#GermaniaVota 24 settembre: Notte elettorale

Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma

#GermaniaVota 
24 settembre: Notte elettorale

Alle 19.30 Franco Frattini interviene a #GermaniaVota  per parlare della prospettiva internazionale.

22.9.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

MEDIA: Franco Frattini 's interview with Going Underground

MEDIA: Franco Frattini 's interview with Going Underground 
Frattini speaks about Brexit, on Libya and the refugee crisis, & why ISIS is the new One Direction






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11.9.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Orsa Kj2, la Procura di Trento apre un’inchiesta per “uccisione di animali senza necessità”

Orsa Kj2, la Procura di Trento apre un’inchiesta per “uccisione di animali senza necessità
Guido Minciotti 





Aperto dalla Procura di Trento un fascicolo a carico di ignoti in relazione all’abbattimento dell’orsa Kj2, disposto dalla Provincia autonoma di Trento. Il reato ipotizzato è quello di uccisione di animali senza necessità, art. 544 bis del codice penale. L’orsa, che secondo le indagini genetiche il 22 luglio aveva aggredito un 70enne nella zona dei laghi di Lamar, a Terlago, in Trentino, e nel 2015 si era resa responsabile di un’altra aggressione, è stata uccisa pochi giorni fa dalla forestale locale in attuazione di un’ordinanza di cattura o abbattimento del presidente Ugo Rossi. Ne abbiamo scritto qui su 24zampe. L’inchiesta è stata avviata dopo la presentazione di una relazione redatta dal Corpo forestale provinciale in cui vengono precisati i motivi dell’abbattimento. Secondo i forestali, alla base dell’intervento c’era il rischio di non potere salvaguardare la salute pubblica di fronte alle possibili nuove aggressioni da parte del plantigrado. Inoltre, pare ci fossero problemi tecnici per provvedere all’eventuale cattura in quanto sarebbe stato difficile avvicinare l’animale in modo da sedarlo. Sarà ora il procuratore di Trento, Marco Gallina, ad esaminare la relazione. Al momento non sono stati depositati esposti da parte delle associazioni animaliste, anche se sono state annunciate. A fronte delle spiegazioni di Rossi dei giorni scorsi, (“Quando il pericolo sale oltre ad una certa soglia, si procede all’abbattimento anche per garantire la sicurezza delle persone” e “non siamo qui a gioire per l’abbattimento, ma meglio commentare questo tipo di soluzione che qualcosa di ben più grave”), sul Trentino si è abbattuta una bufera mediatica innescata dalle reazioni degli animalisti all’abbattimento di Kj2. Su 24zampe abbiamo registrato le reazioni delle associazioni qui e qui. L’Enpa è arrivata a chiedere le dimissioni di Ugo Rossi e del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. L’Aidaa ha inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, per chiedere al Parlamento europeo di condannare “senza se e senza ma il folle gesto del presidente della Provincia di Trento”. Sui social network, infine, si sono registrati toni molto accesi con attacchi personali al governatore Rossi e appelli al boicottaggio turistico e economico del Trentino, ancora senza riscontri. 


Abbiamo scritto spesso dell’orsa Kj2 su 24zampe. Chi fosse interessato può cercare altri post scrivendo “Kj2” nell’ottimo motore di ricerca del blog.


19.8.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Intervista a Libero "Contro l’invasione porti chiusi e maniere forti» «Per fermare gli sbarchi servono i blocchi, come fece la sinistra con gli albanesi. Macron sulla Libia si è mosso da principiante»

«Contro l’invasione porti chiusi e maniere forti» «Per fermare gli sbarchi servono i blocchi, come fece la sinistra con gli albanesi. Macron sulla Libia si è mosso da principiante» 

 Libero 14 Aug 2017
Paolo Emilio Russo

Franco Frattini è stato ministro degli Esteri per molti anni. Ma è stato anche alla Funzione Pubblica, a capo del Comitato di controllo dei Servizi segreti e, soprattutto, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Sicurezza. Grandissimo esperto di politica estera, spiega così la regola aurea: «La politica estera è un po’ come la fisica: se c’è uno spazio vuoto qualcuno lo occupa». Ecco perché non bisognerebbe mai arretrare. 
Presidente, come giudica la “svolta” impressa da Marco Minniti alle politiche del governo contro gli sbarchi dalla Libia? 
«È una svolta attesa da tempo, il passo giusto che mancava in una strategia che guardava soltanto - e penso a Mare Nostrum e alle decisioni prese dal governo di Matteo Renzi - all’aspetto accoglienza trascurando però l’altra faccia della medaglia, cioè il suo limite». 

L’accoglienza non può essere illimitata, come sostiene qualcuno? 
«Il limite all’accoglienza sono l’integrazione e l’integrabilità delle persone. Se c’è un numero di richiedenti asilo e migranti economici che ha saturato i centri di accoglienza, questi devono essere ospitati magari a caro prezzo dentro strutture private requisite, magari si concede loro un bonus economico... è ovvio che questo comporta una reazione sociale pericolosa». 

Ci sono stati episodi di intolleranza grave, bombe. 
«È una reazione sbagliata e contraria alla storia dell’Italia, che è quella di un Paese tollerante. Evidentemente si è superato il livello di guardia». 

Non lo pensavano Graziano Delrio e i ministri che volevano fermare il Codice per le Ong?
 «Ha fatto bene il presidente Sergio Mattarella ad intervenire e convincere Minniti a non cedere a chi, dentro il governo, voleva far prevalere solo aspetto dell’accoglienza senza considerare appunto le possibilità di integrazione. Bisogna salvare vite umane, ma anche porre un limite agli sbarchi anche, se necessario, utilizzando le maniere forti. I migranti si bloccano da dove vengono». 

Vengono dalla Libia. Il centrodestra ha chiesto per mesi il blocco navale; era una buona idea? 
«Lo insegna la storia. Si ricorda il dramma dell’Albania, alla fine degli anni Novanta? Io ero al comitato di controllo dei Servizi, il governo era di centrosinistra e al Viminale c’era Giorgio Napolitano. Partivano gommoni velocissimi, imprendibili. Quell’emergenza si è conclusa soltanto quando l’Italia ha mandato le sue navi nelle aree antistanti i porti di Valona. Italia e Ue hanno finanziato progetti di sviluppo e oggi l’Albania è un Paese stabilizzato e addirittura membro Nato». 

Non tutte le Ong hanno firmato il codice, tre hanno sospeso le attività. La loro resistenza è stata una questione di diritto o più politica? 
«Certamente politica. Questi codici sono possibili, si usano in moltissimi campi. Le resistenze di alcune Ong dimostrano solo la loro volontà di continuare a fare quello che hanno fatto finora, ricevendo molti finanziamenti e, in qualche caso, sconfinando dalle regole. È inaccettabile che vogliano sottrarsi ad ogni tipo di controllo». 

Il governo voleva chiudere i porti, ma i suoi critici denunciavano una violazione del diritto internazionale. Era una soluzione possibile? 
«Assolutamente. Uno Stato può impedire l’accesso di navi straniere nei suoi porti, con la sola eccezione, ovviamente, delle navi militari impegnate in missioni internazionali e in avaria, a rischio affondamento. Se scopri che una nave, come dice qualcuno sta facendo da “taxi” ai migranti, la respingi. Non c’è un diritto assoluto ad entrare nei porti». 

A proposito di frontiere. Macron e Merkel starebbero lavorando a cambiare Schengen, a riformare la libera circolazione. È giusto? 
«Ci hanno provato in molti, ma non credo serva. Le regole per chiudere le frontiere temporaneamente ed eccezionalmente esistono già. Anche l’Italia lo ha fatto. Ci sono quasi 30 Paesi che fanno parte dell’accordo e troverei molto sbagliato se pensassero di riformarlo soltanto in due. Un loro intervento bilaterale sarebbe non buono, ma, soprattutto, inutile: se si vogliono cambiare le regole serve una maggioranza qualificata e io oggi non la vedo». 

