Fermezza e realismo. La linea di Draghi con la Turchia spiegata da Frattini a Formiche

Fermezza e realismo. La linea di Draghi con la Turchia spiegata da Frattini 

Di Emanuele Rossi | 12/04/2021 




Draghi ha fatto una wake-up call all’Ue, chiedendo che con la Turchia si proceda verso una politica unita e organica, senza fare passi indietro sui diritti, ma non dimenticando l’insostituibilità di Ankara. 
Conversazione con Franco Frattini, presidente della Sioi e già ministro degli Esteri 
 
“Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto quello che altri leader europei dicono nei corridoi ma non hanno il coraggio di dire pubblicamente, usando per altro un’espressione onnicomprensiva che rappresenta bene il problema di fondo che allontana la Turchia all’Ue, ossia il tema dei diritti”. Franco Frattini, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri e commissario europeo, parla con Formiche.net di quel “dittatori” che il capo del governo italiano ha usato qualche giorno fa per descrivere il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan. 
 
L’ex capo della diplomazia italiana ricorda la telefonata che Draghi e Erdogan hanno avuto recentemente (che Frattini commentava positivamente su queste colonne) e da lì allunga il ragionamento oltre la cronaca. Serve un contatto diretto e un ammonimento sulle violazioni sui diritti umani, ma c’è anche un’inevitabilità di un rapporto con i turchi? 

“La Turchia è un interesse per Europa e Occidente: è il terzo esercito della Nato, e questo significa che è una potenza di stabilizzazione in grado di giocare un ruolo proprio la Nato, l’Europa e l’Occidente in un’ampia parte del mondo. 

Oppure può farlo contro di noi”, spiega. “Ripropongo – continua Frattini – la domanda che feci a tedeschi e francesi quando la Turchia propose la domanda di annessione all’Ue e loro risposero subito negativamente: ossia, vogliamo schiacciare la Turchia nella braccia della Russia e dell’Iran, e poi adesso della Cina, oppure vogliamo tenerla vicino a noi?”. Russia e Cina hanno interesse strategico nel tirare dalla propria parte la Turchia, anche come forma di disarticolazione della Nato. In più Ankara è presente come sfera di influenza in diversi contesti che Mosca e Pechino ritengono strategicamente rilevanti. Per esempio il Caucaso e i Balcani o l’Eurasia, ma anche l’Africa e chiaramente il Mediterraneo e il Medio Oriente. 

“La Turchia – continua Frattini – gioca un ruolo da potenza regionale. Pensiamo agli equilibri con Egitto, oppure quello che abbiamo visto in questi giorni, con Ankara che ha preso una posizione molto dura sull’indipendenza dell’Ucraina. E mentre il Donbas è in posizione difficile, la Russia, che si è sempre messa d’accordo con la Turchia, ora riceve una doccia fredda su quella crisi. Questo ci deve far ragionare sulla capacità della Turchia di muovere la propria politica estera in tanti fronti”. 

Oggi, lunedì 12 aprile, il primo ministro libico e metà del governo che guida sotto egida Onu è in Turchia. La Libia è un altro dei teatri in cui Ankara negli anni scorsi ha mosso la sua politica estera, intervenendo a sostegno del precedente esecutivo onusiano di Tripoli sotto aggressione militare dalla Cirenaica. In Libia la Turchia è presente anche militarmente, mentre sull’altro lato sono presenti contractor militari russi. 

“Come pensiamo di rendere la Libia, un nostro interesse nazionale, indipendente, se non parliamo con i turchi?”, si chiede Frattini. “È evidente – continua – che un dialogo critico ci deve essere, riconoscendo le massicce violazioni di diritti umani, ma è pure evidente che la politica estera si gioca su interessi fondamentali. Prendiamo per esempio, Joe Biden: il presidente americano è molto attento ai diritti, ma si guarda bene dal voler tagliare con la Turchia”. 

Draghi, secondo l’ex ministro italiano, “ha fatto una wake-up call a tutta l’Unione europea, un messaggio per far sì che le relazioni con la Turchia non siano a corrente alternata, frutto degli interessi del momento, ma di un’elaborazione di una politica organica e comune. Ossia, allargando l’ottica, dobbiamo capire se c’è un’Europa capace di pensare la propria politica estera”.

13.4.21 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Intervista con l’ex ministro Franco Frattini: "La libertà di stampa non si tocca ma non è tempo di paranoie russofobiche. La Nato è essenziale soprattutto sulla frontiera Sud. La vera minaccia resta la Cina"


Gli aiuti russi? Dimostrano la generosità di un Paese da sempre amico dell’Italia e non c’è da fare alcuna speculazione né da eccitare paranoie russofobe. Lo spiega a Formiche.net Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri (una durante la guerra di Bush in Iraq), ex commissario europeo, oggi presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) e presidente di sezione del Consiglio di Stato. 

Che aiuti sono arrivati dalla Russia contro la pandemia di coronavirus? 
Sono aiuti generosi di un Paese che con l’Italia ha mantenuto sempre, anche nei momenti più difficili, eccellenti rapporti. Evidentemente, di fronte alla prima fase dell’emergenza in cui i partner europei quasi ridevano di noi la Russia ha avuto buon gioco a dimostrare una solidarietà più concreta. E non a caso anche gli americani poi si sono affrettati a inviare aiuti. È quindi un’azione in primo luogo giusta e concreta, in secondo luogo, dalla prospettiva del presidente Vladimir Putin, una scelta scaltra: ha dimostrato agli altri Paesi come si possa fare qualcosa di molto concreto in tempi anche molto rapidi. 

È stata una scommessa politica la sua? 
 Di fronte a gesti davvero poco commendevoli come quelli dei Paesi che hanno bloccato gli aiuti destinati all’Italia, la Russia ha giocato la sua partita: ha dimostrato di essere amica dell’Italia. Non farei nessuna altra speculazione. Tant’è vero che poi Putin e il presidente statunitense Donald Trump si sono sentiti e hanno raggiunto un’intesa per l’acquisto di aiuti russi da parte degli Stati Uniti. Il che dimostra che ci sono cose rispetto a cui le solite speculazioni di principio sono sbagliate.

Qual è la sua valutazione della risposta dei ministeri di Esteri e Difesa alle parole del portavoce della Difesa russa contro La Stampa? 
È una dichiarazione ragionevole, il governo non si può mettere in mezzo tra un quotidiano nazionale e il portavoce di un ministero straniero. Hanno fatto bene Esteri e Difesa a richiamare un principio generale che la libertà di stampa.

C’è un però, come ha detto anche lei. Gli Stati Uniti hanno acquistato materiale dalla Russia, in Italia invece abbiamo assistito a qualcosa di molto vicino a parate militari. 
Abbiamo visto strumenti che servivano ad aiutare come medici e macchinari. Francamente non penso proprio che ci sia da eccitare la paranoia dei russi che sbarcano con la scusa del coronavirus. Sono veramente delle cose campate in aria. E qualche giorno fa alla ministeriale della Nato, il nostro governo ha deciso di guardare ai fatti grazie anche a un’intelligence capace di fare distinzione tra gli aiuti sinceri e quelli non. E finora non mi sembra sia uscito fuori qualcosa. Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato

Questi aiuti russi hanno un costo politico? La rimozione delle sanzioni?
Penso che le sanzioni siano un errore gravissimo, la mia posizione è nota. Ma devono essere rimosse dopo un dibattito politico e una decisione unanime a livello europeo. Non credo però sia questo l’obiettivo. Penso, al contrario, sia un’ulteriore conferma del fatto che in un mondo assai meno sicuro che in passato, partner come la Russia non vadano visti con sospetto. Serve, invece, impegnarli in azioni comuni. In un mondo che ha visto crollare la globalizzazione a causa del virus, ci mettiamo anche a fare le Guerre fredde?

Dovremmo ripensare la Nato?
La Nato, che è il nostro strumento di sicurezza collettiva, deve fare molto di più sul fronte della politica di prevenzione e per la stabilità del Medio Oriente. E deve rafforzare quegli strumenti di azione rapida per le emergenze non tradizionali come queste.

E il rapporto con la Russia?
La Nato non ha cancellato quello strumento che creammo nel 2002, cioè il consiglio Nato-Russia. Non si è più riunito dopo i fatti dell’Ucraina ma esiste ancora. Riaprire un dialogo su temi strategici è assolutamente necessario. Anche perché la Nato stessa ha tutti gli strumenti per individuare eventuali comportamenti ostili per alcuni membri come la Polonia per esempio. La Russia deve essere assolutamente coinvolta sulla Siria e sulla Libia. E su quest’ultimo tema è fondamentale, non fosse altro perché sostiene il generale Khalifa Haftar e le sue forze, che ora si trovano in posizione di forza, mentre noi stiamo cercando una conciliazione nazionale tra le due parti.

