Una nuova conferenza di Palermo per provare ad avere un ruolo in Libia. Parla Frattini

Una nuova conferenza di Palermo per provare ad avere un ruolo in Libia. Parla Frattini
Il Foglio 
22 gennaio 2020


Una nuova conferenza di Palermo, è la proposta che il due volte ministro degli Esteri Franco Frattini, già vicepresidente della Commissione UE, lancia dalle colonne del Foglio come unica via italiana per uscire dall'isolamento e giocare un ruolo in Libia. 

"La spartizione in due aree, Tripolitania e Cirenaica, sotto le influenze turca e russa, sarebbe l'esito più drammatico per i nostri interessi regionali. Il governo italiano dovrebbe convocare i paesi della sponda nord e sud dell'Iniziativa 5+5: solo in una dimensione mediterranea possiamo tornare a contare". 

All'indomani del vertice di Berlino, l'idea di una forza di interposizione europea pare definitivamente sfumata. "In Libia i due principali mentori, Erdogan e Putin, non gradiscono disturbatori europei, e hanno gioco facile visto che l'Europa non c'è: la Germania è intervenuta in ritardo, la Francia continua a intralciare ogni piano italiano. Nella situazione attuale la Russia è l'interlocutore più affidabile perché condivide con noi l'interesse del terrorismo e dell'immigrazione clandestina; inoltre, al contrario di Erdogan, Putin non ha la necessità di rafforzare ulteriormente la propria presenza in medio oriente ne deve agire da protettore naturale della Fratellanza musulmana schierata con Tripoli". 

La partita energetica non è secondaria: la Turchia ha sottoscritto con Sarraj un memorandum per lo sfruttamento delle risorse marittime. "Ankara considera da sempre il Mediterraneo orientale come un prolungamento della propria sovranità, perciò ostacola le esplorazioni offshore al largo di Cipro. A febbraio dello scorso anno una nave dell'Eni, impegnata in attività di perforazione nella zona economica esclusiva di Nicosia, è stata bloccata da un'unità militare turca. L'Italia rischia di restare schiacciata tra le ambizioni espansionistiche turche, in accordo con Sarraj, e le mire di Haftar che blocca le esportazioni petrolifere per piegare la National Oil Company". 

Secondo la cancelliera tedesca Merkel, a Berlino si sarebbero compiuti "piccoli passi avanti". 
"Io parlerei piuttosto di piccolissimi passi - prosegue Frattini - E' un fatto importante avere raccolto tutti gli attori nello stesso luogo, anche se non allo stesso tavolo. La presenza contestuale di Putin e Erdogan ha dato legittimazione all'intero vertice. Tuttavia il mancato invito alla Tunisia è un grave errore imputabile al protocollo tedesco". 

Non c'era neppure la Grecia, per il veto turco. 
"Questo è un errore di sostanza politica. Atene ha una storia di rapporti complicati con la Turchia, il paese che nella vicenda libica svolge la parte del leone: detta tempi e modi, ribadisce la volontà di non ritirare le truppe, a Berlino Erdogan è andato via tré ore prima della fine del vertice. La Grecia, per ragioni geografiche, è il paese destinatario dei flussi migratori provenienti dal territorio turco ed è stata direttamente toccata dall'intesa stipulata tra Erdogan e Sarraj sulla questione del Mediterraneo orientale, un'area che la Turchia rivendica". 

Come lei ricordava, i due contendenti, Sarraj e Haftar, non si sono incontrati ne hanno firmato il cessate il fuoco. 
"La fine dello scontro armato dipenderà dalla loro volontà. Se assisteremo a una stabilizzazione temporanea, non sarà merito del vertice berlinese dal quale Sarraj esce indebolito visto che il maresciallo di Bengasi è stato, di fatto, equiparato al premier riconosciuto. Nel documento finale si accenna a una cabina di sicurezza a due ma le posizioni restano molto distanti: pur nell'ipotesi di un governo di unità nazionale, chi andrebbe a presiederlo?". 

Forse l'unica, vera proposta uscita dal vertice di tregua è che la missione navale Sophia, varata nel 2015, torni in mare. "E' una buona notizia dal momento che Sophia ha finito per svolgere una funzione umanitaria: soccorreva i migranti in alto mare e li faceva sbarcare nei porti italiani. I contorni dell'iniziativa però rest
ano incerti".

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è affrettato a spiegare che Sophia dovrà bloccare le armi, non recuperare barconi. "Serve una base giuridica apposita perché una missione incaricata di svolgere pattugliamento marittimo possa essere destinata al blocco delle armi. L'intercettazione del traffico vietato prevede controlli, verifiche, ispezioni forzose e sequestri: senza una nuova regola di ingaggio che autorizzi il ricorso alla forza, tali operazioni, al di fuori dei confini marittimi europei, equivarrebbero ad abbordaggio piratesco. E' necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu". 

A detta di Haftar, 41 dei 2.400 combattenti siriani filoturchi spediti da Erdogan si sarebbero spostati in Italia: finti migranti, puri jihadisti. "Non darei eccessivo credito ai messaggi apocalittici scagliati come minacce nei momenti di tensione. I nostri servizi di intelligence sono in grado di individuare eventuali infiltrazioni. E' tuttavia innegabile che a una instabilità maggiore corrisponda un rischio maggiore di terrorismo. Nel documento finale di Berlino non si accenna al problema delle milizie: saranno reintegrate o annientate? Più le milizie prosperano più aumenta l'instabilità con i pericoli connessi". 

Annalisa Chirico

Foto La Presse 

22.1.20 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Discorso pronunciato dal Presidente Frattini in occasione dell’Udienza al Quirinale - XIX Incontro di Alto livello sul tema "Libertà dalla violenza"


XIX INCONTRO DI ALTO LIVELLO LIBERTÀ DALLA VIOLENZA: PACE, SICUREZZA E PREVENZIONE DEI CONFLITTI NELL'AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE. ROMA, ITALIA 27-28 NOVEMBRE 2019.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale una delegazione di partecipanti al XIX incontro di Alto livello sul tema "Libertà dalla violenza: pace, sicurezza e prevenzione dei conflitti nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", organizzato dalla Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI) e dal Centro Internazionale Nizami Ganjavi (NGIC). 

Dopo gli interventi del Presidente della SIOI, Franco Frattini, e dei Co-Presidenti del NGIC, Vaira Vīķe-Freiberga e Ismail Serageldin, il Presidente Mattarella ha rivolto un saluto ai presenti. 

Di seguito il discorso integrale pronunciato dal Presidente Frattini in occasione dell'Udienza al Quirinale: 

Quando – sessantadue anni fa – i Padri fondatori dell’Europa decisero di dare vita al sogno europeo e al progetto di integrazione, essi indicarono la pace e la prosperità come gli obiettivi da garantire ai cittadini europei dopo le tragedie della seconda guerra mondiale. Quell’obiettivo per noi cittadini d’Europa si è realizzato perché l’Europa è stata l’unica regione del mondo che in questi sessantadue anni non è stata mai attraversata da crisi e conflitti violenti come purtroppo – anche vicino ai nostri confini – abbiamo potuto vedere altrove. Ma quel messaggio di pace e di prosperità purtroppo non è stato e non è raccolto, ancora oggi, in molte parti del mondo. 