I francesi non stanno abusando delle chiusure temporanee? 
«Già nel 2011 Nicholas Sarkozy, quando l’Italia era attraversata da un flusso di tunisini, provò a chiudere la frontiera di Ventimiglia. Da ministro degli Esteri feci una azione sulla Commissione europea che intimò alla Francia di riaprire la frontiera. Così si fa».

 L’invito di Macron al premier libico, il tentativo di evocare a sè la gestione di quella crisi, è stato una forzatura? «Più che altro è stata una mossa maldestra tipica di chi non ha esperienza di politica estera e, soprattutto, non conosce la Libia. Quando ci trovammo di fronte all’inizio della crisi libica dovuta alla caduta di Gheddafi, - proprio per colpa della Francia - una delle prime cose che abbiamo imparato è che quello è un Paese fondato su regole tribali. Pensare di chiamare due persone e credere che possano rappresentare berberi, tuareg, abitanti del Fezzan...». 

La Libia è solo il terminale di un esodo che parte dalla Siria. Non sarebbe più facile pacificare quella zona? 
«La drammatica situazione della Siria è risultato del più grande errore compiuto dall’amministrazione Usa di Obama. Dopo avere detto che Assad doveva essere cacciato, se ne sono andati lasciando campo libero agli altri attori della zona. La politica estera è come la fisica: se c’è uno spazio vuoto qualcuno lo occupa». 

Si è precipitato Putin.
 «Che non ne ha sbagliata una. È arrivato pure l’Iran. L’unico modo per affrontare quella crisi è creare un “gruppo di contatto” sul modello di quanto fatto per i Balcani: Usa, Russia, Turchia, Iran e Arabia Saudita devono sedersi attorno ad un tavolo». 

Non ha citato l’Europa. È “missing”, vero? «Purtroppo sì. Non è pervenuta». 

Gli altri Paesi arabi stanno contribuendo alla pacificazione dell’area? Lei è presidente dell’associazione Italia-Emirati Arabi.
 «Gli Emirati sono fortemente alleati con l’Arabia e, insieme, hanno un grosso problema col Qatar. Ho incontrato il ministro degli Esteri degli Emirati e l’ambasciatore del Qatar. Parlo con tutti e provo a dare una mano per la pacificazione. Quella del Golfo è una realtà ricca economicamente, ma anche molto forte militarmente: è bene evitare che arrivino a puntarsi le armi l’uno contro l’altro». 

L’Italia è fortemente impegnata nelle missioni all'estero: Afghanistan, Libano e molti altri Paesi. Queste missioni sono costose, oltre che rischiose. È ipotizzabile un disimpegno, almeno parziale?
 «Sono diverse tra loro, quella in Afghanistan è una missione più Nato, quella in Libano più Onu. Tutte sono uno strumento prezioso di politica estera. In Libano, per esempio, tutti sanno che ci dovesse essere una nuova crisi tra Hezbollah e Israele solo l’Italia avrà le carte in regola per mediare...». 

Lei è stato commissario europeo e capo della diplomazia. Federica Mogherini è tornata a Teheran e si è messa il velo. Lei è un uomo, certo, ma le risulta che esista un “obbligo protocollare assoluto” ad indossarlo, come dice l’Ue? 
«C’è un obbligo reale, che è quello di mettere un velo sulla testa. Ma c’è velo e velo, come c’è abito e abito. Emma Bonino, a Teheran, si presentò con un velo sgargiante. Se uno si presenta con un velo grigio su tunica grigia scura lunga fino ai piedi interpreta il protocollo a suo modo, dando l’idea della sottomissione... Oltretutto era la festa per la rielezione di Rohani. Forse le avevano suggerito di ingraziarsi gli interlocutori, ma anche questo in politica estera può essere un errore». 

Berlusconi parla sempre bene del suo lavoro, la rivorrebbe agli Esteri. Tornerebbe in squadra?
 «Con il presidente abbiamo un rapporto di stima, leale, quello tra due persone che hanno collaborato 11 anni. L’ho chiamato per ringraziarlo delle sue parole, che non erano dovute. Oggi, però, faccio con impegno un altro mestiere».

 Il centrodestra è davvero tornato competitivo? 
«Da “semplice” osservatore vedo che se ci sarà uno sforzo unitario il centrodestra si potrà giocare le sue carte. L’avversario più temibile, il M5s, va affrontato sul profilo della competenza e della qualità delle persone, non pensando di gridare più forte di loro. Noto che la linea di moderazione e di equilibrio dei mesi scorsi ha portato risultati insperati come le vittorie in Liguria, a Genova, dove non era semplice». 
Molti politici sostengono che la politica sia una “malattia incurabile”, eppure lei sembra guarito. Com’è la qualità della sua vita oggi? 
«Io ho sempre fatto una cosa sola: ho servito il Paese da ministro degli Esteri, poi l’Europa da Commissario, oggi continuo a farlo da magistrato, dopo che sono tornato a fare, senza alcuno strappo, il mestiere che mi ero scelto. Sono un magistrato da quando avevo 23 anni. Presiedo una importante sezione del Consiglio di Stato che si occupa tra altro delle interdettive anti-mafia e appalti nella sanità e sto benissimo. Ci sono modi diversi di servire le istituzioni, momenti per fare una cosa e momenti per farne altre. L’importante è stare bene con sè stessi».

14.8.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

SIGA APPOINTS RENOWNED ITALIAN JUDGE FRANCO FRATTINI AS CHAIR

SIGA APPOINTS RENOWNED ITALIAN JUDGE FRANCO FRATTINI AS CHAIR
27 July 2017; Lisbon




The Sport Integrity Global Alliance (SIGA) General Assembly today unanimously approved the appointment of Franco Frattini, Justice and Chamber President to the Italian Supreme Administrative Court, as SIGA’s independent Chair. 

Frattini will serve as SIGA Chair for a four year term beginning with immediate effect. Highly respected for tackling Mafia and organised crime, the Italian Magistrate will bring more than 40 years of experience in diplomacy, government, integrity and sport to the role. 

He has served twice as Italian Foreign Minister as well as Vice-President of the European Commission and Commissioner for Justice, Freedom and Security. Frattini has been awarded the ‘Knight Grand Cross of the Order of Merit of the Italian Republic’ and ‘Commander of the Legion of Honour’ by the President of France. In 2011, he received the Olympic Order from the IOC in recognition of the significant role he and Italy played in campaigning for the IOC to be awarded Observer status at the United Nations. 

The SIGA Nominations Committee, chaired by Lord John Stevens and comprised of representatives from across SIGA’s diverse membership, recommended Frattini to the General Assembly following an extensive selection process. The Committee drew up a shortlist of candidates based on specific criteria including international standing in sport and sports integrity, and relevant experience. Frattini was recommended to the SIGA Council and approved before being presented to the General Assembly. 

One of his jobs as the Chair will be to work with the Nominations Committee to begin the process for identifying potential candidates to become SIGA CEO. 

Speaking on video to the General Assembly, Franco Frattini said: “I strongly support SIGA’s activities and I am very well aware of the high reputation SIGA enjoys around the world. I think it is very important to also be aware of the challenges sport is facing today. Sport has no borders and it speaks around the world in the same way to the young and to the old. This is why it is so important we all work together to share common principles, to share values, to defend and make integrity, respect of legality and respect of all the binding rules in the sports sector even stronger.” 

Speaking on the appointment, Lord John Stevens said: “We are delighted to appoint Franco Frattini as SIGA Chair. The SIGA Nominations Committee underwent an extensive selection process and we are in no doubt that Mr Frattini is the perfect candidate for the role. His CV speaks for itself and SIGA will benefit greatly from his vast experience and expertise. He has an impeccable track record and he is passionate about promoting good governance and sports integrity across SIGA’s three core strategic areas. 

 “With Frattini as Chair we are certain that SIGA has the right person in place to lead our coalition forward and ensure that SIGA makes a real contribution to ushering in a new era for sport.” 

