicepresidente della Turchia se ne andò sbattendo la porta perché ci eravamo permessi di invitare pure Haftar al tavolo dei colloqui. Questa cosa non sarebbe mai accaduta a Mosca. Putin e Erdogan hanno comunque un’alleanza: i due si parlano, anche se sul terreno si minacciano, e come hanno fatto nel nord della Siria possono trovare un accordo”.

L’Europa, a giudizio dell’ex ministro degli Esteri italiano, è “inesistente”. L’Italia, che pur comanda la missione Irini, “non è considerata un broker in grado di riunire i contendenti”. Ciononostante, il governo di Roma dovrebbe impegnarsi per dire a Russia e Turchia di prendere in considerazione le proposte sul tavolo, come quella del presidente del parlamento. “Funzionerà il piano di Saleh? Non lo so, ma l’esito dello status quo, e lo dico con un po’ di brutalità, conviene a tutti tranne che a noi. Conviene alla Russia, perché consolida la presenza in Cirenaica dove ci sono petrolio, vie comunicazioni importanti sul Mediterraneo, e dove sta creando una terza base dopo Egitto e Siria. L’Egitto consolida i confini, ed è altrettanto felice. La Turchia ritorna dove gli italiani l’avevano cacciata tanti anni fa, prendendo il controllo del Mediterraneo centrale”, conclude Frattini. (Asc)
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Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Intervista con l’ex ministro Franco Frattini: "La libertà di stampa non si tocca ma non è tempo di paranoie russofobiche. La Nato è essenziale soprattutto sulla frontiera Sud. La vera minaccia resta la Cina"


Gli aiuti russi? Dimostrano la generosità di un Paese da sempre amico dell’Italia e non c’è da fare alcuna speculazione né da eccitare paranoie russofobe. Lo spiega a Formiche.net Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri (una durante la guerra di Bush in Iraq), ex commissario europeo, oggi presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) e presidente di sezione del Consiglio di Stato. 

Che aiuti sono arrivati dalla Russia contro la pandemia di coronavirus? 
Sono aiuti generosi di un Paese che con l’Italia ha mantenuto sempre, anche nei momenti più difficili, eccellenti rapporti. Evidentemente, di fronte alla prima fase dell’emergenza in cui i partner europei quasi ridevano di noi la Russia ha avuto buon gioco a dimostrare una solidarietà più concreta. E non a caso anche gli americani poi si sono affrettati a inviare aiuti. È quindi un’azione in primo luogo giusta e concreta, in secondo luogo, dalla prospettiva del presidente Vladimir Putin, una scelta scaltra: ha dimostrato agli altri Paesi come si possa fare qualcosa di molto concreto in tempi anche molto rapidi. 

È stata una scommessa politica la sua? 
 Di fronte a gesti davvero poco commendevoli come quelli dei Paesi che hanno bloccato gli aiuti destinati all’Italia, la Russia ha giocato la sua partita: ha dimostrato di essere amica dell’Italia. Non farei nessuna altra speculazione. Tant’è vero che poi Putin e il presidente statunitense Donald Trump si sono sentiti e hanno raggiunto un’intesa per l’acquisto di aiuti russi da parte degli Stati Uniti. Il che dimostra che ci sono cose rispetto a cui le solite speculazioni di principio sono sbagliate.

Qual è la sua valutazione della risposta dei ministeri di Esteri e Difesa alle parole del portavoce della Difesa russa contro La Stampa? 
È una dichiarazione ragionevole, il governo non si può mettere in mezzo tra un quotidiano nazionale e il portavoce di un ministero straniero. Hanno fatto bene Esteri e Difesa a richiamare un principio generale che la libertà di stampa.

C’è un però, come ha detto anche lei. Gli Stati Uniti hanno acquistato materiale dalla Russia, in Italia invece abbiamo assistito a qualcosa di molto vicino a parate militari. 
Abbiamo visto strumenti che servivano ad aiutare come medici e macchinari. Francamente non penso proprio che ci sia da eccitare la paranoia dei russi che sbarcano con la scusa del coronavirus. Sono veramente delle cose campate in aria. E qualche giorno fa alla ministeriale della Nato, il nostro governo ha deciso di guardare ai fatti grazie anche a un’intelligence capace di fare distinzione tra gli aiuti sinceri e quelli non. E finora non mi sembra sia uscito fuori qualcosa. Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato

Questi aiuti russi hanno un costo politico? La rimozione delle sanzioni?
Penso che le sanzioni siano un errore gravissimo, la mia posizione è nota. Ma devono essere rimosse dopo un dibattito politico e una decisione unanime a livello europeo. Non credo però sia questo l’obiettivo. Penso, al contrario, sia un’ulteriore conferma del fatto che in un mondo assai meno sicuro che in passato, partner come la Russia non vadano visti con sospetto. Serve, invece, impegnarli in azioni comuni. In un mondo che ha visto crollare la globalizzazione a causa del virus, ci mettiamo anche a fare le Guerre fredde?

Dovremmo ripensare la Nato?
La Nato, che è il nostro strumento di sicurezza collettiva, deve fare molto di più sul fronte della politica di prevenzione e per la stabilità del Medio Oriente. E deve rafforzare quegli strumenti di azione rapida per le emergenze non tradizionali come queste.

E il rapporto con la Russia?
La Nato non ha cancellato quello strumento che creammo nel 2002, cioè il consiglio Nato-Russia. Non si è più riunito dopo i fatti dell’Ucraina ma esiste ancora. Riaprire un dialogo su temi strategici è assolutamente necessario. Anche perché la Nato stessa ha tutti gli strumenti per individuare eventuali comportamenti ostili per alcuni membri come la Polonia per esempio. La Russia deve essere assolutamente coinvolta sulla Siria e sulla Libia. E su quest’ultimo tema è fondamentale, non fosse altro perché sostiene il generale Khalifa Haftar e le sue forze, che ora si trovano in posizione di forza, mentre noi stiamo cercando una conciliazione nazionale tra le due parti.

