Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia

Russian President Vladimir Putin has met his American counterpart, Joe Biden, in the Swiss city of Geneva


Franco Frattini to RT International: West has golden opportunity to restore or even normalize relations with Russia 



Watch the full video: https://youtu.be/3dXOs3T84-g



18.6.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Libia: Frattini a “Nova”, dialogo esponenti militari dovrà essere seguito da maggiore impegno Usa e Italia







Roma, 03 giu 18:10 - (Agenzia Nova) - Il possibile ritorno al dialogo tra gli esponenti militari delle parti in conflitto in Libia, mediati dalle Nazioni Unite, rappresenta un “ultimo tentativo” da parte della rappresentanza delle Nazioni Unite in Libia per trovare una soluzione al conflitto, ma dovrà essere seguito da una scossa più forte e profonda con un impegno statunitense per una mediazione con la Turchia e anche da un passo avanti dell'Italia che potrebbe avviare colloqui con la Russia. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova”, Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Esteri italiano e vicepresidente della Commissione europea, commentando l’annuncio fatto ieri dalla missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) di un possibile incontro della Commissione militare libica, formata da cinque ufficiali militari di entrambe le parti in conflitto – Governo di accordo nazionale (Gna) ed Esercito nazionale libico (Lna) - a Ginevra. Giudicando positivamente l’eventuale incontro, Frattini ha sottolineato la necessità che il dialogo tra forze militari sia “in buona fede” perché se le due parti pensano di poter “monetizzare la rendita di terreno che hanno conquistato combattendo nessuno accetterà di dare all’altro il vantaggio di prendere tempo in modo che si possa consolidare e rafforzare”. Per l’ex ministro degli Esteri “se le forze militari si impegnano a sedersi intorno a un tavolo l’aspetto più importante è che discutano senza pensare ai paesi che li difendono”. “Il mio auspicio – ha aggiunto - è che le autorità militari che si incontreranno pensino a una soluzione di cessate il fuoco solido come pre-condizione per un dialogo politico”.

Per Frattini, per il futuro successo di un dialogo politico sarà importante un maggiore impegno degli Stati Uniti, che purtroppo finora hanno guardato alla crisi libica solamente per contestare la presenza russa in Cirenaica, commettendo a detta dell’ex ministro degli Esteri “un grave errore”. Infatti, secondo il presidente della Sioi, Russia e Turchia non hanno intenzione di combattersi sul campo, limitandosi a schermaglie. “I russi sono sufficientemente pragmatici per mettersi d’accordo con Erdogan come avvenuto nella crisi in Siria a Idlib”, ha osservato Frattini citando l’accordo tra Ankara e Mosca per evitare un’escalation militare nella provincia nord-occidentale siriana ancora in parte controllata dai ribelli siriani appoggiati dalla Turchia. Per Frattini, Washington dovrebbe avviare un colloquio con Ankara, che è un paese Nato, per fare pressioni sulla Russia. In questo contesto, Frattini sostiene che l’Italia potrebbe avere un ruolo, “parlando con la Russia con cui ha un ottimo rapporto”. In caso contrario, per l’ex ministro degli Esteri, l’Italia non verrebbe più considerata a causa di un rapporto con le due le parti in conflitto che di fatto viene percepito in modo sospetto da entrambe le parti. In merito al dialogo politico, finora l’unico tentativo importante è stato quello avviato dal presidente della Camera dei rappresentanti della Libia, Aguila Saleh, il quale ha riconosciuto l’errore del generale Khalifa Haftar di autoproclamarsi rais del paese. “Questo è un tentativo che consiglierei alle parti, ovvero di andare a guardare nella sostanza. Se tutti continuano ad arroccarsi sul sostegno esterno è chiaro che nessuna proposta futura prenderà il volo e l’unica possibilità è che la Libia consolidi due o tre sfere di influenza – Cirenaica, Tripolitania e forse Fezzan – in modo da arrivare a quella che alcuni, pure con onestà, hanno paventato: una confederazione che nei fatti sarebbe una partizione della Libia”. (Res)

4.6.20 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Libia, parla Frattini: "Russia e Turchia si spartiscono le zone d'influenza, Italia tagliata fuori"




Roma, 30 mag 12:35 - (Agenzia Nova) - Una confederazione della Libia vorrebbe dire partizione, ovvero uno scenario “drammatico” per l’Italia, mentre lo status quo “conviene a tutti tranne che a noi”. Lo afferma ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Esteri italiano e vicepresidente della Commissione europea. Frattini ha commentato l’appello all’Italia lanciato dal leader del Blocco federale in Libia, Ali al Hashemi, che parlando a “Nova” aveva invitato l’Italia a sostenere una soluzione politica basata su un sistema federale suddiviso nelle tre regioni storiche: Cirenaica (est), Tripolitania (ovest) e Fezzan (sud). “L’ipotesi che alcuni chiamano federazione sarebbe inevitabilmente una divisione. Nella storia della Libia, le tre regioni Tripolitania, Fezzan e Cirenaica si sono sempre sentite diversissime le une dalle altre: è difficile immaginare che i berberi e i tuareg del deserto possano prendere ordini da Tripoli da Tobruk. La Libia è una, basata su una struttura tribale, con le milizie che controllano ampie porzioni di territorio. Più che una confederazione, la chiamerei una partizione della Libia e questo per l’Italia, è evidente, sarebbe un’ipotesi drammatica”, afferma Frattini, sottolineando come una confederazione/partizione vorrebbe dire consolidare le sfere d’influenza.

