Le conclusioni del Congressod el PPE a Bucarest



The European People’s Party (EPP) has concluded its two days Congress in Bucharest, Romania, with the adoption of its new ‘Party Platform’, its new political ‘Manifesto’, and 14 resolutions (all documents available at epp2012.eu - photos at flickr.epp.eu). The EPP also held its Summit of heads of state and government and party leaders to prepare the European Council meeting. Moreover, over 600 delegates with the right to vote, elected the new EPP Presidency:

President:
Wilfried Martens
, former Prime Minister of Belgium (CD&V, Belgium)

Secretary General:
Antonio Lopez-Isturiz
, Member of the European Parliament (PP, Spain)

Vice Presidents (listed according to vote rank):
Lucinda Creighton, Minister of State for European Affairs (Fine Gael, Ireland)
Michel Barnier, Commissioner for Internal Market and Services (UMP, France)
Peter Hintze, Parliamentary State Secretary to the Federal Minister of Economy & Technology (CDU, Germany)
Antonio Tajani, Commissioner for Industry and Entrepreneurship (PdL, Italy)
Johannes Hahn, Commissioner for Regional Policy (OVP, Austria)
Corien Wortmann-Kool, Member of the European Parliament (CDA, the Netherlands)
Mario David, Member of the European Parliament (PSD, Portugal)
Jacek Saryusz-Wolski, Member of the European Parliament (PO, Poland)
Tobias Billstrom, Minister for Migration and Asylum Policy (Moderaterna, Sweden)
Anca Boagiu, Senator and PDL Vice President (PDL, Romania)

Treasurer:Ingo Friedrich, former Member of the European Parliament (CSU, Germany)

The EPP Statutory Congress in Bucharest was a milestone for our political family. Twenty years after the ‘Basic Programme’ of Athens, our delegates adopted with large majority the new ‘Party Platform’. The platform has taken into account the fundamental changes that Europe has undergone in recent years and, at the same time, has re-confirmed the values that guide our political family which are an indispensable element of EPP’s success. The platform also tackles the challenges which Europe and our societies currently face and puts forward solutions that will secure a stable and prosperous future for EU’s citizens,” EPP President Wilfried Martens stated.

The new ‘Manifesto’ is a comprehensive document of our main political positions. The document underlines our clear commitment to establish a real political Union. We believe that the EU and the Member States must take the necessary steps to exercise more power jointly. Regarding the current economic crisis, we believe that a balanced approach between fiscal discipline and sustainable economic growth is the only credible solution. We also underline that the Euro is one of the most profound expressions of European integration, and it needs to be safeguarded and strengthened,” EPP President Martens added.

Finally, on the sidelines of the EPP Congress, the Political Assembly accepted the Democratic League of Kosovo (LDK), as an observer member of the EPP.






 

18.10.12 | Posted in , , | Continua »

Wilfried Martens re-elected EPP President at the party Congress in Bucharest



The former Prime Minister of Belgium, Wilfried Martens, was re-elected today for a new 3-year term as President of the European People’s Party (EPP). President Martens received the overwhelming support of delegates (91%) on the first day of the two-day EPP Congress, which is taking place in Bucharest, Romania and hosted by the PDL and UMDR:

“It is a great honour to be entrusted by the EPP Congress delegates to lead our party for three more years. In this difficult moment for Europe, it is with a heightened sense of duty that I remain dedicated and committed to my political family and to the European project,” Martens underlined.

“My new mandate will face many challenges, but it will be mainly focused on the preparation and launch of EPP’s campaign for the 2014 European elections. In the run-up to these crucial elections, we must increase our efforts to bring the European Union closer to the citizens and to offer them hope and perspective. During the campaign, the EPP and the other European political parties, must engage in a substantial pan-European political debate that, ultimately, will create a genuine European public space. As I have mentioned many times before, the EPP is committed to putting forward again its candidate for President of the European Commission, as it did in the 2004 and 2009 elections, and this candidate will spearhead EPP’s 2014 election campaign,” the EPP President added.

The EPP Congress will continue tomorrow with three Congress sections, followed by speeches from party leaders and EU heads of state and government, as well as the election of the Vice Presidents, Secretary General and Treasurer of the EPP.





