L'Intervista: «Non si possono uccidere lupi e orsi» Il ministro Costa impugna la legge


Le due province autonome di Trento e di Bolzano hanno approvato due leggi che consentono di poter abbattere gli animali senza avere l’approvazione a livello centrale.



di Alessandra Arachi 

 Ministro Sergio Costa ha visto cosa è successo con i lupi e con gli orsi in Trentino Alto Adige? «Ahimè sì. Hanno deciso di abbatterli». 

E lei come ministro dell’Ambiente vuole intervenire in qualche modo? 

«Io come ministro della Repubblica ho il dovere di intervenire. Quelle due leggi violano un principio costituzionale». 

E quindi cosa farà? 

«Sono obbligato a chiedere l’impugnazione dei provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale. Anche se ...». 

Anche se cosa ministro? 

«Mi domando: dobbiamo arrivare per forza a questo punto? Per questo chiedo ai due presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano se possono pensare di fare altrimenti» 

Cosa intende dire? 
 «Intendo: per risolvere il problema dei lupi e degli orsi nelle loro province autonome hanno come modo soltanto quelli di abbatterli?» 

E’ una domanda retorica la sua? 
«Certo. Basta vedere il piano lupo elaborato dall’Ispra che è arrivato ad un soffio dall’approvazione».  

E cosa si vede in quel piano? 
«Ci sono ventidue azioni per regolare il rapporto uomo lupo». 

E quindi? 
«Invito i due presidenti di Trento e Bolzano a fare un passo indietro. A ritirare quelle leggi che forse non sono state ancora nemmeno pubblicate sul bollettino. Poi li invito a venire a Roma, dove con l’Ispra potranno trovare le soluzioni per i loro lupi e i loro orsi. Ce ne sono davvero molte per regolamentare il rapporto con l’uomo». 

E se non succedesse tutto questo? 
«Ho già detto: devo impugnare le loro leggi davanti alla Corte Costituzionale. Il lupo è una specie protetta, un patrimonio per l’Italia». 

Lo fa soltanto perché è obbligato a farlo? 

«Sono obbligato a farlo come ministro e sento il peso come uomo Sergio. Stiamo parlando di vita e di morte. Perché dobbiamo uccidere gli animali che sono esseri viventi?» 

Quindi lei non è favorevole nemmeno alla caccia? 
«Per la caccia c’è una legge riconosciuta dallo Stato. Quindi come ministro della Repubblica sto con la legge». 

Ma in forma privata sarebbe contrario? 
«Non è importante qui la forma privata. Il cacciatore che si mantiene dentro la legge lo rispetto». 

E quello che non segue la legge? 
«Il bracconiere? Alcuni commettono dei reati orribili contro gli animali. Come accecare i cardellini per far sì che richiamino i loro simili. O andare a caccia durante i periodi dell’accoppiamento. O andare a caccia dei piccoli con le mamme. Veri crimini». 

Cosa vuole fare? 
«Sto pensando di inasprire le pene contro di loro innalzando il livello dei reati, passando da contravvenzionali a delitto». 

Cosa prevede il reato delitto? 
«Si innalza il livello penale, si prevede anche la reclusione». 

Quindi carcere per i bracconieri? 
«Sì, possiamo dirla così. Anche se nel programma di governo è previsto pure un intenso programma di prevenzione». 

Che vuol dire? 
«Che voglio aumentare così tanto i controlli per scovare i bracconieri che alla fine questi controlli devono essere vissuti dai bracconieri come deterrenza preventiva». 

Cioè? 
«Che alla fine non vanno a sparare senza regole per paura di essere beccati». 

Come fa ad aumentare i controlli? 
«Aumento la rete coinvolgendo le polizie locali. Ovvero le polizie municipali, provinciali, metropolitane.Anche i carabinieri forestali che agiscono sul territorio». 

Pensa di riuscirci? 
«E’ molto importante che questo succeda. Ci sono reati commessi dai bracconieri che sono davvero odiosi. Ci sono bracconieri che non esitano ad entrare e a sparare senza regole nei parchi nazionali, nelle aeree protette. E anche contro di loro che intendo innalzare il livello del reato, indurire le pene fino ad arrivare al carcere».

9.7.18 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

#UNITIPERLORO Evento: AnimaAmbiente - Antropocentrismo la malattia, biocentrismo la cura?

Coordinamento #UNITIPERLORO e SIOI con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 













CONFERENZA
 “AnimaAmbiente” – Antropocentrismo la malattia, biocentrismo la cura?