“Oggi abbiamo la Tripolitania con i turchi e i qatarini, mentre in Cirenaica ci sono i russi che addirittura hanno recentemente mandato degli aerei da combattimento, Egitto, Emirati Arabi Uniti e ovviamente alla spalle l’Arabia Saudita”, spiega ancora l’ex titolare della Farnesina. Quanto al Fezzan, regione ricca di petrolio, oro e terre rare, un’eventuale divisione “vedrebbe prontissimi Emirati e paesi del Golfo”. L’Italia, in altre parole, vedrebbe un paese alleato Nato, la Turchia, e uno Stato con cui ha rapporti storici, la Russia, in una situazione di status quo in Libia. “E’ chiaro – prosegue Frattini - che quando un paese come la Turchia diventa mentore del governo di Tripoli non c’è spazio per nessun altro. Non c’è spazio per l’Europa, e lo abbiamo già visto, né per l’Italia. Con la Russia noi abbiamo rapporti importanti, malgrado l’Italia abbia purtroppo condiviso la politica delle sanzioni, ma in Cirenaica abbiamo storicamente meno rapporti”. L’Italia, in altre parole, “verrebbe di fatto tagliata fuori”.

Un discorso a parte merita l’Eni, l’unica compagnia straniera che ha continuato a operare nel paese dalla rivoluzione del 2011. “Sono convinto che non verrebbe tagliata fuori dalla mattina alla sera, perché Eni ha una radicatissima presenza con pozzi offshore e inshore, nonché la centrale elettrica che fornisce elettricità a Tripoli”, spiega ancora Frattini. L’Italia, tuttavia, rischia di perdere peso geostrategico. “La missione europea Irini, difficile da lanciare e modesta come obiettivi, è criticatissima da Tripoli. Il ministro dell’Interno della Libia (Fathi Bashaga, ndr) mi ha personalmente detto che Irini è stata creata per favorire la Russia, perché intercetterebbe qualche nave che porta le armi dalla Turchia, e le porta davvero, ma non fa assolutamente nulla per tutti gli assetti militari che arrivano da terra o dal cielo dall’Egitto, dagli Emirati e dalla Russia. C’è una critica frontale a una missione che comanda l’Italia e questa non è la mia opinione, ma quella dell’attuale ministro dell’Interno della Libia”, aggiunge il presidente della Sioi.

Malgrado l’auspicio di Ali al Hashemi che il governo di Roma possa intervenire per favorire una negoziazione, Frattini ritiene che in questa fase l’Italia non abbia “la forza sufficiente per metter intorno a un tavolo turchi e russi e dire che anzitutto serve un cessate il fuoco”. Tuttavia, Frattini invita a prendere sul serio il tentativo del presidente del parlamento libico, Agiula Saleh, di avviare una riconciliazione. Il politico libico ha recentemente proposto un “road map” in otto punti secondo cui ciascuna delle tre regioni della Libia (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) dovrebbe scegliere un suo rappresentante in un nuovo Consiglio presidenziale “ristretto”, il quale dovrebbe poi nominare un primo ministro e i suoi vice che rappresentano le tre regioni, per poi formare un governo da presentare alla Camera dei rappresentanti per ottenere la fiducia. “Se c’è una proposta da guardare io guarderei a quella del presidente del parlamento libico”, spiega Frattini. “Ho degli elementi – aggiunge - che mi fanno dire che ad esempio i sauditi e gli emiratini non escluderebbe questa ipotesi da approfondire, ma anzi la ascolterebbero”.

Il problema, secondo l’ex ministro degli Esteri, è che né Governo di accordo nazionale (Gna), né l’Esercito nazionale libico (Lna) sembrano contare sull’appoggio di Roma. “L’Italia è vista con sospetto perché prima guarda a uno, poi all’altro, poi guarda di nuovo al primo. Nessuna delle parti in Libia ritiene che l’Italia sia schierata, ma in quei paesi se non ti schieri non sei affidabile”. Turchia e Russia, da parte loro, hanno schierato le truppe sul campo. E l’Italia? “Alla conferenza di Palermo – aggiunge l’ex vicepresidente della Commissione europea - il vicepresidente della Turchia se ne andò sbattendo la porta perché ci eravamo permessi di invitare pure Haftar al tavolo dei colloqui. Questa cosa non sarebbe mai accaduta a Mosca. Putin e Erdogan hanno comunque un’alleanza: i due si parlano, anche se sul terreno si minacciano, e come hanno fatto nel nord della Siria possono trovare un accordo”.

