Frattini: la caduta del governo non fu un complotto


Intervista di Franco Frattini al Corriere della Sera

L`ex ministro degli Esteri: la speculazione stava attaccando l`Italia come un leone ferito, Francia e Germania non c'entrano. La maggioranza era sul punto di sfaldarsi. Il Cavaliere compì una scelta alta e giusta,  chi la attribuisce ad altri non gli rende onore.


Visse da protagonista, come  ministro degli Esteri, i mesi drammatici  che portarono alla caduta del governo Berlusconi  e alla nascita dell`esecutivo Monti.  Quelli raccontati nel libro di Alan Friedman. Quelli che, assicura, non furono affatto  mesi di complotti: «Si è fatto tanto fumo. Vorrei diradarlo» dice Franco Frattini,  oggi presidente di sezione del Consiglio di  Stato e, come si autodefinisce, osservatore  esterno più che attore sulla scena politica.  

In Forza Italia si grida al complotto,  qualcuno non esclude nemmeno un ritorno  in Aula sulla richiesta di impeachment.  La delude l`atteggiamento del suo  ex partito?  
«Ai miei amici vorrei ricordare quello  che ci disse, quando si dimise, lo stesso  presidente Berlusconi: "Lo faccio perché antepongo l`interesse del Paese al mio personale".  Fu una scelta alta, seria e giusta,  che alcuni di noi gli suggerirono in privato  e - come me - anche in pubblico. Far  passare in secondo piano quelle parole  credo non sia un favore, ma un torto a Berlusconi».  

Torniamo a quel giugno del 2011,  quando Napolitano sondò Monti: fu una  esondazione dai suoi compiti?  
«La nota del capo dello Stato mi pare  chiarissima: consultare un ex commissario europeo e allora presidente della Bocconi  largamente stimato come era Monti, chiedergli  valutazioni sulla crisi economica  dell`Italia che era già evidente con l`inizio  dell`attacco speculativo che raggiunse il  suo apice nelle settimane successive, mi  sembra un fatto normale e direi doveroso». 

Cosa successe nel giugno 2011?  
«Tremonti presentò la manovra a giugno,  perché a fine mese il governo doveva  andare al Consiglio europeo con l`annuncio  delle misure che sarebbero state prese. Conteneva ipotesi di riforme strutturali rigorose,  tagli di spese importanti, e si parlava di pareggio di bilancio concordato nel  2014. Immediatamente si scatenarono una  raffica di dichiarazioni dall`interno della  maggioranza fatte di minacce di defezioni  ulteriori rispetto a quelle già subite con lo  strappo di Fini, e fatte da annunci di crisi a  giorni alterni da parte della Lega...».  

Sta dicendo che il rischio crisi era già  evidente a giugno?  «Ma certamente. E a luglio, nel suo discorso  alle Camere, Tremonti diede il senso  della drammaticità della situazione con   questa frase: "Come sul Titanic, qui vanno  a fondo anche i passeggeri di prima classe".  Lo spread, lo ricordo, era già salito a  300, le preoccupazioni europee crescevano  e ci arrivò la lettera della Bce nel mezzo di  un durissimo attacco speculativo all`Italia.  Berlusconi tornò dal vertice di Cannes con  l`impegno ad anticipare il pareggio di bilancio  al 2013, e Tremonti si infuriò perché  sarebbe servita, disse, una manovra enorme.  Lo spread si impennò, la maggioranza  era a un passo dallo sfaldarsi - c`era il gruppo di Antonione che aveva lasciato, si  parlava del possibile strappo di Scajola - e  fu chiaro che non avremmo potuto reggere». 

C`è chi sostiene che l`aver dato segnali  che Berlusconi poteva essere sostituito  abbia lasciato mano libera alla speculazione.  
«Ma la speculazione va dove vede il leone  ferito, e quello era l`Italia allora. E non  perché, come alcune fantasiose ricostruzioni  vorrebbero, Francia e Germania puntavano contro di noi, ma perché nel mezzo  della tempesta che stava trascinando via  Grecia, Portogallo, Irlanda, i due maggiori  contributori dell`Ue non avrebbero potuto  sostenere il possibile crollo di un Paese come  l`Italia che per economia è il temo del l`Unione».  

E però che si mirasse a Berlusconi in  Europa non era un mistero: le risatine tra  la Merkel e Sarkozy, l`opinione che in Europa  e nel mondo si aveva di un Berlusconi  travolto dalle vicende giudiziarie pesavano.  
«Non c`è dubbio che il problema esistesse. Tremonti, fu scritto e non smentito e fu soprattutto ascoltato, arrivò a replicare  a Berlusconi che temeva il complotto di  Sarkozy che "il problema non è Sarkozy  Silvio, il problema sei tu!". E non posso negare  che in quei mesi, quando incontravo i  miei omologhi, la prima domanda che mi  sentivo fare era "ma come è possibile che  con tutti questi scandali, queste inchieste  così gravi, non succeda niente, il governo  vada avanti...?"».  

Ma Napolitano cosa diceva a Berlusconi  in quei mesi?  
«Io partecipai a un incontro al Quirinale  delicato e difficile, e sentii dire quello che, mi è stato assicurato, il capo dello Stato aveva ripetuto più volte: "Presidente, lei  si preoccupi della sua maggioranza. Finché  c`è, il suo governo sarà in carica". E infatti il governo cadde  quando la maggioranza  venne meno  in Parlamento,  non fuori».  

Ma lei che gli era  vicino in quei mesi,  pensa che Berlusconi  abbia sospettato  che ci fossero manovre in corso  del Quirinale contro  di lui?   
«Per come l`ho conosciuto in tanti anni,  credo che se lo avesse pensato non si sarebbe  mai dimesso. Avrebbe lottato con le  unghie e i denti, avrebbe reagito nella maniera  più forte, come ha fatto quando si è  sentito perseguitato per le sue vicende giudiziarie. Non si sarebbe piegato. E invece  fece un gesto dì grande responsabilità,  di sua volontà, comportandosi da statista. Penso sia anche per questa consapevolezza  che oggi non unisce la sua voce alle tante  che stanno gridando a un complotto che non è mai esistito». 




12.2.14 | Posted in , , , , | Continua »

INTERVIEW - Le Monde: Frattini, 'il faut assurer à l'OTAN un rôle de plus en plus "politique" et plus seulement militaire'



Interview à Le Monde.fr 
 Propos recueillis par Philippe Ricard et Jean-Pierre Stroobants (Bruxelles, bureau européen)

Ancien commissaire européen à la justice et aux affaires intérieures, l'Italien Franco Frattini a également été ministre des affaires étrangères dans son pays (2008-2011). En 2012, il rompait avec le berlusconisme, reprochant notamment à son parti, le Peuple de la liberté (PDL), sa dérive antieuropéenne. Dans un entretien au Monde, il indique aujourd'hui officiellement qu'il est candidat au poste de secrétaire général de l'OTAN, que le Danois Anders Fogh Rasmussen quittera le 1er août 2014.

Quelles sont les motivations de votre candidature ?
Franco Frattini: Je suis le candidat de l'Italie, soutenu par le président, Giorgio Napolitano, l'ex-président du conseil Mario Monti et l'actuel, Enrico Letta. J'estime avoir quelques arguments pour briguer ce poste. Lorsque j'étais commissaire européen, j'étais notamment en charge des questions de sécurité. Cela m'a permis de comprendre comment il fallait optimiser la relation OTAN-UE dans le domaine de la défense, éviter les décisions non coordonnées et les duplications. Je suis par ailleurs issu d'un pays riverain de la Méditerranée, l'une des régions où le risque d'instabilité est le plus fort et dont je connais les problèmes réels.

La crise politique en Italie peut-elle nuire à votre candidature ?
A l'OTAN, le choix est celui d'une personne et d'une vision, pas d'un pays ou d'une affiliation politique, même si les Etats soutiennent leur candidat. Je suis sûr qu'il y aura un gouvernement en Italie quand il faudra choisir le secrétaire général de l'OTAN. Ceci dit, une crise politique ouverte pourrait précipiter le pays dans une situation désastreuse, en particulier sur le plan budgétaire. J'espère que le bon sens va prévaloir, et que M. Letta parviendra, d'une façon ou d'une autre, à rester à son poste.

