GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia 

02.11.2019 - int. Franco Frattini 



Il Medio Oriente è in totale subbuglio, con Erdogan che guarda a Est. Gli errori e le colpe del disastro 

Il Medio Oriente è in subbuglio e i focolai di conflitto si moltiplicano. Il centro della destabilizzazione è la Siria, che ha visto il riaccendersi degli scontri dopo l’ingresso nel suo teatro della Turchia di Erdogan, con la scusa di voler allontanare i curdi. Ma come siamo arrivati al disordine attuale? Analisti ed esperti militari sono concordi nell’individuare la causa scatenante dello sconquasso mediorientale: la guerra in Iraq del 2003. E oggi, perché la Turchia, in quegli anni vicina all’Europa, ora guarda a Est e pratica una politica di potenza? Perché l’Europa ha ormai abbandonato ogni prospettiva di coordinamento in politica estera? Il Sussidiario ne ha parlato con un protagonista della politica estera di quegli anni, Franco Frattini, per due volte ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione europea, che offre una chiave di lettura in retrospettiva capace di portare al cuore e alla radice del caos mediorientale attuale. 

Analisti e militari concordano che la guerra in Iraq nel 2003 ha destrutturato il Medio Oriente, portando al caos che vediamo. Lo conferma? 

Questo è esattamente ciò che mi disse l’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. L’Egitto era uno dei più forti alleati dell’Occidente. Mi confidò: “La missione in Iraq, con l’azione unilaterale anglo-americana, creerà i presupposti per lo scardinamento degli equilibri dell’area”. Noi non gli credemmo, anche se bisogna ricordare che l’Italia è arrivata in Iraq dopo la delibera Onu, perché la nostra Costituzione impedisce di partecipare ad azioni di guerra. Ma non è stato l’unico errore, forse neanche il più grande. 

E quale sarebbe stato questo sbaglio?

Una volta assunto il controllo dell’Iraq, gli anglo-americani hanno identificato il partito Baath con Saddam Hussein, come se tutti i funzionari pubblici fossero suoi seguaci. L’Iraq non era la Libia, aveva una burocrazia che funzionava, così come funzionava in Siria. E i funzionari non erano uomini di Saddam, la distruzione della burocrazia ha portato queste persone da un giorno all’altro a trovarsi senza lavoro. E loro ci hanno ripagati disseminando l’intero Medio Oriente di odio anti-occidentale. Noi cercammo in tutti i modi di evitarlo, premendo sul presidente Bush, ma senza successo. 

Un altro focolaio è quello della Turchia, che ai tempi della guerra in Iraq era pure vicina ad un possibile ingresso in Europa. Poi che cosa è successo? 

È cambiato il mondo. All’epoca, insieme al mio collega britannico, avevamo fondato il gruppo “Friends of Turkey”, con il compito di attuare azioni positive per allargare l’Europa alla Turchia, il che ci avrebbe aiutato moltissimo. Ai tempi, grazie al mio impegno, il partito Akp di Erdogan, che in quegli anni era un politico in ascesa, era diventato membro osservatore al Parlamento europeo. 

E poi che cosa è andato storto? 
Chirac e Schröder ci dissero di farla finita con questo tentativo, perché tutt’al più con la Turchia si sarebbe arrivati a un partenariato speciale. Bisogna conoscere la storia turca: è ottomana e post-ottomana, è un popolo che non si dimentica di essere erede di un grande impero. Non accettarono gli schiaffi dell’Europa e il loro orgoglio nazionale li ha fatti voltare da un’altra parte: alla Russia, all’Iran, a un ruolo di potenza regionale in Medio Oriente. 

È quello che sta accadendo oggi. Fu l’unica motivazione? 

Oltre a questo schiaffo ci furono le crisi migratorie e l’islamizzazione sempre più dura del partito di Erdogan. Oggi questo processo è irreversibile, per scelta stessa della Turchia. 

L’Europa sembra aver perso gran parte dell’attrattiva anche per Paesi che ne furono fondatori. Le carenze maggiori si notano proprio nella politica estera. Sull’invasione di Erdogan in Siria, per esempio, l’Ue non ha saputo avere una voce comune. Perché? 