Venerdì 1 dicembre 2017 dalle ore 15 alle 19 
SIOI, Salone delle Conferenze 


Introduzione 
Franco Frattini, Presidente della SIOI 

“Il futuro dell’orso e dei grandi predatori tra verita’ mai raccontate e disinformazione mediatica” 
Davide Celli, Scrittore, Giornalista e Presidente dell’Associazione LEGIO URSA 

“Il lupo tra fiaba e realta’:”Il mondo visto con gli occhi del lupo” 
Ethel Onnis, Naturalista Progetto “L’arte nell’essere lupo” 

“Conservazione del lupo: basi scientifiche e elementi sociali e culturali di una difficile sfida” 
Dott. Piero Genovesi, responsabile ISPRA conservazione e gestione patrimonio faunistico nazionale 

“Il mare malato” 
Francesco Saverio D’Aquino – Sea Shepherd 

“DNA intrappolati: l’incubo concreto degli statutari 
Daniele Tedeschi, BSc Phd, Coordinatore scientifico OSA, Direttore Scientifico Progetto Genobioma 

“Violenza sugli animali e pericolosità sociale” 
Francesca Sorcinelli-Presidente di Link Italia 

“Buono, sano e vegano…” 
Dott.Maurizio Conte, pediatra

 “Presentazione progetto Cuori in Corsa” 
Giacomo Lucchetti, Motociclista sportivo 

 “Diritti animali e rovesci umani” 
Luigi Lombardi Vallauri, filosofo e scrittore 

Conclusioni, lettura manifesto, obiettivi. 

Comitato #UNITIPERLORO: Andrea Cisternino, Riccardo Lagana’, Elisabetta Strano, Leonardo Rania

Per partecipare all'evento: scrivere all’indirizzo: stampa@sioi.org oppure registrarsi sul sito: www.sioi.org


16.11.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Orsa Kj2, la Procura di Trento apre un’inchiesta per “uccisione di animali senza necessità”

Orsa Kj2, la Procura di Trento apre un’inchiesta per “uccisione di animali senza necessità”
Guido Minciotti 





Aperto dalla Procura di Trento un fascicolo a carico di ignoti in relazione all’abbattimento dell’orsa Kj2, disposto dalla Provincia autonoma di Trento. Il reato ipotizzato è quello di uccisione di animali senza necessità, art. 544 bis del codice penale. L’orsa, che secondo le indagini genetiche il 22 luglio aveva aggredito un 70enne nella zona dei laghi di Lamar, a Terlago, in Trentino, e nel 2015 si era resa responsabile di un’altra aggressione, è stata uccisa pochi giorni fa dalla forestale locale in attuazione di un’ordinanza di cattura o abbattimento del presidente Ugo Rossi. Ne abbiamo scritto qui su 24zampe. L’inchiesta è stata avviata dopo la presentazione di una relazione redatta dal Corpo forestale provinciale in cui vengono precisati i motivi dell’abbattimento. Secondo i forestali, alla base dell’intervento c’era il rischio di non potere salvaguardare la salute pubblica di fronte alle possibili nuove aggressioni da parte del plantigrado. Inoltre, pare ci fossero problemi tecnici per provvedere all’eventuale cattura in quanto sarebbe stato difficile avvicinare l’animale in modo da sedarlo. Sarà ora il procuratore di Trento, Marco Gallina, ad esaminare la relazione. Al momento non sono stati depositati esposti da parte delle associazioni animaliste, anche se sono state annunciate. A fronte delle spiegazioni di Rossi dei giorni scorsi, (“Quando il pericolo sale oltre ad una certa soglia, si procede all’abbattimento anche per garantire la sicurezza delle persone” e “non siamo qui a gioire per l’abbattimento, ma meglio commentare questo tipo di soluzione che qualcosa di ben più grave”), sul Trentino si è abbattuta una bufera mediatica innescata dalle reazioni degli animalisti all’abbattimento di Kj2. Su 24zampe abbiamo registrato le reazioni delle associazioni qui e qui. L’Enpa è arrivata a chiedere le dimissioni di Ugo Rossi e del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. L’Aidaa ha inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, per chiedere al Parlamento europeo di condannare “senza se e senza ma il folle gesto del presidente della Provincia di Trento”. Sui social network, infine, si sono registrati toni molto accesi con attacchi personali al governatore Rossi e appelli al boicottaggio turistico e economico del Trentino, ancora senza riscontri. 


Abbiamo scritto spesso dell’orsa Kj2 su 24zampe. Chi fosse interessato può cercare altri post scrivendo “Kj2” nell’ottimo motore di ricerca del blog.


19.8.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Ferdinando Rollando: Il racconto di un istante

Nando: 4 marzo 1962 - 9 luglio 2014 



Ferdinando Rollando, per noi amici "Nando è scomparso nel luglio 2014 tra quelle montagne "di oro zecchino" che lui amava così tanto.