Assistiamo a crisi gravi, a dispute territoriali, ma anche a gravissimi fenomeni di diffusione del terrorismo internazionale che predica l’uc­cisione dell’uomo da parte di altri uomini e, ancora, alla proliferazione degli armamenti, anche di quelli nucleari; la pace e la sicurezza sono minacciate, quasi come una bomba a orologeria per quella minaccia che il Santo Padre, Papa Francesco, ha un giorno definito una Terza Guerra Mondiale disseminata a macchia di leopardo. È evidente che dove ci sono le armi non ci sono i commerci, non c’è la prosperità, non c’è la crescita delle società e tantomeno il superamento della povertà e la disperazione; e dunque l’insicurezza e il pericolo dei conflitti costituisce il principale ostacolo alla crescita e prosperità delle società in ogni parte del mondo. 

L’enorme commercio internazionale delle armi non porta né benefici né ricchezza né progresso, salvo l’arricchimento dei mercanti di armi, che spesso sono Stati sovrani. La proliferazione nucleare e la pericolosa ripresa degli esperimenti per avvicinarsi alla realizzazione di nuove bombe atomiche costituisce un ennesimo fattore che impoverisce i popoli e arricchisce Stati bellicosi. Molti tradizionali ruoli di leadership nel mondo stanno cambiando. 

Una politica americana ripiegata in sé stessa, una politica cinese di forte espansione e di grande proliferazione anche nel settore degli armamenti, un’azione della Russia verso aree del mondo dove il terreno abbandonato da altri viene occupato da Mosca ed un ruolo – purtroppo – debole e assente in molti scenari di crisi dell’Unione Europea. 

L’appello che i leaders, che i responsabili delle azioni degli Stati e dei governi dovrebbero moltiplicare a voce sempre più alta è “Fermatevi!” Fermate l’escalation militare, fermate il ricorso alla violenza che sostituisce il dialogo e la crescita. Fermate l’intolleranza e ponete la persona umana al centro di tutto. Cerchiamo un nuovo umanesimo che dia risposte alla sicurezza di ogni essere umano, non a scapito della sicurezza degli altri ma nel perseguire un bene comune a tutti. 

L’incontro tra laici e religiosi, tra governi e organizzazioni internazionali, tra Stati e società civile, anzitutto con il protagonismo dei giovani, sia il modo per risvegliare una Comunità internazionale dove la mancanza di leadership è spesso collegata alla carenza di risposte concrete e quindi alla crescita di sentimenti di disperazione, di intolleranza, di frustrazione che colpiscono nel mondo, milioni e milioni di persone. 

Ho sempre in mente, da italiano, l’appello del Presidente De Gasperi, padre fondatore dell’Europa: “Un politico guarda soltanto alle prossime elezioni, un uomo di Stato guarda alle prossime generazioni”. Generazioni che non ci perdoneranno, se non si agisce ora! 






29.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Khamenei imbavaglia gli iraniani, ma continua a twittare. La lettura di Frattini (Sioi)

Khamenei imbavaglia gli iraniani, ma continua a twittare. La lettura di Frattini (Sioi) 



"Paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea". Conversazione con l’ex ministro degli Esteri sulla crisi iraniana, le proteste e la loro dimensione regionale 

L’Iran, il Golfo e il Medio Oriente: regione nevralgica quanto turbolenta, delicata e complessa. Le manifestazioni per le strade della Repubblica islamica in questi giorni sono un elemento centrale del momento, che si allineano a qualcosa di simile visto in Iraq e Libano. Altre tensioni con sullo sfondo l’aumento del confronto tra il blocco saudita e l’internazionale sciita che Teheran ha tentato di creare.  

Cosa sta succedendo? “Lo scontro tra i due blocchi si sta intensificando, con Riad che ha molti meno problemi a giocare influenza e l’Iran che si sente costretto a costruire quelle penetrazioni regionali attraverso attori proxy”, spiega a Formiche.net Franco Frattini, tra i tanti ruoli ricoperti, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri. 

Repressioni e morti: la teocrazia iraniana ha per il momento spinto per schiacciare le proteste, ma cosa c’è dietro alle dimostrazioni di questi giorni scatenate dagli aumenti del carburante alla pompa? “Questa decisione di riduzione dei sussidi sul carburante è uno dei casi non frequenti in cui personalmente Ali Khamenei (la Guida Suprema, l’apice del sistema teocratico iraniano, ndr) ha seguito, si è interessato e si sta interessando alla situazione. Differentemente dalla norma in cui la Guida non è mai troppo coinvolta direttamente. Dalle sue dichiarazioni si comprende che la sua attenzione è molto forte”. 

“D’altra parte — aggiunge l’ex ministro — si è capito che una buona parte del Parlamento iraniano aveva chiesto di aiutare le categorie più deboli prima di far entrare in atto questa decisione. C’era dunque la sensazione che si potesse scatenare qualcosa, ma ciò nonostante sia la Guida sia la presidenza sono andate avanti”. 

Perché? Cosa ha portato la leadership iraniana a spingere, con la forza e la mano pesante, col rischio di attirarsi addosso vari riflettori? “Khamenei non è la prima volta che fa appello alla riduzione dello spreco energetico. La ritiene una necessità. Dal 2014 la Guida ha sempre sostenuto il dovere di limitare l’uso di automobili e carburante, secondo alcuni dati l’Iran ha un consumo pro-capite di energia superiore di diverse volte a quello della Turchia, per esempio, che è un paese molto più avviato”. 

Ma non è l’impronta verde della Guida a produrre questa necessità, giusto? “Khamenei sa da tempo che le sanzioni creano per l’Iran la possibilità concreta di dover importare carburante. Una cosa assurda per un paese produttore, ma che può diventare reale. L’Iran sta perdendo la sua autosufficienza energetica, le misure sanzionatorie lo hanno bloccato anche dal punto di visto dell’importazione delle tecnologie estrattive”. 

“Per questo Khamenei chiede di limitare i consumi. Bisogna capire la storia di queste misure dunque — aggiunge Frattini — e leggere i motivi di questo impegno personale della Guida, seguito nonostante gli dicessero di fare prima misure compensative anche dal parlamento conservatore“. 

Poi c’è anche il contesto pre-elettorale ad avere un peso? “È un’altra cosa importante da ricordare: nella primavera del prossimo anno ci sono le elezioni. Le forze si stanno posizionando, certamente. Sebbene questa protesta è senza una forza dietro, senza leader, non è pilotata. In questo è del tutto simile a quelle in Iraq e Libano. Gli iraniani, come iracheni e libanesi, ce l’hanno con l’intero establishment. Non a caso la prima mossa attuata dal regime è stata bloccare Internet, i social, perché Khamenei sa bene come le Primavere Arabe si sono sviluppate”. 

Sigillare Internet per impedire che le informazioni su quel che succede escano creando anche un effetto contagio… “Noi dall’Occidente non abbiamo un’idea completa di come accadano le cose, perché abbiamo solo due voci. I dissidenti, con parenti sul posto, che riferiscono di proteste oceaniche. Poi abbiamo le analisi delle ambasciate, che danno invece una immagine di moderazione. La cosa certissima è che non sarà questo che farà cadere il regime“. 

A proposito di Iraq e Libano, occasione per allargare la riflessione: a Beirut e in diverse città irachene abbiamo visto proteste che riguardavano anche l’Iran, il piano di penetrazione in altri Stati della regione, giocato attraverso proxy politico-militari strutturati sul modello dei Pasdaran. Finora ha retto forse, ma adesso? “Adesso, e lo vediamo in un Paese come l’Iraq, questa infiltrazione, lì molto forte, non è affatto gradita. Ricordiamo che alle ultime elezioni irachene il chierico-politico sciita Moqadta al Sadr, un tempo molto collegato agli ayatollah iraniani, ha vinto le elezioni con un motto semplice: fuori gli iraniani dall’Iraq”. Lo stesso che i ragazzi iraniani ripetono in queste settimane… “Nessuno apprezza più questa ambizione da potenza regionale, ma l’Iran continua ad averla perché se perde la presa sa che l’Arabia Saudita ha campo libero. Perché i sauditi hanno molto meno problemi a giocare influenza”. 

