Dichiarazione di Franco Frattini, Presidente della SIOI, a sostegno dell'iniziativa del Partito Radicale per il riconoscimento del Diritto alla Conoscenza"
XIX INCONTRO DI ALTO LIVELLO LIBERTÀ DALLA VIOLENZA: PACE, SICUREZZA E PREVENZIONE DEI CONFLITTI NELL'AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE. ROMA, ITALIA 27-28 NOVEMBRE 2019.
Dopo gli interventi del Presidente della SIOI, Franco Frattini, e dei Co-Presidenti del NGIC, Vaira Vīķe-Freiberga e Ismail Serageldin, il Presidente Mattarella ha rivolto un saluto ai presenti.
Di seguito il discorso integrale pronunciato dal Presidente Frattini in occasione dell'Udienza al Quirinale:
Quando – sessantadue anni fa – i Padri fondatori dell’Europa decisero di dare vita al sogno europeo e al progetto di integrazione, essi indicarono la pace e la prosperità come gli obiettivi da garantire ai cittadini europei dopo le tragedie della seconda guerra mondiale.
Quell’obiettivo per noi cittadini d’Europa si è realizzato perché l’Europa è stata l’unica regione del mondo che in questi sessantadue anni non è stata mai attraversata da crisi e conflitti violenti come purtroppo – anche vicino ai nostri confini – abbiamo potuto vedere altrove.
Ma quel messaggio di pace e di prosperità purtroppo non è stato e non è raccolto, ancora oggi, in molte parti del mondo.
Assistiamo a crisi gravi, a dispute territoriali, ma anche a gravissimi fenomeni di diffusione del terrorismo internazionale che predica l’uccisione dell’uomo da parte di altri uomini e, ancora, alla proliferazione degli armamenti, anche di quelli nucleari; la pace e la sicurezza sono minacciate, quasi come una bomba a orologeria per quella minaccia che il Santo Padre, Papa Francesco, ha un giorno definito una Terza Guerra Mondiale disseminata a macchia di leopardo.
È evidente che dove ci sono le armi non ci sono i commerci, non c’è la prosperità, non c’è la crescita delle società e tantomeno il superamento della povertà e la disperazione; e dunque l’insicurezza e il pericolo dei conflitti costituisce il principale ostacolo alla crescita e prosperità delle società in ogni parte del mondo.
L’enorme commercio internazionale delle armi non porta né benefici né ricchezza né progresso, salvo l’arricchimento dei mercanti di armi, che spesso sono Stati sovrani. La proliferazione nucleare e la pericolosa ripresa degli esperimenti per avvicinarsi alla realizzazione di nuove bombe atomiche costituisce un ennesimo fattore che impoverisce i popoli e arricchisce Stati bellicosi.
Molti tradizionali ruoli di leadership nel mondo stanno cambiando.
Una politica americana ripiegata in sé stessa, una politica cinese di forte espansione e di grande proliferazione anche nel settore degli armamenti, un’azione della Russia verso aree del mondo dove il terreno abbandonato da altri viene occupato da Mosca ed un ruolo – purtroppo – debole e assente in molti scenari di crisi dell’Unione Europea.
L’appello che i leaders, che i responsabili delle azioni degli Stati e dei governi dovrebbero moltiplicare a voce sempre più alta è “Fermatevi!” Fermate l’escalation militare, fermate il ricorso alla violenza che sostituisce il dialogo e la crescita. Fermate l’intolleranza e ponete la persona umana al centro di tutto.
Cerchiamo un nuovo umanesimo che dia risposte alla sicurezza di ogni essere umano, non a scapito della sicurezza degli altri ma nel perseguire un bene comune a tutti.
L’incontro tra laici e religiosi, tra governi e organizzazioni internazionali, tra Stati e società civile, anzitutto con il protagonismo dei giovani, sia il modo per risvegliare una Comunità internazionale dove la mancanza di leadership è spesso collegata alla carenza di risposte concrete e quindi alla crescita di sentimenti di disperazione, di intolleranza, di frustrazione che colpiscono nel mondo, milioni e milioni di persone.
Ho sempre in mente, da italiano, l’appello del Presidente De Gasperi, padre fondatore dell’Europa: “Un politico guarda soltanto alle prossime elezioni, un uomo di Stato guarda alle prossime generazioni”. Generazioni che non ci perdoneranno, se non si agisce ora!
"Paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea". Conversazione con l’ex ministro degli Esteri sulla crisi iraniana, le proteste e la loro dimensione regionale
L’Iran, il Golfo e il Medio Oriente: regione nevralgica quanto turbolenta, delicata e complessa. Le manifestazioni per le strade della Repubblica islamica in questi giorni sono un elemento centrale del momento, che si allineano a qualcosa di simile visto in Iraq e Libano. Altre tensioni con sullo sfondo l’aumento del confronto tra il blocco saudita e l’internazionale sciita che Teheran ha tentato di creare.
Cosa sta succedendo? “Lo scontro tra i due blocchi si sta intensificando, con Riad che ha molti meno problemi a giocare influenza e l’Iran che si sente costretto a costruire quelle penetrazioni regionali attraverso attori proxy”, spiega a Formiche.netFranco Frattini, tra i tanti ruoli ricoperti, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri.
Repressioni e morti: la teocrazia iraniana ha per il momento spinto per schiacciare le proteste, ma cosa c’è dietro alle dimostrazioni di questi giorni scatenate dagli aumenti del carburante alla pompa? “Questa decisione di riduzione dei sussidi sul carburante è uno dei casi non frequenti in cui personalmente Ali Khamenei (la Guida Suprema, l’apice del sistema teocratico iraniano, ndr) ha seguito, si è interessato e si sta interessando alla situazione. Differentemente dalla norma in cui la Guida non è mai troppo coinvolta direttamente. Dalle sue dichiarazioni si comprende che la sua attenzione è molto forte”.
“D’altra parte — aggiunge l’ex ministro — si è capito che una buona parte del Parlamento iraniano aveva chiesto di aiutare le categorie più deboli prima di far entrare in atto questa decisione. C’era dunque la sensazione che si potesse scatenare qualcosa, ma ciò nonostante sia la Guida sia la presidenza sono andate avanti”.
Perché? Cosa ha portato la leadership iraniana a spingere, con la forza e la mano pesante, col rischio di attirarsi addosso vari riflettori? “Khamenei non è la prima volta che fa appello alla riduzione dello spreco energetico. La ritiene una necessità. Dal 2014 la Guida ha sempre sostenuto il dovere di limitare l’uso di automobili e carburante, secondo alcuni dati l’Iran ha un consumo pro-capite di energia superiore di diverse volte a quello della Turchia, per esempio, che è un paese molto più avviato”.
