Open Letter to EU from Former High Ranking European Politicians: RT's Interview to Franco Frattini





"We need a wake up call to Europe...You can't get peace without relying on Europe ", said Franco Frattini in the interview to RT International.

The Open Letter 

Europe must stand by the two-state solution for Israel and Palestine 
High-ranking former European politicians urge the EU to reject any US Middle East peace plan unless it is fair to Palestinians 

We are reaching out at a critical point in time in the Middle East, as well as in Europe. The EU is heavily invested in the multilateral, rules-based international order. International law has brought us the longest period of peace, prosperity and stability our continent has ever enjoyed. For decades, we have worked to see our Israeli and Palestinian neighbours enjoy the peace dividends that we Europeans have through our commitment to that order. In partnership with previous US administrations, Europe has promoted a just resolution to the Israeli-Palestinian conflict in the context of a two-state solution. 

To this date, despite subsequent setbacks, the Oslo agreement is still a milestone of transatlantic foreign policy cooperation. Unfortunately, the current US administration has departed from longstanding US policy and distanced itself from established international legal norms. It has so far recognised only one side’s claims to Jerusalem and demonstrated a disturbing indifference to Israeli settlement expansion. 

The US has suspended funding for the UN agency for Palestinian refugees (UNRWA) and for other programmes benefitting Palestinians – gambling with the security and stability of various countries located at Europe’s doorstep. Against this unfortunate absence of a clear-cut commitment to the vision of two states, the Trump administration has declared itself close to finalising and presenting a new plan for Israeli-Palestinian peace. Despite uncertainty as to if and when the plan will be released, it is crucial for Europe to be vigilant and act strategically. 

We believe that Europe should embrace and promote a plan that respects the basic principles of international law as reflected in the agreed EU parameters for a resolution to the Israeli-Palestinian conflict. These parameters, which the EU has systematically reaffirmed during past US-sponsored talks, reflect our shared understanding that a viable peace requires the creation of a Palestinian state alongside Israel on borders based on the pre-1967 lines with mutually agreed, minimal and equal land swaps; with Jerusalem as the capital for both states; with security arrangements that address legitimate concerns and respect the sovereignty of each side and with an agreed, fair solution to the question of Palestine refugees. 

Europe, by contrast, should reject any plan that does not meet this standard. While sharing Washington’s frustrations about the unsuccessful peace efforts of the past, we are convinced that a plan that reduces Palestinian statehood to an entity devoid of sovereignty, territorial contiguity and economic viability would severely compound the failure of previous peace-making efforts, accelerate the demise of the two-state option and fatally damage the cause of a durable peace for Palestinians and Israelis alike. It is, of course, preferable for Europe to be working in tandem with the US to solve the Israeli-Palestinian conflict, as well as to address other global issues in a strong, transatlantic alliance. 

However, in situations in which our vital interests and fundamental values are at stake, Europe must pursue its own course of action. In anticipation of this US plan, we believe Europe should formally reaffirm the internationally agreed parameters for a two-state solution. Doing this in advance of the US plan establishes the EU’s criteria for supporting American efforts and facilitates a coherent and unified European response once the plan is published. European governments should further commit to scale up efforts to protect the viability of a future two-state outcome. It is of the utmost importance that the EU and all member states actively ensure the implementation of relevant UN security council resolutions – including consistent differentiation in accordance with UN security council resolution 2334, between Israel in its recognised and legitimate borders, and its illegal settlements in the occupied territories. 

Furthermore, recent escalating efforts to restrict the unhindered work of civil society have made European support for human-rights defenders in both Israel and Palestine, and their critical role in reaching a sustainable peace, more important than ever. Israel and the occupied Palestinian territories are sliding into a one-state reality of unequal rights. 

This cannot continue. For the Israelis, for the Palestinians or for us in Europe. Right now, Europe is facing a defining opportunity to reinforce our shared principles and long-held commitments in relation to the Middle East peace process and thereby manifest Europe’s unique role as a point of reference for a rules-based global order. Failing to seize this opportunity, at a point in time when this order is unprecedentedly challenged, would have far-reaching negative consequences.



