Grave se forze politiche cercassero di influenzare Corte Costituzionale

Sarebbe grave se le forze politiche cercassero di influenzare la decisione che la Corte Costituzionale si appresta a prendere tra qualche giorno e che ha come obiettivo la legge elettorale ed i quesiti che chiedono l’abrogazione del cosiddetto “porcellum”.
Sarebbe grave perché milioni di italiani hanno chiesto di apportare cambiamenti all’attuale legge. Quindi, nel rispetto di quella volontà popolare, 1,2 milioni di firme, dobbiamo lasciare che sia la Corte a decidere per l’ammissibilità o meno.

Credo che, in ogni caso, dovremmo considerare archiviata l’attuale legge elettorale. Perché i suoi principi hanno consentito di portare in Parlamento candidati che altrimenti non sarebbero stati eletti, sottraendo ai cittadini il diritto di scegliere chi dovrà rappresentarli, e alimentando azioni demagogiche contro la buona politica, tanto necessaria all’Italia di oggi.

Si fa sempre più necessario, quindi, quel fronte unitario di forze politiche che si impegnino direttamente, senza imposizioni dall’esterno, per dar luogo ad un’agenda di riforme istituzionali che veda, in primis, il cambio dell’attuale legge elettorale.

La politica ritorni alla possibilità di decidere, e decidere bene. Il che vuol dire restituire al cittadino la possibilità di scegliere i propri candidati, evitare la cooptazione dei rappresentanti politici, garantire la trasparenza delle candidature e soprattutto salvaguardare quel principio fondamentale che si è stabilito dal ‘94 in poi secondo cui il cittadino sceglie i rappresentanti e allo stesso tempo indica il premier, la coalizione che lo sostiene ed il programma di governo, in modo da evitare trasformismi e ambiguità che in passato hanno fatto tanto male all’Italia e al debito pubblico.

6.1.12 | Posted in | Continua »

L'eventuale condanna di Mubarak non farebbe onore al nuovo Egitto

L’eventuale condanna a morte di Mubarak, accusato insieme ai suoi collaboratori di aver ordinato di sparare e uccidere manifestanti durante la Rivoluzione del 25 gennaio, non farebbe onore al nuovo Egitto. Perché la conquista della democrazia non può passare attraverso la morte.

Abbiamo accolto la primavera araba come una prova di maturità di alcuni Paesi a voler sostenere - in alcuni casi con successo – il risveglio delle libertà fondamentali e la rivolta contro antiche oppressioni. Abbiamo dato la nostra fiducia a coloro che hanno rotto uno schema rigido e fino ad allora difficilmente sovvertibile, e che hanno provocato una scossa positiva per il futuro politico e sociale  dei Paesi arabi all’insegna della democrazia e della cultura dei diritti. I social network, simbolo dei tempi che cambiano, sono diventati nell’ultimo anno il nucleo di una società in evoluzione.

La primavera araba ci ha dimostrato quanto possa essere forte e inarrestabile l’autodeterminazione dell’individuo e che nessun leader politico può restare al potere a scapito del suo stesso popolo.
Alla luce di questi cambiamenti, oggi chiedo all’Egitto, laddove la situazione resta purtroppo ancora pericolosamente confusa – di provare a far sentire questa prova di maturità, di guardare avanti anziché al passato e di vietare che venga inflitta una punizione disumana e crudele, come la pena di morte, all’ex presidente Hosni Mubarak.

Ho sempre e fermamente sostenuto l’abolizione della pena di morte come il fondamento di ogni democrazia.  Non è la soluzione, e molti esempi recenti possono confermarcelo. Oggi l’Egitto e gli egiziani hanno la possibilità di puntare verso un obiettivo inestimabile di civiltà. Ed è per questo che continuo ad avere fiducia in loro, così come ho fiducia nelle nostre istituzioni, il Ministero degli esteri in primis, affinchè in coerenza con le battaglie ed i successi ottenuti dall’Italia negli ultimi anni, possano continuare a battersi contro la pena di morte e possano aiutare gli egiziani a colmare questa lacuna nel rispetto universale dei diritti umani.
Franco Frattini