Ma non è l’impronta verde della Guida a produrre questa necessità, giusto? “Khamenei sa da tempo che le sanzioni creano per l’Iran la possibilità concreta di dover importare carburante. Una cosa assurda per un paese produttore, ma che può diventare reale. L’Iran sta perdendo la sua autosufficienza energetica, le misure sanzionatorie lo hanno bloccato anche dal punto di visto dell’importazione delle tecnologie estrattive”.
“Per questo Khamenei chiede di limitare i consumi. Bisogna capire la storia di queste misure dunque — aggiunge Frattini — e leggere i motivi di questo impegno personale della Guida, seguito nonostante gli dicessero di fare prima misure compensative anche dal parlamento conservatore“.
Poi c’è anche il contesto pre-elettorale ad avere un peso? “È un’altra cosa importante da ricordare: nella primavera del prossimo anno ci sono le elezioni. Le forze si stanno posizionando, certamente. Sebbene questa protesta è senza una forza dietro, senza leader, non è pilotata. In questo è del tutto simile a quelle in Iraq e Libano. Gli iraniani, come iracheni e libanesi, ce l’hanno con l’intero establishment. Non a caso la prima mossa attuata dal regime è stata bloccare Internet, i social, perché Khamenei sa bene come le Primavere Arabe si sono sviluppate”.
Sigillare Internet per impedire che le informazioni su quel che succede escano creando anche un effetto contagio… “Noi dall’Occidente non abbiamo un’idea completa di come accadano le cose, perché abbiamo solo due voci. I dissidenti, con parenti sul posto, che riferiscono di proteste oceaniche. Poi abbiamo le analisi delle ambasciate, che danno invece una immagine di moderazione. La cosa certissima è che non sarà questo che farà cadere il regime“.
A proposito di Iraq e Libano, occasione per allargare la riflessione: a Beirut e in diverse città irachene abbiamo visto proteste che riguardavano anche l’Iran, il piano di penetrazione in altri Stati della regione, giocato attraverso proxy politico-militari strutturati sul modello dei Pasdaran. Finora ha retto forse, ma adesso? “Adesso, e lo vediamo in un Paese come l’Iraq, questa infiltrazione, lì molto forte, non è affatto gradita. Ricordiamo che alle ultime elezioni irachene il chierico-politico sciita Moqadta al Sadr, un tempo molto collegato agli ayatollah iraniani, ha vinto le elezioni con un motto semplice: fuori gli iraniani dall’Iraq”. Lo stesso che i ragazzi iraniani ripetono in queste settimane… “Nessuno apprezza più questa ambizione da potenza regionale, ma l’Iran continua ad averla perché se perde la presa sa che l’Arabia Saudita ha campo libero. Perché i sauditi hanno molto meno problemi a giocare influenza”.
Un ruolo abbastanza attivo, o proattivo, in queste proteste lo stanno avendo gli Stati Uniti. Washington ha detto di essere dalla parte dei cittadini iraniani. Il dipartimento di Stato, che ha sanzionato il ministro iraniano della Tecnologia e delle Telecomunicazioni (Jazari Jahromi, un politico giovane e in realtà piuttosto apprezzato in Iran), sta chiedendo la riapertura di Internet; il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha chiesto ai manifestanti iraniani di inviare i loro video, foto e informazioni che documentano la repressione del regime nei confronti dei manifestanti così che gli Usa “possano esporre e sanzionare gli abusi”.
Secondo Frattini è una posizione “abbastanza naïf”: “Gli americani non comprendono che così facendo rischiano di danneggiare gravemente i manifestanti e gli oppositori, perché in Iran se c’è una cosa che mai, malgrado i cambiamenti dei regimi, non è mancata è l’orgoglio nazionale. Loro si sentono grande potenza, discendono dalla Grande Persia, e questa è l’unica cosa su cui non si può fare leva. Non a caso sia il governo che la Guida fanno ruotare la retorica per disinnescare le proteste dicendo che sono le forze straniere che vogliono mettere in crisi il messaggio khomeinista”.
“Forse — aggiunge l’ex ministro italiano — gli Stati Uniti però potrebbero prendere posizioni forti, basterebbe un gesto netto ma altamente simbolico: far in modo di oscurare il profilo Twitter di Ali Khamenei. Andare sul concreto mettendolo a tacere per via delle repressioni. Perché, paradosso dei paradossi, il regime ha imbavagliato i suoi cittadini, ma mentre cerca di soffocare le proteste, Khamenei continua a twittare la sua linea”.
Frattini a InBlu Radio: “Maduro farà brogli. Papa in Emirati Arabi ha stupito il mondo”
L’ex ministro degli Esteri a InBlu Radio: “Comunità italiana verrà accusata di essere amica dell’ex dittatore. Tanti italiani avranno problemi lavorativi”
Intervista di Chiara Placenti:
Roma 5 febbraio 2019. “Non ci può essere Maduro a guidare il percorso verso le elezioni. Maduro farà brogli e imbrogli”. Lo ha detto il presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, due volte ministro degli Esteri, ex Commissario europeo, Franco Frattini, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei in merito alla situazione del Venezuela e la posizione del governo italiano.
“Maduro – ha aggiunto Frattini – lo conosco bene, era mio collega ministro degli Esteri. Mi ha ricevuto tante volte quando c’era Chavez. Quando andavo a Caracas incontravo alla scaletta dell’aereo Maduro che mi veniva ad accogliere perché Chavez gli diceva ‘gli italiani sono nostri fratelli’. Sono quelle tipiche persone che quando prendono il potere, non essendo un leader come Chavez, usano la repressione non avendo autorevolezza. Purtroppo l’Italia avrebbe dovuto dire fin dal primo giorno ‘Maduro se ne vada e il Parlamento trovi un presidente ad interim’ perché a vincere deve essere la democrazia. Guidò dovrà vincere con il volere del popolo”.
“Sono molto dispiaciuto – ha sottolineato Frattini – per questa posizione italiana. La politica italiana è una politica che deve guardare all’interesse che noi abbiamo in quelle aree del mondo in cui la nostra presenza è storica, radicata e consolidata. La comunità italiana è la più grande comunità non locale che sta in Venezuela. Ci sono milioni di italiani che hanno il doppio passaporto che vivono e lavorano in Venezuela. È chiaro che per questa comunità italiana chiunque verrà dopo Maduro sarà contro Maduro. Se il governo italiano si prende il ringraziamento pubblico dal dittatore, chiunque verrà dopo Maduro considererà la comunità italiana come dei paria cioè gli amici dell’ex dittatore”.