Rispetto a quei tempi c’è stato un degrado progressivo dei rapporti tra gli Stati europei sui temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, dell’immigrazione. Un’Europa a 27 non si governa come una a 14, prima dell’allargamento a Est avvenuto nel 2004: già con 24 membri era diventato tutto più complicato. Negli ultimi anni ho visto l’Europa votare in tre modi diversi sulla crisi israelo-palestinese: un gruppo a favore di Israele, uno pro palestinesi, un altro che si asteneva. Peggio di così… 

Un’altra prospettiva dimenticata da tempo è quella di creare un esercito europeo. Oggi l’Ue si accontenta di avere un Alto rappresentante per la politica estera, che di alto però ha solo di nome… 

Proprio io parlai di esercito europeo nel mio discorso di insediamento, quando l’Italia diventò presidente di turno dell’Europa nel 2003. Il giorno dopo uscì un articolo sul Financial Times che diceva: arrivano dall’Italia a farci perdere l’esercito della corona. Ma oltre al Regno Unito, e tranne forse Francia e Germania, anche gli altri Paesi si mostrarono riluttanti. 

Il collasso delle relazioni internazionali di cui si parla spesso ha colpito anche i rapporti tra Stati Ue? 

Sì, è uno scollamento dovuto alla mancanza di valori guida, ed è un fatto gravissimo. Come può essere rispettato il principio della fiducia reciproca, un pilastro del trattato europeo, se l’Italia viene lasciata sola davanti agli sbarchi a Lampedusa? Come può esserci fiducia se non si scambiano informazioni sui terroristi? L’attentatore del mercatino di Bruxelles ha attraversato ben 4 Paesi europei prima di essere arrestato in Italia. Stessa storia per i terroristi del Bataclan, che hanno varcato diverse frontiere prima di essere fermati. Tutto ciò può accadere solo perché questa fiducia totale, anche nell’intelligence, non c’è più. 

 (Lucio Valentini)

4.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

CAOS SIRIA/ Frattini: se viene divisa tra Erdogan e Sauditi, salta anche la Libia



Erdogan non si sarebbe fermato, questo Trump doveva saperlo. Adesso il rischio da scongiurare è la divisione della Siria


Il Medio Oriente è tornato una polveriera, e ogni giorno il bollettino peggiora. Il governo di Hariri in Libano, in seguito alle proteste, ha rassegnato le dimissioni. In Siria, dopo il ritiro dei curdi dalla “zona cuscinetto” resta il rischio di una vera e propria guerra tra le truppe turche e quelle di Assad. In Iraq ci sono stati 250 morti da inizio ottobre tra i manifestanti, nell’ultimo caso uomini dal volto coperto hanno sparato sulla folla. La Giordania ha appena richiamato il suo ambasciatore da Israele, che a suo dire detiene due suoi cittadini illegalmente.
 Il centro del Medio Oriente sta sfuggendo di mano, e ai confini di questo nucleo “caldo” si trovano gli attori regionali più forti: Turchia, Iran, Arabia Saudita e Israele. Quattro Stati con interessi e alleanze divergenti. Col disimpegno Usa, l’unico attore di rilevanza globale nell’area resta la Russia. Il Sussidiario ha parlato con Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri con Berlusconi a Palazzo Chigi, che ci ha delineato lo schema del pantano mediorientale, e i pericoli che ne derivano per tutto l’Occidente.

