Fermezza e realismo. La linea di Draghi con la Turchia spiegata da Frattini a Formiche

Fermezza e realismo. La linea di Draghi con la Turchia spiegata da Frattini 

Di Emanuele Rossi | 12/04/2021 




Draghi ha fatto una wake-up call all’Ue, chiedendo che con la Turchia si proceda verso una politica unita e organica, senza fare passi indietro sui diritti, ma non dimenticando l’insostituibilità di Ankara. 
Conversazione con Franco Frattini, presidente della Sioi e già ministro degli Esteri 
 
“Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto quello che altri leader europei dicono nei corridoi ma non hanno il coraggio di dire pubblicamente, usando per altro un’espressione onnicomprensiva che rappresenta bene il problema di fondo che allontana la Turchia all’Ue, ossia il tema dei diritti”. Franco Frattini, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri e commissario europeo, parla con Formiche.net di quel “dittatori” che il capo del governo italiano ha usato qualche giorno fa per descrivere il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan. 
 
L’ex capo della diplomazia italiana ricorda la telefonata che Draghi e Erdogan hanno avuto recentemente (che Frattini commentava positivamente su queste colonne) e da lì allunga il ragionamento oltre la cronaca. Serve un contatto diretto e un ammonimento sulle violazioni sui diritti umani, ma c’è anche un’inevitabilità di un rapporto con i turchi? 

“La Turchia è un interesse per Europa e Occidente: è il terzo esercito della Nato, e questo significa che è una potenza di stabilizzazione in grado di giocare un ruolo proprio la Nato, l’Europa e l’Occidente in un’ampia parte del mondo. 

Oppure può farlo contro di noi”, spiega. “Ripropongo – continua Frattini – la domanda che feci a tedeschi e francesi quando la Turchia propose la domanda di annessione all’Ue e loro risposero subito negativamente: ossia, vogliamo schiacciare la Turchia nella braccia della Russia e dell’Iran, e poi adesso della Cina, oppure vogliamo tenerla vicino a noi?”. Russia e Cina hanno interesse strategico nel tirare dalla propria parte la Turchia, anche come forma di disarticolazione della Nato. In più Ankara è presente come sfera di influenza in diversi contesti che Mosca e Pechino ritengono strategicamente rilevanti. Per esempio il Caucaso e i Balcani o l’Eurasia, ma anche l’Africa e chiaramente il Mediterraneo e il Medio Oriente. 

“La Turchia – continua Frattini – gioca un ruolo da potenza regionale. Pensiamo agli equilibri con Egitto, oppure quello che abbiamo visto in questi giorni, con Ankara che ha preso una posizione molto dura sull’indipendenza dell’Ucraina. E mentre il Donbas è in posizione difficile, la Russia, che si è sempre messa d’accordo con la Turchia, ora riceve una doccia fredda su quella crisi. Questo ci deve far ragionare sulla capacità della Turchia di muovere la propria politica estera in tanti fronti”. 

Oggi, lunedì 12 aprile, il primo ministro libico e metà del governo che guida sotto egida Onu è in Turchia. La Libia è un altro dei teatri in cui Ankara negli anni scorsi ha mosso la sua politica estera, intervenendo a sostegno del precedente esecutivo onusiano di Tripoli sotto aggressione militare dalla Cirenaica. In Libia la Turchia è presente anche militarmente, mentre sull’altro lato sono presenti contractor militari russi. 

“Come pensiamo di rendere la Libia, un nostro interesse nazionale, indipendente, se non parliamo con i turchi?”, si chiede Frattini. “È evidente – continua – che un dialogo critico ci deve essere, riconoscendo le massicce violazioni di diritti umani, ma è pure evidente che la politica estera si gioca su interessi fondamentali. Prendiamo per esempio, Joe Biden: il presidente americano è molto attento ai diritti, ma si guarda bene dal voler tagliare con la Turchia”. 

Draghi, secondo l’ex ministro italiano, “ha fatto una wake-up call a tutta l’Unione europea, un messaggio per far sì che le relazioni con la Turchia non siano a corrente alternata, frutto degli interessi del momento, ma di un’elaborazione di una politica organica e comune. Ossia, allargando l’ottica, dobbiamo capire se c’è un’Europa capace di pensare la propria politica estera”.