Quanto, invece, agli aiuti cinesi: possiamo fidarci? La Cina è certamente più problematica della Russia visto che ha ormai una vocazione da prima potenza mondiale: vuole superare gli Stati Uniti, non ci riuscirà, ma ha ambizioni da numero uno. Risponde a logiche espansionistiche e ha nel mirino un’area dove ci sono interessi occidentali molto forti ben più ampia di quella su cui la Russia tenta di mantenere la sua influenza e in cui comunque la Nato è presente. Invece, se pensiamo a Paesi come il Vietnam, l’India, il Giappone, la Corea del Sud vediamo che c’è un’enorme fetta di mondo su cui la Cina ha messo gli occhi.

E la Via della seta?
Non è gratis nemmeno quella. È un progetto politico di presenza e di influenza, non è un progetto economico per regalare infrastrutture all’Occidente. Per questo guarderei alla Cina con molta più attenzione rispetto a quanto si fa con la Russia, come mi sembra che anche la Nato stia facendo.


Intervista di Gabriele Carrer 
4 aprile 2020

4.4.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Coronavirus -Frattini a Sky tg24: Da Ue né unità né coordinamento



Coronavirus: Franco Frattini interviene a Sky tg 24 

Intervistahttp://qlnk.io/ql/5e81b084e4b0404b2ea347fb

https://tg24.sky.it/cronaca/2020/03/29/coronavirus-italia-ultime-notizie.html


Roma, 29 marzo 2020

30.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Coronavirus: Frattini a "Il Tempo" l'Europa ci sta prendendo in giro

Coronavirus: Frattini a "Il Tempo" l'Europa ci sta prendendo in giro

"È clamoroso che in questa fase così delicata il presidente della Commissione Europea, forse per la prima volta nella storia, prenda una posizione di parte per il suo Paese su una materia che non doveva essere nelle mani della Commissione". Franco Frattini, già Ministro degli Esteri con Silvio Berlusconi, parla a "Il Tempo" e non fa sconti a Ursula von der Leyen dopo l'improvvisa uscita sui 'coronabond' che sarebbero solo 'uno slogan' e non uno strumento allo studio delle istituzioni continentali. Le parole della von der Leyen pesano. "Lei dice che la Germania ha i suoi satelliti che hanno ragioni per dire no ai Coronabond, dice che la Commissione preparerà cose diverse perché quello è uno slogan, facendo una cosa grave perché mai un Presidente di Commissione parteggia in questa maniera prima che si sia presa la decisione ufficiale. Anche perché i capi di governo non avevano incaricato lei, avevano incaricato l'Eurogruppo di prendere l'iniziativa e fare una proposta nei prossimi 15 giorni". "Quindi - continua - una doppia, grave violazione rispetto a quelli che sono i tradizionali confini in cui si deve muovere la Commissione Europea, una sulla sostanza e una sull'aver sbagliato addirittura la forma. Le reazioni che ci sono state credo siano perfettamente sintetizzabili non nelle parole che i politici italiani magari possono avere di sostegno delle azioni di governo, ma nelle parole del più grande presidente di Commissione Europea tuttora vivente, il presidente Delors, che è un signore di 94 anni che da lungo e lungo tempo taceva e che si è sentito in dovere di uscire con un comunicato ufficiale dicendo che se viene meno la solidarietà europea è un pericolo mortale per l'Europa. Detto da Jaques Delors, che è quello che ha creato i passaggi politici più importanti nella storia degli ultimi 40 anni della Commissione Europea, è molto significativo". 

Secondo Frattini "la Commissione Europea non solo crea sconcerto nei 14 Paesi che chiedono solidarietà europea, ma lo fa senza nemmeno ricordare che soltanto pochi giorni fa era stata decisa una procedura diversa". Queste due settimane di stallo rischiano di essere una perdita di tempo insostenibile in un momento di grave emergenza sanitaria. "Ho partecipato a centinaia di vertici internazionali, quando non c'è un accordo e si sa già che l'accordo non ci sarà, si propone o di fare una commissione tecnica o di rivedersi tra 15 giorni. Qui hanno fatto di meglio, hanno affidato l'incarico ai ministri delle Finanze. È mai pensabile che questi smentiscano i loro capi? Quando i capi di governo hanno appena detto che non c'era accordo è mai pensabile che i ministri che dipendono dai capi di governo diranno tra 15 giorni una cosa diversa? Quindi è stato il gesto furbesco di Germania e satelliti della Germania. Una cosa che io ritengo scandalosa è che uno di questi signori che dovrebbero decidere tra 15 giorni, il ministro delle Finanze dell'Olanda, ha pensato bene di cogliere l'occasione di proporre un'inchiesta sui Paesi del sud dell'Europa, perché non hanno risparmiato quando potevano". "Tirare fuori una cosa del genere - aggiunge - da parte di uno di quelli che dovrebbe, secondo il mandato ricevuto, trovare una soluzione è una cosa che si commenta da sola. E stata una decisione del tutto furbesca, sapendo tutti perfettamente che tra 15 giorni non accadrà nulla. Anzi, saranno 15 giorni perduti e purtroppo il virus non si ferma". Anche all'interno del governo italiano ci sono due linee, con Conte più duro e Gualtieri più accomodante nei confronti dell'Europa. "Dopo le parole che ho sentito l'altra sera del Presidente della Repubblica, dopo che Conte ha detto che magari che se questi continuano noi facciamo da soli, credo che la linea sia quella. Non so se Gualtieri in cuor suo pensi ancora che il Meccanismo europeo di stabilità, e quindi la Troika in casa dei Paesi membri, potrebbe essere una soluzione, ma avendo ascoltato le parole del Capo dello Stato e del Capo del Governo credo che la linea condivisa sia che oggi un Meccanismo europeo di stabilità con le condizionalità tradizionali, quindi la Troika in casa, non è nemmeno proponibile". Per quanto riguarda invece l'intervento di Mario Draghi, "conosco da talmente tanti anni Mario Draghi che so benissimo che lui di sicuro non si candida a nulla. Ha proposto una ricetta intelligente che è l'unica soluzione possibile, non è la ricetta Draghi ma è la ricetta che serve. E lui da presidente della Banca Centrale, ricordiamocelo, era stato un teorico del rigore. Ma siccome le condizioni sono profondamente cambiate, da persona intelligente adatta le ricette alle situazioni. Quindi penso che tirarlo per la giacchetta da un lato o dall'altro, magari per esorcizzarlo e invitarlo a stare alla larga, sia proprio la cosa più sbagliata di tutte", ha concluso Frattini.