Un ruolo abbastanza attivo, o proattivo, in queste proteste lo stanno avendo gli Stati Uniti. Washington ha detto di essere dalla parte dei cittadini iraniani. Il dipartimento di Stato, che ha sanzionato il ministro iraniano della Tecnologia e delle Telecomunicazioni (Jazari Jahromi, un politico giovane e in realtà piuttosto apprezzato in Iran), sta chiedendo la riapertura di Internet; il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha chiesto ai manifestanti iraniani di inviare i loro video, foto e informazioni che documentano la repressione del regime nei confronti dei manifestanti così che gli Usa “possano esporre e sanzionare gli abusi”. 

Secondo Frattini è una posizione “abbastanza naïf”: “Gli americani non comprendono che così facendo rischiano di danneggiare gravemente i manifestanti e gli oppositori, perché in Iran se c’è una cosa che mai, malgrado i cambiamenti dei regimi, non è mancata è l’orgoglio nazionale. Loro si sentono grande potenza, discendono dalla Grande Persia, e questa è l’unica cosa su cui non si può fare leva. Non a caso sia il governo che la Guida fanno ruotare la retorica per disinnescare le proteste dicendo che sono le forze straniere che vogliono mettere in crisi il messaggio khomeinista”. 

 “Forse — aggiunge l’ex ministro italiano — gli Stati Uniti però potrebbero prendere posizioni forti, basterebbe un gesto netto ma altamente simbolico: far in modo di oscurare il profilo Twitter di Ali Khamenei. Andare sul concreto mettendolo a tacere per via delle repressioni. Perché, paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea”.

25.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia 

02.11.2019 - int. Franco Frattini 



Il Medio Oriente è in totale subbuglio, con Erdogan che guarda a Est. Gli errori e le colpe del disastro 

Il Medio Oriente è in subbuglio e i focolai di conflitto si moltiplicano. Il centro della destabilizzazione è la Siria, che ha visto il riaccendersi degli scontri dopo l’ingresso nel suo teatro della Turchia di Erdogan, con la scusa di voler allontanare i curdi. Ma come siamo arrivati al disordine attuale? Analisti ed esperti militari sono concordi nell’individuare la causa scatenante dello sconquasso mediorientale: la guerra in Iraq del 2003. E oggi, perché la Turchia, in quegli anni vicina all’Europa, ora guarda a Est e pratica una politica di potenza? Perché l’Europa ha ormai abbandonato ogni prospettiva di coordinamento in politica estera? Il Sussidiario ne ha parlato con un protagonista della politica estera di quegli anni, Franco Frattini, per due volte ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione europea, che offre una chiave di lettura in retrospettiva capace di portare al cuore e alla radice del caos mediorientale attuale. 

Analisti e militari concordano che la guerra in Iraq nel 2003 ha destrutturato il Medio Oriente, portando al caos che vediamo. Lo conferma? 

Questo è esattamente ciò che mi disse l’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. L’Egitto era uno dei più forti alleati dell’Occidente. Mi confidò: “La missione in Iraq, con l’azione unilaterale anglo-americana, creerà i presupposti per lo scardinamento degli equilibri dell’area”. Noi non gli credemmo, anche se bisogna ricordare che l’Italia è arrivata in Iraq dopo la delibera Onu, perché la nostra Costituzione impedisce di partecipare ad azioni di guerra. Ma non è stato l’unico errore, forse neanche il più grande. 

E quale sarebbe stato questo sbaglio?

Una volta assunto il controllo dell’Iraq, gli anglo-americani hanno identificato il partito Baath con Saddam Hussein, come se tutti i funzionari pubblici fossero suoi seguaci. L’Iraq non era la Libia, aveva una burocrazia che funzionava, così come funzionava in Siria. E i funzionari non erano uomini di Saddam, la distruzione della burocrazia ha portato queste persone da un giorno all’altro a trovarsi senza lavoro. E loro ci hanno ripagati disseminando l’intero Medio Oriente di odio anti-occidentale. Noi cercammo in tutti i modi di evitarlo, premendo sul presidente Bush, ma senza successo. 

Un altro focolaio è quello della Turchia, che ai tempi della guerra in Iraq era pure vicina ad un possibile ingresso in Europa. Poi che cosa è successo? 

È cambiato il mondo. All’epoca, insieme al mio collega britannico, avevamo fondato il gruppo “Friends of Turkey”, con il compito di attuare azioni positive per allargare l’Europa alla Turchia, il che ci avrebbe aiutato moltissimo. Ai tempi, grazie al mio impegno, il partito Akp di Erdogan, che in quegli anni era un politico in ascesa, era diventato membro osservatore al Parlamento europeo. 

E poi che cosa è andato storto? 
Chirac e Schröder ci dissero di farla finita con questo tentativo, perché tutt’al più con la Turchia si sarebbe arrivati a un partenariato speciale. Bisogna conoscere la storia turca: è ottomana e post-ottomana, è un popolo che non si dimentica di essere erede di un grande impero. Non accettarono gli schiaffi dell’Europa e il loro orgoglio nazionale li ha fatti voltare da un’altra parte: alla Russia, all’Iran, a un ruolo di potenza regionale in Medio Oriente. 

È quello che sta accadendo oggi. Fu l’unica motivazione? 

Oltre a questo schiaffo ci furono le crisi migratorie e l’islamizzazione sempre più dura del partito di Erdogan. Oggi questo processo è irreversibile, per scelta stessa della Turchia. 

L’Europa sembra aver perso gran parte dell’attrattiva anche per Paesi che ne furono fondatori. Le carenze maggiori si notano proprio nella politica estera. Sull’invasione di Erdogan in Siria, per esempio, l’Ue non ha saputo avere una voce comune. Perché? 

Rispetto a quei tempi c’è stato un degrado progressivo dei rapporti tra gli Stati europei sui temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, dell’immigrazione. Un’Europa a 27 non si governa come una a 14, prima dell’allargamento a Est avvenuto nel 2004: già con 24 membri era diventato tutto più complicato. Negli ultimi anni ho visto l’Europa votare in tre modi diversi sulla crisi israelo-palestinese: un gruppo a favore di Israele, uno pro palestinesi, un altro che si asteneva. Peggio di così… 

Un’altra prospettiva dimenticata da tempo è quella di creare un esercito europeo. Oggi l’Ue si accontenta di avere un Alto rappresentante per la politica estera, che di alto però ha solo di nome… 

Proprio io parlai di esercito europeo nel mio discorso di insediamento, quando l’Italia diventò presidente di turno dell’Europa nel 2003. Il giorno dopo uscì un articolo sul Financial Times che diceva: arrivano dall’Italia a farci perdere l’esercito della corona. Ma oltre al Regno Unito, e tranne forse Francia e Germania, anche gli altri Paesi si mostrarono riluttanti. 

Il collasso delle relazioni internazionali di cui si parla spesso ha colpito anche i rapporti tra Stati Ue? 