See more on: 

https://www.youtube.com/watch?v=kD9ECaGLYf0&feature=youtu.be

https://www.theguardian.com/world/2019/apr/14/europe-must-stand-by-the-two-state-solution-for-israel-and-palestine

17.4.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Brexit: attenti all’effetto “tanto rumore per nulla”


Il “remain” non cancellerà i problemi dell’Europa: serve cambio di passo

Il 23 giugno sarà inevitabilmente ricordato come una data storica nel rapporto fra la Gran Bretagna e l’Ue. Oggi i britannici decidono sul futuro dell’Europa: leave o remain. Abbandonare, o continuare ad allinearsi. Nessuna ulteriore trattativa: “Chi è fuori, è fuori, nessun altro compromesso è possibile", ha scandito ieri il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.

La posta in palio è alta. Così come alto è il rischio che ci si concentri troppo sulle opzioni “in” e “out”, senza però fare ammenda dei difetti di un sistema europeo che va inevitabilmente ripensato. Insomma, non illudiamoci che con il “remain” l’Europa abbia in automatico risolto le proprie debolezze. 

In un paese democratico è certamente legittimo rimettere al popolo sovrano le decisioni e le implicazioni importanti che impattano direttamente sulle abitudini, sulla qualità della vita e sulle prospettive economiche e sociali dei suoi cittadini. Ma ho come l’impressione che in questi mesi il dibattito sulla Brexit non sia stato all’altezza dell’opportunità in gioco: quella di cogliere dai difetti dell’Unione un’occasione di dibattito serio e costruttivo sulla dimensione politica dell’Unione e su cosa significhi davvero far parte dell’Europa. 

Una riflessione che andrebbe fatta al di là dell’esito che emergerà dal referendum. Chiediamoci perché si è arrivati alla Brexit, ma soprattutto, riconquistiamo quella gran parte di cittadini europei – oggi delusi – che continuano a credere che senza l’Europa si possa solo vivere peggio. Cittadini che chiedono da tempo un’Europa con un’identità forte, in grado di sapersi difendere dalla crisi economica, dai movimenti populisti e antieuropei. Un’Europa scevra da egoismi e divisioni politiche quando in ballo ci sono da salvare vite umane. Un’Europa libera dalla burocrazia bigotta. Un’Europa in cui il piano Juncker per lo sviluppo possa decollare senza essere abbattuto da inutili gufi e menagrami.

Buon voto ai britannici! Buona riflessione agli europei! Comunque vada rispetteremo l’esito di questo referendum. L’importante è che dopo tanto rumore non sopraggiunga il nulla.

23.6.16 | Posted in , , , , , , | Continua »

Frattini: L'Europa deve ripensarsi (intervista AVVENIRE)


Il semestre italiano è di transizione. I nuovi commissari si insedieranno a novembre. Non ha pertanto senso contestare Renzi perché non ha indicato con precisione gli obbiettivi da realizzare nel semestre, perché se si realizzeranno questo accadrà nel corso e alla fine della legislatura». 

Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e ex vicepresidente della Commissione Ue, spiega: «Renzi ha disegnato la rotta, onestamente non poteva fare molto di più. Ma dire che è un semestre di transizione  non significa affatto sminuirne l`importanza. In questo periodo vanno via Barroso e Van Rompuy. E c`è da misurarsi, per la prima volta, con l`approvazione del programma di Junker davanti al Parlamento europeo, il cui esito è tutt`altro che scontato. La presidenza italiana sarà l`unico punto di riferimento di un`Ue che, oltre a rinnovare tutti i vertici, deve cominciare a ripensare se stessa». 


Il premier ha detto che l`Italia ha dato aIl`Ue più di quanto abbia preso. È d`accordo? 
È sicuramente vero. Credo che ora sia venuto il momento di far valere le nostre richieste. Io punterei su due aspetti: innanzitutto l`immigrazione. Non è l`Ue che deve farci un piacere, aiutandoci nella gestione dei profughi. È l`Ue che deve prendere atto che i confini meridionali sono i confini dell`Unione. L`altro aspetto è la questione dei fondi di coesione. Serve una maggiore flessibilità: le aree meno sviluppate del nostro Sud non possono essere comparate con quelle della Polonia, della Bulgaria o della Spagna. È anche questa la ragione per cui in passato ne abbiamo usufruito in maniera limitata. 

Più flessibilità nei vincoli di bilancio. È il mantra italiano… 
È una richiesta sacrosanta. Però bisogna intendersi: quando sento qualcuno in Europa che dice: la flessibilità era già prevista nelle regole, allora non va bene. Bisogna cambiare le regole del gioco, studiando meccanismi nuovi per rilanciare l`economia e l`occupazione. 