Shellie Pfohl, SIGA council member and CEO of U.S. Centre for SafeSport added: “We welcome Mr Frattini as chair of SIGA. His track record of supporting the highest efforts in sports and in society in general is outstanding. We look forward to his leadership as SIGA continues to make positive change in sports ethics and integrity across the world.” 

During the General Assembly, SIGA also announced a number of new members including Parkour Earth, Safe Sport USA and MediaCom, as the international coalition continues to attract industry leaders from across the world of sport. The General Assembly also heard presentations from a number of prominent speakers including La Liga President Javier Tebas and Managing Director of Communications for UEFA, Pedro Pinto, who spoke of their common efforts in safeguarding their sports and promoting integrity and willingness to work with SIGA.

28.7.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

FRATTINI: "PER LORO SERVE UN SANTUARIO"

FRATTINI: "PER LORO SERVE UN SANTUARIO" 
L'Ex Ministro racconta i viaggi sulle loro tracce: "Come in Canada, rispettiamoli nel loro habitat" 

di Sandra Mattei 
Trento 

Di lui si sa che è stato il più giovane componente nel Consiglio di Stato, nel 1986 e poi, ministro per la funzione pubblica, ed ancora degli Esteri nei due governi Berlusconi dal 2002 al 2004 e dal 2004 al 2011. Quello che non t'aspetti è che Frattini, oggi sessantenne e impegnato nell'Alta corte di giustizia sportiva del Coni, sia anche un appassionato di orsi. Del resto l'ex ministro ha casa a Bolzano e le sue vacanze è solito passarle in Val Badia, dove tra l'altro ha conosciuto la moglie, sposata nel 2010. Ed in questa bagarre di reazioni scatenata dall'ultima aggressione dell'orso a Terlago ha deciso di dire la sua, proponendo di realizzare un Santuario dell'orso proprio in Trentino.

Frattini, come mai questo interesse per l'orso? 

Sono sempre stato un appassionato di montagna e le mie vacanze le passo in Val Badia, ma sono affascinato dalla natura e dagli animali, ed in particolare dagli orsi, perché sono un simbolo della fauna selvatica alpina. I miei viaggi in giro per il mondo sono stati dettati da mete dove potessi osservare gli orsi nel loro habitat naturale. 

Ci può raccontare dov'è stato e cosa ha visto? 
Le dirò che non occorre andare chissà dove per scoprire gli orsi, perché in Val Badia, a San Cassiano, c'è il Museo dell'Ursus Ladinicus, dove sono esposti i resti dell'animale preistorico che 50 mila anni fa viveva nei boschi delle Alpi a 2600 metri di altezza. Tuttora in una grotta lunga un chilometro si possono ammirare gli scheletri dell'Ursus Ladinicus e questa è già una grande emozione. I miei viaggi sono sempre stati sulle tracce degli orsi, dai Grizzly del Denali National Park in Alaska a quelli dell'isola Kodiak, che sono i più grandi in assoluto, da quelli della Kamchatka agli orsi neri del Quebec. Ho visto orsi che pesano 500 chili, alti 3 metri, mamme con i piccoli, orsi che facevano il bagno e che mangiavano il miele; uno spettacolo unico. 

In che modo si muoveva in questi viaggi? 

Sono sempre stato in gruppi organizzati con una guida ed anche se gli incontri sono stati ravvicinati, a una cinquantina di metri distanza, non è mai successo niente. Nei parchi, le guide portano con se le bombole di gas urticante, ma anche in zone dove vivono liberi, come quelli in Quebec, le case sono circondate dai fili elettrificati, come quelli delle mucche e non danno fastidio alla gente. 

Ma non si può paragonare il territorio del Canada a quello del Trentino, no? 

Quello che voglio dire è che se si violano le zone dove sono soliti spostarsi, in uno spazio limitato come quello di un sentiero, è ovvio che se ci si imbatte in un orso, lui si sente in pericolo. In Quebec, dove vivono gli orsi neri delle dimensioni dei nostri, per evitare incontri ravvicinati se si va nei boschi, si mette sempre un campanaccio sullo zaino, come dire "se vieni a casa mia, almeno avvisa". Noi invece sappiamo organizzare solo le battute di caccia. 

Fatto sta che gli orsi in Trentino sono stati introdotti ed ora tutti sono preoccupati per il loro numero. Lei che soluzione propone? 

Con gli ingenti fondi che la Provincia di Trento ha ricevuto per il ripopolamento dell'orso, perché non creare un Santuario dell'orso, come al largo della Liguria c'è il Santuario delle balene? Un'area protetta dove si ammirano questi animali dei boschi a distanza, con la guida, e soprattutto con il rispetto che l'uomo dovrebbe verso chi in quei boschi c'era da millenni, prima che gli uomini. 

Ma i nostri spazi non sono nell'America del Nord. 

Anche inAbruzzo c'è il parco naturale con i lupi e gli orsi. Se ci sono riusciti loro, perché non provarci in Trentino? Io vorrei che i nostri nipoti potessero vedere l'orso nei luoghi dove può vivere e non la pelle stesa ai piedi di un camino. Chissà se i trentini si sveglieranno dalla ossessione e capiranno che un Santuario dell'orso sarebbe attrazione unica ed esempio unico di nobile civiltà.




28.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

UNYDP Italy - SIOI : Il Presidente Frattini incontra gli Youth Delegates italiani alle Nazioni Unite

UNYDP Italy - SIOI: Primi impegni ufficiali per Giuseppina De Marco e Tommaso Murè, Youth delegates italiani alle Nazioni Unite 

Si è svolto martedì 18 luglio l'incontro con il Presidente della SIOI, Franco Frattini, che ha accolto i due giovani nella sede della SIOI per un meeting sul loro mandato, sulle questioni più attuali dell'agenda internazionale e sulle modalità di lavoro dell'Assemblea Generale ONU. Il Presidente si è complimentato con i due ragazzi per il loro background di studi e li ha esortati a continuare nella loro formazione, elemento fondamentale per avere successo nella vita e nella carriera. 

Nella mattinata di Mercoledì 19 luglio, Giuseppina e Tommaso sono stati accolti in Farnesina dalla Direttrice centrale per le Nazioni Unite e i Diritti Umani del MAECI, Min. Plen. Francesca Tardioli. La Min. ha dato il benvenuto ai due ragazzi illustrando le priorità dell'Italia in qualità di Membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e il ruolo della nostra Rappresentanza a New York. L'incontro è stata l'occasione per definire l'impegno dei "Delegati giovanili" in vista della loro partecipazione alla 72ma Assemblea Generale ONU e Terza Commissione. 
E' stato lanciato sui canali social dei "Delegati Giovanili" italiani alle Nazioni Unite il questionario "UNYDP Italy: dicci la tua!", il primo esperimento per conoscere quali sono le priorità dei giovani italiani e il loro livello di conoscenza del sistema ONU. 

Il form è rivolto a tutti i giovani italiani tra i 15 e 18 anni ed è disponibile al link qui sotto:


WHAT IS UNYDP? 







SIOI - UNA Italy, in cooperation with the Minister of Foreign Affairs and International Cooperation, promotes and organizes the United Nations Youth Delegate Programme for Italian students (UNYDP Italy).

Youth Delegates (YDs) are young people who officially represent the interests of the youth of their country at the United Nations. They are selected to accompany their government’s diplomatic delegation to the UN meetings. 2017 is a crucial year for the Italian leading role in multilateral relations: Italy is serving first as non-permanent member of the UNSC and will hold the rotating presidency in November; on May 26–27 in Taormina was held the 43rd G7 summit under the Italian presidency; Italy will also be a part in the troika of OSCE in view of being the chair in 2018.

Including UNA-UNYA Youth Delegates in the Italian government delegation to the 72nd United Nations General Assembly represents a unique opportunity for Italian young students interested in global affairs and decision-making.