M. Letta engage la confiance de son gouvernement mercredi 2 octobre. Sera-t-il en mesure de rester au pouvoir avec le soutien d'anciens élus du PDL ?
Il ne sera pas question d'accuser de trahison ceux qui voteront pour le maintien d'un gouvernement stable. Les ministres du PDL qui ont décidé de quitter le gouvernement ont dit qu'ils le faisaient par loyauté envers M. Berlusconi, mais ils ont indiqué qu'ils n'acceptaient pas d'être entre les mains d'extrémistes. En 1994, à sa création, Forza Italia était un parti libéral, modéré, proeuropéen, mais ce parti n'a plus rien à voir avec ses origines.

C'est M. Berlusconi qui a trahi la formation qu'il a créée ?
Il a été encouragé par ceux qui souhaitaient, dès la première minute, ne pas appuyer le gouvernement de M. Letta. Son entourage a agité la menace de la prison ou d'une confiscation de tous ses biens. Ces gens profitent d'une situation dramatique au plan humain pour servir leurs visées extrémistes. M. Berlusconi lui-même n'est pas un extrémiste. Je lui ai été loyal pendant plusieurs années en tant que ministre, mais dès que la ligne politique du parti n'a plus été acceptable, je l'ai quitté.

La succession à l'OTAN surviendra presque au même moment que l'attribution des postes à la tête des institutions européennes. Pourriez-vous pâtir de l'éventuelle candidature de Mario Monti à l'une de ces fonctions ?
Ce sont deux choses différentes. Au sein de l'UE, les postes sont répartis en fonction de l'affiliation politique des candidats. Il faut donc être affilié à l'une d'elles, ce qui n'est pas le cas de Mario Monti. Les décisions sont prises sur une autre base à l'OTAN. Les Etats-Unis, le Canada, la Norvège, la Turquie, ne sont pas membres de l'Union, mais siègent à l'OTAN. On ne pourrait pas leur expliquer qu'un candidat non retenu en Europe soit proposé à l'OTAN...

Vous avez, vous, le soutien, évidemment indispensable, de Washington ?
Nous en reparlerons plus tard, mais j'ai toujours entretenu d'excellentes relations avec les Etats-Unis. En particulier avec Hillary Clinton, lorsqu'elle était secrétaire d'Etat, puis avec John Kerry. M. Letta doit, par ailleurs, rencontrer le président Barack Obama à la mi-octobre.

Tous les Européens sont derrière vous ?
Je ne peux dévoiler le contenu de discussions confidentielles mais je n'ai, en tout cas, reçu aucun message négatif.

L'OTAN se pose aujourd'hui des questions sur sa véritable raison d'être alors que, partout en Europe, les budgets consacrés à la défense fondent. Quels sont vos remèdes ?
Premièrement, il faut assurer à l'OTAN un rôle de plus en plus "politique", et plus seulement militaire. Son expérience dans la gestion "post-crise", notamment en Afghanistan, en Irak ou en Libye, doit être consolidée. La création d'un ministère de la défense, d'une agence de sécurité nationale ou d'un corps de police sont des faits majeurs qui font que le rôle de l'organisation n'est plus celui d'un acteur de guerre mais de paix, de stabilité, de prospérité.

Deuxièmement, il faut, dans le domaine des budgets, cesser de procéder à des coupes horizontales, assez faciles, pour poser de vrais choix politiques : on peut rationaliser dans le secteur des troupes de terrain, mais il faut investir dans la cyber-sécurité et la haute technologie. Et, bien sûr, poser des choix en coordination entre l'UE et l'OTAN. Les principes de mutualisation et de partage (pooling and sharing) ou la défense intelligente doivent être traduits en actes concrets. La réorientation des Etats-Unis vers le multilatéralisme et l'Asie obligera en fait les Européens à faire davantage.

La relation transatlantique est ternie par le scandale des écoutes de la NSA, l'Agence de sécurité nationale américaine. Cela va compliquer votre tâche ?
Si les Etats-Unis ont des partenaires fiables, ils leurs parlent. Comme commissaire européen, j'ai négocié des dossiers difficiles en liaison avec le respect de la vie privée ou le terrorisme et j'ai reçu les explications nécessaires. Lors de mon mandat européen, on a aussi beaucoup évoqué les prisons secrètes de la CIA. Les enquêtes ont démontré qu'elles n'avaient pas existé.



1.10.13 | Posted in , , , , , , , | Continua »

INTERVISTA - Comandano gli estremisti, ora i moderati vengano allo scoperto


Se è questa la nuova Forza Italia il giudizio del Ppe sarà molto severo
L’ex titolare della Farnesina: “ad Arcore è stato deciso di voltare le spalle al Paese, è una crisi al buio

Intervista Il Mattino, di Maria Paola Milanesio


Franco Frattini ha lasciato il Pdl e il Parlamento. Visto da lontano, dove sta andando il suo ex partito? 

«Temo che una pulsione estremista lo stia allontanando dallo spirito della Forza Italia del `94. Allora, attorno a un tavolo a cui c`ero anch`io, sedevano Urbani, Marzano, Martino, Pera. Personalità da cui si aveva tutto da imparare». 


E oggi a quel tavolo c`è Daniela Santanché. 

«Non faccio nomi. Sottolineo soltanto che c`è chi, in Parlamento, ha definito l`Europa un problema e non un`opportunità; e chi, stravolgendo gli ideali della rivoluzione liberale, ha preso posizioni pubbliche che mi hanno costretto a lasciare il Parlamento. Oggi di quell`anima liberale e moderata non c`è più traccia». 


Qual è stato il punto di rottura? 

«Da tempo ne vedevo i sintomi. La causa che ha scatenato il mio dissenso è stato il ritiro della fiducia al governo Monti. Ho apprezzato gli sforzi di Alfano, Lupi e Quagliariello che hanno incoraggiato Berlusconi a dar vita all`esecutivo Letta, ma ad un certo punto ho visto una palla di neve diventare valanga. Ho sentito dichiarazioni che incitavano a sfasciare tutto e da qui derivarne conclusioni assunte, tra l`altro, senza un dibattito trasparente». 


È la prima volta che accade? La lista dei ministri non veniva decisa a tavolino? 

«Una cosa è scegliere chi può far parte della compagine di governo ed è un diritto che riconosco al capo di un partito. Altra cosa è quel che è successo ad Arcore, quando si è deciso di voltare le spalle al Paese».


C`era anche Berlusconi ad Arcore. E ostaggio delle forze estremiste del partito? 

«Ha avuto la meglio chi da tempo soffiava sul fuoco. Difficile dire che cosa sia accaduto ma, da quel che si legge, non c`erano nemmeno i ministri interessati. Attorno a Berlusconi non c`erano persone capaci di prospettargli il bene del Paese e la stabilità politica. E la stabilità imprenditoriale, perché se la Borsa crolla e lo spread sale anche le aziende della famiglia Berlusconi subiranno un contraccolpo. Se Fedele Confalonieri ed Ennio Doris, da manager, erano contrari alla crisi, ci sarà un motivo?». 


Berlusconi spiega la sua scelta come una risposta al fatto che "lo vogliono far fuori". 

«Una cosa è dire che ha subìto attacchi senza precedenti, altra cosa è provocare lo sfascio del Paese. Abbiamo tutti grande rispetto per il suo dramma umano e abbiamo apprezzato il suo senso di responsabilità, quando - ancora fino a pochi giorni fa - diceva di sentirsi perseguitato ma di non voler provocare una crisi di governo. Ora c`è stata un`inversione a 360 gradi». 


Qual è l`approdo dei moderati del Pdl? 

«Noi non abbiamo un popolarismo italiano ed europeo, ma solo partiti che fanno parte della grande famiglia del Ppe. Da noi manca una Cdu come c`è in Germania, una Ump come c`è in Francia, una Ovp come c`è in Austria, modelli dei grandi partiti liberali, cattolici e riformisti che si ispirano alla grande famiglia del Ppe. Se non cambiano i presupposti su cui sembra nascere la nuova Forza Italia, credo che il giudizio dei popolari europei sarà molto severo. Come Urbani, penso che la Forza Italia del 2013 sia fuori dalla tradizione liberale e moderata del `94». 


Ha già avuto segnali di questa preoccupazione europea? 

