Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

Franco Frattini, magistrato e politico interviene a SOUL Tv2000

15 Maggio 2021 




Franco Frattini, magistrato, politico, due volte Ministro degli Esteri, Commissario UE, Presidente dell’Alta Corte di Giustizia del Coni, appena nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato…parliamo di Europa, di un’unità necessaria ma mai pienamente raggiunta, dal tema della sicurezza all’accoglienza, alle azioni e reazioni in questa pandemia; parliamo di necessaria riforma della giustizia e di separazione delle carriere dei magistrati; di presenza dell’Italia nei grandi vertici internazionali, dell’emergenza in Libia e del rapporto con la Turchia, del ddl Zan e della proprietà intellettuale dei vaccini. 

L’ex ministro degli Esteri ospite del programma Soul: “Sulla Libia bene Draghi. Partecipazione alla guerra in Iraq ex post non fu decisione giusta” “Sul caso Turchia “abbiamo fatto noi degli errori, ma non c’è dubbio che oggi la deriva del presidente Erdogan non è quella che noi ci saremmo aspettati”. 

Lo afferma l’ex ministro degli Esteri e da poco nominato Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ospite del programma ‘Soul’ in onda su Tv2000 sabato 15 maggio ore 20.50 e lunedì 17 alle 21 su InBlu2000. 

“Il presidente Draghi – aggiunge Frattini – ha espresso nei confronti di Erdogan un sentimento che gli veniva molto spontaneo e certamente che si tratti di una autocrazia io l’ho visto da quando creai il gruppo degli amici della Turchia per cercare nel 2003 di farli entrare nell’Unione Europea. A forza di spingerli verso est in tanti e tanti anni invece di portarli verso l’occidente li abbiamo messi nelle mani della Russia e forse anche della Cina”. 

Frattini a Tv2000 affronta anche la questione libica: “In Libia credo che il presidente Draghi abbia fatto una cosa molto importante. È stata una scelta coraggiosa di andare subito dal nuovo primo ministro libico diciamo di transizione, perché poi si dovrebbe votare il 24 dicembre di quest’anno in Libia, e il ministro Di Maio abbia fatto bene ad andare insieme ai colleghi francese e tedesco per dimostrare che il nucleo forte dell’Europa c’è. Tutt’altra cosa è se la Libia rimarrà una Libia o vi saranno due Libie. Perché è un po’ difficile far immaginare a coloro che sono sul campo che domani la Turchia, che ha 5000 uomini che proteggono Tripoli e la Russia che ne ha altrettanti che proteggono la Cirenaica, salutino e mettano tutto nelle mani dei libici”. 

“La partecipazione alla guerra in Iraq ex post – conclude Frattini – non fu sicuramente una decisione giusta, ma il primo ad essere ingannato fu proprio il segretario di stato americano, il generale Colin Powell che portò in consiglio di sicurezza la famosa pistola fumante che purtroppo non corrispondeva alla verità perché a lui avevano dato dati non veri”. 

➡ Rivedi su YouTube l'incontro di sabato di Monica Mondo con Franco Frattini a SOUL:

        https://www.youtube.com/watch?v=CAkfA7iWBo8


17.5.21 | Posted in , , , , , , , | Continua »

NATO Defense College: si conclude il NATO Regional Cooperation Course 25. Ospite d’onore Franco Frattini (23 aprile 2021 h 10 in streaming)

NATO Defense College: domani si conclude il NATO Regional Cooperation Course 25. Ospite d’onore Franco Frattini 




Roma, 22 aprile 2021- Dopo 10 settimane di lezioni svolte secondo un format ibrido, il NATO Regional Cooperation Course 25, il corso di studi del NATO Defense College con focus sui Paesi partner dell’Alleanza Atlantica, si concluderà, il 23 aprile 2021, con la cerimonia di rito e la consegna dei diplomi ai 29 partecipanti, provenienti da 14 Stati. 

Ospite d’onore l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, attualmente presidente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale) che pronuncerà il discorso alla platea del College concentrandosi sul ruolo della NATO e il fianco Sud: “NATO 2030 looking to the South”.

Alla cerimonia parteciperanno come di consueto autorità del panorama civile e militare, in forma virtuale e nel rispetto delle vigenti direttive anti COVID. 

Sarà possible seguire l’evento in streaming, sulle piattaforme social del NATO Defense College, a partire dalle ore 10 del 23 aprile 2021.

Link per seguire l'evento:

Youtube:  https://youtu.be/4z-E4UVI6Hw

Twitter: https://twitter.com/i/broadcasts/1nAKELQavvvxL

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Linkedinhttps://www.linkedin.com/company/nato-defense-college/



 

22.4.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Libia, Frattini a Nova: "L'Onu ha commesso gravi errori, i veri vincitori sono Turchia e Russia"


Roma, 08 feb  Agenzia Nova

La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’inviata Onu ad interim uscente, la statunitense Stephanie Williams, hanno commesso “errori marchiani” nel processo che a Ginevra ha portato alla nascita di una nuova autorità transitoria del Paese nordafricano, favorendo in tal modo Turchia e Russia. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Affari esteri e vicepresidente della Commissione europea. 

“Io credo che ci siano stati degli errori importanti nella preparazione di questa prima tornata di voto e poi nei ballottaggi che hanno portato all’elezione del presidente ad interim e del premier ad interim”, ha detto Frattini, in riferimento alla lista guidata dall'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dall’ambasciatore Mohammed al Manfi, eletti rispettivamente premier e presidente “ad interim” fino alle elezioni che dovrebbero tenersi il prossimo 24 dicembre. 

 “Il primo errore è stato quello di spingere in modo eccessivo, da parte della rappresentante dell’Onu che poi ha lasciato l’incarico, per un ticket capeggiato dal presidente del parlamento (Aguila Saleh) con il ministro dell’Interno uscente (Fathi Bashagha)”, ha detto Frattini. “Spingere molto su questo ticket da un lato ha scoraggiato altre figure che avrebbero potuto aver delle chance, ho in mente il vicepremier (Ahmed) Matieeq e il ministro della Difesa uscente (Salah al Din al Namrush), cioè personaggi autorevoli e forti che evidentemente si sono sfilati. Questo ha determinato che il voto alla fine sia stato un voto contro il ticket, non un voto a favore. Ecco il perché della sorpresa del risultato. Evidentemente, rispetto ad una percepita ingerenza o forzatura, non si è capito che i libici hanno delle reazioni molto prevedibili: la reazione in questo caso è votare contro, senza riflettere su alcune conseguenze di questo voto”, ha aggiunto l’ex titolare della Farnesina. 

La prima conseguenza degli errori dell’Onu, secondo Frattini, è lo sbilanciamento del nuovo esecutivo verso l’Islam politico. “Si tratta di due personalità (dell'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dell’ambasciatore Mohammed al Manfi) che hanno, diciamo così, tendenze islamiste. Il premier ad interim, in più, è un businessman che ha vissuto in giro per il mondo con forti richiami con la Russia. I veri vincitori sono proprio i due Stati mentori e protettori: da un lato la Fratellanza musulmana, quindi la Turchia, dall’altro la Russia, che avendo un rapporto con il premier ad interim manterrà sicuramene una leva sulla Libia”, ha osservato ancora il presidente della Sioi, evidenziando come Ankara e Mosca possano dirsi sodisfatte da questo risultato. Quanto al generale Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che ha tentato il golpe a Tripoli nell’aprile del 2019 sena riuscirci, “senza che gli altri se ne accorgessero, egli è rientrato in gioco perché ha fatto l’accordo con Maiteeq per sbloccare l’estrazione del petrolio, compiendo un gesto tra virgolette da ‘uomo di Stato’, e, seconda cosa, ha fatto fuori il suo più pericoloso rivale, cioè il presente Saleh che guida il parlamento della Cirenaica, e che quindi gravava nella sua medesima area di influenza. Queste sono situazioni su cui non si è riflettuto prima”. 

