Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia

Russian President Vladimir Putin has met his American counterpart, Joe Biden, in the Swiss city of Geneva


Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia 



Watch the full video: https://youtu.be/3dXOs3T84-g



18.6.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

15 Maggio 2021 




Franco Frattini, magistrato, politico, due volte Ministro degli Esteri, Commissario UE, Presidente dell’Alta Corte di Giustizia del Coni, appena nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato…parliamo di Europa, di un’unità necessaria ma mai pienamente raggiunta, dal tema della sicurezza all’accoglienza, alle azioni e reazioni in questa pandemia; parliamo di necessaria riforma della giustizia e di separazione delle carriere dei magistrati; di presenza dell’Italia nei grandi vertici internazionali, dell’emergenza in Libia e del rapporto con la Turchia, del ddl Zan e della proprietà intellettuale dei vaccini. 

L’ex ministro degli Esteri ospite del programma Soul: “Sulla Libia bene Draghi. Partecipazione alla guerra in Iraq ex post non fu decisione giusta” “Sul caso Turchia “abbiamo fatto noi degli errori, ma non c’è dubbio che oggi la deriva del presidente Erdogan non è quella che noi ci saremmo aspettati”. 

Lo afferma l’ex ministro degli Esteri e da poco nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ospite del programma ‘Soul’ in onda su Tv2000 sabato 15 maggio ore 20.50 e lunedì 17 alle 21 su InBlu2000. 

“Il presidente Draghi – aggiunge Frattini – ha espresso nei confronti di Erdogan un sentimento che gli veniva molto spontaneo e certamente che si tratti di una autocrazia io l’ho visto da quando creai il gruppo degli amici della Turchia per cercare nel 2003 di farli entrare nell’Unione Europea. A forza di spingerli verso est in tanti e tanti anni invece di portarli verso l’occidente li abbiamo messi nelle mani della Russia e forse anche della Cina”. 

Frattini a Tv2000 affronta anche la questione libica: “In Libia credo che il presidente Draghi abbia fatto una cosa molto importante. È stata una scelta coraggiosa di andare subito dal nuovo primo ministro libico diciamo di transizione, perché poi si dovrebbe votare il 24 dicembre di quest’anno in Libia, e il ministro Di Maio abbia fatto bene ad andare insieme ai colleghi francese e tedesco per dimostrare che il nucleo forte dell’Europa c’è. Tutt’altra cosa è se la Libia rimarrà una Libia o vi saranno due Libie. Perché è un po’ difficile far immaginare a coloro che sono sul campo che domani la Turchia, che ha 5000 uomini che proteggono Tripoli e la Russia che ne ha altrettanti che proteggono la Cirenaica, salutino e mettano tutto nelle mani dei libici”. 

“La partecipazione alla guerra in Iraq ex post – conclude Frattini – non fu sicuramente una decisione giusta, ma il primo ad essere ingannato fu proprio il segretario di stato americano, il generale Colin Powell che portò in consiglio di sicurezza la famosa pistola fumante che purtroppo non corrispondeva alla verità perché a lui avevano dato dati non veri”. 

➡ Rivedi su YouTube l'incontro di sabato di Monica Mondo con Franco Frattini a SOUL:

        https://www.youtube.com/watch?v=CAkfA7iWBo8


17.5.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Così Biden può spegnere la polveriera Gaza. Parla Frattini

Così Biden può spegnere la polveriera Gaza. Parla Frattini

Franco Frattini, presidente della Sioi e già ministro degli Esteri, legge il conflitto israelo-palestinese e auspica un intervento americano. “L’Europa? Temo che non possa fare tanto, vista la grande crisi di leadership e le divisioni che la percorrono”




Di Federico Di Bisceglie | 15/05/2021 - Esteri 
 

Ormai ai morti, si preferisce contare i razzi. Sarebbero 2300 gli ordini scagliati contro Israele da quando il conflitto si è riacceso. Il Medioriente ribolle. L’ala militare di Hamas ha rivendicato la paternità dell’attacco missilistico sferrato contro l’intera area urbana attorno a Tel Aviv. D’altro canto lo Stato Ebraico ha, in queste ore, colpito il grattacielo al-Jala, nel pieno centro di Gaza. In mezzo alla carneficina, c’è ancora chi è fermamente convinto che la diplomazia debba fare la sua parte. Anzi, “l’America deve tornare a fare l’America”. Non ha dubbi su questo Franco Frattini, due volte Ministro degli Esteri nei Governi Berlusconi, oltre che ex Commissario europeo. Da quest’anno presidente aggiunto del Consiglio di Stato e dal 2012 presidente della SIOI. 
 

Frattini, il cambio di leadership in Usa ha di fatto lasciato in mezzo al guado gli Accordi di Abramo. Che significa dunque che l’America deve tornare a fare l’America? 

L’inviato di Biden deve fare chiarezza e convincere Netanyahu che Israele è molto più tutelata di prima. Non solo: le reazioni dello Stato Ebraico non possono sempre essere così asimmetriche e sproporzionate. Un gigante contro un nano. Da quelle parti è come se fosse sempre la lotta fra Davide e Golia. Al contempo, l’America deve continuare a fare pressione sull’Egitto per convincere Israele a fermare le ostilità. Sono gli egiziani, ad avere le chiavi dei tunnel di Gaza. 
 
I rapporti fra Biden e Netanyahu non potranno mai essere gli stessi che Netanyahu aveva con Trump. 
 
Infatti, anche perché attualmente non sappiamo quanto Biden voglia spingere sulla riconciliazione ottenuta attraverso la stipula dell’accordo di Abramo. Continuare su questa strada significherebbe confermare il ruolo da protagonista dell’Arabia Saudita. Ma Biden sembrava avere altre intenzioni… 
 
C’è un attore che soffia sul fuoco: l’Iran. 

L’Iran ha compiuto un atto impensabile: accettare la prospettiva di riprendere il dialogo con i sauditi grazie all’intercessione del Qatar. Ma questo è un problema, perché l’Iran, sentendosi meno accerchiata, ha ripreso vigore ed è tornata a sostenere Hamas in chiave anti israeliana. 
 
Al di là di quello che appare, ci sono problematiche politiche pesanti sia nell’autorità nazionale palestinese che nello Stato Ebraico. 

Sicuramente si. Da un lato abbiamo Netanyahu che, per la quinta volta consecutiva, mira a farsi rieleggere. Dall’altro c’è un vulnus nell’autorità nazionale palestinese. Abu Mazen si è trovato costretto a rimandare ancora una volta le urne perché non è riuscito a contrastare i pressing di Hamas. E questo è un tema dal quale non si deve distogliere l’attenzione. 
 
A suo giudizio, quali devono essere le mosse che deve compiere l’Europa per tentare una de-escalation del conflitto? 

L’Europa può fare ben poco a mio giudizio. Per almeno due fattori. Innanzitutto una grande divisione interna su queste tematiche fra gli stati membri. In secondo luogo perché l’Ue è, mai come in questo periodo, assolutamente priva di leadership forti. L’indebolimento della Germania, al crepuscolo dell’era di Angela Merkel e la Francia, infiacchita esattamente come il suo presidente Macron. L’unico leader europeo in questo momento è il presidente Mario Draghi, che però ha ben altri problemi da risolvere per occuparsi di Medioriente. 
 
Piero Fassino, pochi giorni fa proprio su Formiche, auspicava l’intervento del ‘Quartetto’. Che ne pensa? 