Quanto, invece, agli aiuti cinesi: possiamo fidarci? La Cina è certamente più problematica della Russia visto che ha ormai una vocazione da prima potenza mondiale: vuole superare gli Stati Uniti, non ci riuscirà, ma ha ambizioni da numero uno. Risponde a logiche espansionistiche e ha nel mirino un’area dove ci sono interessi occidentali molto forti ben più ampia di quella su cui la Russia tenta di mantenere la sua influenza e in cui comunque la Nato è presente. Invece, se pensiamo a Paesi come il Vietnam, l’India, il Giappone, la Corea del Sud vediamo che c’è un’enorme fetta di mondo su cui la Cina ha messo gli occhi.

E la Via della seta?
Non è gratis nemmeno quella. È un progetto politico di presenza e di influenza, non è un progetto economico per regalare infrastrutture all’Occidente. Per questo guarderei alla Cina con molta più attenzione rispetto a quanto si fa con la Russia, come mi sembra che anche la Nato stia facendo.


Intervista di Gabriele Carrer 
4 aprile 2020

4.4.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni
Intervista di Giovanni Gregori


L’Italia mi ricorda in questo momento uno di quei cuccioli abbandonati dal padrone sulle afose strade estive, lasciato a girovagare nella calura dopo aver dato un’occhiata lacrimosa alla persona a cui fino al giorno prima aveva fatto le feste. L’Europa in questo momento incarna l’odiosa figura di quello che dimentica volutamente il cane per andarsi a fare le vacanze, vacanze brevi, anzi forse neanche iniziate. Il virus si è diffuso e ha permeato i gangli di un’Europa ostile e scellerata. Nello scaffale della libreria due mie tesi, una vicina all’altra, tecnicamente lontane come argomenti ma i cui due titoli messi insieme mi fanno riflettere: Ut unum sint (sull’Unione europea) e Geopolitica delle lacrime (sulla fenomenologia del jihad). Dopo pochi anni quella parvenza di Europa unita, che si era trovata impreparata di fronte al il virus del terrorismo islamico, si ritrova disperata nella lotta contro il COVID19; un rompete le righe, un tutti contro tutti, una fuga isolata e spasmodica difficile da perdonare. Tra tanti infettivologi, comunicatori, sociologi del web, molti di questi capaci di argomentare su ogni cosa, decido di chiedere un parere ad una personalità che l’Europa e, direi, il mondo intero li ha vissuti come figura istituzionale in prima linea: il Professor Franco Frattini. Tra le sue innumerevoli cariche è stato due volte Ministro degli Esteri, vice presidente della Commissione Europea, ora docente e rettore di Relazioni Internazionali, Presidente di sezione del Consiglio di stato e Presidente della SIOI. 

La prima domanda che rivolgo a lui, approfittando della sua cordialità e della disponibilità, forse è un po’ cruda ma pertinente alla situazione. 

Professore, l’Italia è stata abbandonata a sé stessa. Dove è finita la solidarietà e l’unità europea, quella che chiedeva De Gasperi citando “Ut unum Sint” nel 1953? A questo punto sembrerebbe che l’Italia dovrà confrontarsi e magari cooperare con gli Stati Uniti, Russia e Cina. 
L’ideale di De Gasperi di Shuman e di Adenauer purtroppo rischia di dissolversi perché personalità di quel tipo non ci sono più. Come non ci sono più neanche i Mitterand, i Kohl, la stessa Tatcher, gente che negli anni ottanta e negli anni novanta aveva, con difficoltà ma con successo, tenuto vivo l’ideale Europeo. Quando sento dire che durante il Consiglio Europeo, nel pieno di una tragedia mondiale come quella che stiamo attraversando, il Premier Olandese e il Premier Finlandese vogliono porre veti, dicendo che i propri debiti ognuno se li paga da sé e che a loro della solidarietà europea poco interessa, immagino che il povero De Gasperi si rivolti nella tomba. Nella statura di questi “non leader” c’è il rischio di vanificare completamente il sogno Europeo. È chiaro che oggi, ancor prima di contare su dei rapporti fondamentali con USA e Russia, che hanno dimostrato di darci aiuti anche concreti, così come la Cina, dovremmo usufruire degli strumenti europei che ancora potrebbero funzionare: la BCE, se mettesse davvero sul campo settecentocinquanta miliardi di euro si avvicinerebbe molto alle misure imposte dal bazooka di Draghi. Manca però tutto il resto: l’Europa politica, l’Europa delle decisioni comuni che francamente non esiste in questo momento. Forse questa volta c’è un po’ più l’idea di un mediterraneo che si ritrova unito perché Francia, Spagna, Grecia, Italia e Portogallo sono tutti d’accordo; in compenso abbiamo i “soliti nordici” che non capiscono affatto che domani tutta questa tragedia potrebbe capitare a loro. Tutto questo apre un pessimo precedente, perché noi siamo stati lasciati soli dinanzi alla tragedia dell’immigrazione e dei rifugiati e adesso ci ritroviamo nella stessa condizione di abbandono, magari non in questi giorni ma all’inizio dell’epidemia quando si diceva: “se la son beccata gli Italiani e gli Italiani se la tengono”. Sono state intercettate delle forniture sanitarie destinate all’Italia bloccate da paesi europei per non farcele arrivare. Cose impensabili. Oggi, ovviamente, tutti hanno capito che l’epidemia è arrivata in casa loro, non solo in casa nostra, però il segnale che l’Europa ha dato inizialmente è davvero devastante e spero che in queste ore il Consiglio europeo abbia un’illuminazione, cioè si renda conto che se continuano a mettere i veti su questioni di questo tipo si arriverà alla fine di ciò che l’ideale europeo rappresenta. È inutile poi mettersi a ragionare di procedure e di questioni tecniche. Mi auguro che le istituzioni europee, la Von der Leyen, il Presidente del Parlamento Europeo, che è anche un italiano, possano spingere per una decisione più lungimirante, cioè che non faccia scoraggiare quelli come me che ancora credono nell’Unione Europea. 

Italia e Spagna battono i pugni sul tavolo, chiedendo più vigore nel sostenere la situazione emergenziale e hanno respinto le proposte degli altri paesi nordici. Il Presidente Conte ha dato un ultimatum di dieci giorni di tempo di per rivedere strumenti ormai vecchi di salvaguardia economica europea, direi inesistenti. Possono essere un tempo sufficiente? 
Quando non ci sono gli accordi (io ho partecipato a centinaia di vertici europei internazionali) qualcuno dice: “prendiamoci una settimana di tempo per trovare una soluzione”. Se non si è trovata oggi, non si troverà neanche tra dieci giorni, questo è chiaro. Occorre la politica. Se la politica europea è imprigionata da egoismi assolutamente inaccettabili, sarà una strada difficilissima da percorrere; gli olandesi sono quelli che vogliono l’immunità di gregge, cioè sostengono di far ammalare tutti gli abitanti al fine di trovare la difesa contro il virus e potrebbero portare così a dimezzare la loro popolazione. E questo che vogliono? Sono cose talmente pazzesche che persino Johnson, che lo aveva detto, adesso ha istituito il blocco totale di tutta la Gran Bretagna. Gente che ragiona in questa maniera, che pensa che ognuno si possa fare gli affari propri in una casa comune, francamente non fa bene all’Europa. Non posso avere in casa mia un inquilino che mi dice: “Quando rimani fuori di casa, rimani fuori di casa. Poi, quando tutto va bene puoi rientrare.” Questo non funziona proprio. 

L’aumento del debito pubblico e la cancellazione del debito privato secondo la ricetta Draghi è una giusta visione? Il bilancio dello stato può essere la mascherina protettiva dell’economia per gli italiani? 
Oggi è l’unica visione possibile, l’unica soluzione. In realtà il Presidente Draghi aveva fatto del suo, quando era Presidente della Banca Centrale Europea e aveva salvato l’Euro. In quella fase, tutti lo ricordiamo come un grande difensore del rigore, non certo del debito pubblico. Lavorava con successo per tenere bassa l’inflazione, per evitare che gli stati si indebitassero; appare chiaro che ogni momento però ha la sua ricetta, come hanno affermato tutte le forze politiche italiane. Non chiamiamola ricetta Draghi, è la soluzione necessaria per questo momento terribile di crisi. Il governo federale americano ha messo sul tappeto duemila miliardi di dollari. Non ci vogliono singole posizioni ma valutazioni generali. Oggi si può fare solo cosi: lo stato deve assumere debiti ulteriori perché noi siamo lo Stato e non un piccolo paese, siamo l’Italia, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Francia. La stessa la Germania ha messo in campo un’altra enorme quantità di aiuto pubblico, questa è la soluzione. Il Presidente Draghi ha ricordato ai governanti: “Io che ero il difensore del rigore e della regola dell’inflazione bassa, oggi vi dico che bisogna spendere denaro pubblico altrimenti le economie muoiono.” Penso quindi che su questa via non ci siano oggi obiezioni, non a caso la stessa Germania ha in qualche modo cercato di sedare i soliti falchi europei scatenati, che ancora continuavano con il ritornello del rigore a tutti i costi. La Merkel ha riposto sul piatto non so quante centinaia di miliardi, mettendo a tacere un po’ tutti. 