LA NOTIZIA
Il Cairo, 4 gen . - Al processo in corso presso l' Accademia di Polizia del Cairo a carico di Hosni Mubarak per omicidio e corruzione, la Procura Generale egiziana ha chiesto la pena di morte per l' ex Rais, per Habib al-Adly, gia' ministro dell' Interno, e per altri sei co-imputati, tutti comandanti delle forze di sicurezza sotto il passato regime . L' accusa nei loro confronti e' quella di non aver evitato l' uccisione di 850 manifestanti a partire dal 25 gennaio scorso e nei giorni successivi, in occasione delle proteste di piazza che l' 11 febbraio avrebbero infine condotto alla caduta diMubarak . Secondo il procuratore capo Mustafa Sulayman, infatti, l' ex presidente dell' Egitto non diede di persona l' ordine di uccidere, ma non impedi' al proprio ministro dell' Interno di far sparare sulla folla, e non lo destitui' una volta conosciuti i fatti . Quanto ad Adly, a parere di Suleyman sussistono prove inconfutabili della sua colpevolezza, suffragate dalle testimonianze di alti gradi delle gerarchie del dicastero: la strategia del ministro fu di affrontare i dimostranti con qualunque mezzo . La Procura ha inoltre lamentato la scarsa collaborazione alle indagini da parte di vari organi statali, come lo stesso ministero dell' Interno e l' Autorita' per la Sicurezza Nazionale . Dalla richiesta della pena capitale sono stati esclusi solo i figli di Mubarak, Alaa e Gamal, nella circostanza finiti alla sbarra unicamente per corruzione .

4.1.12 | Posted in | Continua »

Il governo impari lo slalom


L' ex titolare degli Esteri e maestro di sci 
«Ministro caduto sulle piste? Il governo impari lo slalom» 
Frattini commenta l' infortunio del responsabile della Difesa: colpa dei dilettanti allo sbaraglio
La Lega ora strilla, ma i suoi veti furono letali per l' esecutivo
di Paola Setti

Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola si è lussato la spalla sciando.
«Fra l' altro a Canazei, a due passi da dove sono io. Abbiamo fatto lunghi anni assieme: lui è un esperto, ed era sempre il primo a svegliarsi».

A lei non sarebbe successo.
«Può capitare a tutti. Uno sconsiderato gli è andato addosso».

Glielo avrà mica mandato lei?
«Ah ah, no, io gli avrei mandato un muro di protezione! Il problema è che è pieno di sciatori inesperti, che pensano di poter domare le nevi e commettono imprudenze».

Sta parlando degli sciatori o dei tecnici al governo?
«Beh, di certo il governo deve sciolinare bene i suoi sci per guidare l' Italia verso il traguardo della ripresa».

Tradotto?
«Non potrà esserci solo la stangata, serve una forte manovra perla crescita. Noi del Pdl abbiamo dato al governo le bevande energetiche che si danno agli atleti al cancelletto di partenza. Ora siamo controllori di gara. Ma sta a loro vincere la coppa».

Mario Monti e lo slalom.
«Vedo due porte più strette. La prima è la chiusura del sindacato, malgrado gli appelli alla coesione di Napolitano. Monti dovrà confrontarsi, ma non potrà fermarsi in mezzo alla pista, le riforme vanno fatte».

La seconda porta?
«È di Bersani, che su pensioni e lavoro ha molti guai in casa».

Ha dimenticato lo slalom del Pdl...
«Noi dobbiamo dare la crema di arnica, quella per le contusioni, a molti nostri colleghi, che patiscono il sostegno al governo».

C'è poi quel problemino delle alleanze: Udc o Lega?
«La Lega sta esagerando, gli insulti a Napolitano sono francamente fuori luogo. Cerca di catturare il consenso a buon mercato di chi si sente tartassato. Ma dimentica che la stangata era necessaria, e che un conto è prendere i voti, altra cosa è governare».

È un addio?
«Non vedo perla Lega un' alleanza alternativa al Pdl. E non ce lo vedo Maroni, fino a pochi mesi fa ministro apprezzato per il suo equilibrio, all' opposizione con Di Pietro, Vendola e i grillini».

Come dire: ci inseguano loro?
«Devono fare una riflessione sui loro errori. Se non ci avessero osteggiato su riforme strutturali come quella delle pensioni, il governo Monti non sarebbe stato così necessario».

Voi intanto corteggiate l' Udc.
«Lega e Udc non sono incompatibili, ci si allea su basi politiche».

Casini ha sempre detto che il suo problema non era il Pdl, ma la premiership di Berlusconi. E Berlusconi dice che non si ricandida.
«Casini poneva una pregiudiziale offensiva sulla persona, che noi abbiamo sempre respinto. Berlusconi resta il nostro leader di riferimento».

Però?
«Sui contenuti i punti di contatto sono molti, e possiamo approfittare di questi mesi, credo fino al 2013, per quella costituente popolare che è poi il progetto di Alfano, e che ha il mio convinto sostegno».

E poi farete le primarie.
«Saranno il nostro slalom speciale. Dobbiamo evitare che si trasformino in competizione fra correnti».

«È il punto in sospeso più delicato. A livello locale in molti casi avrebbe senso farle di coalizione».

A livello nazionale ci sarà anche Frattini?
«Moltiplicare le candidature indebolisce il partito. Ha presente il Pd?». 