13.4.21 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Turchia, ecco perché Biden scommette su Draghi. Parla Frattini

Di Francesco Bechis | 27/03/2021 - Esteri 




Conversazione con il presidente della Sioi e già ministro degli Esteri. Draghi ha capito il legame strategico fra Italia e Turchia, Biden scommette anche su Roma per tenere Ankara nell’alveo Nato. In Libia e nei Balcani ormai siamo spettatori. Occhio a dare la Russia per finita: può nascerne un nuovo Putin 
 
“C’era un tempo in cui potevo invitare Erdogan alle riunioni del Partito popolare europeo”. Franco Frattini, presidente della Sioi, già ministro degli Esteri e commissario europeo, ricorda bene quando Europa e Turchia si parlavano. Quei tempi sono ormai tramontati, dice a Formiche.net. Non la necessità di un dialogo strategico di cui l’Italia di Mario Draghi, sotto gli occhi degli Stati Uniti, può e deve farsi carico. 
 
Frattini, cosa c’è dietro la recente telefonata di Draghi ad Erdogan? 

Credo che Draghi abbia capito l’antico ruolo dell’Italia come pontiere fra Occidente e Turchia. Ricordo quando ero ministro degli Esteri e la Turchia fu ammessa come candidata all’Ue. Insieme agli inglesi creai un gruppo che si chiamava “amici della Turchia”, volevamo evitare che fosse spinta verso Est nelle braccia di Iran, Russia e Cina. 
 
Come andò a finire? 
 
Schröder e Chirac chiusero subito la porta: mai la Turchia nell’Ue. Fu una mossa incauta. Oggi assistiamo a un asse Ankara-Teheran-Mosca che va contro ogni nostro interesse. E pensare che, quando ancora Erdogan era sindaco di Istanbul, lo invitavo insieme al suo partito alle riunioni del Ppe. 
 
Draghi ha fatto anche un severo richiamo sui diritti umani.  

Giusto così. Siamo tutti testimoni delle gravi violazioni in Turchia. Mentre parliamo ci sono migliaia di giornalisti, giudici e oppositori in prigione, condannati spesso con processi sommari. Ma l’Europa e l’Italia si stanno anche rendendo conto che non è suo interesse mantenere un’escalation come nei mesi scorsi, quando abbiamo rischiato il lancio di qualche missile fra Grecia e Turchia. 
 
Al vertice Nato a Bruxelles il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato di “engagement” europeo con la Turchia. Perché questa attenzione degli Stati Uniti? 

Hanno capito gli errori commessi in passato. Quello gravissimo dell’amministrazione Trump e del secondo mandato di Obama, con un disimpegno in Medio Oriente che ha lasciato spazi riempiti da Russia e Turchia. Alla loro sfera di influenza l’Occidente ha abbandonato la Libia, l’Egitto. La Siria, dove Erdogan si è fermato a Idlib solo per un’imposizione di Putin. Abbiamo dato vita alla “Troika dell’Est”: Turchia, Russia e Iran. 
 
La Turchia può ancora stare a pieno titolo nella Nato? Piaccia o no, è un partner strategico cui è difficile rinunciare. Certo, alcuni atteggiamenti di Erdogan non sono compatibili con la Nato. Ma sappiamo tutti che ormai i giochi sono fatti: Ankara non restituirà a Mosca i missili S-400. E l’Europa non rinuncerà al controllo turco dei flussi migratori, pagato miliardi di euro. 
 
In Libia gli interessi di Italia e Turchia convergono? 

Anche qui, ormai è troppo tardi. La Turchia ha rivendicato la sua presenza in Libia, dove a suo dire è tornata secoli dopo sulle orme degli ottomani. Ha piazzato migliaia di aerei, mezzi, uomini. Con Ankara si può solo più ragionare in termini di condivisione del potere. E qui mi permetta un’aggiunta. 
 
Prego. 
 
Ho letto e apprezzato su Formiche.net le parole dell’ammiraglio americano James Stavridis, quando dice che l’Italia deve assumere un ruolo di leader nelle operazioni Ue al largo della Libia. Temo tuttavia che questa finestra si sia chiusa anni fa. Obama ha chiesto al governo italiano allora guidato da Letta di fare il suo dovere, non è stato fatto. 
 
Insomma, l’Europa resta spettatrice? 
 
Finora questa è l’immagine che ha dato. Penso all’accordo fra Ankara e Tripoli per l’hub energetico e i corridoi nel Mediterraneo. Con un solo colpo Erdogan ha bypassato tutta l’Europa mediterranea. Eppure la Turchia già è uno snodo energetico, con i gasdotti e gli oleodotti che passano per il Kazakistan, l’Azerbaigian e il Mar Nero. 
 