Secondo Frattini, ora paradossalmente, le elezioni potrebbero svolgersi davvero nei tempi previsti quindi il 24 dicembre, nel simbolico giorno del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. “C’è la clausola che chi farà parte di questo nuovo governo non si potrà poi candidare. Io credo che questo esecutivo sarà composto da personalità secondarie, dal momento che quelli per così dire ‘forti’ avranno tutto l’interesse a che le elezioni si facciano. I membri di questo governo che nascerà nei prossimi giorni non potranno che essere personalità di secondo piano”, ha evidenziato ancora l’ex vicepresidente dell’esecutivo comunitario. “Riuscirà questo nuovo ipotetico governo a mantenere una situazione di stabilità e di sicurezza nel Paese? Le influenze egiziane ed emiratine saranno sicuramente negative. Il tentativo a cui il premier uscente al Sarraj lavorava, cioè di tenere un comune equilibrio tra Turchia e Russia e stabilizzare temporaneamente il Paese (con personalità gradite sia ad Ankara che a Mosca), potrebbe essere compromesso con un governo espressione di forze islamiste. Nella squadra che si formerà bisognerà compensare più posizioni. Ci sono molti elementi di dubbio - ha aggiunto Frattini - in questa partita. Ma il dato più forte di tutti è che non si è capita la lezione degli ultimi dieci anni: se i libici li spingi con forza a fare una cosa, non è assolutamente detto che la facciano, anzi è probabile che accadrà il contrario”. 

Quanto a un’eventuale invio di osservatori per monitorare la tregua in Libia, ipotesi su cui il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è recentemente espresso a favore, Frattini ha lanciato un appello alla prudenza. "Una missione di osservatori adesso significherebbe mandare un drappello di uomini nudi in mezzo a milizie super-armate e a contingenti turchi e russi che sono li per una politica di reciproco contenimento. L'unica cosa che (Mosca e Ankara) non vogliono è avere osservatori che vanno a ficcare il naso nella distribuzione di armi e uomini. Se la missione va li a non far nulla, è solo pericoloso e non vedo cosa dovrebbe osservare; se va in Libia con la pretesa di essere arbitro nella gestione di un confine molto labile, sicuramente è necessario che tale missione sia ben voluta da Russia e Turchia. E questo, francamente, per ora non lo vedo", ha concluso il presidente della Sioi. © Agenzia Nova -

8.2.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Frattini (Sioi) a Nova: per contrastare la minaccia del terrorismo la parola chiave è "cooperazione"

Frattini (Sioi) a Nova: per contrastare la minaccia del terrorismo la parola chiave è "cooperazione"

Roma 4 novembre 2020


Per contrastare il terrorismo la parola chiave è “cooperazione”. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il presidente della Sioi, Franco Frattini, interpellato sui recenti attacchi avvenuti in Francia e Austria. “Sicuramente era molto tempo che anche a livello internazionale dagli scambi informativi si segnalava un livello di attenzione necessaria, nessuno poteva immaginare che le organizzazioni jihadiste avrebbero abbandonato i loro propositi. Per questo motivo è sorprendente come non si sia fatto di più, per esempio in termini di scambio di informazioni e tracciamento dei movimenti”, ha detto Frattini. L’ex ministro degli Esteri ha ricordato che, oltre ai casi più recenti che vedono coinvolti in questi attacchi individui residenti nei paesi colpiti, permane anche il pericolo dei foreign fighter. “I Balcani sono un’area da cui provengono numerosi foreign fighter. Molti sono stati arrestati o uccisi in Iraq e in Siria, e alcune importanti operazioni antiterrorismo italiane hanno segnalato terroristi provenienti da paesi dell’area, come il Kosovo, la Bosnia-Erzegovina o l’Albania: purtroppo si tratta di una regione che è un serbatoio di reclutamento”, ha detto Frattini.

Nel caso specifico dell’attacco a Vienna, in cui l’attentatore coinvolto aveva la doppia cittadinanza austriaco-nord macedone, secondo il presidente della Sioi “c’era una possibilità di fare di più. Alle autorità austriache è sfuggito il ‘falso’ rientro nella legalità di questo giovane che aveva intrapreso un percorso di de-radicalizzazione. Queste situazioni avvengono in tutti i Paesi, ma questo percorso deve essere vagliato nella sua sincerità: in questo caso, probabilmente a causa della sua giovane età, le autorità gli hanno creduto, ma si trattava solo di un espediente per tornare in libertà”. Secondo l’ex ministro i fatti di Vienna mostrano due aspetti specifici: “L’area balcanica deve restare di speciale attenzione, vista la vicinanza. Sono caucasici, hanno molta meno difficoltà logistica rispetto a un tunisino, un algerino o un sudanese a raggiungere i nostri Paesi, e ciò li rende più pericolosi. In più vivendo spesso in Stati candidati all’adesione all’Ue e alla Nato sono persone che sanno capire meglio noi europei”, ha detto Frattini. Il secondo aspetto, secondo il presidente della Sioi, è che “molto di più va fatto in merito ai percorsi di de-radicalizzazione che nelle carceri sono attivi da molti nella convinzione, che ritengo giusta, di tentare questo approccio volto a reintegrare queste persone nelle rispettive società. Ogni caso è a sé stante, ma certamente l’impegno degli psicologi penitenziari e delle magistrature di sorveglianza deve essere ancora più forte e costante”.


La nota dolente, secondo Frattini, è proprio quella relativa alla cooperazione internazionale in termini di scambi e informazioni sugli spostamenti di queste persone. “Noi sperimentammo come italiani l’uccisione del terrorista del mercatino di Berlino a Sesto San Giovanni grazie a un controllo di polizia: quest’uomo aveva girato per mezza Europa, ma nessun servizio aveva comunicato che stava per entrare in Italia. Questo si poteva evitare”, ha detto Frattini, prendendo come esempio anche l’episodio più recente dell’attacco a Nizza, in cui l’attentatore tunisino era sbarcato a Lampedusa con un gruppo di migranti e avrebbe dovuto essere espulso. “Anche in questo caso è mancato un coordinamento forte sul tracciamento di queste persone, tra coloro che arrivano sui barconi carichi di disperati possono essere anche sospetti jihadisti e questo ce lo confermano i nostri servizi. Il tracciamento quando ci sono delle evidenze deve essere forte. Abbiamo scoperto, anche in questo caso molto tardi, che una di queste persone si era trattenuta in Sicilia per giorni, magari pianificando l’operazione compiuta poi in Francia. Bisogna rafforzare l’aspetto della prevenzione su cui i nostri servizi sono un’eccellenza mondiale”, ha aggiunto il presidente della Sioi.

Il tema del terrorismo richiama quello dello “scontro di civiltà”, ma secondo Frattini in questi casi sarebbe più giusto parlare di “scontro di potere”. “Lo scontro esiste all’interno della stessa dottrina coranica, fra coloro che ritengono che i messaggi del Profeta contengano degli inviti a uccidere gli infedeli e quelli che, come Ahmed al Fayed, il presidente di Al Azhar – il principale centro di formazione sunnita – sostengono che è blasfemia uccidere in nome di Dio”, ha spiegato Frattini. “Le debolezze sono inevitabili come obiettivi del terrorismo, si insinua dove c’è debolezza: pensiamo agli attentati del Bataclan a Parigi, seguiti da Bruxelles; e io da commissario Ue alla Sicurezza ho vissuto quelli di Londra del 2005: quanto più si finge di ignorare che il jihadismo esiste anche nel cuore dell’Occidente, tanto più il rischio aumenta. Le debolezze ci sono in molti Paesi e sono storiche: la gelosia nel condividere le informazioni; la riluttanza a consegnare un sospetto terrorista sono problemi concreti. Quando c’è un mandato di cattura europeo è giusto che la persona in questione venga consegnata senza indugi”, ha aggiunto Frattini.


