La spinta di Napolitano per una figura collaudata in Farnesina

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano visita la mostra sulla politica estera in SIOI in occasione dei 70 anni della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (20 ottobre 2014)

Il Quirinale chiede che si nomini velocemente il nuovo ministro Pistelli, più di altri, si avvicinerebbe ai requisiti richiesti


 «Io vedo che negli attuali leader politici, che hanno molta voce nella politica internazionale - perché oramai la politica internazionale la fanno i capi di Stato e di governo assai più dei ministri degli Esteri- si avverte una grave debolezza di cultura e di storia della relazioni internazionali». Infatti, «quando si aprono le grosse crisi internazionali» pare che alcuni di loro «non abbiano una conoscenza adeguata neppure dei precedenti storici». 

Questo ha sostenuto pochi giorni fa Giorgio Napolitano, in un discorso rivolto a una platea di giovani studiosi del Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale). In quel passaggio il presidente della Repubblica evocava lo speciale tipo di competenza che i diplomatici, e soprattutto i ministri degli Esteri, dovrebbero avere.

Ma la sottolineatura sull’attivismo dei premier mondiali, con i loro deficit di preparazione, rispetto a un ruolo che dovrebbe spettare soprattutto ai responsabili ufficiali della public diplomacy , la dice lunga su come la pensi a proposito dell’imminente cambio della guardia alla Farnesina. Per lui, insomma, la scelta di chi sostituirà Federica Mogherini dovrebbe imporre una figura dal profilo collaudato e autorevole. Meglio se da politico che da tecnico puro.


Un identikit che - di fatto - esclude dalla rosa dei candidati circolata negli ultimi tempi alcuni nomi di persone certo motivate, cariche d’entusiasmo e volonterose (quasi sempre giovani e, in più, donne, secondo lo schema renziano di non deflettere dal vincolo numerico delle quote rosa, gradito peraltro pure a Napolitano), ma magari imputabili di scarsa esperienza, se non di vero e proprio dilettantismo. 
Si sarebbe concentrato - e subito paralizzato - su questo nodo, ieri, il lungo faccia a faccia tra il premier e il capo dello Stato. Nel silenzio del Quirinale, scontato nella fase di un «primo scambio di opinioni», i boatos parlamentari accreditano la tesi secondo cui Renzi avrebbe proposto quattro ipotesi. Tutte femminili: 1. Marina Sereni, vicepresidente del Pd alla Camera; 2. Elisabetta Belloni, direttore generale della Farnesina per le risorse e l’innovazione; 3. Marta Dassù, ex viceministro; 4. Lia Quartapelle, trentaduenne neo-deputata e ricercatrice all’Ispi. Sarebbe poi emersa, nel colloquio, una candidatura subordinata: quella di Lapo Pistelli, attuale viceministro, che Napolitano preferirebbe perché sembra avvicinarsi di più ai requisiti d’esperienza e di standing internazionale che ha in mente.

Un rebus che il presidente della Repubblica avrebbe suggerito di risolvere rovesciando la prospettiva. Ossia: focalizzare in primo luogo i dossier più caldi che il nuovo ministro erediterà dalla Mogherini (crisi dell’Ucraina, Libia, Medio Oriente, immigrazione...) e, in parallelo, studiare i curricula più adeguati. Bisognerà procedere in fretta - ha raccomandato Napolitano - perché è impensabile che l’Italia non abbia un titolare in carica, e non ad interim, già nei prossimi giorni, quando a Bruxelles si insedierà la nuova Commissione europea. 

Entro oggi si vedrà il risultato di questo supplemento di riflessione. E forse si capirà qualcosa di più anche sul destino del percorso riformatore avviato dal governo. Un tema al quale Napolitano tiene moltissimo. Tanto che ieri, in un messaggio al congresso del Partito radicale, ha voluto esprimere «piena fiducia sul fatto che sarà possibile superare le difficoltà e gli ostacoli che sembrano ancora frapporsi alla conclusione del processo di riforma costituzionale e di altri essenziali processi di cambiamento».