«Ovunque io vada - sono stato a Berlino, nelle prossime ora a Bruxelles incontrerò Barroso e Van Rompuy - mi viene chiesto che cosa accade in Italia. Amo il mio Paese e cerco di far vedere sempre il bicchiere mezzo pieno: siamo usciti dalla procedure europea per il deficit eccessivo, abbiamo fatto le riforme, i mercati stessi ci danno fiducia perché la maggioranza di governo regge. Non credo che adesso basteranno ancora queste risposte»


Alfano sarà "diversamente berlusconiano". Che cosa vuol dire? 

«Ricordo il Berlusconi di 20 anni fa: aveva sempre il sorriso sulle labbra, guardava al futuro in modo positivo. Oggi abbiamo di lui un`immagine aggressiva, che è certamente conseguenza dei drammi umani vissuti. Ma il sogno positivo è sparito. Alfano non c`era nel `94, ma forse è a quello spirito che pensa sostenendo di voler essere "diversamente berlusconiano". In altre parole, molti di noi - ma non tutti - potrebbero dire di non essersi mai allontanati da quei valori». 


Se ne è allontanato Berlusconi? 

«Sta vivendo un dramma umano. Non credo sia l`ispiratore di questa svolta ma piuttosto che sia entrato in una spirale che lo allontana dalla visione moderata e liberale di cui è stato artefice».


Che cosa si aspetta dai moderati del Pdl? 

«Che si mettano una mano sulla coscienza. Una crisi di governo porterebbe all`apertura della campagna elettorale a febbraio-marzo, vale a dire alla vigilia del semestre italiano di Presidenza europea, ammesso che il capo dello Stato sciolga le Camere. Sarebbe indegno, però, tornare a votare con questa legge elettorale. Mi fa rabbrividire il solo pensiero di vedere che quelle stesse persone che ora compilano le liste di proscrizione e decidono le epurazioni, siedano poi attorno a un tavolo per scegliere i futuri parlamentari. Meno male che c`è Napolitano, che saprà gestire anche questa difficilissima fase». 


«Penso che abbia ancora la possibilità di dimostrare che 20 anni di leadership politica non si disperdono mandando il Paese verso una crisi al buio».



30.9.13 | Posted in , , , , , , | Continua »

Grave voltare le spalle al Paese. Necessari serietà e impegno leali


Grave voltare le spalle al Paese. L'Italia é in difficoltà, non merita una irresponsabile crisi al buio. Necessari serietà e impegno leali. 

Quale osservatore esterno al Parlamento e alla politica attiva mi riconosco nelle parole di chi in queste ore, nel centrodestra, ha preso le distanze dalla decisione del Pdl di ritirare la delegazione al governo, e guarda quindi con dolore ad un gesto che lacera le prospettive future dell'Italia

Si tratta di quello stesso modus operandi da cui mesi fa decisi di prendere le distanze, esprimendo un dissenso pubblico in Parlamento perché non potevo più condividere pulsioni populiste, anti-europeiste e addirittura anti-nazionali. 

Come il Professor Urbani anche io ricordo il sogno del '94: un'esperienza molto bella che mi portò a militare e ad impegnarmi per la sana politica, per lo sviluppo del Paese, per la riforma delle istituzioni e della giustizia, inclusa la separazione delle carriere dei magistrati. 

E ora, come il Professor Urbani e molti altri, anche io ritengo che la "rinata" Forza Italia non incarni più l'anima moderata e liberale che si ispirava all'amore per il nostro Paese

29.9.13 | Posted in , , , | Continua »

Italy's ex-foreign minister rules out Berlusconi comeback



By Alvise Armellini, Dpa

Rome (dpa) - Italy will never again be ruled by Silvio Berlusconi, says Franco Frattini, who served as foreign minister under the scandal-tainted three-time prime minister.

"I categorically rule it out," Frattini said in an interview with dpa.

Frattini, a candidate for the post of NATO chief, was Italy's top diplomat from 2002-2004 and 2008-2011, before breaking ranks with Berlusconi and his People of Freedom (PDL) party in December.

He spoke as lawmakers from the party threatened to topple the grand coalition led by Prime Minister Enrico Letta, raising the spectre of fresh elections and a comeback for Berlusconi.

But Frattini suggested that he was tired of politics after nearly 20 years at the top.

The former premier, who turns 77 on Sunday, faces expulsion from parliament and one year of community service or house arrest for tax fraud.

"One of the things he often says in public - 'If I could, I would go and live my life in peace' - he would also tell me in private," Frattini said.

"When I could still talk to him frankly (...) I sensed a feeling of deep frustration and weariness."

Frattini was due to travel to Berlin to take part in think-tank meetings on Friday and discuss his bid to replace Anders Fogh Rasmussen of Denmark as NATO secretary general. The appointment is to be decided by mid-2014.

The former European Union commissioner broke away from Berlusconi in protest at the anti-euro and anti-German rhetoric he adopted in campaigning for votes in elections in February
Frattini recalled his last months in office, when markets had turned against Italy, pushing its borrowing costs to unsustainable levels and leading Berlusconi to resign in November 2011.

He dismissed suggestions - popular in PDL circles - that German Chancellor Angela Merkel and former French president Nicolas Sarkozy conspired, along with EU officials, to bring down the Italian government.

"There was no plot whatsoever, absolutely," Frattini said.

However, he admitted he had been "very annoyed" by a Merkel-Sarkozy press conference after an EU summit in October 2011, where the two looked at each other and smirked when asked if they trusted Berlusconi.

"The strong antipathy between Sarkozy and Berlusconi was a key factor, it inspired those remarks, those gestures, that exchange of glances," Frattini said.

He suggested that Berlusconi stoked anti-euro and anti-German sentiment
, much like the satirist and protest Five Star Movement leader Beppe Grillo had, to cover up his own failings.

"Objectively speaking, the governments in which I served with absolute loyalty made some mistakes," Frattini said. "Former economy minister (Giulio) Tremonti certainly made a mistake by constantly pointing his finger at Euro-German diktats."

Three months before he resigned, Berlusconi was sent a letter by the European Central Bank with a list of economic reforms and austerity measures his government had to take in return for the bank defending it from market speculation.

Frattini insisted that it simply spelled out commitments that Berlusconi had himself taken on, including the pledge to achieve a balanced budget by 2013, rather than 2014, which forced his successors to push through extremely unpopular austerity measures.

"We have to recall this, so we cannot say afterwards it is someone else's fault," Italy's former top diplomat said.

Frattini now chairs the Italian Society for International Organizations (SIOI), a training school for diplomats and think tank controlled by the Italian Foreign Ministry. He is not aligned to a political party.

Expressing his admiration for President Giorgio Napolitano
- who imposed a grand coalition on squabbling politicians after an inconclusive election result - Frattini said a government crisis "would be an absolute curse for Italy."
He said he was sure Berlusconi also got the message - regardless of the threats coming from his side. "Even in the PDL (...) they understand that it cannot be in the interest of the Italian centre-right to send the country to the dogs."


Italiens Ex-Außenminister: Kritik an deutschem Diktat war Fehler =

Rom (dpa) - Der ehemalige italienische Außenminister Franco Frattini hat sich von Kritik am deutschen Verhalten in der Euro-Krise distanziert. «Der frühere Wirtschaftsminister Tremonti hat sicherlich einen Fehler gemacht, indem er immer wieder mit dem Finger auf das euro-deutsche Diktat gezeigt hat», sagte Frattini der Nachrichtenagentur dpa. Auch den Anti-Euro- und Anti-Deutschland-Kurs der Partei Volk der Freiheit (PdL) Silvio Berlusconis, der er früher selbst angehörte, kritisierte er. Berlusconi habe die Stimmung angeheizt, um von seinen eigenen Verfehlungen abzulenken.

Eine neue Regierungskrise «wäre ein absoluter Fluch für Italien», betonte Frattini, der für den Posten des Nato-Generalsekretärs kandidiert. Er sei sicher, dass auch Berlusconi das verstanden habe. Die PdL ist wichtigster Koalitionspartner von Ministerpräsident Enrico Letta. Nach der Verurteilung ihrer Leitfigur Berlusconi und seinem drohenden Ausschluss aus der Politik haben PdL-Abgeordnete immer wieder mit dem Ende der Regierung gedroht.