Il presidente della Sioi ha ricordato anche quando propose “l’introduzione dello Schengen Information System II, una banca dati fra le polizie Ue incentrata su chi entra e chi esce dallo spazio Schengen. Sono passati dieci anni e purtroppo ancora ci sono riluttanze, gelosie, e magari si pensa che le informazioni sensibili possano trapelare sui giornali. Purtroppo, in alcuni casi, queste cose sono avvenute, ma ciò non giustifica questa difficoltà a una collaborazione più aperta. Più collabori e più elimini le debolezze”. Infine un passaggio sull’Italia. “In casa nostra i terroristi che venivano arrestati raccontavano che usavano l’Italia come base logistica ma non per colpire sul nostro territorio ma altrove e questo confermò che per quanto riguarda l’Italia il livello di prevenzione è buono. Tuttavia i casi più recenti ci mostrano livelli più bassi nell’operato d’intelligence: dobbiamo ricordare che quando una persona arriva sul suolo italiano, arriva in Europa e se manca un tracciamento questo terrorista può capitare che arrivi in Francia e colpisca quel Paese”, ha detto Frattini, che si è detto comunque “molto contento dell’attività nazionale di prevenzione, ma meno soddisfatto di quella svolta a livello europeo”. (Les)





5.11.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Coronavirus: Frattini a "Il Tempo" l'Europa ci sta prendendo in giro

Coronavirus: Frattini a "Il Tempo" l'Europa ci sta prendendo in giro

"È clamoroso che in questa fase così delicata il presidente della Commissione Europea, forse per la prima volta nella storia, prenda una posizione di parte per il suo Paese su una materia che non doveva essere nelle mani della Commissione". Franco Frattini, già Ministro degli Esteri con Silvio Berlusconi, parla a "Il Tempo" e non fa sconti a Ursula von der Leyen dopo l'improvvisa uscita sui 'coronabond' che sarebbero solo 'uno slogan' e non uno strumento allo studio delle istituzioni continentali. Le parole della von der Leyen pesano. "Lei dice che la Germania ha i suoi satelliti che hanno ragioni per dire no ai Coronabond, dice che la Commissione preparerà cose diverse perché quello è uno slogan, facendo una cosa grave perché mai un Presidente di Commissione parteggia in questa maniera prima che si sia presa la decisione ufficiale. Anche perché i capi di governo non avevano incaricato lei, avevano incaricato l'Eurogruppo di prendere l'iniziativa e fare una proposta nei prossimi 15 giorni". "Quindi - continua - una doppia, grave violazione rispetto a quelli che sono i tradizionali confini in cui si deve muovere la Commissione Europea, una sulla sostanza e una sull'aver sbagliato addirittura la forma. Le reazioni che ci sono state credo siano perfettamente sintetizzabili non nelle parole che i politici italiani magari possono avere di sostegno delle azioni di governo, ma nelle parole del più grande presidente di Commissione Europea tuttora vivente, il presidente Delors, che è un signore di 94 anni che da lungo e lungo tempo taceva e che si è sentito in dovere di uscire con un comunicato ufficiale dicendo che se viene meno la solidarietà europea è un pericolo mortale per l'Europa. Detto da Jaques Delors, che è quello che ha creato i passaggi politici più importanti nella storia degli ultimi 40 anni della Commissione Europea, è molto significativo". 

Secondo Frattini "la Commissione Europea non solo crea sconcerto nei 14 Paesi che chiedono solidarietà europea, ma lo fa senza nemmeno ricordare che soltanto pochi giorni fa era stata decisa una procedura diversa". Queste due settimane di stallo rischiano di essere una perdita di tempo insostenibile in un momento di grave emergenza sanitaria. "Ho partecipato a centinaia di vertici internazionali, quando non c'è un accordo e si sa già che l'accordo non ci sarà, si propone o di fare una commissione tecnica o di rivedersi tra 15 giorni. Qui hanno fatto di meglio, hanno affidato l'incarico ai ministri delle Finanze. È mai pensabile che questi smentiscano i loro capi? Quando i capi di governo hanno appena detto che non c'era accordo è mai pensabile che i ministri che dipendono dai capi di governo diranno tra 15 giorni una cosa diversa? Quindi è stato il gesto furbesco di Germania e satelliti della Germania. Una cosa che io ritengo scandalosa è che uno di questi signori che dovrebbero decidere tra 15 giorni, il ministro delle Finanze dell'Olanda, ha pensato bene di cogliere l'occasione di proporre un'inchiesta sui Paesi del sud dell'Europa, perché non hanno risparmiato quando potevano". "Tirare fuori una cosa del genere - aggiunge - da parte di uno di quelli che dovrebbe, secondo il mandato ricevuto, trovare una soluzione è una cosa che si commenta da sola. E stata una decisione del tutto furbesca, sapendo tutti perfettamente che tra 15 giorni non accadrà nulla. Anzi, saranno 15 giorni perduti e purtroppo il virus non si ferma". Anche all'interno del governo italiano ci sono due linee, con Conte più duro e Gualtieri più accomodante nei confronti dell'Europa. "Dopo le parole che ho sentito l'altra sera del Presidente della Repubblica, dopo che Conte ha detto che magari che se questi continuano noi facciamo da soli, credo che la linea sia quella. Non so se Gualtieri in cuor suo pensi ancora che il Meccanismo europeo di stabilità, e quindi la Troika in casa dei Paesi membri, potrebbe essere una soluzione, ma avendo ascoltato le parole del Capo dello Stato e del Capo del Governo credo che la linea condivisa sia che oggi un Meccanismo europeo di stabilità con le condizionalità tradizionali, quindi la Troika in casa, non è nemmeno proponibile". Per quanto riguarda invece l'intervento di Mario Draghi, "conosco da talmente tanti anni Mario Draghi che so benissimo che lui di sicuro non si candida a nulla. Ha proposto una ricetta intelligente che è l'unica soluzione possibile, non è la ricetta Draghi ma è la ricetta che serve. E lui da presidente della Banca Centrale, ricordiamocelo, era stato un teorico del rigore. Ma siccome le condizioni sono profondamente cambiate, da persona intelligente adatta le ricette alle situazioni. Quindi penso che tirarlo per la giacchetta da un lato o dall'altro, magari per esorcizzarlo e invitarlo a stare alla larga, sia proprio la cosa più sbagliata di tutte", ha concluso Frattini.

Fonte Agenzia Nova






30.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

EU left Italy ‘practically alone' to fight coronavirus, so Rome looked for help elsewhere, incl Russia – ex-FM Frattini to RT

The EU’s initial response to the massive outbreak of coronavirus in Italy was largely “inadequate,” and a lack of European solidarity opened the doors for Russia and China, former Italian Foreign Minister Franco Frattini told RT. 

The new epicenter of the dreaded pandemic, Italy, has been struggling to stop the spread of Covid-19 for weeks now. The disease has already killed more than six thousand people in the country, with over 60 thousand people infected. 

EU tried to pin the blame on Italy
The EU clearly underestimated the virus, blaming the outbreak in Italy on its national healthcare system flaws, according to the two-time foreign minister and OSCE representative. As a result, Brussels, which preaches pan-European solidarity, failed to act when this solidarity was needed in the face of a crisis that eventually affected the entire bloc. Frankly speaking, Brussels is not doing enough. At the very first moment, Italy was practically alone against the virus. Many said it was all because of the Italian habits, because Italians do not respect the rules. Suddenly, they realized all the other countries were equally affected. The situation in other major EU states like Germany and France deteriorated rapidly, forcing them to deal with thousands of infected on their own soil. “Everyone just focused on the situation at home before even thinking about helping others,” Andrea Giannotti, the executive director of the Italian Institute of Eurasian Studies, told RT.

25.3.20 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”

Frattini: “Di Maio vuole dall’Ue la completa revisione ​​​​​​​delle sanzioni a Putin”
E sulla Libia: «Dialogare con Mosca e Ankara» 


Franco Frattini, magistrato e presidente dell' Associazione italiana per l' Onu-SIOI, è stato due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi e Commissario europeo. Il suo è uno dei nomi più accreditati per l'incarico di inviato speciale dell'Italia in Libia. In questi giorni i suoi consigli sono molti utili al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La chiave per capire come intenda muoversi Roma sta in quello che lo stesso Di Maio ha confidato a Frattini: il responsabile della Farnesina ha chiesto all'Alto rappresentante Ue Borrell di ridiscutere le sanzioni alla Russia. 

Qual è il senso di questa mano tesa a Putin, sapendo che ci metteremo contro Trump? 

«A noi la Russia serve moltissimo per difendere i nostri interessi nazionali. Di Maio ha fatto un passo molto importante con Borrell. Un passo che avremmo dovuto fare tre, quattro anni fa. Noi avremmo dovuto dire basta con le sanzioni». 

Pensa che Borrell metterà il tema delle sanzioni all' ordine del giorno a Bruxelles? 

