Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia

Russian President Vladimir Putin has met his American counterpart, Joe Biden, in the Swiss city of Geneva


Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia 



Watch the full video: https://youtu.be/3dXOs3T84-g



18.6.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Di Francesco Bechis | 27/03/2021 - Esteri 




Conversazione con il presidente della Sioi e già ministro degli Esteri. Draghi ha capito il legame strategico fra Italia e Turchia, Biden scommette anche su Roma per tenere Ankara nell’alveo Nato. In Libia e nei Balcani ormai siamo spettatori. Occhio a dare la Russia per finita: può nascerne un nuovo Putin 
 
“C’era un tempo in cui potevo invitare Erdogan alle riunioni del Partito popolare europeo”. Franco Frattini, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri e commissario europeo, ricorda bene quando Europa e Turchia si parlavano. Quei tempi sono ormai tramontati, dice a Formiche.net. Non la necessità di un dialogo strategico di cui l’Italia di Mario Draghi, sotto gli occhi degli Stati Uniti, può e deve farsi carico. 
 
Frattini, cosa c’è dietro la recente telefonata di Draghi ad Erdogan? 

Credo che Draghi abbia capito l’antico ruolo dell’Italia come pontiere fra Occidente e Turchia. Ricordo quando ero ministro degli Esteri e la Turchia fu ammessa come candidata all’Ue. Insieme agli inglesi creai un gruppo che si chiamava “amici della Turchia”, volevamo evitare che fosse spinta verso Est nelle braccia di Iran, Russia e Cina. 
 
Come andò a finire? 
 
Schröder e Chirac chiusero subito la porta: mai la Turchia nell’Ue. Fu una mossa incauta. Oggi assistiamo a un asse Ankara-Teheran-Mosca che va contro ogni nostro interesse. E pensare che, quando ancora Erdogan era sindaco di Istanbul, lo invitavo insieme al suo partito alle riunioni del Ppe. 
 
Draghi ha fatto anche un severo richiamo sui diritti umani.  

Giusto così. Siamo tutti testimoni delle gravi violazioni in Turchia. Mentre parliamo ci sono migliaia di giornalisti, giudici e oppositori in prigione, condannati spesso con processi sommari. Ma l’Europa e l’Italia si stanno anche rendendo conto che non è suo interesse mantenere un’escalation come nei mesi scorsi, quando abbiamo rischiato il lancio di qualche missile fra Grecia e Turchia. 
 
Al vertice Nato a Bruxelles il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato di “engagement” europeo con la Turchia. Perché questa attenzione degli Stati Uniti? 

Hanno capito gli errori commessi in passato. Quello gravissimo dell’amministrazione Trump e del secondo mandato di Obama, con un disimpegno in Medio Oriente che ha lasciato spazi riempiti da Russia e Turchia. Alla loro sfera di influenza l’Occidente ha abbandonato la Libia, l’Egitto. La Siria, dove Erdogan si è fermato a Idlib solo per un’imposizione di Putin. Abbiamo dato vita alla “Troika dell’Est”: Turchia, Russia e Iran. 
 
La Turchia può ancora stare a pieno titolo nella Nato? Piaccia o no, è un partner strategico cui è difficile rinunciare. Certo, alcuni atteggiamenti di Erdogan non sono compatibili con la Nato. Ma sappiamo tutti che ormai i giochi sono fatti: Ankara non restituirà a Mosca i missili S-400. E l’Europa non rinuncerà al controllo turco dei flussi migratori, pagato miliardi di euro. 
 
In Libia gli interessi di Italia e Turchia convergono? 

Anche qui, ormai è troppo tardi. La Turchia ha rivendicato la sua presenza in Libia, dove a suo dire è tornata secoli dopo sulle orme degli ottomani. Ha piazzato migliaia di aerei, mezzi, uomini. Con Ankara si può solo più ragionare in termini di condivisione del potere. E qui mi permetta un’aggiunta. 
 
Prego. 
 
Ho letto e apprezzato su Formiche.net le parole dell’ammiraglio americano James Stavridis, quando dice che l’Italia deve assumere un ruolo di leader nelle operazioni Ue al largo della Libia. Temo tuttavia che questa finestra si sia chiusa anni fa. Obama ha chiesto al governo italiano allora guidato da Letta di fare il suo dovere, non è stato fatto. 
 
Insomma, l’Europa resta spettatrice? 
 
Finora questa è l’immagine che ha dato. Penso all’accordo fra Ankara e Tripoli per l’hub energetico e i corridoi nel Mediterraneo. Con un solo colpo Erdogan ha bypassato tutta l’Europa mediterranea. Eppure la Turchia già è uno snodo energetico, con i gasdotti e gli oleodotti che passano per il Kazakistan, l’Azerbaigian e il Mar Nero. 
 
L’Italia resta l’ultimo avamposto militare della Nato verso Est prima della Turchia. Anche per questo secondo lei gli Stati Uniti guardano a Roma per una mediazione? 

Certamente. Anche se, come già abbiamo visto con l’amministrazione Trump, il ruolo di un altro Paese Nato, la Grecia, è cresciuto enormemente. Oggi tutti guardano al governo di Mitsotakis come perno di stabilità nel Mediterraneo Orientale. È l’unico che può permettersi di tuonare un “altolà” ai turchi. L’investimento, anche politico, degli Stati Uniti sta portando frutto. Nel suo bilaterale con l’omologo turco, Blinken ha posto l’accento sulla situazione nei Balcani Occidentali e nel Caucaso. Sembra che l’Italia si sia disinteressata alle turbolenze della regione. Un errore? Nessuno in Europa conosce come l’Italia i Balcani Occidentali. Ma è anche vero che siamo isolati. Nel Caucaso e in Nagorno-Karabakh sono Turchia e Russia a dettare legge. Con una telefonata Putin ed Erdogan hanno imposto un cessate il fuoco dopo lunghi e vani sforzi del gruppo di Minsk guidato dalla Francia. Qui anche gli Stati Uniti stanno commettendo un errore. 
 
Cioè? 
 
Considerare la Russia una potenza decadente, avviata a un inesorabile declino. Forse c’è un fondo di verità. Ma colpirla in questo momento rischia di essere una mossa poco previdente. È stato fatto con Eltsin trent’anni fa, e ne è venuto fuori Vladimir Putin. La storia può ripetersi.

30.3.21 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”
E sulla Libia: «Dialogare con Mosca e Ankara» 


Franco Frattini, magistrato e presidente dell' Associazione italiana per l' Onu-SIOI, è stato due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi e Commissario europeo. Il suo è uno dei nomi più accreditati per l'incarico di inviato speciale dell'Italia in Libia. In questi giorni i suoi consigli sono molti utili al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La chiave per capire come intenda muoversi Roma sta in quello che lo stesso Di Maio ha confidato a Frattini: il responsabile della Farnesina ha chiesto all'Alto rappresentante Ue Borrell di ridiscutere le sanzioni alla Russia. 

Qual è il senso di questa mano tesa a Putin, sapendo che ci metteremo contro Trump? 

«A noi la Russia serve moltissimo per difendere i nostri interessi nazionali. Di Maio ha fatto un passo molto importante con Borrell. Un passo che avremmo dovuto fare tre, quattro anni fa. Noi avremmo dovuto dire basta con le sanzioni». 

Pensa che Borrell metterà il tema delle sanzioni all' ordine del giorno a Bruxelles? 

«Conoscendolo bene, visto che da commissario europeo ho lavorato con lui, credo proprio di sì». 

A parte Trump, anche Merkel e Macron saranno contrari a mettere in discussione le sanzioni a Mosca. 

«Può darsi, ma almeno si saprà da che parte stiamo noi e da che parte loro». 

Scusi, da che parte dovremmo stare noi? Ci spieghi perché adesso dobbiamo stare dalla parte della Russia? 

«Noi dobbiamo stare dalla parte dei nostri interessi nazionali come fanno gli altri Paesi, ma abbiamo un at out che gli altri non hanno, cioè possiamo parlare in amicizia con tutte le parti in causa sia in Libia sia in Medio Oriente. Noi come Italia possiamo avere un ruolo di mediazione nei conflitti. In ogni caso dobbiamo farci sentire ai tavoli delle potenze che hanno in mano le sorti di un Paese a poche miglia dalle coste italiane. In Libia abbiamo interessi di primaria grandezza, energetici, migratori, ma anche rapporti politici e di amicizia di lunghissima durata». 