«Auch in der PdL verstehen sie, dass es nicht im Interesse des Mitte-Rechts-Bündnisses in Italien sein kann, das Land vor die Hunde gehen zu lassen», sagte der 56-jährige Frattini. Dass Italien jemals wieder von Berlusconi regiert werden könnte, schloss er aus.



26.9.13 | Posted in , , , , , , | Continua »

Frattini: «I problemi politici del Paese non si risolvono con le carte bollate»


«Il Colle ha ribadito l`esigenza di stabilità spiazzando così chi spingeva per rotture e aut aut»

Intervista a Il Mattino, di Maria Paola Milanesio 

Nel Pdl c`è delusione, ci si aspettava un intervento concreto del capo dello Stato. «Personalmente - dice Franco Frattini, ex ministro del Pdl e ora componente della Commissione per le riforme - non potevo aspettarmi assolutamente nient` altro che una esemplare nota di richiamo costituzionale fatta dal Presidente Napolitano, che ancora una volta si è dimostrato il custode più autorevole della Costituzione. Anche i migliori consiglieri di Silvio Berlusconi penso a Gianni Letta - non potevano immaginarsi nulla di diverso da un richiamo alla Costituzione». 

Il fatto che il condannato sia un leader politico complica le cose, però. 
«La presenza di quel riferimento politico che Berlusconi si aspettava la sua leadership nel Pdl - equivale esattamente a prendere atto che esiste una questione politica e non solo tecnico-giuridica. Il grande merito di Napolitano è non solo essere custode della Costituzione, ma di avere anche una profonda sensibilità e conoscenza di ciò che è il bene del Paese: la stabilità. Prima viene la stabilità e non è con le carte bollate che si risolvono i problemi politici. Questo ha spiazzato chi consigliava a Berlusconi rotture, minacce, aut aut. Imprudenti e scarsi conoscitori del loro interlocutore, che ha già ripetuto quale pazzia sarebbe lo scioglimento anticipato delle Camere. Una catastrofe».

Berlusconi può continuare a essere il leader del Pdl pur fuori dal Parlamento. Perché si insiste tanto sulla agibilità politica? 
«Toccherà a Berlusconi decidere come trovare questa agibilità. Il tema, però, ha tante sfaccettature. Ma è indubbio che è un elementare principio di democrazia garantire a Berlusconi, votato da milioni di elettori, la possibilità di continuare a svolgere il suo ruolo politico».

Decadenza e ineleggibilità riducono o cancellano totalmente l`agibilità politica? 
«C`è una sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce che questi effetti previsti dalla legge Severino - non sono di natura penale ma amministrativa. E questo ha convinto alcuni della possibilità di un ricorso al Tar. Poi ci sono coloro che ritengono la decadenza e l`ineleggibilità effetti di natura penale, in quanto conseguenza di una condanna. L`ex presidente della Consulta De Siervo spiega che, però, quello che conta è la data in cui la sentenza è passata in giudicato. E il verdetto della Cassazione sul processo Mediaset è posteriore all`entrata in vigore dalla legge Severino. Il problema della retroattività, su queste basi, non si pone». 

A Berlusconi restano solo le dimissioni da senatore? 
«C`è un altro aspetto da valutare. La condanna di Berlusconi è di 4 anni, ridotti a uno perché tre sono "indultati". Un anno di pena è inferiore al limite di due anni stabilito della legge Severino. Saranno i legali e Berlusconi a valutare la strada migliore». 

Nel messaggio di Napolitano ha visto un`apertura sulla grazia?
«Il Presidente non è persona da aperture o chiusure. Richiama i principi e le regole, che consentono di presentare domanda per chiedere la grazia. Non andrei oltre questa interpretazione. Vorrei però stigmatizzare quelle parole di stampo eversivo pronunciate da personaggi Di Pietro ed esponenti del M5s - che parlano di impeachment per il capo dello Stato, qualora concedesse la grazia a Berlusconi. Lo accusano di atti contrari alla Costituzione, negando esattamente quel che l`articolo 87 stabilisce e cioè che il capo dello Stato "può concedere la grazia"».




15.8.13 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini tifa Letta e tiene a bada i falchi «Andare a votare sarebbe devastante»



LE FIBRILLAZIONI d`agosto «sono fisiologiche» però per dare agli italiani «occupazione, meno tasse e ripresa economica ci vuole un governo stabile». Modificare la legge elettorale «è necessario, altrimenti sarà la Corte costituzionale a dettarla al Parlamento», ma approfittarne per andare a votare in primavera è sbagliato. Franco Frattini - uno dei saggi della commissione per le riforme nonché ex ministro di Berlusconi - manda un segnale molto chiaro ai falchi di Pd e Pdl sul piede di guerra: «Devono darsi una calmata. Una crisi di governo sarebbe devastante». 



Punta a un Letta di legislatura? 
«Assolutamente sì. Il primo luglio del 2014 si apre il semestre italiano di presidenza della Ue ed è impensabile presentarsi in campagna elettorale a gestire un appuntamento tanto cruciale. E poi nel 2015 c`è l`Expo che ci siamo aggiudicati a fatica, per cui abbiamo lavorato tanto: ora dobbiamo tirare la rete. È necessario un esecutivo in sella. Perché il governo deve finire a metà legislatura?».

Le liti continue tra Pd e Pdl sono un segnale inequivocabile. 
«Sarebbe devastante se qualcuno rompesse. Al di là del fatto che Napolitano non solo ha fatto capire mille volte che senza riforma elettorale non si vota, ma pure che la stabilità è un bene da preservare, il pensiero che si possa ricadere nell`agosto di due anni fa, con l`Italia sconquassata da mercati sempre più aggressivi, sembra un prezzo alto da fare pagare al Paese da parte di chi vuole rompere. E gli stessi che vogliono l`abolizione dell`Imu, alla fine sarebbero costretti a pagare l`imposta». 

Si riferisce ai falchi del Pdl? 
«Una delle ragioni per cui espresssi in Parlamento dissenso dalla linea che il Pdl stava assumendo quando negò la fiducia al governo Monti era connessa alle posizioni sbagliate di chi suggeriva a Berlusconi la rottura. Quelle ragioni non sono cambiate». 

È realistico pensare che la vicenda del Cavaliere sia slegata da quella del governo? 
«L`ha detto il presidente Berlusco- ni in pubblico. Umanamente tutti gli sfoghi sono comprensibili, ma la stoffa dello statista si vede quando dice che prima di tutto viene il bene dell`Italia». Vale pure per il Pd? Pd deve evitare affondi inutili. E banale dire che una sentenza definitiva va attuata: farlo 24 ore dopo che c`è stata una ferita gravissima e un dolore comprensibile per Berlusconi e la famiglia, è una provocazione inutile».

Si dice in giro che Alfano potrebbe lasciare il Viminale per dedicarsi al partito. 
«Sono voci maliziose, messe in giro ad arte. Alfano sta facendo molto bene il suo lavoro». 

È malizioso dire che il Parlamento vuole partorire la riforma elettorale per andare a votare? 
«La deve fare perché il 3 dicembre, quando la Corte costituzionale si pronuncerà sul Porcellum, è dietro l`angolo. In Italia si discute sempre se la politica debba avere l`iniziativa oppure sia il sistema di garanzie giurisdizionali che debba dettare la linea. I partiti hanno un`opportunità importante: assumere una scelta prima che la Corte dica cosa fare». 

Si può fare una riforma in cinque minuti? 
«No. In commissione abbiamo discusso una giornata intera e restano idee diverse: c`è chi vuole rimanere al proporzionale puro, chi come Violante propone una soglia alta per avere il premio di maggioranza e, se nessuno la supera, un ballottaggio fra i primi due. E chi, come me, preferisce un doppio turno di collegio abbinato a un sistema semipresidenziale». 

Fatta la riforma, si vota?
Alcuni sostengono che, a quel punto, il Parlamento è delegittimato. «Un argomento ridicolo. Questo Parlamento ha eletto pure il Capo dello Stato. La riforma va fatta non solo perché incombe la Corte, ma perché tutti i partiti l`hanno promesso. Dopo non si deve tornare alle urne: riformare non significa sfasciare».