Il Quartetto io l’ho visto nascere, e l’ho visto prendere iniziative sempre molto blande, in particolare su questo tema. Il Quartetto sconta le stesse problematiche europee legate a una totale assenza di una leadership forte. Come detto, affinché cessino le ostilità, occorre un intervento statunitense. 
 
L’Italia che può fare? 

Differentemente da altri Paesi europei, il nostro può vantare ottimi rapporti sia con la Palestina sia con Israele. Da un lato infatti, noi ci opponemmo a determinate decisioni della comunità internazionale volte (surrettiziamente e non) a mettere in discussione la legittimità dello stato ebraico. Oltre ad aver espresso più volte la volontà di inserire Hamas nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Dall’altro i palestinesi, da Craxi in poi, hanno sempre potuto contare sul nostro appoggio. L’Italia quindi, potrebbe fare da ponte. Il mio consiglio al Ministro Di Maio è proprio quello di sfruttare questa nostra posizione, cercando di parlare con franchezza.

17.5.21 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

LINK'S TALK - Mediterraneo: mare non più nostrum. Stefano Zurlo intervista Franco Frattini

LINK'S TALK - Mediterraneo: mare non più nostrum. 

Stefano Zurlo intervista Franco Frattini




Link's Talk è un nuovo format della Link Campus University, un momento di approfondimento sulle tante tematiche d'attualità. Noti giornalisti intervistano personaggi del mondo della Diplomazia, delle Istituzioni, dello Sport, dello Spettacolo, dell'Economia, del Diritto e della Comunicazione.

Link all'intervista: https://youtu.be/QHMFdSJlvcs



 

12.5.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Come scongiurare l’incubo delle “tre Libie”. Ecco il modello IRINI

Come scongiurare l’incubo delle “tre Libie”. Ecco il modello IRINI 

Di Marco Battaglia | 20/04/2021 


FORMICHE

I suggerimenti da “La politica europea di sicurezza comune e di difesa in Libia”, il webinar organizzato dall’operazione Eunavfor Med – Irini in collaborazione con la SIOI, primo passo della serie di incontri di Shade Med. Presenti il presidente della Sioi, Franco Frattini, il comandante di Irini, Fabio Agostini, il vice capo delegazione Ue in Libia, Nadim Karkutli e il capo missione di Eubam, Natalina Cea

 “Whatever it takes, l’Europa deve salvare la Libia”. Si è concluso così, ieri, il webinar organizzato dall’operazione europea Irini, al comando dell’ammiraglio Fabio Agostini (qui è possibile rivedere la diretta), in collaborazione con la SIOI, primo passo di “Shade Med”, un percorso di eventi che condurrà fino alla conferenza in autunno, per affrontare in maniera aperta ed efficace il dibattito sulla sicurezza del Mediterraneo. Sono intervenuti il presidente della Sioi, Franco Frattini, il comandante Agostini, il vice capo delegazione dell’Unione europea il Libia con delega agli affari politici, stampa e informazione, Nadim Karkutli, e il capo missione della European Union border assistance mission in Libya (Eubam), Natalina Cea. 

 “L’eventuale partizione della Libia in due o tre entità, dopo le prossime elezioni di dicembre, sarebbe un incubo”, ha espresso con chiarezza Frattini nel corso del suo intervento, sottolineando l’importanza del continuo supporto internazionale al processo di pacificazione interno al Paese rivierasco. La natura di questo supporto deve essere necessariamente politica, altrimenti “tutti i nostri sforzi sarebbero ininfluenti”. Per questo, ha continuato il presidente della Sioi, è indispensabile la continua cooperazione tra la missione europea in Libia Eubam, la missione delle Nazioni Unite Unsmil e l’operazione Irini, secondo un approccio omnicomprensivo che abbracci l’intera regione. Proprio in vista di questo approccio regionale è, secondo Frattini, necessario coinvolgere tutti gli attori interessati alla stabilità della regione, Russia e Turchia incluse, senza le quali ogni sforzo sarebbe parziale e inefficace.

L’APPROCCIO OLISTICO DI IRINI 

La situazione sul campo, infatti, è ancora tutt’altro che risolta, come ha illustrato l’ammiraglio Agostini: “la mancanza dello Stato in ogni sua diramazione comporta un proliferare delle attività illecite in Libia, comportando la necessità di mantenere la presenza dei controlli”. Inoltre, il quadro geopolitico libico è ulteriormente complicato dalla presenza di diversi attori intenti a perseguire ciascuno il proprio tornaconto, come la Cina e le stesse Russia e Turchia. In questo contesto così sfaccettato, la missione Irini ha dimostrato, fin dalla sua attivazione nel marzo dell’anno scorso, la sua efficacia nel combattere le attività illegali che passano per la Libia, grazie al suo approccio olistico alle varie criticità che affliggono quella porzione di Mediterraneo. 

“Irini non è la soluzione – ha commentato Agostini – ma è lo strumento per creare le condizioni per arrivare a una soluzione”. La lotta ai traffici illeciti, dal traffico illecito di petrolio a quelle delle armi a quello, purtroppo, di esseri umani, non è una mera operazione di securizzazione. Come illustrato dal comandante di Irini: “le attività di contrabbando creano una condizione di squilibrio nei redditi libici”, peggiorando ulteriormente le condizioni economico-sociali del Paese. 

IL COINVOLGIMENTO DELLA SOCIETÀ CIVILE 

Condizione necessaria e indispensabile per il miglioramento della situazione in Libia è, secondo Natalina Cea: “la partecipazione dei libici e la loro titolarità in tutti i programmi e processi verso la stabilizzazione”. Proprio in un momento nel quale è forte nel Paese il desiderio di sostegno internazionale, per arrivare ad una normalizzazione della situazione interna, il coinvolgimento della società civile e della popolazione diventa un aspetto fondamentale. Questo coinvolgimento, inoltre, servirà anche come collante tra le tre aree del Paese, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, la cui deriva e frammentazione porterebbe a quello scenario “da incubo” profilato da Frattini. 

Per questo l’avvento del governo di unità nazionale guidato da Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh è, per Nadim Karkutli, un fattore cruciale verso la soluzione della crisi libica: “nel nuovo governo sono presenti rappresentanti provenienti da tutte e tre le regioni della Libia, il che migliora l’efficacia dei colloqui anche a livello governativo”. Nonostante questo positivo passo, le difficoltà permangono, soprattutto perché, sempre secondo il vice capo delegazione dell’Unione europea il Libia: “il Paese non ha mai avuto delle forti istituzioni della società civile, e le tre aree storiche non hanno mai collaborato tra di loro durante il periodo di Muʿammar Gheddafi. Ora queste istituzioni vanno costruite”.


Link allo streaming sul canale  YouTube SIOI UNA ITALY


23.4.21 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

NATO Defense College: si conclude il NATO Regional Cooperation Course 25. Ospite d’onore Franco Frattini (23 aprile 2021 h 10 in streaming)

NATO Defense College: domani si conclude il NATO Regional Cooperation Course 25. Ospite d’onore Franco Frattini 




Roma, 22 aprile 2021- Dopo 10 settimane di lezioni svolte secondo un format ibrido, il NATO Regional Cooperation Course 25, il corso di studi del NATO Defense College con focus sui Paesi partner dell’Alleanza Atlantica, si concluderà, il 23 aprile 2021, con la cerimonia di rito e la consegna dei diplomi ai 29 partecipanti, provenienti da 14 Stati. 

Ospite d’onore l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, attualmente presidente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale) che pronuncerà il discorso alla platea del College concentrandosi sul ruolo della NATO e il fianco Sud: “NATO 2030 looking to the South”.