The underlying principle of youth participation in the work of the United Nations is that it leads to better policy and programmatic responses to the problems facing young people today. The United Nations recognizes that young people around the world are both a major human resource for development and key agents for social change, economic development and technological innovation. The inclusion of young people in official delegations to intergovernmental meetings not only enriches the debate and policy dialogue, but also strengthens existing channels of communication and cooperation between Governments and young people. Moreover, upon return to their home countries, youth delegates often promote continued progress in the development and implementation of youth policies at the national level and encourage other young people to participate more fully in the development of their communities and nations. 

Including UNA-UNYA Youth Delegates in the Italian government delegation to the United Nations General Assembly will make Italy one of the successful cases of implementation of the United Nations Youth Delegate Programme, and will confirm the Italian full commitment to the work of the United Nations, not only as a 60 years long Member States, as re-elected member of ECOSOC and as non-permanent member to the United Nations Security Council, but also as a promoter of youth at UN level.

More info:

https://www.sioi.org/attivita/focus-on/unydp/


26.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Il TEMPO Intervista a Franco Frattini

Sfogliando l'agenda dei temi di stretta attualità dalla crisi migranti al rapporto con l'Ue - non c'è capitolo che non abbia affrontato in prima persona...
Franco Frattini, ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, ex vicepresidente della commissione europea, oggi è magistrato e presidente della Sioi.

Intervista a Franco Frattini - «Io di nuovo ministro? Meglio il magistrato» 
Parla Frattini «Il Cav mi rivorrebbe ma ho già dato. E al Consiglio di Stato i temi politici non mancano» 
di Antonio Rapisarda 















Onorevole buonasera... 
«Onorevole no, per cortesia!» 
Come allora? 
«Presidente di sezione del Consiglio di Stato. Questo è il mio mestiere. Ho sempre ritenuto che ciò che ci si guadagna con un concorso molto difficile, come quello per diventare prima magistrato e poi Consigliere di Stato, sia il titolo che si preferisce adottare. Onorevole uno se lo dice da solo, perché poi, insomma, nell'attività parlamentare ciascuno l'onorevolezza se la guadagna con le cose importanti che fa non con il titolo che gli viene affibbiato». 

Franco Frattini, ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, ex vicepresidente della commissione europea, oggi è magistrato e presidente della Sioi. 
Sfogliando l'agenda dei temi di stretta attualità dalla crisi migranti al rapporto con l'Ue - non c'è capitolo che non abbia affrontato in prima persona già nella stagione più complessa del centrodestra italiano, in quel drammatico 2011. Tant'è che, pur nelle vesti di «osservatore esterno», sembra avere chiaro il percorso di un centrodestra "allargato" con cui sfidare e battere il centrosinistra renziano e scongiurare l'antipolitica al governo dei 5 Stelle. 

Di cosa si occupa oggi? 
«Presiedo una importante sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato che si occupa delle interdettive anti-mafia, cioè dell'infiltrazione mafiosa nell'economia. Giudichiamo poi su tutti gli appalti nel settore della sanità pubblica. Mi occupo anche di immigrazione, valutiamo i provvedimenti di espulsione e di diniego del permesso di soggiorno. Materie estremamente delicate». 

A proposito di questo. Lo sa che il suo accordo con la Libia, ai tempi del governo Berlusconi, è una misura rimpianta oggi da tutti? 
«Perché era una misura equilibrata. Nel 2010 firmammo un accordo non con la persona di Gheddafi ma con uno Stato sovrano. È chiaro che quell'accordo aveva un do e un des: noi offrivamo alla Libia un piano di cooperazione molto importante, avevamo promesso di fare una grande autostrada che univa Tripoli e Tobruk e in cambio noi avremmo ottenuto il blocco del flusso irregolare di migranti e la galera per i trafficanti di essere umani. Certamente quell'accordo viene rimpianto: credo che oggi debba essere rivitalizzato, come penso che il ministro Minniti stia cercando di fare». 

L'Italia sulla crisi dei migranti è sempre più sola nel mare "mostrum"... 
«La responsabilità gravissima è di questa Europa divisa, burocratica, m cui non c'è una leadership politica. La Merkel è una leader che fa gli interessi della Germania non dell'Europa. Gli altri non sono leader». 

Ci sono Macron, Gentiloni, ops, Renzi... 
«Macron è appena arrivato. In Italia ci sono state posizioni diverse. Dopo aver detto che gli immigrati li prendevamo tutti - il patto dell'operazione Triton ormai è sta to rivelato in tutte le sue caratteristiche - l'ex premier Renzi, quello che mise quella firma, oggi dice quello che dicevamo noi quando eravamo al governo. Cioè, li possiamo aiutare ma li aiutiamo con progetti di cooperazione nei Paesi di origine. Quindi, la frase "aiutiamoli a casa loro" che oggi pronuncia Renzi la dicevamo io, Berlusconi e Maroni. Cattivi e razzisti? Non era così: avevamo visto giusto». 

È un'invasione come dice Salvini? 
«Quando vediamo che in un fine settimana arrivano 5mila persone possiamo usare parole diverse: afflusso di massa, afflusso incontrollato...» 

Nel 2011 ci fu o no questo "golpe bianco" nei confronti dell'Italia? 
«La chiamerei convergenza di interessi anti-italiani, fotografata da quella scena indecente di Merkel e Sarkozy che si fanno una risatina quando viene nominato Berlusconi, primo ministro eletto dagli italiani. Quella scena dimostrò che c'erano degli interessi convergenti contro di noi, perché l'Italia si opponeva su questioni scomode. Avevamo dubbi sul Fiscal compact, sulla necessità di prenderci la Trojka in casa nostra. Ricordo il vertice di Nizza in cui Berlusconi si mise di traverso e tornò dicendo: "Ci vogliono far cadere..."». 

Se guarda oggi il centrodestra che cosa vede? 
«Una grande divisione di posizioni, sicuramente negativa. Però vedo che tanti cittadini normali, come il sottoscritto, che avevano votato il centrodestra e che forse lo voteranno ancora, tornano a preferire una soluzione moderata. Tutti le città dove si è vinto sono state conquistate perché i candidati sindaci erano delle brave persone, non politici di mestiere. Vedo, quindi, una grande divisione che porta alla vittoria solo quando diventa unione». 

Berlusconi che ruolo deve avere a suo avviso? 
«È un leader naturale che può dare una visione, un indirizzo. Non credo che sarà lui il prossimo candidato premier. Nei fatti, però, è la persona a cui coloro che votano centrodestra devono ancora guardare. Tra le posizioni di Salvini, condivisibili per molti aspetti ma che io non condivido per quanto riguarda l'uscita dall'Ue, ad esempio, e le posizioni di Forza Italia, che invece è molto ancorata al Ppe, alla fine Berlusconi può trovare una sintesi. Non in quanto prossimo premier ma perché è stato per tré volte il capo del G8, il presidente che ha fatto la sintesi tra i Paesi più grandi del mondo. Questo in politica conta. Insomma, è finito il tempo del ragazzo che soltanto perché ragazzine deve fare politica. L'esperienza e la competenza sono fondamentali». 

È per questo che Berlusconi pensa a lei come prossimo ministro degli Esteri? 
«Ho ringranziato personalmente il presidente per la sua cortesia. Io adesso mi occupo delle interdettive anti-mafia, mi occupo dell'immigrazione. Quando uno fa una cosa deve fare quella. Ho dato il mio contributo alla politica estera italiana e sono lusingato di questo riconoscimento. Credo che Berlusconi lo abbia fatto sapendo che abbiamo lavorato insieme e bene per ben undici anni». 

C'è chi invoca il "Macron" di centrodestra. Il Cavaliere pensa a Marchionne... 
«Stimo Sergio Marchionne ma ha detto di non essere disponibile. Non è che il Macron italiano nasce per investitura di qualcuno. Nasce su progetti credibili. E se, come spero, voteremo con un proporzionale il leader non sarà dichiarato prima, perché ogni partito propone una sua ricetta, ma dopo. Vedo una squadra, vedo persone che lavorano insieme, non vedo un'investitura preventiva». 