3.1.12 | Posted in , | Continua »

Questa storia è inverosimile

REPUBBLICA: Intervista di Francesco Bei
Frattini, all'epoca ministro degli Esteri: “il Colle non avrebbe mai accettato certi suggerimenti. Questa storia è inverosimile certo, una deriva tedesca c' era”

La ricostruzione del Quirinale coincide con i miei ricordi di quei giorni. Ho passato molto tempo con il presidente della Repubblica, in Italia e all'estero, e in effetti Napolitano riceveva numerose telefonate, dalla Merkel e da altri. Si trattava di colloqui, certamente preoccupati, sullo stato dell'eurozona, mai nessuno si spinse però a prefigurare un cambio del governo”.

Franco Frattini, da ministro degli Esteri era tra le colombe del Pdl che tenevano aperto il dialogo con il Colle. Di quelle ore drammatiche che portarono alla caduta di Berlusconi conserva una memoria vivida. Wall Street Journal sostiene invece che la telefonata della Merkel fu qualcosa di più che un semplice consulto sull' euro.
“Certo, c' erano oggettivamente delle preoccupazioni, anche nelle cancellerie europee, dovute al fatto che la maggioranza si assottigliava ogni giorno di più. Eravamo appesi alle decisioni di questo o quell'altro oscuro parlamentare e questo non dava garanzie sugli impegni presi dal governo. Del resto è stato proprio per questo che, con senso di responsabilità, Berlusconi ha rassegnato le dimissioni pur senza ricevere un voto di sfiducia”.

Torniamo alla Merkel. Quando vi siete resi conto di averla contro?
“Beh, basta ricordare quel famoso Consiglio europeo durante il quale lei e Sarkozy, con il body language, assunsero atteggiamenti ingiustificabili, criticati da noi ma anche dall' opposizione. E proprio in quell' occasione abbiamo sentito vicino il presidente della Repubblica nella difesa della dignità nazionale. Per questo non credo che la telefonata tra Napolitano e la Merkel si sia svolta come la racconta il Wsj. Non è vera, ma nemmeno verosimile: il cancelliere tedesco sapeva perfettamente che Napolitano mai avrebbe accettato una simile ingerenza.

Non era comunque solo la Merkel ad avercela con Berlusconi, no?
In effetti c'era un battage quotidiano, soprattutto della stampa economica del mondo anglosassone - dal Financial Times, all'Economist, allo stesso Wsj - contro il governo italiano. Una pressione mediatica che, a sua volta, alimentava quella dei partner europei e dei mercati.

Alla Farnesina ha mai avuto la sensazione che ci fossero delle "manovre" straniere per arrivare a cambiare il governo?
“Manovre non direi. Ma che ci fosse una pericolosa deriva tedesca che puntava a escludere certi attori dalla scena non c'è dubbio. Non a caso si è parlato di un direttorio dal quale, oltre all' Italia, poi è stata esclusa anche la Gran Bretagna”.

Berlusconi si lamentò anche di Tremonti. Lo ricorda?
“Gli avevano raccontato che Tremonti parlava male di lui all' estero, non so in quale vertice, e questa cosa lo addolorava profondamente.


31.12.11 | Posted in , | Continua »

Ma l'Occidente ha le mani legate

INTERVISTA A LIBERAL
di Marco Palombi

Parla l' ex ministro degli Esteri Franco Frattini: «Troppe ombre nel processo. Ma usare le misure forti sarebbe controproducente» «Mosca deve sapere che il mondo e il suo assetto geopolitico non sono modificabili. Ma Kiev non deve e non può girarsi dall' altra parte rispetto all' Ue»

«E così avete deciso di assegnare un riconoscimento a Yulia Tymoshenko. Mi pare giusto». Franco Frattini è uno dei pochi italiani a conoscere a fondo la vicenda, se non altro perché mentre il governo di Kiev imprigionava e condannava l' ex primo ministro ucraina, lui era a capo della nostra diplomazia. Il governo Berlusconi, peraltro - come probabilmente farà anche quello attuale - ha conservato la tradizionale posizione "aperta" italiana rispetto a quanto accade ai confini est dell' Europa: richiami al rispetto dei diritti umani e politici, certo, ma anche una sostanziosa quota di realpolitik, vista la quantità di interessi economici e strategici che l' Italia e l' Unione coltivano in quell' area. Applicando questa dottrina al caso Tymoshenko, dunque, si può dire che serve "una revisione totale del processo" e fin da subito "un' ispezione del Consiglio d' Europa sul trattamento detentivo della detenuta", dice Frattini, ma non si possono "congelare i rapporti" col governo di Viktor Yanukovich, visto che nel caso, al freddo e nel senso letterale, potrebbero rimanere interi paesi europei ("qualcuno si ricorda la crisi del gas?").