L’Europa, a giudizio dell’ex ministro degli Esteri italiano, è “inesistente”. L’Italia, che pur comanda la missione Irini, “non è considerata un broker in grado di riunire i contendenti”. Ciononostante, il governo di Roma dovrebbe impegnarsi per dire a Russia e Turchia di prendere in considerazione le proposte sul tavolo, come quella del presidente del parlamento. “Funzionerà il piano di Saleh? Non lo so, ma l’esito dello status quo, e lo dico con un po’ di brutalità, conviene a tutti tranne che a noi. Conviene alla Russia, perché consolida la presenza in Cirenaica dove ci sono petrolio, vie comunicazioni importanti sul Mediterraneo, e dove sta creando una terza base dopo Egitto e Siria. L’Egitto consolida i confini, ed è altrettanto felice. La Turchia ritorna dove gli italiani l’avevano cacciata tanti anni fa, prendendo il controllo del Mediterraneo centrale”, conclude Frattini. (Asc)
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4.6.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato


Intervista con l’ex ministro Franco Frattini: "La libertà di stampa non si tocca ma non è tempo di paranoie russofobiche. La Nato è essenziale soprattutto sulla frontiera Sud. La vera minaccia resta la Cina"


Gli aiuti russi? Dimostrano la generosità di un Paese da sempre amico dell’Italia e non c’è da fare alcuna speculazione né da eccitare paranoie russofobe. Lo spiega a Formiche.net Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri (una durante la guerra di Bush in Iraq), ex commissario europeo, oggi presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) e presidente di sezione del Consiglio di Stato. 

Che aiuti sono arrivati dalla Russia contro la pandemia di coronavirus? 
Sono aiuti generosi di un Paese che con l’Italia ha mantenuto sempre, anche nei momenti più difficili, eccellenti rapporti. Evidentemente, di fronte alla prima fase dell’emergenza in cui i partner europei quasi ridevano di noi la Russia ha avuto buon gioco a dimostrare una solidarietà più concreta. E non a caso anche gli americani poi si sono affrettati a inviare aiuti. È quindi un’azione in primo luogo giusta e concreta, in secondo luogo, dalla prospettiva del presidente Vladimir Putin, una scelta scaltra: ha dimostrato agli altri Paesi come si possa fare qualcosa di molto concreto in tempi anche molto rapidi. 

È stata una scommessa politica la sua? 
 Di fronte a gesti davvero poco commendevoli come quelli dei Paesi che hanno bloccato gli aiuti destinati all’Italia, la Russia ha giocato la sua partita: ha dimostrato di essere amica dell’Italia. Non farei nessuna altra speculazione. Tant’è vero che poi Putin e il presidente statunitense Donald Trump si sono sentiti e hanno raggiunto un’intesa per l’acquisto di aiuti russi da parte degli Stati Uniti. Il che dimostra che ci sono cose rispetto a cui le solite speculazioni di principio sono sbagliate.

Qual è la sua valutazione della risposta dei ministeri di Esteri e Difesa alle parole del portavoce della Difesa russa contro La Stampa? 
È una dichiarazione ragionevole, il governo non si può mettere in mezzo tra un quotidiano nazionale e il portavoce di un ministero straniero. Hanno fatto bene Esteri e Difesa a richiamare un principio generale che la libertà di stampa.

C’è un però, come ha detto anche lei. Gli Stati Uniti hanno acquistato materiale dalla Russia, in Italia invece abbiamo assistito a qualcosa di molto vicino a parate militari. 
Abbiamo visto strumenti che servivano ad aiutare come medici e macchinari. Francamente non penso proprio che ci sia da eccitare la paranoia dei russi che sbarcano con la scusa del coronavirus. Sono veramente delle cose campate in aria. E qualche giorno fa alla ministeriale della Nato, il nostro governo ha deciso di guardare ai fatti grazie anche a un’intelligence capace di fare distinzione tra gli aiuti sinceri e quelli non. E finora non mi sembra sia uscito fuori qualcosa. Su Mosca no a speculazioni. Così Frattini parla di russofobia, Cina e Nato

Questi aiuti russi hanno un costo politico? La rimozione delle sanzioni?
Penso che le sanzioni siano un errore gravissimo, la mia posizione è nota. Ma devono essere rimosse dopo un dibattito politico e una decisione unanime a livello europeo. Non credo però sia questo l’obiettivo. Penso, al contrario, sia un’ulteriore conferma del fatto che in un mondo assai meno sicuro che in passato, partner come la Russia non vadano visti con sospetto. Serve, invece, impegnarli in azioni comuni. In un mondo che ha visto crollare la globalizzazione a causa del virus, ci mettiamo anche a fare le Guerre fredde?

Dovremmo ripensare la Nato?
La Nato, che è il nostro strumento di sicurezza collettiva, deve fare molto di più sul fronte della politica di prevenzione e per la stabilità del Medio Oriente. E deve rafforzare quegli strumenti di azione rapida per le emergenze non tradizionali come queste.

E il rapporto con la Russia?
La Nato non ha cancellato quello strumento che creammo nel 2002, cioè il consiglio Nato-Russia. Non si è più riunito dopo i fatti dell’Ucraina ma esiste ancora. Riaprire un dialogo su temi strategici è assolutamente necessario. Anche perché la Nato stessa ha tutti gli strumenti per individuare eventuali comportamenti ostili per alcuni membri come la Polonia per esempio. La Russia deve essere assolutamente coinvolta sulla Siria e sulla Libia. E su quest’ultimo tema è fondamentale, non fosse altro perché sostiene il generale Khalifa Haftar e le sue forze, che ora si trovano in posizione di forza, mentre noi stiamo cercando una conciliazione nazionale tra le due parti.