E un Nazareno lo vede? 
«Nazareno è ormai una parolaccia. Perché sa di inciucio, di porcherie tra Berlusconi e Renzi a danno degli elettori. Scorgo una serie di proposte su cui mi auguro ci possa essere una maggioranza più larga del centrodestra, perché ci sono alcuni esponenti nell'attuale centrosinistra che possono essere portatori di idee condivise. C'è Calenda che tutti riconoscono essere, e qualcuno l'ha anche tirato per la giacchetta nel centrodestra, uno che guarda davvero allo sviluppo, alla crescita. C'è un altro signore che fa il ministro degli Interni, che viene da una storia post-comunista come Minniti, che sull'immigrazione ha detto cose che ai tempi miei e di Maroni avremmo accettato. E, malgrado nella casa del centrodestra non sia molto amato, c'è Alfano che continua a dire cose che potrebbero essere apprezzate: se davvero il suo partito si metterà di traverso sullo ius soli - legge sbagliata e ideologica - dirà una cosa tutto sommato condivisibile per tutto il centrodestra». 


Intervista Il tempo





17.7.17 | Posted in , , , , , , | Continua »

Intervista a Formiche: L Italia può chiudere i porti alle navi delle Ong .Parla Franco Frattini

L’Italia può chiudere i porti alle navi delle Ong. Parla Franco Frattini 
di  Francesco Bechis













Le navi private delle ong non hanno nessuna legittimazione ad obbligare i porti italiani all’accoglienza”. Parola di Franco Frattini, attualmente presidente della Sioi, è stato ministro degli Esteri dal 2002 al 2004 e dal 2008 al 2011, entrambe le volte con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Dal 2004 al 2008 è stato inoltre commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza. 

Ecco la conversazione di Frattini con Formiche.net. 

Presidente Frattini, cosa pensa delle dichiarazioni di Emma Bonino, per cui sarebbe stato il governo Renzi a chiedere l’esclusiva sull’accoglienza ai migranti? 

Io non ero presente e non conosco i fatti, quindi non posso commentare se non dicendo che se davvero questa fu la decisione si trattò di una decisione sbagliata, perché già all’epoca si poteva percepire con grande chiarezza che l’Italia non era in grado di sostenere, come oggi dice il presidente Gentiloni, un flusso come quello che abbiamo davanti agli occhi. Sono stato il commissario europeo responsabile dei consigli GAI, spesso non c’è un documento scritto che chiude il consiglio. È possibile che ci sia stato un giro di tavolo, tenderei ad escluder
e l’assunzione di un impegno formale.

Secondo lei si trattò di una contropartita politica per chiedere più flessibilità a Bruxelles? 

Può essere che, in un pour parler politico, ci sia stata una contropartita per cui è stato detto all’Italia: voi potete spendere oltre il limite del debito pubblico e deficit, ma dovete fare il lavoro principale sui migranti. Solo chi era però presente può dire se è vero. Durante l’incontro di Tallinn sembra essere nato un asse franco-tedesco contro la solidarietà all’Italia. Si aspettava che i toni di Macron cambiassero in così poco tempo? L’incontro di Tallinn non è stato un vertice, ma un giro di tavolo informale. A Tallinn francesi e tedeschi hanno gettato la maschera, hanno detto la verità che nelle campagne elettorali non avevano potuto dire. La prima cosa che voglio dire su Tallinn è: onore al ministro Minniti, che si è ritrovato in uno contro ventisei. Secondo poi, abbiamo vissuto una pessima pagina in cui i membri dell’UE rispetto all’Italia non erano parte della stessa unione, ma controparte. Questi egoismi significano mettere sotto i piedi la solidarietà e i trattati europei. Eppure qualche giorno prima avevano tutti promesso vicinanza agli italiani… La sera stessa di Tallinn Macron ha detto che i porti francesi saranno chiusi, la Spagna la mattina dopo ha fatto lo stesso. Non appena il commissario Avramopoulos ha girato le spalle per andarsene si sono dimenticati di essere membri della famiglia europea. La Commissione europea si è rivelata del tutto irrilevante. Quando io da commissario presenziavo a un incontro e tornavo a Bruxelles non era immaginabile che gli stati membri facessero il contrario di quanto avevano promesso davanti a me. 

Mi sembra di capire che apprezza il lavoro di Minniti agli Interni.. 

Lo apprezzo molto, e apprezzo anche che abbia dichiarato che il limite all’accoglienza sta nella capacità di integrazione. Se i migranti devono essere buttati per le strade perché non c’è più posto, quello è il limite in cui bisogna chiudere i porti. 

Ma l’Italia può davvero chiudere i porti alle navi delle ong? 

Certo che può. Non può limitatamente alle navi ONU o di una missione internazionale come Triton, che è una missione europea. Ma le navi private delle ong non hanno nessuna legittimazione ad obbligare i porti italiani all’accoglienza. Certamente l’Italia può prendere una decisione, quando lo hanno proclamato i francesi e gli spagnoli nessuno ha osservato che non si può fare alla luce del diritto internazionale. 

E quando su quelle navi ci stanno i rifugiati? 

La verifica del titolo di rifugiati può essere fatta in mare. L’UNHCR può svolgere questa attività in due luoghi: o sulle navi in mare, o nei siti di partenza, istituendo centri di identificazione nei paesi di transito, come in Libia, in Marocco o in Egitto. Se sei un rifugiato perché vieni dall’Eritrea allora puoi partire, se vieni dalla Nigeria che è un paese ricco non sei un rifugiato, ma un migrante economico. 

Condivide la proposta di Minniti di un codice per le ong per regole certe e trasparenza? 

Si, è fondamentale per fugare quei dubbi su cui non mi pronuncio, perché c’è un’indagine in corso e sono stati espressi da un magistrato in attività che sta indagando. Chi fra le ong non accetta il codice solleva qualche dubbio e sospetto. 

Passiamo alla questione libica. Lei da ministro degli Esteri aveva firmato il Trattato di amicizia con la Libia di Gheddafi e gli sbarchi erano drasticamente diminuiti. La CEDU però ci aveva condannato per aver respinto i migranti in mare.. 

È molto curioso che quando abbiamo firmato il trattato di amicizia la Cedu se la prendeva con noi perché Gheddafi era un dittatore, adesso che ci sono i terroristi di Daesh tutti rimpiangono Gheddafi. 

Però fu il governo Berlusconi a dare l’ok per la partecipazione italiana ai raid in Libia..

L’intervento italiano in Libia era ormai inevitabile nel momento in cui i francesi avevano fatto partire gli aerei da combattimento. L’errore gravissimo fu quando all’inizio del 2012 gli Stati Uniti e l’Europa, nel baratro della crisi, hanno deciso di non occuparsene più. La Libia è caduta nelle mani degli estremisti e delle tribù. 

Oggi il governo di Tripoli è un interlocutore credibile per l’Europa? 

No, non rappresenta nulla. Io ho lavorato molto in Libia: non accadrà mai che un uomo della Cirenaica prenda ordini da Tripoli. È necessario che il generale Haftar sia convinto dall’Egitto di al-Sisi e dalla Russia di Putin a divenire il capo delle forze armate libiche e in cambio Tobruk converga con Tripoli. L’unica cosa che attualmente hanno in comune le due fazioni in Libia è la Noc, la compagnia petrolifera che estrae il petrolio e il gas sia dalla parte di Tobruk che da quella di Tripoli. Quella del governo di unità nazionale è una finzione: Haftar ha combattuto il terrorismo come nessun altro ha fatto, e ha alle spalle un gigante regionale, l’Egitto, e uno mondiale, la Russia. Lei pensi invece che la città di Tripoli ha la luce solo grazie a una centrale dell’ENI: altro che sovranità sull’intero paese. 

L’accordo fra l’UE e la Turchia di Erdogan per trattenere i migranti a Est è stato un errore? 