Sì, è uno scollamento dovuto alla mancanza di valori guida, ed è un fatto gravissimo. Come può essere rispettato il principio della fiducia reciproca, un pilastro del trattato europeo, se l’Italia viene lasciata sola davanti agli sbarchi a Lampedusa? Come può esserci fiducia se non si scambiano informazioni sui terroristi? L’attentatore del mercatino di Bruxelles ha attraversato ben 4 Paesi europei prima di essere arrestato in Italia. Stessa storia per i terroristi del Bataclan, che hanno varcato diverse frontiere prima di essere fermati. Tutto ciò può accadere solo perché questa fiducia totale, anche nell’intelligence, non c’è più. 

 (Lucio Valentini)

4.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Italia e Francia hanno “il dovere” di portare avanti una “azione comune” sulla Libia

La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia
Evento SIOI del 17 ottobre 2019

SIOI, 17 ottobre- Italia e Francia hanno “il dovere” di portare avanti una “azione comune” sulla Libia che possa unire gli attori non-libici attorno a un percorso di institution building che finora è mancato. 

 Lo ha detto oggi Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), al convegno “La Francia e l’Italia, la continua instabilità in Libia” tenuto a Roma nell’ambito della decima edizione del Festival della diplomazia. Italia e Francia, secondo Frattini, dovrebbero avere la capacità di portare avanti un “compact libico” che possa mettere insieme “sia il soft power europeo che il political power della Nato”. Un nuovo schema che possa affrontare tutti gli aspetti della crisi in corso: non solo i rischi legati alla sicurezza (traffico di esseri umani, terrorismo, droga), ma anche l'economia libica (e in particolare l'opaco rapporto tra la National Oil Corporatin e la Banca centrale), oltre alla questione legata alle milizie armate da attori stranieri, in particolare non occidentali (Emirati, Egitto e Turchia in primis). © Agenzia Nova

18.10.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

Evento SIOI: La Francia e l'Italia. La continua instabilità in Libia

SIOI – Roma | Giovedì 17 Ottobre 2019, h.16.30


Intervengono
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 
Stephen J. MARIANO Dean, Nato Defence College
Alessandro POLITI Direttore, Nato Defence College
Franco VENTURINI Editorialista, Corriere della Sera

Modera
Gabriele CARRER, Giornalista

Evento realizzato in occasione della X edizione del Festival della Diplomazia

17.10.19 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Joint Statement by the mediators and the observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement

July 12 2019 - Joint Statement by the mediators and the observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement in the 5+2 format following their 12 July 2019 visit to Chisinau and Tiraspol.


CHISINAU, 12 July 2019 - The mediators and observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement in the 5+2 format visited Chisinau and Tiraspol on 12 July 2019 for talks with the Moldovan and Transdniestrian leaderships.

During their visit, the mediators and observers met in Chisinau with the Moldovan President Igor Dodon, Prime Minister Maia Sandu as well as Deputy Prime Minister for Reintegration and Chief Negotiator Vasilii Sova. In Tiraspol they met with the Transdniestrian leader Vadim Krasnoselsky and Chief Negotiator Vitaly Ignatiev.

The mediators and observers welcomed the political commitment shown by the leaderships of both Sides to further build on the positive dynamic in the Transdniestrian settlement process and to achieve further tangible results by the end of this year with regard to the implementation of the Berlin-plus package.

To that end, the mediators and observers urged the Sides to continue the active and substantive engagement in the joint expert working groups and to hold 1+1 meetings of the chief negotiators on a regular basis to provide these groups with the necessary guidance and they welcome in this regard the commitment by both chief negotiators to meet within the next two weeks. Taking into account the result-oriented approach, substantive political discussions in the 5+2 format can be convened in Bratislava, Slovakia within the next three months to take stock of the progress made with regard to the implementation of the Berlin-plus package and to identify further priority issues in the field of confidence-building measures. The mediators and observers further welcomed the readiness of both Sides to address selected priority issues from the joint expert working groups in a retreat to be organized by the OSCE Mission to Moldova in Bavaria, Germany in autumn.

Talks in the 5+2 format include representatives of the Sides – Moldova and Transdniestria, the mediators from the OSCE, the Russian Federation and Ukraine as well as the observers from the European Union and the United States of America.


Source


16.7.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Discussion with: H.E. Dr Anwar Mohammed Gargash, Minister of State for Foreign Affairs, United Arab Emirates

Discussion with: H.E. Dr Anwar Mohammed Gargash, Minister of State for Foreign Affairs, United Arab Emirates

EVENT SIOI : 25 June h 15.30 


Franco FRATTINI, President of SIOI and Omar ALSHAMSI, Ambassador of UAE in Rome 

Cordially Invite you to the Discussion with Dr Anwar Mohammed GARGASH 





21.6.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Per chi ha vinto è l’ora della responsabilità, e di giocare la sua partita nella Ue

L'ex ministro. Frattini: «Chi ha vinto ora sia responsabile» 


Martedì 28 maggio 2019 

L’ex ministro degli Esteri: la Lega vada al tavolo con la Ue, la critica non basta più 

«Per chi ha vinto è l’ora della responsabilità, e di giocare la sua partita nella Ue». 


Pochi conoscono lo scenario europeo come Franco Frattini - oggi presidente del Collegio di garanzia del Coni - per due volte, a lungo, ministro degli Esteri con Silvio Berlusconi e, nel mezzo delle due esperienze alla Farnesina, Commissario Europeo. «Gli irrigidimenti - spiega - non servono né alla Ue né all’Italia. Chi vince deve saper trattare. Senza realizzazioni in linea con le attese, i grandi consensi, come abbiamo già visto, evaporano velocemente». 

Che prospettive si aprono? 

Sarebbe un grave errore rimproverare i cittadini per il voto espresso. Anche Salvini, ritengo, veda i vantaggi di avere una politica comune europea, ma se in Italia - come in Francia e in Gran Bretagna - il primo partito è quello che denuncia l’invadenza della Ue, bisogna interrogarsi. 

L’Europa appare zoppicante sulle grandi visioni e primeggia sulle 'piccolezze'. 

È proprio questo il tema. Nei 4 anni e mezzo che sono stato vicepresidente della Commissione ho dovuto tenere a freno tante iniziative, tipo quella relativa alle dimensioni della conchiglia che si può pescare o meno, che penalizza l’Italia, visto che le vongole del Portogallo sono molto più grandi. O il proposito di abolire l’ora legale, che non interessa i paesi nordici ma per noi è di grande importanza. Così poi accade che arrivano a Strasburgo rappresentanti scelti per puntare il dito contro questi eccessi. L’Europa ha fallito sul alcuni temi. Uno è la solidarietà, che penalizza il nostro Paese sull’immigrazione. 

Tuttavia i campioni della non-solidarietà sono proprio i Paesi 'sovranisti'. 

Ma la risposta sarebbe dovuta venire ben prima. Le questioni trascinatesi negli anni nei Consigli Europei hanno portato a questi risultati. La Ue è apparsa divisa sui temi economici, o sulla politica di Difesa. O la lotta al terrorismo, o la politica estera. Sul conflitto palestinese. La Commissione Juncker è stata una delle più deboli di sempre. Ha dato un’idea di austerità, salvo poi scoprire che ci sono state centinaia di migliaia di cittadini truffati dalle banche. 

E ora che cosa potrebbe succedere a Strasburgo? 

Bisogna che si mettano insieme il Ppe, il Pse e i liberal-democratici dell’Alde per aversi, si spera, una maggioranza risicata. Servirebbero anche i Verdi per una maggioranza stabile. Che mette insieme, però, il diavolo e l’acqua santa, visto che Verdi e Alde sono euro-federalisti mentre nel Ppe ci sono leader alla Orban sovranisti, o c’è la Csu di Weber che l’Europa federale la vede come il fumo negli occhi. 