Fonte Agenzia Nova






30.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni
Intervista di Giovanni Gregori


L’Italia mi ricorda in questo momento uno di quei cuccioli abbandonati dal padrone sulle afose strade estive, lasciato a girovagare nella calura dopo aver dato un’occhiata lacrimosa alla persona a cui fino al giorno prima aveva fatto le feste. L’Europa in questo momento incarna l’odiosa figura di quello che dimentica volutamente il cane per andarsi a fare le vacanze, vacanze brevi, anzi forse neanche iniziate. Il virus si è diffuso e ha permeato i gangli di un’Europa ostile e scellerata. Nello scaffale della libreria due mie tesi, una vicina all’altra, tecnicamente lontane come argomenti ma i cui due titoli messi insieme mi fanno riflettere: Ut unum sint (sull’Unione europea) e Geopolitica delle lacrime (sulla fenomenologia del jihad). Dopo pochi anni quella parvenza di Europa unita, che si era trovata impreparata di fronte al il virus del terrorismo islamico, si ritrova disperata nella lotta contro il COVID19; un rompete le righe, un tutti contro tutti, una fuga isolata e spasmodica difficile da perdonare. Tra tanti infettivologi, comunicatori, sociologi del web, molti di questi capaci di argomentare su ogni cosa, decido di chiedere un parere ad una personalità che l’Europa e, direi, il mondo intero li ha vissuti come figura istituzionale in prima linea: il Professor Franco Frattini. Tra le sue innumerevoli cariche è stato due volte Ministro degli Esteri, vice presidente della Commissione Europea, ora docente e rettore di Relazioni Internazionali, Presidente di sezione del Consiglio di stato e Presidente della SIOI. 

La prima domanda che rivolgo a lui, approfittando della sua cordialità e della disponibilità, forse è un po’ cruda ma pertinente alla situazione. 

Professore, l’Italia è stata abbandonata a sé stessa. Dove è finita la solidarietà e l’unità europea, quella che chiedeva De Gasperi citando “Ut unum Sint” nel 1953? A questo punto sembrerebbe che l’Italia dovrà confrontarsi e magari cooperare con gli Stati Uniti, Russia e Cina
L’ideale di De Gasperi di Shuman e di Adenauer purtroppo rischia di dissolversi perché personalità di quel tipo non ci sono più. Come non ci sono più neanche i Mitterand, i Kohl, la stessa Tatcher, gente che negli anni ottanta e negli anni novanta aveva, con difficoltà ma con successo, tenuto vivo l’ideale Europeo. Quando sento dire che durante il Consiglio Europeo, nel pieno di una tragedia mondiale come quella che stiamo attraversando, il Premier Olandese e il Premier Finlandese vogliono porre veti, dicendo che i propri debiti ognuno se li paga da sé e che a loro della solidarietà europea poco interessa, immagino che il povero De Gasperi si rivolti nella tomba. Nella statura di questi “non leader” c’è il rischio di vanificare completamente il sogno Europeo. È chiaro che oggi, ancor prima di contare su dei rapporti fondamentali con USA e Russia, che hanno dimostrato di darci aiuti anche concreti, così come la Cina, dovremmo usufruire degli strumenti europei che ancora potrebbero funzionare: la BCE, se mettesse davvero sul campo settecentocinquanta miliardi di euro si avvicinerebbe molto alle misure imposte dal bazooka di Draghi. Manca però tutto il resto: l’Europa politica, l’Europa delle decisioni comuni che francamente non esiste in questo momento. Forse questa volta c’è un po’ più l’idea di un mediterraneo che si ritrova unito perché Francia, Spagna, Grecia, Italia e Portogallo sono tutti d’accordo; in compenso abbiamo i “soliti nordici” che non capiscono affatto che domani tutta questa tragedia potrebbe capitare a loro. Tutto questo apre un pessimo precedente, perché noi siamo stati lasciati soli dinanzi alla tragedia dell’immigrazione e dei rifugiati e adesso ci ritroviamo nella stessa condizione di abbandono, magari non in questi giorni ma all’inizio dell’epidemia quando si diceva: “se la son beccata gli Italiani e gli Italiani se la tengono”. Sono state intercettate delle forniture sanitarie destinate all’Italia bloccate da paesi europei per non farcele arrivare. Cose impensabili. Oggi, ovviamente, tutti hanno capito che l’epidemia è arrivata in casa loro, non solo in casa nostra, però il segnale che l’Europa ha dato inizialmente è davvero devastante e spero che in queste ore il Consiglio europeo abbia un’illuminazione, cioè si renda conto che se continuano a mettere i veti su questioni di questo tipo si arriverà alla fine di ciò che l’ideale europeo rappresenta. È inutile poi mettersi a ragionare di procedure e di questioni tecniche. Mi auguro che le istituzioni europee, la Von der Leyen, il Presidente del Parlamento Europeo, che è anche un italiano, possano spingere per una decisione più lungimirante, cioè che non faccia scoraggiare quelli come me che ancora credono nell’Unione Europea. 

Italia e Spagna battono i pugni sul tavolo, chiedendo più vigore nel sostenere la situazione emergenziale e hanno respinto le proposte degli altri paesi nordici. Il Presidente Conte ha dato un ultimatum di dieci giorni di tempo di per rivedere strumenti ormai vecchi di salvaguardia economica europea, direi inesistenti. Possono essere un tempo sufficiente? 
Quando non ci sono gli accordi (io ho partecipato a centinaia di vertici europei internazionali) qualcuno dice: “prendiamoci una settimana di tempo per trovare una soluzione”. Se non si è trovata oggi, non si troverà neanche tra dieci giorni, questo è chiaro. Occorre la politica. Se la politica europea è imprigionata da egoismi assolutamente inaccettabili, sarà una strada difficilissima da percorrere; gli olandesi sono quelli che vogliono l’immunità di gregge, cioè sostengono di far ammalare tutti gli abitanti al fine di trovare la difesa contro il virus e potrebbero portare così a dimezzare la loro popolazione. E questo che vogliono? Sono cose talmente pazzesche che persino Johnson, che lo aveva detto, adesso ha istituito il blocco totale di tutta la Gran Bretagna. Gente che ragiona in questa maniera, che pensa che ognuno si possa fare gli affari propri in una casa comune, francamente non fa bene all’Europa. Non posso avere in casa mia un inquilino che mi dice: “Quando rimani fuori di casa, rimani fuori di casa. Poi, quando tutto va bene puoi rientrare.” Questo non funziona proprio. 