La situazione che stiamo vivendo sul fronte sanitario può spingere ad una revisione del trattato di Maastricht e altri trattati attraverso un nuovo patto federativo fra stati europei?
Escludo l’ipotesi di rivedere il Trattato di Maastricht o i trattati europei. Se non c’è capacità di un accordo unanime nemmeno sull’aiuto d’emergenza per fare i coronabond o per fare gli eurobond, per un periodo limitato e per contenere una pandemia, è impensabile immaginare che ci si possa mettere intorno ad un tavolo per cambiare un trattato di una portata del genere. 

In un suo post su Twitter Professore lei scrive: “L’Olanda blocca l’eurogruppo, veto sui coronabond, ci ricorderemo di questa Europa.” Che Europa ci ricorderemo? 
Ci ricorderemo un’Europa degli egoismi, un’Europa in cui ci sono un manipolo di paesi che, a costo di mandare a picco l’ideale per cui l’Unione è nata, decidono di tenersi il proprio gruzzoletto per loro stessi senza pensare che, se cade l’idea di Europa, prima o poi cadranno anche loro. Vorrei vedere la Finlandia andare in giro per il mondo a competere e negoziare con la Cina o con l’India. Non si rendono forse conto che qui non stiamo parlando di piccole e marginali questioni: se vanno in crisi l’Italia, la Francia o la Spagna, saranno i finlandesi o gli olandesi a sostenere il peso dell’Europa rispetto alla Cina, l’India o alla Corea. È una visione di assoluta miopia istituzionale e noi dovremmo ricordarci che purtroppo c’è poco spazio per questa Europa confederale o stati uniti d’Europa di cui si parla, di quello che fu il sogno di De Gasperi. 

Professore, da giurista mi dia un parere sull’annoso dilemma sui poteri tra il governo centrale e le regioni. Oggi vediamo problematiche in tema di emergenza sanitaria. I rapporti tra governo e parlamento non sarebbero’ da rimodulare secondo concezioni di democrazia rappresentativa affiancate dalla democrazia diretta? Io sono sempre stato favorevole nel riparto delle competenze tra stato, autonomie territoriali e regioni ma ci sono temi che sono troppo comuni a tutta l’Italia per poter essere affrontati diversamente dall’uno e dall’altro territorio e questo certamente riguarda l’emergenza. Quando ci sono le situazioni come quella che stiamo vivendo, non a caso c’è la Protezione Civile Nazionale ed esiste ciò che la Costituzione chiama “poteri di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio”. Questi poteri non vogliono dire però sostituzione rispetto alle regioni, vogliono segnalare la funzione di indirizzo e coordinamento per cui, se una regione chiude tutto non è possibile che la regione vicina tenga aperto e che soprattutto, non essendoci frontiere tra regione e regione, la gente si trasferisca favorendo il contagio, come purtroppo è accaduto. Certamente questo è il passaggio più delicato di tutti perché siamo in piena emergenza e non dovremmo rimodulare i rapporti tra stato e regioni; dobbiamo pensare ad un futuro in cui questa situazione tragica non ci sarà più. In questo momento è giusto applicare il decreto emergenziale ma bisogna pensare ad un ritorno alla normalità. Nella normalità non è possibile che lo stato centrale faccia tante cose che le singole regioni possono fare autonomamente, è giusto però che lo Stato si riprenda cose che purtroppo le regioni si sono accaparrate nel corso degli anni: penso alle grandi infrastrutture energetiche, al trasporto di livello nazionale. È chiaro che ci sono temi che presuppongono l’unità di indirizzo dello Stato e l’emergenza sanitaria non può che essere statale, al fine di gestire in maniera uniforme i pochi strumenti a disposizione: dove mettere i ventilatori, dove mandare i medici d’emergenza, dove aprire un nuovo ospedale ecc. Sperando che l’emergenza passerà, non si tenti con questa normativa d’urgenza di dare un assetto stabile alla Costituzione del paese; ci sono state conferenze costituzionali, dibattiti parlamentari sulla riforma della Costituzione, non basta uno schiocco di dita per cambiare questo assetto. Facciamolo fino a che l’emergenza non sarà finita. 

Il coronavirus cambierà per sempre i nostri libri di storia? 
Il coronavirus cambierà i nostri libri di storia, perché è una tragedia paragonabile forse a quella che gli Italiani hanno sofferto durante la seconda guerra mondiale e gli americani giudicheranno seconda solo all’11 settembre. Il livello di dimensione e di gravità è immenso. Questa pandemia però, ci insegnerà che si devono rispettare semplici regole spicciole, basilari: se ti dicono di non andare a correre, pensare di eludere il divieto inventandoti qualche scusa può diventare un problema per gli altri. Cambieremo la nostra mentalità, quella stessa che porta molte persone a parcheggiare in terza fila senza preoccuparsi di nulla. Stavolta in ballo c’è la nostra vita. In ultima cosa, sono felicissimo di vedere che in questi giorni in Campania, dove il governatore sceriffo De Luca è sceso in campo personalmente, i contagi aumentano in misura più contenuta. Si può dire che, con la carota ed il bastone, in una regione in cui si temeva il dilagarsi del contagio, le persone abbiano recepito il messaggio. 


Ringrazio il Professor Frattini, come sempre persona illuminata e competente. Dopo aver sentito per giorni dotti medici e sapienti di facebook, l’eloquio del professore ha riconciliato la mia mente. Per una questione scaramantica separo i due volumi delle mie vecchie tesi. Vicino a quella riguardante l’Unità dell’Europa trovo Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, (avrebbe dovuto chiamarsi magari Confessioni di una mascherina, se fosse stato scritto al giorno d’oggi) e nella collocazione dell’altro volume “Geopolitica delle lacrime” scelgo di affiancarlo a Psicomagia di Jodorowsky. Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del nostro malessere, semplicemente restando a casa. Andrà tutto bene.

29.3.20 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Evento SIOI- Presentazione del Diario di Alcide De Gasperi 1930-1943

Evento SIOI- Presentazione del Diario di Alcide De Gasperi 1930-1943 

(ANSA) - ROMA, 14 OTT - Un "Diario" scritto da Alcide De Gasperi negli anni in cui lavorava presso la Biblioteca Vaticana, dal quale emerge un uomo politico di grande spessore culturale e di non comune esperienza politica, che annota e guarda gli avvenimenti che avvengono in Italia e in Vaticano con l'occhio di chi osserva con scrupolo quanto avviene e reagisce talvolta a quanto vede. 

"ALCIDE DE GASPERI DIARIO, 1930-1943" a cura di Marialuisa Lucia Sergio, verrà presentato nella sede della SIOI, a Roma, mercoledì 23 ottobre dalle ore 16,30, presenti due delle figlie dello statista, Maria Romana e Paola De Gasperi, e il presidente della Sioi, Franco Frattini. 

Si tratta di un "Diario" scritto dopo le grandi esperienze avute da De Gasperi come giornalista - direttore de il "Trentino" - e politico - consigliere comunale della città di Trento, consigliere alla Dieta di Innsbruk, segretario del partito Popolare Trentino, deputato al Parlamento di Vienna, presidente del Gruppo Parlamentare del Partito Popolare Italiano, segretario del Partito Popolare Italiano -. Già deputato popolare, perseguitato e incarcerato dal regime fascista, senza un impiego stabile, nel 1929 De Gasperi fu assunto come bibliotecario nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Lì, in una sorta di esilio interno, trascorse gli anni della dittatura, durante i quali tenne in un suo quaderno segreto il diario che vede oggi la luce. Non un diario intimo ma, dall'osservatorio privilegiato del Vaticano, riflessioni e note sulle relazioni fra la Chiesa e lo Stato fascista, la situazione dei cattolici in Italia e nella Germania nazista, più tardi sugli albori della Democrazia cristiana. 

Si tratta di pagine assai rilevanti per il loro valore storico e documentale, che gettano luce sul percorso intellettuale di De Gasperi ma anche sull'evoluzione della politica cattolica durante il pontificato di Pio XI e Pio XII. (ANSA). 

SIOI – Roma | Mercoledì 23 Ottobre 2019, h.16.30 

Introduce 
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 

Intervengono 

Maria Romana DE GASPERI, Presidente Onorario della Fondazione Alcide De Gasperi 

Paola DE GASPERI Fondazione Alcide De Gasperi 

Info e accrediti: stampa@sioi.org

17.10.19 | Posted in , , , , | Continua »

Moscow: Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA

Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA 

On September 13, former Italian Foreign Minister (2004-2008), President of the Institute for Eurasian Studies Franco Frattini delivered a lecture at RANEPA on Important aspects of West-East relations: Challenges and prospects. 