A me quell’accordo non è mai piaciuto perché sapevo cosa sarebbe successo. La Turchia lo voleva non tanto per i soldi, ma per qualcosa a cui tiene ancora di più: l’abolizione del regime dei visti. Esattamente quella che avevo concesso ai paesi dei Balcani quando ero commissario, e che fa la differenza fra il sentirsi vicino all’Europa o meno. Per ragioni che l’Europa ha voluto sempre nascondere quell’accordo sui visti non c’è mai stato, con una serie di pretesti che con i visti non c’entrano nulla, come il falso colpo di Stato e la violazione diritti umani. Per questo motivo Erdogan sta iniziando a minacciare di aprire il rubinetto della rotta balcanica. 

Ma non succedeva lo stesso ai tempi dell’accordo con Gheddafi? Qual è la differenza? 

L’accordo con la Libia fu positivo per due motivi. In primis sul piano simbolico, perché avevamo ripudiato il passato coloniale italiano, un gesto politico che nessun altro paese ha mai fatto. Secondo poi prevedeva la creazione di un’autostrada che avrebbe unito Tobruk a Tripoli, unendo aree deserte e creando condizioni per il commercio. In Turchia è diverso: se l’elargizione di denaro non si accompagna con il riconoscimento dei visti e della pari dignità della controparte, c’è il rischio che il rubinetto a Est si riapra.

10.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Italy Migrant Crisis - Live Interview: Franco Frattini talks to RT International

Europe proves completely useless in helping Italy to solve migrant crisis: Franco Frattini to RT International 











Italy, along with France and Germany have agreed to draw up a 'code of conduct' for charities operating rescue boats in the Mediterranean with the aim of bringing under control the growing influx of migrants. In the past few days alone, up to 12 thousand people have arrived in Italy from Africa, while more than 85 thousand have landed in the country since the beginning of this year.

Former Italian Minister of Foreign Affairs Franco Frattini joins RT to discuss this issue. He expresses his deep concern about the current migrant crisis defining it unsustainable. Italy's extreme response to this lack of solidarity should be closing the italian ports to NGO boats except the official UN Missions. 

 4th July 2017

   

Facts: An estimated 10,000 people are believed to have attempted the journey from North Africa in the past four days. More than 73,000 migrants have landed in Italy this year, an increase of 14% on the same period last year. The European Commissioner for Immigration, Dimitri Avramopoulos, met Italy's Mr Massari to discuss the crisis. "Italy is right that the situation is untenable," he said, adding that the country's management of the crisis was "exemplary". Prime Minister Paolo Gentiloni has accused other European nations of "looking the other way". (Source: BBC)


6.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Event: President Franco Frattini welcomed this morning the Saudi Information Minister, Dr Awwad al Awwad, for a friendly meeting

Event: President Franco Frattini welcomed this morning the Saudi Information Minister, Dr Awwad al Awwad, for a friendly meeting














Rome, 4th July 2017: President Franco Frattini welcomed the Saudi Information Minister, Dr. Awwad al-Awwad, to SIOI today to friendly discuss steps to promote stability, peace and prosperity throughout the world. 
The meeting focused on positive and common defense cooperation, counterterrorism, “zero tolerance” towards extremism and terrorism. They also explored ways to launch messages to the new generation about the importance of an interreligious dialogue. Religion is important but what is more important is tolerance and responsibility. They also agreed on the positive attitude of the Saudi Arabia towards the empowerment of women and young generations, and they convened in further implementing a joint cooperation between SIOI and the Saudi Arabia Government.

4.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Difesa europea: se non ora quando? La difesa europea e le sue implicazioni secondo l'ex Ministro Franco Frattini

Difesa europea: se non ora quando? 
La difesa europea e le sue implicazioni secondo l'ex Ministro Franco Frattini 
di Emanuele Cuda 
27 giugno 2017 



 «Abbiamo contato sul potere militare di altri troppo e per troppo tempo. È il momento di farci carico della nostra sicurezza» ha scritto in una lettera pubblicata poco tempo fa il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker. 

In un momento storico come quello attuale in cui sono molteplici le minacce, il tema della sicurezza è sentito come decisivo, non solo in campagna elettorale. Ci sono criticità che potrebbero essere meglio risolte se ci fosse una maggiore cooperazione. 

E’ in questa chiave che va letto il tentativo che l’ Europa sta tentando di mettere in campo negli ultimi mesi, come si è avuto modo di vedere il 9 giungo presso la Conferenza European Vision, European Responsibility, dove si sono susseguiti gli interventi del Presidente della Commissione Europea, dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza Federica Mogherini, il Vice Segretario Generale NATO Rose Gottemoeller, il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen e alcuni rappresentanti del settore privato. Il tema della sicurezza è stato al centro anche dell’ ultimo Consiglio Europeo del 22 e 23 di Giugno. 

A far sentire come sempre più necessaria una maggiore integrazione su questo tema è stata, tra gli altri fattori, l’ elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti, il quale non ha nascosto la volontà di ricordare, come tra l’ altro ha fatto in occasione del primo vertice NATO di fine maggio, a tutti i Paesi europei che l’ impegno nel settore della difesa deve essere una priorità per tutti e non solo per gli USA. 

« La nostra collaborazione con la Nato non può tuttavia più fungere da comoda scusa per l’assenza di un impegno europeo autonomo», dichiarato Junker, mettendo in risalto l’ evidente carenza che l’ Europa ha accumulato da questo punto di vista. L’ importanza della NATO rimane anche con il progetto di difesa europeo, perché il potenziamento della seconda comporta il rafforzamento della prima. 

La Ministra della difesa italiana Roberta Pinotti ha tenuto a definire questo ‘dibattito’ interno all’ Europa come «un’ occasione da cogliere». Parlare di difesa europea vuol dire trattare un tema di cui un uomo politico di prima grandezza come Alcide De Gasperi aveva, con grande lungimiranza, nei primi anni ’50 aveva sottolineato l’urgenza. 

L’ ottica dei giorni odierni ci pone davanti diverse sfide partendo dal terrorismo a quello dell’ immigrazione a quello della cyber-security. Sfide, spesso asimmetriche, a cui, per chi non l’ avesse ancora ben compreso, è impossibile far fronte se non in un’ottica sovra-nazionale. 

«La difesa comune è indispensabile all’Unione europea» ha dichiarato Federica Mogherini. In discussione, in ambito europeo, c’è sicuramente un piano ambizioso, ma che potrebbe costituire un eccezionale viatico al raggiungimento di una difesa comune europeo. 

«Viviamo in una casa costruita a metà, dobbiamo svegliarci e lottare insieme contro le minacce. Abbiamo proposto il fondo di difesa che sarà il maggiore investitore nella difesa europea. Dobbiamo investire di più e in modo più effettivo» ha detto Junker. Il piano in questione proposto dalla Commissione europea prevede infatti: l’istituzione di un fondo europeo per la difesa; la promozione di investimenti nelle catene di approvvigionamento della difesa; il rafforzamento del mercato unico della difesa. 

Per quanto riguarda il primo punto, l’ obiettivo è duplice: il finanziamento di progetti di ricerca collaborativa nel settore della difesa e lo sviluppo e acquisto di capacità di difesa da parte di Stati membri che desiderino partecipare. «Paghiamo un prezzo troppo alto per l’inefficienza e la frammentazione. L’Ue conta 178 sistemi d’arma diversi, rispetto ai 30 degli Stati Uniti. In Europa abbiamo più costruttori di elicotteri di governi che possono acquistarli. Ci permettiamo il lusso di 17 tipi diversi di carri da combattimento mentre gli Stati Uniti se la cavano benissimo con un unico modello» ha ribadito Junker, evidenziando come l’ Unione Europea spenda molto e male nel settore della difesa. 

I finanziamenti saranno di 90 milioni di euro stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di euro stanziati per il 2017 mentre dovrebbero diventare 500 milioni di euro l’anno dopo il 2020 sulla base di un programma che sarà proposto dalla Commissione Europea nel 2018. 

