INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita


Il rapporto tra il commissario europeo Paolo Gentiloni e il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis si giocherà molto sulla capacità dell’ex premier italiano – che non ne difetta – di avere un rapporto diretto con quelli che contano. “Se Gentiloni convince Angela Merkel e Emmanuel Macron i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ma sarà una partita in salita”: lo afferma Franco Frattini, già commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza (2004-2008) e ministro degli Esteri e, dal 2012, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi). 

Presidente, martedì Ursula von der Leyen (UvdL) ha ufficializzato la composizione dell’Esecutivo comunitario per i prossimi cinque anni. Che tipo di Commissione europea sarà? 

Frattini – È sicuramente una Commissione molto accentrata nelle mani dei referenti francesi e tedeschi. Perché UvdL ha un rapporto particolarmente stretto con la Merkel; e la commissaria francese, Sylvie Goulard (responsabile del mercato interno, ndr), ha una delega così sterminata che io francamente non avevo mai visto: le è stata anche attribuita una nuova direzione generale che si chiama nientemeno che ‘Difesa e spazio’… UvdL e Goulard sono due personalità che avranno un ruolo estremamente forte. Inoltre, oggi ci sono sei vicepresidenti, tre esecutivi e tre non esecutivi. Ai tempi miei, non c’era questa distinzione: per di più, ai vicepresidenti non esecutivi non è stata data neanche una delega… 

C’è stata anche una rimodulazione dei portafogli… 
Frattini – Mi ha colpito molto come sono stati ripartiti i vari portafogli. Io, per esempio quando ero commissario ero responsabile di Giustizia e affari interni. Ecco, oggi non solo ci sono due commissari diversi per quei due portafogli, ma al commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders, è stato tolto il tema dei crimini finanziari e dell’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta anti-frode. Questa è una decurtazione che io, da commissario alla Giustizia, non avrei neanche immaginato. Poi a Gentiloni, commissario agli Affari economici, viene sottratta una parte della direzione generale Ecfin, che va a finire al commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn, mentre prima era nelle mani di Moscovici… Tutto ciò è il frutto di un’accurata volontà politica di ridisegnare alcune deleghe in favore dei commissari che sono ritenuti i più forti: Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Hahn, fedelissimo alleato della Germania. 

Contro molte aspettative, alla Francia però non è stata data la delega alla Concorrenza… 

Frattini – Non gliel’hanno data perché lì c’è stata una scelta personale a favore della Vestager e le scelte personali sui commissari pesano moltissimo. La pretesa della Vestager di essere riconfermata è un’altra delle cose che andranno chiarite perché è quasi la prima volta nella storia della Commissione che un portafoglio rimane per due mandati nelle mani dello stesso commissario. Sento dire che il Parlamento voglia ridiscutere l’assetto della Commissione in plenaria… 

Che cosa ne pensa del fatto che alcuni personaggi stiano consolidando la loro carriera politica all’interno della Commissione? 
Frattini – Quello che hanno fatto con la Vestager lo hanno fatto anche con Valdis Dombrovksis che era vice-presidente coordinatore dell’area euro e resta vice-presidente con la stessa responsabilità. Facendo così si è rotta la regola, quasi sempre osservata, che dopo cinque anni si cambia portafoglio per evitare la concentrazione di potere nelle mani di una persona. E questo non è sano, quando si parla dell’Esecutivo comunitario. Io sono stato più volte ministro degli Esteri: capisco che in molti casi si investe su persone che sono già competenti. Ma nella Commissione non si può fare, soprattutto quando si parla di portafogli come la concorrenza o la vigilanza sull’intera zona euro… 
  
La nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici è stata giudicata un traguardo, ma anche una mezza sconfitta dato che il suo ruolo appare ad alcuni sorvegliato da Dombrovskis. Anche lei la vede così? 
Frattini – Non è detto affatto che si tratti di un commissariamento di Gentiloni. In questo caso si giocherà molto sulla capacità, che a Gentiloni non manca, di avere un rapporto diretto con quelli che contano. Se l’ex premier convince la Merkel e Macron, i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ricordo a tutti che anche Pierre Moscovici ha avuto difficoltà con Dombroskis proprio quando proponeva più flessibilità per l’Italia, ma poi la cosa si è fatta. 
Questo perché la Commissione funziona in un modo che non credo sia cambiato da quando sono andato via: il vice-presidente non dà gli ordini al commissario che sta nel suo settore, esprime una sua opinione e poi si fa una sintesi. Giocano un ruolo molto forte le capitali. Quindi se Gentiloni convincerà i suoi interlocutori che la flessibilità per l’Italia è necessaria – come io credo – e questo sarà condiviso a Parigi o a Berlino è molto difficile che Dombrovskis riesca a ottenere la rigidità che vorrebbe. Ciò detto, sarà una partita in salita. 
La cosa che però colgo con più preoccupazione è che dall’Ecfin, che è il core-business del commissario agli Affari economici, a Gentiloni hanno tolto la direzione che riguarda proprio tesoro e affari finanziari, che è andata a finire nel portafoglio di Hahn. Questa è una decurtazione che francamente non si è molto notata ma, conoscendo l’importanza della direzione generale Ecfin, credo che peserà… 