Alla cerimonia parteciperanno come di consueto autorità del panorama civile e militare, in forma virtuale e nel rispetto delle vigenti direttive anti COVID. 

Sarà possible seguire l’evento in streaming, sulle piattaforme social del NATO Defense College, a partire dalle ore 10 del 23 aprile 2021.

Link per seguire l'evento:

Youtube:  https://youtu.be/4z-E4UVI6Hw

Twitter: https://twitter.com/i/broadcasts/1nAKELQavvvxL

Facebook: https://www.facebook.com/NATODefenseCollege

Linkedin: https://www.linkedin.com/company/nato-defense-college/



 

22.4.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Di Francesco Bechis | 27/03/2021 - Esteri 




Conversazione con il presidente della Sioi e già ministro degli Esteri. Draghi ha capito il legame strategico fra Italia e Turchia, Biden scommette anche su Roma per tenere Ankara nell’alveo Nato. In Libia e nei Balcani ormai siamo spettatori. Occhio a dare la Russia per finita: può nascerne un nuovo Putin 
 
“C’era un tempo in cui potevo invitare Erdogan alle riunioni del Partito popolare europeo”. Franco Frattini, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri e commissario europeo, ricorda bene quando Europa e Turchia si parlavano. Quei tempi sono ormai tramontati, dice a Formiche.net. Non la necessità di un dialogo strategico di cui l’Italia di Mario Draghi, sotto gli occhi degli Stati Uniti, può e deve farsi carico. 
 
Frattini, cosa c’è dietro la recente telefonata di Draghi ad Erdogan? 

Credo che Draghi abbia capito l’antico ruolo dell’Italia come pontiere fra Occidente e Turchia. Ricordo quando ero ministro degli Esteri e la Turchia fu ammessa come candidata all’Ue. Insieme agli inglesi creai un gruppo che si chiamava “amici della Turchia”, volevamo evitare che fosse spinta verso Est nelle braccia di Iran, Russia e Cina. 
 
Come andò a finire? 
 
Schröder e Chirac chiusero subito la porta: mai la Turchia nell’Ue. Fu una mossa incauta. Oggi assistiamo a un asse Ankara-Teheran-Mosca che va contro ogni nostro interesse. E pensare che, quando ancora Erdogan era sindaco di Istanbul, lo invitavo insieme al suo partito alle riunioni del Ppe. 
 
Draghi ha fatto anche un severo richiamo sui diritti umani.  

Giusto così. Siamo tutti testimoni delle gravi violazioni in Turchia. Mentre parliamo ci sono migliaia di giornalisti, giudici e oppositori in prigione, condannati spesso con processi sommari. Ma l’Europa e l’Italia si stanno anche rendendo conto che non è suo interesse mantenere un’escalation come nei mesi scorsi, quando abbiamo rischiato il lancio di qualche missile fra Grecia e Turchia. 
 
Al vertice Nato a Bruxelles il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato di “engagement” europeo con la Turchia. Perché questa attenzione degli Stati Uniti? 

Hanno capito gli errori commessi in passato. Quello gravissimo dell’amministrazione Trump e del secondo mandato di Obama, con un disimpegno in Medio Oriente che ha lasciato spazi riempiti da Russia e Turchia. Alla loro sfera di influenza l’Occidente ha abbandonato la Libia, l’Egitto. La Siria, dove Erdogan si è fermato a Idlib solo per un’imposizione di Putin. Abbiamo dato vita alla “Troika dell’Est”: Turchia, Russia e Iran. 
 
La Turchia può ancora stare a pieno titolo nella Nato? Piaccia o no, è un partner strategico cui è difficile rinunciare. Certo, alcuni atteggiamenti di Erdogan non sono compatibili con la Nato. Ma sappiamo tutti che ormai i giochi sono fatti: Ankara non restituirà a Mosca i missili S-400. E l’Europa non rinuncerà al controllo turco dei flussi migratori, pagato miliardi di euro. 
 
In Libia gli interessi di Italia e Turchia convergono? 

Anche qui, ormai è troppo tardi. La Turchia ha rivendicato la sua presenza in Libia, dove a suo dire è tornata secoli dopo sulle orme degli ottomani. Ha piazzato migliaia di aerei, mezzi, uomini. Con Ankara si può solo più ragionare in termini di condivisione del potere. E qui mi permetta un’aggiunta. 
 
Prego. 
 
Ho letto e apprezzato su Formiche.net le parole dell’ammiraglio americano James Stavridis, quando dice che l’Italia deve assumere un ruolo di leader nelle operazioni Ue al largo della Libia. Temo tuttavia che questa finestra si sia chiusa anni fa. Obama ha chiesto al governo italiano allora guidato da Letta di fare il suo dovere, non è stato fatto. 
 
Insomma, l’Europa resta spettatrice? 
 
Finora questa è l’immagine che ha dato. Penso all’accordo fra Ankara e Tripoli per l’hub energetico e i corridoi nel Mediterraneo. Con un solo colpo Erdogan ha bypassato tutta l’Europa mediterranea. Eppure la Turchia già è uno snodo energetico, con i gasdotti e gli oleodotti che passano per il Kazakistan, l’Azerbaigian e il Mar Nero. 
 
L’Italia resta l’ultimo avamposto militare della Nato verso Est prima della Turchia. Anche per questo secondo lei gli Stati Uniti guardano a Roma per una mediazione? 

Certamente. Anche se, come già abbiamo visto con l’amministrazione Trump, il ruolo di un altro Paese Nato, la Grecia, è cresciuto enormemente. Oggi tutti guardano al governo di Mitsotakis come perno di stabilità nel Mediterraneo Orientale. È l’unico che può permettersi di tuonare un “altolà” ai turchi. L’investimento, anche politico, degli Stati Uniti sta portando frutto. Nel suo bilaterale con l’omologo turco, Blinken ha posto l’accento sulla situazione nei Balcani Occidentali e nel Caucaso. Sembra che l’Italia si sia disinteressata alle turbolenze della regione. Un errore? Nessuno in Europa conosce come l’Italia i Balcani Occidentali. Ma è anche vero che siamo isolati. Nel Caucaso e in Nagorno-Karabakh sono Turchia e Russia a dettare legge. Con una telefonata Putin ed Erdogan hanno imposto un cessate il fuoco dopo lunghi e vani sforzi del gruppo di Minsk guidato dalla Francia. Qui anche gli Stati Uniti stanno commettendo un errore. 
 
Cioè? 
 
Considerare la Russia una potenza decadente, avviata a un inesorabile declino. Forse c’è un fondo di verità. Ma colpirla in questo momento rischia di essere una mossa poco previdente. È stato fatto con Eltsin trent’anni fa, e ne è venuto fuori Vladimir Putin. La storia può ripetersi.

30.3.21 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Libia, Frattini a Nova: "L'Onu ha commesso gravi errori, i veri vincitori sono Turchia e Russia"


Roma, 08 feb  Agenzia Nova

La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’inviata Onu ad interim uscente, la statunitense Stephanie Williams, hanno commesso “errori marchiani” nel processo che a Ginevra ha portato alla nascita di una nuova autorità transitoria del Paese nordafricano, favorendo in tal modo Turchia e Russia. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Affari esteri e vicepresidente della Commissione europea. 

“Io credo che ci siano stati degli errori importanti nella preparazione di questa prima tornata di voto e poi nei ballottaggi che hanno portato all’elezione del presidente ad interim e del premier ad interim”, ha detto Frattini, in riferimento alla lista guidata dall'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dall’ambasciatore Mohammed al Manfi, eletti rispettivamente premier e presidente “ad interim” fino alle elezioni che dovrebbero tenersi il prossimo 24 dicembre. 