Su Londra e la Russia Renzi è stato chiaro… 
È una follia immaginare l`Ue senza la Gran Bretagna. Io credo che bisognerebbe tentare di coinvolgere maggiormente, per esempio offrendo loro il commissario al mercato interno, così che gli inglesi possano valutare i vantaggi che lo stare insieme comporta. Allo stesso modo, bisogna essere molto netti: non si può stare in un`Europa à la carte, scegliendo quello che conviene e rifiutando quello che non conviene. Chi decide di uscire dall`Ue deve sapere che il giorno dopo tornano le dogane e i dazi. Quanto alla Russia, l`atteggiamento europeo nella vicenda dell`Ucraina è stato eccessivamente duro, condizionato troppo dai Paesi membri dell`Europa dell`est. La scelta secca che l`Ue ha proposto a Kiev ,"o con noi o con la Russia", non ha semplificato le cose ed è anche una delle cause che hanno contribuito allo scoppiare della guerra. Il partenariato europeo nei confronti dei Paesi dell`est deve essere concepito come un ponte nei confronti della Russia, non come un muro. 

Infine il Medioriente, dopo la grave crisi di questi giorni… 
La finestra per la pace si sta chiudendo. La politica Usa non ha dato i frutti sperati. Io sono stato tra i primi a chiedere di inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche e ho sempre sostenuto il diritto non negoziabile di Israele alla sicurezza. Proprio per questo mi sento oggi di dire che Israele farebbe un gravissimo errore se decidesse di invadere Gaza per rappresaglia. Il problema è che l`Ue è divisa e per questo non c`è una politica europea per il Medioriente. Credo che le cose non andranno bene finché l`Ue darà l`impressione di parteggiare per i Palestinesi e gli Usa per gli israeliani. 




3.7.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

I populismi sono la causa di leadership deboli e in Europa non si vede nessun nuovo Delors

La campagna elettorale ha evidenziato una spaventosa crisi di leadership in tutto il Vecchio continente ma la domanda a cui deve rispondere la politica è: qual è la ragione dello stare insieme in Europa? - Se i due maggiori schieramenti si bilanceranno il rischio è che il nuovo Presidente della Commissione non sia uno di quelli indicati
 

Domenica 25 maggio toccherà all’Italia recarsi alle urne per il rinnovo delle istituzioni europee. Una data che chiuderà settimane di desolante campagna elettorale in cui gran parte dei partiti– http://francofrattinidiarioitaliano.blogspot.it/ – hanno fatto a gara per gettare fango e discredito sull’Europa. 

Si è detto tante volte che i toni sono alti perché sono deboli le idee. Ma la colpa è anche delle leadership. Si è fatta una campagna elettorale lontana dai problemi reali dei cittadini. Trasferte e incontri in cui si è parlato poco di Europa. E quando lo si è fatto – in pochissimi casi - è stato più per l’esigenza di cavalcare slogan populisti che vedono nell’UE un problema e non un’opportunità.

Si è persa la speranza. Si è smarrito il coraggio. Si è riscoperto l’egoismo contro la solidarietà.

So benissimo di essere in controtendenza, eppure resto ancora tra coloro che intendono difendere l’idea dei padri fondatori evitando che il loro sogno si trasformi in un incubo.

La verità è che non è il progetto europeo a non aver funzionato. La sfiducia o le crisi dipendono sempre da questioni politiche. L’Europa si è indebolita perché si sono indeboliti i leader e perché non hanno funzionato le soluzioni proposte sul tavolo a Bruxelles. 

Dov’è finito il sogno degli Stati Uniti d’Europa? Diciamolo: è certamente un argomento tutt’oggi snobbato e che non risparmia dagli attacchi della grande rete di Twitter o Facebook chi invece lo promuove. Sta qui la differenza tra un leader ed un capopopolo: il primo ha visione e progetti dietro a cui riesce a raccogliere i cittadini. Il populista, al contrario, asseconda la pancia, i bassi istinti e le paure della gente. Il primo guida, il secondo segue. Purtroppo, dispiace dirlo, non vedo ancora nessuna valida guida all’orizzonte. Non mi sembra, insomma, di vedere nuovi Delors. 

