Enrico Letta in SIOI: "Essenziale evitare lo scontro tra Europa e Grecia"


Stamattina, nella storica sala della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) a Piazza San Marco a Roma , è tornato sulla scena pubblica l'ex premier, Enrico Letta, che ha tenuto un'affollatissima Lectio Magistralis sugli scenari internazionali. Il tema doveva essere incentrato sulla capacità dell’Italia di attrarre gli investimenti esteri, ma i noti eventi della notte di ieri hanno necessariamente deviato il focus della discussione sulle nuove sfide – e rischi – poste all’Unione Europea dalla vittoria della sinistra radicale di Tsipras alle elezioni greche.

Nella sua introduzione il Presidente della SIOI Franco Frattini ha sottolineato quanto importante sia lo scenario greco per l’Italia che è terzo creditore del debito di Tsipras e ha ricordato le prossime scadenze elettorali europee, evidenziando come sia realistico che possa verificarsi una convergenza di sentimenti anti-euro in Olanda, Francia e Spagna, dove Podemos assomiglia non poco a Syriza.

i passaggi del presidente Franco Frattini




Condizioni esterne
“All’indomani del voto greco - ha esordito Letta - appare chiaro come sia necessario pesare le parole e le promesse del leader Tsipras e le relative risposte arrivate da Bruxelles. Queste parole hanno viaggiato come due treni in direzioni opposte, in chiara rotta di collisione”. Ma l’obiettivo di tutti non può che essere quello di "evitare la terza crisi nel giro di sette anni" evitando troppe rigidità sia da parte di Tsipras che della Troika. “Il romanticismo con cui si è affrontata la situazione greca, soprattutto dagli organi di stampa, deve tramutarsi in realismo. L’Europa, ma anche la Grecia – ha ricordato Letta – deve innanzitutto ringraziare l’ex Premier Samaras, che ha traghettato il popolo greco fuori dal periodo peggiore della crisi”. Letta ha però descritto Tsipras come una persona "pragmatica", che ha fatto le sue promesse per vincere le elezioni. “Ora bisogna trovare la giusta commistione tra le due anime della situazione: se le promesse di Tsipras saranno mantenute, la terza crisi in sette anni sarà inevitabile e ci si farà tutti molto male. Bisogna, perciò, fare ogni sforzo per tenere la Grecia in Europa, perché l’effetto domino sarebbe imprevedibile e catastrofico. In questo scenario l’Italia è chiamata a giocare un ruolo importante, ma tutte le parti devono fare passi avanti perché il programma di Syriza non è coniugabile con l’impegno durato quattro anni – e ancora in corso – dei creditori”. La stessa logica del dialogo piuttosto che dello scontro deve valere tra Europa, Russia e Ucraina.

Nel discorso di Letta c’è anche spazio per un commento sulle necessarie riforme all’attività delle istituzioni europee. “Bisogna interiorizzare la logica di un’Europa a due velocità: la zona euro deve diventare tutt’uno sia a livello finanziario che economico, che politico. La crescita è materia europea e non solo nazionale, e le ricette devono essere comuni. In primis – per Letta – occorre facilitare le cross-border fusions tra i grandi gruppi dei paesi europei, che ora sono pressoché inesistenti. Si pensi solo al settore della telefonia mobile: In America ci sono 4 operatori come in Cina, mentre in Europa ne abbiamo 70. Quelle 70 aziende non saranno mai in grado di competere a livello globale come potranno invece quelle quattro americane e cinesi. Occorre comprendere che le barriere e le differenze tra i 28 sono un netto limite e non un vantaggio per la competitività europea”.

Condizioni interne
Letta, analizzando le problematiche interne all’economia italiana, ricorda come il sistema economico internazionale è diviso in imprese che operano principalmente o esclusivamente sulla domanda interna e imprese orientate verso politiche commerciali di scala internazionale. Le prime sono in netta difficoltà, mentre le seconde crescono sempre più, riuscendo anche a far fronte delle problematiche risalenti alle perdite del commercio interno. “In quest’ottica – ha proseguito l’ex Presidente del Consiglio – deve essere chiaro che attrarre investimenti e adoperarsi per essere competitivi nell’export, è un discorso unico: le due azioni devono viaggiare di pari passo, come due facce della stessa medaglia”. Nello stesso discorso, Letta ha inserito anche il tema dell’emigrazione e dell’immigrazione, che devono tornare a essere un valore: “Bisogna sfruttarne tutti i benefici, affrontandone le inevitabili difficoltà”. Ricorda, a tal proposito, che la percentuale d’immigrazione in Italia è la più bassa d’Europa, al 6-7%, mentre l’impatto che le problematiche connesse ha sull’opinione pubblica è estremamente forte.

Tre Gap da colmare
Tenendo chiaro che l’obiettivo delle politiche commerciali italiane deve essere quello di internazionalizzare quanto più possibile il sistema economico, Letta ha spiegato cosa manca all’Italia per essere efficientemente competitiva. In primis, occorrono strumenti finanziari innovativi come il principale incentivo allo sviluppo verso l’internazionalizzazione. Tra questi, ovviamente, Minibond ed Eurobond. Il sistema finanziario deve diventare, in sostanza, meno bancocentrico.

L’ex Presidente ha sollevato poi il problema dimensionale delle imprese italiane. “Le piccole e medie imprese devono essere complementari alla consapevolezza che\ il troppo piccolo non funziona nel sistema internazionale globalizzato. Perciò la crescita dimensionale è fondamentale e strumentale all’internazionalizzazione”. 