 “Il primo errore è stato quello di spingere in modo eccessivo, da parte della rappresentante dell’Onu che poi ha lasciato l’incarico, per un ticket capeggiato dal presidente del parlamento (Aguila Saleh) con il ministro dell’Interno uscente (Fathi Bashagha)”, ha detto Frattini. “Spingere molto su questo ticket da un lato ha scoraggiato altre figure che avrebbero potuto aver delle chance, ho in mente il vicepremier (Ahmed) Matieeq e il ministro della Difesa uscente (Salah al Din al Namrush), cioè personaggi autorevoli e forti che evidentemente si sono sfilati. Questo ha determinato che il voto alla fine sia stato un voto contro il ticket, non un voto a favore. Ecco il perché della sorpresa del risultato. Evidentemente, rispetto ad una percepita ingerenza o forzatura, non si è capito che i libici hanno delle reazioni molto prevedibili: la reazione in questo caso è votare contro, senza riflettere su alcune conseguenze di questo voto”, ha aggiunto l’ex titolare della Farnesina. 

La prima conseguenza degli errori dell’Onu, secondo Frattini, è lo sbilanciamento del nuovo esecutivo verso l’Islam politico. “Si tratta di due personalità (dell'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dell’ambasciatore Mohammed al Manfi) che hanno, diciamo così, tendenze islamiste. Il premier ad interim, in più, è un businessman che ha vissuto in giro per il mondo con forti richiami con la Russia. I veri vincitori sono proprio i due Stati mentori e protettori: da un lato la Fratellanza musulmana, quindi la Turchia, dall’altro la Russia, che avendo un rapporto con il premier ad interim manterrà sicuramene una leva sulla Libia”, ha osservato ancora il presidente della Sioi, evidenziando come Ankara e Mosca possano dirsi sodisfatte da questo risultato. Quanto al generale Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che ha tentato il golpe a Tripoli nell’aprile del 2019 sena riuscirci, “senza che gli altri se ne accorgessero, egli è rientrato in gioco perché ha fatto l’accordo con Maiteeq per sbloccare l’estrazione del petrolio, compiendo un gesto tra virgolette da ‘uomo di Stato’, e, seconda cosa, ha fatto fuori il suo più pericoloso rivale, cioè il presente Saleh che guida il parlamento della Cirenaica, e che quindi gravava nella sua medesima area di influenza. Queste sono situazioni su cui non si è riflettuto prima”. 

Secondo Frattini, ora paradossalmente, le elezioni potrebbero svolgersi davvero nei tempi previsti quindi il 24 dicembre, nel simbolico giorno del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. “C’è la clausola che chi farà parte di questo nuovo governo non si potrà poi candidare. Io credo che questo esecutivo sarà composto da personalità secondarie, dal momento che quelli per così dire ‘forti’ avranno tutto l’interesse a che le elezioni si facciano. I membri di questo governo che nascerà nei prossimi giorni non potranno che essere personalità di secondo piano”, ha evidenziato ancora l’ex vicepresidente dell’esecutivo comunitario. “Riuscirà questo nuovo ipotetico governo a mantenere una situazione di stabilità e di sicurezza nel Paese? Le influenze egiziane ed emiratine saranno sicuramente negative. Il tentativo a cui il premier uscente al Sarraj lavorava, cioè di tenere un comune equilibrio tra Turchia e Russia e stabilizzare temporaneamente il Paese (con personalità gradite sia ad Ankara che a Mosca), potrebbe essere compromesso con un governo espressione di forze islamiste. Nella squadra che si formerà bisognerà compensare più posizioni. Ci sono molti elementi di dubbio - ha aggiunto Frattini - in questa partita. Ma il dato più forte di tutti è che non si è capita la lezione degli ultimi dieci anni: se i libici li spingi con forza a fare una cosa, non è assolutamente detto che la facciano, anzi è probabile che accadrà il contrario”. 

Quanto a un’eventuale invio di osservatori per monitorare la tregua in Libia, ipotesi su cui il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è recentemente espresso a favore, Frattini ha lanciato un appello alla prudenza. "Una missione di osservatori adesso significherebbe mandare un drappello di uomini nudi in mezzo a milizie super-armate e a contingenti turchi e russi che sono li per una politica di reciproco contenimento. L'unica cosa che (Mosca e Ankara) non vogliono è avere osservatori che vanno a ficcare il naso nella distribuzione di armi e uomini. Se la missione va li a non far nulla, è solo pericoloso e non vedo cosa dovrebbe osservare; se va in Libia con la pretesa di essere arbitro nella gestione di un confine molto labile, sicuramente è necessario che tale missione sia ben voluta da Russia e Turchia. E questo, francamente, per ora non lo vedo", ha concluso il presidente della Sioi. © Agenzia Nova -

8.2.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Italia chiama Artico. Artico la nuova frontiera (?) ne parla Franco Frattini al festival organizzato dall'Osservatorio Artico



Il Festival di Osservatorio Artico

Il 2020 è stato certamente un anno duro e complesso per tutti. Eppure, proprio grazie a una maggiore apertura sulle modalità di comunicazione online, Osservatorio Artico è cresciuto sotto tutti i punti di vista, creando nuove partnership e ricevendo numerosi nuovi collaboratori e collaboratrici.

Per meglio raccontare il tema artico – ancora molto distante dal palcoscenico di interesse della politica internazionale italiana – abbiamo voluto creare “Italia chiama Artico”, il primo festival online della rivista.




18.1.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Coronavirus -Frattini a Sky tg24: Da Ue né unità né coordinamento



Coronavirus: Franco Frattini interviene a Sky tg 24 

Intervista: http://qlnk.io/ql/5e81b084e4b0404b2ea347fb

https://tg24.sky.it/cronaca/2020/03/29/coronavirus-italia-ultime-notizie.html


Roma, 29 marzo 2020

30.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni

L’Italia abbandonata dalla madre Europa. Intervista a Franco Frattini sul momento più buio dei nostri giorni
Intervista di Giovanni Gregori


L’Italia mi ricorda in questo momento uno di quei cuccioli abbandonati dal padrone sulle afose strade estive, lasciato a girovagare nella calura dopo aver dato un’occhiata lacrimosa alla persona a cui fino al giorno prima aveva fatto le feste. L’Europa in questo momento incarna l’odiosa figura di quello che dimentica volutamente il cane per andarsi a fare le vacanze, vacanze brevi, anzi forse neanche iniziate. Il virus si è diffuso e ha permeato i gangli di un’Europa ostile e scellerata. Nello scaffale della libreria due mie tesi, una vicina all’altra, tecnicamente lontane come argomenti ma i cui due titoli messi insieme mi fanno riflettere: Ut unum sint (sull’Unione europea) e Geopolitica delle lacrime (sulla fenomenologia del jihad). Dopo pochi anni quella parvenza di Europa unita, che si era trovata impreparata di fronte al il virus del terrorismo islamico, si ritrova disperata nella lotta contro il COVID19; un rompete le righe, un tutti contro tutti, una fuga isolata e spasmodica difficile da perdonare. Tra tanti infettivologi, comunicatori, sociologi del web, molti di questi capaci di argomentare su ogni cosa, decido di chiedere un parere ad una personalità che l’Europa e, direi, il mondo intero li ha vissuti come figura istituzionale in prima linea: il Professor Franco Frattini. Tra le sue innumerevoli cariche è stato due volte Ministro degli Esteri, vice presidente della Commissione Europea, ora docente e rettore di Relazioni Internazionali, Presidente di sezione del Consiglio di stato e Presidente della SIOI. 