«Conoscendolo bene, visto che da commissario europeo ho lavorato con lui, credo proprio di sì». 

A parte Trump, anche Merkel e Macron saranno contrari a mettere in discussione le sanzioni a Mosca. 

«Può darsi, ma almeno si saprà da che parte stiamo noi e da che parte loro». 

Scusi, da che parte dovremmo stare noi? Ci spieghi perché adesso dobbiamo stare dalla parte della Russia? 

«Noi dobbiamo stare dalla parte dei nostri interessi nazionali come fanno gli altri Paesi, ma abbiamo un at out che gli altri non hanno, cioè possiamo parlare in amicizia con tutte le parti in causa sia in Libia sia in Medio Oriente. Noi come Italia possiamo avere un ruolo di mediazione nei conflitti. In ogni caso dobbiamo farci sentire ai tavoli delle potenze che hanno in mano le sorti di un Paese a poche miglia dalle coste italiane. In Libia abbiamo interessi di primaria grandezza, energetici, migratori, ma anche rapporti politici e di amicizia di lunghissima durata». 

Forse meglio dire "avevamo". Noi abbiamo sostenuto Sarraj, ma ora Di Maio pensa che Sarraj ci abbia tradito con la Turchia e apre ad Haftar. Abbiamo cambiato alleato? 

«Ho parlato con Di Maio e lui non parla di alleanza con Haftar ma si rende conto degli errori del passato: non possiamo schiacciarci su Sarraj. Il ministro degli Esteri si rende conto che potremmo avere una sponda forte a Mosca e allora perché appiattarsi con una delle parti quando possiamo aiutare gli uni e gli altri? La conferenza di Palermo sembrava che avesse segnato un equilibrio tra le due parti e ci siamo buttati tra le braccia di Sarraj». 

Con gli Stati Uniti che avevano promesso al premier Conte sostegno in Libia. 

«Gli americani avevano detto "bravi, occupatevi della Libia", ma poi ci hanno lasciato soli. Ecco perché dobbiamo discutere con la Russia, rimettendo in discussione le sanzioni economiche, e anche con la Turchia. Dopodomani (domani per chi legge, ndr) a Sochi si incontreranno Putin, che sostiene Haftar, ed Erdogan, che ha mandato i suoi soldati in difesa di Sarraj: decideranno il futuro della Libia, come hanno fatto per la Siria. Speriamo che la Libia non venga spartita in due, ma è tra le ipotesi in campo. Ecco perché dobbiamo riaprire la discussione pure con Ankara e difendere il lavoro di Eni. È stato un errore chiudere la porta in faccia alla Turchia come hanno fatto nel 2003 Chirac e Schröder». 

Insomma la piccola Italia a suo parere può diventare una potenza regionale, da sola, senza l'Europa. Questa logica vale anche per la vicenda iraniana? 

«Sì. Noi in Iraq abbiamo mille soldati. Va bene, siamo leali con gli Stati Uniti ed è giusto decidere anche con gli altri Paesi europei se rimanere. Ma una volta ribadita la nostra lealtà, dobbiamo poter dire come la pensiamo su certe iniziative come l'uccisione di Soleimani». 

Allora Di Maio ha fatto bene a prendere le distanze da Washington? 

«È una mossa ragionevole se il passo successivo sarà quello che io suggerisco: ridare all'Italia un ruolo di pontiere. Con l'Iran abbiamo un rapporto consolidato da sempre. Senza nulla togliere alla nostra forte amicizia con Israele, dobbiamo avere una posizione autonoma. Vediamo se gli iraniani ci snobberanno e se gli americani diranno che li abbiamo pugnalati alle spalle. Io so che il ministro degli Esteri iraniano sta facendo molte telefonate ai Paesi occidentali e spero che una la faccia anche a Roma. Francesi e tedeschi hanno fatto sponda con la Cina invece di fare un vertice subito per cercare l'unità europea». 

Lei pensa che Trump in questo momento ci voglia tra i piedi nel ruolo di pontieri e pompieri? 

«In un momento in cui molti degli alleati europei stanno esprimendo contrarietà al raid americano, Trump ha contro la Russia, la Turchia e la Cina. Nello scacchiere mediorientale, oltre Israele, hanno dalla loro parte i sauditi ma rischiano di imbarcarsi in una polveriera. Noi abbiamo un filo da riagganciare con gli iraniani».

8.1.20 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Iran, l’Italia preziosa nella mediazione. Frattini spiega a quali condizioni

Iran, l’Italia preziosa nella mediazione. Frattini spiega a quali condizioni
di Gabriele Carrer


Conte deve trovare unità in Parlamento e il presidente Mattarella potrebbe convocare un Consiglio supremo di Difesa: serve una linea condivisa. L’Italia vanta un credito verso l’Iran: può tornarci utile mediare per Trump e ritrovare la sua fiducia dopo il flop libico. Conversazione con Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri, ex commissario europeo, oggi presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) e presidente di sezione del Consiglio di Stato 


L’Italia può avere un ruolo nella mediazione tra Stati Uniti e Iran ma serve un passaggio parlamentare e un Consiglio suprema di Difesa che ci facciano esprimere con un’unica voce. La mancata telefonata del presidente Donald Trump al premier Giuseppe Conte dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani? Paghiamo la delusione degli Stati Uniti causata dalla nostra incapacità di assumere la leadership in Libia. Sul ruolo dell’Italia e dell’Unione europea in questa crisi tra Stati Uniti e Iran abbiamo chiesto l’opinione di Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri (una durante la guerra bushiana in Iraq), ex commissario europeo, oggi presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) e presidente di sezione del Consiglio di Stato.

Che cosa dovrebbe fare il governo in questo momento?

In primo luogo promuovere attraverso un dibattito parlamentare un’unità di tutto l’arco affinché l’Italia esprima con una sola voce. Abbiamo sentito quella di Matteo Salvini, quella di Giorgia Meloni, quella di Nicola Zingaretti, non si capisce quale sia la posizione dei 5 Stelle. Da un lato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio fa osservazioni di buon senso, dall’altro vedo che un altro dei leader del Movimento, Alessandro Di Battista, sta partendo per Teheran – e forse non è il momento migliore. Se l’Italia trovasse una posizione convergente, avrebbe la forza di chiedere che un consiglio dei ministri degli Esteri, se non dei capi di Stato dell’Unione europea cercasse di avvicinare le posizioni tra i Paesi membri, oggi molto lontane. Il che rende l’Europa irrilevante. Almeno finora. 

Forse i continui appelli a una missione europea, pensiamo a quelli di Massimo D’Alema e del premier Giuseppe Conte, rivelano una mancanza di proposte. 

Certo. Rivelano che ogni Paese amerebbe moltissimo scaricare a qualcun altro la questione, in questo caso all’Unione europea. C’è un piccolo particolare: l’Unione europea non c’è. Osservazioni di ordinario buon senso come quella di Joseph Borrell, Alto rappresentante Ue, si scontrano con l’evidenza che per essere mediatore devi essere credibile con entrambe le parti. Ma con l’Iran l’Europa ha perso credibilità quando non ha difeso l’accordo nucleare dal presidente statunitense Donald Trump. E l’ha persa anche con gli Stati Uniti, come detto con grande chiarezza dal segretario di Stato americano Mike Pompeo.

Ogni Paese Ue si muove dimenticando l’unità europea. 

Non è sfuggito a nessuno che le posizioni più nette, come al solito, le hanno prese Francia e Germania. Il presidente francese Macron ha diffuso il comunicato congiunto di condanna assieme all’omologo russo Vladimir Putin – come se la Francia non avesse nulla a che fare con la Nato. Francia e Germania assieme hanno triangolato con il ministro degli Esteri cinese. 

Che cosa significa? 

Tutte queste cose fanno capire che c’è un attivismo forte di Macron, che vuole riposizionare il suo Paese come punto centrale nel Medio Oriente dopo aver perso il ruolo storico in Libano e dintorni. Ma l’Europa in quanto tale è assolutamente silente.

Che fare quindi, a livello europeo?