Forse meglio dire "avevamo". Noi abbiamo sostenuto Sarraj, ma ora Di Maio pensa che Sarraj ci abbia tradito con la Turchia e apre ad Haftar. Abbiamo cambiato alleato? 

«Ho parlato con Di Maio e lui non parla di alleanza con Haftar ma si rende conto degli errori del passato: non possiamo schiacciarci su Sarraj. Il ministro degli Esteri si rende conto che potremmo avere una sponda forte a Mosca e allora perché appiattarsi con una delle parti quando possiamo aiutare gli uni e gli altri? La conferenza di Palermo sembrava che avesse segnato un equilibrio tra le due parti e ci siamo buttati tra le braccia di Sarraj». 

Con gli Stati Uniti che avevano promesso al premier Conte sostegno in Libia. 

«Gli americani avevano detto "bravi, occupatevi della Libia", ma poi ci hanno lasciato soli. Ecco perché dobbiamo discutere con la Russia, rimettendo in discussione le sanzioni economiche, e anche con la Turchia. Dopodomani (domani per chi legge, ndr) a Sochi si incontreranno Putin, che sostiene Haftar, ed Erdogan, che ha mandato i suoi soldati in difesa di Sarraj: decideranno il futuro della Libia, come hanno fatto per la Siria. Speriamo che la Libia non venga spartita in due, ma è tra le ipotesi in campo. Ecco perché dobbiamo riaprire la discussione pure con Ankara e difendere il lavoro di Eni. È stato un errore chiudere la porta in faccia alla Turchia come hanno fatto nel 2003 Chirac e Schröder». 

Insomma la piccola Italia a suo parere può diventare una potenza regionale, da sola, senza l'Europa. Questa logica vale anche per la vicenda iraniana? 

«Sì. Noi in Iraq abbiamo mille soldati. Va bene, siamo leali con gli Stati Uniti ed è giusto decidere anche con gli altri Paesi europei se rimanere. Ma una volta ribadita la nostra lealtà, dobbiamo poter dire come la pensiamo su certe iniziative come l'uccisione di Soleimani». 

Allora Di Maio ha fatto bene a prendere le distanze da Washington? 

«È una mossa ragionevole se il passo successivo sarà quello che io suggerisco: ridare all'Italia un ruolo di pontiere. Con l'Iran abbiamo un rapporto consolidato da sempre. Senza nulla togliere alla nostra forte amicizia con Israele, dobbiamo avere una posizione autonoma. Vediamo se gli iraniani ci snobberanno e se gli americani diranno che li abbiamo pugnalati alle spalle. Io so che il ministro degli Esteri iraniano sta facendo molte telefonate ai Paesi occidentali e spero che una la faccia anche a Roma. Francesi e tedeschi hanno fatto sponda con la Cina invece di fare un vertice subito per cercare l'unità europea». 

Lei pensa che Trump in questo momento ci voglia tra i piedi nel ruolo di pontieri e pompieri? 

«In un momento in cui molti degli alleati europei stanno esprimendo contrarietà al raid americano, Trump ha contro la Russia, la Turchia e la Cina. Nello scacchiere mediorientale, oltre Israele, hanno dalla loro parte i sauditi ma rischiano di imbarcarsi in una polveriera. Noi abbiamo un filo da riagganciare con gli iraniani».

8.1.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini to Invest Foresight: There are not so many leaders in Europe

When attending the Gaidar Forum in Moscow, housed by the Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration, an outstanding Italian politician Franco Frattini, President of the Institute for Eurasian Studies and Foreign Minister in two cabinets, gave an interview to Invest Foresight in which he touched upon economic and political hardships in the present day relations between Europe and Russia. 




As he pointed out, “In some countries of the EU there is a perception that cooperation with Russia has been improved and should be improved further. In some recent years many Italian investors decided to invest further in Russia despite the stupid policy based on sanctions which is affecting Europe and Italy more than Russia. It was a decision where others decide and we pay the price. So now there are some countries which are rethinking that policy.” 

“In Europe, we have a problem of trust towards the Russian Federation. There are countries which do not trust Russia at all. Other countries, on the contrary, including Italy, consider that if we want to restore a global order, we have to cooperate instead of promoting confrontation with Russia,” Franco Frattini said, adding “There is also a problem of leadership. It is to our advantage to cooperate to restore a global order instead of being affected by terrorism, poverty, instability, or mass migration. Unfortunately, there are not so many leaders in Europe now. If there is no leadership, nothing is possible.” 

In his view, “The time has come to think about lifting sanctions. For a renewal of sanctions, we need unanimity, yet there could be a number of countries, such as Italy, Greece, Austria, Hungary, Cyprus – that would be enough to avoid a renewal of sanctions. Regarding sanctions on Russia, we have to be very frank and very clear: is that in the interests of Europe? For me, it is not.” 

According to Franco Frattini, “Europe is hugely divided on foreign policy and on security policy. Unfortunately, there is division on some key pillars of European treaties and there is a need for a highest level political discussion on the good reasons and good advantages to stay together.”


12.2.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Italia-Libia: Frattini, Roma ha portato Haftar a partecipare a conferenza Palermo grazie alla Russia


Mosca, 13 nov 08:41 - (Agenzia Nova) - La conferenza di Palermo per la Libia, inaugurata nella serata di ieri 12 novembre, deve in gran parte il suo successo alla Russia. Lo ha dichiarato Franco Frattini, già ministro degli Esteri italiano dal 2002 al 2004 e attualmente presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), durante un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa russa "Tass". Se il comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico, il generale Khakifa Haftar non si fosse recato a Palermo, la conferenza per la Libia "sarebbe stata un fallimento", ha aggiunto Frattini. Il presidente della Sioi ha poi affermato: "Spero che la conferenza di Palermo raggiunga un risultato: un incontro di Haftar con il capo del governo di accordo nazionale libico Fayez al Sarraj, che può portare a un accordo sulle prospettive per le elezioni del prossimo anno". Tuttavia, per Frattini "prima bisogna concordare un nuovo governo e un nuovo Consiglio nazionale, ossia rafforzare l'attuale governo, che attualmente non è in grado di controllare l'intero territorio nazionale". A ogni modo ha evidenziato il presidente della Sioi,"la Russia ha svolto un ruolo cruciale perché Mosca ha lavorato affinché Haftar partecipasse alla conferenza" di Palermo. "Se Haftar non fosse venuto, è ovvio che la conferenza sarebbe stata un fallimento", ha dichiarato Frattini. Secondo l'ex ministro degli Esteri, Roma è riuscita a ottenere l'appoggio di Mosca durante la recente visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Mosca. "Dovremmo essere grati alla Russia per l'aiuto", ha aggiunto Frattini. Il presidente della Sioi ha anche notato l'importanza della partecipazione alla conferenza di Palermo di Tunisia, Algeria ed Egitto, "il cui sostegno è stato è stato possibile ottenere con l'aiuto di Mosca".



13.11.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

"Un mondo senza la Russia" presentato alla SIOI il volume di Primakov

"Un mondo senza la Russia" presentato alla SIOI il volume di Primakov 




A Roma, presso la sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) si è tenuta la presentazione dell’edizione italiana del libro dell’ex primo ministro e dell’ex ministro degli esteri russo Evgenij Primakov “Un mondo senza la Russia? Le conseguenze della miopia politica” (Pacini Editore, 2018).

L'evento è stato organizzato dalla SIOI, dal The Gorchakov Fund e dall’Istituto di Studi Eurasiatici.
"Raramente il pubblico occidentale ha occasione di prendere diretta conoscenza delle fonti russe. Pertanto mettere a disposizione del lettore italiano la traduzione del volume "Un mondo senza la Russia?" di Primakov offre sia una chiave di lettura alternativa di alcune delle più importanti vicende internazionali sia l'opportunità di conoscere un personaggio estremamente complesso e che a buon diritto viene considerato uno dei più importanti statisti della Russia post-sovietica, - lo ha affermato il curatore dell'edizione italiana del libro, Professore dell'Università di Pisa Andrea Giannotti, sottolineando che nel volume Primakov, chiamato da Giannotti il "mostro sacro", traccia degli eventi politici occorsi indicativamente nel decennio 1999-2009.


Questo volume, scritto da un grande politico russo, rappresenta una rara occasione per il lettore italiano di conoscere il punto di vista russo su alcune delle maggiori questioni della politica internazionale e con innumerevoli riferimenti alle vicende interne della Federazione. Dalla crisi in Kosovo alla guerra in Iraq del 2003, dalla minaccia dell'integralismo islamico ai non semplici rapporti fra Mosca e Washington fino al conflitto arabo-israeliano, le attente analisi di Primakov costituiscono un contributo di indubbio interesse. 