L’aumento del debito pubblico e la cancellazione del debito privato secondo la ricetta Draghi è una giusta visione? Il bilancio dello stato può essere la mascherina protettiva dell’economia per gli italiani? 
Oggi è l’unica visione possibile, l’unica soluzione. In realtà il Presidente Draghi aveva fatto del suo, quando era Presidente della Banca Centrale Europea e aveva salvato l’Euro. In quella fase, tutti lo ricordiamo come un grande difensore del rigore, non certo del debito pubblico. Lavorava con successo per tenere bassa l’inflazione, per evitare che gli stati si indebitassero; appare chiaro che ogni momento però ha la sua ricetta, come hanno affermato tutte le forze politiche italiane. Non chiamiamola ricetta Draghi, è la soluzione necessaria per questo momento terribile di crisi. Il governo federale americano ha messo sul tappeto duemila miliardi di dollari. Non ci vogliono singole posizioni ma valutazioni generali. Oggi si può fare solo cosi: lo stato deve assumere debiti ulteriori perché noi siamo lo Stato e non un piccolo paese, siamo l’Italia, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Francia. La stessa la Germania ha messo in campo un’altra enorme quantità di aiuto pubblico, questa è la soluzione. Il Presidente Draghi ha ricordato ai governanti: “Io che ero il difensore del rigore e della regola dell’inflazione bassa, oggi vi dico che bisogna spendere denaro pubblico altrimenti le economie muoiono.” Penso quindi che su questa via non ci siano oggi obiezioni, non a caso la stessa Germania ha in qualche modo cercato di sedare i soliti falchi europei scatenati, che ancora continuavano con il ritornello del rigore a tutti i costi. La Merkel ha riposto sul piatto non so quante centinaia di miliardi, mettendo a tacere un po’ tutti. 

La situazione che stiamo vivendo sul fronte sanitario può spingere ad una revisione del trattato di Maastricht e altri trattati attraverso un nuovo patto federativo fra stati europei?
Escludo l’ipotesi di rivedere il Trattato di Maastricht o i trattati europei. Se non c’è capacità di un accordo unanime nemmeno sull’aiuto d’emergenza per fare i coronabond o per fare gli eurobond, per un periodo limitato e per contenere una pandemia, è impensabile immaginare che ci si possa mettere intorno ad un tavolo per cambiare un trattato di una portata del genere. 

In un suo post su Twitter Professore lei scrive: “L’Olanda blocca l’eurogruppo, veto sui coronabond, ci ricorderemo di questa Europa.” Che Europa ci ricorderemo? 
Ci ricorderemo un’Europa degli egoismi, un’Europa in cui ci sono un manipolo di paesi che, a costo di mandare a picco l’ideale per cui l’Unione è nata, decidono di tenersi il proprio gruzzoletto per loro stessi senza pensare che, se cade l’idea di Europa, prima o poi cadranno anche loro. Vorrei vedere la Finlandia andare in giro per il mondo a competere e negoziare con la Cina o con l’India. Non si rendono forse conto che qui non stiamo parlando di piccole e marginali questioni: se vanno in crisi l’Italia, la Francia o la Spagna, saranno i finlandesi o gli olandesi a sostenere il peso dell’Europa rispetto alla Cina, l’India o alla Corea. È una visione di assoluta miopia istituzionale e noi dovremmo ricordarci che purtroppo c’è poco spazio per questa Europa confederale o stati uniti d’Europa di cui si parla, di quello che fu il sogno di De Gasperi. 

Professore, da giurista mi dia un parere sull’annoso dilemma sui poteri tra il governo centrale e le regioni. Oggi vediamo problematiche in tema di emergenza sanitaria. I rapporti tra governo e parlamento non sarebbero’ da rimodulare secondo concezioni di democrazia rappresentativa affiancate dalla democrazia diretta? Io sono sempre stato favorevole nel riparto delle competenze tra stato, autonomie territoriali e regioni ma ci sono temi che sono troppo comuni a tutta l’Italia per poter essere affrontati diversamente dall’uno e dall’altro territorio e questo certamente riguarda l’emergenza. Quando ci sono le situazioni come quella che stiamo vivendo, non a caso c’è la Protezione Civile Nazionale ed esiste ciò che la Costituzione chiama “poteri di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio”. Questi poteri non vogliono dire però sostituzione rispetto alle regioni, vogliono segnalare la funzione di indirizzo e coordinamento per cui, se una regione chiude tutto non è possibile che la regione vicina tenga aperto e che soprattutto, non essendoci frontiere tra regione e regione, la gente si trasferisca favorendo il contagio, come purtroppo è accaduto. Certamente questo è il passaggio più delicato di tutti perché siamo in piena emergenza e non dovremmo rimodulare i rapporti tra stato e regioni; dobbiamo pensare ad un futuro in cui questa situazione tragica non ci sarà più. In questo momento è giusto applicare il decreto emergenziale ma bisogna pensare ad un ritorno alla normalità. Nella normalità non è possibile che lo stato centrale faccia tante cose che le singole regioni possono fare autonomamente, è giusto però che lo Stato si riprenda cose che purtroppo le regioni si sono accaparrate nel corso degli anni: penso alle grandi infrastrutture energetiche, al trasporto di livello nazionale. È chiaro che ci sono temi che presuppongono l’unità di indirizzo dello Stato e l’emergenza sanitaria non può che essere statale, al fine di gestire in maniera uniforme i pochi strumenti a disposizione: dove mettere i ventilatori, dove mandare i medici d’emergenza, dove aprire un nuovo ospedale ecc. Sperando che l’emergenza passerà, non si tenti con questa normativa d’urgenza di dare un assetto stabile alla Costituzione del paese; ci sono state conferenze costituzionali, dibattiti parlamentari sulla riforma della Costituzione, non basta uno schiocco di dita per cambiare questo assetto. Facciamolo fino a che l’emergenza non sarà finita. 