L’Italia resta l’ultimo avamposto militare della Nato verso Est prima della Turchia. Anche per questo secondo lei gli Stati Uniti guardano a Roma per una mediazione? 

Certamente. Anche se, come già abbiamo visto con l’amministrazione Trump, il ruolo di un altro Paese Nato, la Grecia, è cresciuto enormemente. Oggi tutti guardano al governo di Mitsotakis come perno di stabilità nel Mediterraneo Orientale. È l’unico che può permettersi di tuonare un “altolà” ai turchi. L’investimento, anche politico, degli Stati Uniti sta portando frutto. Nel suo bilaterale con l’omologo turco, Blinken ha posto l’accento sulla situazione nei Balcani Occidentali e nel Caucaso. Sembra che l’Italia si sia disinteressata alle turbolenze della regione. Un errore? Nessuno in Europa conosce come l’Italia i Balcani Occidentali. Ma è anche vero che siamo isolati. Nel Caucaso e in Nagorno-Karabakh sono Turchia e Russia a dettare legge. Con una telefonata Putin ed Erdogan hanno imposto un cessate il fuoco dopo lunghi e vani sforzi del gruppo di Minsk guidato dalla Francia. Qui anche gli Stati Uniti stanno commettendo un errore. 
 
Cioè? 
 
Considerare la Russia una potenza decadente, avviata a un inesorabile declino. Forse c’è un fondo di verità. Ma colpirla in questo momento rischia di essere una mossa poco previdente. È stato fatto con Eltsin trent’anni fa, e ne è venuto fuori Vladimir Putin. La storia può ripetersi.

30.3.21 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

UNO SGUARDO SUL CAMPO - INSIEME AL PRESIDENTE FRATTINI (di Fabiana Raciti)

UNO SGUARDO SUL CAMPO - INSIEME AL PRESIDENTE FRATTINI (di Fabiana Raciti*)


D. Presidente, cos’è SIGA e quali sono gli obiettivi che si è prefissata? 

R. SIGA è un’Alleanza globale che comprende circa 120 componenti, il cui obiettivo è promuovere una buona governance, fissando a livello sovranazionale dei validi criteri guida per l’integrità dello sport in tutte le sue forme. Abbiamo costituito e varato il “SIGA Independent Rating and Verification System (SIRVS)”, un meccanismo che valuta l’organizzazione e le modalità di lavoro delle singole strutture e che, assegnando il “bollino di legalità”, assicura che le loro pratiche siano conformi ai valori sportivi, nonché alle regole di legalità internazionale. Inoltre, stiamo lavorando ad un modello di regole di condotta che tutti possano sottoscrivere liberamente, nell’organizzare grandi eventi, e lo facciamo pensando alla FIFA World Cup 22 o alla Ryder Cup 2023. Avremo questi eventi per pensare a delle regole di condotta efficaci. Magari un domani potrebbero essere tradotte in un principio guida e diventare vincolanti. 

D. Considerando le numerose vicende connesse allo sport, a Suo avviso, quali sono le maggiori pratiche che mettono a rischio l’integrità dello sport? 

R. Ma guardi, ci sono fenomeni che riguardano molti ambiti dello sport. Il primo fra tutti è quello della diffusione transnazionale delle scommesse illecite, successivamente il meccanismo di tracciatura del denaro che ruota intorno allo sport. La quantità è enorme e la tracciatura è fondamentale. Poi abbiamo un terzo filone, un settore di cui mi occupo da giudice, ed è la criminalità organizzata. Sono tanti i casi in cui le organizzazioni mafiose si propongono di sponsorizzare piccole iniziative sportive di quartiere, con il solo scopo di ripulire la loro immagine agli occhi dell’opinione pubblica locale, ma quella è solo contaminazione mafiosa... E poi c’è la classica violenza, che rappresenta il quarto filone. La violenza negli stadi o intorno ad essi. 

D. Non a caso Presidente, si rivolge proprio ad una persona ferita dal mondo del calcio e, recentemente, la rivista Humanities & Social Sciences Communications ha pubblicato una ricerca secondo cui la sportività aumenta quando gli spalti sono vuoti. 

R. Da giudice sportivo e da Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport, ho preso decisioni abbastanza rigorose, quando si vedono tifoserie che inneggiano alla violenza, si chiude lo stadio. Purtroppo, la verità è che lo sport è sempre di più oggetto di attenzione di criminali, organizzati e non. E’ diventato un settore attrattivo, in cui gira molto denaro e ci sono tante opportunità. 