Qual è la strategia della Turchia in Siria?
Ha approfittato del vuoto di potere lasciato dagli Usa. Erdogan ha sempre voluto affermare un principio: i curdi devono vivere in zone sotto il controllo della Turchia, per Ankara questo è un interesse nazionale prioritario. Erdogan lo sta solo portando avanti concretamente, Trump ha sbagliato a credere che si sarebbe fermato.
Il presidente Usa pensava che bastasse una moral suasion per fermare i turchi?
Sì. Trump gli ha chiesto di “andarci piano”, ma Erdogan, saputo del ritiro Usa dal Nordest della Siria, ha agito come se il campo fosse sgombro. Anche lui ha fatto male i conti: dagli Usa ha preso le sanzioni e il riconoscimento del genocidio armeno, e appena gli americani hanno mollato la presa, la Russia si è incaricata della stabilità dell’area, e per ora Putin più o meno riesce a mantenere il cessate il fuoco tra Turchia e Assad. Conosco i turchi: senza un “amico” potente a chiederglielo, non si sarebbero fermati ai 30 km della “zona cuscinetto”. A Idlib, e non solo, avremmo visto un bagno di sangue.
Anche perché l’esercito turco, il secondo della Nato, ha i mezzi per farlo.
Sì, ma non bisogna sottovalutare il contingente di Assad, che è tutt’ora forte e combatte sul suo territorio, un luogo dove chiunque rischia di impantanarsi, questo Putin l’ha capito bene.
Lo stesso vale per Trump, che infatti se ne è tirato fuori. È questa la sua strategia?
Sì. D’altronde a Trump, all’inizio del suo mandato, è scappato detto: “Gli Usa devono smetterla di fare il poliziotto globale”.
Questo però lo dicono un po’ tutti i presidenti Usa. Poi le cose vanno diversamente.
Lui però ha cominciato a farlo. Ha detto agli alleati Nato: non pagheremo più per la vostra sicurezza. E questo si è tradotto nel disimpegno in Libia, ai danni dell’Italia, e in Siria, ai danni di tutto l’Occidente. Anche in Afghanistan e in Iraq ha diminuito gli sforzi. Poi, certo, restano alcune mosse estemporanee.
Tipo?
Prima ha detto di volersene andare dal Nordest della Siria, per poi spiegare che alcune truppe sarebbero rimaste. Allo stesso tempo, le forze speciali americane erano a caccia di Al Baghdadi, il califfo dell’Isis, che alla fine hanno trovato e ucciso. Ma l’idea dietro resta, anche se non è attuata in modo lineare.
Quella di un’America concentrata su se stessa. È questo il fine?
Vuole portare alle elezioni del prossimo anno un’America più ricca al suo interno e più lontana dai teatri di crisi. Trump disse: “Basta con le bare coperte dalla nostra bandiera, voglio che i nostri ragazzi si impegnino negli Usa per il bene della patria”.
A chi va il Medio Oriente? Alla Russia, alla Cina?
La Russia resta l’attore più importante sul campo, e gioca sempre di sponda con la Cina: 2 su 5 dei membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno un occhio attento sulle vicende mediorientali. In più la Russia fa da pontiere con l’Iran, che presto potrebbe avere la bomba atomica. Il grande Medio Oriente si sta del tutto destabilizzando, lo scontro tra Qatar e blocco sunnita di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita è uno scontro tra sunniti. Non si tratta più solo di scontri tra sunniti e sciiti.
Una vera polveriera, mentre ancora non si capisce come andrà a finire la spartizione della Siria.
La Turchia vuole la sua area d’influenza, questo oltre ai curdi è il motivo del suo attivismo in Siria. Ci saranno tre sfere d’influenza: la Turchia al nord vicino ai propri confini, al centro gli sciiti alawiti di Bashar al-Assad, e al sud i sunniti con influenza e soldi di Arabia Saudita. Sperando che tutto ciò basti a mantenerla unita, perché una sua partizione in due o tre parti sarebbe assolutamente devastante.
Più devastante del rischio che continui una guerra che dopo 8 anni ha lasciato solo macerie?
Sarebbe un rischio ancora più grosso perché creerebbe un effetto domino: perché dovrebbe rimanere unita la Libia se tra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan ci sono differenze forse anche più grandi di quelle tra un curdo e un sunnita del sud della Siria?
La forma Stato in Africa non è mai attecchita del tutto. Ma è a rischio anche in Medio Oriente?
Questo è il vizio d’origine dell’accordo franco-britannico che, disegnando con la penna i confini degli Stati, pose le condizioni per aggregazioni e disaggregazioni che quei popoli non riconoscono. Se cade uno di questi Stati e si afferma il principio che la Siria si può dividere, altri la seguirebbero. L’opposto dell’interesse occidentale, che è nella stabilità dell’area.
In Libano, il primo ministro Hariri si è dimesso. Si andrà a elezioni o si rischia la guerra civile?
Hariri, e prima di lui suo padre, si è illuso per anni che la sua coalizione potesse fare accordi con Hezbollah, e ora ne paga il prezzo. Hezbollah è un partito sciita filo-iraniano del tutto assolutista, che vuole vincere e non concepisce accordi. Io non so se dietro le enormi proteste di piazza ci sia o no Nasrallah (il leader di Hezbollah, ndr), so che trovare un nuovo primo ministro sarà difficile per il presidente Aoun. Hariri ci mise un anno per creare il governo.
Anche Israele, paese diverso ma confinante, ha difficoltà nel creare un governo.
Israele uscirà da questa fase, è un paese più dinamico. E ha delle risorse che il Libano purtroppo non ha.
(Lucio Valentini, Il Sussidiario.net) 

31.10.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Franco Frattini presiede il Premio Italia Giovane 2019. Ecco i talenti premiati nel segno di Leonardo Da Vinci.