Il coronavirus cambierà per sempre i nostri libri di storia? 
Il coronavirus cambierà i nostri libri di storia, perché è una tragedia paragonabile forse a quella che gli Italiani hanno sofferto durante la seconda guerra mondiale e gli americani giudicheranno seconda solo all’11 settembre. Il livello di dimensione e di gravità è immenso. Questa pandemia però, ci insegnerà che si devono rispettare semplici regole spicciole, basilari: se ti dicono di non andare a correre, pensare di eludere il divieto inventandoti qualche scusa può diventare un problema per gli altri. Cambieremo la nostra mentalità, quella stessa che porta molte persone a parcheggiare in terza fila senza preoccuparsi di nulla. Stavolta in ballo c’è la nostra vita. In ultima cosa, sono felicissimo di vedere che in questi giorni in Campania, dove il governatore sceriffo De Luca è sceso in campo personalmente, i contagi aumentano in misura più contenuta. Si può dire che, con la carota ed il bastone, in una regione in cui si temeva il dilagarsi del contagio, le persone abbiano recepito il messaggio. 


Ringrazio il Professor Frattini, come sempre persona illuminata e competente. Dopo aver sentito per giorni dotti medici e sapienti di facebook, l’eloquio del professore ha riconciliato la mia mente. Per una questione scaramantica separo i due volumi delle mie vecchie tesi. Vicino a quella riguardante l’Unità dell’Europa trovo Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, (avrebbe dovuto chiamarsi magari Confessioni di una mascherina, se fosse stato scritto al giorno d’oggi) e nella collocazione dell’altro volume “Geopolitica delle lacrime” scelgo di affiancarlo a Psicomagia di Jodorowsky. Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del nostro malessere, semplicemente restando a casa. Andrà tutto bene.

29.3.20 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

The EU’s initial response to the massive outbreak of coronavirus in Italy was largely “inadequate,” and a lack of European solidarity opened the doors for Russia and China, former Italian Foreign Minister Franco Frattini told RT. 

The new epicenter of the dreaded pandemic, Italy, has been struggling to stop the spread of Covid-19 for weeks now. The disease has already killed more than six thousand people in the country, with over 60 thousand people infected. 

EU tried to pin the blame on Italy
The EU clearly underestimated the virus, blaming the outbreak in Italy on its national healthcare system flaws, according to the two-time foreign minister and OSCE representative. As a result, Brussels, which preaches pan-European solidarity, failed to act when this solidarity was needed in the face of a crisis that eventually affected the entire bloc. Frankly speaking, Brussels is not doing enough. At the very first moment, Italy was practically alone against the virus. Many said it was all because of the Italian habits, because Italians do not respect the rules. Suddenly, they realized all the other countries were equally affected. The situation in other major EU states like Germany and France deteriorated rapidly, forcing them to deal with thousands of infected on their own soil. “Everyone just focused on the situation at home before even thinking about helping others,” Andrea Giannotti, the executive director of the Italian Institute of Eurasian Studies, told RT.

25.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Coronavirus, c’era una volta l’Europa

A Berlino si è deciso di cancellare in un attimo la convenzione di Schengen, simbolo di un accordo storico per una nuova Unione senza confini 
DI STEFANO FOLLI

Tutti coloro che per lunghi anni hanno creduto nell'Europa oggi devono cerchiare la data sul calendario con un lapis nero, in mancanza del sassolino ugualmente nero usato dagli antichi romani per segnalare i giorni funesti. E la ragione va cercata a Berlino. Lì, nella capitale della nazione egemonica in Europa, il perno dell'architettura economica e istituzionale su cui si regge l'Unione, lì si è deciso di cancellare in un attimo la convenzione di Schengen...



16.3.20 | Posted in , , , , , , , | Continua »

La SIOI e il Ministero dell'Interno hanno siglato un Protocollo d'Intesa per istituire una partnership strutturata volta alla formazione dei Funzionari ed Ufficiali della Scuola per le Forze di Polizia


La SIOI e il Ministero dell'Interno hanno siglato un Protocollo d'Intesa per istituire una partnership strutturata volta alla formazione dei Funzionari ed Ufficiali della Scuola per le Forze di Polizia



Roma, 9 dicembre 2019

Il Presidente della SIOI, Franco Frattini e il Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli, hanno siglato il protocollo lo scorso 29 novembre, alla presenza del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. 

“Con la collaborazione della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), è stato pianificato un articolato percorso addestrativo per funzionari e ufficiali, che consentirà loro l’acquisizione dell’expertise necessario a ricoprire posizioni sempre più di vertice in seno ad organismi internazionali e, in particolare, alle istituzioni europee che operano sul fronte della sicurezza.” 





Queste le parole del Gen. D. G. di F. Giuseppe Bottillo, Direttore della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, durante il suo intervento, il 3 dicembre scorso, in occasione della cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2019/2020, che si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella



9.12.19 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia 

02.11.2019 - int. Franco Frattini 



Il Medio Oriente è in totale subbuglio, con Erdogan che guarda a Est. Gli errori e le colpe del disastro 

Il Medio Oriente è in subbuglio e i focolai di conflitto si moltiplicano. Il centro della destabilizzazione è la Siria, che ha visto il riaccendersi degli scontri dopo l’ingresso nel suo teatro della Turchia di Erdogan, con la scusa di voler allontanare i curdi. Ma come siamo arrivati al disordine attuale? Analisti ed esperti militari sono concordi nell’individuare la causa scatenante dello sconquasso mediorientale: la guerra in Iraq del 2003. E oggi, perché la Turchia, in quegli anni vicina all’Europa, ora guarda a Est e pratica una politica di potenza? Perché l’Europa ha ormai abbandonato ogni prospettiva di coordinamento in politica estera? Il Sussidiario ne ha parlato con un protagonista della politica estera di quegli anni, Franco Frattini, per due volte ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione europea, che offre una chiave di lettura in retrospettiva capace di portare al cuore e alla radice del caos mediorientale attuale. 