12.8.13 | Posted in , , , | Continua »

Frattini: per unire i moderati la via maestra è il popolarismo


La condanna inflitta a Berlusconi non ha fatto cambiare idea a Franco Frattini: i moderati italiani sono privi di una casa politica, bisogna costruirla nel solco del Partito popolare europeo. La bussola è realizzare anche in Italia il Ppe proprio per unire i moderati. Una opzione che si pone in forte sintonia con l`itinerario politico che da tempo ha indicato Pier Ferdinando Casini. 

di Carlo Fusi per Il Messaggero



Presidente, Berlusconi continua a dire che non molla, che vuole continuare ad esercitare la leadership del Pdl. Questo favorisce o allontana la possibilità di unire i moderati italiani? 
«Preliminarmente, mi interessa sottolineare un dato per me cruciale. Proprio prendendo spunto dalle parole di Berlusconi si deve affermare che hanno perso coloro che intendevano approfittare della decisione della Cassazione - politicamente importante e umanamente dolorosissima - per sfasciare il governo e mandare l`Italia nell'abisso: una crisi in agosto questo sarebbe stato. Fortunatamente, e per me è un sollievo constatarlo, hanno prevalso quelli che hanno consigliato di dire la cosa giusta, e cioè che il governo Letta va sostenuto e separato dalle questioni importantissime tipo la riforma della giustizia».

Insomma hanno vinto le colombe del Pdl e lei è contento. 
«Effettivamente da come la questione era partita temevo che vi potesse essere mosse sconsiderate di qualcuno, del tipo improbabili sit-in davanti al Quirinale. Tutto questo non è avvenuto: Berlusconi ha continuato anche nella sofferenza personale a dire che deve prevalere l`interesse generale su quello di parte. Peraltro le indicazioni di voti gli stanno dando ragione: in queste settimane, dove il governo Letta è stato forse sostenuto più dal Pdl che dal Pd, il centrodestra sale in tutti i sondaggi. Insomma Berlusconi ha scelto con il cuore ma anche con la ragione: da vero leader politico qual è ha compreso che seminare responsabilità premia agli occhi degli elettori». 

Moltissimi elettori moderati hanno disertato le urne e Casini per recuperarli propone di assemblarli nel solco del Ppe. La convince? 
«E` vero, tanti moderati non hanno trovato casa nelle elezioni di febbraio o si sono frazionati. Sono gli stessi che oggi vedono come fumo negli occhi il rischio di ritornare nel precipizio di una crisi senza alternativa. Da tempo sostengo che solamente una visione ispirata al popolarismo europeo può realizzare la casa dei moderati italiani. Sono cittadini che hanno valori molto forti ma non li esprimono gridando. Casini ha ripetuto cose che dice da tempo. Bisognava lavorare fin dall`inizio per il Ppe italiano e non frazionare l`offerta politica di quest`area. Ricordo che Berlusconi propose a Mario Monti di diventare il federatore dei moderati italiani. Ebbe una risposta negativa, per ragioni che si possono anche approfondire. Ma senza dubbio è stata una occasione persa. Da lì dobbiamo ripartire, dai valori unificanti di chi si ispira al Ppe: dalla giustizia alla solidarietà, dall`occupazione giovanile alla famiglia e la tutela della vita. Il presidente Letta, che non appartiene al Ppe, sta facendo tante cose che ai documenti del Ppe si ispirano». 

La leadership di Berlusconi facilita l`unione dei moderati o sarebbe più indicato che facesse un passo indietro, soprattutto ora? 
«Guardi, la questione non cambia: il giudizio spetta agli elettori e il consenso degli elettori non si costruisce a tavolino. Una cosa è la leadership politica, un`altra le candidature. Io preferirei una soluzione ancora più maggioritaria che porti i moderati al 51 per cento». 

Ma se Berlusconi non è più candidabile a chi va affidata la premiership? Ci vogliono le primarie? 
«La selezione si fa sulla base delle decisioni dei cittadini. Ci sono molte figure che possono dare un contributo. Quando Alfano le propose prima delle elezioni, io fui molto favorevole alle primarie. Mi pare che il 25 febbraio le primarie le abbiano fatte gli elettori: non penso che il Pdl avrebbe ottenuto lo straordinario risultato che ha avuto se a guidarlo ci fosse stato uno diverso da Berlusconi. Questo è il punto. Oggi Berlusconi ha la possibilità di essere un facilitatore dell`unità dei moderati trovando le forme giuste». 

E quali sarebbero? 
«Lo dirà lui. Va sottolineato tuttavia che in questi mesi Berlusconi ha giocato la partita giusta. Una partita di sobrietà: non si può tutti i giorni minacciare di aprire la crisi. Il popolarismo e il moderatismo sta qui, lo si esprime con fatti come questi. Piuttosto che dire: arriva Marina Berlusconi o Guido Barilla o chissà chi altro, bisogna partire dalle cose da fare. E poiché il governo Letta è l`unico strumento che è in campo per farle, garantiamo al governo un sostegno tale che ci permetta di riformare il Paese».







5.8.13 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: Un disastro se cade il governo Ma gli elettori punirebbero i colpevoli


L'ex ministro: «Molte fibrillazioni, però non ci sono alternative a Letta se si vuole uscire dalla crisi e non perdere la faccia in Europa.  Ai falchi Pdl dico: tenetevi stretto Alfano» 

Intervista ad Avvenire, di Giovanni Grasso

Napolitano, da uomo di Stato, è chiaramente preoccupato che il processo riformatore avviato con la nascita del governo Letta possa interrompersi bruscamente, sprecando un'occasione irripetibile per la modernizzazione del Paese. Non credo che il presidente volesse riferirsi a qualche fatto specifico. Però le fibrillazioni dei due e principali partiti sono sotto gli occhi di tutti». 

E' la lettura che l'ex ministro degli Esteri dei governi Berlusconi Franco Frattini, dà del monito di Napolitano. E quali sono secondo lei queste fibrillazioni? "Nel Pd c'è questa aspra dialettica tra le correnti. E nel Pdl sembra serpeggiare una certa inquietudine per le prossime decisioni giudiziarie che riguardano Berlusconi. Sono fatti che appartengono alle dinamiche interne dei partiti, ma che devono essere tenuti ben distinti dal governo. Il Paese per uscire dalla crisi ha bisogno di stabilità politica". 

E gli egoismi di cui parla il capo dello Stato? "Sono quelli di coloro che pensano di risollevare le sorti personali o politiche attraverso il ricorso alle elezioni. 

I maggiori indiziati sembrano essere Renzi e i cosiddetti falchi del Pdl. "Credo che Renzi si renda perfettamente conto che se vuole avere un ruolo politico di primo piano non potrà ottenerlo creando difficoltà al Pd e al governo Letta. Ai falchi del Pdl dico: tenetevi stretto Alfano, il quale ha capito che se salta Letta salta tutto il sistema. Berlusconi sta appoggiando Alfano, perché si rende conto che il governo Letta non ha alternative. L'opinione pubblica, peraltro, ha mostrato di apprezzare l'atteggiamento responsabile di Berlusconi sulle questioni giudiziarie e lo sforzo del Pd per sostenere il governo Letta". 

Senza contare che, senza riforme, chiunque vincesse le elezioni si troverebbe in una situazione di difficile governabilità.... "Andare al voto in tempi brevi sarebbe anzitutto un disastro per l'Italia. Il governo Letta sta raccogliendo in questi giorni i frutti dei sacrifici imposti dal governo Monti che ci stanno portando fuori dalla procedura europea di deficit eccessivo. Mandarlo a casa ora significherebbe fare il male dell'Italia. Significherebbe perdere la faccia in Europa. Significherebbe arrestare il processo di riforme istituzionali. Faccio un solo esempio: per votare la ratifica del fiscal compact il Parlamento tedesco ha impiegato quattro ore, in Italia ci sono volute quattro settimane. Possiamo andare avanti così? Credo peraltro che chi si prendesse la responsabilità oggi di far saltare il tavolo del governo pagherebbe elettoralmente un prezzo assai elevato. Basta vedere i sondaggi: Pdl e Pd recuperano lentamente, mentre il M5S, che protesta senza costruire, subisce un crollo vertiginoso".

Alle amministrative, però, il Pdl non ha portato a casa nemmeno un sindaco. "Il Pdl ha sbagliato i candidati. La classe dirigente locale ha proposto persone poco credibili, che non hanno fatto bene in passato: e sono state bocciate dagli elettori". 

Si riferisce ad Alemanno? "No, ha sicuramente fatto degli errori. Ma a Roma c'era una voglia di nuovo che andava al di là dei candidati". 