Franco Frattini presiede il Premio Italia Giovane 2019. Ecco i talenti premiati nel segno di Leonardo Da Vinci.


Hanno tra i 19 e i 34 anni i vincitori della sesta edizione il Premio Italia Giovane, iniziativa ideata dall’Associazione Giovani per Roma che vuole valorizzare le storie e le esperienze professionali di giovani – rigorosamente under 35 – per condividerle e diffonderle nella società.
La cerimonia si è tenuta presso la sede della Luiss Business School a Roma: in tredici (oltre quattro menzioni speciali) provenienti da tutta Italia, hanno ricevuto il premio in funzione di ciò che trasmettono e rappresentano, per i meriti professionali o per le ricerche scientifiche condotte. Volti e nomi legati alla medicina, al mondo delle start up, spazio, fintech e sport, ma anche impegnati nella società civile, nelle professioni e, in particolare per questa edizione, tra le forze dell’ordine impegnate per la sicurezza del Paese. Fanno incetta i candidati romani, tra cui Aurora Almadori, medico chirurgo che aiuta le donne vittime di mutilazione genitale; Andrea Bonaceto (creatore di un fondo di investimento basato sulla blockchain); Filippo Cocca (Commissario Capo della Polizia di Stato intervenuto durante la tragedia del ponte Morandi a Genova), Vincenzo Elifani; oppure il giovanissimo Avvocato dello Stato Andrea Giordano; Federico Palmieri (Fondatore di BizPlace già segnalato da Forbes tra i 100 under 30 più influenti d’Italia). Il premio, dedicato quest’anno al genio di Leonardo Da Vinci, è presieduto da Franco Frattini (presidente del Sioi), con l’alto patrocinio del Parlamento europeo, vantando il prestigioso riconoscimento della medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti, con un messaggio, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli.  Ha evidenziato il primo ministro: “La trasmissione delle conoscenze e la condivisione delle esperienze meritano di essere incoraggiate e costantemente stimolate al fine di promuovere nella società la crescita sana e responsabile delle nuove generazioni”. Plauso anche da Sassoli: Siamo pienamente convinti che i giovani europei possono fare la differenza, oltre ad avere la capacità di cambiare la società in meglio, affinando nel contempo le loro abilità e competenze ai fini dello sviluppo personale, sociale, culturale e professionale. Incentivare i giovani a diventare cittadini attivi oggi è il nostro miglior investimento nel futuro”.
Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School: “Lo spirito del premio è quello di dare un palcoscenico a giovani talenti che hanno realizzato cose di grande successo: per noi valorizzarli è un motivo di orgoglio ed entusiasmo, tra l’altro rispondendo allo spirito del nostro Ateneo: Luiss è nata per generare classe dirigente dai giovani, e questa iniziativa rientra in ciò che per noi è di fondamentale importanza. Continuate così: coltivate passioni e idee, non arrendetevi mai”.
Per Frattini: “Le storie che abbiamo valutato – ne sono arrivare oltre duecento – sono un inno alla creatività, al coraggio, al pensiero laterale: ecco perché nei partecipanti al premio vediamo gli ideali eredi di Leonardo, il primo ad aver scardinato gli schemi classici per proiettare l’Uomo in un futuro che avrebbe conosciuto solo molti secoli dopo.”
Andrea Chiappetta, presidente del comitato promotore: “Il premio è un serbatoio di qualità, che raccoglie ragazze e ragazzi che hanno trovato la loro strada, purtroppo non sempre in Italia, per realizzare il loro sogno. Di recente il Presidente Mattarella, in visita nella Silicon Valley, ha stigmatizzato proprio questo fenomeno: quello delle menti italiane che corrono all’estero per la ricerca di fondi con cui avviare le proprie start up.  Su tutto questo dovremmo interrogarci e chiederci perché questo accade, e come poter invertire questa tendenza”.Sono inoltre intervenuti Mario Alì, presidente Premio Pair e Gennaro Terracciano, prorettore Università degli studi di Roma “Foro Italico”.
Questi i nomi dei vincitori: Andrea Bonaceto (Fintech), Alberto Atelli (Impegno civico), Antonio Di Franco (Medicina), Vincenzo Elifani (Innovazione), Marco Farci (impresa e internazionalizzazione), Fernando Frediani (Start up), Hady Milani (Spazio), Federico Palmieri ( Start up), Riccardo Patriarca ( Spazio), Edwige Pezzulli (Spazio), Filippo Cocca (Polizia di Stato), Emanuela Perinetti (Start up), Andrea Giordano (Avvocato dello Stato), Aurora Almadori (Medicina), Antonio Vincenti (Medaglia d’oro Carabinieri), Giria Alessandra Russo (Guardia di Finanza) Calogero Terrazzino (polizia penitenziaria).
Tutti i ritratti su www.premioitaliagiovane.it