D. Guardando ai maggiori canali social, Facebook, Twitter, Instagram ma anche Clubhouse e LinkedIn, quanto ritiene influente la comunicazione per salvaguardare i valori dello sport? 

R. La comunicazione è fondamentale e penetrare nel mondo dei social è assolutamente essenziale. Ma ho notato che vanno sulle reti principalmente le notizie negative e/o le denunce, e quasi mai le positive. Come Presidente di SIGA ho proposto l’applicazione, al mondo dello sport, di una regola importantissima che abbiamo nel codice antimafia, secondo cui il denaro e gli asset confiscati ai mafiosi vengono reinvestiti per finalità sociale. Anche nello sport si confisca denaro e sono tanti i beni sottratti ai criminali, così, magari una quota di questi potrebbe essere destinata alla realizzazione di un campo di calcio, da tennis o un piccolo centro sportivo, in un quartiere degradato della città. Di conseguenza, quello che era denaro sporco verrebbe utilizzato per finalità pulite. 

D. Parlando di giovani, recentemente ho avuto il piacere di seguire in diretta lo YOUTH Forum 2021 organizzato da SIGA e so che l’operato dell’Alleanza sia principalmente rivolto ai giovani, futura classe dirigente. Avete mai pensato di collaborare con i giovanissimi delle scuole italiane, al fine di diffondere la cultura dello sport sano? 

 R. SIGA è un’organizzazione internazionale e quindi abbiamo difficoltà a coinvolgere le singole scuole di ogni Paese. La scelta di dedicare un forum ai giovani nasce dalla volontà di far emergere casi in cui proprio i giovani siano vittime di pratiche di illegalità. Si pensi alle molestie all’interno delle squadre, oppure ai giovani che vengono acquistati direttamente dalle famiglie in Paesi poveri come “promettenti giocatori”, e poi, dietro l’apparenza, rimangono immigrati clandestini fra le vie delle nostre città. Due principi devono essere instillati nelle giovani generazioni, protezione ed educazione alla legalità. Spiegando loro che quando si gioca in campo, non ci deve essere mai imbroglio, né mai violenza… 

D. Purtroppo in Italia c’è ancora tanto da fare. Io stessa ho notato difficoltà a diffondere il messaggio di non violenza nelle scuole: talvolta è proprio il genitore ad istigare il figlio. 

 R. Questa è la cosa più grave, dimenticare l’essenza dello sport nelle competizioni. Il genitore invece di dare il buon esempio, troppe volte lo spinge a compiere atti violenti. 

D. In conclusione del nostro incontro, vorrei parlare di come prevenire la violenza insieme alla Polizia di Stato. Avete mai pensato di collaborare con le Forze dell’Ordine, cercando di diffondere un messaggio di non violenza? 

R. In effetti lo facciamo già, SIGA ha sempre coinvolto nei Paesi con cui collaboriamo le autorità di law enforcement. Riteniamo che l’aspetto della prevenzione e della reazione nei casi di violenza debba necessariamente coinvolgere chi questo servizio lo fa per mestiere. La Polizia di Stato è molto impegnata su queste vicende e per tali motivi cercheremo di fondare dei programmi di cooperazione gemellata con le autorità di polizia dei singoli Paesi, ai quali abbiamo già iniziato a chiedere quali siano le loro esperienze. Il Capo della polizia portoghese è venuto ad uno dei nostri incontri impegnandosi a mettere a disposizione un Report sul tema dello sport, chiedendo ai suoi omologhi delle altre forze europee di fare lo stesso.


*Fabiana Raciti, studentessa della SIOI, Master in Comunicazione e Lobbying nelle Relazioni Internazionali 2021





23.3.21 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Report Top -10 Risk for Eurasia 2021

TOP-10 Risks for Eurasia Are Already Coming True in 2021 






Astana Club, one of the most esteemed geopolitical forums for Europe and Asia, announces the latest edition of the international rating “TOP-10 Risks for Eurasia in 2021”. 

The rating is developed by the Institute of World Economics and Politics (IWEP), comprising over 40 international experts and 1,200 professional respondents from 75 countries in Eurasia. The COVID-19 pandemic remains the key element to accelerate the risks in 2021 and affects recovery, social stability, digital and climate threats and the escalation of confrontations between key geopolitical players. 

A brief rundown of the TOP-10 risks is presented below: 

1. THE PANDEMIC 2.0 Given the absence of effective international cooperation mechanisms to combat the infection and the constant mutation of the virus, the pandemic threatens to continue throughout 2021, possibly longer. 