Primakov è uno dei più eminenti esponenti politici della Russia contemporanea che tutt'ora resta una delle figure più popolari fra i russi. Giornalista, scienziato, alla guida del Ministero degli affari esteri, capo dei servizi segreti, Primo ministro. I suoi articoli e libri sono ancora, come già nel passato, materia di studio per accademici e diplomatici di molti paesi. Infatti va ricordato un episodio molto importante che è destinato a restare per sempre nella storia della Russia e del mondo intero. Il 24 marzo 1999, Evgenij Maksimovich Primakov volava verso gli Stati Uniti per una visita ufficiale. A metà strada, sull'Oceano Atlantico, il primo ministro russo apprese che le forze combinate della NATO avevano cominciato a bombardare la Serbia, suo stretto alleato. Primakov ordinò immediatamente il rientro a Mosca con una manovra chiamata "Loop di Primakov". La decisione di Primakov era in sintonia con ciò che voleva raggiungere. 

Il Presidente della SIOI, ex-ministro degli esteri Franco Frattini, che ha moderato l'incontro, ha ricordato che Evgenij Primakov ha elaborato il concetto di interesse nazionale e la dottirina della multipolarità. 

"Uno degli spunti importanti che dobbiamo ricordare di Primakov è il recupero nel 1996-99 del concetto di interesse nazionale che per la Russia uscita dalla disgregazione dell'Unione Sovietica fu probabilmente un punto di svolta su cui il Presidente Putin ha fondato la grande parte della sua dottrina politica, fin dal primo mandato. Inoltre, Primakov elaborò una teoria di multipolarismo secondo la quale il mondo unipolare fondato sugli Stati Uniti non potesse reggere. Per Primakov ogni forza ha un vettore che contribuisce al bene comune", - ha spiegato Frattini. 

L'Ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede Alexey Avdeev, che è stato il viceministro degli esteri quando Primakov guidava il ministero degli affari esteri, ha invece parlato della creatività di Evgenij Primakov e delle sue capacità umane. 

Durante la presentazione è intervenuto anche il soprannominato amico di Primakov Lamberto Dini che ha condiviso la sua testimonianza personale di profonda conoscenza del grande statista russo, sottolineando i due principi sui quali si fondava tutta la sua attività diplomatica: difendere gli interessi nazionale e della sicurezza della Russia e lavorare per risolvere internazionalmente i conflitti senza aver ricorso alle armi. 

"Primakov pensava che dopo la fine della guerra fredda sarebbe stato possibile una coordinazione delle azioni politiche. Secondo la sua logica, ogni paese doveva perseguire atteggiamenti enormi per evitare i conflitti e le guerre. Primakov era anche convinto che le relazioni tra i paesi dovessero essere guidati dal principio di non-interferenza nelle zone della reciproca influenza. Prima del 2016, elezioni presidenziali negli Stati Uniti, Trump aveva preso una serie di iniziative per stabilire un nuovo rapporto con la Russia. E anche Putin aveva fatto dichiarazioni che andavano nella stessa direzione. Cosi Stati Uniti e la Russia avrebbero avuto la possibilità, la forza e la capacità di prevenire conflitti a cominciare dal Medio Oriente. Purtroppo grazie al nuovo sentimento che è stato creato oggi a causa della presunta interferenza della Russia nella campagna presidenziale americana del 2016, quel tentativo di avvicinamento è stato messo in ginocchio dalle azioni unilaterali che questi due paesi avrebbero dovuto prendere", - ha concluso Lamberto Dini.

Fonte: Sputnik Italia News


Registrazione video del dibattito a cura di Radio Radicale




8.10.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Intervista: Vi spiego perché a Helsinki Trump e Putin hanno cambiato le regole del gioco. Parla Frattini

Vi spiego perché a Helsinki Trump e Putin hanno cambiato le regole del gioco. Parla Frattini 


Il presidente della Sioi, già commissario europeo e ministro degli Esteri, definisce il vertice di Helsinki "una grande vittoria". L'Europa ancora una volta non è pervenuta 

C’è chi griderà allo scandalo, accogliendo il presidente Trump al suo ritorno in patria con cartelli di sdegno per aver svenduto il Paese al nemico. Chi invece si farà prendere dall’entusiasmo, ringraziando il Tycoon per aver fatto l’America great again. Su un punto nessuno potrà litigare: il vertice di Helsinki fra Donald Trump e Vladimir Putin entra di diritto nella storia e cambia le regole del gioco. Il tifo da stadio non aiuta a capirne la portata. Per questo Formiche.net ha commentato a caldo il faccia a faccia con il presidente della Sioi Franco Frattini. Che da ex commissario europeo e ministro degli Esteri può dire senza timore di smentita di conoscere bene il Presidente russo. E sembra convinto che lo spirito di Pratica di Mare resti l’unica via per allontanare una volta per tutte la Guerra Fredda. 

Come con Kim Jong-un, anche questo incontro si è concluso fra sorrisi e strette di mano. Questa è una sconfitta per il Presidente americano? 

È stata una grande vittoria per entrambi, perché hanno dimostrato di essere in grado di superare tutte le critiche dell’establishment politico interno pur di arrivare a questo incontro. Le risposte di Trump sono state convincenti. L’offerta di Putin di consentire alla commissione di Mueller di recarsi in Russia per indagare gli agenti sospetti è stata una mossa spiazzante. 

In cambio ha chiesto di indagare in Russia gli agenti americani sospettati di interferenze. Davvero c’è da esultare? 
Putin ha fatto un esempio molto chiaro: quello di un americano che ha evaso il fisco sia in Russia che negli Stati Uniti e ha finanziato con 400 milioni di dollari la campagna elettorale di Hillary Clinton. È comprensibile che le autorità russe vogliano indagare. 

Mi sembra molto ottimista sul vertice.. 

In questi vertici internazionali non vengono quasi mai firmati veri accordi, ciò che conta è il messaggio. Tutti credevano che portandosi dietro John Bolton Trump volesse “dichiarare guerra” alla Russia. E invece il Presidente americano ha spiazzato l’establishment politico, tanto quello democratico quanto quello repubblicano. Al di là dei meriti, Trump ha dimostrato di rimanere coerente alle sue promesse. 

C’è il rischio che abbia spiazzato anche l’intelligence e i suoi vertici militari, solitamente poco disposti a mostrarsi accondiscendenti con i russi. 

Trump non è stato accondiscendente. Si è impegnato a uno scambio informativo fra le due parti per la lotta al terrorismo, una strategia che ha permesso di sventare l’attentato a San Pietroburgo. Ha detto che i rispettivi eserciti collaborano molto meglio dei politici. E questo mi rassicura molto: se in Siria americani e russi coordinano i bombardamenti diminuiscono le stragi e aumentano le chances di sconfiggere una volta per tutte Daesh. Ha parlato dei corridoi umanitari, e Putin ha promesso di inviare aerei cargo per soccorrere la popolazione civile. Scegliere di non agitare lo spettro della Guerra Fredda è una mossa saggia, non accondiscendente. 

Converrà con me che le rassicurazioni russe per la soluzione della crisi siriana sono state un po’ vaghe. 
E invece anche su questo il vertice è stato un successo. Per la prima volta Russia e Stati Uniti hanno preso posizione a favore di Israele, dopo anni in cui ci eravamo abituati a vedere una Russia anti-israeliana. La recente visita di Nethanyahu a Mosca ha fatto un altro centro: Putin ha detto di volersi impegnare per la sicurezza nelle alture del Golan, dove Tel Aviv fa fronte a gravi minacce. L’Europa è stata ancora una volta la grande assente. 

Il disgelo fra Russia e Stati Uniti sta mettendo all’angolino il Vecchio Continente? 
L’Europa ha dimostrato di essere del tutto inesistente. A furia di portare avanti crociate prima contro la Russia, poi contro l’America, l’Europa si è autoesclusa dal palcoscenico internazionale. Mi auguro che il presidente Juncker capisca che non si può fare allo stesso tempo il muso duro con Russia, Cina e Stati Uniti. L’Europa avrebbe dovuto anticipare il summit di Helsinki, dando una chance alla Russia e rivedere il regime delle sanzioni come proposto dal governo Conte. 