17.10.12 | Posted in , , | Continua »

L'intesa con l'Udc, unica strada possibile»


Intervista di Franco frattini a L'Opinione
di Pietro Salvatori

Si sfiorano in questi giorni a Bucarest Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini. Entrambi di scena nella capitale romena in occasione di un vertice del Partito popolare europeo che si configura come una tappa importante nei futuri assetti del centrodestra del Vecchio continente. La due giorni dovrebbe produrre un manifesto politico, attraverso il quale il centrodestra europeo, Merkel permettendo, chiederà all'Unione di dare una svolta in positivo alle politiche di sviluppo, oggi ancora troppo marginali, nel tentativo comunitario di arginare la crisi. Ma soprattutto darà la possibilità alle colombe di Pdl e Udc di tessere la tela di una possibile intesa in vista delle prossime elezioni politiche. 

«Casini non può riconoscersi nella carta d'intenti siglata dal centrosinistra in vista delle primarie. Sposta il dibattito su quel versante in maniera netta su posizioni simili a quelle di Nichi Vendola» commenta Franco Frattini, raggiunto da L'Opinione mentre è in procinto di prendere il volo per la Romania. L'ex ministro degli Esteri è anche il gran tessitore azzurro dell'alleanza con i centristi. 

Il vertice di Bucarest potrebbe avvicinare le due formazioni politiche in vista delle elezioni? 
Mi auguro intanto che ci sia una larga condivisione di tutti sul manifesto politico per lo sviluppo dell'Europa che verrà proposto all'attenzione dei convenuti. Il documento è un grande stimolo per consolidare le aggregazioni politiche già esistenti e che si rifanno ai valori del popolarismo europeo, e a crearne delle nuove. 

Ogni riferimento al caso italiano è puramente voluto? 
I moderati devono unirsi anche in Italia. Nella due giorni sono previsti gli interventi di Alfano e di Casini, che probabilmente veicoleranno due messaggi coincidenti. Mi sembra siano maturati i tempi per lanciare una Costituente popolare italiana. Un percorso che si annuncia lungo e accidentato. Ma sarà necessario farlo, anche perché l'impulso del Ppe va in questa direzione. Il presidente Wilfried Martens, con cui ho più volte parlato, non nasconde il suo desiderio che anche in Italia si proceda speditamente in questo senso. Le diplomazie sono al lavoro. 

A Bucarest si confronteranno? 
Visto il forte incoraggiamento, spero che gli incontri a margine che sicuramente avverranno recepiscano tali istanze

A che punto è il dialogo con l'Udc? 
Il confronto tra i due partiti non si è mai interrotto. Sono comprensibili le ragioni tattiche, tali per cui nessuna delle formazioni che si appresta ad affrontare le prossime elezioni politiche vuole anticipare il proprio gioco prima che lo facciano gli altri. Ma il discorso è ormai abbastanza maturo. 

Ma qual è lo stato dell'arte? 
Stiamo lavorando intensamente dal basso. Si è sviluppato un intenso dibattito a livello di fondazioni. Gli scambi tra la fondazione "Alcide De Gasperi", che coordino, e la "Luigi Sturzo", che fa capo all'Udc, stupirebbero per il livello al quale sono giunti. Così si creano basi solide per impostare qualunque tipo di discussione futura. Casini ha imposto come condizione un passo indietro da parte di Berlusconi. 

Lo si può dare per certo? 
In ogni sua decisione il presidente è stato molto riflessivo. Prima di annunciare la sua disponibilità a svolgere un ruolo diverso da quello del frontman ha lasciato passare alcune settimane di silenzio. Questo significa che la sua è una scelta meditata. D'altronde, quando si dimise nel novembre scorso, fece una valutazione analoga. 

Guardare al centro precluderebbe l'ipotesi di una possibile alleanza con la Lega? 
Non vedo le due cose in alternativa. Lega e Udc non sono necessariamente in contrapposizione. Una strada potrebbe essere quella di una federazione di partiti, come avviene in Germania tra Cdu e Csu, che poi cerchi possibili alleati. 

Questo scenario come si combina con l'ipotesi di spacchettare il Pdl in più liste? 
Occorre partire dai programmi. Se c'è concordanza sulle priorità da affrontare nel prossimo futuro, il problema di quali e quante liste passa in secondo piano. Certo, se qualcuno pensa che l'esperienza del governo Monti sia da archiviare, sappia che questo non è nel programma dei popolari europei. Ma una scissione in questa fase è veramente all'orizzonte? In questo momento vedo molti tatticismi. Mi auguro che la legge elettorale che si farà premi il partito di maggioranza relativa. In questo modo si favorirebbe l'unità del centrodestra, e non si ripeterebbero coalizioni forzato come si sono viste in passato. 