Quanto, invece, agli aiuti cinesi: possiamo fidarci? La Cina è certamente più problematica della Russia visto che ha ormai una vocazione da prima potenza mondiale: vuole superare gli Stati Uniti, non ci riuscirà, ma ha ambizioni da numero uno. Risponde a logiche espansionistiche e ha nel mirino un’area dove ci sono interessi occidentali molto forti ben più ampia di quella su cui la Russia tenta di mantenere la sua influenza e in cui comunque la Nato è presente. Invece, se pensiamo a Paesi come il Vietnam, l’India, il Giappone, la Corea del Sud vediamo che c’è un’enorme fetta di mondo su cui la Cina ha messo gli occhi.

E la Via della seta?
Non è gratis nemmeno quella. È un progetto politico di presenza e di influenza, non è un progetto economico per regalare infrastrutture all’Occidente. Per questo guarderei alla Cina con molta più attenzione rispetto a quanto si fa con la Russia, come mi sembra che anche la Nato stia facendo.


Intervista di Gabriele Carrer 
4 aprile 2020

4.4.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

The EU’s initial response to the massive outbreak of coronavirus in Italy was largely “inadequate,” and a lack of European solidarity opened the doors for Russia and China, former Italian Foreign Minister Franco Frattini told RT. 

The new epicenter of the dreaded pandemic, Italy, has been struggling to stop the spread of Covid-19 for weeks now. The disease has already killed more than six thousand people in the country, with over 60 thousand people infected. 

EU tried to pin the blame on Italy
The EU clearly underestimated the virus, blaming the outbreak in Italy on its national healthcare system flaws, according to the two-time foreign minister and OSCE representative. As a result, Brussels, which preaches pan-European solidarity, failed to act when this solidarity was needed in the face of a crisis that eventually affected the entire bloc. Frankly speaking, Brussels is not doing enough. At the very first moment, Italy was practically alone against the virus. Many said it was all because of the Italian habits, because Italians do not respect the rules. Suddenly, they realized all the other countries were equally affected. The situation in other major EU states like Germany and France deteriorated rapidly, forcing them to deal with thousands of infected on their own soil. “Everyone just focused on the situation at home before even thinking about helping others,” Andrea Giannotti, the executive director of the Italian Institute of Eurasian Studies, told RT.

25.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”
E sulla Libia: «Dialogare con Mosca e Ankara» 


Franco Frattini, magistrato e presidente dell' Associazione italiana per l' Onu-SIOI, è stato due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi e Commissario europeo. Il suo è uno dei nomi più accreditati per l'incarico di inviato speciale dell'Italia in Libia. In questi giorni i suoi consigli sono molti utili al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La chiave per capire come intenda muoversi Roma sta in quello che lo stesso Di Maio ha confidato a Frattini: il responsabile della Farnesina ha chiesto all'Alto rappresentante Ue Borrell di ridiscutere le sanzioni alla Russia. 

Qual è il senso di questa mano tesa a Putin, sapendo che ci metteremo contro Trump? 

«A noi la Russia serve moltissimo per difendere i nostri interessi nazionali. Di Maio ha fatto un passo molto importante con Borrell. Un passo che avremmo dovuto fare tre, quattro anni fa. Noi avremmo dovuto dire basta con le sanzioni». 

Pensa che Borrell metterà il tema delle sanzioni all' ordine del giorno a Bruxelles? 

«Conoscendolo bene, visto che da commissario europeo ho lavorato con lui, credo proprio di sì». 

A parte Trump, anche Merkel e Macron saranno contrari a mettere in discussione le sanzioni a Mosca. 

«Può darsi, ma almeno si saprà da che parte stiamo noi e da che parte loro». 

Scusi, da che parte dovremmo stare noi? Ci spieghi perché adesso dobbiamo stare dalla parte della Russia? 

«Noi dobbiamo stare dalla parte dei nostri interessi nazionali come fanno gli altri Paesi, ma abbiamo un at out che gli altri non hanno, cioè possiamo parlare in amicizia con tutte le parti in causa sia in Libia sia in Medio Oriente. Noi come Italia possiamo avere un ruolo di mediazione nei conflitti. In ogni caso dobbiamo farci sentire ai tavoli delle potenze che hanno in mano le sorti di un Paese a poche miglia dalle coste italiane. In Libia abbiamo interessi di primaria grandezza, energetici, migratori, ma anche rapporti politici e di amicizia di lunghissima durata». 

Forse meglio dire "avevamo". Noi abbiamo sostenuto Sarraj, ma ora Di Maio pensa che Sarraj ci abbia tradito con la Turchia e apre ad Haftar. Abbiamo cambiato alleato? 