The honorable guest was introduced by the Rector of the Presidential Academy, Vladimir Mau. Franco Frattini thanked the students for coming to his lecture. The last time he visited the Academy, he was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title, the speaker said, adding that he was happy to continue cooperation with the Presidential Academy.

He spoke with the students about the relationship between Russia and the European Union and Russian-Italian relations. He noted that during his tenure as Italian Foreign Minister, relations between the two countries, as well as between Russia and the EU, were at the highest level. Franco Frattini regretted that contacts between Russia and the West are tense now, aggravated by the anti-Russia sanctions. He believes the EU has made a number of mistakes, which eventually led to the crisis. 


During his presentation, Mr. Frattini emphasized Russia’s prominent strategic role in promoting the resolution of the Syrian crisis, appreciating its strong presence and results achieved in the fight against terrorism. The speaker noted that while Russia was in Syria and contributed to the fight against terrorism, the EU did not intervene. He also discussed North Africa, including the role of Egypt, and Libya before and after Muammar Gaddafi. According to the speaker, the West should realize there are common interests, and the enemy is not the East or Moscow, but all those “asymmetric threats” such as cybercrime and chemical weapons in the hands of terrorists. We need to confront all these threats together, Mr. Frattini said.

Mr. Frattini’s lecture was organized by the Department of International Regional Studies and Regional Management of RANEPA Institute of Public Administration and Civil Service. 

Franco Frattini was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title by Rector Vladimir Mau in 2018. Also in 2018, he agreed to co-head a new program on International Humanitarian Cooperation (a Russian-Italian program with in-depth study of foreign languages) at the IPACS Department of International Regional Studies and Regional Management.






What unites Russia and EU is (much) more than what divides them 
Lectio Magistralis 
Prof. Franco Frattini
Moscow, 13 September, 2019
RANEPA, The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration


I recall with a certain emotion when, in my quality of Foreign Affairs Minister of Italy, in 2002, I could attend an event that helped to make a step forward in the relations between the West and Russia. I’m referring to the historic handshake between President Putin and President Bush, under the auspices of the Italian Government of those days, which admitted Russia to be part of a NATO-Russia Council, thus breaking a cultural, historical, political and diplomatic wall. 

Much more than seventeen years have gone since that far-away 2002. It seems an entire historical period has gone, and unfortunately, today we see as the reestablishment of relations, of a strategic partnership are both in a complex, difficult, in some ways even frozen phase. I’m referring to the strategy that has resulted in the introduction of sanctions against Russia and, of course, to the Russian answer to Europe. 

If I go back to the origin of this crisis, namely the question of Ukraine, with the violent deposition of President Yanukovich, I think we should say that both sides - Ukraine and Russia - have made mistakes; but in my quality of European, of Italian citizen, coming from one of the founder countries of Europe, I am afraid I must say that big errors have been made by Europe. I also remember – I was then still Minister of Foreign Affairs – when in 2009 we celebrated the start of the so-called Eastern partnership, dedicated to Countries – such as the Ukraine, Moldova, Georgia – Europe had declared the intention of strengthening economic and political relations with; well, a failure of Europe dates back to that time, to the initial period of the Eastern partnership. And it's a mistake that, speaking at that 2009 Summit, I had signalled. 

Let me better explain. There was the temptation, maybe the tendency, and in any case we gave the impression, that Europe had created – through the Eastern partnership – a new fast track to the future adhesion of partners to the European Union and maybe even to NATO membership. After many years of negotiations for enlargement, following the success of the 2004 and subsequent enlargements, we gave the impression of wanting to overcome rules, procedures, policies, everything that we call « the acquis » – which any candidate State must reach – while indicating a new “political” process of accelerated accession. 

Certainly this accelerated accession neither would nor should have ever been referred to as perspective. This primarily because there are procedures that all countries must respect. And secondly because, doing so, we gave the impression – and it's an impression that surely did not correspond to the wishes of countries like Italy or France and Spain, which shared on this our same position – that this Eastern partnership was born and developed against Russia: not to cooperate but to counter. It appeared as a new containment policy that, extending to the future of NATO enlargement, certainly gave the impression the Europeans were not acting friendly toward Russia. A few years later, at the time of the negotiations for the signing of the agreement on cooperation and partnership between Ukraine and the European Union, once again that agreement was presented as an alternative arrangement in any Ukraine's ability to continue to work on the East with its main strategic partner, Russia. In other words, it gave the impression that for some EU countries (but not for the others) the real political choice was that Ukraine was faced with an alternative: either you choose the signature with Europe, or you choose the alliance with Russia. 

This alternative was wrong. I believe it is one of the causes of the crisis that followed, but today we have to analyse it calmly. Then, and it’s recent history, we saw the annexation of Crimea, the clashes in the Eastern provinces of Ukraine, and -as I said- errors by all the parties involved, up to the Minsk accords, which today constitute at the same time an objective and a start, because they establish the basis for commitments that must be fully respected on both sides. 

I hope that President Zelensky is changing the Ukraine attitude to engage with Russia, maybe within the “Normandy format” to the full implementation of Minsk Agreement. The announced exchange of prisoners would be a much welcome first step. Italy's position is known, and has been reiterated at the highest levels of the Italian Government. Italy accepted the sanctions policy against Russia for a duty of loyalty, in order to avoid splitting the unity of the European Union, and not because it was (or is) convinced that the way forward is that of economic sanctions, which, among other things, will damage some countries - first of all Italy -, much more than other EU countries. 

Unfortunately, after some years, the Italian successive governments were not strong enough to pretend, at the moment of renewing the sanctions, a deep and substantial political debate, instead of confirming every 6 months. Italy believes that a policy of re-engagement of Russia as a strategic partner is not only necessary, not only urgent, but even indispensable for some major themes of global geopolitics. 

And I'll explain. Our world is going through global and globalized crisis that certainly we cannot solve if the Russian Federation (and incidentally China) are not fully involved along with the West. Russia has certainly a key role in the Syrian issue, because its strategic role and military presence and the strong results achieved against Daesh are well known; where, unfortunately, we must admit, with the policy of the international community we are leaving Syria in the drama, terror, despair of millions and millions of refugees. 

Let’s look to North Africa, to Egypt, where Russia has been able to consolidate a strong presence, providing also with assistance and training to the Egyptian institutions, precisely at a time when some Western countries (but, I want to emphasize, this does not apply to Italy, which increased its relationships) had begun to abandon the current Egyptian Government, with the consequence of a greater fragility in that country. I think no one can deny how much more decisive a strong commitment of Russia in the UN Security Council would be, resulting in a more coordinated framework of solution for Libya, a country battered, divided, where the West thought they can do alone, while the Arab world is in its turn divided inside. The necessary consequence of all this is that, even today, the Security Council is unable to find a way to a resolution that will promote political unity, support, but also launch a serious offensive against terrorism and trafficking of human beings. 

More generally, I see the need for a revival of our engagement with Russia; it is necessary to recreate a strategic partnership in order to counter the challenge to global security and to fight against terrorism, which means cyberterrorism, the so-called cyber-crime; which means economic terrorism, with the huge amount of funding that terrorism still succeeds in collecting through illegal trafficking; and, finally, pure and simple criminal terrorism, Daesh's terrorism, which every day threatens to hit the heart of Europe, and in some case has already affected the European countries, and where – for reasons of convergence of interests – the Russian Federation has exactly our same interest in fighting terrorism before it reaches our homes. I know that the Minsk accords must be implemented; I know that the administrative decentralization of certain regions of Eastern Ukraine must be completed and strengthened to a structure whose virtuous example we Italians have in South Tyrol : the example of a really strong and advanced autonomy. 

I know that there are still investigations and doubts about many victims on each side. All of that is well known. I am equally well aware, in my experience, of the institutional concerns of the Baltic countries, countries that suffered during the Soviet period, countries which aim more to a defence and to a containment rather than to a re-engagement of Russia. I understand these feelings. But I believe that feelings of this kind may be partially mitigated, compensated, looking at an even stronger interest: the global interest, the interest to deal with problems that are common to all of us. That interest, not the divisions, should prevail. I believe this is the meaning of leadership that we expect, that my country expects, that – I think – many Europeans expect from the European Union, its institutions, the Governments of the European countries and also by the Government of the Russian Federation. I see an even worse scenario, if really Trump’s administration will deepen the impact of the U.S. withdrawal from international treaties on non proliferation and arms reduction. I hope that president Trump will be able to react to those, in many American élites and circles, who are pushing him to another cold war era, including nuclear tests and deployment of missiles, that would be exactly the opposite of what the world of today needs. 