La Corte d' appello di Kiev, la scorsa settimana, ha confermato la condanna a 7anni per Yulia Timoshenko. Ora che succede?
Mi faccia ricordare, intanto, che quel caso politico/giudiziario è stato in questi anni il punto debole dei rapporti tra Unione europea e Ucraina. Come si è visto anche in questi giorni, davanti ad un ostacolo del genere, non era possibile procedere con l' Accordo di associazione, che prevedeva una zona di libero scambio e la condivisione di alcuni dossier politici. Già mesi fa, d'altronde, fummo molto chiari su questo: non era possibile che Kiev divenisse un partner privilegiato dell' Ue se avesse proseguito sulla linea dei processi agli esponenti dell' opposizione.

Quindi è d' accordo sul congelamento dell' Accordo?
Certo. Anche il Ppe d' altronde, lo dico da parlamentare del PdL ed ex ministro degli Esteri, al congresso di Marsiglia ha deplorato questo tipo di processi e fatto un appello alle autorità di Kiev: Yulia Tymoshenko, voglio ricordarlo, è sempre stata invitata agli incontri dei capi di stato e di governo popolari, anche quando non era più primo ministro.

Quindi?
Quindi serve una revisione totale del processo.

Lei lo considera un attacco politico?
Sicuramente è un processo non trasparente: è inquietante e sospetto, ad esempio, che accuse così rilevanti, così gravi, siano venute fuori solo una volta consolidato il governo di Yanukovich.

Com'è possibile che fatti di questa gravità, connessi a decisioni politiche pubbliche, non siano emersi prima?
Anche sulla detenzione in carcere sono emerse ombre: violazioni della privacy, scarsa attenzione alla salute dell' ex premier... Su questo voglio essere molto chiaro. Esistono obblighi internazionali sul trattamento dei detenuti e il Consiglio d' Europa ad esempio, di cui l' Ucraina è un membro, ha gli strumenti per intervenire: sarebbe davvero clamoroso, per dire, se Kiev si opponesse ad una ispezione sulle condizioni della detenuta di un organismo di cui fa parte. Io suggerirò di muoversi subito: come PdL lo proporremo alla ripresa dei lavori.

Più in generale c'è, sotto-traccia, il pericolo di una "orientalizzazione" dell' Ucraina, di un ritorno di Kiev sotto l' ombra di Mosca.
Io ho visto sempre con preoccupazione, ad esempio, l' adesione dell' Ucraina allo spazio di libero commercio proposto dalla Russia coi Paesi del Baltico e del Caucaso: quello causerebbe, secondo me, un allontanamento irrimediabile della collaborazione tra Bruxelles e Kiev. Yanukovich ultimamente ha fatto dichiarazioni rassicuranti, secondo cui le due cose non si escludono, ma è chiaro che se si sceglie l' esclusività di un rapporto con l' Est, la Ue non potrà che regolarsi di conseguenza.

Lei considera il caso Tymoshenko il segnale che una scelta è stata fatta? Guardi, questo problema non nasce certo oggi, né con questo processo, ma diciamo che c'è il rischio che Kiev si chiuda ulteriormente in se stessa. E attenzione, non è nell' interesse né dell' Italia né dell' Europa che un grande Paese che sta ai nostri confini orientali si volti dall' altra parte, per così dire.

Che si fa, allora?
Bisogna certo usare tutti gli strumenti diplomatici per chiedere più democrazia, più trasparenza e la tutela dei diritti umani fondamentali, ma senza spingere Kiev all' isolamento totale. Nessuna misura estrema tipo il congelamento dei rapporti diplomatici, per capirci.

Perché?
Beh, credo che tutti ricordino cosa successe con la crisi ucraina del gas del 2006: mezza Europa rimase al freddo...

La Russia, con l' accordo di Taskent, ha però cominciato pure a rimettere in piedi una sorta di Patto di Varsavia: si dice che anche l' Ucraina potrebbe aderire, e persino l' Iran.
È uno scenario preoccupante, non c'è dubbio, per questo abbiamo saggiamente escluso misure drastiche: non vogliamo certo alle frontiere o dentro casa un potenziale alleato militare dell' Iran. Detto questo, su alcuni principi - come quelli che riguardano la condanna di Yulia Tymoshenko - non si può comunque far finta di niente.

Stiamo forse intravedendo la prossima "guerra fredda" con Mosca sotto altre forme?
Con la Russia la questione è ancora più complessa e per noi di enorme rilevanza geostrategica. Io penso che tra Ue e Russia sia necessario un rapporto di cooperazione molto forte, in cui comunque l' Europa non rinuncia mai a mettere sul tappeto il tema del consolidamento della democrazia. Ad esempio a me sono piaciute le parole di Medvedev sulla riforma del sistema elettorale, in particolare quello dei governatori regionali che, date le dimensioni russe, sono veri e propri capi di Stato, però...

Però?
La Russia deve sapere che l' attuale quadro della sicurezza globale non può essere rimesso in discussione.

28.12.11 | Posted in , , | Continua »

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