E l’alleanza popolar-populista sognata da Salvini? 

Quella non è sul tavolo fra le ipotesi possibili. 

Dunque Orban e Salvini sono condannati a stare separati, uno in maggioranza (con il Ppe) e uno fuori? 

Lo scenario può essere anche un altro: non escludo maggioranze variabili sui diversi temi. Ad esempio sull’immigrazione c’è più sintonia con Ungheria, Polonia, Bulgaria e la Francia, piuttosto che con Svezia o Olanda. O si pensi ai valori giudaico-cristiani, che vedrebbero in maggioranza componenti laiciste contrarie, mentre altre - al di fuori -sarebbero favorevoli. Ma tutto ciò condannerebbe la nuova Commissione a una grande instabilità. Non a caso già si parla di prorogare la vecchia fino a dicembre. 

Come se ne esce? 

Se ne esce con leader politici responsabili. 

Un’Europa a due velocità è una strada possibile? 

Penso che sarà inevitabile. 

E un’Italia a traino leghista non rischia di star fuori dal convoglio di testa? 

Non penso. L’Italia è un Paese troppo importante. Non si può pensare che l’Italia, o la Francia restino fuori. Penso invece che le forze che hanno vinto siano chiamate a un enorme sforzo di responsabilità. Hai la bicicletta e devi pedalare: non ti puoi ritrovare fuori dal giro. La partita si gioca dall’interno, non si può solo criticare da fuori. 

Ma i passi debbono essere reciproci... 

È proprio così. Da parte dell’Europa, l’errore da non fare è di prenderci per il collo minacciando procedure di infrazione: la prossima volta i sovranisti crescerebbero ancora. Da parte dei sovranisti, l’errore invece sarebbe, come detto, quello di criticare solo. Per modificare il regolamento di Dublino sui migranti, ad esempio, bisogna impegnarsi, dall’interno. 

Un ruolo importante potrà averlo Mattarella? 

Ha acquisito grande credibilità internazionale, e ha tutti gli strumenti per continuare con discrezione a indirizzare l’azione del governo in modo equilibrato, continuando ad agire come ha fatto con tutti i governi, per il bene dell’Italia. 

La Lega che partita potrà giocare? 


Gli elettori non sono più attaccati, una volta e per sempre, al medesimo carro. Fra Lega e 5 Stelle hanno scelto chi fra i due mostra di poter condurre in porto i suoi propositi: se si abbassano le tasse e si fanno le infrastrutture, questo è un bene per l’Italia. Ora però devono saperlo fare, stando al tavolo, criticare non basterà.

28.5.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

WFUNA EUROPEAN UNITED NATIONS ASSOCIATIONS MEETING: The new challenges to multilateralism

WFUNA EUROPEAN UNITED NATIONS ASSOCIATIONS MEETING: The new challenges to multilateralism 


Opening Ceremony- SIOI, 20th May, 2019 

Speech delivered by President Franco Frattini 

High Excellencies, 
Young delegates, 
Distinguished Ladies and Gentlemen, 

I am particularly glad to welcome you today at SIOI-UNA Italy to this important and unique event which we have been honoured to organize in cooperation with the World Federation of United Nations Association. 
 I thus wish to address my heart-felt thanks to Bonian Golmohammadi, WFUNA Secretary-General, for being here today. I would like to give a warm welcome to our special guests and Keynote speakers:  Marcela Villareal, Director, Partnerships Division FAO; Luis Jiménez Mcinnis on behalf of IFAD; Staffan De Mistura, Former Under-Secretary-General, UN Special Envoy for Syria, Afghanistan, Iraq, Lebanon; Bettina Tucci Bartsiotas, UNICRI Director. 

The Italian Society for International Organization (SIOI) is an international non-profit organization that has been cooperating since 1944 with the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation. SIOI UNA Italy has its main office here in the centre of Rome, in Palazzetto Venezia, and has spread over national territory through all of its branches (Milan, Turin, Naples), the Office to support the United Nations in Assisi, and groups of the Students’ Movement for International Organization (MSOI). 

SIOI- UNA Italy is one of the 22 founding member of the WFUNA. To this regard I would like to remember that we had the privilege to host here the WFUNA’s 4th Plenary Assembly in 1949.

SIOI was founded in Rome on 4th October 1944, when Italy was still divided by war, on the initiative of a group of eminent personalities belonging to the cultural and political life. We are an historical Italian internationalist organization that since the post-war period has been working to carry on the most important negotiations of Italy's accession to the major international organizations. The then Minister for Foreign Affairs, Alcide De Gasperi, in the Second Bonomi Government, in December 1944, saw the contribution that an institution such as SIOI could have secured to the Italian Government on its return to the international scene in the difficult years of the post-war transition. Convinced that the Italy would have received its full international legitimacy with the admission to the United Nations, he wanted to submit the nomination of SIOI to the World Federation of United Nations Associations. 
 In 1946, SIOI entered WFUNA, becoming the United Nations’ focal point in Italy considering that Italy was not yet a U.N. member state; indeed only in 1955 Italy’s long wait to join the United Nations Organization finally came to an end. The international action of SIOI-UNA Italy also corresponds to the intense government’s activity on the international front. Foreign policy becomes a priority for Italy: many of actions and strategies were born here at Palazzetto Venezia. These are the years in which our country finds a leading role on the international chess, and SIOI UNA Italy becomes a direct witness of the meetings (closed and public) that will lead to the birth of historic alliances, agreements and decisions. 

“The ceremony celebrating Italy's entry into the UN took place at Palazzo Barberini in Rome on 31 January 1956, at the presence of the President of the Republic Luigi Einaudi and of the highest authorities. The then President of SIOI Niccolò Carandini had the privilege to open the historical ceremony at which intervened the then Minister for Foreign Affairs Gaetano Martino, the SIOI Secretary General Roberto Ago, the special representative of the Secretary-General of the United Nations, Georges Palthey and the Prime Minister, Antonio Segni. 

Minister Martino will say in his speech: “I believe I must be the interpreter of the feelings of all those who participate in this solemn meeting by expressing the greatest satisfaction to the leaders of the Italian Society for the International Organization for having conceived and proposed the act we are carrying out at this time in order to make the meaning of Italy's admission to the United Nations more evident and operative in the conscience of Italians (…)" "The Italian Society for the International Organization concludes tonight, with this act, a period and a cycle of its activity during which it acted for the creation in Italy of a strong current of public opinion in favour of the United Nations. This task was pointed out to SIOI since March 1946 by Alcide De Gasperi. The courageous and clairvoyant statesman considered that Italy's non-membership of the United Nations was not a less reason but one more reason to wish that the aims of the Organization were made known to the Italians and the notion of them could become an essential element of their political conscience. " 

That’s why our institutional aims are the diplomatic and international training, research and information on topics in international organizations, international relations, international cooperation, and international protection of human rights. SIOI School of Higher Education in International Affairs is devoted to post graduate students, civil servants, public administration officials, foreign embassies’ officers, private employees, and so on. 

Our historical course is the Master’s course in Diplomatic Studies. Since 1946 we have been preparing young for the diplomatic competition and I can proudly say that more than half of Italian diplomats were trained in our School. SIOI is also an active member of the forum ‘International Union of Diplomatic Academies’ (IFDT) in Vienna. Moving from tradition to the present time, SIOI is being working thanks to the strong connection to the United Nations and to our Ministry of Foreign Affairs. We are particularly proud of the active cooperation and synergies with WFUNA and with the International Organization represented today by our guests. As an example, you will remember that the first edition of WFUNA International Model United Nations - WIMUN was jointly organized here in Rome in 2014.