31.10.19 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Italia e Francia hanno “il dovere” di portare avanti una “azione comune” sulla Libia

La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia
Evento SIOI del 17 ottobre 2019

SIOI, 17 ottobre- Italia e Francia hanno “il dovere” di portare avanti una “azione comune” sulla Libia che possa unire gli attori non-libici attorno a un percorso di institution building che finora è mancato. 

 Lo ha detto oggi Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), al convegno “La Francia e l’Italia, la continua instabilità in Libia” tenuto a Roma nell’ambito della decima edizione del Festival della diplomazia. Italia e Francia, secondo Frattini, dovrebbero avere la capacità di portare avanti un “compact libico” che possa mettere insieme “sia il soft power europeo che il political power della Nato”. Un nuovo schema che possa affrontare tutti gli aspetti della crisi in corso: non solo i rischi legati alla sicurezza (traffico di esseri umani, terrorismo, droga), ma anche l'economia libica (e in particolare l'opaco rapporto tra la National Oil Corporatin e la Banca centrale), oltre alla questione legata alle milizie armate da attori stranieri, in particolare non occidentali (Emirati, Egitto e Turchia in primis). © Agenzia Nova

18.10.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Evento SIOI- Presentazione del Diario di Alcide De Gasperi 1930-1943

Evento SIOI- Presentazione del Diario di Alcide De Gasperi 1930-1943 

(ANSA) - ROMA, 14 OTT - Un "Diario" scritto da Alcide De Gasperi negli anni in cui lavorava presso la Biblioteca Vaticana, dal quale emerge un uomo politico di grande spessore culturale e di non comune esperienza politica, che annota e guarda gli avvenimenti che avvengono in Italia e in Vaticano con l'occhio di chi osserva con scrupolo quanto avviene e reagisce talvolta a quanto vede. 

"ALCIDE DE GASPERI DIARIO, 1930-1943" a cura di Marialuisa Lucia Sergio, verrà presentato nella sede della SIOI, a Roma, mercoledì 23 ottobre dalle ore 16,30, presenti due delle figlie dello statista, Maria Romana e Paola De Gasperi, e il presidente della Sioi, Franco Frattini

Si tratta di un "Diario" scritto dopo le grandi esperienze avute da De Gasperi come giornalista - direttore de il "Trentino" - e politico - consigliere comunale della città di Trento, consigliere alla Dieta di Innsbruk, segretario del partito Popolare Trentino, deputato al Parlamento di Vienna, presidente del Gruppo Parlamentare del Partito Popolare Italiano, segretario del Partito Popolare Italiano -. Già deputato popolare, perseguitato e incarcerato dal regime fascista, senza un impiego stabile, nel 1929 De Gasperi fu assunto come bibliotecario nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Lì, in una sorta di esilio interno, trascorse gli anni della dittatura, durante i quali tenne in un suo quaderno segreto il diario che vede oggi la luce. Non un diario intimo ma, dall'osservatorio privilegiato del Vaticano, riflessioni e note sulle relazioni fra la Chiesa e lo Stato fascista, la situazione dei cattolici in Italia e nella Germania nazista, più tardi sugli albori della Democrazia cristiana. 

Si tratta di pagine assai rilevanti per il loro valore storico e documentale, che gettano luce sul percorso intellettuale di De Gasperi ma anche sull'evoluzione della politica cattolica durante il pontificato di Pio XI e Pio XII. (ANSA). 