La prima domanda che rivolgo a lui, approfittando della sua cordialità e della disponibilità, forse è un po’ cruda ma pertinente alla situazione. 

Professore, l’Italia è stata abbandonata a sé stessa. Dove è finita la solidarietà e l’unità europea, quella che chiedeva De Gasperi citando “Ut unum Sint” nel 1953? A questo punto sembrerebbe che l’Italia dovrà confrontarsi e magari cooperare con gli Stati Uniti, Russia e Cina. 
L’ideale di De Gasperi di Shuman e di Adenauer purtroppo rischia di dissolversi perché personalità di quel tipo non ci sono più. Come non ci sono più neanche i Mitterand, i Kohl, la stessa Tatcher, gente che negli anni ottanta e negli anni novanta aveva, con difficoltà ma con successo, tenuto vivo l’ideale Europeo. Quando sento dire che durante il Consiglio Europeo, nel pieno di una tragedia mondiale come quella che stiamo attraversando, il Premier Olandese e il Premier Finlandese vogliono porre veti, dicendo che i propri debiti ognuno se li paga da sé e che a loro della solidarietà europea poco interessa, immagino che il povero De Gasperi si rivolti nella tomba. Nella statura di questi “non leader” c’è il rischio di vanificare completamente il sogno Europeo. È chiaro che oggi, ancor prima di contare su dei rapporti fondamentali con USA e Russia, che hanno dimostrato di darci aiuti anche concreti, così come la Cina, dovremmo usufruire degli strumenti europei che ancora potrebbero funzionare: la BCE, se mettesse davvero sul campo settecentocinquanta miliardi di euro si avvicinerebbe molto alle misure imposte dal bazooka di Draghi. Manca però tutto il resto: l’Europa politica, l’Europa delle decisioni comuni che francamente non esiste in questo momento. Forse questa volta c’è un po’ più l’idea di un mediterraneo che si ritrova unito perché Francia, Spagna, Grecia, Italia e Portogallo sono tutti d’accordo; in compenso abbiamo i “soliti nordici” che non capiscono affatto che domani tutta questa tragedia potrebbe capitare a loro. Tutto questo apre un pessimo precedente, perché noi siamo stati lasciati soli dinanzi alla tragedia dell’immigrazione e dei rifugiati e adesso ci ritroviamo nella stessa condizione di abbandono, magari non in questi giorni ma all’inizio dell’epidemia quando si diceva: “se la son beccata gli Italiani e gli Italiani se la tengono”. Sono state intercettate delle forniture sanitarie destinate all’Italia bloccate da paesi europei per non farcele arrivare. Cose impensabili. Oggi, ovviamente, tutti hanno capito che l’epidemia è arrivata in casa loro, non solo in casa nostra, però il segnale che l’Europa ha dato inizialmente è davvero devastante e spero che in queste ore il Consiglio europeo abbia un’illuminazione, cioè si renda conto che se continuano a mettere i veti su questioni di questo tipo si arriverà alla fine di ciò che l’ideale europeo rappresenta. È inutile poi mettersi a ragionare di procedure e di questioni tecniche. Mi auguro che le istituzioni europee, la Von der Leyen, il Presidente del Parlamento Europeo, che è anche un italiano, possano spingere per una decisione più lungimirante, cioè che non faccia scoraggiare quelli come me che ancora credono nell’Unione Europea. 

Italia e Spagna battono i pugni sul tavolo, chiedendo più vigore nel sostenere la situazione emergenziale e hanno respinto le proposte degli altri paesi nordici. Il Presidente Conte ha dato un ultimatum di dieci giorni di tempo di per rivedere strumenti ormai vecchi di salvaguardia economica europea, direi inesistenti. Possono essere un tempo sufficiente? 
Quando non ci sono gli accordi (io ho partecipato a centinaia di vertici europei internazionali) qualcuno dice: “prendiamoci una settimana di tempo per trovare una soluzione”. Se non si è trovata oggi, non si troverà neanche tra dieci giorni, questo è chiaro. Occorre la politica. Se la politica europea è imprigionata da egoismi assolutamente inaccettabili, sarà una strada difficilissima da percorrere; gli olandesi sono quelli che vogliono l’immunità di gregge, cioè sostengono di far ammalare tutti gli abitanti al fine di trovare la difesa contro il virus e potrebbero portare così a dimezzare la loro popolazione. E questo che vogliono? Sono cose talmente pazzesche che persino Johnson, che lo aveva detto, adesso ha istituito il blocco totale di tutta la Gran Bretagna. Gente che ragiona in questa maniera, che pensa che ognuno si possa fare gli affari propri in una casa comune, francamente non fa bene all’Europa. Non posso avere in casa mia un inquilino che mi dice: “Quando rimani fuori di casa, rimani fuori di casa. Poi, quando tutto va bene puoi rientrare.” Questo non funziona proprio. 

L’aumento del debito pubblico e la cancellazione del debito privato secondo la ricetta Draghi è una giusta visione? Il bilancio dello stato può essere la mascherina protettiva dell’economia per gli italiani? 
Oggi è l’unica visione possibile, l’unica soluzione. In realtà il Presidente Draghi aveva fatto del suo, quando era Presidente della Banca Centrale Europea e aveva salvato l’Euro. In quella fase, tutti lo ricordiamo come un grande difensore del rigore, non certo del debito pubblico. Lavorava con successo per tenere bassa l’inflazione, per evitare che gli stati si indebitassero; appare chiaro che ogni momento però ha la sua ricetta, come hanno affermato tutte le forze politiche italiane. Non chiamiamola ricetta Draghi, è la soluzione necessaria per questo momento terribile di crisi. Il governo federale americano ha messo sul tappeto duemila miliardi di dollari. Non ci vogliono singole posizioni ma valutazioni generali. Oggi si può fare solo cosi: lo stato deve assumere debiti ulteriori perché noi siamo lo Stato e non un piccolo paese, siamo l’Italia, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Francia. La stessa la Germania ha messo in campo un’altra enorme quantità di aiuto pubblico, questa è la soluzione. Il Presidente Draghi ha ricordato ai governanti: “Io che ero il difensore del rigore e della regola dell’inflazione bassa, oggi vi dico che bisogna spendere denaro pubblico altrimenti le economie muoiono.” Penso quindi che su questa via non ci siano oggi obiezioni, non a caso la stessa Germania ha in qualche modo cercato di sedare i soliti falchi europei scatenati, che ancora continuavano con il ritornello del rigore a tutti i costi. La Merkel ha riposto sul piatto non so quante centinaia di miliardi, mettendo a tacere un po’ tutti. 

La situazione che stiamo vivendo sul fronte sanitario può spingere ad una revisione del trattato di Maastricht e altri trattati attraverso un nuovo patto federativo fra stati europei?
Escludo l’ipotesi di rivedere il Trattato di Maastricht o i trattati europei. Se non c’è capacità di un accordo unanime nemmeno sull’aiuto d’emergenza per fare i coronabond o per fare gli eurobond, per un periodo limitato e per contenere una pandemia, è impensabile immaginare che ci si possa mettere intorno ad un tavolo per cambiare un trattato di una portata del genere. 