I would like to share with you some of our special initiatives 2019 connected to the goals of the Agenda 2030. The UN Youth Delegate Programme 2019: SIOI-UNA Italy in collaboration with the Italian Minister of Foreign Affairs and International Cooperation is promoting and organizing the third edition of the United Nations Youth Delegate Programme for Italian students (UNDYP Italy). Two young Italians aged between 18 and 30 will be selected for accompanying the government’s diplomatic delegation to the 74th UN General Assembly and represent the instances of young people at the highest level. 

ZEROHACKATHON 2019- SIOI - UNA Italy, in partnership with the Italian Ministry of Education, University and Research, the United States Embassy to Italy and the Royal Norvegian Embassy, is launching the third edition of #ZeroHackathon on Oceans and Polar Connections . This youth competition of ideas will focus on the role of sustainable development to address the consequences of climate change in the Arctic, Antarctic and Oceans. More than 200 highly motivated young students from high schools and universities all around the world will gather in Rome on 2-4 October 2019. 
Participants are invited to develop innovative, high-impact ideas and projects to promote international cooperation, rising awareness on the most pressing issues related to Oceans and Poles, strengthening resilience of multi-scale changes, addressing the rapidly changing climate and the consequences of pollution, improving a safe and secure use of marine protected areas and the Arctic and Antarctic resources. 

In collaboration with the Royal Norwegian Embassy in Italy and the High North Center for Business and Governance - Nord University (Bodø, Norway), SIOI UNA Italy SIOI will organize, on October 1st, a new edition of the International Symposium "Arctic Connections: a trust-building Arctic cooperation on Energy and Security". The event is part of a broader project of SIOI "Arctic Connections" which aims to strengthen bilateral relations with the Member States and Observatories of the Arctic Council, identifying possible areas of cooperation and dialogue. 
Through these initiatives, SIOI UNA Italy also aims to raise awareness among new generations and public opinion about the importance 
of sustainable economic growth and the consequences of climate change affecting the entire planet. Our mission is to foster the UN values and goals, spread knowledge of international policy issues through research and public conferences, promote the inclusion of young people on decision making at highest level through education and training, investigate issues such as global change, sustainable development, terrorism threats and international cooperation as core items in our Master courses. 

 We strongly believe that the United Nations - guided by the universal values enshrined in the Charter - has made the difference for a shared progress: diplomacy for peace, climate action, achievement of the Sustainable Development Goals (SDGs), digital innovation, fair globalization, global compacts on migration and refugees. 

In our rapidly changing world the values of peace, justice, human dignity, tolerance and solidarity are under attack but we need to drive our world forward by accelerating joint efforts to build security and stability around the globe. We need even more a shared vision for a global action. 

It’s clear that this meeting represents a great opportunity to renew and strengthen our cooperation and paving the way to future joint projects. We are honoured by your presence here. Thank you again for joining us. I wish you a fruitful meeting and please enjoy Rome in all its beauty!

20.5.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

SIOI - Master in Studi Diplomatici 2018/2019: Cerimonia di Consegna dei Diplomi

Il Presidente Frattini e il Segretario Generale della Farnesina Elisabetta Belloni consegnano i Diplomi del Master in Studi Diplomatici anno 2018/2019


Roma, 14 maggio 2019- Si è svolta oggi alla SIOI alla presenza del Presidente Franco Frattini e del Segretario Generale della Farnesina Elisabetta Belloni la Cerimonia di Consegna dei Diplomi del Master in Studi Diplomatici per l'anno accademico 2018-2019.


Il Master in Studi Diplomatici della SIOI organizzato d'intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale prepara alle prove scritte del Concorso Diplomatico. Le prove di selezione per l'accesso al Master in Studi Diplomatici 2019/2020 si svolgeranno il 2 e 3 luglio pv.






Il Presidente Frattini e l'Amb. Belloni, dopo aver parlato con i giovani studenti sul ruolo del diplomatico nell'attuale contesto internazionale,  hanno consegnato i diplomi e si sono intrattenuti per le foto di rito.

Photo Gallery Evento: https://www.flickr.com/photos/93534647@N02/with/32917021287/







17.5.19 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Haftar non ce l’ha con l’Italia. Ma la Libia non è più una partita dell’Occidente. Parla Frattini

L'ex ministro degli Esteri e presidente della Sioi a Formiche.net: 

Haftar non deve tirare la corda, le milizie di Misurata e Zintan possono fermarlo. L'Italia? Non sarà toccata, ma ha perso credibilità come il resto dell'Europa. Trump non ci aiuterà, la partita è in mano agli arabi 


Continua l’avanzata di Khalifa Haftar su Tripoli. Di ora in ora le milizie del Feldmaresciallo stringono la cerchia attorno alla capitale. Fayez al-Sarraj è stato lasciato solo dalla comunità internazionale e da un’Europa schiantatasi sui veti francesi. L’Italia osserva da Palazzo Chigi con un vertice straordinario di governo convocato questo pomeriggio. “Contiamo quanto gli altri Paesi europei, cioè poco e niente – commenta scettico ai microfoni di Formiche.net Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario europeo, oggi presidente della Sioi. L’ex titolare della Farnesina conosce bene il dossier libico e chiosa: “È una partita per procura fra Paesi arabi, l’Occidente oggi non ha voce in capitolo”. 

Cosa vuole dimostrare Haftar? 

Credo che Haftar punti a un posizionamento che gli permetta di arrivare alla futura conferenza internazionale più forte di prima, dimostrando che, se volesse, potrebbe avanzare a Tripoli senza incontrare opposizioni. Non deve tirare troppo la corda. Se Turchia e Qatar dovessero aumentare i finanziamenti alla Fratellanza Musulmana che controlla le milizie di Misurata e Zintan il Feldmaresciallo avrebbe la strada sbarrata. 

La produzione di petrolio è a rischio? 

Dal 2012 ad oggi l’unica entità nazionale che è sempre stata preservata è la Noc. Anche quando ha preso il controllo dei pozzi per un breve periodo Haftar ha sempre restituito la produzione alla Noc, perché sa che bloccarla distruggerebbe il suo Paese gettandolo in una paralisi petrolifera. Non conviene a nessuno tornare alle code chilometriche al benzinaio che vedevamo a Tripoli qualche anno fa, quando i libici realizzano di vivere da poveri in un Paese ricco di risorse iniziano i guai. 

Come ne sta uscendo la comunità internazionale? 

Sta facendo una pessima figura. Se l’Europa non si fosse divisa con il veto francese e la comunità internazionale avesse riconosciuto ad Haftar un ruolo all’altezza delle sue aspettative non ci troveremmo qui. L’errore fu commesso quando all’indomani dell’incontro con il segretario generale dell’Onu Antonio Gutierres ad Haftar venne riferito che la Difesa nazionale di un eventuale governo di coalizione sarebbe stata coordinata da un civile. Questo significa non conoscere gli arabi. 

C’è spazio per un ruolo politico di Serraj in un governo Haftar? 

Conosco il modo di ragionare dei Paesi arabi ed escludo tanto che Haftar voglia riconoscere un ruolo a Serraj quanto che Serraj sia disposto ad accettare un incarico subalterno. L’orgoglio libico gli impedirebbe di diventare ministro di un governo guidato da Haftar. Scommetterei piuttosto sul vicepremier di Serraj, Ahimed Maitig, che ha un forte legame con Misurata ed è portavoce di quelle istanze tribali senza le quali in Libia non vai da nessuna parte. A lui il generale potrebbe riconoscere un ruolo di leader nella Tripolitania. 

