Venti di guerra: Frattini a Il Tempo: Attacco contrario alla Costituzione

Intervista a Franco Frattini - «Iniziativa sbagliata nel metodo Ma non è una guerra alla Russia» 
di Pietro De Leo 


 «II messaggio di Trump è chiaro: io agisco concretamente, mentre Obama rimaneva impantanato». Franco Frattini, più volte ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, analizza con II Tempo lo scenario dopo l'attacco di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria. 

Soltanto tré edifici colpiti, nessun morto per fortuna. Non è un grosso scossone al regime di Assad. 
«Trump non ha voluto indebolire troppo Assad ma comunque gli ha dato un segnale significativo sulla questione delle armi chimiche colpendo tré edifici importanti. Ha voluto lanciare un segnale anche all'Arabia Saudita e a Israele. Non sfuggirà che questo attacco arriva all'indomani della visita di Bin Salman a Washington, in cui è stata confermata l'alleanza strategica tra Stati Uniti e Arabia Saudita con acclusa fornitura di armi. Io giudico sbagliata quest'azione per i metodi in cui si è svolta, ma tutto sommato, mi pare che il buonsenso di Trump sia emerso quando ha fatto capire che non inizia una guerra di lunga durata, non inizia una guerra con i russi, non ci saranno rischi di intercettare una base russa». 

Dunque secondo lei ha ragione Lavrov a definire come illegale l'attacco? 
«Di sicuro c'è una non conformità con quanto scritto nella Carta dell'Onu. E poi, dal punto di vista dell'Italia, è sicuramente contro i principi della Costituzione. Il ben noto articolo 11 sancisce la possibilità di una partecipazione solo previa risoluzione Onu o quantomeno decisione unanime della Nato. Se fossi la Russia, comunque, eviterei di aumentare la tensione, ancor più di fronte al fatto che, come si è capito, gli americani avevano avvisato Mosca dell'attacco». 

L'Iran minaccia però «conseguenze regionali». Israele è nel mirino? 
«Non credo. L'Iran ha interesse che Trump non annulli il trattato del 5+1 sul nucleare. Con quest'Amministrazione alla Casa Bianca, se tu oggi alzi la tensione con Israele, lo fai anche con Washington, e non è questa l'esigenza dell'Iran. Dunque credo che Teheran non andrà oltre le dichiarazioni rumorose». 

Colpisce una coincidenza. Sia l'attacco dell'anno scorso ordinato da Trump contro la base siriana di Al Sharyat, sia quello di ieri notte arrivano m un momento di grattacapi sul piano nazionale. Ci sono ragioni di politica interna alla base di questa scelta? 
«Certo, e da parte di tutti gli attori m campo. Trump ha uno scontro molto aspro con Comey, e non si era mai visto un tale scambio tra un ex capo dell'Fbi e un Presidente degli Stati Uniti. La May sta attraversando un momento molto difficile nel negoziato per l'uscita dall'Ue. Macron viene da una serie di scioperi molto importanti che dimostrano come appena accenni a fare qualcosa gli si paralizza la Francia». 

Veniamo all'Italia. Nel centrodestra si colgono due linee. Salvini è spostato verso la Russia, Berlusconi equilibratìssimo. Ciò non pregiudica la tenuta di una coalizione che è in trattativa per il governo? 
«No, mi pare un giusto equilibrio. Berlusconi sa bene, con la sua esperienza di governo, che la centralità dell'Alleanza Atlantica non va neanche messa in discussione. Salvini è più proiettato verso Mosca. La sintesi è Pratica di Mare». 

Ecco, appunto. Pratica di Mare, è la metafora un modo di fare politica estera. Ma è ancora possibile oggi?
«Sì. Nel 2001, George W. Bush e Putin erano in una fase di escalation. Da una parte c'era lo scudo missilistico e dall'altra parte i missili nell'enclave di Kaliningrad. A margine di quel drammatico G8 di Genova del 2001, dove Bush e Putin neanche si conoscevano, arrivò Berlusconi e disse: "io voglio un'alleanza tra Russia e Nato". Tutti risero, ma un anno dopo ci fu Pratica di Mare e la stretta di mano. Se ci sono volontà e una forte leadership politica, l'Italia può avere un ruolo». 