“Quando accadono queste cose – ha concluso Frattini – chi ci rimette è chi ha fatto degli investimenti nel Paese. Non dico che si sarebbe dovuto proclamare Guaidò presidente del Venezuela ma si sarebbe dovuto dire subito a Maduro di andarsene e si sarebbe dovuto dire di formare immediatamente un governo nazionale in cui il Parlamento doveva individuare un presidente ad interim che avrebbe dovuto guidare le elezioni”.
Papa, Frattini: “Ha stupito il mondo. Emirati Arabi non sono off-limits per i cristiani”
L’ex ministro degli Esteri a InBlu Radio: “Paese caratterizzato da dialogo interreligioso. Imam educati a tolleranza e non a prediche che incitano alla violenza”
Roma 5 febbraio 2019. “Con questa mossa il Santo Padre ha stupito il mondo. Francesco ha scelto un Paese nel cuore del Golfo Persico che come noto è attraversato da enormi tensioni”. Lo ha detto il presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, due volte ministro degli Esteri, ex Commissario europeo, Franco Frattini, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei.
“Il Papa infatti – ha aggiunto Frattini – ha ricordato la tragedia dello Yemen che si svolge proprio a pochi chilometri dagli Emirati Arabi. Ha scelto un Paese che da sempre ha fatto dell’educazione al dialogo interreligioso una sua caratteristica”.
“Il Papa – ha proseguito Frattini – ha fatto la scelta giusta. Gli Imam sono educati ad un dialogo di tolleranza, comprensione reciproca e mai a prediche di incitazione alla violenza. Un Paese che è stato ben scelto e non a caso il Grande Imam di Al Azhar che è il personaggio di più grande influenza nel mondo islamico-sunnita è andato lì proprio per incontrare il Papa. Con questo viaggio il Papa Francesco ha voluto dire che quella parte del mondo non è offl-imits per i cristiani”.
Conferenza di Palermo, successo o passerella? Parla Franco Frattini
di Francesco Bechis
L'ex commissario europeo e ministro degli Esteri a Formiche.net: il rischio di una passerella è reale. Per trasformare la conferenza in un successo bisogna coinvolgere tutte le parti in causa, nessuno escluso. Ma i tempi non sono maturi per una nuova Pratica di Mare
Mancano meno di due settimane alla Conferenza internazionale sulla Libia convocata dal governo Conte a Palermo per il 12-13 novembre. Molte, troppe le incognite sull’evento che, almeno nelle intenzioni, deve mettere una pietra sulla guerra civile e ridare all’Italia il ruolo di pivot che ha sempre avuto nella regione. Il successo è appeso a un filo. Di blitz e passerelle ce ne sono state tante in questi anni, tutte finite con una stretta di mano e poco più.
Lo sa bene Franco Frattini, che oggi presiede la Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale) ma pochi anni fa ha dovuto gestire da ministro degli Esteri la drammatica transizione della Libia dal regime del colonnello Gheddafi al caos dei bombardamenti e delle lotte tribali. A giugno l’ex Commissario europeo ha incontrato l’amico Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri russo. È stata occasione per parlare anche di Libia. A Formiche.net Frattini confida dubbi e aspettative dei russi sulla conferenza siciliana. E fa un inventario puntuale degli errori da non commettere.
Franco Frattini, cosa può trasformare la conferenza di Palermo in un successo?
Credo che siano tre gli obiettivi da porsi. Punto primo, che tutte le fazioni libiche, compresi i gruppi tribali, si impegnino insieme per combattere il terrorismo e sottrarre al controllo dei trafficanti di esseri umani le rotte migratorie. Due, permettere al Paese di riavviare a pieno regime l’estrazione del petrolio. In questi anni la contrazione della produzione ha peggiorato le vite dei cittadini libici, che con Gheddafi erano abituati a non pagare i libri di scuola, alla sanità gratuita e ai prezzi stracciati della benzina. Guai se qualcuno dovesse pensare oggi: “Quando c’era Gheddafi si stava meglio”.
Come si può evitare?
Seguendo l’esempio del generale Haftar, che quando ha preso il controllo dei pozzi di estrazione ha avuto la saggezza di coinvolgere la Noc (National Oil Corporation, ndr).
E il terzo obiettivo?
Porre le basi per un vero governo di unità nazionale in cui Tobruk e Tripoli si riconoscano a vicenda, ma soprattutto in cui siano coinvolte anche le altre parti contraenti lasciate ai margini in questi anni, come i Tuareg o le tribù del Fezzan.
C’è chi teme che a Palermo vada in scena l’ennesima passerella. Per dirla con le parole di Conte, che si tratti di una conferenza sulla Libia e non per la Libia…
È un rischio. Molto dipenderà dalla capacità del governo italiano di impegnare i suoi interlocutori, soprattutto Haftar e Al Sarraj, al rispetto degli accordi. In passato è stato commesso l’errore, soprattutto con la Francia di Macron, di organizzare incontri-passerella in cui nessuno veniva chiamato ad assumersi le sue responsabilità. Tornati all’Eliseo gli alti ufficiali francesi non cambiavano di una virgola la loro opinione.
Quali errori deve evitare il governo gialloverde?
Non limitarsi ai memoranda of understanding, servono condizioni precise da far rispettare alle parti coinvolte. Al tempo stesso non bisogna dare l’impressione di voler fare della Libia un protettorato, limitandosi a dare ai libici una pacca sulla spalla e indicare una data per le prossime elezioni. Dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi per loro, non viceversa.
Il generale Haftar ha confermato la sua partecipazione, e da Tobruk fanno sapere di accogliere con favore un ritorno dell’ambasciatore Perrone. Sono segnali incoraggianti?
Assolutamente, Haftar ha un ruolo che nessuno può cancellare e la distensione con il governo italiano è una buona notizia. Conosco bene l’ambasciatore Perrone che è un eccellente diplomatico, ma non credo che il generale ce l’avesse con lui. Penso piuttosto che intendesse esprimere la sua approvazione per il cambio di policy italiana, dopo anni in cui lo Stivale, sbagliando, ha guardato esclusivamente a Tripoli.
I francesi sembrano aver fatto un passo indietro. È così?