«Ho parlato con Di Maio e lui non parla di alleanza con Haftar ma si rende conto degli errori del passato: non possiamo schiacciarci su Sarraj. Il ministro degli Esteri si rende conto che potremmo avere una sponda forte a Mosca e allora perché appiattarsi con una delle parti quando possiamo aiutare gli uni e gli altri? La conferenza di Palermo sembrava che avesse segnato un equilibrio tra le due parti e ci siamo buttati tra le braccia di Sarraj». 

Con gli Stati Uniti che avevano promesso al premier Conte sostegno in Libia. 

«Gli americani avevano detto "bravi, occupatevi della Libia", ma poi ci hanno lasciato soli. Ecco perché dobbiamo discutere con la Russia, rimettendo in discussione le sanzioni economiche, e anche con la Turchia. Dopodomani (domani per chi legge, ndr) a Sochi si incontreranno Putin, che sostiene Haftar, ed Erdogan, che ha mandato i suoi soldati in difesa di Sarraj: decideranno il futuro della Libia, come hanno fatto per la Siria. Speriamo che la Libia non venga spartita in due, ma è tra le ipotesi in campo. Ecco perché dobbiamo riaprire la discussione pure con Ankara e difendere il lavoro di Eni. È stato un errore chiudere la porta in faccia alla Turchia come hanno fatto nel 2003 Chirac e Schröder». 

Insomma la piccola Italia a suo parere può diventare una potenza regionale, da sola, senza l'Europa. Questa logica vale anche per la vicenda iraniana? 

«Sì. Noi in Iraq abbiamo mille soldati. Va bene, siamo leali con gli Stati Uniti ed è giusto decidere anche con gli altri Paesi europei se rimanere. Ma una volta ribadita la nostra lealtà, dobbiamo poter dire come la pensiamo su certe iniziative come l'uccisione di Soleimani». 

Allora Di Maio ha fatto bene a prendere le distanze da Washington? 

«È una mossa ragionevole se il passo successivo sarà quello che io suggerisco: ridare all'Italia un ruolo di pontiere. Con l'Iran abbiamo un rapporto consolidato da sempre. Senza nulla togliere alla nostra forte amicizia con Israele, dobbiamo avere una posizione autonoma. Vediamo se gli iraniani ci snobberanno e se gli americani diranno che li abbiamo pugnalati alle spalle. Io so che il ministro degli Esteri iraniano sta facendo molte telefonate ai Paesi occidentali e spero che una la faccia anche a Roma. Francesi e tedeschi hanno fatto sponda con la Cina invece di fare un vertice subito per cercare l'unità europea». 

Lei pensa che Trump in questo momento ci voglia tra i piedi nel ruolo di pontieri e pompieri? 

«In un momento in cui molti degli alleati europei stanno esprimendo contrarietà al raid americano, Trump ha contro la Russia, la Turchia e la Cina. Nello scacchiere mediorientale, oltre Israele, hanno dalla loro parte i sauditi ma rischiano di imbarcarsi in una polveriera. Noi abbiamo un filo da riagganciare con gli iraniani».

8.1.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

CAOS SIRIA/ Frattini: se viene divisa tra Erdogan e Sauditi, salta anche la Libia



Erdogan non si sarebbe fermato, questo Trump doveva saperlo. Adesso il rischio da scongiurare è la divisione della Siria


Il Medio Oriente è tornato una polveriera, e ogni giorno il bollettino peggiora. Il governo di Hariri in Libano, in seguito alle proteste, ha rassegnato le dimissioni. In Siria, dopo il ritiro dei curdi dalla “zona cuscinetto” resta il rischio di una vera e propria guerra tra le truppe turche e quelle di Assad. In Iraq ci sono stati 250 morti da inizio ottobre tra i manifestanti, nell’ultimo caso uomini dal volto coperto hanno sparato sulla folla. La Giordania ha appena richiamato il suo ambasciatore da Israele, che a suo dire detiene due suoi cittadini illegalmente.
 Il centro del Medio Oriente sta sfuggendo di mano, e ai confini di questo nucleo “caldo” si trovano gli attori regionali più forti: Turchia, Iran, Arabia Saudita e Israele. Quattro Stati con interessi e alleanze divergenti. Col disimpegno Usa, l’unico attore di rilevanza globale nell’area resta la Russia. Il Sussidiario ha parlato con Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri con Berlusconi a Palazzo Chigi, che ci ha delineato lo schema del pantano mediorientale, e i pericoli che ne derivano per tutto l’Occidente.