In un suo post su Twitter Professore lei scrive: “L’Olanda blocca l’eurogruppo, veto sui coronabond, ci ricorderemo di questa Europa.” Che Europa ci ricorderemo? 
Ci ricorderemo un’Europa degli egoismi, un’Europa in cui ci sono un manipolo di paesi che, a costo di mandare a picco l’ideale per cui l’Unione è nata, decidono di tenersi il proprio gruzzoletto per loro stessi senza pensare che, se cade l’idea di Europa, prima o poi cadranno anche loro. Vorrei vedere la Finlandia andare in giro per il mondo a competere e negoziare con la Cina o con l’India. Non si rendono forse conto che qui non stiamo parlando di piccole e marginali questioni: se vanno in crisi l’Italia, la Francia o la Spagna, saranno i finlandesi o gli olandesi a sostenere il peso dell’Europa rispetto alla Cina, l’India o alla Corea. È una visione di assoluta miopia istituzionale e noi dovremmo ricordarci che purtroppo c’è poco spazio per questa Europa confederale o stati uniti d’Europa di cui si parla, di quello che fu il sogno di De Gasperi. 

Professore, da giurista mi dia un parere sull’annoso dilemma sui poteri tra il governo centrale e le regioni. Oggi vediamo problematiche in tema di emergenza sanitaria. I rapporti tra governo e parlamento non sarebbero’ da rimodulare secondo concezioni di democrazia rappresentativa affiancate dalla democrazia diretta? Io sono sempre stato favorevole nel riparto delle competenze tra stato, autonomie territoriali e regioni ma ci sono temi che sono troppo comuni a tutta l’Italia per poter essere affrontati diversamente dall’uno e dall’altro territorio e questo certamente riguarda l’emergenza. Quando ci sono le situazioni come quella che stiamo vivendo, non a caso c’è la Protezione Civile Nazionale ed esiste ciò che la Costituzione chiama “poteri di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio”. Questi poteri non vogliono dire però sostituzione rispetto alle regioni, vogliono segnalare la funzione di indirizzo e coordinamento per cui, se una regione chiude tutto non è possibile che la regione vicina tenga aperto e che soprattutto, non essendoci frontiere tra regione e regione, la gente si trasferisca favorendo il contagio, come purtroppo è accaduto. Certamente questo è il passaggio più delicato di tutti perché siamo in piena emergenza e non dovremmo rimodulare i rapporti tra stato e regioni; dobbiamo pensare ad un futuro in cui questa situazione tragica non ci sarà più. In questo momento è giusto applicare il decreto emergenziale ma bisogna pensare ad un ritorno alla normalità. Nella normalità non è possibile che lo stato centrale faccia tante cose che le singole regioni possono fare autonomamente, è giusto però che lo Stato si riprenda cose che purtroppo le regioni si sono accaparrate nel corso degli anni: penso alle grandi infrastrutture energetiche, al trasporto di livello nazionale. È chiaro che ci sono temi che presuppongono l’unità di indirizzo dello Stato e l’emergenza sanitaria non può che essere statale, al fine di gestire in maniera uniforme i pochi strumenti a disposizione: dove mettere i ventilatori, dove mandare i medici d’emergenza, dove aprire un nuovo ospedale ecc. Sperando che l’emergenza passerà, non si tenti con questa normativa d’urgenza di dare un assetto stabile alla Costituzione del paese; ci sono state conferenze costituzionali, dibattiti parlamentari sulla riforma della Costituzione, non basta uno schiocco di dita per cambiare questo assetto. Facciamolo fino a che l’emergenza non sarà finita. 

Il coronavirus cambierà per sempre i nostri libri di storia? 
Il coronavirus cambierà i nostri libri di storia, perché è una tragedia paragonabile forse a quella che gli Italiani hanno sofferto durante la seconda guerra mondiale e gli americani giudicheranno seconda solo all’11 settembre. Il livello di dimensione e di gravità è immenso. Questa pandemia però, ci insegnerà che si devono rispettare semplici regole spicciole, basilari: se ti dicono di non andare a correre, pensare di eludere il divieto inventandoti qualche scusa può diventare un problema per gli altri. Cambieremo la nostra mentalità, quella stessa che porta molte persone a parcheggiare in terza fila senza preoccuparsi di nulla. Stavolta in ballo c’è la nostra vita. In ultima cosa, sono felicissimo di vedere che in questi giorni in Campania, dove il governatore sceriffo De Luca è sceso in campo personalmente, i contagi aumentano in misura più contenuta. Si può dire che, con la carota ed il bastone, in una regione in cui si temeva il dilagarsi del contagio, le persone abbiano recepito il messaggio. 


Ringrazio il Professor Frattini, come sempre persona illuminata e competente. Dopo aver sentito per giorni dotti medici e sapienti di facebook, l’eloquio del professore ha riconciliato la mia mente. Per una questione scaramantica separo i due volumi delle mie vecchie tesi. Vicino a quella riguardante l’Unità dell’Europa trovo Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, (avrebbe dovuto chiamarsi magari Confessioni di una mascherina, se fosse stato scritto al giorno d’oggi) e nella collocazione dell’altro volume “Geopolitica delle lacrime” scelgo di affiancarlo a Psicomagia di Jodorowsky. Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del nostro malessere, semplicemente restando a casa. Andrà tutto bene.

29.3.20 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Prima dell’udienza generale, saluto di Papa Francesco al Presidente della SIOI e alla Fondazione Nizami Ganjavi, impegnate nella promozione del dialogo tra culture e popoli

Papa Francesco:"La Cultura del dialogo è la via maestra"... “promuovere la pace nel dialogo e nel mutuo rispetto” 

  
Prima dell’udienza generale di mercoledì 27 novembre, il Papa ha incontrato il Presidente della SIOI Franco Frattini e i partecipanti al diciannovesimo incontro di alto livello promosso dalla Fondazione dell’Azerbaigian Nizami Ganjavi International Center (ngic) e dalla SIOI , che si svolge a Roma fino al 28 novembre sul tema «Libertà dalla violenza: pace, sicurezza e prevenzione del conflitto nell’agenda per lo sviluppo 2030». 



Papa Francesco ha indicato” nella cultura del dialogo” la via maestra da seguire “per crescere nella fratellanza tra le persone”



Il Discorso del Papa

"Gentili Signore e Signori, vi do il benvenuto e vi ringrazio cordialmente per la vostra visita, in occasione degli incontri che la Fondazione Nizami Ganjavi tiene a Roma. Mi congratulo con voi per l’impegno di trattare le principali sfide attuali allo scopo di promuovere la pace nel dialogo e nel mutuo rispetto, traendo ispirazione dal grande poeta del XII secolo che dà il nome alla Fondazione. Lo fate mettendo al servizio della comunità mondiale i valori e le esperienze maturati assolvendo gli alti incarichi che avete ricoperto nei rispettivi Paesi. In particolare, auguro il miglior risultato al contributo che intendete offrire sulla sfida del cambiamento climatico. Vi incoraggio a proseguire su questa strada, nella persuasione che la cultura del dialogo è la via maestra, la collaborazione è la condotta più efficace e la conoscenza reciproca è il metodo per crescere nella fratellanza tra le persone e i popoli (cfr Documento sulla Fratellanza Umana, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). Grazie ancora a tutti voi. Dio benedica il vostro lavoro, i vostri popoli e l’intera famiglia umana. Grazie tante."









Fonti e info: 



9.12.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA SIOI Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita


Il rapporto tra il commissario europeo Paolo Gentiloni e il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis si giocherà molto sulla capacità dell’ex premier italiano – che non ne difetta – di avere un rapporto diretto con quelli che contano. “Se Gentiloni convince Angela Merkel e Emmanuel Macron i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ma sarà una partita in salita”: lo afferma Franco Frattini, già commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza (2004-2008) e ministro degli Esteri e, dal 2012, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi). 