SIOI – Roma | Mercoledì 23 Ottobre 2019, h.16.30 

Introduce 
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 

Intervengono 

Maria Romana DE GASPERI, Presidente Onorario della Fondazione Alcide De Gasperi 

Paola DE GASPERI Fondazione Alcide De Gasperi 

Info e accrediti: stampa@sioi.org

17.10.19 | Posted in , , , , | Continua »

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

SIOI – Roma | Giovedì 17 Ottobre 2019, h.16.30


Intervengono
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 
Stephen J. MARIANO Dean, Nato Defence College
Alessandro POLITI Direttore, Nato Defence College
Franco VENTURINI Editorialista, Corriere della Sera

Modera
Gabriele CARRER, Giornalista

Evento realizzato in occasione della X edizione del Festival della Diplomazia

17.10.19 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

SIOI presents The Arctic Awareness Week: High Level Speakers and the Green Generation meet up to promote international cooperation on Arctic issues and concrete and innovative actions on climate change

The Arctic Awareness Week 
SIOI presents The Arctic Awareness Week: High Level Speakers and the Green Generation meet up to promote international cooperation on Arctic issues and concrete and innovative actions on climate change  

SIOI, Rome 1-4 October 2019 

The Arctic Council Observer States are engaged in the activities of the Arctic Council in several ways with different objectives. One of them is raising awareness among the public and particularly younger generations, as they are the future policy makers, business leaders and global citizens. Youth engagement through conferences, seminars, and workshops is an important aspect of strengthening awareness and accountability of governments, as public opinion can often influence state policies. After Italy’s entrance into the Arctic Council, SIOI has made it a priority to engage in raising awareness within the coming generations concerning sustainable development, protection of the environment and the consequences of climate change in the Arctic region as well as middle latitudes. 

For strengthening relations between Italy, other Observer States and the Arctic States, SIOI organizes, in collaboration with the Royal Norwegian Embassy, the United States Embassy to Italy and the Italian Ministry of Education, University and Research, the first Arctic Awareness Week that encompasses all aspects of the Arctic region including the environment, sustainable development, economy and inter-state cooperation. 

The Arctic Awareness Week, October 1-4, is composed of two large events. The first, an International Symposium “Arctic Connections: A trust-building Arctic cooperation on Energy, Security and Blue Economy” (October 1), in which Arctic States and Observers will be invited to participate and discuss pressing issues relating to sustainable development through Arctic infrastructure and communication, national interests and energy opportunities. The blue economy also will be part of the Conference, as a “blue thinking” approach that looks at eco-sustainability and renewable resources as an ocean of possibilities for the benefit of social and economic growth. The aim of the Conference, which will be paneled by international experts, is to create synergies between the human population and environmental reactions, with a specific focus on the Arctic region. In addition to scientific cooperation, the Observer States, like Italy, can play a key role in raising awareness beyond the Arctic Circle and drawing attention to the importance Arctic climate change, and how it can affect areas outside of the Arctic. 

Climate change can be faced only through a sustainable development approach that includes practical aspects such as energy, security and blue economy. 



The second, ZeroHackathon on Oceans and Poles (October 2-4), is an event aimed at youth participation. Youth are invited to develop innovative, high-impact ideas and projects to promote international cooperation, raising awareness on the most pressing issues related to Oceans and Poles, strengthening resilience of multi-scale changes, addressing the rapidly changing climate and the consequences of pollution, improving a safe and secure use of marine protected areas and the Arctic and Antarctic resources. 





More on: www.sioi.org 

27.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Moscow: Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA

Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA 

On September 13, former Italian Foreign Minister (2004-2008), President of the Institute for Eurasian Studies Franco Frattini delivered a lecture at RANEPA on Important aspects of West-East relations: Challenges and prospects. 

The honorable guest was introduced by the Rector of the Presidential Academy, Vladimir Mau. Franco Frattini thanked the students for coming to his lecture. The last time he visited the Academy, he was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title, the speaker said, adding that he was happy to continue cooperation with the Presidential Academy.

He spoke with the students about the relationship between Russia and the European Union and Russian-Italian relations. He noted that during his tenure as Italian Foreign Minister, relations between the two countries, as well as between Russia and the EU, were at the highest level. Franco Frattini regretted that contacts between Russia and the West are tense now, aggravated by the anti-Russia sanctions. He believes the EU has made a number of mistakes, which eventually led to the crisis. 


During his presentation, Mr. Frattini emphasized Russia’s prominent strategic role in promoting the resolution of the Syrian crisis, appreciating its strong presence and results achieved in the fight against terrorism. The speaker noted that while Russia was in Syria and contributed to the fight against terrorism, the EU did not intervene. He also discussed North Africa, including the role of Egypt, and Libya before and after Muammar Gaddafi. According to the speaker, the West should realize there are common interests, and the enemy is not the East or Moscow, but all those “asymmetric threats” such as cybercrime and chemical weapons in the hands of terrorists. We need to confront all these threats together, Mr. Frattini said.