Addirittura i leader di partiti che si definiscono maggiormente europeisti hanno prediletto slogan del tipo “mai più lezioni da Bruxelles” piuttosto che “andremo in Europa con la schiena dritta”. Minima la differenza rispetto a chi urla "euro uguale moneta straniera”, o chi vorrebbe addirittura spazzare via l’Europa. Insomma, abbiamo un range di opinioni emozionali e non ragionate. Una drammatica realtà che potremo contrastare solo se lavoreremo a più solidarietà e unione politica.

Quando si parla di politica non si può tralasciare un dovere, specialmente se si parla di una realtà come quella europea che ha attraversato il big bang del grande allargamento del 2004, dell’entrata nell’euro o delle conseguenze della globalizzazione. La politica è tale se sa rispondere ad una domanda: qual è la ragione del nostro stare insieme?

Chi critica l’Europa sostiene che non ci sono ragioni per continuare con il percorso comune. Io, al contrario, ritengo che le ragioni ci siano, ma che occorra fare di più sulla strada della politica piuttosto che unicamente sulla strada dell’economia. La futura unione bancaria, ad esempio, è certamente irrinunciabile. Ma quando ne parliamo andrebbe precisato che il meccanismo di monitoraggio e di salvataggio è utile se serve a salvare le banche per salvare gli Stati. Se invece, com’è già accaduto, serve a salvare le banche perché si ricapitalizzino e non perché eroghino credito alle imprese, allora è comprensibile che anche un euroentusiasta come me si comincia a porre il problema della direzione in cui vuole andare l’Europa.

Pensare a stare insieme politicamente vuol dire pensare ad una politica europea sul lavoro e sul welfare - temi su cui gli Stati spesso vogliono gelosamente conservare la propria sovranità. Vuol dire saper governare certi meccanismi come l’allargamento: andiamo incontro ad un’atmosfera di nuova guerra fredda con la Russia dopo aver fatto credere che il partenariato orientale fosse la scorciatoia riservata ad Ucraina e Georgia per diventare membri dell’Europa e della NATO. Ricordiamocelo: le procedure di allargamento sono una cosa seria e non esistono corsie preferenziali! 

Stare insieme vuol dire pensare al tema della sicurezza e della difesa europee: è possibile che il documento strategico europeo sia ancora datato 2003? Ci rendiamo conto che siamo nel 2014, in un mondo totalmente cambiato, e l’UE non ha ancora aggiornato quel dossier!

Unione politica vuol dire anche più solidarietà sulle politiche migratorie: come lo giustifichiamo ai siciliani, che eroicamente aiutano a salvare le vite dei disperati, che l’UE risponde prima con un telex dicendo che la domanda pervenuta dall’Italia non è esaustiva, e poi sostiene che l’extra budget previsto per Frontex non è stato messo a disposizione per “ragioni procedurali”! Nel frattempo i morti si contano a migliaia. 

Stare insieme, ancora, vuol dire occuparsi di una politica integrata europea in materia di sicurezza energetica: un settore dove facciamo la faccia feroce ad est, quando poi sappiamo che non esistono le interconnessioni delle condutture del gas e del petrolio tra Paesi dell’Unione. In pratica, se la Slovenia resta isolata perché tagliano le forniture da est o interviene l’Italia o Lubiana rimane al buio. 

Stati Uniti d’Europa vuol dire parlare con una sola voce in politica estera. In Libia abbiamo vinto la guerra e stiamo perdendo la pace! Lo dissi nel 2011 quando ero ministro degli Esteri: il problema, dopo la caduta del regime di Gheddafi, sarà quello di evitare la partizione della Libia. Anche qui, chi ha mai visto Bruxelles in questi mesi dire una sola parola che andasse oltre un “facciamo gli appelli alla transizione democratica”! 

Lavorare per un’Europa migliore - #betterEurope, secondo il linguaggio di Twitter – vuol dire soprattutto non prendersi gioco degli elettori. Siamo proprio sicuri che dopo aver sbandierato le candidature delle famiglie europee al posto di Presidente della Commissione, possano essere davvero Juncker, Schulz o Verhofstadt ad ottenere quel posto? Francamente non ne sono per niente convinto: anzi, temo che – a maggior ragione se ci dovesse essere uno scarto di 5 o 10 seggi tra i partiti arrivati primi - ci ritroveremo di fronte alla solita “stanza segreta” che nomina un candidato di compromesso, defraudando elettori e Parlamento di questo potere decisionale. 