Le piace la bozza Malan su cui discuterà il Senato? 
E' un buon punto di partenza. Certo, come detto ho qualche perplessità sull'attribuzione del premio di maggioranza. Ma la priorità è archiviare il Porcellum. Ma con il modello che propone la maggioranza di governo si definirebbe solo dopo le elezioni. 

Non le sembra un passo indietro? 
A mio avviso ogni partito che si presenta davanti agli elettori dovrebbe fare le primarie per individuare un candidato premier II candidato del partito di maggioranza relativa avrebbe poi l'onere di tentare di formare un governo dopo le urne. 

Però se faceste prima l'alleanza con l'Udc... 
Se vogliamo vincere è quella l'unica strada. 

Scommetterebbe un euro sul buon esito delle trattative? 
Anche due.





17.10.12 | Posted in , , , | Continua »

BUCAREST 2012: Franco Frattini presenta la sessione sulla politica estera




EPP roundtable on neighborhood policy 
“New challenges and opportunities: Europe and the responsibility of its neighbors”
Bucharest – 18 October 2012 - (THE PEOPLE'S HOUSE - SALA D. OMULUI)
9.30 – 11.30 


Moderators:
M. Franco FRATTINI, former Foreign Minister of Italy and former Vice-President of the European Commission
M. Mario DAVID, EPP Vice-President and Head of the European Parliament Delegation for relations with Mahreq countries

Opening speech:
M. Wilfried MARTENS, EPP President and former Prime Minister of Belgium

Keynote speech:
M. Fouad SINIORA, former Prime Minister of Lebanon

Guest speakers:
M. Abdelfattah MOUROU, Founder and Vice-President of Ennahdha – Tunisia
His Beatitude Gregorios III Laham, Patriarch of Antioch and of All the East, of Alexandria and of Jerusalem of the Melkite Greek Catholic Church
M. Nabil SHAATH, former Foreign Minister of the Palestinian Authority
M. Riccardo MIGLIORI, President of the Parliamentary Assemby of the OSCE
M. Jean-Claude MIGNON, President of the Parliamentary Assemby of the Council of Europe (tbc)

Comments:
M. Elmar BROK, Chairman of the Foreign Affairs Committee of the European Parliament
M. Arnaud DANJEAN, Chairman of the Security and Defense Sub-Committee of the European Parliament

Discussion with Members of the European Parliament, National Parliaments and EPP Member Party Representatives

Concluding remarks: M. Franco FRATTINI





16.10.12 | Posted in , , , , | Continua »

Segui il Congresso del PPE a Bucarest



Segui il Congresso
Twitter: live feeds at http://twitter.epp.eu
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YouTube: videos of the Congress will be avaiable onhttp://youtube.epp.eu



Il programma del Congresso, le mie relazioni


Wednesday 17/10:
09:00 - 11:00 : Resolution Committee (SALA D. OMULUI)
09:00 - 13:00 : Sideline Programme (meetings of the EPP Member Associations, CES and related organisations)

11:30 - 14:30 : EPP Presidency

14:15 - 18:15 : Election EPP President

15:00 - 19:15 : EPP Congress 1st Plenary Session (SALA CUZA):
Welcome by the Chairmen of PDL and UDMR (RMDSZ)
Reports of the EPP President , EPP Secretary General and EPP Group Chairman
Presentation, discussion and VOTE of the Congress Platform + Manifesto
Interventions by Party Chairmen and Associations
Speeches by Heads of State and Prime Ministers and the Presidents of the European Council and European Commission
Proclamation result election EPP President
Nomination for election of the EPP Secretary General by the EPP President

19:30 - 22:30 : Dinner for the Congress delegates hosted by the EPP Group (SALA UNIRII)

19:30 - 22:30 : EPP Summit Heads of State and Government (dinner) (SALA TITULESCU-SALA D. OMULUI) (Restricted to the members of the EPP Summit - strictly upon invitation)


Thursday 18/10:09:00 - 10:30 : EPP Group Study days (SALA BRATIANU)