Oggi nel giorno del suo compleanno voglio ricordarlo ancora e condivido con emozione il video realizzato per lui dal fratello.



"Il tempo mi ha inseguito a lungo e non mi ha mai trovato. Avevo scattato una foto per ogni minuto...
E guardavo sul ghiaccio il riflesso del cielo infuocato quasi che qualcuno l'avesse davvero creato..."
Ciao Nando, la nostra idea sopravviverà e "troverà la strada a un nuovo ritorno". Parola di un amico. Tuo e della montagna. Sempre.

Franco Frattini















Ma la neve ha mosso il sorriso
Luglio 2014


Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho ritrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 


Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







4.3.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

K2 60 anni dopo - “Siamo in vetta!” Il video con l'urlo di gioia di Cucchi

Missione italo pakistana sul K2: 26 luglio 2014

“K2 expeditation zindabad!”. “Siamo in vetta!”. 60 anni dopo l’eroico arrivo in vetta di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, l’urlo di gioia della nuova spedizione sul K2 si leva in lingua italiana e pakistana. L’entusiasmo è incontenibile. E’ l’ultimo giorno di Ramadan. Gli alpinisti pakistani che hanno seguito il digiuno, nonostante le difficili e ardue condizioni per scalare la montagna, non avvertono più la fatica. Vogliono vivere appieno questo momento storico e festeggiare tutta la notte al campo base con il team italiano guidato da Agostino Da Polenza. 

L'URLO DI CUCCHI: "SIAMO IN CIMA! SIAMO IN CIMA!" (il video)

“Ti vedo sempre più italiano”, dice l’ambasciatrice del Pakistan a Roma, Tehmina Janjua, rivolgendosi a Muhammad Taqi, capo spedizione del team di Islamabad. L’occasione è un collegamento video via Skype organizzato dal Reale Circolo Canottieri Tevere Remo con il campo base del K2. Invitato anche l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, appassionato di montagna, ma anche forte sostenitore del dialogo interculturale e delle relazioni bilaterali tra Italia e Pakistan. “L’Italia e il Pakistan hanno un rapporto speciale, che ha origine dal K2 e spazia tra cultura, scienza, sviluppo sostenibile e ambiente. Ne è esempio, ancora una volta, il Comitato EvK2Cnr che da anni opera in Karakorum su diversi fronti con importanti progetti di cooperazione”.

Gerardo Pelosi, Tehmina Janjua e Franco Frattini in collegamento video dal Reale Circolo Canottieri Remo con il campo base
Frattini chiede ad “Agostino” di raccontare l’emozione del team. “Si è trasformata in una fuga ciclistica”, risponde Da Polenza. “I ragazzi non vedevano l’ora di arrivare in vetta”. Michele Cucchi, guida alpina di 44 anni di Alagna Valsesia è l’unico italiano della spedizione K2 60 Years later ad essere arrivato in vetta al K2. “Quando sei su l’emozione è troppo forte. Ma non devi dimenticare che sei e a metà strada. Da lì inizia la discesa”.

IL VIDEO UFFICIALE DELLA SPEDIZIONE


Della spedizione italo-pakistana organizzata dal Comitato EvK2Cnr, insieme a Cucchi, hanno fatto parte anche Simone Origone (che giungerà sino a quota 8200 prima del ritiro), e Daniele Nardi che si è fermato a campo 4 per dedicarsi a foto e video e Maurizio Gallo al campo base. Sei, invece, i membri della spedizione pakistana: Hassan Jan, Ali Durani, Rahmat Ullah Baig e Ghulam Mehdi, Ali e Muhammad Sadiq, guidati da Muhammad Taqi.

Una volta giunti in vetta Cucchi e gli alpinisti pakistano hanno piantato insieme la bandiera italiana con quella verde con mezzaluna bianca. “Pakistani zindabad!”. “Siamo in cima!!!”. Sono le 4.30 del 26 luglio. Un grido liberatorio che contiene tutta l’emozione, la fatica, lo sforzo estremo di una nuova missione che rimarrà alla storia.

In questo giorno di festa non vanno tuttavia dimenticati tutti gli uomini di coraggio che negli anni hanno perso la vita su quella montagna. Da ultimo lo scalatore spagnolo Miguel Angel Perez.

Infine, un ringraziamento al Comitato EvK2Cnr per averci messo a disposizione questi video.