31.10.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

SIOI - Napolitano, alcuni leader internazionali poco preparati


Si avverte grande debolezza di cultura internazionale

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è recato in visita a Palazzetto Venezia in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario di fondazione della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI).Dopo gli interventi del Presidente della SIOI, Franco Frattini, di Samuele Fazzi, vincitore dell'ultimo concorso per la carriera diplomatica e già studente SIOI, e della coordinatrice nazionale del movimento studentesco SIOI, Tanya Lanza, il Presidente Napolitano ha rivolto un saluto ai presenti.


"Il gusto della cultura delle relazioni internazionali ed il gusto della storia delle relazioni internazionali. Se mancano quelle grandi molle non si possono raggiungere risultati, ma non solo non li possono raggiungere i diplomatici, non li possono raggiungere i ministri degli Esteri tanto per essere chiari,né i massimi leader politici. E lo dico perché - me ne scuso - ma credo che negli attuali leader politici che hanno voce nella politica internazionale - perché la politica internazionale oramai la fanno assai più i Primi Ministri e i Capi di Stato che i ministri degli Esteri, si avverte una grave debolezza di cultura e di storia delle relazioni internazionali. E quando scoppiano crisi acute e gravi si ha talvolta l’impressione che da parte di chi fa la politica internazionale non si abbia spesso nemmeno una conoscenza adeguata dei precedenti di quelle stesse situazioni"

Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo alla Sioi (Societa' italiana per l'organizzazione internazionale). 

Nella circostanza, il Capo dello Stato ha inaugurato la mostra "1944-2014: i 70 anni della SIOI. Palazzetto Venezia racconta la storia della politica estera italiana", allestita nel Chiostro del Palazzetto.






20.10.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Visita del Presidente Napolitano in SIOI. Intervento di Franco Frattini


I 70 anni della SIOI. Cerimonia alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano
Intervento del Presidente Franco Frattini

- lunedì 20 ottobre 2014, Palazzetto Venezia -

Caro Presidente,

come ha avuto modo di avvertire visitando la mostra sui 70 anni della SIOI, le stanze di Palazzetto Venezia sono state per lungo tempo al centro della politica estera del nostro Paese. E’ tra queste mura ed in queste aule che sono stati decisi, per molti decenni, i destini dell’Italia e quelli di importanti iniziative internazionali. 

Penso innanzitutto a quel lontano 14 dicembre 1955 quando Roma fu tra i primi Paesi ad aderire al più grande manifesto di libertà e democrazia del mondo, le Nazioni Unite, manifestando, così, una coscienza nuova rispetto al regime antidemocratico che fino a qualche anno prima aveva occupato proprio questa sede.

Penso, ancora, alle idee e riflessioni qui nate e che hanno portato, nonostante un acceso scontro politico nell’Italia di quegli anni, all’adesione di Roma alla NATO, creando sin dal 1949 un legame indissolubile fra gli Stati Uniti, e la democrazia italiana. 

E’ grazie a uomini come Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Carlo Sforza – per citarne solo alcuni – che la politica estera italiana è riuscita a fare investimenti lungimiranti che hanno permesso al nostro Paese di riscattarsi, sino a diventare indiscusso protagonista degli eventi storici mondiali.


Il 1944 – anno in cui nasce la SIOI – è l’anno della riscossa per la politica estera italiana. Si riprendono, grazie al governo Bonomi, le relazioni diplomatiche ufficiali con le grandi nazioni democratiche e vengono nominati i primi ambasciatori nelle capitali. 

E’ l’anno in cui un gruppo di giovani giuristi ed internazionalisti dallo spirito libero, uomini di studio e di azione, profondamente legati ai valori della libertà e della democrazia, decide di manifestare un segno che non fosse quello dell’autarchia e del nazionalismo del “ventennio”, ed affermare che anche in Italia vi erano persone che credevano nella collaborazione tra i popoli. Tra questi, in prima fila mi piace ricordare le figure di Nicolò Carandini, Roberto Ago, Pasquale Chiomenti, Gaetano Morelli, Tomaso Perassi e Filippo Vassalli. 