09:30 - 12:30 : Election EPP Secretary General, 10 Vice-Presidents and Treasurer

09:30 - 11:30 : Congress Sections (1/2/3) on Actual Political Issues
Section 1: "Strengthening the European Economy in light of global challenges" (SALA IORGA)
Section 2: "Preserving Europe for future generations: Towards green and sustainable economy" (SALA BALCESCU)
Section 3: "New challenges and opportunities: Europe and the responsibility of its neighbours" (SALA D. OMULUI)

11:30 - 13:30 : EPP Congress 2nd Plenary Session (SALA CUZA):
Voting on the Congress Resolutions
Interventions by Party Chairmen and Associations
Speeches by Heads of State and Prime Ministers
Proclamation result election EPP Secretary General, Vice-Presidents and Treasurer

13:30 - 14:00 : Press Conference (SALA SPIRU HARET)

13:30 - 15:00 : Lunch hosted by PDL (SALA UNIRII)





16.10.12 | Posted in , , | Continua »

Frattini says EPP will prioritise Arab Spring nations


Interview with NEWEUROPE


BY PETER TABERNER

Franco Frattini, the chair of the EPP ad hoc group on foreign policy, has revealed that the Arab Spring countries, international and transatlantic relations, and religious and human rights will be the overseas priorities at the EPP congress that will take place in Bucharest on 17-18 October.

The situation in Syria is particularly serious after the recent tensions with Turkey, the fear of the civil war escalating has now prompted the United States to deploy troops on the Jordanian border as a protective measure.

Frattini explained: “We will be discussing the position of Syria at the EPP congress, I would want Europe to take a much stronger stand than is currently being taken. Looking at the situation with Turkey we will give them confidence and solidarity when it comes to dealing with refugees, where there are currently a 100,000 of them in Turkey.”

We are looking for a capital impact in Syria in terms of promoting human rights and religious rights that will protect the practising Christian minority, something that we hope will grow across the Middle East. We are looking for a resolution of the situation and there will be considerations on this from the party leader President Martens.”

Libya, having overthrown its tyrannical dictator Muammar Gadaffi have made their experiments into democracy, where last July’s elections produced a surprising victory for the liberal National Forces Alliance (NFA).

However in September the NFA’s saw its prime ministerial candidate, Mahmoud Jibril, beaten by two votes in favour of Mustafa Abushagur, many believed he would be the compromising candidate, but his leadership eventually disintegrated after his choices in the cabinet list.

Now Libya is left without a strong government at a vulnerable time following the assassination of US ambassador Chris Stevens in Benghazi, leaving a power vacuum.

I know the situation quite well in this country that has overthrown a dictator like Gadaffi. We need to help Libya, we need elections to achieve a definitive result in the country to fill in the current power gap, and to avoid what happened last time when the prime minister tried to reform government without the sufficient deference and the end result was negative.” Frattini commented.

The EPP aims to put forward proposals that we think will help to overcome their transitional phase, its imperative that the US is involved in stronger cooperation with Libya, even if they are not the main protagonists, the fact that the US participates in the country’s reform is extremely important after what has happened” Egypt is also amid its own transitional period after overthrowing a dictator, after ending the 30 year reign of Hansi Mubarak, and they recently celebrated the first 100 days of President Mursi’s reign. Celebrate would be an apt word, as a recent poll taken by the Egypt Centre for Public Research revealed that 79% of the respondents were happy with their leader.

Mursi has weakened the influence of the military, retiring several generals from positions of influence.

Although there continues to be economic problems with shortages in basics such as fuel and bread, and there have been an increased level of strikes from different sections of the Egyptian economy.

Frattini expressed his belief in President Mursi following his visit to Rome, where he met the Italian President Napolitano and Prime Minister Mario Monti, and he highlights Italy’s economic partnership with Egypt, plus the fact that there are 700,000 Italian tourists who visit the world class sights on offer in this part of north Africa.

He said: “I think that the most important thing is to get the concrete improvements in the economy, previously I have proposed a ‘Marshall Plan’ style initiative to help the economy recover.” Frattini stated. “Due to the economic difficulties in Europe its been difficult to have a direct influence, although thanks to the contributions of international institutions like the World Banks and regional African banks, there are economic plans in place.” Like in other Arab Spring countries, social rights are also a concern for Frattini. “We have seen that Egypt is a country that is not always a country that accepts foreign impositions, but like in other Middle East and African countries we want to see that the rights of Christians are being honoured.”