E allora a chi? "Due esempi: se i catanesi hanno "resuscitato" Enzo Bianco, battuto per ben due volte da Scapagnini, si vede che il competitore non era adeguato. E poi Treviso. Come si può pensare di ricandidare un leghista vecchio stile, quello del genere "fuori tutti gli stranieri", dopo vent'anni?"



14.6.13 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: teniamo il governo Letta al riparo


Intervista di Franco Frattini al Quotidiano Nazionale

LE LARGHE INTESE 
Dare vita al governo Letta è stata una scelta lungimirante. Ma non c`è l`idea di un partito centrista
L`ex ministro stoppa i falchi. E il Cavaliere pensa a una svolta

 di Antonella Coppari

«LE CRITICHE che ho sentito in queste ore al doppio ruolo di Alfano, vicepremier e segretario del Pdl, fatte da alcuni iperberlusconiani sono ingenerose. Chi attacca Angelino, addebitandogli la sconfitta, attacca la scelta di Berlusconi di sostenere l`esecutivo». Nella sua veste di osservatore esterno ma attento al dibattito politico, l`ex ministro Franco Frattini - fra i fondatori di Forza Italia ora esponente della commissione dei 35 saggi del governo - porta avanti un`analisi lucida dello stato di salute del centrodestra.

«Mi auguro che nel partito prevalgano le menti moderate. Sarebbe un suicidio sconfessare quella scelta: Alfano non è arrivato a Palazzo Chigi per caso. Ci è arrivato perché segretario del Pdl». 

Un partito che non governa più neanche una metropoli: è l`anno zero per il Pdl? «No: è un anno importante per il Pdl proprio perché ha costituito con il Pd il governo di larghe intese. Poi è vero, alle amministrative ha perso: è chiaro che il risultato è frutto di un`organizzazione del territorio che ha fatto emergere candidati poco credibili».  

È ora di cambiare qualcosa? Serve un partito leggero oppure più radicato a-livello locale? «Da osservatore direi che è fondamentale la costruzione di una classe locale forte, fondata su giovani che, forse, si sono sentiti un po` messi da parte. Il Pdl è un partito nato intorno a una forte leadership che, a livello nazionale, traina e porta voti. Ma a livello locale servono nomi convincenti». 

Una lezione sempre valida. «Sì. Valeva pure quando c`era Forza Italia e io ero nel partito. Non dimentichiamo che abbiamo ottenuto risultati importanti a Milano, Bari, Palermo: addirittura con Biasotti vincemmo, per la prima volta, le regionali in Liguria. Stavolta probabilmente sono stati proposti candidati un po` logori, che la gente non ha votato».

 È sufficiente tornare a Forza Italia per un nuovo slancio o serve una diversa organizzazione e selezione della classe dirigente? «Io fui convinto a fare politica grazie al modello di Forza Italia e ai suoi obiettivi. Certamente mi piacerebbe, ma penso che gli ideali di quel grande partito liberale di massa siano più vivi che mai».

Esiste un Pdl senza Berlusconi? «Un partito che voglia durare deve contare su un leader che l`aiuti a strutturarsi per il `dopo`. Dev`essere Berlusconi a indicare una strada. Difficile che accada in una notte, è un percorso graduale a cui assisteremo in futuro».

Il Cavaliere ci ha provato incoronando Alfano che oggi sembra nell`occhio del ciclone. «Sono critiche affrettate perché, ripeto, smentiscono una scelta importante e lungimirante di Berlusconi: dare vita al governo Letta».

C`è chi vede nel governo il nucleo di un partito centrista, formato dai moderati di Pd e Pdl. «Nel Pd e nel Pdl ci sono punti di convergenza, ma si tratta di partiti che hanno all`interno forze e obiettivi diversi: teniamo il governo Letta al riparo da ipotesi di questo genere che possono contribuire a destabilizzare perché presupporrebbero la disgregazione a destra e a sinistra».

12.6.13 | Posted in , , , | Continua »

Una follia regalare l`intero Nord al Carroccio: si sfregiano i principi di solidarietà del Ppe.


Intervista di Franco Frattini ad Avvenire: Lega egoista e macro-Regione una follia

di Arturo Celletti

La macro-regione che ha in testa la Lega è una follia, una contraddizione insanabile con gli Stati Uniti d`Europa e con la visione del Partito popolare europeo». Franco Frattini "regala" una pausa leggera e interroga Berlusconi: «Il Pdl da che parte sta? Lui da che parte sta? Lo dica, perché presto il Ppe vorrà capire». 

L`ex ministro degli Esteri ha deciso di aiutare Monti restando fuori dal Parlamento. Di essere il suo "generale di collegamento" con la famiglia europopolare: Martens lo ha appena confermato alla guida del gruppo di politica estera per tutto il 2013. E ora, proprio con la testa a Bruxelles, mette in guardia il Cavaliere: «Non ti isolare, non permettere che gli egoismi della Lega infanghino la tua storia solidaristica ed europeistica. Il Pdl è la forza maggiore, fatti sentire: all`Italia non fa bene essere rappresentata in Parlamento da una coalizione che parli con i toni del Carroccio». 

Davvero crede che Berlusconi voglia forzare la mano? 
Può farlo, deve farlo. Tanti nel Pdl sono fermamente contrari a regalare l`intero Nord alla Lega. E tanti ammettono, sottovoce, che siglare quell`intesa è stato un errore imperdonabile. 

Imperdonabile? 
 È imperdonabile tornare all`idea di separare l`Italia creando un`area in cui si trattengono le imposte fino al 75 per cento. Ed è imperdonabile non capire che così si drenano risorse a scapito delle regioni più povere. O peggio, capirlo e anzi teorizzarlo. Così si passa il limite, così si dà spazio a una visione egoistica del federalismo e si sfregiano i principi di solidarietà del Ppe. 

Qual è il progetto della Lega? 
Autonomizzarsi. Maroni vuole conquistare l`area che con la Baviera è la più produttiva d`Europa. Vuole governarla e così rendersi autonomo. E allora insisto: Berlusconi anteponga gli ideali e i valori dell`Europa alla prospettiva di guadagnare qualche voto in più con la Lega. Anche perché in queste ore vedo silenzi che fatico a capire. 

Silenzi di Berlusconi? 
Pensavo ad altri silenzi. Quando sento che la Lega minaccia di rifiutare l`apparentamento con una lista politica solo perché ha il nome dell`inno nazionale e vedo i miei colleghi di Fratelli d`Italia incapaci di qualsiasi reazione, penso che c`è qualcosa che non va. Sarebbe stato bene se avessero messo il Carroccio nell`angolo. 

Crede che sarebbe meglio un Parlamento senza Lega? 
No, è sempre meglio che i movimenti con posizioni radicali stiano dentro; nelle piazze possono solo alimentare il malcontento sociale e questo sarebbe ancora più pericoloso. 

C`è chi parla di provvedimenti del Ppe verso il Pdl. Solo voci? 
Il Ppe non entrerà mai a gamba tesa nelle elezioni italiane. Ma c`è molto da rivedere nel Pdl e nella Lega: la Germania va aiutata a progredire verso una maggiore solidarietà europeista, non serve a nulla puntare l'indice contro Berlino, come ho visto fare a Maroni e a Brunetta con toni assolutamente inaccettabili. 

Ma il Ppe può "processare" il Pdl per il caso macroregione? 
Può farlo, può chiedere conto al Pdl di cosa sta succedendo. La Lega non è parte del Ppe, ma il Pdl sì. E se la macroregione diventasse un progetto politico sarebbe inevitabile una contestazione politica del bureau politico del Ppe, che avrebbe il dovere di esaminare il caso nel dettaglio. Vede, quando l`ex cancelliere austriaco Schussel diede vita al governo con Haider, il bureau si riunì per chiedere conto dei propositi razzisti del leader della Carinzia.