Anche qui: di chi è le colpa se non delle leadership. Che fine hanno fatto i veri leader? Piuttosto, quel che sta emergendo è una mancanza di legittimazione popolare degli stessi così come delle istituzioni europee. Il che vuol dire che la legittimazione del cosiddetto popolo sovrano alla fine potrebbe trasformare quello stesso popolo in euroscettico o addirittura eurocontrario. Se la ristretta élite di Bruxelles continua a rimanere tale, i populisti diventeranno la maggioranza in Parlamento con il rischio di paralizzarne i lavori.

Stati Uniti d’Europa ed unione politica vogliono dire questo: affrontare con coraggio le ragioni dello stare insieme per non dare nessuna chance ai nemici dell’Europa. Io non sono tra chi si arrende senza aver prima provato a lottare. Quando si parla di sogni non bisogna cedere mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio. Ecco perché continuo a credere nel sogno europeo e in una migliore Europa.
 


24.5.14 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Se non si dividono gli arrivi fra Stati, Frontex non serve


«L`Europa di fronte ai migranti esprime la globalizzazione dell`indifferenza»

Intervista al Sole 24 Ore
di Marco Ludovico

«L`atteggiamento dell`Europa di fronte all`ondata di migranti si può definire in un modo solo: globalizzazione dell`indifferenza. Ha proprio ragione, purtroppo, papa Bergoglio». Franco Frattini è stato vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia e agli Interni, oltre che ministro degli Esteri nei governi Berlusconi II e IV. «Nel 2006 abbiamo varato Frontex con grande entusiasmo» ricorda Frattini. Oggi gli ardori europei di allora sono ridotti ai minimi termini, mentre l`Unione affronta scenari umanitari drammatici, come quello dell`immigrazione, «tra gli egoismi statali cresciuti a dismisura con la crisi economica». 
 
L`esodo degli immigrati procede ininterrotto. Mentre su Frontex si lamenta scarsità di fondi. 
Siamo ormai al ridicolo. Si tirano in ballo questioni di procedura quando la verità è che la politica è del tutto assente. Il presidente Barroso è stato lasciato solo dai governi nazionali. 
 
Mai flussi dei migranti sulle coste italiane continuano da anni. Con il solito identico seguito di polemiche sempre uguali. 
Sì, ma quando nacque Frontex c`era un altro scenario, un altro clima. L`idea convinta era di istituire una guardia costiera europea. Avevo già pronto anche il modello di divisa: bluette con la doppia bandiera, europea e nazionale. Come avviene per la Nato. 

Fu affrontata l`ondata di migranti verso le Canarie. 
Erano migliaia di persone. Ma con dodici Stati europei impegnati a risolvere l`emergenza della Spagna. La Finlandia mandò un aereo. La Germania due elicotteri. La Francia con tre fregate pattugliava il Mediterraneo centrale. Nessuno o quasi si tirava indietro. 
 
Rispetto a oggi, un altro film. 
No, proprio un altro mondo. Il progetto di rilevazione satellitare di cui si parla adesso per monitorare le trasferte fin dai movimenti nel deserto africano era stato messo in campo quando io ero a Bruxelles e al ministero dell`Interno c`era Giuliano Amato. 
 
Ma perché Frontex non decolla? 
Nessuno accetta le nuove regole d`ingaggio, cioè una ripartizione degli immigrati in arrivo. La regola della convenzione di Dublino, cioè che lo Stato di approdo è quello che accoglie, non la si vuole cambiare. 
 
Eppure ci sono Paesi europei che hanno dimostrato negli anni una capacità di accoglienza insospettabile. 
Certo: tra il 2005 e il 2007 ci furono flussi di 20-30mila profughi iracheni che si spostarono in Libano e Giordania. In Europa la Svezia, soprattutto, ma anche l`Olanda, la Finlandia e la Danimarca fecero la loro parte. 
 
Oggi è l`Italia a fare la guardia costiera per quasi tutta l`Europa con la missione Mare Nostrum. E c`è chi chiede di ritirarla. 
Al contrario, Mare Nostrum è un assoluto dovere: evita e scongiura la morte di vite umane, innanzitutto. 

Ma nell`attesa molto improbile di una modifica della convenzione di Dublino, cosa si può fare? 
Aumentare in quantità i fondi europei destinati allo sviluppo della Somalia, dell`Africa subsahariana, del Sahel. E se proprio non si riesce a fare una ripartizione degli arrivi, almeno l`Europa aiuti davvero con i finanziamenti gli Stati in prima linea, come l`Italia, a garantire un`accoglienza dignitosa. 