Mr. Frattini’s lecture was organized by the Department of International Regional Studies and Regional Management of RANEPA Institute of Public Administration and Civil Service. 

Franco Frattini was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title by Rector Vladimir Mau in 2018. Also in 2018, he agreed to co-head a new program on International Humanitarian Cooperation (a Russian-Italian program with in-depth study of foreign languages) at the IPACS Department of International Regional Studies and Regional Management.






What unites Russia and EU is (much) more than what divides them 
Lectio Magistralis 
Prof. Franco Frattini
Moscow, 13 September, 2019
RANEPA, The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration


I recall with a certain emotion when, in my quality of Foreign Affairs Minister of Italy, in 2002, I could attend an event that helped to make a step forward in the relations between the West and Russia. I’m referring to the historic handshake between President Putin and President Bush, under the auspices of the Italian Government of those days, which admitted Russia to be part of a NATO-Russia Council, thus breaking a cultural, historical, political and diplomatic wall. 

Much more than seventeen years have gone since that far-away 2002. It seems an entire historical period has gone, and unfortunately, today we see as the reestablishment of relations, of a strategic partnership are both in a complex, difficult, in some ways even frozen phase. I’m referring to the strategy that has resulted in the introduction of sanctions against Russia and, of course, to the Russian answer to Europe. 

If I go back to the origin of this crisis, namely the question of Ukraine, with the violent deposition of President Yanukovich, I think we should say that both sides - Ukraine and Russia - have made mistakes; but in my quality of European, of Italian citizen, coming from one of the founder countries of Europe, I am afraid I must say that big errors have been made by Europe. I also remember – I was then still Minister of Foreign Affairs – when in 2009 we celebrated the start of the so-called Eastern partnership, dedicated to Countries – such as the Ukraine, Moldova, Georgia – Europe had declared the intention of strengthening economic and political relations with; well, a failure of Europe dates back to that time, to the initial period of the Eastern partnership. And it's a mistake that, speaking at that 2009 Summit, I had signalled. 

Let me better explain. There was the temptation, maybe the tendency, and in any case we gave the impression, that Europe had created – through the Eastern partnership – a new fast track to the future adhesion of partners to the European Union and maybe even to NATO membership. After many years of negotiations for enlargement, following the success of the 2004 and subsequent enlargements, we gave the impression of wanting to overcome rules, procedures, policies, everything that we call « the acquis » – which any candidate State must reach – while indicating a new “political” process of accelerated accession. 

Certainly this accelerated accession neither would nor should have ever been referred to as perspective. This primarily because there are procedures that all countries must respect. And secondly because, doing so, we gave the impression – and it's an impression that surely did not correspond to the wishes of countries like Italy or France and Spain, which shared on this our same position – that this Eastern partnership was born and developed against Russia: not to cooperate but to counter. It appeared as a new containment policy that, extending to the future of NATO enlargement, certainly gave the impression the Europeans were not acting friendly toward Russia. A few years later, at the time of the negotiations for the signing of the agreement on cooperation and partnership between Ukraine and the European Union, once again that agreement was presented as an alternative arrangement in any Ukraine's ability to continue to work on the East with its main strategic partner, Russia. In other words, it gave the impression that for some EU countries (but not for the others) the real political choice was that Ukraine was faced with an alternative: either you choose the signature with Europe, or you choose the alliance with Russia. 

This alternative was wrong. I believe it is one of the causes of the crisis that followed, but today we have to analyse it calmly. Then, and it’s recent history, we saw the annexation of Crimea, the clashes in the Eastern provinces of Ukraine, and -as I said- errors by all the parties involved, up to the Minsk accords, which today constitute at the same time an objective and a start, because they establish the basis for commitments that must be fully respected on both sides. 

I hope that President Zelensky is changing the Ukraine attitude to engage with Russia, maybe within the “Normandy format” to the full implementation of Minsk Agreement. The announced exchange of prisoners would be a much welcome first step. Italy's position is known, and has been reiterated at the highest levels of the Italian Government. Italy accepted the sanctions policy against Russia for a duty of loyalty, in order to avoid splitting the unity of the European Union, and not because it was (or is) convinced that the way forward is that of economic sanctions, which, among other things, will damage some countries - first of all Italy -, much more than other EU countries. 

Unfortunately, after some years, the Italian successive governments were not strong enough to pretend, at the moment of renewing the sanctions, a deep and substantial political debate, instead of confirming every 6 months. Italy believes that a policy of re-engagement of Russia as a strategic partner is not only necessary, not only urgent, but even indispensable for some major themes of global geopolitics. 