Fin dai tempi di De Gaulle la Francia non ha amici ma interessi. Oggi l’interesse dei francesi è rimanere seduti al tavolo. Hanno capito che da soli non ce la fanno e stanno riconoscendo, più per convenienza che per amicizia, la leadership italiana in Libia.
Prima dell’estate ha avuto un incontro privato con il ministro degli Esteri russo Lavrov. Quali sono le aspettative dei russi su questa conferenza?
Lavrov mi ha confermato quello che già immaginavo. Mosca spera che l’Italia giochi un ruolo di pacificatore, si fida di noi ed è pronta a darci una mano. Non scordiamo che i russi sono i primi a guadagnare dalla stabilità della Libia. Nel silenzio il governo russo sta lavorando, penso ad esempio all’accordo fra Rosneft e Noc per i prossimi 15 anni di collaborazione nel settore energetico. E poi i russi hanno un legame strettissimo con il presidente egiziano Al Sisi, che è l’unico che dispone di una leva su Haftar. Se, come sento, a Palermo arriverà il primo ministro russo Medvedev per l’Italia la conferenza sarà un successo.
A Washington Trump e Conte avevano annunciato una cabina di regia Italia-Usa per la Libia. La conferenza di Palermo può essere occasione di una nuova Pratica di Mare?
I tempi non sono maturi, tanto più ora che Trump vede procedere l’inchiesta del procuratore Mueller sul caso Russiagate. È vero però che l’Italia può giocare la carta degli eccellenti rapporti con Mosca e Washington per favorire una stretta cooperazione fra le parti, che di fatto è già in atto. In Libia come in Siria c’è un filo diretto fra i vertici militari russi e americani per coordinare i bombardamenti e le operazioni anti-terrorismo.
FRATTINI CONTRO L'EUROPA. «Sui migranti non decidono UE e pm»
L'ex ministro degli Esteri smonta l'inchiesta diAgrigento e sferza il Ppe: «Segua Orban»
LAURA TECCE
Libero, 2 settembre 2018
Due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi, vice presidente della Commissione europea e Commissario per la giustizia, libertà e sicurezza. Franco Frattini, che oggi nella sua veste di magistrato si occupa di immigrazione e processi di mafia, lue e i suoi meccanismi li conosce bene.
Hanno ragione gli euroscettici quando affermano che l'attuale assetto dell'Ue non funziona? È davvero il regno dei burocrati?
«Da vice presidente della Commissione ho messo più volte all'indice l'eccesso di burocratizzazione rispetto alla politica, problema che si è aggravato negli ultimi anni. In un momento in cui abbiamo il terrorismo, problemi legati alla crescita economica e all'immigrazione, la percezione è quella di un'Europa che si occupa di argomenti lontani, addirittura fastidiosi per i cittadini».
Come sul cambio dell'ora...
«Fanno una consultazione su un campione di 5 milioni di europei su 500 milioni e con una direttiva calata da Bruxelles pensano di farci cambiare le abitudini di vita. Questo da l'idea che l'Ue sceglie di occuparsi di questioni meno complicate invece che prendere di petto quelle più critiche: sono anni che si prendono impegni che poi non vengono rispettati. Nel Trattato di Lisbona del 2009 una norma ribadisce che le questioni migratorie sono una competenza comunitaria, non dei singoli Stati. Un principio vincolante che purtroppo è rimasto sulla carta. L'unica cosa positiva che vedo è il semestre di presidenza austriaca, con il cancelliere Sebastian Kurz che ha scelto come motto «L'Europa che protegge»: dal terrorismo, dalla speculazione e che protegge i confini. Ha colto nel segno, questi sono i desideri dei cittadini europei».
L'incontro tra Salvini e Orban ha gettato le basi per un progetto europeo alternativo all'assetto attuale. È possibile l'ingresso della Lega nel Ppe?
«Quello di Milano è stato un incontro tra due capi di partito che stanno ragionando anche in vista delle Europee. Non è un caso che sia Orban che Kurz siano tutt'ora nel Ppe: è in corso una riflessione interna e se i due si espongono con frasi severe sicuramente c'è la volontà di rivedere alcune posizioni. In veste di coordinatore della politica estera dell'Ue varai la direttiva sui rimpatri e una norma che prevedeva banche dati per mettere in connessione le polizie europee, anche per schedare le impronte digitali di chi entra e chi esce dal territorio europeo. Se queste iniziative le avessero fatte funzionare, i terroristi del Bataclan non sarebbero stati liberi di muoversi indisturbati».
Cos'è che l'ha impedito?
«La Corte europea dei diritti dell'uomo, con la direttiva sulla privacy, ha smantellato le norme più rigorose sulla sicurezza. Poi all'interno del Parlamento europeo i liberali, i liberaldemocratici e i socialisti si sono coalizzati e hanno portato avanti politiche molto morbide sui principi di protezione dei cittadini e sulla lotta al terrorismo».
Salvini parla di Lega delle Leghe.
«Il progetto potrebbe non essere alternativo al Ppe, ma è evidente che la voce di Kurz e Orban, che rispondono alle attese della popolazione, vada ascoltata. L'altra ipotesi del tutto opposta è che Orban si secchi di essere attaccato dai suoi alleati europei e confluisca in una nuova formazione guidata da Salvini, a quel punto il Ppe potrebbe non avere più la maggioranza a Bruxelles».
Nei confronti di Salvini la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo con 50 pagine di accuse, 5 reati contestati, 30 anni di carcere come pena massima.
«Pur senza commentare le azioni di un altro magistrato, ricordo che chi dovrà formulare i capi di imputazione per il Tribunale dei ministri è Palermo, che potrebbe non condividerli, e in ogni caso i giudizi non li emettono le procure, ma i tribunali. Detto ciò, se io incrimino per sequestro di persona vuoi dire che contesto di aver privato della libertà personale una
persona che è libera di muoversi. Ora, chi non è identificato ed identificabile non è libero di andare dove vuole. Si contestano poi gli arresti illegali, ma io non ho visto mandati di arresto, è stato solo dato ordine di non identificare: l'inerzia equivale ad un arresto illegale? Se la contestazione riguarda la politica del governo sulla questione dell'immigrazione, questa deve essere giudicata dagli elettori e non dai magistrati»
Le due province autonome di Trento e di Bolzano hanno approvato due leggi che consentono di poter abbattere gli animali senza avere l’approvazione a livello centrale.
di Alessandra Arachi
Ministro Sergio Costa ha visto cosa è successo con i lupi e con gli orsi in Trentino Alto Adige?
«Ahimè sì. Hanno deciso di abbatterli».