Che però ha votato le sanzioni in seno al Consiglio Ue senza battere ciglio… 
Non aveva altra scelta, era il suo primo vertice europeo e ha dovuto fare i conti con le ossessioni anti-russe di alcuni Stati membri. Sono sicuro che alla luce del faccia a faccia fra Trump e Putin durante il vertice europeo di ottobre Conte avrà un argomento più forte per far sentire la sua voce. Dopo il summit di Helsinki gli Stati membri sono messi di fronte a un aut aut: scomparire del tutto dall’orizzonte, o rientrare in gioco prima che Stati Uniti e Russia calino il sipario togliendosi reciprocamente le sanzioni. Se accadesse gli europei rimarrebbero gli ultimi samurai a combattere una guerra già finita. 

L’Italia ha qualche carta in più rispetto agli altri Stati membri? 

Assolutamente si. Anche durante le peggiori escalation, come nell’ultima, sciagurata fase dell’era Obama, quando sono stati piazzati missili in Polonia e Romania e la Guerra Fredda sembrava alle porte, l’Italia ha sempre detto no alla politica del muro contro muro. Lo hanno fatto Berlusconi, Renzi, Gentiloni e lo sta facendo magistralmente Giuseppe Conte. La Germania, che ha qualche risorsa in più, è stata più furba e ha detto si al gasdotto russo del Nord Stream 2 senza dar troppo peso alle proteste di Obama. 

A proposito del Nord Stream 2, Trump giorni fa ha fatto dichiarazioni pesanti sulla dipendenza energetica di Berlino da Mosca, ora ha fatto marcia indietro. Come si spiega? 
Trump, da buon uomo di affari, ha depoliticizzato la questione, riducendola a una contesa commerciale. Ha spiegato che gli Stati Uniti hanno interesse a vendere il loro gas e hanno intenzione di rimanere competitors dei russi. 

Rimane una contraddizione di fondo. L’Europa si schiera con l’Ucraina nel conflitto del Donbass, e poi apre le porte a un condotto di gas russo costruito appositamente per bypassare il territorio ucraino. 
È vero. Ma Putin è stato previdente e ha confermato non solo di voler mantenere, ma addirittura di voler ampliare il condotto sul territorio ucraino. Non aveva mai dato queste rassicurazioni. Anche questo è un successo che si deve alla leadership di Trump. 

Veniamo alla forma dell’incontro, che in questi vertici è anche sostanza. Ancora una volta Trump ha attaccato duramente il sistema mediatico americano, senza risparmiare il sistema giudiziario e perfino l’intelligence. Così non rischia di danneggiare la credibilità del Paese di fronte a uno storico avversario? 
Su questo siamo d’accordo, non si può parlare in questo modo delle proprie forze di intelligence di fronte a un competitor. Credo che questi attacchi nascondino una forte frustrazione. A differenza dei suoi predecessori, Trump non è ancora riuscito a fare uno spoil system. In America questo sistema rimuove 5-6.000 funzionari pubblici, parliamo di numeri importanti. Trump non ci è riuscito perché ha contro tanto la classe dirigente democratica quanto quella americana. 

Nel bel mezzo della conferenza Putin si è preso due minuti per spiegare ai giornalisti perché la Russia è una democrazia al pari degli Stati Uniti. L’impressione è che lo zar brami un riconoscimento internazionale che ancora non ha. È così? 
È verissimo. Fin dagli inizi Putin ha cercato questo riconoscimento, e a mio parere è riuscito a ottenerlo. Dopo otto anni di Boris Yeltsin l’Occidente fece l’errore di poter schiacciare quel che restava dell’Unione Sovietica, escludendola dal consesso internazionale. Così facendo ha ottenuto l’esatto contrario: l’umiliazione russa è stato il carburante del putinismo. Berlusconi lo aveva capito prima di tutti, chiedendo di inserire la Russia nel G8, ma non è stato ascoltato. E adesso vediamo le conseguenze.

17.7.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

L'Intervista a Franco Frattini - «L`hub di Napoli presidio anti-trafficanti Bravo Conte, ha ottenuto molti risultati»

L'intervista a Franco Frattini
L'hub di Napoli presidio Bravo Conte, ha ottenuto anti-trafficanti molti risultati

Valentino Di Giacomo 
Il Mattino
13 luglio 2018

«L'Italia ha ottenuto diversi risultati importanti al vertice, del resto conosco il presidente Conte da anni e sono certo che aveva ben studiato le carte per giocarsi al meglio la partita. Il Paese ne esce molto rafforzato». L'ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, era anche lui a Bruxelles per una serie di incontri e ha potuto seguire il summit Nato da una posizione privilegiata.

La piena operatività dell'hub di Napoli è fra i successi italiani? 
«Una presenza fondamentale per presidiare le rotte del traffico d'armi, come in Libia, poi per garantire un pronto intervento in caso di minaccia terroristica via mare. L'Alleanza atlantica ha già delle missioni nel Mediterraneo e il risultato ottenuto di rafforzare ulteriormente il fronte meridionale darà al presidio di Napoli un ruolo chiave e ancora più incisivo. Ma non è stato l'unico successo». 

Ad esempio? 
«L'Italia offre un grande contributo militare con i suoi uomini in diversi scenari strategici. I nostri soldati all'estero rappresentano uno sforzo anche economico per il nostro Paese, aver chiesto di computare questo impiego tra le spese che versiamo al bilancio della Nato è stata una mossa giusta, al pari di aver reclamato all'Ue mutualità delle spese per la cybersecurity. Noi siamo assai più presenti nelle missioni Atlantiche rispetto a Paesi come Francia e Germania che offrono un contributo inferiore e questo lo riconoscono tutti, anche Trump». 

Germania e Francia sembrano uscire a mani vuote, non trova? 
«È stato un vertice che ha confermato lo scollamento tra i membri Nato europei e gli Usa. L'Italia ha potuto approfittare del fatto che sotto accusa sia finita la Germania, un governo già debole per le difficoltà che deve gestire Angela Merkel. Trump ha posto un tema serio: gli Usa investono risorse per difendere l'Europa mentre la Germania guadagna con il proprio surplus commerciale. Il summit ha confermato queste divisioni e ha fatto maggiormente pesare le relazioni bilaterali già esistenti tra i Paesi». 

E la Francia? 
«Sembrava un idillio quello tra Trump e Macron fino a qualche tempo fa, ora la Francia non ne esce bene e si conferma una sfiducia reciproca tra i due. Credo abbia influito anche l'atteggiamento francese sui migranti avuto con l'Italia. Colpo da maestro, quello di Conte, nel sottolineare con una battuta rivolta a Trump la sua distanza da Macron dicendo che il presidente francese non lo aiuta. Il presidente Usa ha gradito». 

Perché? 
«Trump non è così forte, anzi, ha bisogno di sponde. Avere un governo aderente alla Nato, fondatore Uè e terzo contributore europeo che agisce come farebbe lui, penso ad esempio alle politiche sui migranti, è una sponda importante. L'Italia fa bene a giovarsene». 

A proposito di migranti, non trova eccessiva la posizione di Salvini sullo sbarco della nave Diciotti? 

«Salvini fa bene a marcare il principio ed è necessario tenere il punto altrimenti tra qualche giorno ci ritroveremo altre navi che vogliono sbarcare i migranti che doverosamente salviamo in mare. Le ong, dopo il pugno duro, hanno già ridotto gli assetti. Bene il governo a chiedere anche le modifiche della missione Eunavformed per far sbarcare i migranti recuperati in altri porti trattandosi di un dispositivo UE». 

Sembrano però esserci resistenze dagli stessi apparati militari su questo indirizzo. 
«Perché la missione è sotto il nostro comando come ovvio che sia visto che si tratta praticamente di una missione italiana sotto cappello europeo fornendo 22 delle 24 navi. Si teme di perdere il comando che deve esserci riconosciuto soprattutto per il ruolo naturale che abbiamo nel Mediterraneo. Se ben spiegato il concetto cadrà ogni resistenza». 

La minaccia di Trump di uscire dalla Nato, poi rientrata, come la interpreta? 

«Una battuta per gli agricoltori del Wisconsin. L'impegno ad aumentare le spese dei membri Nato di 33 miliardi di euro è irrealistico, si era detto andava fatto entro il 2024, fino a quella data ne cambieranno di cose». 

Intanto il leader americano si prepara al vertice con Putin ad Helsinki. 
«Un risultato politico che Trump vuole assicurarsi bloccando questa sorta di guerra fredda, di qui anche il rafforzamento Nato sul fronte Sud. Fondamentale che l'Italia faccia da ponte, ciò che assicurò Berlusconi e il nostro governo a Pratica di Mare. Se i due leader mondiali siglano un'intesa questo potrebbe ridimensionare fortemente l'Europa. E poi vedo una mossa furba». 