12.1.13 | Posted in , , , , | Continua »

Lascio il Pdl. Mi interessa solo un Ppe italiano: unica scelta che potrei seguire


Intervista di Franco Frattini a La Stampa

"Ma non voterò mai contro Berlusconi" 
Bisogna scegliere chi fa politica con spirito di servizio e non per avere uno stipendio 
Non sono infedele. Per seguire Berlusconi mi dimisi da ministro di Dini: sono fatto così 

PAOLO FESTUCCIA 

«La mia esperienza politica nel Pdl si conclude qui». Franco Frattini si chiama fuori. Basta col Pdl e alla corsa per una ricandidatura. «Non mi interessano né casette né mini condomini». E del resto, «Silvio Berlusconi mi ha portato in Parlamento e non voterò mai contro di lui. Un gesto di lealtà nei sui confronti mi pare giusto». Questo non impedisce a Frattini di dissentire sulla ridiscesa in campo di Berlusconi. «Ne prendo atto, ma proprio per questa ragione sono sufficientemente libero di non proseguire né in questa né in altre esperienze». 

Nessuna «infedeltà». Tant'è, ricorda l'ex ministro degli Esteri, che «per seguire Berlusconi mi dimisi anche da ministro di Dini: sono fatto così...». 

Anche stavolta, quindi. Fuori dal Parlamento, senza incarichi né seggi... 
«Ma non fuori dalla politica. Resterò nella grande casa del Ppe in Europa ad occuparmi di politica estera. Non cerco case né casette politiche per rientrare a ogni costo in Parlamento. Anche se non nego che una proposta di una squadra o di una lista "Monti per l'Italia", insomma, di un vero Ppe italiano potesse interessarmi, ma se quella proposta non c'è resto fuori. E' una scelta che ho annunciato anche a Berlusconi e che deriva pure dal vedere come in queste ultime settimane di incertezza ci siano stati e ci sono tentativi e movimenti di persone che come me, e anzi più di me, hanno criticato le scelte di Berlusconi, ma oggi, invece, sono tornati ad essere i più grandi sostenitori della sua candidatura alla premiership». 

E' deluso dalle parole di Monti che annuncia di non volersi candidare con nessuno, ma si dice pronto a guidare le forze che sosteranno la sua agenda? 
«Rispetto la decisione di Monti. E condivido fino in fondo le sue parole sulle dolorose decisioni fiscali prese, e che non sono state un capriccio ma sono servite a salvare l'Italia. E' necessario che quelle riforme non vengano smantellate, e l'appello lanciato riguarda tutte le forze politiche: di centro-destra e di centro-sinistra. Sono, inoltre, convinto che abbia ragione Monti quando sostiene che l'Italia si è presentata in Europa con la schiena dritta e non inclinata». 

Frasi che, però, individuano anche critiche precise alla passata azione di governo di cui lei ha fatto parte. 
«Guardi, credo che gli impegni assunti con l'Europa a ottobre del 2011 dal governo Berlusconi abbiano rappresentato un grande gesto di responsabilità. Berlusconi si era giustamente impegnato per riforme serie, per il pareggio di bilancio. Quello che non si sarebbe dovuto fare, invece, in questi ultimi tempi è dimenticare gli impegni solennemente assunti attraverso le parole di alcuni esponenti del Pdl, anche sul fiscal compact. E' sbagliato rimettere in discussione quegli accordi, perché in quel negoziato il governo Berlusconi ottenne dall'Europa che nella valutazione del debito non si tenesse conto solo di quello pubblico ma anche dei depositi privati». 

Ieri Monti ha detto di essere grato e sbigottito da Berlusconi, al punto di faticare a seguire "le sue linee di pensiero". E' così anche per lei? 
«L'esperienza di Berlusconi è stata rilevante. Non foss'altro perché in Italia ha creato il principio del bipolarismo. Certo, poi è si è trasformato anche in scontro tra berlusconismo e antiberlusconismo. Ma ha comunque introdotto il principio che "io" scelgo, io indico al Paese cosa voglio fare e poi il cittadino vota e sceglie». 

Si parla molto di "agenda Monti", che il Pdl ha condiviso per un anno e poi ha bruscamente rinnegato. Al punto che Berlusconi ha definito un possibile "Monti-bis" un incubo. Cosa ne pensa? 
«Penso che sia sbagliato rimettere in discussione il nostro rapporto e gli impegni con l'Europa. Qualcuno nel Pdl spinge per farlo, per cambiare i paletti, ma sarebbe un autogol». 

Ci sarà quest'area della società civile a sostenere Monti? 
«Me lo auguro. Auspicando che per società civile si includano liste pulite, gente mai condannata...Che si mette a disposizione del Paese. Insomma, che sceglie di fare politica come spirito di servizio e non per avere un lauto stipendio».






24.12.12 | Posted in , , , , , | Continua »

Sosterrò i punti dell'Agenda Italia


Esprimo grande apprezzamento per l'attività ed i risultati del governo Monti: riforme che sono servite innanzitutto all’Italia ed il cui cammino è stato intrapreso nell’interesse del Paese e con una leale collaborazione di un ampio spettro di forze politiche - tra cui il Pdl - e non certamente perché ce l’ha chiesto l’Europa. Resto certo che il premier Monti sarà sicuro protagonista della scena istituzionale anche in futuro. 

Sosterrò i punti dell’Agenda Italia. Un’Agenda aperta ancora una volta alle anime politiche responsabili, e che si potrà rafforzare ed integrare, ma certo non stravolgere: per non sacrificare i sacrifici fatti sinora e per non creare false promesse. E’ questa l’unica road map per il risanamento, la crescita e – come ha ricordato il premier parafrasando Alcide De Gasperi – per “guardare alle prossime generazioni”. 

Mi auguro che il Pdl progetti, quindi, il suo programma di governo in funzione di questa continuità: senza rinnegare la linea adottata nei mesi di governo Monti, ma rafforzando ulteriormente quelle riforme. Per esempio coniugando equità e sostegno alle imprese, valutando un serio piano di riduzione delle imposte, indicando tutte le coperture e senza venire meno a quei patti presi con l’Europa firmati dal presidente Berlusconi quando avevo l’onore di essere ministro degli Esteri di quel governo. 

Sono questi gli impegni ed i principi che coinvolgono la grande maggioranza degli italiani: una grande area di persone moderate, europeiste, che guardano al lavoro dei giovani e che vogliono rimanere vincolati al lavoro dell’Europa, secondo il manifesto che il Partito Popolare Europeo ha recentemente approvato al Congresso di Bucarest e che il segretario Alfano ed io abbiamo solennemente sottoscritto.

23.12.12 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: Inevitabile che me vada se passa linea Lega su Ue




Starò con chi ha una visione nel quadro del popolarismo europeo, per una Italia stabile, mi auguro che le parole di Berlusconi su Monti federatore dei moderati vengano confermate, perché divisi i moderati perdono. Sarà discriminante capire se si vuole stare con chi vuole lavorare per più Europa e chi pensa che l' Europa sia un problema, penso ovviamente alla Lega.

 Io valuterò guardando i programmi e se al loro interno ci saranno il referendum sull'Euro e il progetto della divisione del Continente in macroregioni, come propone la Lega, sarà un programma in cui non mi potrò riconoscere. In una alleanza con la Lega il Pdl si schiaccerebbe a destra. Mi auguro che questa non sia la strada sennò per me la divisione sarebbe inevitabile. 

Ho incontrato sia Monti sia Berlusconi. Il presidente del Consiglio, immagino, proporrà una agenda per l'Italia, un manifesto per il futuro, invitando le forze moderate a seguirlo. A Silvio ho detto, in assoluta lealtà personale, che serviva una azione incoraggiante su Monti come unica strada per unire i moderati.

Berlusconi ha il difetto di seguire le emozioni di alcuni consiglieri, e io non condivido lo smantellamento dell' agenda Monti sulla scia dei consigli del professor Brunetta - osserva Frattini. Poi però Silvio riflette e magari riflettendo capisce che quella posizione va cambiata. 





20.12.12 | Posted in , , , , | Continua »

Se Monti federa tutti i moderati si vince



Se Monti comprenderà che i moderati possono vedere in lui il federatore la partita si apre nella sostanza, cioè si potrà correre per vincere. Se non lo facesse ognuno dovrebbe riflettere. 

Io sono sicuro di ciò che farò io, nel senso che non potrò sostenere forze politiche che vedono l'Europa indicata come fonte di tutti i problemi e complotti internazionali contro l'Italia. Sosterrei, piuttosto, la necessità che a partire dal Pdl serva più Europa. 

Cosa fará Berlusconi? Resto alle dichiarazioni di impegno politico del presidente Berlusconi dicendo che ferma restando l'azione del Pdl sosterrebbe Monti come federatore e candidato premier. 