Prima di parlare di una missione europea occorre che ci sia l’Europa. Penso serve una discussione politica in cui ogni Paese dica con chiarezza che cosa fare. Qui tutti dicono di volere una de-escalation. Sì, ma come? In questo momento non vedo l’Iran lanciare una risposta di guerra. E non soltanto perché l’ayatollah Ali Khamenei al momento giusto ha sempre fermato le azioni di guerra vere e proprie. Ma soprattutto perché l’Iran non è circondato da amici, pensiamo a Paesi come Arabia Saudita, Egitto, Israele e Turchia. Il mio consiglio è evitare di far sentire l’Iran talmente in un angolo da incoraggiare un scatto rabbioso del leone ferito. Il tutto senza far perdere ovviamente la faccia gli Stati Uniti.

Come? 

Per esempio, riparlare dell’accordo nucleare disdettato da Trump e abbandonato dall’Iran. Inoltre, serve dire con chiarezza con il contesto regionale deve essere rinegoziato totalmente per evitare che l’Iran, come faceva con Qassem Soleimani, controlli un pezzo della Siria e tutto il Libano. 

Washington non ha telefonato a Roma né prima né dopo l’uccisione del generale. Uno schiaffo piuttosto pesante per il premier Conte. 

Lo è. Gli Stati Uniti si aspettavano qualcos’altro dall’Italia. Credo sia uno schiaffo dovuto non tanto a questa faccenda, visto che siamo del tutto marginali e che, come tutti sanno, l’Italia si è allineata all’Europa sul nucleare – ha limitato gli scambi con l’Iran quando era il momento di farlo, tanto che Trump ci aveva addirittura graziato per sei mesi dall’embargo. E non l’ha fatto per simpatia verso l’Iran ma perché tutto sommato avere un piccolo ponte, qualcuno che con Teheran ci parla ed è seriamente alleato occidentale, a Trump non dispiace.

Da dove arriva la delusione allora? 

Dalla Libia. Gli americani ci rimproverano di non aver preso finalmente – e ce lo chiedono da molti e molti mesi – una leadership in Libia che evitasse ciò che è accaduto. Siccome in politica estera è come in fisica che quando gli spazi sono lasciati vuoti qualcuno li occupa, nel disordine generale Russia e Turchia sono entrate in campo e si spartiranno le sfere di influenza. Come hanno fatto per la Siria, peraltro.

Ce lo chiedono dalla Conferenza di Palermo di fine 2018.

Proprio così. Noi abbiamo un giorno invitato Khalifa Haftar, il giorno dopo allisciato Fayez Al Serraj. E non ci siamo coordinati con i russi come avremmo dovuto. Con Russia e Turchia abbiamo rapporti che certo gli Stati Uniti non hanno e avremmo potuto giocare benissimo questo ruolo anche nell’interesse americano. Invece, si è visto che la Francia ha fatto quel che ha voluto – pensiamo al sostegno sotterraneo ad Haftar. Ciò ha mostrato all’America che su questo dossier, che è per l’Italia di interesse nazionale prioritario, siamo stati in ritardo. Non riguarda il ministro Di Maio ma certamente l’Italia in quanto tale.

A sentirla la questione sembra davvero essere davvero grave e superare il tema Iran.

Come possono gli Stati Uniti contare su una presenza importante dell’Italia su altri dossier se neppure in Libia c’è stata? Ecco perché è urgente che il presidente del Consiglio cerchi di trovare un’unità in Parlamento, per andare poi con due o tre idee concrete a dire all’Europa “qui c’è una proposta italiana”. Abbiamo visto i tentativi francese, franco-tedesco, austriaco per un vertice Usa-Iran a Vienna e perfino quello di coinvolgere la Svizzera. Iniziative spot, ma non si è vista la proposta. Credo che su questo l’Italia abbia ancora un margine per portare la sua idea. Anche perché noi italiani abbiamo dei crediti agli occhi degli iraniani: basti pensare che fummo noi a restaurare dopo il terremoto la cittadella sacra di Qom, quella dove ora adesso è stata issata una bandiera rossa. Esistono rapporti che permetterebbero all’Italia di fare una proposta credibile. Ma non basta dire “facciamo la de-escalation”, serve spiegare come. 

Sarebbe sufficiente un passaggio parlamentare?

Valuterei – questa non è materia del Parlamento ma del presidente della Repubblica – se non sia l’occasione di un Consiglio supremo di Difesa. Non è immaginabile che una mattina si svegli il ministro della Difesa Lorenzo Guerini – che ha fatto una cosa che condivido come sospendere l’addestramento italiano – e quella dopo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che va adesso in Egitto. Francamente vedrei più un dibattito parlamentare, con la consacrazione di un Consiglio supremo di Difesa per dire “ecco, questa è l’Italia”. E allora anche il presidente del Consiglio avrebbe più forza in Europa.

Che ruolo possiamo avere?

Serve ricordare all’Europa che siamo tra i pochi che possono parlare con l’Iran senza che ci tirino addosso un missile: con l’Italia non c’è che una diffidenza per l’allineamento alla posizione europea, quella che ha lasciato cadere quell’accordo nucleare per obbedire alle richieste americane. Ma di più non c’è. C’è più molta irritazione verso altri Paesi europei. E agli americani faremmo anche un bel favore se la proposta italiana riducesse la tensione facendo riaprire il dialogo agli iraniani sul nucleare. Tuttavia, leggendo i giornali vedo che le divisioni tra le forze politiche sono ancora forti sul decreto Milleproroghe, sulla revoca ad Autostrade ma di questo tema, che è materia di interesse nazionale, chi se ne occupa?

Che cosa cambia con l’uscita dell’Iran dall’accordo Jcpoa? Quest’uscita era del tutto prevedibile perché in realtà, fino a oggi, l’Iran si era ritenuto vincolato politicamente all’accordo nonostante la disdetta di Trump. Non è una conseguenza legale quindi ma politica: gli iraniani hanno usato una condizione, cioè l’essere quell’accordo disdettato dagli Stati Uniti, aggiunta alla vicenda politica grave di queste ore per riprendere ad arricchire l’uranio.

Che cosa significa questa uscita dal patto? L’Iran avrà presto la bomba atomica? 

Non significa che domani l’Iran avrà la bomba atomica ma che stiamo andando verso una fase devastante di proliferazione nucleare nel Grande Medio Oriente, in cui quantomeno Iran, Arabia Saudita e Israele saranno in grado di avere deterrenza nucleare. Sarà quella dell’epoca della Guerra fredda in cui si diceva “vogliamo l’arma atomica per non doverla usare mai” oppure no? Questo non possiamo dirlo adesso. Ma la scelta dell’Iran apre a conseguenze di medio termine estremamente preoccupanti. Mi chiedo se i consiglieri del presidente Trump avessero pensato a questa ripercussione.

L’uscita dall’accordo nucleare può essere intesa come la disponibilità da parte di Teheran a riaprire i negoziati? 

È una carta da cogliere. In Iran c’è sempre stato il partito della pace, di cui è esponente anche Khamenei che sa bene che nonostante oggi non se ne parli più le manifestazioni di piazza, con le sanzioni che pesano e la gente che si impoverisce, restano. Soleimani, che era il capo del partito della guerra, no: aveva fatto dell’Iran un Paese sempre in conflitto per amministrare in questo modo il bilancio. Ora questo non c’è più. Quindi la mossa di uscire dall’accordo nucleare non necessariamente significa che l’raia avrà l’arma atomica domani né tantomeno che sarà pronto a usarla. Ecco perché proprio questo passo potrebbe riaprire un tentativo negoziale. Uso il termine tentativo perché la riuscita non è affatto scontata.

6 gennaio 2020

https://formiche.net/2020/01/italia-iran-frattini/



7.1.20 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Prima dell’udienza generale, saluto di Papa Francesco al Presidente della SIOI e alla Fondazione Nizami Ganjavi, impegnate nella promozione del dialogo tra culture e popoli

Papa Francesco:"La Cultura del dialogo è la via maestra"... “promuovere la pace nel dialogo e nel mutuo rispetto” 

  
Prima dell’udienza generale di mercoledì 27 novembre, il Papa ha incontrato il Presidente della SIOI Franco Frattini e i partecipanti al diciannovesimo incontro di alto livello promosso dalla Fondazione dell’Azerbaigian Nizami Ganjavi International Center (ngic) e dalla SIOI , che si svolge a Roma fino al 28 novembre sul tema «Libertà dalla violenza: pace, sicurezza e prevenzione del conflitto nell’agenda per lo sviluppo 2030». 