E lei come ministro dell’Ambiente vuole intervenire in qualche modo?
«Io come ministro della Repubblica ho il dovere di intervenire. Quelle due leggi violano un principio costituzionale».
E quindi cosa farà?
«Sono obbligato a chiedere l’impugnazione dei provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale. Anche se ...».
Anche se cosa ministro?
«Mi domando: dobbiamo arrivare per forza a questo punto? Per questo chiedo ai due presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano se possono pensare di fare altrimenti»
Cosa intende dire?
«Intendo: per risolvere il problema dei lupi e degli orsi nelle loro province autonome hanno come modo soltanto quelli di abbatterli?»
E’ una domanda retorica la sua?
«Certo. Basta vedere il piano lupo elaborato dall’Ispra che è arrivato ad un soffio dall’approvazione».
E cosa si vede in quel piano?
«Ci sono ventidue azioni per regolare il rapporto uomo lupo».
E quindi?
«Invito i due presidenti di Trento e Bolzano a fare un passo indietro. A ritirare quelle leggi che forse non sono state ancora nemmeno pubblicate sul bollettino. Poi li invito a venire a Roma, dove con l’Ispra potranno trovare le soluzioni per i loro lupi e i loro orsi. Ce ne sono davvero molte per regolamentare il rapporto con l’uomo».
E se non succedesse tutto questo?
«Ho già detto: devo impugnare le loro leggi davanti alla Corte Costituzionale. Il lupo è una specie protetta, un patrimonio per l’Italia».
Lo fa soltanto perché è obbligato a farlo?
«Sono obbligato a farlo come ministro e sento il peso come uomo Sergio. Stiamo parlando di vita e di morte. Perché dobbiamo uccidere gli animali che sono esseri viventi?»
Quindi lei non è favorevole nemmeno alla caccia?
«Per la caccia c’è una legge riconosciuta dallo Stato. Quindi come ministro della Repubblica sto con la legge».
Ma in forma privata sarebbe contrario?
«Non è importante qui la forma privata. Il cacciatore che si mantiene dentro la legge lo rispetto».
E quello che non segue la legge?
«Il bracconiere? Alcuni commettono dei reati orribili contro gli animali. Come accecare i cardellini per far sì che richiamino i loro simili. O andare a caccia durante i periodi dell’accoppiamento. O andare a caccia dei piccoli con le mamme. Veri crimini».
Cosa vuole fare?
«Sto pensando di inasprire le pene contro di loro innalzando il livello dei reati, passando da contravvenzionali a delitto».
Cosa prevede il reato delitto?
«Si innalza il livello penale, si prevede anche la reclusione».
Quindi carcere per i bracconieri?
«Sì, possiamo dirla così. Anche se nel programma di governo è previsto pure un intenso programma di prevenzione».
Che vuol dire?
«Che voglio aumentare così tanto i controlli per scovare i bracconieri che alla fine questi controlli devono essere vissuti dai bracconieri come deterrenza preventiva».
Cioè?
«Che alla fine non vanno a sparare senza regole per paura di essere beccati».
Come fa ad aumentare i controlli?
«Aumento la rete coinvolgendo le polizie locali. Ovvero le polizie municipali, provinciali, metropolitane.Anche i carabinieri forestali che agiscono sul territorio».
Pensa di riuscirci?
«E’ molto importante che questo succeda. Ci sono reati commessi dai bracconieri che sono davvero odiosi. Ci sono bracconieri che non esitano ad entrare e a sparare senza regole nei parchi nazionali, nelle aeree protette. E anche contro di loro che intendo innalzare il livello del reato, indurire le pene fino ad arrivare al carcere».
Le Autorità Russe proibiranno lo sterminio di cani e gatti randagi durante i Mondiali di Calcio 2018. Grande vittoria per i giovani di ZeroHackathon firmatari dell’appello #stopanimalcrueltyinsport
MOSCA, 6 Giugno 2018 - Il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha raccolto l’appello dei 300 giovani di ZeroHackathon 2018, ai Leader Mondiali contro lo strage degli animali negli eventi sportivi.
Una grande vittoria per i giovani della SIOI che hanno firmato, insieme alle personalità e ai relatori illustri, l’appello di ZeroHackathon, la competizione giovanile di idee sullo Sport come strumento per lo sviluppo e la pace svoltasi a Roma dal 2 al 4 maggio 2018 e organizzata dalla SIOI.
L’appello è arrivato al Presidente Putin. Messaggero illustre il Presidente della SIOI Franco Frattini nella sua recente visita a Mosca.
Le Autorità Russe proibiranno lo sterminio di cani e gatti randagi durante i Mondiali di Calcio 2018 costituendo dei centri di custodia intorno alla città di Mosca per la cura e sterilizzazione degli animali randagi.
L’appello è stato promosso insieme al Comitato #Unitiperloro di Andrea Cisternino. Testimonial Giacomo Lucchetti e la sua cagnolina Juliet.
Facciamo vincere la vita …sempre!
“Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” (Mahatma Gandhi)
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APPEAL TO THE WORLD LEADERS
“STOP ANIMAL CRUELTY IN SPORT!”
Rome, May 2, 2018
When sporting events arrive in the host countries, they are always accompanied by joy, happiness and a desire to present the best side of yourself.
This desire to do well almost always turns into a death sentence for innocent stray creatures that suddenly turn into collateral damage for cities and places where sporting events take place.
Ukraine, Brazil, Russia, Korea, Sicily and Morocco are just a few of the Nations that have become hell on earth for millions of stray dogs and cats. Sport is life, civil growth, respect for the weakest, be it human or animal.
We appeal to the World Leaders to strive to make sure that sport is no longer synonymous with discrimination and violence but with a place where the absolute respect of the weakest and therefore of animals and environment, triumphs.
We demand that the massacres of strays be stopped permanently during sporting events and that during the same events awareness campaigns are organized to respect the animals and the weakest among us. The necessary conditions that all Nations should be required to have in order to host a sporting event must be the protection of animals and the environment.
Finally, we ask that a campaign be established to promote cruelty free sports nutrition, because respect for nature and the environment start right from the sportsman's meal. Let LIFE win. Always!
“Un grande aiuto economico, ma soprattutto un grandissimo progetto politico”. Così il presidente della Sioi Franco Frattini, già ministro degli Esteri e commissario Ue, ha definito il Piano Marshall celebrando il suo settantenario al Centro Studi Americani assieme al direttore Paolo Messa, a Maria Romana De Gasperi e al presidente della Fondazione Sapienza Antonello Folco Bigini.