Cioè? 
«Alla finale dei Mondiali ci sarà Macron con Putin allo stadio e so che Salvini volerà a Mosca da appassionato di calcio. Un'occasione per ribadire la presenza italiana. Della partita, non solo calcistica, si da il segnale che l'Italia ne fa parte anche perché oltre ad aver stretto un ottimo rapporto con gli Usa siamo anche il governo europeo più vicino a Putin». 


13.7.18 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Europa senz'anima, Conte blocchi il bilancio Ue

L'ex ministro degli Esteri: Italia ancora lasciata sola, subito una scossa. Mettiamo il veto su bilancio pluriennale e sanzioni alla Russia, solo così ci ascolteranno 


Arturo Celletti, sabato 30 giugno 2018 

«È un fallimento annunciato. Un fallimento totale. Un fallimento che mina le fondamenta dell’Europa». Franco Frattini ripete tre volte quella parola, poi prova a spiegarla. «Vincono solo e sempre interessi ed egoismi. Non c’è nemmeno una lontana idea di integrazione». L’ex ministro degli Esteri conosce in ogni dettaglio le dinamiche dei vertici internazionali. Sa cosa succede e cosa prevale. «Non mi ero fatto nessuna illusione. Sapevo che l’Europa non ci sarebbe venuta incontro. Ogni Paese ha la sua opinione pubblica che preme, le sue campagne elettorali... Declinare parole come "solidarietà" non è facile».


E chi scommetteva su un asse Macron-Conte? 

Non aveva capito nulla. De Gaulle diceva sempre «la Francia non ha amici, ha soltanto interessi». Macron è il nuovo interprete di quel messaggio.

Ha letto il documento finale?
Un guscio vuoto. Ne ho visti a decine di documenti così: costruiti per permettere a chiunque di raccontare la sua mezza finta vittoria. Ma la realtà per l’Italia è dura: le clausole negative sono subito operative. Quelle che potrebbero darci respiro assomigliano tanto a delle cambiali difficili da incassare. Sono solo impegni per il futuro.

Faccia una previsione... 
Al prossimo Consiglio Europeo la situazione sarà quella di ora. Un’Europa egoista e un’Italia sola con un’unica carta da giocare: marcare un principio. Una nave sbarca in un porto italiano solo se c’è un accordo su come redistribuire i migranti. Non è possibile che si dica «chi arriva in Italia arriva in Europa» e poi ci sia un muro corale alla redistribuzione.

L’Italia ha perso davvero?
C’è una frase che fotografa il vertice. È di Giuseppe Conte. «Avrei scritto il documento in maniera diversa», dice il premier. In quelle parole c’è il senso vero della sconfitta: l’Italia non ha ottenuto nulla di quello che sperava di ottenere.

A Bruxelles aveva a disposizione l’arma del veto...

Marcare il dissenso davanti un accordo a 27 non avrebbe avuto nessun valore. E comunque non si poteva davvero pretendere che Conte al suo primo vertice da premier usasse quell’arma.

Quell’arma su altri dossier può diventare decisiva... 
Esatto, ecco il punto. Dobbiamo essere capaci di usare il veto su quei dossier dove serve l’unanimità. Allora abbiamo in mano la bomba atomica.

Sta dando un consiglio a Conte? 
Il Bilancio europeo o è votato da tutti e 28 o non va. Il mantenimento delle sanzioni alla Russia o è votato da tutti i 28 o decade. È qui che l’Italia deve fare la voce grossa. Sono pronto a scommettere che sarebbero in tanti a cercare Conte. E a trasformarsi da intransigenti in malleabili. Lo dico con tristezza ma sono gli interessi a muovere l’Europa. Non la solidarietà. E allora bloccare il bilancio Ue può essere il solo sistema per scuotere questa Ue senza più un’anima.

Siamo all’Italia first? 

L’Italia è stanca di pagare e non ricevere. Ho visto troppi Consigli segnati da identiche dinamiche: belle parole, pacche sulle spalle e poi impegni traditi. Tra dieci giorni si apre la stagione della presidenza austriaca. Non saranno sei mesi facili.

L’altro tema è quello delle sanzioni alla Russia. 
E anche qui emerge con prepotenza la totale irrilevanza dell’Europa. Potevamo avere un ruolo nell’avvicinamento Trump-Putin e invece abbiamo lasciato che quell’avvicinamento avvenga con noi fuori dai giochi.

Che vuole dire? 
Che tra 15 giorni Trump e Putin si vedranno ad Helsinki e sarà il presidente americano a fare un passo deciso verso quello russo. L’Europa poteva dire "via le sanzioni" e essere il ponte tra Stati Uniti e Russia e invece ha perso un’altra occasione.

2.7.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

"Frattini: “Migranti e Russia, l’occasione è a fine mese”

INTERVISTA a FRANCO FRATTINI, presidente Sioi e già ministro degli Esteri - Al Consiglio Europeo di fine giugno l'Italia ha l'occasione giusta per indurre la Ue a fare passi avanti su due questioni cruciali -"Sui migranti serviva una scossa, ma Salvini deve conoscere meglio il gruppo di Visegrad, che ha interessi contrari ai nostri "

di Franco Locatelli 


Dai migranti alla Russia: dal giorno del suo debutto, e ancor prima con il contratto di programma, il nuovo Governo Lega-Cinque Stelle non ha fatto mancare strappi e colpi a sopresa sulla politica internazionale. Ma dove porta la politica estera del Governo Conte e c’è davvero il rischio di mettere in discussione le tradizionali alleanze dell’Italia, su cui per fortuna vigila il Presidente della Repubblica? Due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi e ora presidente della Sioi, l’ente che forma i futuri diplomatici, Franco Frattini è l’uomo giusto per analizzare la situazione italiana ed internazionale, con l’occhio agli imminenti appuntamenti europei ma anche alle mosse del premier Conte e dei ministri Salvini, Moavero Milanesi e Tria, senza trascurare gli orientamenti attuali della Francia, della Germania e del discusso gruppo di Visegrad. Ecco che cosa ha dichiarato nell’intervista rilasciata a FIRSTonline. 


Presidente Frattini, la politica estera e soprattutto la politica dell’immigrazione sono più che mai al centro della scena politica. Già il contratto di programma del Governo Cinque Stelle-Lega, con la richiesta di superamento unilaterale delle sanzioni contro la Russia e l’indicazione di Mosca come partner strategico in alcune delicate crisi internazionali, aveva sollevato dubbi sulla collocazione internazionale del nuovo Governo ma i successivi ondeggiamenti tra Usa e Russia del premier Conte al G7 e lo scontro sui migranti con Malta, Francia e Spagna li hanno accentuati: come valuta i primi passi di politica estera del nuovo Governo? 

 “Il contratto di programma è certamente un vincolo politico abbastanza rigido per il Premier e per il Ministro degli Esteri sul terreno della politica internazionale dell’Italia, che richiede un esercizio di flessibilità e di duttilità per garantire al nostro Paese di continuare ad essere un attore importante dentro e non contro l’Europa e una proiezione euroatlantica e mediterranea, che sono sempre stati i capisaldi della nostra politica estera. Non è un mistero che da tempo ci fosse in Italia una spinta favorevole al dialogo costruttivo, all’interno delle nostre tradizionali alleanze, con la Russia che, quand’ero ministro degli Esteri, si materializzò nel cosiddetto spirito di Pratica di Mare. Quel momento magico fu purtroppo smarrito per strada e l’Italia come l’Europa hanno avuto il torto di snobbare il lungimirante progetto dell’allora presidente russo Medvedev per garantire la sicurezza globale da Vladivostok a Vancouver, dalla Russia al Nord America. Fu un errore considerare velleitario quel progetto e sarebbe importante recuperarlo oggi. In questo quadro il ritorno della Russia nel G8 è un ragionevole punto d’arrivo”. 

Ma ci si può arrivare chiedendo l’abolizione preliminare delle sanzioni anti-Russia e senza alcuna contropartita di Mosca in cambio? 
“Naturalmente è irrealistico pensare che le sanzioni anti-Russia possano essere rimosse dall’oggi al domani, ma l’Europa deve avere il coraggio di riaprire un ragionamento di politica internazionale che avvicini la Russia ai nostri obiettivi e che valorizzi quanto Mosca può offrirci sul piano della lotta al terrorismo e nella stabilizzazione del Medio Oriente e della Libia. Da questo punto di vista, rilancerei senza esitazione al prossimo Consiglio Europeo di fine giugno uno dei punti, precisamente il quinto, del documento che l’Alto commissario europeo per la politica internazionale, l’Italiana Federica Mogherini, propose dopo la crisi in Ucraina e cioè il sostegno dell’Europa – come ha detto in Parlamento anche il Premier Conte – alla società civile russa attraverso un chiaro progetto che faccia ripartire i finanziamenti della Bers alle Pmi russe. Un progetto che sarebbe utile anche a noi e che farebbe capire che in campo c’è finalmente un piano per riavviare concretamente il dialogo, che può sostanziarsi altri passi importanti. Il superamento delle sanzioni anti-Russia è un passaggio cruciale, che va costruito con intelligenza e che richiede proposte e non solo proclami”. 