Papa Francesco ha indicato” nella cultura del dialogo” la via maestra da seguire “per crescere nella fratellanza tra le persone”



Il Discorso del Papa

"Gentili Signore e Signori, vi do il benvenuto e vi ringrazio cordialmente per la vostra visita, in occasione degli incontri che la Fondazione Nizami Ganjavi tiene a Roma. Mi congratulo con voi per l’impegno di trattare le principali sfide attuali allo scopo di promuovere la pace nel dialogo e nel mutuo rispetto, traendo ispirazione dal grande poeta del XII secolo che dà il nome alla Fondazione. Lo fate mettendo al servizio della comunità mondiale i valori e le esperienze maturati assolvendo gli alti incarichi che avete ricoperto nei rispettivi Paesi. In particolare, auguro il miglior risultato al contributo che intendete offrire sulla sfida del cambiamento climatico. Vi incoraggio a proseguire su questa strada, nella persuasione che la cultura del dialogo è la via maestra, la collaborazione è la condotta più efficace e la conoscenza reciproca è il metodo per crescere nella fratellanza tra le persone e i popoli (cfr Documento sulla Fratellanza Umana, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). Grazie ancora a tutti voi. Dio benedica il vostro lavoro, i vostri popoli e l’intera famiglia umana. Grazie tante."









Fonti e info: 



9.12.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

La SIOI e il Ministero dell'Interno hanno siglato un Protocollo d'Intesa per istituire una partnership strutturata volta alla formazione dei Funzionari ed Ufficiali della Scuola per le Forze di Polizia


La SIOI e il Ministero dell'Interno hanno siglato un Protocollo d'Intesa per istituire una partnership strutturata volta alla formazione dei Funzionari ed Ufficiali della Scuola per le Forze di Polizia



Roma, 9 dicembre 2019

Il Presidente della SIOI, Franco Frattini e il Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli, hanno siglato il protocollo lo scorso 29 novembre, alla presenza del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. 

“Con la collaborazione della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), è stato pianificato un articolato percorso addestrativo per funzionari e ufficiali, che consentirà loro l’acquisizione dell’expertise necessario a ricoprire posizioni sempre più di vertice in seno ad organismi internazionali e, in particolare, alle istituzioni europee che operano sul fronte della sicurezza.” 





Queste le parole del Gen. D. G. di F. Giuseppe Bottillo, Direttore della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, durante il suo intervento, il 3 dicembre scorso, in occasione della cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2019/2020, che si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella



9.12.19 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Khamenei imbavaglia gli iraniani, ma continua a twittare. La lettura di Frattini (Sioi)

Khamenei imbavaglia gli iraniani, ma continua a twittare. La lettura di Frattini (Sioi) 



"Paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea". Conversazione con l’ex ministro degli Esteri sulla crisi iraniana, le proteste e la loro dimensione regionale 

L’Iran, il Golfo e il Medio Oriente: regione nevralgica quanto turbolenta, delicata e complessa. Le manifestazioni per le strade della Repubblica islamica in questi giorni sono un elemento centrale del momento, che si allineano a qualcosa di simile visto in Iraq e Libano. Altre tensioni con sullo sfondo l’aumento del confronto tra il blocco saudita e l’internazionale sciita che Teheran ha tentato di creare.  

Cosa sta succedendo? “Lo scontro tra i due blocchi si sta intensificando, con Riad che ha molti meno problemi a giocare influenza e l’Iran che si sente costretto a costruire quelle penetrazioni regionali attraverso attori proxy”, spiega a Formiche.net Franco Frattini, tra i tanti ruoli ricoperti, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri. 

Repressioni e morti: la teocrazia iraniana ha per il momento spinto per schiacciare le proteste, ma cosa c’è dietro alle dimostrazioni di questi giorni scatenate dagli aumenti del carburante alla pompa? “Questa decisione di riduzione dei sussidi sul carburante è uno dei casi non frequenti in cui personalmente Ali Khamenei (la Guida Suprema, l’apice del sistema teocratico iraniano, ndr) ha seguito, si è interessato e si sta interessando alla situazione. Differentemente dalla norma in cui la Guida non è mai troppo coinvolta direttamente. Dalle sue dichiarazioni si comprende che la sua attenzione è molto forte”. 

“D’altra parte — aggiunge l’ex ministro — si è capito che una buona parte del Parlamento iraniano aveva chiesto di aiutare le categorie più deboli prima di far entrare in atto questa decisione. C’era dunque la sensazione che si potesse scatenare qualcosa, ma ciò nonostante sia la Guida sia la presidenza sono andate avanti”. 

Perché? Cosa ha portato la leadership iraniana a spingere, con la forza e la mano pesante, col rischio di attirarsi addosso vari riflettori? “Khamenei non è la prima volta che fa appello alla riduzione dello spreco energetico. La ritiene una necessità. Dal 2014 la Guida ha sempre sostenuto il dovere di limitare l’uso di automobili e carburante, secondo alcuni dati l’Iran ha un consumo pro-capite di energia superiore di diverse volte a quello della Turchia, per esempio, che è un paese molto più avviato”. 

Ma non è l’impronta verde della Guida a produrre questa necessità, giusto? “Khamenei sa da tempo che le sanzioni creano per l’Iran la possibilità concreta di dover importare carburante. Una cosa assurda per un paese produttore, ma che può diventare reale. L’Iran sta perdendo la sua autosufficienza energetica, le misure sanzionatorie lo hanno bloccato anche dal punto di visto dell’importazione delle tecnologie estrattive”. 

“Per questo Khamenei chiede di limitare i consumi. Bisogna capire la storia di queste misure dunque — aggiunge Frattini — e leggere i motivi di questo impegno personale della Guida, seguito nonostante gli dicessero di fare prima misure compensative anche dal parlamento conservatore“. 

Poi c’è anche il contesto pre-elettorale ad avere un peso? “È un’altra cosa importante da ricordare: nella primavera del prossimo anno ci sono le elezioni. Le forze si stanno posizionando, certamente. Sebbene questa protesta è senza una forza dietro, senza leader, non è pilotata. In questo è del tutto simile a quelle in Iraq e Libano. Gli iraniani, come iracheni e libanesi, ce l’hanno con l’intero establishment. Non a caso la prima mossa attuata dal regime è stata bloccare Internet, i social, perché Khamenei sa bene come le Primavere Arabe si sono sviluppate”. 

Sigillare Internet per impedire che le informazioni su quel che succede escano creando anche un effetto contagio… “Noi dall’Occidente non abbiamo un’idea completa di come accadano le cose, perché abbiamo solo due voci. I dissidenti, con parenti sul posto, che riferiscono di proteste oceaniche. Poi abbiamo le analisi delle ambasciate, che danno invece una immagine di moderazione. La cosa certissima è che non sarà questo che farà cadere il regime“. 

A proposito di Iraq e Libano, occasione per allargare la riflessione: a Beirut e in diverse città irachene abbiamo visto proteste che riguardavano anche l’Iran, il piano di penetrazione in altri Stati della regione, giocato attraverso proxy politico-militari strutturati sul modello dei Pasdaran. Finora ha retto forse, ma adesso? “Adesso, e lo vediamo in un Paese come l’Iraq, questa infiltrazione, lì molto forte, non è affatto gradita. Ricordiamo che alle ultime elezioni irachene il chierico-politico sciita Moqadta al Sadr, un tempo molto collegato agli ayatollah iraniani, ha vinto le elezioni con un motto semplice: fuori gli iraniani dall’Iraq”. Lo stesso che i ragazzi iraniani ripetono in queste settimane… “Nessuno apprezza più questa ambizione da potenza regionale, ma l’Iran continua ad averla perché se perde la presa sa che l’Arabia Saudita ha campo libero. Perché i sauditi hanno molto meno problemi a giocare influenza”. 

Un ruolo abbastanza attivo, o proattivo, in queste proteste lo stanno avendo gli Stati Uniti. Washington ha detto di essere dalla parte dei cittadini iraniani. Il dipartimento di Stato, che ha sanzionato il ministro iraniano della Tecnologia e delle Telecomunicazioni (Jazari Jahromi, un politico giovane e in realtà piuttosto apprezzato in Iran), sta chiedendo la riapertura di Internet; il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha chiesto ai manifestanti iraniani di inviare i loro video, foto e informazioni che documentano la repressione del regime nei confronti dei manifestanti così che gli Usa “possano esporre e sanzionare gli abusi”. 