Troppo spesso riduciamo il mastodontico intervento degli americani per ricostruire l’Europa a una semplice opera d’elemosina ai Paesi sconfitti per sottrarli alla cortina di ferro. Il Piano Marshall, ha ricordato Frattini, è stato molto di più: “Non una donazione di un ricco al povero, ma la chance per un alleato meno fortunato, sconfitto in guerra, di crescere nei diritti, nella prosperità e nella democrazia”.
Fu indubbiamente una scelta di campo strategica, ma in un mondo diviso in blocchi l’Europa non poteva permettersi la neutralità, se non, come riconobbe lo stesso Alcide De Gasperi, “in un mondo di inermi o garantito da una forte difesa di natura e di armi”. “Credo che il messaggio di De Gasperi sulla centralità della persona umana sia stato uno dei punti nodali del Piano Marshall” ha continuato Frattini, “permettendo agli alleati di rinascere dopo una guerra che era stata negazione della persona umana sono state poste le basi per la Carta di Nizza del 2000”. Il debito europeo verso il Piano Marshall va dunque ben al di là degli aiuti economici e delle forniture giunte nel Vecchio continente per rilanciare l’industria e l’occupazione. Oggi, ha sottolineato l’ex titolare della Farnesina, “il soft power europeo ha nel suo dna il Piano Marshall, dobbiamo anche a questo il grande successo nella politica di vicinato dell’Ue con i Balcani occidentali”. Dove ha fallito l’Unione Sovietica è riuscita l’Unione Europea, portando a Est “rule of law, programmi di giustizia, di sicurezza, di lotta al crimine organizzato, permettendo a quei Paesi di sentirsi parte di un destino comune”.
Abbiamo imparato la lezione del 1948? Non ancora, ha ammesso Frattini. Se il progetto europeista perde terreno, e di conseguenza il suo soft power, è anche perché persistono i veti incrociati, i particolarismi, che rendono impossibile, se non addirittura utopico, parlare di politica di sicurezza e difesa comune. “Non possiamo lamentarci di essere vittime dell’imperialismo americano e poi non fare nulla per costruire una vera politica estera europea. Se ogni volta che uno dei 27 Stati membri pone il veto tutto si blocca, l’Europa perde la chance di essere protagonista di politiche di successo”. Ben venga anche la Brexit dunque, se una volta conclusa permetterà agli Stati membri di parlare di Difesa comune europea senza soccombere al veto di Londra.
C’è un banco di prova per capire se l’Unione Europea ha fatto sua la lezione del Piano Marshall. È lo sviluppo economico e politico dell’Africa, passaggio cruciale per la stabilizzazione del Mediterraneo e del fenomeno migratorio. Frattini ha chiara in mente qual è la road map da seguire: “Ci sono due paradigmi, uno, totalmente sbagliato, è quello del neo-colonialismo, l’altro, l’unico che può funzionare, quello del co-sviluppo”. Secondo l’ex ministro degli Esteri in Africa l’Europa non deve commettere lo stesso errore dell’alleato americano in Iraq, quando gli Stati Uniti formarono il governo provvisorio “facendo piazza pulita di migliaia di funzionari, sottoufficiali e ufficiali, che una volta cacciati si unirono alla resistenza contro di noi”. Così come il Piano Marshall americano fu un progetto a lungo termine, che vide Stati Uniti e Europa collaborare fianco a fianco nella gestione condivisa delle risorse e nella costruzione di istituzioni democratiche, così anche un Piano Marshall europeo per il continente africano non deve ridursi ad assistenzialismo, ma deve diventare una grande opera di institution-building e creazione di welfare fra Stati africani ed europei. “Se abbandoniamo il modello delle donazioni incontrollate per un modello di co-sviluppo” ha concluso Frattini, “riusciremo ad aiutare gli Stati africani affetti da grave instabilità politica a creare prosperità, tutelare i diritti e a consolidare i regimi democratici”.
Coordinamento #UNITIPERLORO e SIOI con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
CONFERENZA
“AnimaAmbiente” – Antropocentrismo la malattia, biocentrismo la cura?
Venerdì 1 dicembre 2017 dalle ore 15 alle 19
SIOI, Salone delle Conferenze
Introduzione
Franco Frattini, Presidente della SIOI
“Il futuro dell’orso e dei grandi predatori tra verita’ mai raccontate e disinformazione mediatica” Davide Celli, Scrittore, Giornalista e Presidente dell’Associazione LEGIO URSA
“Il lupo tra fiaba e realta’:”Il mondo visto con gli occhi del lupo”
Ethel Onnis, Naturalista Progetto “L’arte nell’essere lupo”
“Conservazione del lupo: basi scientifiche e elementi sociali e culturali di una difficile sfida”
Dott. Piero Genovesi, responsabile ISPRA conservazione e gestione patrimonio faunistico nazionale
“Il mare malato”
Francesco Saverio D’Aquino – Sea Shepherd
“DNA intrappolati: l’incubo concreto degli statutari
Daniele Tedeschi, BSc Phd, Coordinatore scientifico OSA, Direttore Scientifico Progetto Genobioma
“Violenza sugli animali e pericolosità sociale”
Francesca Sorcinelli-Presidente di Link Italia
“Buono, sano e vegano…” Dott.Maurizio Conte, pediatra
“Presentazione progetto Cuori in Corsa”
Giacomo Lucchetti, Motociclista sportivo
“Diritti animali e rovesci umani”
Luigi Lombardi Vallauri, filosofo e scrittore
Conclusioni, lettura manifesto, obiettivi.
Comitato #UNITIPERLORO:
Andrea Cisternino, Riccardo Lagana’, Elisabetta Strano, Leonardo Rania
Per partecipare all'evento: scrivere all’indirizzo: stampa@sioi.org oppure registrarsi sul sito: www.sioi.org
(ANSAmed) - ROMA, 10 NOV - Il Cnn Freedom Project, un progetto del network americano che vuole fare luce e sconfiggere le schiavitù del XXI secolo, è sbarcato a Roma, per un dibattito registrato alla Link Campus University che ha toccato uno dei temi più incandescenti dello scenario internazionale: la crisi migratoria e il traffico di esseri umani che ne approfitta.
Moderata dal giornalista Richard Quest, la conversazione ha coinvolto ospiti di alto livello come Gervais Appave, cosigliere politico del direttore generale dell'Oim; Franco Frattini, ex ministro degli Esteri ed ex Commissario europeo alle migrazioni; Julie Okah, direttrice generale della Naptip, l'agenzia anti-traffico di esseri umani della Nigeria e Joanna Rubinstein, presidente della World Childhood Foundation.