It’s time for EU to first gradually review the sanctions-based policy vis-à-vis Russia. Maybe, making a first concrete step by re-opening channels and projects funding from the EBRD to the Russian small and medium enterprises, and so establishing a virtuous circle in view of lifting useless and – for EU and ITA – counterproductive sanctions. I think we should encourage President Trump’s proposal to invite back Russia to join G7, working again as G8 beginning with next year’s U.S. Presidency of G7. France was in favour during last month’s Biarritz G7, and Italy as well. Unfortunately, UK and Germany, because of their current political weakness, were unable to support that move. I hope that U.S. will insist. 

The newly appointed Italian government would be surely in favour. I believe that, rather than repeating mutual accusations, rather than risking falling back into a terrible logic of a new Cold War, it would be good to put on the table, as I tried to do quickly, subjects on which there is a converging interest: our interest as Europeans, Russian friends’ interest, and the entire Western world’s interest, because America and Europe share a goal of global security which cannot be conflicting with the objectives of security which the Russian Federation pursues against drug trafficking or arms trafficking or in contrast to nuclear proliferation. Russia as part of global solution: this should be a key, provided that in the West there are leaders strong enough to elaborate on that principle. These are truly global objectives, because they are goals corresponding to the rules, the founding principles of the United Nations themselves. 

I think today everyone must rethink the logic of confrontation and revive the logic of collaboration, being obviously ready to report when one or the other should let down a transparent sincere and loyal collaboration. 

Thank you very much.

23.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita


Il rapporto tra il commissario europeo Paolo Gentiloni e il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis si giocherà molto sulla capacità dell’ex premier italiano – che non ne difetta – di avere un rapporto diretto con quelli che contano. “Se Gentiloni convince Angela Merkel e Emmanuel Macron i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ma sarà una partita in salita”: lo afferma Franco Frattini, già commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza (2004-2008) e ministro degli Esteri e, dal 2012, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi). 

Presidente, martedì Ursula von der Leyen (UvdL) ha ufficializzato la composizione dell’Esecutivo comunitario per i prossimi cinque anni. Che tipo di Commissione europea sarà? 

Frattini – È sicuramente una Commissione molto accentrata nelle mani dei referenti francesi e tedeschi. Perché UvdL ha un rapporto particolarmente stretto con la Merkel; e la commissaria francese, Sylvie Goulard (responsabile del mercato interno, ndr), ha una delega così sterminata che io francamente non avevo mai visto: le è stata anche attribuita una nuova direzione generale che si chiama nientemeno che ‘Difesa e spazio’… UvdL e Goulard sono due personalità che avranno un ruolo estremamente forte. Inoltre, oggi ci sono sei vicepresidenti, tre esecutivi e tre non esecutivi. Ai tempi miei, non c’era questa distinzione: per di più, ai vicepresidenti non esecutivi non è stata data neanche una delega… 

C’è stata anche una rimodulazione dei portafogli… 
Frattini – Mi ha colpito molto come sono stati ripartiti i vari portafogli. Io, per esempio quando ero commissario ero responsabile di Giustizia e affari interni. Ecco, oggi non solo ci sono due commissari diversi per quei due portafogli, ma al commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders, è stato tolto il tema dei crimini finanziari e dell’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta anti-frode. Questa è una decurtazione che io, da commissario alla Giustizia, non avrei neanche immaginato. Poi a Gentiloni, commissario agli Affari economici, viene sottratta una parte della direzione generale Ecfin, che va a finire al commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn, mentre prima era nelle mani di Moscovici… Tutto ciò è il frutto di un’accurata volontà politica di ridisegnare alcune deleghe in favore dei commissari che sono ritenuti i più forti: Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Hahn, fedelissimo alleato della Germania. 

Contro molte aspettative, alla Francia però non è stata data la delega alla Concorrenza… 

Frattini – Non gliel’hanno data perché lì c’è stata una scelta personale a favore della Vestager e le scelte personali sui commissari pesano moltissimo. La pretesa della Vestager di essere riconfermata è un’altra delle cose che andranno chiarite perché è quasi la prima volta nella storia della Commissione che un portafoglio rimane per due mandati nelle mani dello stesso commissario. Sento dire che il Parlamento voglia ridiscutere l’assetto della Commissione in plenaria… 

Che cosa ne pensa del fatto che alcuni personaggi stiano consolidando la loro carriera politica all’interno della Commissione? 
Frattini – Quello che hanno fatto con la Vestager lo hanno fatto anche con Valdis Dombrovksis che era vice-presidente coordinatore dell’area euro e resta vice-presidente con la stessa responsabilità. Facendo così si è rotta la regola, quasi sempre osservata, che dopo cinque anni si cambia portafoglio per evitare la concentrazione di potere nelle mani di una persona. E questo non è sano, quando si parla dell’Esecutivo comunitario. Io sono stato più volte ministro degli Esteri: capisco che in molti casi si investe su persone che sono già competenti. Ma nella Commissione non si può fare, soprattutto quando si parla di portafogli come la concorrenza o la vigilanza sull’intera zona euro… 
  
La nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici è stata giudicata un traguardo, ma anche una mezza sconfitta dato che il suo ruolo appare ad alcuni sorvegliato da Dombrovskis. Anche lei la vede così? 
Frattini – Non è detto affatto che si tratti di un commissariamento di Gentiloni. In questo caso si giocherà molto sulla capacità, che a Gentiloni non manca, di avere un rapporto diretto con quelli che contano. Se l’ex premier convince la Merkel e Macron, i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ricordo a tutti che anche Pierre Moscovici ha avuto difficoltà con Dombroskis proprio quando proponeva più flessibilità per l’Italia, ma poi la cosa si è fatta. 
Questo perché la Commissione funziona in un modo che non credo sia cambiato da quando sono andato via: il vice-presidente non dà gli ordini al commissario che sta nel suo settore, esprime una sua opinione e poi si fa una sintesi. Giocano un ruolo molto forte le capitali. Quindi se Gentiloni convincerà i suoi interlocutori che la flessibilità per l’Italia è necessaria – come io credo – e questo sarà condiviso a Parigi o a Berlino è molto difficile che Dombrovskis riesca a ottenere la rigidità che vorrebbe. Ciò detto, sarà una partita in salita. 
La cosa che però colgo con più preoccupazione è che dall’Ecfin, che è il core-business del commissario agli Affari economici, a Gentiloni hanno tolto la direzione che riguarda proprio tesoro e affari finanziari, che è andata a finire nel portafoglio di Hahn. Questa è una decurtazione che francamente non si è molto notata ma, conoscendo l’importanza della direzione generale Ecfin, credo che peserà… 

Per definizione, i commissari agiscono in nome dell’Unione, ma è anche vero che hanno ampi margini di discrezionalità. Cosa significa quindi in pratica per l’Italia il fatto che Gentiloni sia responsabile degli affari economici? 
Frattini – Significa due cose. La prima è che Gentiloni avrà una leva di negoziato su altri dossier mentre sul dossier economico l’Italia dovrà essere la prima a fare i compiti a casa. Non può permettersi di fare violazioni significative e dico “significative”, perché con Moscovici la Francia non ha rigato dritto, anzi. C’è un margine di discrezionalità che Gentiloni, da persona equilibrata, utilizzerà ragionevolmente. 
La seconda è che se un Paese punta il dito contro l’Italia perché l’Italia non fa i compiti a casa il commissario italiano ha pochi margini di manovra. Può solo proporre quello che ha detto il presidente Mattarella, ovvero flessibilità all’interno delle regole. Dubito quindi che con la spinta di Gentiloni si riuscirà a modificare il patto di stabilità…

16.9.19 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Joint Statement by the mediators and the observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement

July 12 2019 - Joint Statement by the mediators and the observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement in the 5+2 format following their 12 July 2019 visit to Chisinau and Tiraspol.


CHISINAU, 12 July 2019 - The mediators and observers in the Permanent Conference on Political Issues in the Framework of the Negotiation Process on the Transdniestrian Settlement in the 5+2 format visited Chisinau and Tiraspol on 12 July 2019 for talks with the Moldovan and Transdniestrian leaderships.

During their visit, the mediators and observers met in Chisinau with the Moldovan President Igor Dodon, Prime Minister Maia Sandu as well as Deputy Prime Minister for Reintegration and Chief Negotiator Vasilii Sova. In Tiraspol they met with the Transdniestrian leader Vadim Krasnoselsky and Chief Negotiator Vitaly Ignatiev.

The mediators and observers welcomed the political commitment shown by the leaderships of both Sides to further build on the positive dynamic in the Transdniestrian settlement process and to achieve further tangible results by the end of this year with regard to the implementation of the Berlin-plus package.