As pointed out the involvement of the US is paramount for security in this still vulnerable region, Republican presidential candidate Mitt Romney has recently voiced his disdain for what he perceives as the Obama administration’s weakness in taking advantage of “An historic opportunity to win new friends who share our values in the Middle East, there is a longing for American leadership.” Both candidates will debate foreign policy in their final showdown on the 22 October.

In the most up to date poll of polls from Real Clear Politics, Romney now leads the incumbent by 1.5%, although that does not concern Frattini too much.

Of course the EPP is willing to work with either candidate and so far we have worked well with President Obama and Hilary Clinton over the last four years, and we are sensitive to the fact that there are presidential elections taking place.” He enthused.

We wish that there is a strengthening of American co-operation with Europe over issues such as the Middle East. At the same time I want Europe to step up and have a more active stance, to take the initiative over important areas such as security, and not just rely on and leave it to our ‘big brother’. to do the job for us.”

The congress the EPP hope will feature contributions from its head and non-heads of state and government, all 13 EPP members of the European Commission and all of their 264 MEP’s, but what is the message that they hope to spread at the gathering to the rest of theEuropean Union?

Frattini wants the EU to be a stronger political union, and not just one that facilitates an economic system: “What I hope will happen is that the EPP will adopt a position on political union as an economic one just is not strong enough, and talk about having a United States of Europe. I would like to see the party fully committed to that, this is all part of seeing the Europe of the future being protagonists on the international scene.”

It’s a vision that is being greeted with increasing scepticism across Europe, with antiEuropean sentiments increasing in Germany, and even murmurs of support from the UK’s main political parties for a referendum on its European participation.

Frattini is wary of the anti- European feeling, but still has infectious enthusiasm for political union: “I am afraid about the ultiplication of European sceptic tendencies that has even hit Italy. In the EPP we will have these debates over more European integration.”

“It is more of a global world and Europe and its citizens would benefit if there were less divisions between the member states, I hope that countries will understand that integration is the right way forward.” An optimistic foresight indeed.




15.10.12 | Posted in , , , , , , | Continua »

Siria, la proposta - Frattini, forze di pace sul terreno sotto egida Onu



(Aki) - Una proposta di risoluzione che include "l'ipotesi di una forza sul terreno di pacifcazione e di aiuto umanitario sotto l'egida Onu" in Siria sara' presentata da Franco Frattini, responsabile Affari esteri del Pdl, al prossimo congresso del Partito Popolare Europeo a Bucarest. E' lo stesso ex ministro degli Esteri ad annunciarlo in un'intervista ad Aki-Adnkronos International, a margine della sua partecipazione allo spazio 'Dibattiti Adnkronos'. 
Frattini spiega che, "partendo dal principio che la leadership attuale di Assad ha ormai perso ogni legittimazione internazionale ed e' tempo ormai che lasci il potere", per risolvere la crisi siriana occorre "dare piu' forza all'azione internazionale e quindi sostenere il piano dell'inviato speciale Lakhdar Brahimi che sia piu' efficace e piu' rapido di quello che purtroppo e' fallito di Kofi Annan". 
Il responsabile Affari esteri del Pdl affronta quindi la questione dell'emergenza umanitaria e a questo proposito sottolinea che "l'Europa dovrebbe fare qualcosa per sostenere il gravissimo onere che la Turchia si sta accollando. La Turchia e' un Paese candidato per l'Ue e anche un partner importante per la sicurezza del Mediterraneo - dichiara - e sta sopportando da sola decine di migliaia di rifugiati". Frattini sottolinea quindi che "l'Europa ha un'esperienza in questo campo", ricordando come "nel 2006 un grande flusso di rifugiati iracheni verso Medio Oriente vennero in parte assorbiti da paesi europei. Credo - conclude - che si potrebbe studiare un piano di resettlement e burden sharing". 

Siria: Frattini, forte legittimazione politica aiuterebbe opposizione 
(Aki) - "Una forte legittimazione politica, come fu nel caso libico, aiuterebbe" l'opposizione siriana "affinche' presenti una road map condivisa e riconoscibile a livello internazionale". E' quanto afferma Franco Frattini, responsabile Affari esteri del Pdl ed ex ministro degli Esteri, in un'intervista ad Aki-Adnkronos International, a margine della sua partecipazione allo spazio 'Dibattiti Adnkronos'. 
Secondo Frattini, "c'e' anche dell'altro" che la comunita' internazionale puo' fare in questo momento in Siria, in particolare sotto l'aspetto degli interventi umanitari d'urgenza. "Ci sono tanti civili innocenti negli ospedali, in particolare donne e bambini - afferma - ma l'opposizione va aiutata anche con quelle strumentazioni che anche noi italiani fornimmo all'opposizione libica, come apparecchi satellitari e ricetrasmittenti". 