Il Fondo introdurrà anche incentivi affinché gli Stati membri cooperino nell’acquisizione di tecnologie e nello sviluppo di materiali di difesa in maniera congiunta pari a 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020 e di 1 miliardo di euro l’anno dopo il 2020. Un programma più ingente verrà preparato per il periodo successivo al 2020, con una dotazione annua stimata di 1 miliardo di euro, con l’ auspicio di generare investimenti complessivi nello sviluppo di capacità di difesa pari a 5 miliardi di euro l’anno dopo il 2020. 

Il confronto con la prima potenza al mondo in termini di difesa è inevitabile: gli USA spendono 545 miliardi di euro l’anno, pari al 3,3 % del PIL mentre l’UE 227 miliardi di euro pari al 1.34% del PIL. Per i soldati gli americani investono 108.322 euro, mentre gli europei 27.639 euro. 

Per comprendere quanto sia importante lo sviluppo di una difesa europea comune, di un mercato unico europeo di difesa, ci siamo rivolti al Presidente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), Franco Frattini, Ministro per la Funzione Pubblica dal 2001 al 2002; Ministro degli Affari Esteri dal 2002 al 2004; Vice-Presidente della Commissione Europea e Commissario europeo per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza dal 2004 al 2008 e Ministro degli Affari Esteri dal 2008 al 2011. 

Quanto ha contato, secondo lei, l’ elezione di Donald Trump nella ricerca di un punto di incontro per una maggiore integrazione europea in termini di difesa? 

Come ho osservato in occasione della sua elezione, Donald Trump spingerà i Paesi Europei a farsi sempre più produttori di sicurezza e sempre meno consumatori. Il progetto risale all’ epoca di De Gasperi, ma è sempre stato tralasciato, sulla scorta della sicurezza fornita da altri. Ora occorre cambiare la modalità di affrontare questo tema. 

E la conquista dell’ Eliseo da parte di Emmanuel Macron, con la sua linea filo-europeista?

Sicuramente Macron è fiero sostenitore dell’ Europa, ma la vera differenza la farà se comprenderà l’ importanza per l’ Europa di una difesa europea. E’ certo che una Francia più forte, nell’ asse franco-tedesco, sarà importante. 

Ma d’ altro canto anche l’ atteggiamento russo, si pensi alla crisi ucraina, sollecita la necessità di un maggiore protagonismo dell’ UE sullo scenario globale. 

Ma io non vedrei la difesa europea in funzione anti-russa. Noi dobbiamo immaginare una difesa europea per dialogare in modo strategico con la Russia, quindi tutto il contrario. Trovo che ci saranno delle resistenze da parte di Paesi che vedono ogni ipotesi di difesa in funzione anti-russa e quindi stanno piegando la NATO ad una posizione che, a mio avviso, non è positiva. Ricordo a me stesso: noi avevamo addirittura creato, nel Governo di cui ho avuto l’ onore di far parte, al consiglio NATO – Russia che, sostanzialmente è stato congelato. Guarderei alla difesa europea come alla possibilità prima di tutto di far prevenzione ad esempio nel Mediterraneo, dove la minaccia del terrorismo e il traffico di esseri umani sono un dato di fatto. Ecco questi sono tutti ambiti in cui un impegno comune molto efficace farebbe la differenza. 

«Una più forte difesa europea significa rendere più forte la Nato e viceversa» aveva dichiarato il vicesegretario della Nato, Rose Goettemoeller. E’ d’ accordo con la necessità di un rapporto sinergico tra difesa europea e NATO? 

Io ho sempre detto che NATO e difesa europea debbono essere complementari, non si devono sovrapporre. Ovviamente oggi rischiamo proprio di avere una duplicazione perché ogni Paese ha il suo esercito nazionale, la NATO ha il suo esercito formato da personale che lavora sotto la sua bandiera, ma è messo a disposizione dai vari Stati nazionali. Quindi corriamo il rischio di sprecare denaro senza ottimizzare i risultati. Ecco perché, questa è la mia visione, occorrerebbe che NATO e difesa europea si ripartissero i compiti. 

La costituzione del fondo unico per la difesa annunciato dal Junker è un buon inizio?

Certamente sì, ma mancano due aspetti essenziali che vanno completati: il primo è il completamento del mercato unico europeo di difesa. I prodotti e le tecnologie di difesa sono stati a lungo prodotti esclusi dalla regolamentazione europea. Questo ha portato ad una mancanza di un cantiere europeo in questo senso e quindi i principali produttori sono americani, russi, cinesi, magari iraniani, ma non europei. Un mercato comune europeo dell’ industria della difesa e delle tecnologie, penso alla cyber-security, è sicuramente essenziale. L’ altro aspetto che manca è tradurre in operatività le decisioni: noi abbiamo istituito da almeno dieci anni quelli che si chiamano “Battlegroups”, che praticamente dovrebbero tradurre in azioni le decisioni: si tratta di formazioni di più di mille uomini dotati con mezzi di supporto, assimilabili ai battaglioni che possono essere inviati ovunque sia necessario entro pochi giorni. Ecco queste strutture vanno moltiplicate perché altrimenti rimangono solo sulla carta. 

La mancanza di cooperazione nel settore della difesa e della sicurezza ci costa ogni anno tra i 25 e i 100 miliardi di euro. La motivazione economica può convincere anche i più riluttanti a cogliere questa opportunità? 

Io credo che debba essere una motivazione molto convincente perché fare difesa comune europea vorrebbe dire anche vendere prodotti europei per la difesa laddove oggi ci sono solo attori nazionali e quindi compriamo la tecnologia da Paesi che sono anche nostri concorrenti. E’ chiaro che la questione è anzitutto politica, non anzitutto economica. Se la Lituania pensa che il dovere numero uno sia quello di contenere la Federazione Russa, avranno sempre una riserva su un modello di sicurezza europea integrato che non può essere anti-russo: non dobbiamo fare la guerra ai nostri vicini, ma presidiare il territorio e giocare come abbiamo giocato nei primi anni 2000 nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia o in Bosnia ed Erzegovina, per citare due esempi: un embrione di difesa europea ha stabilizzato un’ area che altrimenti sarebbe nel caos più totale. 

Rimaniamo però ancora in un ambito di cooperazione, al massimo rafforzata, in cui restano protagonisti i singoli stati nazionali. Ad una maggiore integrazione nel settore della difesa, non dovrebbe corrispondere una maggiore unitarietà nella politica estera dell’ UE: detto in altri termini, non dovrebbe avere più poteri l’ Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza? 

Il problema è solamente politico. Se viene dato all’ Alto Rappresentante un potere sulla carta, ma nella sostanza i capi dei governi, che sono quelli che decidono, ritengono che politicamente l’ Unione sia ancora inter-governativa non andiamo da nessuna parte. Questo sta accadendo anche sull’ immigrazione, materia molto sensibile. Chiamare Alto Rappresentante una figura che rappresenta soltanto proposte, francamente, è quasi sminuirne il ruolo. Vorrei ci fosse un vero Ministro degli Esteri europeo così come vorrei un vero Ministro dell’ Economia europeo, ma la vedo dura visti i chiari di luna della volontà nazionale di tenersi gelosamente strette queste fette di sovranità. 

In questo senso, chi sono coloro che, in Europa, spingono verso una maggiore integrazione?

Molto pochi. L’ Italia è una di questi, ma è chiaro che da sola non può fare nulla. Io credo che una forte sinergia del Governo italiano con la Francia e con la Germania potrebbe dare una bella spinta. Se questo non avverrà, è chiaro che non saremo minimamente in grado di spingere per una maggiore integrazione in settori così sensibili. Quindi più sono gli attori e più si potrà fare in questo senso. 

Nell’ ambito nazionale italiano, chi è il portavoce più credibile dell’ istanza dell’ integrazione a livello europeo?