To that end, the mediators and observers urged the Sides to continue the active and substantive engagement in the joint expert working groups and to hold 1+1 meetings of the chief negotiators on a regular basis to provide these groups with the necessary guidance and they welcome in this regard the commitment by both chief negotiators to meet within the next two weeks. Taking into account the result-oriented approach, substantive political discussions in the 5+2 format can be convened in Bratislava, Slovakia within the next three months to take stock of the progress made with regard to the implementation of the Berlin-plus package and to identify further priority issues in the field of confidence-building measures. The mediators and observers further welcomed the readiness of both Sides to address selected priority issues from the joint expert working groups in a retreat to be organized by the OSCE Mission to Moldova in Bavaria, Germany in autumn.

Talks in the 5+2 format include representatives of the Sides – Moldova and Transdniestria, the mediators from the OSCE, the Russian Federation and Ukraine as well as the observers from the European Union and the United States of America.


Source


16.7.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Per chi ha vinto è l’ora della responsabilità, e di giocare la sua partita nella Ue

L'ex ministro. Frattini: «Chi ha vinto ora sia responsabile» 


Martedì 28 maggio 2019 

L’ex ministro degli Esteri: la Lega vada al tavolo con la Ue, la critica non basta più 

«Per chi ha vinto è l’ora della responsabilità, e di giocare la sua partita nella Ue». 


Pochi conoscono lo scenario europeo come Franco Frattini - oggi presidente del Collegio di garanzia del Coni - per due volte, a lungo, ministro degli Esteri con Silvio Berlusconi e, nel mezzo delle due esperienze alla Farnesina, Commissario Europeo. «Gli irrigidimenti - spiega - non servono né alla Ue né all’Italia. Chi vince deve saper trattare. Senza realizzazioni in linea con le attese, i grandi consensi, come abbiamo già visto, evaporano velocemente». 

Che prospettive si aprono? 

Sarebbe un grave errore rimproverare i cittadini per il voto espresso. Anche Salvini, ritengo, veda i vantaggi di avere una politica comune europea, ma se in Italia - come in Francia e in Gran Bretagna - il primo partito è quello che denuncia l’invadenza della Ue, bisogna interrogarsi. 

L’Europa appare zoppicante sulle grandi visioni e primeggia sulle 'piccolezze'. 

È proprio questo il tema. Nei 4 anni e mezzo che sono stato vicepresidente della Commissione ho dovuto tenere a freno tante iniziative, tipo quella relativa alle dimensioni della conchiglia che si può pescare o meno, che penalizza l’Italia, visto che le vongole del Portogallo sono molto più grandi. O il proposito di abolire l’ora legale, che non interessa i paesi nordici ma per noi è di grande importanza. Così poi accade che arrivano a Strasburgo rappresentanti scelti per puntare il dito contro questi eccessi. L’Europa ha fallito sul alcuni temi. Uno è la solidarietà, che penalizza il nostro Paese sull’immigrazione. 

Tuttavia i campioni della non-solidarietà sono proprio i Paesi 'sovranisti'. 

Ma la risposta sarebbe dovuta venire ben prima. Le questioni trascinatesi negli anni nei Consigli Europei hanno portato a questi risultati. La Ue è apparsa divisa sui temi economici, o sulla politica di Difesa. O la lotta al terrorismo, o la politica estera. Sul conflitto palestinese. La Commissione Juncker è stata una delle più deboli di sempre. Ha dato un’idea di austerità, salvo poi scoprire che ci sono state centinaia di migliaia di cittadini truffati dalle banche. 

E ora che cosa potrebbe succedere a Strasburgo? 

Bisogna che si mettano insieme il Ppe, il Pse e i liberal-democratici dell’Alde per aversi, si spera, una maggioranza risicata. Servirebbero anche i Verdi per una maggioranza stabile. Che mette insieme, però, il diavolo e l’acqua santa, visto che Verdi e Alde sono euro-federalisti mentre nel Ppe ci sono leader alla Orban sovranisti, o c’è la Csu di Weber che l’Europa federale la vede come il fumo negli occhi. 

E l’alleanza popolar-populista sognata da Salvini? 

Quella non è sul tavolo fra le ipotesi possibili. 

Dunque Orban e Salvini sono condannati a stare separati, uno in maggioranza (con il Ppe) e uno fuori? 

Lo scenario può essere anche un altro: non escludo maggioranze variabili sui diversi temi. Ad esempio sull’immigrazione c’è più sintonia con Ungheria, Polonia, Bulgaria e la Francia, piuttosto che con Svezia o Olanda. O si pensi ai valori giudaico-cristiani, che vedrebbero in maggioranza componenti laiciste contrarie, mentre altre - al di fuori -sarebbero favorevoli. Ma tutto ciò condannerebbe la nuova Commissione a una grande instabilità. Non a caso già si parla di prorogare la vecchia fino a dicembre. 

Come se ne esce? 

Se ne esce con leader politici responsabili. 

Un’Europa a due velocità è una strada possibile? 

Penso che sarà inevitabile. 

E un’Italia a traino leghista non rischia di star fuori dal convoglio di testa? 

Non penso. L’Italia è un Paese troppo importante. Non si può pensare che l’Italia, o la Francia restino fuori. Penso invece che le forze che hanno vinto siano chiamate a un enorme sforzo di responsabilità. Hai la bicicletta e devi pedalare: non ti puoi ritrovare fuori dal giro. La partita si gioca dall’interno, non si può solo criticare da fuori. 

Ma i passi debbono essere reciproci... 

È proprio così. Da parte dell’Europa, l’errore da non fare è di prenderci per il collo minacciando procedure di infrazione: la prossima volta i sovranisti crescerebbero ancora. Da parte dei sovranisti, l’errore invece sarebbe, come detto, quello di criticare solo. Per modificare il regolamento di Dublino sui migranti, ad esempio, bisogna impegnarsi, dall’interno. 

Un ruolo importante potrà averlo Mattarella? 

Ha acquisito grande credibilità internazionale, e ha tutti gli strumenti per continuare con discrezione a indirizzare l’azione del governo in modo equilibrato, continuando ad agire come ha fatto con tutti i governi, per il bene dell’Italia. 

La Lega che partita potrà giocare? 


Gli elettori non sono più attaccati, una volta e per sempre, al medesimo carro. Fra Lega e 5 Stelle hanno scelto chi fra i due mostra di poter condurre in porto i suoi propositi: se si abbassano le tasse e si fanno le infrastrutture, questo è un bene per l’Italia. Ora però devono saperlo fare, stando al tavolo, criticare non basterà.

28.5.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

WFUNA EUROPEAN UNITED NATIONS ASSOCIATIONS MEETING: The new challenges to multilateralism

WFUNA EUROPEAN UNITED NATIONS ASSOCIATIONS MEETING: The new challenges to multilateralism 


Opening Ceremony- SIOI, 20th May, 2019 

Speech delivered by President Franco Frattini 

High Excellencies, 
Young delegates, 
Distinguished Ladies and Gentlemen, 

I am particularly glad to welcome you today at SIOI-UNA Italy to this important and unique event which we have been honoured to organize in cooperation with the World Federation of United Nations Association. 
 I thus wish to address my heart-felt thanks to Bonian Golmohammadi, WFUNA Secretary-General, for being here today. I would like to give a warm welcome to our special guests and Keynote speakers:  Marcela Villareal, Director, Partnerships Division FAO; Luis Jiménez Mcinnis on behalf of IFAD; Staffan De Mistura, Former Under-Secretary-General, UN Special Envoy for Syria, Afghanistan, Iraq, Lebanon; Bettina Tucci Bartsiotas, UNICRI Director. 

The Italian Society for International Organization (SIOI) is an international non-profit organization that has been cooperating since 1944 with the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation. SIOI UNA Italy has its main office here in the centre of Rome, in Palazzetto Venezia, and has spread over national territory through all of its branches (Milan, Turin, Naples), the Office to support the United Nations in Assisi, and groups of the Students’ Movement for International Organization (MSOI). 

SIOI- UNA Italy is one of the 22 founding member of the WFUNA. To this regard I would like to remember that we had the privilege to host here the WFUNA’s 4th Plenary Assembly in 1949.

SIOI was founded in Rome on 4th October 1944, when Italy was still divided by war, on the initiative of a group of eminent personalities belonging to the cultural and political life. We are an historical Italian internationalist organization that since the post-war period has been working to carry on the most important negotiations of Italy's accession to the major international organizations. The then Minister for Foreign Affairs, Alcide De Gasperi, in the Second Bonomi Government, in December 1944, saw the contribution that an institution such as SIOI could have secured to the Italian Government on its return to the international scene in the difficult years of the post-war transition. Convinced that the Italy would have received its full international legitimacy with the admission to the United Nations, he wanted to submit the nomination of SIOI to the World Federation of United Nations Associations. 
 In 1946, SIOI entered WFUNA, becoming the United Nations’ focal point in Italy considering that Italy was not yet a U.N. member state; indeed only in 1955 Italy’s long wait to join the United Nations Organization finally came to an end. The international action of SIOI-UNA Italy also corresponds to the intense government’s activity on the international front. Foreign policy becomes a priority for Italy: many of actions and strategies were born here at Palazzetto Venezia. These are the years in which our country finds a leading role on the international chess, and SIOI UNA Italy becomes a direct witness of the meetings (closed and public) that will lead to the birth of historic alliances, agreements and decisions. 

