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Ma la neve ha mosso il sorriso.


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Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho riotrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 
 

Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







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Pubblicato da Franco Frattini il giorno 24.7.14. per la sezione , , , , , , , . Puoi essere aggiornato sui post, i commenti degli utenti e le risposte utilizzando il servizio di RSS 2.0. Scrivi un commento e partecipa anche tu alla discussione su questo tema.

1 commenti per "Ma la neve ha mosso il sorriso. "

  1. Sodalizio meraviglioso e straordinaria idea ! complimenti a voi! bellissime le foto! un ciao sincero a voi!

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