Secondo Frattini è una posizione “abbastanza naïf”: “Gli americani non comprendono che così facendo rischiano di danneggiare gravemente i manifestanti e gli oppositori, perché in Iran se c’è una cosa che mai, malgrado i cambiamenti dei regimi, non è mancata è l’orgoglio nazionale. Loro si sentono grande potenza, discendono dalla Grande Persia, e questa è l’unica cosa su cui non si può fare leva. Non a caso sia il governo che la Guida fanno ruotare la retorica per disinnescare le proteste dicendo che sono le forze straniere che vogliono mettere in crisi il messaggio khomeinista”. 

 “Forse — aggiunge l’ex ministro italiano — gli Stati Uniti però potrebbero prendere posizioni forti, basterebbe un gesto netto ma altamente simbolico: far in modo di oscurare il profilo Twitter di Ali Khamenei. Andare sul concreto mettendolo a tacere per via delle repressioni. Perché, paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea”.

25.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia

GUERRA IN SIRIA/ Frattini: gli errori dell’Ue che hanno regalato Erdogan alla Russia 

02.11.2019 - int. Franco Frattini 



Il Medio Oriente è in totale subbuglio, con Erdogan che guarda a Est. Gli errori e le colpe del disastro 

Il Medio Oriente è in subbuglio e i focolai di conflitto si moltiplicano. Il centro della destabilizzazione è la Siria, che ha visto il riaccendersi degli scontri dopo l’ingresso nel suo teatro della Turchia di Erdogan, con la scusa di voler allontanare i curdi. Ma come siamo arrivati al disordine attuale? Analisti ed esperti militari sono concordi nell’individuare la causa scatenante dello sconquasso mediorientale: la guerra in Iraq del 2003. E oggi, perché la Turchia, in quegli anni vicina all’Europa, ora guarda a Est e pratica una politica di potenza? Perché l’Europa ha ormai abbandonato ogni prospettiva di coordinamento in politica estera? Il Sussidiario ne ha parlato con un protagonista della politica estera di quegli anni, Franco Frattini, per due volte ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione europea, che offre una chiave di lettura in retrospettiva capace di portare al cuore e alla radice del caos mediorientale attuale. 

Analisti e militari concordano che la guerra in Iraq nel 2003 ha destrutturato il Medio Oriente, portando al caos che vediamo. Lo conferma? 

Questo è esattamente ciò che mi disse l’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. L’Egitto era uno dei più forti alleati dell’Occidente. Mi confidò: “La missione in Iraq, con l’azione unilaterale anglo-americana, creerà i presupposti per lo scardinamento degli equilibri dell’area”. Noi non gli credemmo, anche se bisogna ricordare che l’Italia è arrivata in Iraq dopo la delibera Onu, perché la nostra Costituzione impedisce di partecipare ad azioni di guerra. Ma non è stato l’unico errore, forse neanche il più grande. 

E quale sarebbe stato questo sbaglio?

Una volta assunto il controllo dell’Iraq, gli anglo-americani hanno identificato il partito Baath con Saddam Hussein, come se tutti i funzionari pubblici fossero suoi seguaci. L’Iraq non era la Libia, aveva una burocrazia che funzionava, così come funzionava in Siria. E i funzionari non erano uomini di Saddam, la distruzione della burocrazia ha portato queste persone da un giorno all’altro a trovarsi senza lavoro. E loro ci hanno ripagati disseminando l’intero Medio Oriente di odio anti-occidentale. Noi cercammo in tutti i modi di evitarlo, premendo sul presidente Bush, ma senza successo. 

Un altro focolaio è quello della Turchia, che ai tempi della guerra in Iraq era pure vicina ad un possibile ingresso in Europa. Poi che cosa è successo? 

È cambiato il mondo. All’epoca, insieme al mio collega britannico, avevamo fondato il gruppo “Friends of Turkey”, con il compito di attuare azioni positive per allargare l’Europa alla Turchia, il che ci avrebbe aiutato moltissimo. Ai tempi, grazie al mio impegno, il partito Akp di Erdogan, che in quegli anni era un politico in ascesa, era diventato membro osservatore al Parlamento europeo. 

E poi che cosa è andato storto? 
Chirac e Schröder ci dissero di farla finita con questo tentativo, perché tutt’al più con la Turchia si sarebbe arrivati a un partenariato speciale. Bisogna conoscere la storia turca: è ottomana e post-ottomana, è un popolo che non si dimentica di essere erede di un grande impero. Non accettarono gli schiaffi dell’Europa e il loro orgoglio nazionale li ha fatti voltare da un’altra parte: alla Russia, all’Iran, a un ruolo di potenza regionale in Medio Oriente. 

È quello che sta accadendo oggi. Fu l’unica motivazione? 

Oltre a questo schiaffo ci furono le crisi migratorie e l’islamizzazione sempre più dura del partito di Erdogan. Oggi questo processo è irreversibile, per scelta stessa della Turchia. 

L’Europa sembra aver perso gran parte dell’attrattiva anche per Paesi che ne furono fondatori. Le carenze maggiori si notano proprio nella politica estera. Sull’invasione di Erdogan in Siria, per esempio, l’Ue non ha saputo avere una voce comune. Perché? 

Rispetto a quei tempi c’è stato un degrado progressivo dei rapporti tra gli Stati europei sui temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, dell’immigrazione. Un’Europa a 27 non si governa come una a 14, prima dell’allargamento a Est avvenuto nel 2004: già con 24 membri era diventato tutto più complicato. Negli ultimi anni ho visto l’Europa votare in tre modi diversi sulla crisi israelo-palestinese: un gruppo a favore di Israele, uno pro palestinesi, un altro che si asteneva. Peggio di così… 

Un’altra prospettiva dimenticata da tempo è quella di creare un esercito europeo. Oggi l’Ue si accontenta di avere un Alto rappresentante per la politica estera, che di alto però ha solo di nome… 

Proprio io parlai di esercito europeo nel mio discorso di insediamento, quando l’Italia diventò presidente di turno dell’Europa nel 2003. Il giorno dopo uscì un articolo sul Financial Times che diceva: arrivano dall’Italia a farci perdere l’esercito della corona. Ma oltre al Regno Unito, e tranne forse Francia e Germania, anche gli altri Paesi si mostrarono riluttanti. 

Il collasso delle relazioni internazionali di cui si parla spesso ha colpito anche i rapporti tra Stati Ue? 

Sì, è uno scollamento dovuto alla mancanza di valori guida, ed è un fatto gravissimo. Come può essere rispettato il principio della fiducia reciproca, un pilastro del trattato europeo, se l’Italia viene lasciata sola davanti agli sbarchi a Lampedusa? Come può esserci fiducia se non si scambiano informazioni sui terroristi? L’attentatore del mercatino di Bruxelles ha attraversato ben 4 Paesi europei prima di essere arrestato in Italia. Stessa storia per i terroristi del Bataclan, che hanno varcato diverse frontiere prima di essere fermati. Tutto ciò può accadere solo perché questa fiducia totale, anche nell’intelligence, non c’è più. 

 (Lucio Valentini)

4.11.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Intervista a Franco Frattini - «Sbarchi e flessibilità, partenza positiva però non aspettiamoci subito miracoli»




«Ora spero che con la nomina di prestigio ottenuta da Gentiloni, tutta l'Italia lo sostenga con forza da destra e da sinistra, così come accadde a me. È importante che il nuovo commissario trovi un consenso generale, ovviamente se farà bene. Noi in questi anni ci siamo dimenticati di Federica Mogherini perché la sua nomina non ha portato a nulla». Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri ed ex commissario europeo alla Giustizia, vede il nuovo incarico di Paolo Gentiloni come un'opportunità per l'Italia. 

