Il personaggio. «Nando», l'italiano che per primo ha portato lo sci a Kabul

di Massimiliano Castellani, Avvenire 
mercoledì 24 gennaio 2018

La storia straordinaria di Rollando, guida alpina in Bamiyan dove ha scoperto Sayed Alishah, il primo afghano a tentare la qualificazione per i giochi invernali, mancate per pochissimo


Ci sono piccoli eroi esemplari dello sport che non finiscono nella grande Storia per un motivo molto semplice: scelgono le vie meno battute, le più impervie, quelle dove restano tracce impercettibili, eppure profondissime nei cuori di chi li ha anche solo sfiorati.

È il caso di Ferdinando Rollando, per gli amici sparsi nel mondo, semplicemente “Nando”. Un percorso il suo che si è interrotto troppo presto, quando aveva appena 52anni: scomparso il 9 luglio 2014 e mai più ritrovato, assieme al giovane compagno di scalata, Jassim Mazouni, 16 anni, parigino, al quale voleva far conoscere le meraviglie del Monte Bianco. Fine tragica di un cammino molto umano, sempre carico di gioie e di entusiasmi quasi adolescenziali. Una personalità trasparente e puramente «doppia» quella di Nando, come i mari della natia Sestri Levante.

Nel suo destino c’erano tutte le rotte del giovane marinaio salpato sugli yacht dei miliardari, tanto per "sbarcare" il lunario. Dopo mille avventure e mille mestieri (architetto- urbanista, fotografo, costruttore edile, contadino) fatti e poi lasciati, l’ultima fase della sua esistenza l’aveva dedicata alla montagna. «Nando era un “mulo”, appena si appassionava a qualcosa mollava tutto e con testardaggine e talento si dedicava solo a quella cosa... Tipo diventare guida alpina tra lo scetticismo dei valdostani», racconta l’amico Massimo, uno dei tantissimi “senzaNando”. Diciottenne, Rollando era stato custode del rifugio alpino Chiarella Amiante, da qui il suo innamoramento per la Valpelline e la decisione di “mettere radici” a Ollomont. Luogo da cui si spostava per fare il «cacciatore di montagne in Cina» e infine il «mullah dello sci in Afghanistan». Eclettismo di chi si sentiva «sestrese, valdostano, rustico, artistico, letterario, local, 100% giramondo».

Tante facce di una stessa anima «bella e positivamente spigolosa», sottolinea Antonio Bettanini che ha curato il diario di Ferdinando Rollando: Il cielo di Kabul. La storia del Mullah dello sci( Il melangolo, pagine 218, euro 18,00). Bettanini con l’aiuto del figlio di Nando, Ernesto, ha scolpito per le nostre memorie il ritratto di Rollando attraverso le email che spediva da Kabul. Una missione cominciata con il solito spirito curioso, anticonformista e filantropico, dopo un progetto di «prevenzione al rischio valanghe» presentato all’allora ministro degli Esteri Franco Frattini. «Da grande amante delle nevi, Frattini con il quale allora collaboravo, accolse con grande interesse l’idea di Nando creando i presupposti per la realizzazione del suo progetto», spiega Bettanini. Zaino in spalla, nel gennaio 2011 Rollando lasciava le ricche montagne - care a Luigi Einaudi - di Ollomont, per salire sulle cime povere dell’Afghanistan. In quell’oasi pacifica del Bamiyan, a riparo della guerra e della follia terroristica talebana appena pacata, Nando era andato rispondendo all’appello dell’Aga Kahn Fundation, che aveva bisogno di un esperto di montagna per insegnare lo sci.

«Dopo qualche mese si rese conto che il problema era più grande, e che c’era bisogno di un intervento sulle valanghe. Tutto questo rientrava nella sua filosofia della “rivoluzione alpina”, quella che nel corso degli ultimi duecento anni ha cambiato completamente lo scenario delle montagne europee», spiega suo figlio Ernesto che lavora nella cooperazione e continua a seguire l’Afghanistan da vicino. Almeno 300 l’anno sono le vittime finite sepolte sotto la neve in quella regione, meta degli hippy italiani e occidentali negli anni ’70 e oggi purtroppo nota per lo scempio talebano compiuto nel 2001 con la distruzione delle due statue del Budda. Il vuoto delle nicchie a 2500 metri, così come le voragini culturali e finanziarie delle genti di quei monti, questo piccolo eroe esemplare italiano ha provato a riempirlo con l’idea di una «nuova economia turistica attraverso lo sci». La rivoluzione di Nando poi era scesa in pista. Con l’onlus italiana e l’Ong afghana “Alpistan” si era messo in testa di «insegnare a sciare ai ragazzi della montagna scrive Bettanini in prefazione a Il cielo di Kabul- E lo sci si rivela una formidabile leva di sopravvivenza contro le insidie della natura e nello stesso tempo una piattaforma di divertimento, di cambiamento e di sviluppo delle condizioni e dello stile di vita». E quello stil nuovo, con il consueto piglio carismatico e visionario, l’aveva subito trasmesso all’allora ventenne Sayed Alishah Farang, un giovane cresciuto nelle alture polverose della catena montuosa di Koh-e-Baba. Sayed è venuto su forte, temprato a tutto, a cominciare dall’assenza della luce elettrica e dell’acqua corrente se non quella del fiumiciattolo vicino casa, il torrente dove le donne del villaggio vanno a fare il bucato.