16.5.14 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: l'Europa così com'è non va, ma indietro non si torna.


 Frattini: «Priorità immigrazione, lavoro e lotta all`evasione 
Usiamo i fondi Ue per sgravi fiscali a chi assume giovani» 

Intervista al quotidiano "Avvenire"


So di essere in controtendenza, ma credo che, rispetto a quanto scrivono i giornali, dobbiamo distinguere gli euroscettici dagli eurocontrari». Franco Frattini, ex commissario Ue e per due volte ministro degli Esteri, ha scelto da tempo di lasciare la politica attiva. 

E dal suo nuovo ruolo di osservatore esperto commenta: «Pensiamo al caso italiano: i due più grandi partiti, Pd e Forza Italia, aderiscono alle più importanti famiglie politiche europee, il Pse e il Ppe. Eppure nei fatti sono un po` euroscettici. Guardiamo il Pd, la forza che si definisce la più europeista. 

Qual è il suo slogan?
«Mai più lezioni da Bruxelles». Diciamo le cose come stanno: nessuno che si dica europeista- e tra questi mi ci metto anche io - sostiene che l`Unione Europea vada bene così com`è. Una cosa diversa sono invece gli euro contrari, come Le Pen in Francia, Geert VVilders in Olanda, o Nigel Farage in Inghilterra. Loro sono proprio contrari all`integrazione europea. Ma persino la Lega, che vuole uscire sì dall`euro, non è contraria all`Europa unita. 
 
Siamo tutti un po` euroscettici insomma. Ma che bisogna fare per superare questo scetticismo? 
Indietro non si può tornare. Ma in questi anni di attività internazionale sono giunto alla conclusione che c`è bisogno di maggiore integrazione in alcuni settori, mentre per altri c`è necessità di riportarli sotto la competenza dei governi nazionali. 
 
Può specificarli? 
Dove serve più Europa è nella politica estera e di difesa, nella politica energetica e nella politica bancaria, finanziaria e monetaria. Invece occorre meno Europa in tutti quei settori che riguardano la storia, le tradizioni, gli usi e le consuetudini dei singoli Stati sui quali, invece, sono state spesso dettate norme minuziose e capziose. Possiamo ancora pensare che Bruxelles si debba occupare della definizione della mozzarella di bufala italiana o delle aringhe affumicate finlandesi? Non sarebbe molto meglio che l`Ue si occupasse di avere un atteggiamento comune su questioni gravissime, come quella dell`Ucraina, o come la difesa della libertà religiosa, di cui non si sta più occupando? L`Europa ha avuto il Nobel per la Pace. Era un riconoscimento giusto, ma deve continuare a meritarselo. 
 
L`impatto delle crisi economica sull`opinione pubblica significa soprattutto una cosa: disoccupazione. L`Ue non può far nulla? 
Sul lavoro e sulla sicurezza sociale occorrono forme di consultazione e di collaborazione che arrivino a definire alcuni punti in comune, ma non si può pensare a una politica standard uguale per tutti. Il Welfare State che c`è nei Paesi scandinavi non potrà mai esserci nei Paesi come l`Italia, per una serie di ragioni, ma soprattutto perché la Finlandia ha 5 milioni di abitanti e l`Italia quasi 60. Tentare di omologare il sistema sarebbe un gravissimo errore. Dove bisognerebbe agire è per esempio sulla mano d`opera, riducendo le disparità. Se un cittadino bulgaro è disposto a lavorare per due euro all`ora e uno italiano non a meno di sette, è chiaro che si creano all`interno dell`Unione forme di competizioni eccessive e aumenta il rischio di delocalizzazione delle imprese. 
 
Allora non c`è nulla da fare? 
Ci sarebbe da fare un discorso serio sui fondi europei. E` possibile che siano impiegati con una finalità comune? Perché l`Unione non decide di impiegare la fiscalità europea per operare sgravi fiscali agli imprenditori che assumono giovani? Sarebbe una misura comune di grande impatto, coerente del resto con il principio della libera circolazione dei lavoratori. 