Qual è la strategia della Turchia in Siria?
Ha approfittato del vuoto di potere lasciato dagli Usa. Erdogan ha sempre voluto affermare un principio: i curdi devono vivere in zone sotto il controllo della Turchia, per Ankara questo è un interesse nazionale prioritario. Erdogan lo sta solo portando avanti concretamente, Trump ha sbagliato a credere che si sarebbe fermato.
Il presidente Usa pensava che bastasse una moral suasion per fermare i turchi?
Sì. Trump gli ha chiesto di “andarci piano”, ma Erdogan, saputo del ritiro Usa dal Nordest della Siria, ha agito come se il campo fosse sgombro. Anche lui ha fatto male i conti: dagli Usa ha preso le sanzioni e il riconoscimento del genocidio armeno, e appena gli americani hanno mollato la presa, la Russia si è incaricata della stabilità dell’area, e per ora Putin più o meno riesce a mantenere il cessate il fuoco tra Turchia e Assad. Conosco i turchi: senza un “amico” potente a chiederglielo, non si sarebbero fermati ai 30 km della “zona cuscinetto”. A Idlib, e non solo, avremmo visto un bagno di sangue.
Anche perché l’esercito turco, il secondo della Nato, ha i mezzi per farlo.
Sì, ma non bisogna sottovalutare il contingente di Assad, che è tutt’ora forte e combatte sul suo territorio, un luogo dove chiunque rischia di impantanarsi, questo Putin l’ha capito bene.
Lo stesso vale per Trump, che infatti se ne è tirato fuori. È questa la sua strategia?
Sì. D’altronde a Trump, all’inizio del suo mandato, è scappato detto: “Gli Usa devono smetterla di fare il poliziotto globale”.
Questo però lo dicono un po’ tutti i presidenti Usa. Poi le cose vanno diversamente.
Lui però ha cominciato a farlo. Ha detto agli alleati Nato: non pagheremo più per la vostra sicurezza. E questo si è tradotto nel disimpegno in Libia, ai danni dell’Italia, e in Siria, ai danni di tutto l’Occidente. Anche in Afghanistan e in Iraq ha diminuito gli sforzi. Poi, certo, restano alcune mosse estemporanee.
Tipo?
Prima ha detto di volersene andare dal Nordest della Siria, per poi spiegare che alcune truppe sarebbero rimaste. Allo stesso tempo, le forze speciali americane erano a caccia di Al Baghdadi, il califfo dell’Isis, che alla fine hanno trovato e ucciso. Ma l’idea dietro resta, anche se non è attuata in modo lineare.
Quella di un’America concentrata su se stessa. È questo il fine?
Vuole portare alle elezioni del prossimo anno un’America più ricca al suo interno e più lontana dai teatri di crisi. Trump disse: “Basta con le bare coperte dalla nostra bandiera, voglio che i nostri ragazzi si impegnino negli Usa per il bene della patria”.
A chi va il Medio Oriente? Alla Russia, alla Cina?
La Russia resta l’attore più importante sul campo, e gioca sempre di sponda con la Cina: 2 su 5 dei membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno un occhio attento sulle vicende mediorientali. In più la Russia fa da pontiere con l’Iran, che presto potrebbe avere la bomba atomica. Il grande Medio Oriente si sta del tutto destabilizzando, lo scontro tra Qatar e blocco sunnita di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita è uno scontro tra sunniti. Non si tratta più solo di scontri tra sunniti e sciiti.
Una vera polveriera, mentre ancora non si capisce come andrà a finire la spartizione della Siria.
La Turchia vuole la sua area d’influenza, questo oltre ai curdi è il motivo del suo attivismo in Siria. Ci saranno tre sfere d’influenza: la Turchia al nord vicino ai propri confini, al centro gli sciiti alawiti di Bashar al-Assad, e al sud i sunniti con influenza e soldi di Arabia Saudita. Sperando che tutto ciò basti a mantenerla unita, perché una sua partizione in due o tre parti sarebbe assolutamente devastante.
Più devastante del rischio che continui una guerra che dopo 8 anni ha lasciato solo macerie?
Sarebbe un rischio ancora più grosso perché creerebbe un effetto domino: perché dovrebbe rimanere unita la Libia se tra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan ci sono differenze forse anche più grandi di quelle tra un curdo e un sunnita del sud della Siria?
La forma Stato in Africa non è mai attecchita del tutto. Ma è a rischio anche in Medio Oriente?
Questo è il vizio d’origine dell’accordo franco-britannico che, disegnando con la penna i confini degli Stati, pose le condizioni per aggregazioni e disaggregazioni che quei popoli non riconoscono. Se cade uno di questi Stati e si afferma il principio che la Siria si può dividere, altri la seguirebbero. L’opposto dell’interesse occidentale, che è nella stabilità dell’area.
In Libano, il primo ministro Hariri si è dimesso. Si andrà a elezioni o si rischia la guerra civile?
Hariri, e prima di lui suo padre, si è illuso per anni che la sua coalizione potesse fare accordi con Hezbollah, e ora ne paga il prezzo. Hezbollah è un partito sciita filo-iraniano del tutto assolutista, che vuole vincere e non concepisce accordi. Io non so se dietro le enormi proteste di piazza ci sia o no Nasrallah (il leader di Hezbollah, ndr), so che trovare un nuovo primo ministro sarà difficile per il presidente Aoun. Hariri ci mise un anno per creare il governo.
Anche Israele, paese diverso ma confinante, ha difficoltà nel creare un governo.
Israele uscirà da questa fase, è un paese più dinamico. E ha delle risorse che il Libano purtroppo non ha.
(Lucio Valentini, Il Sussidiario.net) 

31.10.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Moscow: Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA

Franco Frattini speaks about modern politics and global threats at RANEPA 

On September 13, former Italian Foreign Minister (2004-2008), President of the Institute for Eurasian Studies Franco Frattini delivered a lecture at RANEPA on Important aspects of West-East relations: Challenges and prospects. 