Per Alishah, Nando aveva predisposto degli sci veri in fibra al posto di quelli di legno (con cinghie di cuoio e lattine schiacciate come legacci alle caviglie) che gli aveva visto mettere ai piedi fino alla vigilia dell’Afghan Ski Challenge, il primo campionato nazionale di sci. Cose mai viste prima di allora in quella terra dimenticata da tanti, ma non dagli italiani che nel 1919 furono i primi a riconoscere l’indipendenza del Paese. Ancor prima di Rollando, a Kabul aveva lasciato la sua impronta indelebile l’orientalista Giuseppe Tucci, confinato negli anni ’30 da Mussolini in Afghanistan. La nostra prima missione umanitaria arrivò dai Barnabiti, ordine a cui appartiene padre Giuseppe Moretti che ha avuto modo di saggiare la profonda spiritualità di Rollando. Lo spirito del buon cristiano alla ricerca di un Dio, non distante da quello di Sayed. Con lui è volato a Trento: iscritto al al corso antivalanghe della Protezione civile. E poi assieme nella casa di Ollomont, poi la tappa a Milano, prima di risbarcare a Sestri Levante, «dove grazie a Nando per la prima volta in vita mia ho visto il mare», racconta commosso Sayed. Grazie ai consigli preziosi per sciare ad alto livello, il ragazzo del Bamiyan sfiorato la qualificazione alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang.

Per arrivare in Corea del Sud, il primo sciatore afghano, fino a ieri si è preparato sulle piste di Sankt Moritz, sede del Bamyan Ski Club. Sayed non ce l’ha fatta per pochissimo, ma il suo rimane comunque un risultato straordinario. Memore della lezione di Nando, ha seguito una preparazione da guida alpina più che da sciatore professionista. Levataccia all’alba nel rifugio di Corviglia e arrampicata di quattrocinque ore sui monti sotto l’occhio vigile del coach Andreas Hanni. Le stesse rampicate con il “mulo skipass” alle quali Sayed Alishah Farang si è allenato fin da bambino. Il suo pensiero in questo momento va al proprio Paese, «che non è solo sinonimo di guerre e di bombe ma anche di sport e di sci ad alto livello» e poi naturalmente al suo «maestro italiano». La macchina di “Alpistan” dopo la sua scomparsa si è fermata ma è pronta per ripartire. Intanto nei rifugi del Bamiyan c’è chi ancora intona La canzone per Nando: «Così ad ogni passo inventavo le nuove parole. Da scrivere sopra la neve e poi raccontare...».

Il testo è di suo fratello Nicola e la canta con la band “I disertori”, un nome che sarebbe tanto piaciuto a Nando che nella sua vita non ha fatto altro che disertare i luoghi comuni per costruire piccoli centri di speranze future.

Pubblicato su Avvenire

25.1.18 | Posted in , , , , , | Continua »

Ferdinando Rollando: Il racconto di un istante

Nando: 4 marzo 1962 - 9 luglio 2014 



Ferdinando Rollando, per noi amici "Nando è scomparso nel luglio 2014 tra quelle montagne "di oro zecchino" che lui amava così tanto.

Oggi nel giorno del suo compleanno voglio ricordarlo ancora e condivido con emozione il video realizzato per lui dal fratello.



"Il tempo mi ha inseguito a lungo e non mi ha mai trovato. Avevo scattato una foto per ogni minuto...
E guardavo sul ghiaccio il riflesso del cielo infuocato quasi che qualcuno l'avesse davvero creato..."
Ciao Nando, la nostra idea sopravviverà e "troverà la strada a un nuovo ritorno". Parola di un amico. Tuo e della montagna. Sempre.

Franco Frattini















Ma la neve ha mosso il sorriso
Luglio 2014


Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho ritrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 


Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







4.3.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Ma la neve ha mosso il sorriso.



Ma la neve ha mosso il sorriso


Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho riotrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 
 

Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







24.7.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

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