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Il premier teme il «deficit di programmi»


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Marco Galluzzo per il Corriere della Sera


E agli americani spiega l'importanza delle preferenze 
I difetti del Porcellum: agli italiani non piacciono le liste fatte dai leader e l'impossibilità di scegliere 
L'ipotesi di un via libera Ue ai budget nazionali prima che siano votati dal Parlamento 

Mettete insieme i pessimi segnali che arrivano all'estero dalle cronache politiche italiane, lo stallo sulla legge elettorale, la curiosità e l'ansia dei mercati, degli operatori finanziari incontrati a New York, le insistenze degli americani, persino un titolo della Cnn, il giorno prima: tutto questo ha causato il cambio di comunicazione deciso da Mario Monti. Un cambio, l'offerta di una disponibilità, che per il premier non deve essere letto come una novità politica di rilievo: «Non state ad analizzare troppo le mie parole, cosa avrò mai detto?», ha rassicurato i suoi collaboratori, prima di lasciare gli Stati Uniti. 

C'è del vero nella tesi che oggi sostiene Palazzo Chigi: una disponibilità scontata, ma comunicata in sede internazionale, può anche nascere in un contesto geografico. Ed è vero che un titolo della Cnn aveva allarmato i mercati, collegando la fine dell'esperienza politica del premier alla fine della legislatura. C'era da rassicurare dunque, ma forse hanno avuto un peso anche altre esigenze. Dicendo che lui resta a disposizione, indirettamente, Mario Monti mette ancora una volta l'accento sugli eventuali deficit, in questo caso elettorali, del sistema politico italiano. 

Del resto nei suoi colloqui privati il capo del governo ha negli ultimi giorni manifestato tutto il suo stupore per «il deficit di programmi» con cui i partiti si accingono ad iniziare la campagna elettorale. Monti si rammarica di non leggere ricette di governo, di non ascoltare dibattiti sull'abbattimento progressivo e costante del debito pubblico come ci impongono i trattati europei, di non vedere insomma quella preparazione che la situazione del Paese, e le sfide che ancora devono essere affrontate, richiedono. «Per fortuna la notte dormo e bene, nonostante la gravità dei problemi», ha detto a New York, nell'ultimo dibattito cui ha partecipato. Ha aggiunto delle note sulla legge elettorale che non sono arrivate in Italia: «L'aspetto che piace meno alla gente, di questa legge, è il potere che hanno i leader di formare le liste e l'impossibilità di esprimere delle preferenze».

Queste ultime, ha aggiunto al Council of Foreign Relations, certamente «eroderebbero il potere dei leader e darebbero un ruolo maggiore ai cittadini». Ma non senza controindicazioni, come «l'influenza delle lobby e la possibilità di accordi poco chiari, un vero pericolo per una democrazia». Insomma il premier non ha un ricetta, ma per la prima volta entra nel dettaglio di una materia che non tocca al governo disciplinare. 

Affogato nel dibattito sul Monti bis scolorisce del resto un'altra notizia, la possibilità che le leggi finanziarie degli Stati europei, prima di essere approvate, vengano in qualche modo esaminate e vistate a Bruxelles. Un accenno che ha già fatto alla Camera il ministro Moavero e che Monti, per la prima volta, esterna a New York, prima di rientrare in Italia: a proposito di unione di bilancio, dice, «stiamo pensando di trasferire una maggiore sovranità a livello europeo, e potremmo avere bisogno di un'autorizzazione della Ue prima che il budget venga approvato dal Parlamento». Non è poco, è una delle opzioni delle discussioni che la diplomazia sta affrontando in queste settimane. Potrebbe essere un visto di natura più politica che giuridica, ma che avrebbe ovviamente un impatto molto alto sulle decisioni dei singoli Stati. Ieri Monti non ha partecipato al Consiglio dei ministri, era ancora in volo. E' rientrato a Palazzo Chigi a metà mattinata, ha salutato brevemente alcuni dei ministri, ripreso in mano alcuni dei dossier che sono alla sua attenzione. Fra le tante cose che la disponibilità a proseguire l'esperienza di governo ha offuscato c'è anche un dettaglio su come Monti vede sé stesso: «La parola tecnico mi sta stretta», ha detto in sostanza a David M. Rubenstein, pregando di non considerarlo più come un accademico che sta sperimentando le sue teorie economiche nell'azione di governo, perché «politico non può significare solo di parte».




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Pubblicato da Lucrezia Pagano il giorno 29.9.12. per la sezione , . Puoi essere aggiornato sui post, i commenti degli utenti e le risposte utilizzando il servizio di RSS 2.0. Scrivi un commento e partecipa anche tu alla discussione su questo tema.

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