1954 - 2014: i 60 anni della montagna italiana
I due capi spedizione: Agostino Da Polenza (Italia) e Muhammad Taqi (Pakistan)
31 luglio 1954
Le due spedizioni a confronto: 26 luglio 2014 - 31 luglio 1954
Il gruppo della spedizione del 2014
K2: "la montagna degli italiani"
Il campo base
Il team italo-pakistano


31.7.14 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Dopo 60 anni la vetta del K2 resta italiana e pakistana: lunedì 28 luglio collegamento video con il campo base


Lunedi 28 giugno alle 18 i soci del Reale Circolo canottieri Tevere Remo festeggeranno insieme all'ambasciatore del Pakistan e ai rappresentanti di Cnr Cai e Societa' Geografica il "Diamond Jubilee" del K2 ossia i 60 anni della conquista italiana della seconda piu' alta vetta del mondo. 

Il RCCTR gia' nel 2010 tenne a battesimo una delle prime iniziative del Club Alpino Pakistano per la creazione di Rescue Team. Da allora una targa con i colori sociali e' affissa a 6000 mt al passo Gondagoro La davanti alla piramide del K2. Il comitato EVK2Cnr che ha organizzato la spedizione quest'anno prevede che a salire in cima siano alpinisti pakistani in un gesto simbolico di restituzione della grande montagna a quel Paese che 60 anni fa concesse all'Italia (invece che agli Stati Uniti) i diritti di salita.

 In occasione dell'incontro e' previsto un collegamento video con il campo base del K2 per interviste agli alpinisti italiani e pakistani guidati dal presidente del Comitato EVK2 Cnr Agostino Da Polenza.



Nell'estate del 1954 il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi aveva trasformato la missione K2 di Ardito Desio in un'operazione dal forte significato politico. L'Italia uscita piegata dalla guerra aveva bisogno di una grande impresa di successo per riaffacciarsi con orgoglio e dignità sul palcoscenico internazionale. Gli americani che avevano compreso il significato di quello sforzo italiano cedettero il passo all'Italia nella richiesta al governo pakistano dei diritti di salita. Da allora Roma e Islamabad hanno sempre collaborato nel settore alpinistico, così come in quello ambientale e sociale, per la tutela del Karakorum e del ghiacciaio del Baltoro.

Una collaborazione che ha vissuto la notte scorsa il momento più emozionante, quando gli alpinisti italiani aiutati da un gruppo di sherpa nepalesi hanno spianato la strada della vetta del K2 a un gruppo motivatissimo di alpinisti pakistani. Dopo 60 anni la «montagna italiana» del Duca degli Abruzzi e di Desio torna ai suoi padroni, al Pakistan. Il modo migliore per festeggiare l'impresa che portò il 30 luglio del '54 Lino Lacedelli e Achille Compagnoni in vetta alla seconda vetta più alta del mondo e che neppure la controversia con Walter Bonatti è riuscita a ridimensionare.

Così la notte scorsa Hassan Jan, Ali Durani, Rahmat Ullah Baig e Ghulam Mehdi, Ali e Muhammad Sadiq sono arrivati in vetta al K2 senza uso di ossigeno. Sono i sei pakistani membri della spedizione K2 60 years later organizzata dal comitato EVK2 Cnr. Con la bandiera verde con mezzaluna bianca piantata in vetta gli alpinisti hanno gridato: «pakistani zindabad! K2 expeditation zindabad! Evk2cnr zindabad!».

Si tratta della prima spedizione ufficiale pakistana realizzata con il supporto dell'Italia e di EvK2CnR. Del team fanno parte Michele Cucchi, Simone Origone e Agostino Da Polenza che segue dal campo base. Ad aprire la via lungo il collo di bottiglia e il traverso si sono alternati gli sherpa con l'ossigeno e quattro pakistani: Hassan Jan, Ali Durani, Rahmat Ullah Baig e Ghulam Mehdi raggiunti in salita da Ali e Muhammad Sadiq. Simone Origone ha raggiunto quota 8200 circa e ha fatto rientro a campo 4 con Muhammad Hassan.«Avevano tanta di quella voglia di salire – ha commentato Agostino D Polenza, presidente dell'Associazione italiana EvK2Cnr, che sta dirigendo la spedizione dal campo base del K2 - di dimostrare il loro valore sulla loro montagna, che l'arrivo in vetta si ètrasformato in una fuga ciclistica. Davanti sherpa e pakistani. I primi con ossigeno gli altri senza. Si alternano in testa a battere la neve, a tratti fonda, dopo il traverso a 8200 metri che insieme hanno attrezzato con una corda fissa per mettere in sicurezza la discesa».


Unica nota un po' triste. I 60 anni ossia il «Diamond Jubilee» della conquista italiana del K2 sono passati quasi in silenzio in Italia, nessuna occasione pubblica e istituzionale, comunque nulla di comparabile con i festeggiamenti dell'anno scorso nel Regno Unito per il «Diamond Jubilee» dell'Everest.


27.7.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Ma la neve ha mosso il sorriso.



Ma la neve ha mosso il sorriso


Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho riotrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 
 

Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







24.7.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

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