The honorable guest was introduced by the Rector of the Presidential Academy, Vladimir Mau. Franco Frattini thanked the students for coming to his lecture. The last time he visited the Academy, he was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title, the speaker said, adding that he was happy to continue cooperation with the Presidential Academy.

He spoke with the students about the relationship between Russia and the European Union and Russian-Italian relations. He noted that during his tenure as Italian Foreign Minister, relations between the two countries, as well as between Russia and the EU, were at the highest level. Franco Frattini regretted that contacts between Russia and the West are tense now, aggravated by the anti-Russia sanctions. He believes the EU has made a number of mistakes, which eventually led to the crisis. 


During his presentation, Mr. Frattini emphasized Russia’s prominent strategic role in promoting the resolution of the Syrian crisis, appreciating its strong presence and results achieved in the fight against terrorism. The speaker noted that while Russia was in Syria and contributed to the fight against terrorism, the EU did not intervene. He also discussed North Africa, including the role of Egypt, and Libya before and after Muammar Gaddafi. According to the speaker, the West should realize there are common interests, and the enemy is not the East or Moscow, but all those “asymmetric threats” such as cybercrime and chemical weapons in the hands of terrorists. We need to confront all these threats together, Mr. Frattini said.

Mr. Frattini’s lecture was organized by the Department of International Regional Studies and Regional Management of RANEPA Institute of Public Administration and Civil Service. 

Franco Frattini was awarded the RANEPA Doctor Honoris Causa title by Rector Vladimir Mau in 2018. Also in 2018, he agreed to co-head a new program on International Humanitarian Cooperation (a Russian-Italian program with in-depth study of foreign languages) at the IPACS Department of International Regional Studies and Regional Management.






What unites Russia and EU is (much) more than what divides them 
Lectio Magistralis 
Prof. Franco Frattini
Moscow, 13 September, 2019
RANEPA, The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration


I recall with a certain emotion when, in my quality of Foreign Affairs Minister of Italy, in 2002, I could attend an event that helped to make a step forward in the relations between the West and Russia. I’m referring to the historic handshake between President Putin and President Bush, under the auspices of the Italian Government of those days, which admitted Russia to be part of a NATO-Russia Council, thus breaking a cultural, historical, political and diplomatic wall. 

Much more than seventeen years have gone since that far-away 2002. It seems an entire historical period has gone, and unfortunately, today we see as the reestablishment of relations, of a strategic partnership are both in a complex, difficult, in some ways even frozen phase. I’m referring to the strategy that has resulted in the introduction of sanctions against Russia and, of course, to the Russian answer to Europe. 

If I go back to the origin of this crisis, namely the question of Ukraine, with the violent deposition of President Yanukovich, I think we should say that both sides - Ukraine and Russia - have made mistakes; but in my quality of European, of Italian citizen, coming from one of the founder countries of Europe, I am afraid I must say that big errors have been made by Europe. I also remember – I was then still Minister of Foreign Affairs – when in 2009 we celebrated the start of the so-called Eastern partnership, dedicated to Countries – such as the Ukraine, Moldova, Georgia – Europe had declared the intention of strengthening economic and political relations with; well, a failure of Europe dates back to that time, to the initial period of the Eastern partnership. And it's a mistake that, speaking at that 2009 Summit, I had signalled. 

Let me better explain. There was the temptation, maybe the tendency, and in any case we gave the impression, that Europe had created – through the Eastern partnership – a new fast track to the future adhesion of partners to the European Union and maybe even to NATO membership. After many years of negotiations for enlargement, following the success of the 2004 and subsequent enlargements, we gave the impression of wanting to overcome rules, procedures, policies, everything that we call « the acquis » – which any candidate State must reach – while indicating a new “political” process of accelerated accession. 

Certainly this accelerated accession neither would nor should have ever been referred to as perspective. This primarily because there are procedures that all countries must respect. And secondly because, doing so, we gave the impression – and it's an impression that surely did not correspond to the wishes of countries like Italy or France and Spain, which shared on this our same position – that this Eastern partnership was born and developed against Russia: not to cooperate but to counter. It appeared as a new containment policy that, extending to the future of NATO enlargement, certainly gave the impression the Europeans were not acting friendly toward Russia. A few years later, at the time of the negotiations for the signing of the agreement on cooperation and partnership between Ukraine and the European Union, once again that agreement was presented as an alternative arrangement in any Ukraine's ability to continue to work on the East with its main strategic partner, Russia. In other words, it gave the impression that for some EU countries (but not for the others) the real political choice was that Ukraine was faced with an alternative: either you choose the signature with Europe, or you choose the alliance with Russia. 

This alternative was wrong. I believe it is one of the causes of the crisis that followed, but today we have to analyse it calmly. Then, and it’s recent history, we saw the annexation of Crimea, the clashes in the Eastern provinces of Ukraine, and -as I said- errors by all the parties involved, up to the Minsk accords, which today constitute at the same time an objective and a start, because they establish the basis for commitments that must be fully respected on both sides. 