L’impressione è che Serraj sia stato scaricato dalla comunità internazionale. Anche la Nato si è espressa molto tiepidamente sull’avanzata di Haftar… 

Non mi stupisce la posizione della Nato, che ha informazioni di intelligence e ha capito che senza Haftar, che controlla la Cirenaica e il Fezzan, non c’è futuro in Libia. Il feldmaresciallo ha un esercito e detiene il controllo dei pozzi petroliferi, tutti devono fare i conti con lui. Sarraj è stato inventato dalle Nazioni Unite, ora ha perso ogni credibilità. 

Il premier Conte ha garantito in aula che gli interessi italiani in Libia saranno tutelati. Lei ci crede? 
Haftar non ce l’ha con l’Italia. Credo abbia apprezzato molto che in tempi non sospetti, quando non solo non sembrava l’uomo forte della Libia ma addirittura circolavano voci su una sua grave malattia, gli italiani abbiano prelevato all’aeroporto di Misurata anche i feriti delle sue milizie. Noi non abbiamo fatto distinzioni, a differenza di francesi e inglesi che formalmente sostenevano Tripoli e poi giocavano sottobanco dislocando unità speciali a Tobruk. 

Che ruolo resta da giocare all’Italia? 

L’Italia conta quanto gli altri Paesi occidentali, cioè poco e niente. Nessuno, neanche la Francia, può dare le carte sul presente e il futuro della Libia. Solo gli Stati Uniti potrebbero giocare un ruolo importante, mettendosi alla guida di un gruppo di contatto assieme a italiani e francesi con il coordinamento di altri Paesi mediterranei come Spagna e Grecia. 

Anche se della famosa cabina di regia Italia-Usa non si è vista neanche l’ombra… 

Iniziative rimaste sulla carta. Trump ha abbandonato al loro destino i curdi in Siria da un giorno all’altro, figuriamoci se ha intenzione di tornare in un luogo da cui Obama si è già ritirato. La verità è che quella libica è una partita per procura fra Turchia e Qatar da una parte ed Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita dall’altra, l’Occidente c’entra poco.

12/04/2019

17.4.19 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

La Lettera-Appello: Israele-Palestina, l'Europa intervenga ora

Pubblichiamo la lettera che 37 tra ex ministri degli Esteri ed ex funzionari di spicco europei sottoscrivono e inviano all'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e agli attuali ministri degli Esteri dell'Ue. Nel documento, i firmatari avvertono del "piano di pace" del presidente Usa, Trump, in Medio Oriente e sollecitano l'Europa ad agire. 

"Ci stiamo avvicinando a un momento critico, sia in Medio Oriente che in Europa. L'Unione europea ha investito molto su un ordine internazionale multilaterale, basato sulle regole. Il diritto internazionale ci ha portato il periodo di pace, prosperità e stabilità più lungo che il nostro continente abbia mai conosciuto. Per decenni abbiamo operato per fare in modo che i nostri vicini israeliani e palestinesi possano godere degli stessi dividendi della pace di cui godiamo noi europei attraverso il nostro impegno per quest'ordine. 

In collaborazione con le precedenti amministrazioni statunitensi, l'Europa ha promosso una soluzione equa al conflitto israelo-palestinese, nel quadro di una prospettiva di due Stati. A tutt'oggi, nonostante le ripetute battute d'arresto, gli accordi di Oslo rimangono una pietra miliare della cooperazione transatlantica in politica estera. 

Sfortunatamente, l'attuale amministrazione statunitense si è allontanata dalla linea seguita per lungo tempo da quel Paese e ha preso le distanze da norme consolidate del diritto internazionale. Finora ha riconosciuto solo i diritti di una delle parti in causa su Gerusalemme e ha dato prova di un'inquietante indifferenza verso l'espansione degli insediamenti israeliani. 

Gli Stati Uniti hanno sospeso i fondi per l'Unrwa (l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi) e per altri programmi in favore dei palestinesi, mettendo a rischio la sicurezza e la stabilità di diversi Paesi situati alle porte dell'Europa. Di fronte alla malaugurata assenza di un impegno chiaro per la prospettiva dei due Stati, l'amministrazione Trump ha dichiarato che sta per ultimare e presentare un nuovo piano per la pace israelo-palestinese. Anche se non si sa ancora se e quando questo piano verrà pubblicato, è fondamentale che l'Europa stia all'erta e agisca in modo strategico. 

Noi riteniamo che l'Europa dovrebbe abbracciare e promuovere un piano che rispetti i principi fondamentali del diritto internazionale, che trovano riscontro nei parametri concordati dall'Unione europea per una soluzione del conflitto israelo-palestinese. 

Questi parametri, che l'Unione ha sistematicamente ribadito durante i passati colloqui di pace patrocinati dagli Stati Uniti, riflettono la nostra visione comune, che afferma che una pace fattibile non può prescindere: dalla creazione di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano, secondo confini basati sulle frontiere precedenti alla guerra del 1967, con scambi di territorio reciprocamente concordati, di minima entità e paritari; dal ruolo di Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati; da meccanismi di sicurezza che affrontino le preoccupazioni legittime e rispettino la sovranità di ognuna delle due parti; e da una soluzione equa e concordata al problema dei profughi palestinesi. 

L'Europa deve rigettare qualsiasi piano che non rispetti questi parametri. Pur condividendo la frustrazione di Washington per gli infruttuosi tentativi di pace del passato, siamo convinti che un piano che riduca lo Stato palestinese a un'entità sprovvista di sovranità, contiguità territoriale e autosufficienza economica aggraverebbe notevolmente il fallimento dei precedenti tentativi di pace, accelererebbe la scomparsa dell'opzione dei due Stati e arrecherebbe un danno fatale alla causa di una pace duratura sia per i palestinesi che per gli israeliani. È preferibile, naturalmente, che l'Europa lavori in tandem con gli Stati Uniti per risolvere il conflitto israelo-palestinese, oltre che per affrontare altri problemi globali nel quadro di un'alleanza transatlantica forte. Tuttavia, in situazioni in cui sono in gioco i nostri interessi vitali e i nostri valori fondamentali, l'Europa deve perseguire una propria linea d'azione. 

In previsione di questo piano statunitense, la nostra opinione è che l'Europa dovrebbe riaffermare formalmente i parametri concordati a livello internazionale per una soluzione fondata sul principio dei due Stati. Farlo prima del piano americano permette di fissare i criteri per sostenere gli sforzi americani e facilita una risposta europea coerente e unita, una volta che il piano sarà reso pubblico. I Governi europei devono inoltre impegnarsi per intensificare gli sforzi tesi a proteggere la praticabilità futura della soluzione dei due Stati. 

È della massima importanza che l'Unione europea e tutti gli Stati membri si impegnino attivamente per garantire l'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, fra cui la distinzione sistematica, in ottemperanza alla risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza, fra Israele all'interno dei suoi confini legittimi e riconosciuti e i suoi insediamenti illegali all'interno dei territori occupati. 

Inoltre, è più che mai importante, alla luce della recente escalation dei tentativi di limitare l'azione incontrastata della società civile, che l'Europa sostenga i difensori dei diritti umani sia in Israele che in Palestina, e il loro ruolo fondamentale per raggiungere una pace sostenibile. Israele e i territori palestinesi occupati stanno scivolando nella realtà di uno Stato unico con diritti disuguali. Questa situazione non può continuare. Per gli israeliani, per i palestinesi o per noi in Europa. 