Uomini che hanno saputo distinguere fra passioni politiche e il comune tessuto istituzionale. Uomini che hanno saputo conciliare partigianeria politica e senso delle istituzioni. Uomini e donne, fino ad allora in penombra, e da quel momento nobili tessitori di relazioni ed incontri internazionali che hanno fatto i libri di storia del nostro Paese. 



Non posso non ricordare, Signor Presidente, che nel 1946 Alcide De Gasperi volle che la SIOI presentasse la propria candidatura alla costituenda Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite – la World Federation of the United Nations (FMANU - WFUNA) – “per creare nel popolo italiano un interessamento alle finalità di cooperazione internazionale delle Nazioni Unite e, per provocare un movimento di opinione pubblica utile all’ammissione dell’Italia in seno al grande Consesso” (lettera di Alcide De Gasperi al presidente della SIOI Dionisio Anzilotti del 4 marzo 1946).

La SIOI divenne l’Associazione Italiana per le Nazioni Unite, e membro fondatore della Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite” (WFUNA), dieci anni prima dell’ammissione dell’Italia all’ONU.

La sua presenza qui, oggi, caro Presidente, è per noi un gesto umano ed un onore che sentiamo profondamente. Ma è anche un gesto storico. Perché rende ancor più intenso e prezioso il bagaglio dell’azione diplomatica del nostro Paese, così come la testimonianza che grandi leader del mondo e suoi predecessori - uomini come De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, fino alla visita del Presidente Ciampi nel 2004 – hanno voluto esprimere verso la storia, il prestigio e gli obiettivi di questo Istituto: primo tra tutti quello di diffondere la cultura di difesa della persona umana attraverso la ricerca e la formazione delle nuove generazioni.

E mi è particolarmente caro, Signor Presidente, ricordare oggi la Sua attiva partecipazione, dal 1987 al 1991, al Direttivo della SIOI, cui pure avevano partecipato, negli anni, Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Franco Calamandrei, Rodolfo Mosca, Franco Valsecchi, Roberto Ago, Norberto Bobbio.

Questi sette decenni raccontano grandi eventi, ma soprattutto grandi leadership. Uomini e donne che di fronte alle minacce e alle sfide politiche e geopolitiche hanno sempre mostrato intelligenza e straordinaria energia. Leader che guardavano al futuro e che certo hanno lasciato un’impronta sulla storia. Penso a Roosevelt, a Paul Henri Spaak, a Carandini e Cattani, La Pira, Gaetano Martino. Ma anche ad intellettuali come Jacques Maritain che qui alla SIOI espresse, in una memorabile lezione, alcuni dei pensieri che comunicava nei suoi colloqui con il Beato Papa Paolo VI. 

Guardare a queste personalità, tra cui Lei Presidente ha un posto che tutti Le riconoscono, rende purtroppo più stridente il contrasto con figure che oggi, in Europa e nel Mondo, faticano a comprendere e poi affrontare sfide e minacce della realtà contemporanea.

Come ha detto l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, anch’egli illustre frequentatore di questa sede, “i leader non sono responsabili dei sondaggi dell’opinione pubblica, ma delle conseguenze delle loro azioni”. Non vedremo il giudizio della storia domani mattina in televisione, ma sui libri di storia tra 50, 100 o più anni da ora.

Ecco perché abbiamo deciso di raccontare all’Italia ciò che voleva dire la politica estera. Perché occorre avere un archivio perenne di racconti che rischiano altrimenti di andare perduti. Occorre soprattutto portare alla ribalta ciò che era e sapeva essere il nostro Paese quando seppe ritrovare la sua dignità e, compiendo scelte giuste ed importanti, quando riuscì a proiettare la più bella e profonda immagine agli occhi del mondo. 