Analisti e militari concordano che la guerra in Iraq nel 2003 ha destrutturato il Medio Oriente, portando al caos che vediamo. Lo conferma? 

Questo è esattamente ciò che mi disse l’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. L’Egitto era uno dei più forti alleati dell’Occidente. Mi confidò: “La missione in Iraq, con l’azione unilaterale anglo-americana, creerà i presupposti per lo scardinamento degli equilibri dell’area”. Noi non gli credemmo, anche se bisogna ricordare che l’Italia è arrivata in Iraq dopo la delibera Onu, perché la nostra Costituzione impedisce di partecipare ad azioni di guerra. Ma non è stato l’unico errore, forse neanche il più grande. 

E quale sarebbe stato questo sbaglio?

Una volta assunto il controllo dell’Iraq, gli anglo-americani hanno identificato il partito Baath con Saddam Hussein, come se tutti i funzionari pubblici fossero suoi seguaci. L’Iraq non era la Libia, aveva una burocrazia che funzionava, così come funzionava in Siria. E i funzionari non erano uomini di Saddam, la distruzione della burocrazia ha portato queste persone da un giorno all’altro a trovarsi senza lavoro. E loro ci hanno ripagati disseminando l’intero Medio Oriente di odio anti-occidentale. Noi cercammo in tutti i modi di evitarlo, premendo sul presidente Bush, ma senza successo. 

Un altro focolaio è quello della Turchia, che ai tempi della guerra in Iraq era pure vicina ad un possibile ingresso in Europa. Poi che cosa è successo? 

È cambiato il mondo. All’epoca, insieme al mio collega britannico, avevamo fondato il gruppo “Friends of Turkey”, con il compito di attuare azioni positive per allargare l’Europa alla Turchia, il che ci avrebbe aiutato moltissimo. Ai tempi, grazie al mio impegno, il partito Akp di Erdogan, che in quegli anni era un politico in ascesa, era diventato membro osservatore al Parlamento europeo. 

E poi che cosa è andato storto? 
Chirac e Schröder ci dissero di farla finita con questo tentativo, perché tutt’al più con la Turchia si sarebbe arrivati a un partenariato speciale. Bisogna conoscere la storia turca: è ottomana e post-ottomana, è un popolo che non si dimentica di essere erede di un grande impero. Non accettarono gli schiaffi dell’Europa e il loro orgoglio nazionale li ha fatti voltare da un’altra parte: alla Russia, all’Iran, a un ruolo di potenza regionale in Medio Oriente. 

È quello che sta accadendo oggi. Fu l’unica motivazione? 

Oltre a questo schiaffo ci furono le crisi migratorie e l’islamizzazione sempre più dura del partito di Erdogan. Oggi questo processo è irreversibile, per scelta stessa della Turchia. 

L’Europa sembra aver perso gran parte dell’attrattiva anche per Paesi che ne furono fondatori. Le carenze maggiori si notano proprio nella politica estera. Sull’invasione di Erdogan in Siria, per esempio, l’Ue non ha saputo avere una voce comune. Perché? 

Rispetto a quei tempi c’è stato un degrado progressivo dei rapporti tra gli Stati europei sui temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, dell’immigrazione. Un’Europa a 27 non si governa come una a 14, prima dell’allargamento a Est avvenuto nel 2004: già con 24 membri era diventato tutto più complicato. Negli ultimi anni ho visto l’Europa votare in tre modi diversi sulla crisi israelo-palestinese: un gruppo a favore di Israele, uno pro palestinesi, un altro che si asteneva. Peggio di così… 

Un’altra prospettiva dimenticata da tempo è quella di creare un esercito europeo. Oggi l’Ue si accontenta di avere un Alto rappresentante per la politica estera, che di alto però ha solo di nome… 

Proprio io parlai di esercito europeo nel mio discorso di insediamento, quando l’Italia diventò presidente di turno dell’Europa nel 2003. Il giorno dopo uscì un articolo sul Financial Times che diceva: arrivano dall’Italia a farci perdere l’esercito della corona. Ma oltre al Regno Unito, e tranne forse Francia e Germania, anche gli altri Paesi si mostrarono riluttanti. 

Il collasso delle relazioni internazionali di cui si parla spesso ha colpito anche i rapporti tra Stati Ue? 

Sì, è uno scollamento dovuto alla mancanza di valori guida, ed è un fatto gravissimo. Come può essere rispettato il principio della fiducia reciproca, un pilastro del trattato europeo, se l’Italia viene lasciata sola davanti agli sbarchi a Lampedusa? Come può esserci fiducia se non si scambiano informazioni sui terroristi? L’attentatore del mercatino di Bruxelles ha attraversato ben 4 Paesi europei prima di essere arrestato in Italia. Stessa storia per i terroristi del Bataclan, che hanno varcato diverse frontiere prima di essere fermati. Tutto ciò può accadere solo perché questa fiducia totale, anche nell’intelligence, non c’è più. 

 (Lucio Valentini)

4.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

SIOI – Roma | Giovedì 17 Ottobre 2019, h.16.30


Intervengono
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 
Stephen J. MARIANO Dean, Nato Defence College
Alessandro POLITI Direttore, Nato Defence College
Franco VENTURINI Editorialista, Corriere della Sera

Modera
Gabriele CARRER, Giornalista

Evento realizzato in occasione della X edizione del Festival della Diplomazia

17.10.19 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

SIOI presents The Arctic Awareness Week: High Level Speakers and the Green Generation meet up to promote international cooperation on Arctic issues and concrete and innovative actions on climate change

The Arctic Awareness Week 
SIOI presents The Arctic Awareness Week: High Level Speakers and the Green Generation meet up to promote international cooperation on Arctic issues and concrete and innovative actions on climate change  

SIOI, Rome 1-4 October 2019 

The Arctic Council Observer States are engaged in the activities of the Arctic Council in several ways with different objectives. One of them is raising awareness among the public and particularly younger generations, as they are the future policy makers, business leaders and global citizens. Youth engagement through conferences, seminars, and workshops is an important aspect of strengthening awareness and accountability of governments, as public opinion can often influence state policies. After Italy’s entrance into the Arctic Council, SIOI has made it a priority to engage in raising awareness within the coming generations concerning sustainable development, protection of the environment and the consequences of climate change in the Arctic region as well as middle latitudes. 