Presidente, martedì Ursula von der Leyen (UvdL) ha ufficializzato la composizione dell’Esecutivo comunitario per i prossimi cinque anni. Che tipo di Commissione europea sarà? 

Frattini – È sicuramente una Commissione molto accentrata nelle mani dei referenti francesi e tedeschi. Perché UvdL ha un rapporto particolarmente stretto con la Merkel; e la commissaria francese, Sylvie Goulard (responsabile del mercato interno, ndr), ha una delega così sterminata che io francamente non avevo mai visto: le è stata anche attribuita una nuova direzione generale che si chiama nientemeno che ‘Difesa e spazio’… UvdL e Goulard sono due personalità che avranno un ruolo estremamente forte. Inoltre, oggi ci sono sei vicepresidenti, tre esecutivi e tre non esecutivi. Ai tempi miei, non c’era questa distinzione: per di più, ai vicepresidenti non esecutivi non è stata data neanche una delega… 

C’è stata anche una rimodulazione dei portafogli… 
Frattini – Mi ha colpito molto come sono stati ripartiti i vari portafogli. Io, per esempio quando ero commissario ero responsabile di Giustizia e affari interni. Ecco, oggi non solo ci sono due commissari diversi per quei due portafogli, ma al commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders, è stato tolto il tema dei crimini finanziari e dell’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta anti-frode. Questa è una decurtazione che io, da commissario alla Giustizia, non avrei neanche immaginato. Poi a Gentiloni, commissario agli Affari economici, viene sottratta una parte della direzione generale Ecfin, che va a finire al commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn, mentre prima era nelle mani di Moscovici… Tutto ciò è il frutto di un’accurata volontà politica di ridisegnare alcune deleghe in favore dei commissari che sono ritenuti i più forti: Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Hahn, fedelissimo alleato della Germania. 

Contro molte aspettative, alla Francia però non è stata data la delega alla Concorrenza… 

Frattini – Non gliel’hanno data perché lì c’è stata una scelta personale a favore della Vestager e le scelte personali sui commissari pesano moltissimo. La pretesa della Vestager di essere riconfermata è un’altra delle cose che andranno chiarite perché è quasi la prima volta nella storia della Commissione che un portafoglio rimane per due mandati nelle mani dello stesso commissario. Sento dire che il Parlamento voglia ridiscutere l’assetto della Commissione in plenaria… 

Che cosa ne pensa del fatto che alcuni personaggi stiano consolidando la loro carriera politica all’interno della Commissione? 
Frattini – Quello che hanno fatto con la Vestager lo hanno fatto anche con Valdis Dombrovksis che era vice-presidente coordinatore dell’area euro e resta vice-presidente con la stessa responsabilità. Facendo così si è rotta la regola, quasi sempre osservata, che dopo cinque anni si cambia portafoglio per evitare la concentrazione di potere nelle mani di una persona. E questo non è sano, quando si parla dell’Esecutivo comunitario. Io sono stato più volte ministro degli Esteri: capisco che in molti casi si investe su persone che sono già competenti. Ma nella Commissione non si può fare, soprattutto quando si parla di portafogli come la concorrenza o la vigilanza sull’intera zona euro… 
  
La nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici è stata giudicata un traguardo, ma anche una mezza sconfitta dato che il suo ruolo appare ad alcuni sorvegliato da Dombrovskis. Anche lei la vede così? 
Frattini – Non è detto affatto che si tratti di un commissariamento di Gentiloni. In questo caso si giocherà molto sulla capacità, che a Gentiloni non manca, di avere un rapporto diretto con quelli che contano. Se l’ex premier convince la Merkel e Macron, i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ricordo a tutti che anche Pierre Moscovici ha avuto difficoltà con Dombroskis proprio quando proponeva più flessibilità per l’Italia, ma poi la cosa si è fatta. 
Questo perché la Commissione funziona in un modo che non credo sia cambiato da quando sono andato via: il vice-presidente non dà gli ordini al commissario che sta nel suo settore, esprime una sua opinione e poi si fa una sintesi. Giocano un ruolo molto forte le capitali. Quindi se Gentiloni convincerà i suoi interlocutori che la flessibilità per l’Italia è necessaria – come io credo – e questo sarà condiviso a Parigi o a Berlino è molto difficile che Dombrovskis riesca a ottenere la rigidità che vorrebbe. Ciò detto, sarà una partita in salita. 
La cosa che però colgo con più preoccupazione è che dall’Ecfin, che è il core-business del commissario agli Affari economici, a Gentiloni hanno tolto la direzione che riguarda proprio tesoro e affari finanziari, che è andata a finire nel portafoglio di Hahn. Questa è una decurtazione che francamente non si è molto notata ma, conoscendo l’importanza della direzione generale Ecfin, credo che peserà… 

Per definizione, i commissari agiscono in nome dell’Unione, ma è anche vero che hanno ampi margini di discrezionalità. Cosa significa quindi in pratica per l’Italia il fatto che Gentiloni sia responsabile degli affari economici? 
Frattini – Significa due cose. La prima è che Gentiloni avrà una leva di negoziato su altri dossier mentre sul dossier economico l’Italia dovrà essere la prima a fare i compiti a casa. Non può permettersi di fare violazioni significative e dico “significative”, perché con Moscovici la Francia non ha rigato dritto, anzi. C’è un margine di discrezionalità che Gentiloni, da persona equilibrata, utilizzerà ragionevolmente. 
La seconda è che se un Paese punta il dito contro l’Italia perché l’Italia non fa i compiti a casa il commissario italiano ha pochi margini di manovra. Può solo proporre quello che ha detto il presidente Mattarella, ovvero flessibilità all’interno delle regole. Dubito quindi che con la spinta di Gentiloni si riuscirà a modificare il patto di stabilità…

16.9.19 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Intervista a Franco Frattini - «Sbarchi e flessibilità, partenza positiva però non aspettiamoci subito miracoli»




«Ora spero che con la nomina di prestigio ottenuta da Gentiloni, tutta l'Italia lo sostenga con forza da destra e da sinistra, così come accadde a me. È importante che il nuovo commissario trovi un consenso generale, ovviamente se farà bene. Noi in questi anni ci siamo dimenticati di Federica Mogherini perché la sua nomina non ha portato a nulla». Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri ed ex commissario europeo alla Giustizia, vede il nuovo incarico di Paolo Gentiloni come un'opportunità per l'Italia. 

Cosa potrà fare Gentiloni? 
«Una nomina importante anche perché, come sempre accade alla Commissione europea, è una nomina alla persona: si vede il curriculum. È stata premiata l'esperienza e i buoni rapporti con chi all'intemo della UE decide tutto: a partire da Angela Merkel ed Emmanuel Macron anche superando gli ostacoli messi sul cammino di questa nomina dai Paesi nordici e dal gruppo di Visegrad. Questo rappresenta una buona partenza, anche se c'è un elemento che mi preoccupa». 

Cioè? 
«Da ormai 20anni l'Italia ha la consuetudine di avere o un presidente di commissione, come avvenuto con Prodi, o un vicepresidente. Stavolta invece abbiamo solo un commissario e c'è un vicepresidente Dombrovskis, un lettone, che ha la delega per l'Economia». 