E’ realistico immaginare che oggi sul terreno della ripresa del dialogo con la Russia possano attestarsi anche Francia e Germania? 

 “Sì, se si è in grado di far comprendere ai quei due Paesi che riaprire il dialogo e la collaborazione con Mosca conviene anche a loro. Del resto, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la Germania è sempre attenta a difendere prima di tutto i propri interessi nazionali e non ha certo esitato a impegnarsi nella realizzazione con la Russia del gasdotto North Stream, anche a costo di deludere i partner europei”. 

Al di là dei rapporti con la Russia, l’emergenza migranti sta spaccando l’Italia ma anche l’Europa, se si guarda ciò che sta succedendo in Francia e soprattutto in Germania: può diventare la mina vagante su cui l’Europa rischia davvero di dividersi? 

“In effetti la questione dei migranti mette fortemente a rischio l’Europa, come se tutti si fossero dimenticati che la solidarietà e la cooperazione reciproca sono uno dei pilastri dei Trattati europei. L’Italia è l’unico Paese ad avere le carte in regola ma per 10 anni siamo costretti a fronteggiare da soli gli enormi problemi che l’immigrazione di massa verso l’Europa pone. Prima con il ministro Minniti e ora con il ministro Salvini l’Italia ha posto e pone all’Europa proposte che non possono più essere eluse se l’Unione europea vuol recuperare credibilità anche nelle politiche di immigrazione”. 

In concreto, come si potrebbe disinnescare la mina migranti senza spaccare l’Unione europea?

“Portando e facendo approvare al prossimo Consiglio Europeo un piano realistico e concreto sui migranti che sancisca un patto dell’Unione non per la semplice redistribuzione dei migranti stessi ma per la loro gestione attiva. Penso a un piano articolato in più punti, il primo dei quali dovrebbe vertere sulla gestione di hotspot nei Paesi di transito sotto l’egida congiunta dell’Europa e dell’Onu, un’idea che era già stata considerata in passato ma che rimase lettera morta perchè in Libia c’era Gheddafi e in Egitto Mubarak, ma che può oggi essere ripresa con governi nordafricani più credibili. Il secondo punto del nuovo piano dovrebbe riguardare la gestione europea degli sbarchi, superando l’ipocrisia degli sbarchi nei porti più vicini ma anche l’ingresso in campo delle Ong come taxi degli ingressi e l’idea della chiusura unilaterale dei porti. Infine suggerirei un punto, che avevo cercato di realizzare quand’ero ministro degli Esteri ma che allora fu considerato prematuro, e cioè l’adozione di un nuovo Statuto per Frontex con la conseguente creazione di una Guardia costiera europea”. 

Tutte proposte ragionevoli ma per disinnescare la mina dei migranti servono le esibizioni muscolari di cui dà costantemente prova il ministro dell’Interno Salvini? 

“Obiettivamente, bisogna riconoscere che sull’emergenza migranti ci voleva una scossa per risvegliare le coscienze addormentate dell’Europa e il fatto che la Spagna abbia aperto i suoi porti è un segnale importante. Poi però tocca ad altri – e cioè al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri – trasformare la scossa in proposte accettabili da parte degli altri partners”. 

Tutti conoscono la grande esperienza internazionale e la sincera passione europeista del ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, ma il fatto che sia un tecnico in un governo con due forti azionisti politici non limita fatalmente il suo raggio d’azione? 

“Proprio perchè l’attuale Governo ha la natura politica che ha e poggia su un contratto di programma, alla Farnesina serviva un tecnico di alto valore come Moavero Milanesi. Non sarebbe stato ragionevole affidare la gestione della politica estera a un politico che agisse in solitudine. E i primi risultati già si cominciano a vedere. Il nuovo titolare della Farnesina non è uomo di grandi proclami ma, come tutti i più abili diplomatici, agisce sotto traccia ma agisce efficamente, come ha fatto convocando subito l’ambasciatore di Francia dopo le polemiche che si erano aperte tra i due Paesi sul destino della nave Aquarius”. 

Ma non le sembra strano e anche molto pericoloso che il ministro Salvini non nasconda la sua aperta simpatia per l’Ungheria di Orban e per il gruppo euroscettico di Visegrad? 

 “Credo che Salvini debba conoscere meglio il gruppo di Visegrad e rendersi conto che gli interessi che quei Paesi rappresentano sono contrari a quelli dell’Italia, soprattutto nella gestione dei migranti, che Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia si rifiutano di ospitare. Ma non è un caso che da qualche giorno Salvini faccia maggior riferimento al ministro tedesco dell’Interno, il bavarese Horst Seehofer che sta incalzando la Cancelliera Merkel sui respingimenti degli immigrati”. 

Sembra di capire che, nonostante gli ondeggiamenti del nuovo Governo di queste prime settimane, Lei non veda il rischio concreto che l’Italia cambi campo ed esca dalle tradizionali alleanze internazionali: è così? 

 “Vedremo. E’ presto per arrivare a giudizi definitivi. Ci vuole molta prudenza ma credo che, in questo momento, occorra dare al nuovo Governo la possibilità di lavorare. Osservo che all’ultimo G7 il Premier Conte si è presentato come un alieno e alla fine ha attivato contatti positivi con tutti e ha ricevuto un invito di Trump alla Casa Bianca, che suona come un riconoscimento all’Italia. Analogamente il ministro dell’Economia Tria ribadirà sicuramente al collega ministro delle Finanze tedesco la volontà dell’Italia di stare dentro le regole europee ma per cambiarle e credo che non perderà l’occasione per ricordare alla Germania che gli accordi prevedono che il surplus commerciale di un Paese non possa superare determinati limiti e debba essere reimpiegato per favorire la domanda e la crescita dell’intera Unione”. 

Il nuovo Governo italiano sembra particolarmente critico verso come la Germania della Cancelliera Merkel e la Francia di Macron: siamo sicuri che sia proprio nell’interesse dell’Italia accendere tensioni verso i nostri due partner storici? 

 “Non metterei i rapporti dell’Italia con la Germania e con la Francia sullo stesso piano e credo che, al di là delle frizioni dei primi giorni, sarà più facile collaborare con Berlino che con Parigi per almeno tre ragioni. In primo luogo perchè la Germania ha finito di considerarci il problema dell’Europa ed è consapevole delle nostre ma anche delle sue debolezze e ha bisogno di trovare una sponda nell’Italia. In secondo luogo perchè la Cancelliera Merkel non nasconde tutti i suoi dubbi sulle riforme costituzionali europee proposte dal Presidente francese Macron. In terzo luogo perchè tra Francia e Italia riaffiorano rivalità storiche in quanto siamo entrambi eccellenti in una serie di campi comuni (dalla cultura alla cucina e al vino) che accentuano la concorrenza e, in molti casi, i francesi vorrebbero comprare tanti nostri brand di successo suscitando da parte nostra diffidenza e reazioni contrastanti”. 

Al di là della politica estera, il rischio che l’Italia si allontani dall’euro e dall’Europa affiora anche nelle ambiguità delle nostra politica economica. Il ministro Tria ha giurato che il Governo non ha la minima intenzione di uscire dall’euro ma, come dimostrò il caso Varoufakis in Grecia, si può uscire dalla moneta unica anche senza volerlo o senza dichiararlo se si scardinano i conti pubblici con promesse insostenibili e si provoca la dura reazione dei mercati. Lei che ne pensa? 

“Conosco il ministro Tria da almeno 15 anni e sono certo che saprà ricondurre nell’ambito del fattibile le proposte previste dal contratto di programma. Aspettiamo perciò il nuovo Def e le nuove proposte del piano di stabilità finanziaria in vista del Bilancio comunitario 2021-28 su cui anche il ministro degli Affari comunitari, Paolo Savona, avrà voce in capitolo”. 