In questo momento, l'Europa ha di fronte un'opportunità decisiva per ribadire i nostri principi comuni e i nostri impegni storici in relazione al processo di pace in Medio Oriente, estrinsecando in questo modo il ruolo unico dell'Europa come punto di riferimento per un ordine mondiale basato sulle regole. Al contrario, non cogliere questa opportunità, in un momento in cui questo ordine è messo in discussione come non mai, avrebbe conseguenze negative di vasta portata". 

I firmatari: 
Douglas Alexander, former Minister of State for Europe, United Kingdom 
Jean-Marc Ayrault, former Foreign Minister and Prime Minister, France 
Carl Bildt, former Foreign Minister and Prime Minister, Sweden 
Wlodzimierz Cimoszewicz, former Foreign Minister and Prime Minister, Poland 
Willy Claes, former Foreign Minister and NATO Secretary General, Belgium 
Dacian Ciolos, former Prime Minister and European Commissioner, Romania 
Massimo D'Alema, former Foreign Minister and Prime Minister, Italy 
Karel De Gucht, former Foreign Minister and European Commissioner, Belgium 
Uffe Ellemann-Jensen, former Foreign Minister and President of the European Liberals, Denmark
Benita Ferrero-Waldner, former Foreign Minister and European Commissioner for External Relations, Austria 
Franco Frattini, former Foreign Minister and European Commissioner, Italy 
Sigmar Gabriel, former Foreign Minister and Vice Chancellor, Germany 
Lena Hjelm-Wallén, former Foreign Minister and Deputy Prime Minister, Sweden 
Eduard Kukan, former Foreign Minister, Slovakia 
Martin Lidegaard, former Foreign Minister, Denmark 
Mogens Lykketoft, former Foreign Minister and UN General Assembly President, Denmark 
Louis Michel, former Foreign Minister and European Commissioner, Belgium 
David Miliband, former Foreign Secretary, United Kingdom 
Holger K. Nielsen, former Foreign Minister, Denmark 
Marc Otte, former EU Special Representative to the Middle East Peace Process, Belgium 
Ana Palacio, former Foreign Minister, Spain 
Jacques Poos, former Foreign Minister, Luxembourg 
Vesna Pusic, former Foreign Minister and Deputy Prime Minister, Croatia 
Mary Robinson, former President and United Nations High Commissioner for Human Rights, Ireland  
Robert Serry, former UN Special Coordinator for the Middle East Peace Process, The Netherlands Javier Solana, former Foreign Minister, NATO Secretary General and EU High Representative for Common Foreign and Security Policy, Spain 
Per Stig Møller, former Foreign Minister, Denmark 
Michael Spindelegger, former Foreign Minister and Vice-Chancellor, Austria 
Jack Straw, former Foreign Secretary, United Kingdom 
Desmond Swayne, former Minister of State for International Development, United Kingdom 
Erkki Tuomioja, former Foreign Minister, Finland 
Ivo Vajgl, former Foreign Minister, Slovenia 
Frank Vandenbroucke, former Foreign Minister, Belgium 
Jozias van Aartsen, former Foreign Minister, The Netherlands 
Hubert Védrine, former Foreign Minister, France 
Guy Verhofstadt, former Prime Minister, Belgium 
Lubomír Zaorálek, former Foreign Minister, Czech Republic 


Traduzione di Fabio Galimberti

15.4.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Intervista a Franco Frattini a In Blu Radio - In Venezuela Maduro farà brogli. Papa negli Emirati Arabi ha stupito il mondo

Frattini a InBlu Radio: “Maduro farà brogli. Papa in Emirati Arabi ha stupito il mondo” 
L’ex ministro degli Esteri a InBlu Radio: “Comunità italiana verrà accusata di essere amica dell’ex dittatore. Tanti italiani avranno problemi lavorativi” 


Intervista di Chiara Placenti: 

Roma 5 febbraio 2019. “Non ci può essere Maduro a guidare il percorso verso le elezioni. Maduro farà brogli e imbrogli”. Lo ha detto il presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, due volte ministro degli Esteri, ex Commissario europeo, Franco Frattini, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei in merito alla situazione del Venezuela e la posizione del governo italiano. 

“Maduro – ha aggiunto Frattini – lo conosco bene, era mio collega ministro degli Esteri. Mi ha ricevuto tante volte quando c’era Chavez. Quando andavo a Caracas incontravo alla scaletta dell’aereo Maduro che mi veniva ad accogliere perché Chavez gli diceva ‘gli italiani sono nostri fratelli’. Sono quelle tipiche persone che quando prendono il potere, non essendo un leader come Chavez, usano la repressione non avendo autorevolezza. Purtroppo l’Italia avrebbe dovuto dire fin dal primo giorno ‘Maduro se ne vada e il Parlamento trovi un presidente ad interim’ perché a vincere deve essere la democrazia. Guidò dovrà vincere con il volere del popolo”. 

“Sono molto dispiaciuto – ha sottolineato Frattini – per questa posizione italiana. La politica italiana è una politica che deve guardare all’interesse che noi abbiamo in quelle aree del mondo in cui la nostra presenza è storica, radicata e consolidata. La comunità italiana è la più grande comunità non locale che sta in Venezuela. Ci sono milioni di italiani che hanno il doppio passaporto che vivono e lavorano in Venezuela. È chiaro che per questa comunità italiana chiunque verrà dopo Maduro sarà contro Maduro. Se il governo italiano si prende il ringraziamento pubblico dal dittatore, chiunque verrà dopo Maduro considererà la comunità italiana come dei paria cioè gli amici dell’ex dittatore”.

“Quando accadono queste cose – ha concluso Frattini – chi ci rimette è chi ha fatto degli investimenti nel Paese. Non dico che si sarebbe dovuto proclamare Guaidò presidente del Venezuela ma si sarebbe dovuto dire subito a Maduro di andarsene e si sarebbe dovuto dire di formare immediatamente un governo nazionale in cui il Parlamento doveva individuare un presidente ad interim che avrebbe dovuto guidare le elezioni”. 

Papa, Frattini: “Ha stupito il mondo. Emirati Arabi non sono off-limits per i cristiani” 
L’ex ministro degli Esteri a InBlu Radio: “Paese caratterizzato da dialogo interreligioso. Imam educati a tolleranza e non a prediche che incitano alla violenza” 

Roma 5 febbraio 2019. “Con questa mossa il Santo Padre ha stupito il mondo. Francesco ha scelto un Paese nel cuore del Golfo Persico che come noto è attraversato da enormi tensioni”. Lo ha detto il presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, due volte ministro degli Esteri, ex Commissario europeo, Franco Frattini, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. “Il Papa infatti – ha aggiunto Frattini – ha ricordato la tragedia dello Yemen che si svolge proprio a pochi chilometri dagli Emirati Arabi. Ha scelto un Paese che da sempre ha fatto dell’educazione al dialogo interreligioso una sua caratteristica”. “Il Papa – ha proseguito Frattini – ha fatto la scelta giusta. Gli Imam sono educati ad un dialogo di tolleranza, comprensione reciproca e mai a prediche di incitazione alla violenza. Un Paese che è stato ben scelto e non a caso il Grande Imam di Al Azhar che è il personaggio di più grande influenza nel mondo islamico-sunnita è andato lì proprio per incontrare il Papa. Con questo viaggio il Papa Francesco ha voluto dire che quella parte del mondo non è offl-imits per i cristiani”.

6.2.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Aree del sito