Può rappresentare un problema? 
«Dombrovskis è un osso duro, lo conosco bene, quando ero al governo era il premier della Lettonia e fa parte di quei Paesi baltici che si battono per l'austerità e per non rivedere il patto di stabilità. Quindi Gentiloni dovrà essere abile a sapersi imporre e non subire la sua presenza». 

Eppure una revisione del patto di stabilità la chiediamo da sempre. Questo nuovo clima di fiduc ia verso l'Italia può aiutare? 
«La partenza è positiva, il clima pure e Gentiloni è sicuramente sostenuto da chi conta in Europa, ma da qui a dire che ITJe cambierà completamente linea mi sembra la costruzione di una narrativa oltremodo ottimistica. Bene ha detto il presidente Mattarella che ha chiesto riforme e flessibilità, che è tutt'altra cosa rispetto ad una revisione netta che non arriverà mai». 

E sui flussi migratori?  Il Regolamento di Dublino sarà rivisto? 
«Anche qui non sono ottimista, la revisione di Dublino è consentita solo con un voto all'unanimità e non posso mai credere che alcuni Paesi possano accettare modifiche. La soluzione si troverà, ma politicamente. Si farà come si sta facendo ora, magari in maniera più organica, con una decina di Paesi europei che quando sbarcano i migranti se ne accolleranno una parte. Per fortuna il commissario agli Esteri è lo spagnolo Josep Borrell, persona che conosco bene e che ha grandi capacità, con lui Gentiloni potrà creare un asse». 

Come interpreta la mossa di Di Maio che ha nominato come proprio capo di gabinetto l'ambasciatore Ettore Francesco Sequi che arriva dalla Cina? 
«E' assolutamente la scelta che avrei consigliato perché sarà colui che frenerà il nuovo titolare della Farnesina, non certamente colui che asseconderà le pulsioni verso Pechino di Di Maio. Bene farà il governo a rafforzare la golden power sul 5g anche perché il segnale arrivato da Washington che ha inserito anche "Huawei Italia" in black-list non è da sottovalutare». 

Gli Usa però non sembrano tifare per un'Europa unita, non trova? 
«Per questo nei prossimi 5 anni mi aspetto parta il progetto di Difesa comune europea. Non contro la Nato, a cui Trump ha assegnato sempre meno importanza, ma insiem e alla Nato. Se non lo faremo rischiamo di subire il volere degli altri invece di attrezzarci noi europei per parlare con una voce unica su temi strategici». 

Valentino Di Giacomo - Il Mattino

12.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

L’Italia guardi a Washington se vuole evitare la morsa franco-tedesca. Parla Franco Frattini







Roma - spiega in una conversazione con Formiche.net Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario europeo, oggi presidente della Sioi - avrebbe le carte in regola per ritagliarsi il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa e scongiurare un pericoloso isolamento internazionale del quale ci sono tutte le avvisaglie.

Le perduranti titubanze sul 5G di compagnie cinesi e l’affossamento del rafforzamento del Golden Power per le reti, nonché le mancate prese di posizione su alcuni dossier fondamentali di politica estera – come la Libia – rischiano di allontanare ulteriormente l’Italia da alcuni aspetti del suo tradizionale vincolo euro-atlantico e di rivitalizzare l’asse franco-tedesco, oggi in crisi.
Eppure, spiega in una conversazione con Formiche.net Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario europeo, oggi presidente della Sioi, Roma avrebbe le carte in regola per ritagliarsi il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa e scongiurare così un pericoloso isolamento internazionale del quale ci sono tutte le avvisaglie.

Presidente Frattini, in concomitanza con il G7 di Biarritz sono in molti a sottolineare un crescente isolamento internazionale dell’Italia, dovuto in parte ad un allontanamento dell’attuale governo dalle tradizionali posizioni euro-atlantiche. Condivide questa analisi?
Che queste preoccupazioni abbiano un fondamento è dimostrato da un’intervista allo stesso ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi pubblicata oggi al Corriere della Sera, all’interno della quale ribadisce la necessità per l’Italia di non isolarsi e di mantenere saldo il legame con Nato e Stati Uniti, prendendo in seria considerazione il fatto che su alcuni dossier importanti Roma rischia di allentare alcuni aspetti del consueto vincolo euro-atlantico.
In che cosa si concretizzerebbe questa distanza da Washington?
Intanto assistiamo a una mancanza di adeguamento del budget della Difesa – quantomeno tendenziale – rispetto ai parametri del 3% condivisi con gli Usa in sede Nato, nonché a un ruolo da mero osservatore del nostro Paese rispetto agli attacchi condotti da Khalifa Haftar in Libia. Anzi, durante la sua visita in Italia quest’ultimo è stato accolto ha accolto al pari di Fayez al-Sarraj. E poi c’è la questione dei rapporti con Pechino.
Si riferisce al 5G?
L’accordo con la Cina sulla via della Seta e le titubanze sul 5G di compagnie cinesi hanno fatto pensare a Washington che l’Italia non sia consapevole del fatto che dati sensibili nelle mani di Pechino – che tra l’altro è anche il più grande produttore al mondo di cavi sottomarini, dai quali passano i dati – possono mettere a rischio la sicurezza dell’intera Alleanza. Ci si aspettava che il rafforzamento del Golden Power per le reti – un ‘firewall’ da porre in caso di sconfinamento in terreni pericolosi – avvenisse subito e invece non c’è stato. In questo senso l’inclusione di Huawei Italia nella black list del Dipartimento del Commercio è un segnale abbastanza chiaro in questo senso.
Crede che tutto ciò incrinerà il legame con Washington?
Tutto sommato penso di no, perché il rapporto di Washigton con Roma resta pur sempre migliore di quello degli Usa con Francia e Germania. Basti pensare all’atterraggio al G7 francese del ministro degli Esteri iraniano, una cosa mai vista che ha irritato Washington. Non è un caso che, in una delle sue battute, Donald Trump abbia citato dazi su vini francesi e auto tedesche, evitando di menzionare il nostro Paese. Si tratta di un’ulteriore manifestazione di amicizia, alla quale dovrà però seguire una posizione orientata al rafforzamento, non solo teorico ma anche fattuale, del legame transatlantico. Non bastano le confuse dichiarazioni di intenti, sono le parole chiare e le scelte di governo a contare.
In caso contrario a che rischi si esporrebbe l’Italia?
L’Italia si espone al rischio che l’asse franco tedesco venga rivitalizzato in un momento in cui è in declino. Emmanuel Macron e Angela Merkel vivono una fase di attriti, che finora non siamo stati in grado di sfruttare. Pur nell’incertezza che avvolge l’esecutivo, potevamo, ad esempio, offrire una sponda alla proposta di Trump di riammettere la Russia nel G7, riportandolo a essere un G8 quando si terrà il prossimo anno negli Stati Uniti. Ma c’è anche il pericolo derivante da un maggior protagonismo spagnolo, che arriverà certamente con la nomina di Josep Borrell come Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue. E pur nell’irrilevanza crescente di fori come il G7 – ormai solo teatrini per far emergere divisioni invece di discutere di questioni serie come la rottura delle relazioni infocibernetiche tra Corea del Sud e Giappone – questi nostri silenzi e queste nostre mancanze non ci consentono di ritagliarci il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa che, invece – al netto di Londra, ormai fuori dall’Unione europea – dovremmo e potremmo avere. E ci rendono meno forti, come dimostra in modo inequivocabile il mancato invito all’Italia al vertice sull’immigrazione dal Sahel tenutosi proprio nel contesto del summit di Biarritz.
Michele Pierri - Formiche.net

2.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

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