In tutti gli interventi, la consapevolezza che dietro le migrazioni ci sia in moltissimi casi la mano e lo sfruttamento delle organizzazioni criminali, sia nei paesi d'origine, sia durante il transito, sia all'arrivo in Europa. Una circostanza confermata anche da uno studio della Link, per il quale, nel caso degli arrivi dalla Libia, su ogni 100 migranti, 70 sono vittime dei trafficanti. "Un recente studio ha indicato che il 73% dei migranti che attraversano il Mediterraneo sono vittima di abusi e sfruttamento - ha osservato Appave - Tutti loro sono sottoposti a tre tipi di rischio: quello di finire in mano ai trafficanti nel loro paese; quello per il quale chi permette loro di partire deve massimizzare il profitto, per cui li stipa in tantissime su barche fragili, ed infine i rischi del paese di arrivo, come lavoro in schiavitù e avvio alla prostituzione. Si tratta di una terribile normalità"". Un fenomeno, quello delle migranti che diventano prostitute, su cui si è soffermata Okah, notando come "queste ragazze non possono facilmente ribellarsi, perché c'è chi le controlla, chi minaccia le loro famiglie nel paese d'origine, sono senza passaporto, preso dai trafficanti, e temono costantemente ritorsioni". Un'infinita serie di violenze che vale milioni di euro per l'industria criminale che sfrutta le persone che lasciano i propri paesi. Che va combattuta, è stato sottolineato, con un approccio complessivo al problema, in tutte le fasi del fenomeno.
Durante la trasmissione, sono stati mostrati diversi filmati che testimoniano gli abusi sui migranti finiti in mano a trafficanti. Tra questi uno particolarmente drammatico, fornito dalla Guardia Costiera italiana - i cui vertici, presenti in studio, hanno ricevuto l'applauso della platea per le vite che salvano ogni giorno - in cui si vedono le fasi di un salvataggio, con i migranti terrorizzati che si aggrappano ai loro salvatori. In sala, tra gli altri, anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi e il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore.
L'Ex Ministro racconta i viaggi sulle loro tracce: "Come in Canada, rispettiamoli nel loro habitat"
di Sandra Mattei
Trento
Di lui si sa che è stato il più giovane componente nel Consiglio di Stato, nel 1986 e poi, ministro per la funzione pubblica, ed ancora degli Esteri nei due governi Berlusconi dal 2002 al 2004 e dal 2004 al 2011. Quello che non t'aspetti è che Frattini, oggi sessantenne e impegnato nell'Alta corte di giustizia sportiva del Coni, sia anche un appassionato di orsi. Del resto l'ex ministro ha casa a Bolzano e le sue vacanze è solito passarle in Val Badia, dove tra l'altro ha conosciuto la moglie, sposata nel 2010. Ed in questa bagarre di reazioni scatenata dall'ultima aggressione dell'orso a Terlago ha deciso di dire la sua, proponendo di realizzare un Santuario dell'orso proprio in Trentino.
Frattini, come mai questo interesse per l'orso?
Sono sempre stato un appassionato di montagna e le mie vacanze le passo in Val Badia, ma sono affascinato dalla natura e dagli animali, ed in particolare dagli orsi, perché sono un simbolo della fauna selvatica alpina. I miei viaggi in giro per il mondo sono stati dettati da mete dove potessi osservare gli orsi nel loro habitat naturale.
Ci può raccontare dov'è stato e cosa ha visto?
Le dirò che non occorre andare chissà dove per scoprire gli orsi, perché in Val Badia, a San Cassiano, c'è il Museo dell'Ursus Ladinicus, dove sono esposti i resti dell'animale preistorico che 50 mila anni fa viveva nei boschi delle Alpi a 2600 metri di altezza. Tuttora in una grotta lunga un chilometro si possono ammirare gli scheletri dell'Ursus Ladinicus e questa è già una grande emozione. I miei viaggi sono sempre stati sulle tracce degli orsi, dai Grizzly del Denali National Park in Alaska a quelli dell'isola Kodiak, che sono i più grandi in assoluto, da quelli della Kamchatka agli orsi neri del Quebec. Ho visto orsi che pesano 500 chili, alti 3 metri, mamme con i piccoli, orsi che facevano il bagno e che mangiavano il miele; uno spettacolo unico.
In che modo si muoveva in questi viaggi?
Sono sempre stato in gruppi organizzati con una guida ed anche se gli incontri sono stati ravvicinati, a una cinquantina di metri distanza, non è mai successo niente. Nei parchi, le guide portano con se le bombole di gas urticante, ma anche in zone dove vivono liberi, come quelli in Quebec, le case sono circondate dai fili elettrificati, come quelli delle mucche e non danno fastidio alla gente.
Ma non si può paragonare il territorio del Canada a quello del Trentino, no?
Quello che voglio dire è che se si violano le zone dove sono soliti spostarsi, in uno spazio limitato come quello di un sentiero, è ovvio che se ci si imbatte in un orso, lui si sente in pericolo. In Quebec, dove vivono gli orsi neri delle dimensioni dei nostri, per evitare incontri ravvicinati se si va nei boschi, si mette sempre un campanaccio sullo zaino, come dire "se vieni a casa mia, almeno avvisa". Noi invece sappiamo organizzare solo le battute di caccia.
Fatto sta che gli orsi in Trentino sono stati introdotti ed ora tutti sono preoccupati per il loro numero. Lei che soluzione propone?
Con gli ingenti fondi che la Provincia di Trento ha ricevuto per il ripopolamento dell'orso, perché non creare un Santuario dell'orso, come al largo della Liguria c'è il Santuario delle balene? Un'area protetta dove si ammirano questi animali dei boschi a distanza, con la guida, e soprattutto con il rispetto che l'uomo dovrebbe verso chi in quei boschi c'era da millenni, prima che gli uomini.
Ma i nostri spazi non sono nell'America del Nord.
Anche inAbruzzo c'è il parco naturale con i lupi e gli orsi. Se ci sono riusciti loro, perché non provarci in Trentino? Io vorrei che i nostri nipoti potessero vedere l'orso nei luoghi dove può vivere e non la pelle stesa ai piedi di un camino. Chissà se i trentini si sveglieranno dalla ossessione e capiranno che un Santuario dell'orso sarebbe attrazione unica ed esempio unico di nobile civiltà.