Lo testimonia il fatto che grandi leader europei come Mitterrand o Chirac abbiano deciso di fare visita a Roma, in SIOI, per raccogliere idee dai nostri intellettuali e dare avvio a quelle che sono poi divenute loro grandi scelte di politica. O il fatto che il ministro degli Esteri d’Israele Abba Eban, proprio a ridosso della guerra dei sei giorni, sia venuto a Roma, alla SIOI, per riflettere sulla crisi di quegli anni. O ancora che il Segretario Generale dell’OPEC sia passato da Palazzetto Venezia nei giorni della primi crisi petrolifera. E poi De Gasperi che incontra Gruber; oppure Carandini e Cattani che proprio in queste stanze hanno avviato la nascita del Partito Radicale. O, infine, la visita fatta alla SIOI da due Segretari Generali dell’ONU.

Sono solo alcune pillole di un’enciclopedia che questa sede è in grado di raccontare. A volte basta un attimo per dimenticare la storia, ma a queste stanze non basterà una vita per dimenticare solo uno di questi volti.

Noi oggi, caro Presidente, abbiamo la consapevolezza che nessuna revisione storica potrà mai cancellare cosa hanno fatto i protagonisti ritratti in questa mostra. Qui c'è la storia. Quella di un Paese e dei suoi leader che per il bene del proprio popolo chiedono a noi oggi di non banalizzare la loro azione, ma di incalzarla. Dimenticare sarebbe una grave sconfitta.

Da giovane come da adulto, da Magistrato così come da ministro degli Esteri, ho sempre ritenuto che le istituzioni siano come un vaso di cristallo prezioso, soffiato nei decenni da donne e uomini cui dobbiamo gratitudine. E che, come ogni cristallo prezioso, ciò che è stato con fatica costruito negli anni può andare in frantumi in un secondo, e non si ricostruisce più. 

Questo messaggio la SIOI continua a trasmetterlo ai ragazzi di oggi, ai nostri alunni ed ex alunni, due dei quali Le rivolgeranno un breve pensiero; ragazze e ragazzi che, nei decenni, hanno rappresentato e tuttora rappresentano oltre i due terzi dei diplomatici italiani, egregi servitori dello Stato cui Lei – è molto più modestamente io – ha sempre voluto esprimere sostegno ed incoraggiamento, anche in tempi di disillusione e preoccupazione.

Dopo settant’anni è ancora viva per noi la scalata del Palazzo e l’ingresso da una finestra di quel giovane internazionalista, Roberto Ago, che nel 1944 issò su questa facciata la bandiera dei diritti. Così come resta viva la voglia di osservare il mondo e di parlare ad esso attraverso quei modelli di libertà, apertura, tolleranza e competitività di cui l’Italia dovrebbe andar fiera. Perché come ha detto il suo predecessore Luigi Einaudi: “la libertà esiste se esistono uomini liberi, muore se gli uomini hanno l'animo di servi”. 

I settant’anni della SIOI sono la festa degli uomini di libertà. Grazie mille Presidente per essere un modello davvero speciale di libertà e per aver voluto dedicare il suo tempo per festeggiare con noi.




20.10.14 | Posted in , , , | Continua »

Visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in SIOI



Visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Palazzetto Venezia
per l’evento celebrativo dei settant’anni di attività della SIOI
(Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale)

Roma, Piazza San Marco 51 – Lunedì 20 ottobre, alle ore 17.00, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si recherà in visita a Palazzetto Venezia in occasione delle celebrazioni dei settant’anni di attività della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI)

Il Presidente Napolitano aprirà la mostra “1944-2014: i 70 anni della SIOI. Palazzetto Venezia racconta la storia della politica estera italiana”, allestita nel chiostro del Palazzetto. Seguirà l’intervento del Capo dello Stato, che sarà introdotto da un saluto di benvenuto del presidente della SIOI, Franco Frattini, e da due ragazzi che hanno frequentato la scuola

I giornalisti e i cine-foto-operatori interessati a seguire l’evento sono pregati di accreditarsi entro inviando i propri dati (nome, cognome, testata di appartenenza e qualifica) all’indirizzo di posta elettronica relazioniesterne@sioi.org (tel 06.6920781)