Per definizione, i commissari agiscono in nome dell’Unione, ma è anche vero che hanno ampi margini di discrezionalità. Cosa significa quindi in pratica per l’Italia il fatto che Gentiloni sia responsabile degli affari economici? 
Frattini – Significa due cose. La prima è che Gentiloni avrà una leva di negoziato su altri dossier mentre sul dossier economico l’Italia dovrà essere la prima a fare i compiti a casa. Non può permettersi di fare violazioni significative e dico “significative”, perché con Moscovici la Francia non ha rigato dritto, anzi. C’è un margine di discrezionalità che Gentiloni, da persona equilibrata, utilizzerà ragionevolmente. 
La seconda è che se un Paese punta il dito contro l’Italia perché l’Italia non fa i compiti a casa il commissario italiano ha pochi margini di manovra. Può solo proporre quello che ha detto il presidente Mattarella, ovvero flessibilità all’interno delle regole. Dubito quindi che con la spinta di Gentiloni si riuscirà a modificare il patto di stabilità…

16.9.19 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Intervista a Franco Frattini - «Sbarchi e flessibilità, partenza positiva però non aspettiamoci subito miracoli»




«Ora spero che con la nomina di prestigio ottenuta da Gentiloni, tutta l'Italia lo sostenga con forza da destra e da sinistra, così come accadde a me. È importante che il nuovo commissario trovi un consenso generale, ovviamente se farà bene. Noi in questi anni ci siamo dimenticati di Federica Mogherini perché la sua nomina non ha portato a nulla». Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri ed ex commissario europeo alla Giustizia, vede il nuovo incarico di Paolo Gentiloni come un'opportunità per l'Italia. 

Cosa potrà fare Gentiloni? 
«Una nomina importante anche perché, come sempre accade alla Commissione europea, è una nomina alla persona: si vede il curriculum. È stata premiata l'esperienza e i buoni rapporti con chi all'intemo della UE decide tutto: a partire da Angela Merkel ed Emmanuel Macron anche superando gli ostacoli messi sul cammino di questa nomina dai Paesi nordici e dal gruppo di Visegrad. Questo rappresenta una buona partenza, anche se c'è un elemento che mi preoccupa». 

Cioè? 
«Da ormai 20anni l'Italia ha la consuetudine di avere o un presidente di commissione, come avvenuto con Prodi, o un vicepresidente. Stavolta invece abbiamo solo un commissario e c'è un vicepresidente Dombrovskis, un lettone, che ha la delega per l'Economia». 

Può rappresentare un problema? 
«Dombrovskis è un osso duro, lo conosco bene, quando ero al governo era il premier della Lettonia e fa parte di quei Paesi baltici che si battono per l'austerità e per non rivedere il patto di stabilità. Quindi Gentiloni dovrà essere abile a sapersi imporre e non subire la sua presenza». 

Eppure una revisione del patto di stabilità la chiediamo da sempre. Questo nuovo clima di fiduc ia verso l'Italia può aiutare? 
«La partenza è positiva, il clima pure e Gentiloni è sicuramente sostenuto da chi conta in Europa, ma da qui a dire che ITJe cambierà completamente linea mi sembra la costruzione di una narrativa oltremodo ottimistica. Bene ha detto il presidente Mattarella che ha chiesto riforme e flessibilità, che è tutt'altra cosa rispetto ad una revisione netta che non arriverà mai». 

E sui flussi migratori?  Il Regolamento di Dublino sarà rivisto? 
«Anche qui non sono ottimista, la revisione di Dublino è consentita solo con un voto all'unanimità e non posso mai credere che alcuni Paesi possano accettare modifiche. La soluzione si troverà, ma politicamente. Si farà come si sta facendo ora, magari in maniera più organica, con una decina di Paesi europei che quando sbarcano i migranti se ne accolleranno una parte. Per fortuna il commissario agli Esteri è lo spagnolo Josep Borrell, persona che conosco bene e che ha grandi capacità, con lui Gentiloni potrà creare un asse». 

Come interpreta la mossa di Di Maio che ha nominato come proprio capo di gabinetto l'ambasciatore Ettore Francesco Sequi che arriva dalla Cina? 
«E' assolutamente la scelta che avrei consigliato perché sarà colui che frenerà il nuovo titolare della Farnesina, non certamente colui che asseconderà le pulsioni verso Pechino di Di Maio. Bene farà il governo a rafforzare la golden power sul 5g anche perché il segnale arrivato da Washington che ha inserito anche "Huawei Italia" in black-list non è da sottovalutare». 

Gli Usa però non sembrano tifare per un'Europa unita, non trova? 
«Per questo nei prossimi 5 anni mi aspetto parta il progetto di Difesa comune europea. Non contro la Nato, a cui Trump ha assegnato sempre meno importanza, ma insiem e alla Nato. Se non lo faremo rischiamo di subire il volere degli altri invece di attrezzarci noi europei per parlare con una voce unica su temi strategici». 

Valentino Di Giacomo - Il Mattino

12.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

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