Io non ho la lista dei buoni e dei cattivi fatta da Monti, e francamente credo non ce l'abbia nemmeno lui. La differenza si farà sui contenuti. 

C'è un movimento in corso che e' prematuro definire in modo certo. Monti spieghera', io mi auguro molto presto, la sua decisione . Credo che le differenze saranno europeiste o non europesiste, io mi auguro che il presidente Berlusconi sara' europeista convinto, come ha promesso davanti al Ppe di voler essere, e su questa base non vedo perche' debbono stare da due parti diverse.



18.12.12 | Posted in , , , | Continua »

Su Monti ho l'ottimismo della volontà


Intervista di Franco Frattini a "Il Messaggero"

Franco Frattini ci crede: «Ho l'ottimismo della volontà». Però affinché davvero Mario Monti accetti di candidarsi «molto dipende anche da noi, dal Pdl. Certo, se diciamo che l'Europa è un mostro che vuole mangiarci, che è quella dei banchieri e ci inventiamo gli gnomi di Francoforte o di Bruxelles; se attacchiamo la Germania e mandiamo messaggi negativi è evidente che il presidente Monti difficilmente accetterà di marciare assieme a questa compagnia». 

Ecco onorevole, partiamo da qui. Lei che fa se Monti decide di non candidarsi? 
«Non sono abituato a ragionare sulle subordinate. Comunque per rispondere dico: in quel non auspicabile caso, la figura di Monti scomparirà? E la sua agenda che fine farà, sarà confermata o no? Le mie valutazioni dipenderanno da tutto questo e includeranno anche la possibilità di tornare al mio lavoro, per ottenere il quale ho vinto un concorso molto difficile. Non sono tra coloro che cercano di aggiungere alle due legislature una terza». 

Lei si chiede che fine farà l'agenda Monti. Berlusconi ha appena annunciato che se vincerà le elezioni cancellerà l'Imu, che proprio Monti ha introdotto. Mi pare che una risposta ci sia già, no? 
«Certamente l'abolizione dell'Imu, almeno per la prima casa, è una cosa che oggettivamente gli italiani apprezzerebbero. Però che si possa o meno fare non può dipendere da un annuncio: servono delle spiegazioni che ancora non vedo. A partire dalla principale: dov'è la copertura finanziaria? Si pensa ad una patrimoniale sui più ricchi come hanno fatto altri Paesi? Oppure alla dismissione di parte del patrimonio pubblico? Ovviamente piacerebbe a me e a moltissimi italiani non pagare l'Imu, però oggi come oggi forse è più importante salvare l'Italia». 

Dica la verità: tutte queste giravolte del Pdl e di Berlusconi non rischiano di confondere fino allo spaesamento l'elettorato moderato? 
«Questo è l'argomento sostenuto da Crosetto e dalla Meloni per reclamare un nuovo centro-destra. Io penso che il primo passo deve essere attendere le dimissioni di Monti; poi ci saranno pochissimi giorni per valutare. Se Monti sarà in campo, la strada è tracciata. In caso contrario, per il centro-destra sarà una sorta di tsunami». 

Perché Berlusconi di nuovo candidato premier lo giudica un errore? 
«A mio avviso il nostro obiettivo deve essere quello di creare il campo dei Popolari italiani, ispirato al Ppe. Questo campo non può avere Berlusconi come federatore perché chi dovrebbe federarsi con lui non è d'accordo. La candidatura di Berlusconi farebbe venir meno l'unità dei moderati italiani e questo condannerebbe quel campo ad una sconfitta. Ma insisto, questa è la subordinata. Io mi batto per la principale, che cioè il federatore sia Monti. Se così non fosse, il mio pessimismo per una sconfitta elettorale aumenterebbe di molto». 

Ieri c'è stata la riunione di quelli come lei che nel Pdl sostengono Monti. Il palco era molto affollato: troppo? 
«In effetti come promotore mi ero concentrato sui sottoscrittori del nostro documento. Francamente ho ascoltato voci che hanno detto cose molto diverse. Forse si è voluto dare il segnale che gran parte del Pdl è d'accordo su Monti federatore».





17.12.12 | Posted in , , , | Continua »

Sono certo che Monti potrà corrispondere ad auspicio di De Gasperi: solo se uniti saremo più forti


Intervento del Presidente della Fondazione De Gasperi, Franco Frattini, alla manifestazione “Italia Popolare” 


L’importanza della riunione di oggi è quella di riflettere sulla nostra visione per il futuro dell’Italia, quella visione costruita nei decenni dal popolarismo europeo, e dai padri fondatori dell’Europa. 

E’ questa una visione che si e arricchita molto nei decenni: con conquiste irreversibili come l’euro, la libera circolazione, ad esempio. Ma l’integrazione europea è ancora incompiuta. L'Europa non è ancora completamente unita. Non abbiamo ancora un’Europa politica, una politica estera comune, così come una politica di sicurezza europea. 

Questi sono i grandi passi avanti che dobbiamo compiere e che ci fanno chiedere sempre e comunque più Europa per andare avanti. 

Gli Stati Uniti d’Europa sono il passo ulteriore che serve per compiere il sogno dei padri fondatori e per realizzare anche quel principio di sussidiarietà tra Ue e stati nazionali. 

Italia Popolare, la manifestazione in cui ci siamo riuniti oggi, serve quindi a parlare finalmente di un modello italiano di popolarismo europeista e solidale: deve diventare una dialettica, una proposta   di programma politico e di governo, certamente antagonista rispetto a quelle forze politiche ispirate al socialismo europeo. 

Serve coerenza e, in questa scelta, bisogna rispettare alcuni importanti pilastri. Innanzitutto il primato della persona umana, dei suoi diritti inviolabili e delle sue libertà. Ancora, l’economia sociale e di mercato che guarda al lavoro dei giovani. Così come il rafforzamento delle imprese. Un principio radicato in coloro che pensano che profitto e liberismo devono cedere il passo ad un sistema che premia i meriti. La ricerca della prosperità deve essere funzionale all'uomo e non metro per egoismi intollerabili.

E’ una visione che ci permetterà di coniugare il valore delle identità anche territoriali con la ricerca di una cittadinanza comune europea che ancora manca ed in cui le diversità tra i popoli sono un valore aggiunto, ed in cui i principi assoluti devono da tutti essere rispettati. In questa visione ci sono anche le radici cristiane dell'Europa che hanno consolidato principi come l'inviolabilità di donne e uomini e le loro libertà fondamentali. 

Ecco dunque che più Europa significano anche un programma di sviluppo ed un programma di crescita che superi l’esclusiva ricetta del rigore. Occorre puntare su investimenti europei in cui limiti e ritardi italiani possano essere riassorbiti con una più forte competitività. 

Ruolo centrale la famiglia. occorre una riscossa civica in tempi di discredito della politica e delle istituzioni.

Fra le discriminanti ideali dell'azione politica del partito in futuro dovranno esserci legalità, distinzione tra servizio pubblico e affarismo, rigorosa selezione dei propri rappresentanti in base a criteri di specchiata probità.

Credo che l’Italia potrà in questo quadro ben contribuire a creare più forza europea nei settori della politica estera e della difesa. Era questo il sogno di De Gasperi che noi dobbiamo essere capaci di realizzare oggi. 

Questi sono i pilastri che hanno rafforzato il popolarismo europeo e che richiedono anche in Italia una proposta politica seria e lungimirante per le prossime generazioni. 

Serve una proposta per il bene dell’Italia. Il presidente Mario Monti e l'agenda Monti hanno ben interpretato una certa idea di bene comune che io mi auguro possano continuare ad interpretare anche nella prossima legislatura. Non perché ce lo chiedono gli altri paesi europei, ma perché serve agli italiani. 

Non sacrifichiamo i sacrifici degli italiani. Nell nome dell’orgoglio nazionale dobbiamo dire che l’Italia ce la può fare. 

Se Monti deciderà di rivolgersi agli italiani e di operare da protagonista per l'universo dei moderati sono certo che potrà corrispondere a quello che fu l'auspicio di Alcide De Gasperi: 'Solo uniti saremo più forti . . .” 

Questa è la mia visione e a questo io credo.

Franco Frattini

16.12.12 | Posted in , , , | Continua »

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