I giornalisti e i cine-foto-operatori accreditati potranno accedere a Palazzetto Venezia dall’ingresso di Piazza San Marco 51  


15.10.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Così sfociano nel grottesco i tentativi di delegittimare il Quirinale


Sole 24 ore

La Corte d'Assise ha interrotto la brutta commedia in scena nel teatro dell'assurdo dove qualcuno immaginava di trasformare la testimonianza di Giorgio Napolitano in un festival mediatico alla presenza di Riina e Bagarella. L'intenzione nemmeno troppo dissimulata era di fare del presidente della Repubblica, nell'immaginario collettivo, il vero «boss dei boss», derubricando il ruolo dei mafiosi imputati a quello di semplice manovalanza o poco più.

In questo drammatico ribaltamento dei ruoli, a uscirne a pezzi erano ovviamente le istituzioni. Ma si capisce che da tempo a Palermo l'obiettivo di chiarire la verità dei fatti, ossia eventuali obliqui rapporti fra pezzi dell'apparato statale e ambienti di mafia, si lega alla tentazione di imporre con il massimo fragore possibile uno schema pre-definito: ossia la tesi secondo cui i veri mandanti o complici della mafia occupano posizioni insospettabili nel cuore dello Stato. Una tesi politica, per non dire ideologica, i cui effetti immediati sono le scie velenose destinate a inquinare la percezione che i cittadini hanno delle istituzioni e a impedire di fatto quel recupero di credibilità che resta indispensabile per tamponare la disgregazione della vita pubblica.

Rispetto a tale insidia la pronuncia della Corte ha evitato l'oltraggio esplicito al Quirinale, ma non ha cancellato il tentativo di delegittimazione che proseguirà in varie forme e in diverse fasi. È un tentativo che si può interpretare anche come la coda di un'attitudine politica quasi esaurita nel paese, ma che è stata in grado per anni di condizionare l'opinione pubblica e di esercitare una sorta di egemonia su certe correnti della sinistra. La teoria del «doppio Stato», secondo cui il vero volto delle istituzioni o degli apparati statali è quello oscuro e criminale nascosto sotto una falsa facciata di convenienza, ha prodotto non pochi danni. Soprattutto ha tagliato le radici culturali di una sinistra che via via aveva perso l'ideologia e in qualche caso anche gli ideali.

Oggi bisogna dar ragione a Orfini, presidente del Pd, quando dichiara che questa sinistra, o quel che ne resta, «è ormai in crisi irreversibile». Si riferisce alla grottesca battuta di Sabina Guzzanti su “twitter”, con la quale si esprimeva solidarietà a Riina e Bagarella. È probabile che l'attrice abbia voluto soprattutto fare pubblicità a un suo film che incontra qualche difficoltà nelle sale. E tuttavia c'è una logica nella sua frase: il tentativo giudiziario-mediatico di mettere le istituzioni sul banco degli imputati e di criminalizzare in un modo o nell'altro i singoli, da Nicola Mancino agli ufficiali dei carabinieri, gettando fango anche su Napolitano, porta a conseguenze estreme.

Appunto a considerare i mafiosi, anche se si chiamano Riina e Bagarella, quasi delle vittime del sistema meritevoli di una parola solidale. Tutto è paradossale, naturalmente. Un gioco di specchi in cui si può sempre dire che quella frase non va presa sul serio perché ricade nella licenza artistica attribuita alla satira. Ma nel frattempo il messaggio è filtrato. È plausibile che questa sinistra, se di sinistra si tratta, sia ormai solo auto-referenziale. Tuttavia può essere cancellata solo da una politica seria. Una riforma della giustizia senza sudditanza psicologica verso le corporazioni è senza dubbio la strada giusta. Anche qui Renzi ha in mano le carte giuste, se avrà il coraggio di giocarle senza farsi intimidire.

11.10.14 | Posted in , , , | Continua »

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