Infine, Enrico Letta ha individuato una grave mancanza nelle strategie commerciali italiane nella totale assenza dell’Italia nel settore del retail. Nel merito, ha citato alcuni esempi di grandi gruppi quali LeClerc, Auchan o Carrefour, denunciando come in Italia ci si è sempre preoccupati solamente di dove andassero posizionati negli scaffali del supermercato i prodotti made in Italy. “Ci si dovrebbe chiedere, piuttosto quanto importante sia che il made in Italy raggiunga mercati anche lontani e imponga un’offerta che poi veicolerà necessariamente anche la domanda”.

Non poteva mancare una battuta finale sul Quirinale. Letta non ha fatto nomi, ovviamente, ma espresso chiaramente gratitudine per i nove anni di servizio al Colle di Giorgio Napolitano indicando nella continuità con la sua presidenza la caratteristica imprescindibile per il nuovo capo dello Stato.


Enrico Letta e Franco Frattini con gli studenti della SIOI

27.1.15 | Posted in , , , , , | Continua »

La formazione dei diplomatici italiani "non è seconda a nessuno"



Oggi abbiamo incontrato gli ex alunni del 'Master in studi diplomatici' della SIOI vincitori dell’ultimo concorso e da qualche settimana già funzionari della Farnesina. 21 ragazzi che entrano in diplomazia in un momento di grandi difficoltà, ma anche di straordinario interesse. 

Pensiamo ai grandi cambiamenti in Europa, al prossimo rinnovo dell’amministrazione americana, agli equilibri nel Mediterraneo, o alle politiche est-ovest. Il ruolo dell’Italia, in questa fase, sarà necessario più che mai. Ho tenuto a battesimo diverse generazioni di giovani diplomatici, sia quando ero ministro degli Esteri che oggi da presidente della SIOI. 

Una cosa dovrà essere sempre impressa nella vostra testa: la formazione dei diplomatici italiani non è seconda a nessuno. Ecco perché vi faccio i miei più sinceri auguri per le sfide che ora vi attendono, incoraggiandovi ad avere sempre tanta grinta quando sarà necessario. Non fatevi intimorire. In bocca al lupo.

Franco Frattini





19.1.15 | Posted in , , , , , | Continua »

I bambini non scelgono di morire Sono i codardi che premono il detonatore a farlo per loro


Funziona in questo modo. Prendono un bambino. Gli rubano l’infanzia facendolo crescere in un ambiente di odio verso altri esseri umani. Niente giochi e giocattoli. Niente sorriso. Lo fanno socializzare con armi, gli insegnano la guerra ed il martirio. Infine, lo imbottiscono di esplosivo e lasciano che si dilani tra la gente.

Non è la trama di un film, ma l’orrore cui abbiamo ancora una volta assistito. Le bambine kamikaze di 10 anni lasciate esplodere in un mercato della Nigeria, o il bambino-boia arruolato nell’Isis per uccidere a sangue freddo due uomini russi. E’ il barbaro addestramento che i pianificatori del terrore riservano a piccoli innocenti usati come inconsapevole strumento di morte. E’ una nuova, altrettanto orribile declinazione delle storie e delle scene sui bambini-soldato che già conoscevamo.

Sono bambini. Non possono sapere cosa sia la cattiveria. A dieci anni possono aver scelto di andare o meno a scuola, qual è il loro cibo preferito o come vogliono trascorrere il tempo con i ragazzi della loro età. Ma certo non possono aver deciso di morire. A dieci anni si è vittime di persone malvagie che reclutano con l’inganno, mentre loro, codardi, se ne stanno comodamente nascosti a debita distanza a preme il detonatore. 

Questi terroristi codardi non chiamateli uomini. Sono esseri spietati che oltraggiano la loro stessa fede. Strateghi del terrore verso cui non bisogna avere nessuna pietà. 



14.1.15 | Posted in , , , | Continua »

Charlie Hebdo - Tutti agiscano senza se e ma


Charlie Hebdo/ Né religione né visioni politiche possono rallentare una forte azione contro la barbarie jihadista


Ci sono due conseguenze che i tragici fatti di Parigi impongono di trarre.

La prima è la necessità di dichiarare esauriti gli spazi per le sottovalutazioni ed i distinguo interessati che troppe volte si sono visti in passato: per troppo tempo e in troppi casi ci sono state incertezze da parte occidentale, arrivando addirittura ad adombrare una sorta di giustificazionismo, del tipo ‘chi usa le armi reagisce a una violazione della democrazia', all' indomani delle missioni internazionali in Iraq e Afghanistan, oppure per gli attacchi contro lo Stato di Israele.

Per troppo tempo e in troppi casi cattiva coscienza ed acquiescenza al politicamente corretto hanno indotto l’Europa a chiudere gli occhi. Colpendo il nostro modo di essere, la nostra cultura, la nostra storia, la nostra democrazia, gli assassini di Parigi ci hanno fatto capire come di fronte ad un atto terroristico – che in quanto tale non può mai essere giustificato – non ci possano essere doppi standard o ambiguità di sorta.

La seconda conseguenza è l’opportunità di dare il massimo risalto alla rivolta ideale dell’Islam moderato di fronte a questa barbarie. Bisogna mobilitare una reazione sempre più forte e corale dei milioni di musulmani moderati che, come in questi giorni sui social network, denuncino e si ribellino a chi professa di uccidere in nome di Allah e di Maometto. Perché chi uccide bestemmia il nome del Profeta.

L'Occidente ha il dovere morale prima che istituzionale di dire con assoluta chiarezza che ci sono dei principi, e il primo tra questi è il rispetto della vita di ogni essere umano e della sua dignità, che non sono negoziabili e che non possono essere violati per nessuna ragione.

E per questo dobbiamo riaffermare con forza l'appello di papa Francesco affinché le religioni siano messaggi di vita e non di morte per evitare eventuali folli ritorsioni contro uomini e donne musulmane.

10.1.15 | Posted in , , , , | Continua »

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