And I'll explain. Our world is going through global and globalized crisis that certainly we cannot solve if the Russian Federation (and incidentally China) are not fully involved along with the West. Russia has certainly a key role in the Syrian issue, because its strategic role and military presence and the strong results achieved against Daesh are well known; where, unfortunately, we must admit, with the policy of the international community we are leaving Syria in the drama, terror, despair of millions and millions of refugees. 

Let’s look to North Africa, to Egypt, where Russia has been able to consolidate a strong presence, providing also with assistance and training to the Egyptian institutions, precisely at a time when some Western countries (but, I want to emphasize, this does not apply to Italy, which increased its relationships) had begun to abandon the current Egyptian Government, with the consequence of a greater fragility in that country. I think no one can deny how much more decisive a strong commitment of Russia in the UN Security Council would be, resulting in a more coordinated framework of solution for Libya, a country battered, divided, where the West thought they can do alone, while the Arab world is in its turn divided inside. The necessary consequence of all this is that, even today, the Security Council is unable to find a way to a resolution that will promote political unity, support, but also launch a serious offensive against terrorism and trafficking of human beings. 

More generally, I see the need for a revival of our engagement with Russia; it is necessary to recreate a strategic partnership in order to counter the challenge to global security and to fight against terrorism, which means cyberterrorism, the so-called cyber-crime; which means economic terrorism, with the huge amount of funding that terrorism still succeeds in collecting through illegal trafficking; and, finally, pure and simple criminal terrorism, Daesh's terrorism, which every day threatens to hit the heart of Europe, and in some case has already affected the European countries, and where – for reasons of convergence of interests – the Russian Federation has exactly our same interest in fighting terrorism before it reaches our homes. I know that the Minsk accords must be implemented; I know that the administrative decentralization of certain regions of Eastern Ukraine must be completed and strengthened to a structure whose virtuous example we Italians have in South Tyrol : the example of a really strong and advanced autonomy. 

I know that there are still investigations and doubts about many victims on each side. All of that is well known. I am equally well aware, in my experience, of the institutional concerns of the Baltic countries, countries that suffered during the Soviet period, countries which aim more to a defence and to a containment rather than to a re-engagement of Russia. I understand these feelings. But I believe that feelings of this kind may be partially mitigated, compensated, looking at an even stronger interest: the global interest, the interest to deal with problems that are common to all of us. That interest, not the divisions, should prevail. I believe this is the meaning of leadership that we expect, that my country expects, that – I think – many Europeans expect from the European Union, its institutions, the Governments of the European countries and also by the Government of the Russian Federation. I see an even worse scenario, if really Trump’s administration will deepen the impact of the U.S. withdrawal from international treaties on non proliferation and arms reduction. I hope that president Trump will be able to react to those, in many American élites and circles, who are pushing him to another cold war era, including nuclear tests and deployment of missiles, that would be exactly the opposite of what the world of today needs. 

It’s time for EU to first gradually review the sanctions-based policy vis-à-vis Russia. Maybe, making a first concrete step by re-opening channels and projects funding from the EBRD to the Russian small and medium enterprises, and so establishing a virtuous circle in view of lifting useless and – for EU and ITA – counterproductive sanctions. I think we should encourage President Trump’s proposal to invite back Russia to join G7, working again as G8 beginning with next year’s U.S. Presidency of G7. France was in favour during last month’s Biarritz G7, and Italy as well. Unfortunately, UK and Germany, because of their current political weakness, were unable to support that move. I hope that U.S. will insist. 

The newly appointed Italian government would be surely in favour. I believe that, rather than repeating mutual accusations, rather than risking falling back into a terrible logic of a new Cold War, it would be good to put on the table, as I tried to do quickly, subjects on which there is a converging interest: our interest as Europeans, Russian friends’ interest, and the entire Western world’s interest, because America and Europe share a goal of global security which cannot be conflicting with the objectives of security which the Russian Federation pursues against drug trafficking or arms trafficking or in contrast to nuclear proliferation. Russia as part of global solution: this should be a key, provided that in the West there are leaders strong enough to elaborate on that principle. These are truly global objectives, because they are goals corresponding to the rules, the founding principles of the United Nations themselves. 

I think today everyone must rethink the logic of confrontation and revive the logic of collaboration, being obviously ready to report when one or the other should let down a transparent sincere and loyal collaboration. 

Thank you very much.

23.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

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