Proprio il fatto che su un terreno delicatissimo come il nuovo Bilancio europeo abbia voce in capitolo un ministro euroscettico come Savona, a cui sono state affidate deleghe che in altri governi erano di pertinenza del Ministro degli Esteri, non sembra un buon viatico: o no?

“Conosco e stimo Savona dai lontani tempi in cui eravamo insieme ministri del Governo Dini ma, francamente, non me lo immagino aderire acriticamente a un’idea come quella di uscire dall’euro ma nemmeno lo vedo accettare pedissequamente quanto proporrà Bruxelles. La speranza che si trovi il giusto equilibrio”.

Roma, 16 giugno 2018

18.6.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Il Messaggero intervista Franco Frattini: «Bene il governo , Russia Paese amico. E il disgelo può partire dalle imprese

Primo Piano 
L'intervista Franco Frattini 
«Bene il governo, Russia Paese amico. E il disgelo può partire dalle imprese» 



Non siamo naïf, sappiamo bene che le sanzioni alla Russia non si possono togliere tutte insieme. Ma al Consiglio europeo di giugno l'Italia può proporre di non limitarsi a rinnovare le sanzioni a fine luglio come sono, ma rimuovere gli ostacoli a riprendere i rapporti con le piccole e medie imprese russe. Sarebbe un primo passo, e a questo si riferiva il presidente Conte nel discorso della fiducia alle Camera parlando di società civile. Gli addetti ai lavori lo hanno capito». 

Franco Frattini, ex ministro degli Esteri oggi presidente della Sioi, è reduce da un incontro a Mosca col ministro degli Esteri russo, Lavrov. 

Presidente Frattini, che umori ha trovato a Mosca verso l'Italia? 

«In virtù di un'antica amicizia, il ministro Lavrov mi ha chiesto una prima impressione e io ho ritenuto utile sottolineare i primi passi particolarmente positivi di questo esecutivo. Nelle stesse ore Conte chiariva infatti che, ferma restando la tradizionale alleanza euro-atlantica dell'Italia, la Russia è un paese amico col quale restaurare una collaborazione su molti fronti. Anche rivedendo la logica delle sanzioni». 

Conte ha detto: "Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa". Che cosa significa? 

«Le sanzioni non possono cadere tutte insieme e non si passa da 100 a zero da un giorno all'altro. Ma questo è uno dei 5 punti della strategia verso la Russia tracciata dall'Alto rappresentante Uè, Mogherini: malgrado le difficoltà e la non attuazione completa degli accordi di Minsk sull'Ucraina, i rapporti con la società civile russa devono continuare. Qui c'è lo spunto della proposta italiana. La nostra ambasciata a Mosca ha fornito questa idea al premier Conte, e lui con mio grande piacere l'ha menzionata. Le Pmi russe sono configurabili esattamente come società civile, tanto che esiste un programma economico della Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, congelato per la questione della Crimea. Ricominciare a scongelare quel progetto significa seguire ne più ne meno uno dei punti della idea europea messa nero su bianco dalla Mogherini. Dietro alla formula magica "società civile" ci sono progetti concreti già esistenti. Il richiamo di Conte è stato molto intelligente». 

Quindi cosa succederà a fine luglio? 

«Invece di rinnovare le sanzioni senza cambiare nulla, si potrebbe aprire questa piccola finestra. Grecia, Cipro, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia seguirebbero l'Italia, in pratica i paesi che si sono rifiutati di espellere i diplomatici russi dopo la vicenda per nulla chiara della ex spia russa avvelenata nel Regno Unito. Purtroppo Gentiloni li ha espulsi...». 

Purtroppo? 

«È stato un errore, senza prima adeguato approfondimento. I britannici non ci hanno dato la prova che fossero stati i russi. Nessuna pistola fumante. Si tratta di aprire un dibattito politico sulle sanzioni». 

Gli Stati Uniti e il segretario generale della Nato, Stoltenberg, hanno detto altóla, le sanzioni restano finché Mosca non cambia... 

«Stoltenberg ha anche detto una cosa che mai gli avevo sentito dire prima: non dobbiamo isolare la Russia, è giusto che l'Italia sia favorevole al dialogo con Mosca. Come ha detto Conte, l'Italia deve farsi conoscere e riconoscere, cioè considerare. Anche perché lo status quo non regge più dopo 4 anni e si basa più sulle note delle cancellerie, dei burocrati, che su valutazioni politiche. Guardiamo a quello che fa la Russia in Siria e per la stabilizzazione del Medio Oriente, dove l'America non è più il poliziotto globale di Bush a cui chiedevamo aiuto. Oggi Trump vuole disimpegnarsi mentre la Russia si impegna e fa molto bene la lotta al terrorismo. E noi la isoliamo? In Libia, la Russia attraverso l'Egitto è in grado di convincere il generale Haftar a fare il governo di unità nazionale. È interesse dell'Italia avere una Libia divisa in due?». 

Il Pd però attacca sui rapporti di Salvini con esponenti russi. 

«Guardare nel buco della serratura per indebolire l'avversario è una cosa che non c'entra con la politica e l'interesse nazionale. Non sveliamo segreti dicendo che se i servizi italiani o stranieri avessero trovato qualcosa dopo il bombardamento elettorale su Salvini e Di Maio, sarebbe uscito. Invece nulla. La linea di Conte è quella di tutti i governi italiani, compresi quelli di Gentiloni e Renzi che parlavano di ritiro graduale delle sanzioni. Dai tempi di Berlusconi quando facemmo Pratica di Mare, sulla Russia c'è una linea di continuità dell'Italia». 

Marco Ventura 

8.6.18 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

PRESS: Le Autorità Russe proibiranno lo sterminio di cani e gatti randagi durante i Mondiali di Calcio 2018. Grande vittoria per i giovani di ZeroHackathon firmatari dell’appello #stopanimalcrueltyinsport

COMUNICATO STAMPA 
Le Autorità Russe proibiranno lo sterminio di cani e gatti randagi durante i Mondiali di Calcio 2018. Grande vittoria per i giovani di ZeroHackathon firmatari dell’appello #stopanimalcrueltyinsport 


MOSCA, 6 Giugno 2018 - Il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha raccolto l’appello dei 300 giovani di ZeroHackathon 2018, ai Leader Mondiali contro lo strage degli animali negli eventi sportivi. 

Una grande vittoria per i giovani della SIOI che hanno firmato, insieme alle personalità e ai relatori illustri, l’appello di ZeroHackathon, la competizione giovanile di idee sullo Sport come strumento per lo sviluppo e la pace svoltasi a Roma  dal 2 al 4 maggio 2018 e organizzata dalla SIOI. 

L’appello è arrivato al Presidente Putin. Messaggero illustre il Presidente della SIOI Franco Frattini nella sua recente visita a Mosca. 

Le Autorità Russe proibiranno lo sterminio di cani e gatti randagi durante i Mondiali di Calcio 2018 costituendo dei centri di custodia intorno alla città di Mosca per la cura e sterilizzazione degli animali randagi. 

L’appello è stato promosso insieme al Comitato #Unitiperloro di Andrea Cisternino. Testimonial Giacomo Lucchetti e la sua cagnolina Juliet. 

Facciamo vincere la vita …sempre! 

 “Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” (Mahatma Gandhi)


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APPEAL TO THE WORLD LEADERS “STOP ANIMAL CRUELTY IN SPORT!” 
Rome, May 2, 2018 

When sporting events arrive in the host countries, they are always accompanied by joy, happiness and a desire to present the best side of yourself. This desire to do well almost always turns into a death sentence for innocent stray creatures that suddenly turn into collateral damage for cities and places where sporting events take place. Ukraine, Brazil, Russia, Korea, Sicily and Morocco are just a few of the Nations that have become hell on earth for millions of stray dogs and cats. Sport is life, civil growth, respect for the weakest, be it human or animal. We appeal to the World Leaders to strive to make sure that sport is no longer synonymous with discrimination and violence but with a place where the absolute respect of the weakest and therefore of animals and environment, triumphs. We demand that the massacres of strays be stopped permanently during sporting events and that during the same events awareness campaigns are organized to respect the animals and the weakest among us. The necessary conditions that all Nations should be required to have in order to host a sporting event must be the protection of animals and the environment. Finally, we ask that a campaign be established to promote cruelty free sports nutrition, because respect for nature and the environment start right from the sportsman's meal. Let LIFE win. Always!