“The ceremony celebrating Italy's entry into the UN took place at Palazzo Barberini in Rome on 31 January 1956, at the presence of the President of the Republic Luigi Einaudi and of the highest authorities. The then President of SIOI Niccolò Carandini had the privilege to open the historical ceremony at which intervened the then Minister for Foreign Affairs Gaetano Martino, the SIOI Secretary General Roberto Ago, the special representative of the Secretary-General of the United Nations, Georges Palthey and the Prime Minister, Antonio Segni. 

Minister Martino will say in his speech: “I believe I must be the interpreter of the feelings of all those who participate in this solemn meeting by expressing the greatest satisfaction to the leaders of the Italian Society for the International Organization for having conceived and proposed the act we are carrying out at this time in order to make the meaning of Italy's admission to the United Nations more evident and operative in the conscience of Italians (…)" "The Italian Society for the International Organization concludes tonight, with this act, a period and a cycle of its activity during which it acted for the creation in Italy of a strong current of public opinion in favour of the United Nations. This task was pointed out to SIOI since March 1946 by Alcide De Gasperi. The courageous and clairvoyant statesman considered that Italy's non-membership of the United Nations was not a less reason but one more reason to wish that the aims of the Organization were made known to the Italians and the notion of them could become an essential element of their political conscience. " 

That’s why our institutional aims are the diplomatic and international training, research and information on topics in international organizations, international relations, international cooperation, and international protection of human rights. SIOI School of Higher Education in International Affairs is devoted to post graduate students, civil servants, public administration officials, foreign embassies’ officers, private employees, and so on. 

Our historical course is the Master’s course in Diplomatic Studies. Since 1946 we have been preparing young for the diplomatic competition and I can proudly say that more than half of Italian diplomats were trained in our School. SIOI is also an active member of the forum ‘International Union of Diplomatic Academies’ (IFDT) in Vienna. Moving from tradition to the present time, SIOI is being working thanks to the strong connection to the United Nations and to our Ministry of Foreign Affairs. We are particularly proud of the active cooperation and synergies with WFUNA and with the International Organization represented today by our guests. As an example, you will remember that the first edition of WFUNA International Model United Nations - WIMUN was jointly organized here in Rome in 2014.

I would like to share with you some of our special initiatives 2019 connected to the goals of the Agenda 2030. The UN Youth Delegate Programme 2019: SIOI-UNA Italy in collaboration with the Italian Minister of Foreign Affairs and International Cooperation is promoting and organizing the third edition of the United Nations Youth Delegate Programme for Italian students (UNDYP Italy). Two young Italians aged between 18 and 30 will be selected for accompanying the government’s diplomatic delegation to the 74th UN General Assembly and represent the instances of young people at the highest level. 

ZEROHACKATHON 2019- SIOI - UNA Italy, in partnership with the Italian Ministry of Education, University and Research, the United States Embassy to Italy and the Royal Norvegian Embassy, is launching the third edition of #ZeroHackathon on Oceans and Polar Connections . This youth competition of ideas will focus on the role of sustainable development to address the consequences of climate change in the Arctic, Antarctic and Oceans. More than 200 highly motivated young students from high schools and universities all around the world will gather in Rome on 2-4 October 2019. 
Participants are invited to develop innovative, high-impact ideas and projects to promote international cooperation, rising awareness on the most pressing issues related to Oceans and Poles, strengthening resilience of multi-scale changes, addressing the rapidly changing climate and the consequences of pollution, improving a safe and secure use of marine protected areas and the Arctic and Antarctic resources. 

In collaboration with the Royal Norwegian Embassy in Italy and the High North Center for Business and Governance - Nord University (Bodø, Norway), SIOI UNA Italy SIOI will organize, on October 1st, a new edition of the International Symposium "Arctic Connections: a trust-building Arctic cooperation on Energy and Security". The event is part of a broader project of SIOI "Arctic Connections" which aims to strengthen bilateral relations with the Member States and Observatories of the Arctic Council, identifying possible areas of cooperation and dialogue. 
Through these initiatives, SIOI UNA Italy also aims to raise awareness among new generations and public opinion about the importance 
of sustainable economic growth and the consequences of climate change affecting the entire planet. Our mission is to foster the UN values and goals, spread knowledge of international policy issues through research and public conferences, promote the inclusion of young people on decision making at highest level through education and training, investigate issues such as global change, sustainable development, terrorism threats and international cooperation as core items in our Master courses. 

 We strongly believe that the United Nations - guided by the universal values enshrined in the Charter - has made the difference for a shared progress: diplomacy for peace, climate action, achievement of the Sustainable Development Goals (SDGs), digital innovation, fair globalization, global compacts on migration and refugees. 

In our rapidly changing world the values of peace, justice, human dignity, tolerance and solidarity are under attack but we need to drive our world forward by accelerating joint efforts to build security and stability around the globe. We need even more a shared vision for a global action. 

It’s clear that this meeting represents a great opportunity to renew and strengthen our cooperation and paving the way to future joint projects. We are honoured by your presence here. Thank you again for joining us. I wish you a fruitful meeting and please enjoy Rome in all its beauty!

20.5.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Meeting delle Associazioni Europee delle Nazioni Unite (UNAs)

Meeting delle Associazioni Europee delle Nazioni Unite (UNAs) 

Roma, 20-21 maggio 2019 

Sede SIOI, Palazzetto di Venezia Piazza San Marco, 51 

Le Associazioni europee delle Nazioni Unite UNAs, si incontrano per la seconda volta a Roma, nella sede della SIOI UNA-Italy, a Palazzetto Venezia, per una due giorni dedicata alle sfide dell’Agenda 2030 e al ruolo dell’ONU in un mondo in continua evoluzione. 

Il programma dell’evento prevede una serie di incontri e gruppi di lavoro, alla SIOI ed alla FAO, con l’obiettivo di definire le priorità della collaborazione tra le UNAs e l’ONU. 

I Paesi rappresentati sono: Albania, Armenia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svezia. 

Il primo meeting delle UNAs a Roma, che risale al settembre 1949, è stato organizzato dalla SIOI in qualità di membro fondatore della WFUNA, e ha visto la presenza di Alcide de Gasperi, Carlo Sforza, Guido Gonella, Ezio Vanoni ed in rappresentanza della SIOI del Presidente Nicolò Carandini, di Gaetano Morelli, Tomaso Perassi, Norberto Bobbio e Roberto Ago. 

L’evento avrà inizio il 20 maggio alle ore 9.00 presso la sede della SIOI e vedrà la partecipazione, fra gli altri, del Presidente della SIOI, Franco Frattini, di Staffan de Mistura, Former Under-Secretary General, UN Special Envoy for Syria, Afghanistan, Iraq, Lebanon; di Bettina Tucci Bartsiotas, UNICRI Director, di Bonian Golmohammadi, Secretary-General WFUNA e di importanti rappresentanti del MAECI, della FAO, dell’IFAD e del WFP. 

Per partecipare all'apertura, è possibile richiedere l’accredito all’indirizzo: stampa@sioi.org entro e non oltre le 17.00 del 19 maggio, indicando il nominativo, il numero del tesserino dell’Ordine dei Giornalisti, l’emittente o la testata rappresentata. L’evento si svolgerà in lingua inglese.



17.5.19 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Serbia: Frattini (Sioi) incontra ministro serbo Giustizia Kuburovic, focus su lotta a corruzione

Serbia: Frattini (Sioi) incontra ministro serbo Giustizia Kuburovic, focus su lotta a corruzione 


Belgrado, 23 apr 2019 15:31 - (Agenzia Nova) - Il ministro della Giustizia della Serbia, Nela Kuburovic, è stata oggi a colloquio con l'ex titolare della Farnesina e presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini. 
Secondo quanto riporta una nota del ministero serbo, al centro dell'incontro è stata la lotta contro la corruzione messa in campo dal governo serbo. Secondo il ministro, la lotta alla corruzione non è mai stata in Serbia ad un livello così alto. 
"I progressi compiuti dalla Serbia sono stati riconosciuti innanzitutto dal Greco (gruppo di paesi per la lotta alla corruzione del Consiglio d'Europa), che nell'ultimo report ha confermato che la Serbia non si trova più nella lista dei paesi non soddisfacenti da questo punto di vista", ha detto Kuburovic. L'ex titolare della Farnesina ha salutato con favore i risultati raggiunti e sottolineato l'importanza dei risultati stessi, anche tenendo conto del fatto che la Commissione europea sta preparando il report annuale sui progressi della Serbia nel suo processo di integrazione europea.