Cosa potrà fare Gentiloni? 
«Una nomina importante anche perché, come sempre accade alla Commissione europea, è una nomina alla persona: si vede il curriculum. È stata premiata l'esperienza e i buoni rapporti con chi all'intemo della UE decide tutto: a partire da Angela Merkel ed Emmanuel Macron anche superando gli ostacoli messi sul cammino di questa nomina dai Paesi nordici e dal gruppo di Visegrad. Questo rappresenta una buona partenza, anche se c'è un elemento che mi preoccupa». 

Cioè? 
«Da ormai 20anni l'Italia ha la consuetudine di avere o un presidente di commissione, come avvenuto con Prodi, o un vicepresidente. Stavolta invece abbiamo solo un commissario e c'è un vicepresidente Dombrovskis, un lettone, che ha la delega per l'Economia». 

Può rappresentare un problema? 
«Dombrovskis è un osso duro, lo conosco bene, quando ero al governo era il premier della Lettonia e fa parte di quei Paesi baltici che si battono per l'austerità e per non rivedere il patto di stabilità. Quindi Gentiloni dovrà essere abile a sapersi imporre e non subire la sua presenza». 

Eppure una revisione del patto di stabilità la chiediamo da sempre. Questo nuovo clima di fiduc ia verso l'Italia può aiutare? 
«La partenza è positiva, il clima pure e Gentiloni è sicuramente sostenuto da chi conta in Europa, ma da qui a dire che ITJe cambierà completamente linea mi sembra la costruzione di una narrativa oltremodo ottimistica. Bene ha detto il presidente Mattarella che ha chiesto riforme e flessibilità, che è tutt'altra cosa rispetto ad una revisione netta che non arriverà mai». 

E sui flussi migratori?  Il Regolamento di Dublino sarà rivisto? 
«Anche qui non sono ottimista, la revisione di Dublino è consentita solo con un voto all'unanimità e non posso mai credere che alcuni Paesi possano accettare modifiche. La soluzione si troverà, ma politicamente. Si farà come si sta facendo ora, magari in maniera più organica, con una decina di Paesi europei che quando sbarcano i migranti se ne accolleranno una parte. Per fortuna il commissario agli Esteri è lo spagnolo Josep Borrell, persona che conosco bene e che ha grandi capacità, con lui Gentiloni potrà creare un asse». 

Come interpreta la mossa di Di Maio che ha nominato come proprio capo di gabinetto l'ambasciatore Ettore Francesco Sequi che arriva dalla Cina? 
«E' assolutamente la scelta che avrei consigliato perché sarà colui che frenerà il nuovo titolare della Farnesina, non certamente colui che asseconderà le pulsioni verso Pechino di Di Maio. Bene farà il governo a rafforzare la golden power sul 5g anche perché il segnale arrivato da Washington che ha inserito anche "Huawei Italia" in black-list non è da sottovalutare». 

Gli Usa però non sembrano tifare per un'Europa unita, non trova? 
«Per questo nei prossimi 5 anni mi aspetto parta il progetto di Difesa comune europea. Non contro la Nato, a cui Trump ha assegnato sempre meno importanza, ma insiem e alla Nato. Se non lo faremo rischiamo di subire il volere degli altri invece di attrezzarci noi europei per parlare con una voce unica su temi strategici». 

Valentino Di Giacomo - Il Mattino

12.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

L’Italia guardi a Washington se vuole evitare la morsa franco-tedesca. Parla Franco Frattini







Roma - spiega in una conversazione con Formiche.net Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario europeo, oggi presidente della Sioi - avrebbe le carte in regola per ritagliarsi il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa e scongiurare un pericoloso isolamento internazionale del quale ci sono tutte le avvisaglie.

Le perduranti titubanze sul 5G di compagnie cinesi e l’affossamento del rafforzamento del Golden Power per le reti, nonché le mancate prese di posizione su alcuni dossier fondamentali di politica estera – come la Libia – rischiano di allontanare ulteriormente l’Italia da alcuni aspetti del suo tradizionale vincolo euro-atlantico e di rivitalizzare l’asse franco-tedesco, oggi in crisi.
Eppure, spiega in una conversazione con Formiche.net Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario europeo, oggi presidente della Sioi, Roma avrebbe le carte in regola per ritagliarsi il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa e scongiurare così un pericoloso isolamento internazionale del quale ci sono tutte le avvisaglie.

Presidente Frattini, in concomitanza con il G7 di Biarritz sono in molti a sottolineare un crescente isolamento internazionale dell’Italia, dovuto in parte ad un allontanamento dell’attuale governo dalle tradizionali posizioni euro-atlantiche. Condivide questa analisi?
Che queste preoccupazioni abbiano un fondamento è dimostrato da un’intervista allo stesso ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi pubblicata oggi al Corriere della Sera, all’interno della quale ribadisce la necessità per l’Italia di non isolarsi e di mantenere saldo il legame con Nato e Stati Uniti, prendendo in seria considerazione il fatto che su alcuni dossier importanti Roma rischia di allentare alcuni aspetti del consueto vincolo euro-atlantico.
In che cosa si concretizzerebbe questa distanza da Washington?
Intanto assistiamo a una mancanza di adeguamento del budget della Difesa – quantomeno tendenziale – rispetto ai parametri del 3% condivisi con gli Usa in sede Nato, nonché a un ruolo da mero osservatore del nostro Paese rispetto agli attacchi condotti da Khalifa Haftar in Libia. Anzi, durante la sua visita in Italia quest’ultimo è stato accolto ha accolto al pari di Fayez al-Sarraj. E poi c’è la questione dei rapporti con Pechino.
Si riferisce al 5G?
L’accordo con la Cina sulla via della Seta e le titubanze sul 5G di compagnie cinesi hanno fatto pensare a Washington che l’Italia non sia consapevole del fatto che dati sensibili nelle mani di Pechino – che tra l’altro è anche il più grande produttore al mondo di cavi sottomarini, dai quali passano i dati – possono mettere a rischio la sicurezza dell’intera Alleanza. Ci si aspettava che il rafforzamento del Golden Power per le reti – un ‘firewall’ da porre in caso di sconfinamento in terreni pericolosi – avvenisse subito e invece non c’è stato. In questo senso l’inclusione di Huawei Italia nella black list del Dipartimento del Commercio è un segnale abbastanza chiaro in questo senso.
Crede che tutto ciò incrinerà il legame con Washington?
Tutto sommato penso di no, perché il rapporto di Washigton con Roma resta pur sempre migliore di quello degli Usa con Francia e Germania. Basti pensare all’atterraggio al G7 francese del ministro degli Esteri iraniano, una cosa mai vista che ha irritato Washington. Non è un caso che, in una delle sue battute, Donald Trump abbia citato dazi su vini francesi e auto tedesche, evitando di menzionare il nostro Paese. Si tratta di un’ulteriore manifestazione di amicizia, alla quale dovrà però seguire una posizione orientata al rafforzamento, non solo teorico ma anche fattuale, del legame transatlantico. Non bastano le confuse dichiarazioni di intenti, sono le parole chiare e le scelte di governo a contare.
In caso contrario a che rischi si esporrebbe l’Italia?
L’Italia si espone al rischio che l’asse franco tedesco venga rivitalizzato in un momento in cui è in declino. Emmanuel Macron e Angela Merkel vivono una fase di attriti, che finora non siamo stati in grado di sfruttare. Pur nell’incertezza che avvolge l’esecutivo, potevamo, ad esempio, offrire una sponda alla proposta di Trump di riammettere la Russia nel G7, riportandolo a essere un G8 quando si terrà il prossimo anno negli Stati Uniti. Ma c’è anche il pericolo derivante da un maggior protagonismo spagnolo, che arriverà certamente con la nomina di Josep Borrell come Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue. E pur nell’irrilevanza crescente di fori come il G7 – ormai solo teatrini per far emergere divisioni invece di discutere di questioni serie come la rottura delle relazioni infocibernetiche tra Corea del Sud e Giappone – questi nostri silenzi e queste nostre mancanze non ci consentono di ritagliarci il ruolo di partner privilegiato di Washington in Europa che, invece – al netto di Londra, ormai fuori dall’Unione europea – dovremmo e potremmo avere. E ci rendono meno forti, come dimostra in modo inequivocabile il mancato invito all’Italia al vertice sull’immigrazione dal Sahel tenutosi proprio nel contesto del summit di Biarritz.
Michele Pierri - Formiche.net

2.9.19 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

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