For strengthening relations between Italy, other Observer States and the Arctic States, SIOI organizes, in collaboration with the Royal Norwegian Embassy, the United States Embassy to Italy and the Italian Ministry of Education, University and Research, the first Arctic Awareness Week that encompasses all aspects of the Arctic region including the environment, sustainable development, economy and inter-state cooperation. 

The Arctic Awareness Week, October 1-4, is composed of two large events. The first, an International Symposium “Arctic Connections: A trust-building Arctic cooperation on Energy, Security and Blue Economy” (October 1), in which Arctic States and Observers will be invited to participate and discuss pressing issues relating to sustainable development through Arctic infrastructure and communication, national interests and energy opportunities. The blue economy also will be part of the Conference, as a “blue thinking” approach that looks at eco-sustainability and renewable resources as an ocean of possibilities for the benefit of social and economic growth. The aim of the Conference, which will be paneled by international experts, is to create synergies between the human population and environmental reactions, with a specific focus on the Arctic region. In addition to scientific cooperation, the Observer States, like Italy, can play a key role in raising awareness beyond the Arctic Circle and drawing attention to the importance Arctic climate change, and how it can affect areas outside of the Arctic. 

Climate change can be faced only through a sustainable development approach that includes practical aspects such as energy, security and blue economy. 



The second, ZeroHackathon on Oceans and Poles (October 2-4), is an event aimed at youth participation. Youth are invited to develop innovative, high-impact ideas and projects to promote international cooperation, raising awareness on the most pressing issues related to Oceans and Poles, strengthening resilience of multi-scale changes, addressing the rapidly changing climate and the consequences of pollution, improving a safe and secure use of marine protected areas and the Arctic and Antarctic resources. 





More on: www.sioi.org 

27.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Moscow: Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA

Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA 

On September 13, former Italian Foreign Minister (2004-2008), President of the Institute for Eurasian Studies Franco Frattini delivered a lecture at RANEPA on Important aspects of West-East relations: Challenges and prospects. 

The honorable guest was introduced by the Rector of the Presidential Academy, Vladimir Mau. Franco Frattini thanked the students for coming to his lecture. The last time he visited the Academy, he was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title, the speaker said, adding that he was happy to continue cooperation with the Presidential Academy.

He spoke with the students about the relationship between Russia and the European Union and Russian-Italian relations. He noted that during his tenure as Italian Foreign Minister, relations between the two countries, as well as between Russia and the EU, were at the highest level. Franco Frattini regretted that contacts between Russia and the West are tense now, aggravated by the anti-Russia sanctions. He believes the EU has made a number of mistakes, which eventually led to the crisis. 


During his presentation, Mr. Frattini emphasized Russia’s prominent strategic role in promoting the resolution of the Syrian crisis, appreciating its strong presence and results achieved in the fight against terrorism. The speaker noted that while Russia was in Syria and contributed to the fight against terrorism, the EU did not intervene. He also discussed North Africa, including the role of Egypt, and Libya before and after Muammar Gaddafi. According to the speaker, the West should realize there are common interests, and the enemy is not the East or Moscow, but all those “asymmetric threats” such as cybercrime and chemical weapons in the hands of terrorists. We need to confront all these threats together, Mr. Frattini said.

Mr. Frattini’s lecture was organized by the Department of International Regional Studies and Regional Management of RANEPA Institute of Public Administration and Civil Service. 

Franco Frattini was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title by Rector Vladimir Mau in 2018. Also in 2018, he agreed to co-head a new program on International Humanitarian Cooperation (a Russian-Italian program with in-depth study of foreign languages) at the IPACS Department of International Regional Studies and Regional Management.






What unites Russia and EU is (much) more than what divides them 
Lectio Magistralis 
Prof. Franco Frattini
Moscow, 13 September, 2019
RANEPA, The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration


I recall with a certain emotion when, in my quality of Foreign Affairs Minister of Italy, in 2002, I could attend an event that helped to make a step forward in the relations between the West and Russia. I’m referring to the historic handshake between President Putin and President Bush, under the auspices of the Italian Government of those days, which admitted Russia to be part of a NATO-Russia Council, thus breaking a cultural, historical, political and diplomatic wall. 

Much more than seventeen years have gone since that far-away 2002. It seems an entire historical period has gone, and unfortunately, today we see as the reestablishment of relations, of a strategic partnership are both in a complex, difficult, in some ways even frozen phase. I’m referring to the strategy that has resulted in the introduction of sanctions against Russia and, of course, to the Russian answer to Europe. 

If I go back to the origin of this crisis, namely the question of Ukraine, with the violent deposition of President Yanukovich, I think we should say that both sides - Ukraine and Russia - have made mistakes; but in my quality of European, of Italian citizen, coming from one of the founder countries of Europe, I am afraid I must say that big errors have been made by Europe. I also remember – I was then still Minister of Foreign Affairs – when in 2009 we celebrated the start of the so-called Eastern partnership, dedicated to Countries – such as the Ukraine, Moldova, Georgia – Europe had declared the intention of strengthening economic and political relations with; well, a failure of Europe dates back to that time, to the initial period of the Eastern partnership. And it's a mistake that, speaking at that 2009 Summit, I had signalled. 

Let me better explain. There was the temptation, maybe the tendency, and in any case we gave the impression, that Europe had created – through the Eastern partnership – a new fast track to the future adhesion of partners to the European Union and maybe even to NATO membership. After many years of negotiations for enlargement, following the success of the 2004 and subsequent enlargements, we gave the impression of wanting to overcome rules, procedures, policies, everything that we call « the acquis » – which any candidate State must reach – while indicating a new “political” process of accelerated accession. 