24.4.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

La Lettera-Appello: Israele-Palestina, l'Europa intervenga ora

Pubblichiamo la lettera che 37 tra ex ministri degli Esteri ed ex funzionari di spicco europei sottoscrivono e inviano all'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e agli attuali ministri degli Esteri dell'Ue. Nel documento, i firmatari avvertono del "piano di pace" del presidente Usa, Trump, in Medio Oriente e sollecitano l'Europa ad agire. 

"Ci stiamo avvicinando a un momento critico, sia in Medio Oriente che in Europa. L'Unione europea ha investito molto su un ordine internazionale multilaterale, basato sulle regole. Il diritto internazionale ci ha portato il periodo di pace, prosperità e stabilità più lungo che il nostro continente abbia mai conosciuto. Per decenni abbiamo operato per fare in modo che i nostri vicini israeliani e palestinesi possano godere degli stessi dividendi della pace di cui godiamo noi europei attraverso il nostro impegno per quest'ordine. 

In collaborazione con le precedenti amministrazioni statunitensi, l'Europa ha promosso una soluzione equa al conflitto israelo-palestinese, nel quadro di una prospettiva di due Stati. A tutt'oggi, nonostante le ripetute battute d'arresto, gli accordi di Oslo rimangono una pietra miliare della cooperazione transatlantica in politica estera. 

Sfortunatamente, l'attuale amministrazione statunitense si è allontanata dalla linea seguita per lungo tempo da quel Paese e ha preso le distanze da norme consolidate del diritto internazionale. Finora ha riconosciuto solo i diritti di una delle parti in causa su Gerusalemme e ha dato prova di un'inquietante indifferenza verso l'espansione degli insediamenti israeliani. 

Gli Stati Uniti hanno sospeso i fondi per l'Unrwa (l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi) e per altri programmi in favore dei palestinesi, mettendo a rischio la sicurezza e la stabilità di diversi Paesi situati alle porte dell'Europa. Di fronte alla malaugurata assenza di un impegno chiaro per la prospettiva dei due Stati, l'amministrazione Trump ha dichiarato che sta per ultimare e presentare un nuovo piano per la pace israelo-palestinese. Anche se non si sa ancora se e quando questo piano verrà pubblicato, è fondamentale che l'Europa stia all'erta e agisca in modo strategico. 

Noi riteniamo che l'Europa dovrebbe abbracciare e promuovere un piano che rispetti i principi fondamentali del diritto internazionale, che trovano riscontro nei parametri concordati dall'Unione europea per una soluzione del conflitto israelo-palestinese. 

Questi parametri, che l'Unione ha sistematicamente ribadito durante i passati colloqui di pace patrocinati dagli Stati Uniti, riflettono la nostra visione comune, che afferma che una pace fattibile non può prescindere: dalla creazione di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano, secondo confini basati sulle frontiere precedenti alla guerra del 1967, con scambi di territorio reciprocamente concordati, di minima entità e paritari; dal ruolo di Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati; da meccanismi di sicurezza che affrontino le preoccupazioni legittime e rispettino la sovranità di ognuna delle due parti; e da una soluzione equa e concordata al problema dei profughi palestinesi. 

L'Europa deve rigettare qualsiasi piano che non rispetti questi parametri. Pur condividendo la frustrazione di Washington per gli infruttuosi tentativi di pace del passato, siamo convinti che un piano che riduca lo Stato palestinese a un'entità sprovvista di sovranità, contiguità territoriale e autosufficienza economica aggraverebbe notevolmente il fallimento dei precedenti tentativi di pace, accelererebbe la scomparsa dell'opzione dei due Stati e arrecherebbe un danno fatale alla causa di una pace duratura sia per i palestinesi che per gli israeliani. È preferibile, naturalmente, che l'Europa lavori in tandem con gli Stati Uniti per risolvere il conflitto israelo-palestinese, oltre che per affrontare altri problemi globali nel quadro di un'alleanza transatlantica forte. Tuttavia, in situazioni in cui sono in gioco i nostri interessi vitali e i nostri valori fondamentali, l'Europa deve perseguire una propria linea d'azione. 

In previsione di questo piano statunitense, la nostra opinione è che l'Europa dovrebbe riaffermare formalmente i parametri concordati a livello internazionale per una soluzione fondata sul principio dei due Stati. Farlo prima del piano americano permette di fissare i criteri per sostenere gli sforzi americani e facilita una risposta europea coerente e unita, una volta che il piano sarà reso pubblico. I Governi europei devono inoltre impegnarsi per intensificare gli sforzi tesi a proteggere la praticabilità futura della soluzione dei due Stati. 

È della massima importanza che l'Unione europea e tutti gli Stati membri si impegnino attivamente per garantire l'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, fra cui la distinzione sistematica, in ottemperanza alla risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza, fra Israele all'interno dei suoi confini legittimi e riconosciuti e i suoi insediamenti illegali all'interno dei territori occupati. 

Inoltre, è più che mai importante, alla luce della recente escalation dei tentativi di limitare l'azione incontrastata della società civile, che l'Europa sostenga i difensori dei diritti umani sia in Israele che in Palestina, e il loro ruolo fondamentale per raggiungere una pace sostenibile. Israele e i territori palestinesi occupati stanno scivolando nella realtà di uno Stato unico con diritti disuguali. Questa situazione non può continuare. Per gli israeliani, per i palestinesi o per noi in Europa. 

In questo momento, l'Europa ha di fronte un'opportunità decisiva per ribadire i nostri principi comuni e i nostri impegni storici in relazione al processo di pace in Medio Oriente, estrinsecando in questo modo il ruolo unico dell'Europa come punto di riferimento per un ordine mondiale basato sulle regole. Al contrario, non cogliere questa opportunità, in un momento in cui questo ordine è messo in discussione come non mai, avrebbe conseguenze negative di vasta portata". 

I firmatari: 
Douglas Alexander, former Minister of State for Europe, United Kingdom 
Jean-Marc Ayrault, former Foreign Minister and Prime Minister, France 
Carl Bildt, former Foreign Minister and Prime Minister, Sweden 
Wlodzimierz Cimoszewicz, former Foreign Minister and Prime Minister, Poland 
Willy Claes, former Foreign Minister and NATO Secretary General, Belgium 
Dacian Ciolos, former Prime Minister and European Commissioner, Romania 
Massimo D'Alema, former Foreign Minister and Prime Minister, Italy 
Karel De Gucht, former Foreign Minister and European Commissioner, Belgium 
Uffe Ellemann-Jensen, former Foreign Minister and President of the European Liberals, Denmark
Benita Ferrero-Waldner, former Foreign Minister and European Commissioner for External Relations, Austria 
Franco Frattini, former Foreign Minister and European Commissioner, Italy 
Sigmar Gabriel, former Foreign Minister and Vice Chancellor, Germany 
Lena Hjelm-Wallén, former Foreign Minister and Deputy Prime Minister, Sweden 
Eduard Kukan, former Foreign Minister, Slovakia 
Martin Lidegaard, former Foreign Minister, Denmark 
Mogens Lykketoft, former Foreign Minister and UN General Assembly President, Denmark 
Louis Michel, former Foreign Minister and European Commissioner, Belgium 
David Miliband, former Foreign Secretary, United Kingdom 
Holger K. Nielsen, former Foreign Minister, Denmark 
Marc Otte, former EU Special Representative to the Middle East Peace Process, Belgium 
Ana Palacio, former Foreign Minister, Spain 
Jacques Poos, former Foreign Minister, Luxembourg 
Vesna Pusic, former Foreign Minister and Deputy Prime Minister, Croatia 
Mary Robinson, former President and United Nations High Commissioner for Human Rights, Ireland  
Robert Serry, former UN Special Coordinator for the Middle East Peace Process, The Netherlands Javier Solana, former Foreign Minister, NATO Secretary General and EU High Representative for Common Foreign and Security Policy, Spain 
Per Stig Møller, former Foreign Minister, Denmark 
Michael Spindelegger, former Foreign Minister and Vice-Chancellor, Austria 
Jack Straw, former Foreign Secretary, United Kingdom 
Desmond Swayne, former Minister of State for International Development, United Kingdom 
Erkki Tuomioja, former Foreign Minister, Finland 
Ivo Vajgl, former Foreign Minister, Slovenia 
Frank Vandenbroucke, former Foreign Minister, Belgium 
Jozias van Aartsen, former Foreign Minister, The Netherlands 
Hubert Védrine, former Foreign Minister, France 
Guy Verhofstadt, former Prime Minister, Belgium 
Lubomír Zaorálek, former Foreign Minister, Czech Republic 


Traduzione di Fabio Galimberti

15.4.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Aree del sito