E agire sulla leva del fiscale? È possibile un fisco europeo? 
Anche qui: l`aliquota fiscale unica europea, nelle condizioni date, è una chimera, dato che esistono differenze tra Stati e Stati che arrivano persino a venti punti. Però si possono e si devono armonizzare le politiche di lotta all`evasione fiscale. Alcune norme prese dai governi nazionali, pensiamo alla limitazione dell`uso del contante che abbiamo in Italia, diventano inutili o addirittura controproducenti se non vengono estese a tutti gli Stati dell`Unione. 

C`è chi dice che l`Europa costi di più dei benefici che produce. 
Non è affatto così. Il discorso è lungo. Mi limito a fare due esempi tra i tanti. Si ha un`idea dei costi che ogni singolo Stato e gli imprenditori dovrebbero sostenere per ricostruire il sistema delle frontiere e delle dogane? E possiamo rinunciare al sistema satellitare europeo Galileo? Forse non molti sanno che Galileo è il più importante e il migliore sistema al mondo per la sicurezza, la meteorologia, la protezione dalle catastrofi. Quanto costerebbe il satellite italiano? 

La strage di profughi nel Mediterraneo è un buco nero dell`Ue… 
È una gravissima emergenza umanitaria, come ci ha ricordato papa Francesco, e uno dei settori dove l`Europa è mancata del tutto. Quando ero commissario, demmo vita al programma Frontex: c`erano uomini e mezzi di 13 Stati europei a pattugliare il Mediterraneo. Con il tempo, Frontex è stato svuotato. Non è solo responsabilità dei singoli Stati, ma anche delle regole d`ingaggio. Perché ora è stabilito che se i profughi vengono salvati da una nave spagnola o italiana poi deve essere la Spagna o l`Italia a ospitarli. È chiaro che così non funziona. Serve la revisione del Trattato di Dublino per ripartire equamente i profughi su tutti gli Stati dell`Unione. Il Mediterraneo è il confine di tutta l`Ue non degli singoli Stati che vi si affacciano. Sarebbe anche importante in questo dialogo tra civiltà aprire il sistema Erasmus, che tanto ha contribuito a formare coscienza europea nei nostri giovani, anche ai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. 

Ma le istituzioni europee non hanno necessità di riforme? 
È un discorso delicato, starei molto attento. Mettere mano alle riforme dei Trattati significherebbe aprire il vaso di Pandora dei referendum, degli scontenti nazionali, con il rischio di fare molti passi indietro. 

Ci sono voci che circolano sul fatto che né il candidato del Ppe Junker né quello del Pse Schulz diventeranno alla fine presidente della Commissione… 
Io invece mi auguro che il 26 maggio diventi presidente della Commissione l`esponente politico più votato dai cittadini europei. Capisco che ci sono dinamiche complesse, tra gli Stati e tra gli stessi organi dell`Unione, Commissione e Parlamento. Ma un cambio di cavallo, per quanto giustificato dalla necessità di un accordo tra i governi, sarebbe uno schiaffo inaccettabile per un`opinione pubblica e che ha già pochi motivi di entusiasmo verso l`Ue. 


15.5.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Europa: Atene e Roma possono e devono dare una svolta realista


Chi fa la morale all’Europa non risolve certo i problemi: le incognite si affrontano con realismo. Ecco perché mai come oggi dovremmo sentirci tutti greci: proprio come il motto scelto da Atene per la presidenza Ue, anche io credo che “solo uniti navigheremo oltre”.

Una presidenza coraggiosa e ambiziosa quella greca, che dovrà riuscire ad arginare egoismi, egocentrismi ed un sempre più pericoloso euroscetticismo che purtroppo rischia di dilagare come un virus alle prossime elezioni europee.
 
La guida di Atene, unitamente all’ingresso della Lettonia nell’area euro e alla libera circolazione dei lavoratori bulgari e romeni in tutti i Paesi Ue, sono tutti elementi che confermano il 2014 quale anno cruciale per Bruxelles. L'Europa, lo dicono i fatti, è viva e vuole andare lontano. 

 Atene e Roma hanno scelto: nell'urna elettorale di maggio metteranno più Europa. Perché prima la Grecia e poi l'Italia, vicine per confini, politiche, coraggio e ambizioni, possono e devono dare una svolta davvero realista ad un’Europa che deve essere sempre più politica e meno tecnica. Ma soprattutto, che deve tornare a tendere una mano ai popoli prima ancora che ai governi, tornando così a far prevalere sentimenti positivi e di orgoglio verso Bruxelles.

2.1.14 | Posted in , , , , , | Continua »

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