Europe proves completely useless in helping Italy to solve migrant crisis: Franco Frattini to RT International
Italy, along with France and Germany have agreed to draw up a 'code of conduct' for charities operating rescue boats in the Mediterranean with the aim of bringing under control the growing influx of migrants. In the past few days alone, up to 12 thousand people have arrived in Italy from Africa, while more than 85 thousand have landed in the country since the beginning of this year.
Former Italian Minister of Foreign Affairs Franco Frattinijoins RT to discuss this issue. He expresses his deep concern about the current migrant crisis defining it unsustainable.
Italy's extreme response to this lack of solidarity should be closing the italian ports to NGO boats except the official UN Missions.
4th July 2017
Facts:
An estimated 10,000 people are believed to have attempted the journey from North Africa in the past four days.
More than 73,000 migrants have landed in Italy this year, an increase of 14% on the same period last year.
The European Commissioner for Immigration, Dimitri Avramopoulos, met Italy's Mr Massari to discuss the crisis.
"Italy is right that the situation is untenable," he said, adding that the country's management of the crisis was "exemplary".
Prime Minister Paolo Gentiloni has accused other European nations of "looking the other way". (Source: BBC)
In occasione del XXV Anniversario delle Relazioni Diplomatiche con la Repubblica Italiana
Lectio Magistralis di Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia
7 GIUGNO 2017, ORE 15.30
Roma: Si è svolto oggi alla SIOI l’incontro tra il Presidente Frattini e Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia.
Nalbandian ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “La politica estera dell’Armenia” alla presenza degli studenti e della stampa seguita poi da un dibattito incentrato principalmente sul conflitto del Nagorno-Karabakh e sulle possibili dinamiche future per favorire il processo di pace.
Introducendo l’intervento del ministro, Frattini, ha ricordato le diverse occasioni lavorative trascorse con Nalbandian in diversi consessi internazionali dove c’è stato modo di parlare di aspetti diplomatici, di identità culturale e geostrategia.
Sottolineando il fatto che l’Armenia è l’unico paese membro della Comunità economica eurasiatica che vanta solidi rapporti e un accordo di partenariato globale e rafforzato con l’Unione europea, Frattini ha indicato Erevan come un possibile ponte e facilitatore nei rapporti fra Russia e Ue, al momento molto difficili. “Credo sia importante lavorare per la stabilizzazione della regione, il Caucaso è infatti un crocevia di diverse fonti di instabilità”, ha spiegato Frattini, lodando il recente svolgimento delle “elezioni parlamentari” cui hanno “partecipato una moltitudine senza precedenti di osservatori” che hanno confermato la bontà del processo di voto.
Il presidente della Sioi ha infine sottolineato il ruolo svolto dall’Osce nella regione, in particolare per quanto riguarda l’annosa questione del Nagorno-Karabakh e, si è detto convinto che il tema sarà una delle priorità della presidenza di turno che l’Italia assumerà nel 2018.
Intervento del Presidente Frattini al Consiglio di Stato Seminario “60 anni dopo i Trattati di Roma. I diritti ed i valori fondamentali nel dialogo tra la Corte di giustizia e le Corti supreme italiane”
P. Bernard Ardura – Presidente Pontificio Comitato di Scienze Storiche
Cosimo M. Ferri– Sottosegretario di Stato - Ministero della Giustizia
Ore 10,00 – I Sessione
S.Em. Rev.ma Kurt Koch – Presidente Pont. Cons. per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Aleksandr A. Avdeev – Ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede Natalija
A. Naročnizkaja – Presidente Istituto della democrazia e della cooperazione
Pausa
S.E. Rev.ma Josif Tobij – Arcivescovo di Aleppo
Michajl E. Švydkoj – Delegato del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione culturale internazionale
John Laughland – Direttore Istituto della democrazia e della cooperazione
Ore 12,30 – Dibattito
Ore 14,30 – II Sessione
Franco Frattini – Presidente Istituto di Studi Eurasiatici
Amvrosij Matsegora – Rettore chiesa S. Caterina d’Alessandria (Patriarcato di Mosca)
Ralph Weimann – Professore Pontificia Università San Tommaso d’Aquino
Vladimir V. Grigor’ev – Vicedirettore Rospechat
Markus Graulich – Sottosegretario Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi
Ore 15,45 – Dibattito
Conclusioni
S.Em. Rev.ma Gerhard Müller – Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede
Modera Andrea Giannotti - Direttore Istituto di Studi Eurasiatici
Yemen: Frattini (SIOI), Italia conferma amicizia attraverso la formazione di diplomatici
Roma, 17 mag 17:58 - (Agenzia Nova) - L’Italia si impegna per una soluzione della guerra in Yemen. Oltre all’aiuto umanitario per le popolazioni colpite dalla guerra civile, prosegue in questi giorni a Roma il programma di formazione dei diplomatici del paese arabo, iniziativa che potrebbe influire sul processo di riconciliazione tra il governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e la coalizione ribelle formata dai miliziani sciiti Houthi e dai militari fedeli all’ex capo dello Stato Ali Abdullah Saleh. Organizzato da Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi) e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il programma è giunto alla sua quinta edizione. Al master in geopolitica e relazioni internazionali di quest’anno, che si concluderà il prossimo 20 maggio, partecipano 11 diplomatici yemeniti impiegati in rappresentanze del paese all’estero e in organizzazioni internazionale come le Nazioni Unite.
“La formazione dei diplomatici yemeniti si rivolge a un paese nei confronti del quale l’Italia ha sempre mostrato attenzione ed amicizia”, afferma ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Sioi. L'iniziativa mira a favorire una più stretta cooperazione bilaterale e contribuire alla formazione del personale diplomatico fornendo un adeguato know-how e promuovendo “core sectors” legati ai livelli istituzionali in materia di relazioni internazionali.
L’ex ministro e commissario europeo Frattini osserva che nel gennaio 2010 l’Italia insieme al Regno Unito ha lanciato il gruppo “Amici dello Yemen” che intendeva attirare “l’attenzione della comunità internazionale proprio su un paese chiave per la sicurezza dell’area del Golfo in grande crisi”. Infatti, secondo Frattini, già allora lo Yemen era l’unico paese della regione senza risorse petrolifere e con un enorme flusso di centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa. “L’attenzione per i diplomatici yemeniti che non provengono da Sana’a, dove le forze del colpo di stato hanno occupato la capitale, ma che servono in altri paesi sotto la bandiera del governo yemenita, ci è sembrato un ennesimo segno di amicizia”, sottolinea il presidente della Sioi.