Io credo che quando si parla di popolarismo europeo si fa riferimento alla storia di De Gasperi, di Adenauer, di Shuman e questa è la storia che ancora esiste ovvero di quel popolarismo europeo che vorrebbe raggiungere una maggiore integrazione politica proprio nei settori di cui stiamo parlano. Non so in Italia chi riuscirà perché molti dicono di seguire la linea del popolarismo europeo, però bisogna farlo e non soltanto dirlo. 

Le sfide asimmetriche come il terrorismo richiederebbero anche una maggiore comunicazione a livello dell’ intelligence. Quanto è lontana questa 

Quando io ho lasciato la Commissione europea circa dieci anni fa io lasciai un progetto che era quello di fare una banca dati comune europea per l’ analisi di intelligence e per lo scambio di dati. Sento dire che verrà riproposta adesso dieci anni dopo quindi questo è lo stato dell’arte. C’è ancora molta diffidenza tra gli Stati Membri quindi stiamo andando molto più a rilento di quanto non dovremmo andare perché i terroristi non conoscono frontiere e quindi se non ci scambiamo i dati, questi terroristi che, come abbiamo visto, girano liberamente per le capitali europee, continueranno a farlo. Più cooperazione è la parola d’ordine. 

Il Consiglio Ue ha adottato oggi la decisione di creare una struttura di “Military planning and conduct capability” (Mpcc), in seno allo Stato maggiore dell’ UE (Eums). «L’istituzione dell’Mpcc rappresenta una decisione operativa estremamente importante per rafforzare la difesa europea. Contribuirà a rendere più efficaci le missioni europee non esecutive e a migliorare la formazione dei soldati dei paesi partner, al fine di garantire pace e sicurezza. È un lavoro importante non solo per i nostri partner, ma anche per la sicurezza dell’Unione europea» ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini . Non c’è ancora la creazione di un esercito europeo. E’ un’opzione ancora remota? 

E’ ancora molto lontana. Una Capability Unit bisognerà vedere quante ‘capabilities’ avrà. Se io la faccio sulla carta e gli do due mitragliatrici in tutto non farà mai niente. Se io le metto a disposizione quello che ebbe la missione europea nei Balcani dopo la guerra, quella è una missione europea di sicurezza seria.

28.6.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Il futuro delle Relazioni Europa- Russia: What Does Russia Want And How Should Europe Respond?

Il futuro delle Relazioni Europa - Russia:
What Does Russia Want And How Should Europe Respond? 

EVENTO SIOI - ECFR 
22 giugno 2017 

SIOI, Palazzetto Venezia 
Piazza San Marco 51 dalle 17.00 alle 18.30 




Contrariamente alle aspettative, sin dal 2014 l’Europa è riuscita a rimanere coesa sulla Russia, sulle sanzioni, il non-riconoscimento dell’annessione della Crimea e la richiesta del rispetto degli accordi di Minsk, avviato un processo di riforma del proprio sistema di difesa e rimane impegnata nel sostenere l’Ucraina nel processo di trasformazione. L’Europa si è inoltr impegnata in un dialogo con Mosca su determinati dossier e la coesione europea si è dimostrata più solida del previsto. Tuttavia, nel 2017 l’Occidente è ancora vulnerabile e sulla difensiva. Parla di ingerenza della Russia nelle proprie questioni interne; è preoccupata circa la visione americana della NATO e delle conseguenze di una possibile intesa tra Russia e Stati Uniti. Per gestire la Russia, l’Europa necessita di comprenderla meglio. Cosa vuole la Russia? Può l’unità europea cedere e quali saranno le possibili conseguenze? Come preservare tale unità? 


Intervengono: Franco Frattini, Presidente, SIOI; Kadri Liik, Senior Policy Fellow, ECFR; Lia Quartapelle, capogruppo PD per la Commissione Esteri ed Affari Comunitari della Camera dei Deputati; Ian Bond, Direttore per la Politica Estera, Centre for European Reform. 


Chair dell’incontro: Silvia Francescon, Direttrice, ECFR Roma




Registrazioni e accrediti stampa: stampa@sioi.org

21.6.17 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Cooperazione Italia-Armenia: Frattini incontra alla SIOI Nalbandian

In occasione del XXV Anniversario delle Relazioni Diplomatiche con la Repubblica Italiana 
















Lectio Magistralis di Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia 


7 GIUGNO 2017, ORE 15.30 


Roma: Si è svolto oggi alla SIOI l’incontro tra il Presidente Frattini e Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia. Nalbandian ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “La politica estera dell’Armenia” alla presenza degli studenti e della stampa seguita poi da un dibattito incentrato principalmente sul conflitto del Nagorno-Karabakh e sulle possibili dinamiche future per favorire il processo di pace.

Introducendo l’intervento del ministro, Frattini, ha ricordato le diverse occasioni lavorative trascorse con Nalbandian in diversi consessi internazionali dove c’è stato modo di parlare di aspetti diplomatici, di identità culturale e geostrategia.

Sottolineando il fatto che l’Armenia è l’unico paese membro della Comunità economica eurasiatica che vanta solidi rapporti e un accordo di partenariato globale e rafforzato con l’Unione europea, Frattini ha indicato Erevan come un possibile ponte e facilitatore nei rapporti fra Russia e Ue, al momento molto difficili. “Credo sia importante lavorare per la stabilizzazione della regione, il Caucaso è infatti un crocevia di diverse fonti di instabilità”, ha spiegato Frattini, lodando il recente svolgimento delle “elezioni parlamentari” cui hanno “partecipato una moltitudine senza precedenti di osservatori” che hanno confermato la bontà del processo di voto.

Il presidente della Sioi ha infine sottolineato il ruolo svolto dall’Osce nella regione, in particolare per quanto riguarda l’annosa questione del Nagorno-Karabakh e, si è detto convinto che il tema sarà una delle priorità della presidenza di turno che l’Italia assumerà nel 2018.

Durante la lecture, Nalbandian ha ribadito l’importanza dei rapporti bilaterali fra Italia e Armenia, che sono certamente antichi, ma che in seguito all’indipendenza dall’Unione sovietica del 1991 si sono ulteriormente consolidati in diversi settori. Il capo della diplomazia armena ha ricordato le visite dello scorso anno di papa Francesco e di Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri, a Erevan sottolineando che proprio in quell’occasione venne concordata di creare la Commissione intergovernativa Italia-Armenia per la cooperazione economica. “L’anno scorso durante la visita di Gentiloni abbiamo concordato di instaurare questo importante formato per migliorare le nostre relazioni”, ha detto Nalbandian. Ovviamente avere delle buone relazioni con l’Italia è un passo importante anche per mantenere buoni rapporti con l’Unione europea. “Il summit del Partenariato orientale del 24 novembre 2011 sarà un momento molto importante per migliorare la cooperazione fra l’Armenia e l’Europa”, ha detto Nalbandian, secondo cui “in qualità di “membro della Commissione economica eurasiatica l’Armenia potrebbe svolgere da ponte per queste due realtà”, con benefici anche per l’Italia. Il ministro, parlando delle priorità della politica estera armena, ha ricordato che il paese ha buone relazioni nella regione con Russia, Georgia e Iran, mentre con Turchia e Azerbaigian persistono dei problemi di lunga data. Nel caso specifico dell’Azerbaigian la questione del Nagorno-Karabakh resta una disputa territoriale irrisolta che prosegue da diverso tempo. “Il Nagorno-Karabakh non è mai stato parte dell’Azerbaigian da quando questo paese è diventato indipendente”, ha detto Nalbandian. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell'Azerbaigian a quella armena. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all'interno del Gruppo di Minsk, formato che opera sotto l’egida dell’Osce. Secondo il capo della diplomazia armena, tuttavia, sinora l’Azerbagian ha adottato una “posizione intransigente” e, per questo motivo, “è giunto il tempo che la comunità internazionale compia nuovi passi”, anche a dispetto della posizione di Baku, “che porti a una soluzione pacifica”. (Les) © Agenzia Nova












9.6.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

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