I hope that President Zelensky is changing the Ukraine attitude to engage with Russia, maybe within the “Normandy format” to the full implementation of Minsk Agreement. The announced exchange of prisoners would be a much welcome first step. Italy's position is known, and has been reiterated at the highest levels of the Italian Government. Italy accepted the sanctions policy against Russia for a duty of loyalty, in order to avoid splitting the unity of the European Union, and not because it was (or is) convinced that the way forward is that of economic sanctions, which, among other things, will damage some countries - first of all Italy -, much more than other EU countries. 

Unfortunately, after some years, the Italian successive governments were not strong enough to pretend, at the moment of renewing the sanctions, a deep and substantial political debate, instead of confirming every 6 months. Italy believes that a policy of re-engagement of Russia as a strategic partner is not only necessary, not only urgent, but even indispensable for some major themes of global geopolitics. 

And I'll explain. Our world is going through global and globalized crisis that certainly we cannot solve if the Russian Federation (and incidentally China) are not fully involved along with the West. Russia has certainly a key role in the Syrian issue, because its strategic role and military presence and the strong results achieved against Daesh are well known; where, unfortunately, we must admit, with the policy of the international community we are leaving Syria in the drama, terror, despair of millions and millions of refugees. 

Let’s look to North Africa, to Egypt, where Russia has been able to consolidate a strong presence, providing also with assistance and training to the Egyptian institutions, precisely at a time when some Western countries (but, I want to emphasize, this does not apply to Italy, which increased its relationships) had begun to abandon the current Egyptian Government, with the consequence of a greater fragility in that country. I think no one can deny how much more decisive a strong commitment of Russia in the UN Security Council would be, resulting in a more coordinated framework of solution for Libya, a country battered, divided, where the West thought they can do alone, while the Arab world is in its turn divided inside. The necessary consequence of all this is that, even today, the Security Council is unable to find a way to a resolution that will promote political unity, support, but also launch a serious offensive against terrorism and trafficking of human beings. 

More generally, I see the need for a revival of our engagement with Russia; it is necessary to recreate a strategic partnership in order to counter the challenge to global security and to fight against terrorism, which means cyberterrorism, the so-called cyber-crime; which means economic terrorism, with the huge amount of funding that terrorism still succeeds in collecting through illegal trafficking; and, finally, pure and simple criminal terrorism, Daesh's terrorism, which every day threatens to hit the heart of Europe, and in some case has already affected the European countries, and where – for reasons of convergence of interests – the Russian Federation has exactly our same interest in fighting terrorism before it reaches our homes. I know that the Minsk accords must be implemented; I know that the administrative decentralization of certain regions of Eastern Ukraine must be completed and strengthened to a structure whose virtuous example we Italians have in South Tyrol : the example of a really strong and advanced autonomy. 

I know that there are still investigations and doubts about many victims on each side. All of that is well known. I am equally well aware, in my experience, of the institutional concerns of the Baltic countries, countries that suffered during the Soviet period, countries which aim more to a defence and to a containment rather than to a re-engagement of Russia. I understand these feelings. But I believe that feelings of this kind may be partially mitigated, compensated, looking at an even stronger interest: the global interest, the interest to deal with problems that are common to all of us. That interest, not the divisions, should prevail. I believe this is the meaning of leadership that we expect, that my country expects, that – I think – many Europeans expect from the European Union, its institutions, the Governments of the European countries and also by the Government of the Russian Federation. I see an even worse scenario, if really Trump’s administration will deepen the impact of the U.S. withdrawal from international treaties on non proliferation and arms reduction. I hope that president Trump will be able to react to those, in many American élites and circles, who are pushing him to another cold war era, including nuclear tests and deployment of missiles, that would be exactly the opposite of what the world of today needs. 

It’s time for EU to first gradually review the sanctions-based policy vis-à-vis Russia. Maybe, making a first concrete step by re-opening channels and projects funding from the EBRD to the Russian small and medium enterprises, and so establishing a virtuous circle in view of lifting useless and – for EU and ITA – counterproductive sanctions. I think we should encourage President Trump’s proposal to invite back Russia to join G7, working again as G8 beginning with next year’s U.S. Presidency of G7. France was in favour during last month’s Biarritz G7, and Italy as well. Unfortunately, UK and Germany, because of their current political weakness, were unable to support that move. I hope that U.S. will insist. 

The newly appointed Italian government would be surely in favour. I believe that, rather than repeating mutual accusations, rather than risking falling back into a terrible logic of a new Cold War, it would be good to put on the table, as I tried to do quickly, subjects on which there is a converging interest: our interest as Europeans, Russian friends’ interest, and the entire Western world’s interest, because America and Europe share a goal of global security which cannot be conflicting with the objectives of security which the Russian Federation pursues against drug trafficking or arms trafficking or in contrast to nuclear proliferation. Russia as part of global solution: this should be a key, provided that in the West there are leaders strong enough to elaborate on that principle. These are truly global objectives, because they are goals corresponding to the rules, the founding principles of the United Nations themselves. 

I think today everyone must rethink the logic of confrontation and revive the logic of collaboration, being obviously ready to report when one or the other should let down a transparent sincere and loyal collaboration. 

Thank you very much.

23.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

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