Qual è lo schema di alleanze più adatto allo scopo? 
«Tra un centrodestra unito, con una posizione bilanciata tra gli approcci di Berlusconi e Salvini bilanciate, e Di Maio che con i messaggi dati all'America ha voluto accreditarsi come colui che mai uscirà dalla Nato».



16.4.18 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Italia merita seggio al Consiglio di Sicurezza (intervista)


Alcune fra le principali crisi del pianeta si consumano in area contigua all'Italia

intervista con Avvenire - di Vincenzo Spagnolo

«Sarebbe davvero sorprendente se alla fine l'Italia non entrasse nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Sarebbe un' occasione persa, non solo per il nostro Paese, ma per la comunità internazionale». Franco Frattini scuote la testa, sconcertato. Già ministro degli Esteri, conoscitore della diplomazia e attuale presidente della Società italiana per l' organizzazione internazionale (Sioi), segue con attenzione la partita dei ballottaggi in corso nel Palazzo di Vetro.

Il governo italiano si è speso molto per questo risultato, ma potrebbe non farcela...
Se accadesse, sarebbe per miopia dell' Assemblea. Mediterraneo, Africa e Medio Oriente hanno per l' Onu una centralità assoluta e alcune fra le principali crisi del pianeta - dalla Libia alla Siria fino all' emergenza dei flussi migratori - si consumano in un' area contigua all' Italia, quando non la interessano direttamente. Dunque, sarebbe sorprendente se dall' Europa occidentale entrassero nel Consiglio di sicurezza due Paesi nordici: oltre alla Svezia, passata alla prima votazione, l' Olanda. Entrambe, rispetto alle suddette crisi, non possono vantare la conoscenza degli scenari e la profondità di relazioni del nostro Paese.

E allora perché hanno racimolato tanti voti?
È l' esito di giochi che si creano nei 'corridoi' del Palazzo di vetro, dove la Svezia dispone di buone entrature. Sul fronte dell' immigrazione, è un Paese che ospita comunità di rifugiati iracheni, siriani... Ma nulla più di questo...

E l' Olanda?
Al di là del passato coloniale, non mi pare che abbia dimestichezza con le situazioni cui facevo cenno. Anzi, sul piano della coesione europea, nel dopo-Brexit potrebbe essere uno dei prossimi Paesi a pronunciarsi sull' uscita... Invece l' Italia potrebbe dare un apporto prezioso, su diversi fronti.

Quali?
Su un pilastro dell' azione Onu, la difesa dei diritti umani, l' Italia ha ispirato azioni fondamentali su questioni come la pena di morte, la libertà religiosa o il contrasto alle mutilazioni genitali femminili.
Ancora, nel peacekeeping l' Italia è il primo Paese 'contributore' di caschi blu tra quelli occidentali, in prima linea in Africa o in Libano. E siamo i promotori dei cosiddetti 'caschi blu della cultura', per proteggere da guerre e terrorismo patrimoni dell' umanità come Palmira.

E l' impegno quotidiano per salvare le vite dei migranti?
È sotto gli occhi di tutti. È stata l' Italia, per prima, a trattarli come persone e non come numeri. E ad aver dato la scossa alla Ue, sollecitando la multilateralità degli interventi e proponendo il Migration compact per l' Africa, in cui l' Onu ha una parte essenziale.

Cosa cambierebbe, se l' Italia entrasse nel Consiglio?
Stare per i prossimi due anni nella stanza dove 15 Paesi assumono, legittimamente, decisioni a livello multilaterale sulle crisi in atto nel pianeta sarebbe importante. Su alcune questioni - penso alle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente -, l' Italia leva sempre la propria voce, a volte in solitudine. In quel consesso, avrebbe decisamente un altro peso...

L' Italia ha delle chance per spuntarla al ballottaggio?
Visto il quorum, bisognerà portare dalla nostra parte le shifting countries, Paesi che potrebbero mutare opinione: quelli africani potrebbero essere interessati alle politiche di cooperazione sostenute dall' Italia. Ma non sarà semplice. Ho partecipato ad alcune di queste partite, scoprendo che nel Palazzo di vetro può accadere di tutto...

Cioè?
Sgambetti sotto il tavolo, promesse non mantenute... So di ambasciatori che, nel voto segreto, hanno disatteso le indicazioni del proprio governo, giocandosi partite personali...

29.6.16 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

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