7.6.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini a Mosca introduce Conte a Lavrov: per lui Russia è amico

Frattini a Mosca introduce Conte a Lavrov: per lui Russia è amico
Conte "persona moderata e  "uomo del compromesso"


Mosca, 6 giugno (askanews) – La discussione doveva concentrarsi sulla Transnistria. Ma Franco Frattini coglie l’attimo, sfoderando un certo tempismo nel trovarsi a Mosca all’indomani delle parole di Giuseppe Conte sulla Russia, e “aggiorna brevemente” il capo della diplomazia locale Sergey Lavrov sul nuovo presidente del Consiglio italiano. 

“Lei ha visto cosa ha detto ieri, davanti al Parlamento italiano?” ha esordito Frattini, in uno scambio di battute con il ministro degli Esteri russo, al quale ha assistito askanews. Mosca “è un amico, noi vogliamo restaurare la cooperazione strategica con voi, mantenendo ovviamente la storica Alleanza Euroatlantica”. Il tutto proprio mentre a Parigi, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian a radio Europa 1, dichiara che la revoca delle sanzioni europee contro la Russia, richiesta dal nuovo esecutivo italiano, entrerà in gioco solo se il processo di pace in Ucraina farà registrare progressi. Dando appuntamento a lunedì a Berlino, secondo il formato Normanno. 

Ma l’Italia vuole evidentemente aprire la partita su un altro tavolo. La parola chiave è “società civile” e Frattini a Mosca non manca di sottolinearlo. “Se lei si ricorda, Sergey – dice a Lavrov – è esattamente la proposta fatta dall’ambasciatore Pasquale Terracciano un mese fa, per far ripartire il supporto da parte della Bers, per le Pmi russe. Ci sono alcuni progetti congelati, e nelle parole del presidente del Consiglio, lei ritroverà le parole, società civile, che significa proprio il sistema delle Piccole e medie imprese in Russia. Era uno dei cinque punti del Piano Mogherini. Lui ha preso questo punto, su suggerimento dell’ambasciatore Terracciano, per andare avanti e rivedere un sistema che è stato congelato per anni, non razionalmente, secondo la mia opinione”. 

Secondo le parole di Frattini, la Russia per il nuovo presidente del Consiglio “è un amico”. L’ex ministro degli Esteri italiano e attuale rappresentante speciale dell’Osce per la regolarizzazione della Transnistria, dice di conoscere “da molto tempo” Conte ed Enzo Moavero Milanesi (oggi a capo della Farnesina). “È stato il vice segretario generale della Commissione Europea. È un mio vecchio amico, da vent’anni, ed è un uomo del compromesso. È un uomo capace”. E oltre a tessere le lodi di uno e dell’altro, ci tiene a specificare anche in un colloquio in piedi con il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko – poco prima del faccia a faccia con Lavrov – che il programma del nuovo governo è “rivedere la base della politica delle sanzioni”. 

Quindi sulle sanzioni l’appuntamento non è solo per lunedì a Berlino. Perchè se Conte ha dichiarato di “voler rivedere la base della politica delle sanzioni” e “questo governo andrà avanti” su questa linea, il prossimo Consiglio europeo a fine giugno sarà “il luogo dove la base della politica sanzionatoria verrà discussa a livello di capi di stato e di governo”.

7.6.18 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Moscow: Foreign Minister Sergey Lavrov met President Franco Frattini

Foreign Minister Sergey Lavrov’s opening remarks at a meeting with Special Representative of the OSCE Chairperson-in-Office for the Transdniestrian Settlement Process Franco Frattini, Moscow, June 6, 2018 


Mr Frattini, once again it is very nice to see you. We have been cooperating very closely with you in practically all your capacities – in Rome, in Brussels, now in Vienna. 

Nevertheless I would like to recall that we know that you are very pragmatic, action-oriented and very constructive. These are the qualities of a politician which are not readily available everywhere. 

And certainly I’m glad to have this opportunity to discuss again the Transdniestrian settlement which is your competence now as you are the OSCE Chairperson-in-Office for the Transdniestrian Settlement Process. 

So I know that there was a meeting of the 5+2 recently which was not without results in some modest problems, but some progress in the areas important for ordinary people has been made. We will be very much interested in listening to your assessments. 


Once again, welcome!



The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation: Source 

7.6.18 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Venti di guerra: Frattini a Il Tempo: Attacco contrario alla Costituzione

Intervista a Franco Frattini - «Iniziativa sbagliata nel metodo Ma non è una guerra alla Russia» 
di Pietro De Leo 


 «II messaggio di Trump è chiaro: io agisco concretamente, mentre Obama rimaneva impantanato». Franco Frattini, più volte ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, analizza con II Tempo lo scenario dopo l'attacco di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria. 

Soltanto tré edifici colpiti, nessun morto per fortuna. Non è un grosso scossone al regime di Assad. 
«Trump non ha voluto indebolire troppo Assad ma comunque gli ha dato un segnale significativo sulla questione delle armi chimiche colpendo tré edifici importanti. Ha voluto lanciare un segnale anche all'Arabia Saudita e a Israele. Non sfuggirà che questo attacco arriva all'indomani della visita di Bin Salman a Washington, in cui è stata confermata l'alleanza strategica tra Stati Uniti e Arabia Saudita con acclusa fornitura di armi. Io giudico sbagliata quest'azione per i metodi in cui si è svolta, ma tutto sommato, mi pare che il buonsenso di Trump sia emerso quando ha fatto capire che non inizia una guerra di lunga durata, non inizia una guerra con i russi, non ci saranno rischi di intercettare una base russa». 

Dunque secondo lei ha ragione Lavrov a definire come illegale l'attacco? 
«Di sicuro c'è una non conformità con quanto scritto nella Carta dell'Onu. E poi, dal punto di vista dell'Italia, è sicuramente contro i principi della Costituzione. Il ben noto articolo 11 sancisce la possibilità di una partecipazione solo previa risoluzione Onu o quantomeno decisione unanime della Nato. Se fossi la Russia, comunque, eviterei di aumentare la tensione, ancor più di fronte al fatto che, come si è capito, gli americani avevano avvisato Mosca dell'attacco». 

L'Iran minaccia però «conseguenze regionali». Israele è nel mirino? 
«Non credo. L'Iran ha interesse che Trump non annulli il trattato del 5+1 sul nucleare. Con quest'Amministrazione alla Casa Bianca, se tu oggi alzi la tensione con Israele, lo fai anche con Washington, e non è questa l'esigenza dell'Iran. Dunque credo che Teheran non andrà oltre le dichiarazioni rumorose». 

Colpisce una coincidenza. Sia l'attacco dell'anno scorso ordinato da Trump contro la base siriana di Al Sharyat, sia quello di ieri notte arrivano m un momento di grattacapi sul piano nazionale. Ci sono ragioni di politica interna alla base di questa scelta? 
«Certo, e da parte di tutti gli attori m campo. Trump ha uno scontro molto aspro con Comey, e non si era mai visto un tale scambio tra un ex capo dell'Fbi e un Presidente degli Stati Uniti. La May sta attraversando un momento molto difficile nel negoziato per l'uscita dall'Ue. Macron viene da una serie di scioperi molto importanti che dimostrano come appena accenni a fare qualcosa gli si paralizza la Francia». 

Veniamo all'Italia. Nel centrodestra si colgono due linee. Salvini è spostato verso la Russia, Berlusconi equilibratìssimo. Ciò non pregiudica la tenuta di una coalizione che è in trattativa per il governo? 
«No, mi pare un giusto equilibrio. Berlusconi sa bene, con la sua esperienza di governo, che la centralità dell'Alleanza Atlantica non va neanche messa in discussione. Salvini è più proiettato verso Mosca. La sintesi è Pratica di Mare». 

Ecco, appunto. Pratica di Mare, è la metafora un modo di fare politica estera. Ma è ancora possibile oggi?
«Sì. Nel 2001, George W. Bush e Putin erano in una fase di escalation. Da una parte c'era lo scudo missilistico e dall'altra parte i missili nell'enclave di Kaliningrad. A margine di quel drammatico G8 di Genova del 2001, dove Bush e Putin neanche si conoscevano, arrivò Berlusconi e disse: "io voglio un'alleanza tra Russia e Nato". Tutti risero, ma un anno dopo ci fu Pratica di Mare e la stretta di mano. Se ci sono volontà e una forte leadership politica, l'Italia può avere un ruolo». 

Qual è lo schema di alleanze più adatto allo scopo? 
«Tra un centrodestra unito, con una posizione bilanciata tra gli approcci di Berlusconi e Salvini bilanciate, e Di Maio che con i messaggi dati all'America ha voluto accreditarsi come colui che mai uscirà dalla Nato».



16.4.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

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