2. RECOVERY UNDER THREAT The pandemic, collapse of economic activity, geopolitical and social instability and the debt crisis of emerging markets are key factors that threaten the shaky recovery of the world economy. 

3. US-CHINA COLD WAR The US and China have crossed practically all “red lines” during the pandemic; this confrontation will transform into full scale systemic conflict in 2021. 

4. CRISIS AROUND IRAN Growing tensions around Iran may trigger a large-scale military confrontation, thus dealing a crushing blow to the international energy market. 

5. DECOUPLING Decoupling of the West and China will not only continue under the new US administration but will gain a dangerous new dynamic in 2021.

6. DISSOLUTION OF THE NUCLEAR NON-PROLIFERATION REGIME The erosion of key nuclear treaties and institutions along with outstripping developments in military technologies threaten to initiate a new nuclear arms race. 

7. EXPLODING SOCIAL PROTESTS Political systems in many countries will come under unprecedented pressure as the economic and social impact of COVID-19 mounts. 

8. GLOBAL CYBER CRISIS The absence of uniform rules in the digital domain opens the road to massive cyber-attacks, which may become the catalyst for a global-level crisis. 

9. DIGITAL TOTALITARIANISM Total digitalization, accelerated by the pandemic, offers unprecedented opportunities to control personal data and political censure, creating the risk of a new type of totalitarianism. 

10. FAILURE OF DECARBONISATION In 2021, the world will be concerned with recovering economic growth, meaning plans to decarbonize and reduce CO2 emissions will be pushed to one side, especially in developing countries. 




Rating of TOP-10 risks for Eurasia in 2020 is an analytical project aimed at evaluating major threats for Eurasian macroregion. 
 
The full report is available at: https://eurasiarisks2021.astanaclub.kz/#risks



 

2.3.21 | Posted in , , , , , , | Continua »

Libia, Frattini a Nova: "L'Onu ha commesso gravi errori, i veri vincitori sono Turchia e Russia"


Roma, 08 feb  Agenzia Nova

La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’inviata Onu ad interim uscente, la statunitense Stephanie Williams, hanno commesso “errori marchiani” nel processo che a Ginevra ha portato alla nascita di una nuova autorità transitoria del Paese nordafricano, favorendo in tal modo Turchia e Russia. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), già ministro degli Affari esteri e vicepresidente della Commissione europea. 

“Io credo che ci siano stati degli errori importanti nella preparazione di questa prima tornata di voto e poi nei ballottaggi che hanno portato all’elezione del presidente ad interim e del premier ad interim”, ha detto Frattini, in riferimento alla lista guidata dall'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dall’ambasciatore Mohammed al Manfi, eletti rispettivamente premier e presidente “ad interim” fino alle elezioni che dovrebbero tenersi il prossimo 24 dicembre. 

 “Il primo errore è stato quello di spingere in modo eccessivo, da parte della rappresentante dell’Onu che poi ha lasciato l’incarico, per un ticket capeggiato dal presidente del parlamento (Aguila Saleh) con il ministro dell’Interno uscente (Fathi Bashagha)”, ha detto Frattini. “Spingere molto su questo ticket da un lato ha scoraggiato altre figure che avrebbero potuto aver delle chance, ho in mente il vicepremier (Ahmed) Matieeq e il ministro della Difesa uscente (Salah al Din al Namrush), cioè personaggi autorevoli e forti che evidentemente si sono sfilati. Questo ha determinato che il voto alla fine sia stato un voto contro il ticket, non un voto a favore. Ecco il perché della sorpresa del risultato. Evidentemente, rispetto ad una percepita ingerenza o forzatura, non si è capito che i libici hanno delle reazioni molto prevedibili: la reazione in questo caso è votare contro, senza riflettere su alcune conseguenze di questo voto”, ha aggiunto l’ex titolare della Farnesina. 