Certainly this accelerated accession neither would nor should have ever been referred to as perspective. This primarily because there are procedures that all countries must respect. And secondly because, doing so, we gave the impression – and it's an impression that surely did not correspond to the wishes of countries like Italy or France and Spain, which shared on this our same position – that this Eastern partnership was born and developed against Russia: not to cooperate but to counter. It appeared as a new containment policy that, extending to the future of NATO enlargement, certainly gave the impression the Europeans were not acting friendly toward Russia. A few years later, at the time of the negotiations for the signing of the agreement on cooperation and partnership between Ukraine and the European Union, once again that agreement was presented as an alternative arrangement in any Ukraine's ability to continue to work on the East with its main strategic partner, Russia. In other words, it gave the impression that for some EU countries (but not for the others) the real political choice was that Ukraine was faced with an alternative: either you choose the signature with Europe, or you choose the alliance with Russia. 

This alternative was wrong. I believe it is one of the causes of the crisis that followed, but today we have to analyse it calmly. Then, and it’s recent history, we saw the annexation of Crimea, the clashes in the Eastern provinces of Ukraine, and -as I said- errors by all the parties involved, up to the Minsk accords, which today constitute at the same time an objective and a start, because they establish the basis for commitments that must be fully respected on both sides. 

I hope that President Zelensky is changing the Ukraine attitude to engage with Russia, maybe within the “Normandy format” to the full implementation of Minsk Agreement. The announced exchange of prisoners would be a much welcome first step. Italy's position is known, and has been reiterated at the highest levels of the Italian Government. Italy accepted the sanctions policy against Russia for a duty of loyalty, in order to avoid splitting the unity of the European Union, and not because it was (or is) convinced that the way forward is that of economic sanctions, which, among other things, will damage some countries - first of all Italy -, much more than other EU countries. 

Unfortunately, after some years, the Italian successive governments were not strong enough to pretend, at the moment of renewing the sanctions, a deep and substantial political debate, instead of confirming every 6 months. Italy believes that a policy of re-engagement of Russia as a strategic partner is not only necessary, not only urgent, but even indispensable for some major themes of global geopolitics. 

And I'll explain. Our world is going through global and globalized crisis that certainly we cannot solve if the Russian Federation (and incidentally China) are not fully involved along with the West. Russia has certainly a key role in the Syrian issue, because its strategic role and military presence and the strong results achieved against Daesh are well known; where, unfortunately, we must admit, with the policy of the international community we are leaving Syria in the drama, terror, despair of millions and millions of refugees. 

Let’s look to North Africa, to Egypt, where Russia has been able to consolidate a strong presence, providing also with assistance and training to the Egyptian institutions, precisely at a time when some Western countries (but, I want to emphasize, this does not apply to Italy, which increased its relationships) had begun to abandon the current Egyptian Government, with the consequence of a greater fragility in that country. I think no one can deny how much more decisive a strong commitment of Russia in the UN Security Council would be, resulting in a more coordinated framework of solution for Libya, a country battered, divided, where the West thought they can do alone, while the Arab world is in its turn divided inside. The necessary consequence of all this is that, even today, the Security Council is unable to find a way to a resolution that will promote political unity, support, but also launch a serious offensive against terrorism and trafficking of human beings. 

More generally, I see the need for a revival of our engagement with Russia; it is necessary to recreate a strategic partnership in order to counter the challenge to global security and to fight against terrorism, which means cyberterrorism, the so-called cyber-crime; which means economic terrorism, with the huge amount of funding that terrorism still succeeds in collecting through illegal trafficking; and, finally, pure and simple criminal terrorism, Daesh's terrorism, which every day threatens to hit the heart of Europe, and in some case has already affected the European countries, and where – for reasons of convergence of interests – the Russian Federation has exactly our same interest in fighting terrorism before it reaches our homes. I know that the Minsk accords must be implemented; I know that the administrative decentralization of certain regions of Eastern Ukraine must be completed and strengthened to a structure whose virtuous example we Italians have in South Tyrol : the example of a really strong and advanced autonomy. 

I know that there are still investigations and doubts about many victims on each side. All of that is well known. I am equally well aware, in my experience, of the institutional concerns of the Baltic countries, countries that suffered during the Soviet period, countries which aim more to a defence and to a containment rather than to a re-engagement of Russia. I understand these feelings. But I believe that feelings of this kind may be partially mitigated, compensated, looking at an even stronger interest: the global interest, the interest to deal with problems that are common to all of us. That interest, not the divisions, should prevail. I believe this is the meaning of leadership that we expect, that my country expects, that – I think – many Europeans expect from the European Union, its institutions, the Governments of the European countries and also by the Government of the Russian Federation. I see an even worse scenario, if really Trump’s administration will deepen the impact of the U.S. withdrawal from international treaties on non proliferation and arms reduction. I hope that president Trump will be able to react to those, in many American élites and circles, who are pushing him to another cold war era, including nuclear tests and deployment of missiles, that would be exactly the opposite of what the world of today needs. 

It’s time for EU to first gradually review the sanctions-based policy vis-à-vis Russia. Maybe, making a first concrete step by re-opening channels and projects funding from the EBRD to the Russian small and medium enterprises, and so establishing a virtuous circle in view of lifting useless and – for EU and ITA – counterproductive sanctions. I think we should encourage President Trump’s proposal to invite back Russia to join G7, working again as G8 beginning with next year’s U.S. Presidency of G7. France was in favour during last month’s Biarritz G7, and Italy as well. Unfortunately, UK and Germany, because of their current political weakness, were unable to support that move. I hope that U.S. will insist. 

The newly appointed Italian government would be surely in favour. I believe that, rather than repeating mutual accusations, rather than risking falling back into a terrible logic of a new Cold War, it would be good to put on the table, as I tried to do quickly, subjects on which there is a converging interest: our interest as Europeans, Russian friends’ interest, and the entire Western world’s interest, because America and Europe share a goal of global security which cannot be conflicting with the objectives of security which the Russian Federation pursues against drug trafficking or arms trafficking or in contrast to nuclear proliferation. Russia as part of global solution: this should be a key, provided that in the West there are leaders strong enough to elaborate on that principle. These are truly global objectives, because they are goals corresponding to the rules, the founding principles of the United Nations themselves. 

I think today everyone must rethink the logic of confrontation and revive the logic of collaboration, being obviously ready to report when one or the other should let down a transparent sincere and loyal collaboration. 

Thank you very much.

23.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

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