La prima conseguenza degli errori dell’Onu, secondo Frattini, è lo sbilanciamento del nuovo esecutivo verso l’Islam politico. “Si tratta di due personalità (dell'imprenditore misuratino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e dell’ambasciatore Mohammed al Manfi) che hanno, diciamo così, tendenze islamiste. Il premier ad interim, in più, è un businessman che ha vissuto in giro per il mondo con forti richiami con la Russia. I veri vincitori sono proprio i due Stati mentori e protettori: da un lato la Fratellanza musulmana, quindi la Turchia, dall’altro la Russia, che avendo un rapporto con il premier ad interim manterrà sicuramene una leva sulla Libia”, ha osservato ancora il presidente della Sioi, evidenziando come Ankara e Mosca possano dirsi sodisfatte da questo risultato. Quanto al generale Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che ha tentato il golpe a Tripoli nell’aprile del 2019 sena riuscirci, “senza che gli altri se ne accorgessero, egli è rientrato in gioco perché ha fatto l’accordo con Maiteeq per sbloccare l’estrazione del petrolio, compiendo un gesto tra virgolette da ‘uomo di Stato’, e, seconda cosa, ha fatto fuori il suo più pericoloso rivale, cioè il presente Saleh che guida il parlamento della Cirenaica, e che quindi gravava nella sua medesima area di influenza. Queste sono situazioni su cui non si è riflettuto prima”. 

Secondo Frattini, ora paradossalmente, le elezioni potrebbero svolgersi davvero nei tempi previsti quindi il 24 dicembre, nel simbolico giorno del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. “C’è la clausola che chi farà parte di questo nuovo governo non si potrà poi candidare. Io credo che questo esecutivo sarà composto da personalità secondarie, dal momento che quelli per così dire ‘forti’ avranno tutto l’interesse a che le elezioni si facciano. I membri di questo governo che nascerà nei prossimi giorni non potranno che essere personalità di secondo piano”, ha evidenziato ancora l’ex vicepresidente dell’esecutivo comunitario. “Riuscirà questo nuovo ipotetico governo a mantenere una situazione di stabilità e di sicurezza nel Paese? Le influenze egiziane ed emiratine saranno sicuramente negative. Il tentativo a cui il premier uscente al Sarraj lavorava, cioè di tenere un comune equilibrio tra Turchia e Russia e stabilizzare temporaneamente il Paese (con personalità gradite sia ad Ankara che a Mosca), potrebbe essere compromesso con un governo espressione di forze islamiste. Nella squadra che si formerà bisognerà compensare più posizioni. Ci sono molti elementi di dubbio - ha aggiunto Frattini - in questa partita. Ma il dato più forte di tutti è che non si è capita la lezione degli ultimi dieci anni: se i libici li spingi con forza a fare una cosa, non è assolutamente detto che la facciano, anzi è probabile che accadrà il contrario”. 

Quanto a un’eventuale invio di osservatori per monitorare la tregua in Libia, ipotesi su cui il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è recentemente espresso a favore, Frattini ha lanciato un appello alla prudenza. "Una missione di osservatori adesso significherebbe mandare un drappello di uomini nudi in mezzo a milizie super-armate e a contingenti turchi e russi che sono li per una politica di reciproco contenimento. L'unica cosa che (Mosca e Ankara) non vogliono è avere osservatori che vanno a ficcare il naso nella distribuzione di armi e uomini. Se la missione va li a non far nulla, è solo pericoloso e non vedo cosa dovrebbe osservare; se va in Libia con la pretesa di essere arbitro nella gestione di un confine molto labile, sicuramente è necessario che tale missione sia ben voluta da Russia e Turchia. E questo, francamente, per ora non lo vedo", ha concluso il presidente della Sioi. © Agenzia Nova -

8.2.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Franco Frattini a sostegno dell'iniziativa del Partito Radicale per il riconoscimento del Diritto alla Conoscenza

Giovedì 21 gennaio 2021


Dichiarazione di Franco Frattini, Presidente della SIOI, a sostegno dell'iniziativa del Partito Radicale per il riconoscimento del Diritto alla Conoscenza"

https://www.radioradicale.it/scheda/626843/dichiarazione-di-franco-frattini-a-sostegno-delliniziativa-del-partito-radicale-per-il


21.1.21 | Posted in , , , , , , | Continua »

Italia chiama Artico. Artico la nuova frontiera (?) ne parla Franco Frattini al festival organizzato dall'Osservatorio Artico



Il Festival di Osservatorio Artico

Il 2020 è stato certamente un anno duro e complesso per tutti. Eppure, proprio grazie a una maggiore apertura sulle modalità di comunicazione online, Osservatorio Artico è cresciuto sotto tutti i punti di vista, creando nuove partnership e ricevendo numerosi nuovi collaboratori e collaboratrici.

Per meglio raccontare il tema artico – ancora molto distante dal palcoscenico di interesse della politica internazionale italiana – abbiamo voluto creare “Italia chiama Artico”, il primo festival online della rivista.




18.1.21 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

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