Siria: Frattini, rischio escalation regionale se lasciamo Turchia da sola 
(Aki) - Si corre il "pericolo" concreto di un'escalation militare nella regione "se noi lasciamo sola la Turchia" davanti "agli atti ostili siriani che si stanno moltiplicando". E' quanto afferma Franco Frattini, responsabile Affari esteri del Pdl ed ex ministro degli Esteri, in un'intervista ad Aki-Adnkronos International, a margine della sua partecipazione allo spazio 'Dibattiti Adnkronos'. 
"La Turchia non e' un Paese che puo' consentire che arrivino i missili sul suo territorio. La Nato ha fatto una dichiarazione molto impegnativa anche se si esclude un suo intervento secondo le regole del Trattato Nato - dichiara Frattini - Credo che l'Europa, se prendesse in carico questo grande problema di emergenza umanitaria, darebbe un segnale politico ma anche concreto che la Turchia non e' sola a sbrigarsela in via bilaterale perche' questo sarebbe un grave errore". 




15.10.12 | Posted in , , , | Continua »

Dibattiti Adnkronos. Frattini: Lombardia, prima si vota meglio è. Bene le primarie

Franco Frattini a "Dibattiti Adnkronos" con i giornalisti Vittorio Amato e Giuseppe Leboffe

 Il responsabile Affari esteri del Pdl ed ex ministro degli Esteri ospite dello spazio 'Dibattiti Adnkronos' interviene sul caso Lombardia e la candidatura del centrodestra per la presidenza: ''Albertini proposta eccellente, dopo 17 anni epoca Formigoni può terminare''. E propone "una grande assise" prima delle elezioni politiche per andare "oltre il Pdl" verso la "Costituente popolare". Sulla Nato: ''Un onore essere candidato a segretario generale''.

In Lombardia "prima si vota meglio è". Lo dice Franco Frattini, ospite dei 'Dibattiti Adnkronos'. "Ci sono degli argomenti - sottolinea - che suggeriscono che si debba andare alle elezioni insieme alle politiche" per ragioni legate al risparmio sui costi. Tuttavia "qui credo che prevalga la questione politica, non possiamo dare minimamente l'impressione che si tiri a campare, prima si vota meglio è".

Quanto alla candidatura per la guida della Regione, Frattini ricorda che rispetto alla presidenza di Roberto Formigoni "sono 17 anni di governo". Occorre quindi pensare alla successione e l'ex ministro degli Esteri evidenzia "che il valore aggiunto della Lega ha funzionato, non lo butterei via. Ho sentito parlare di primarie, sono legato all'esperienza delle primarie, facciamo le primarie. A questo proposito ho sentito indicare la candidatura di Albertini, mi sembra un'eccellente proposta".

Riguardo all'agenda Monti, ''prosegua, la integriamo" dice Frattini, giudicando "molto sbagliato che questo richiamo non ci sia" nel manifesto presentato nei giorni scorsi da Pd, Sel e Psi. Nel merito dei contenuti, l'ex ministro rimarca che "la diminuzione delle tasse deve essere un obiettivo".

Mentre sulla legge elettorale propone non le preferenze, "ma collegi limitati con candidati scelti con le primarie, per evitare candidature indicate dalle segreterie dei partiti".

Frattini propone anche "una grande assise" prima delle elezioni politiche per andare "oltre il Pdl" verso la "Costituente popolare". L'ex ministro degli Esteri ritiene necessario chiarire i rapporti con la componente ex An: "Hanno accettato il manifesto del Partito popolare europeo, ma credo che di questo si debba riparlare. A volte ad esempio sento una vena di euroscetticismo, quindi a scanso di equivoci, facciamo un bel ripasso". E insiste sull'importanza di unire i moderati, augurandosi che durante il prossimo congresso del Ppe a Bucarest il progetto possa trovare impulso "nelle parole di Casini e Alfano, tanto più che Berlusconi ha fatto un passo indietro per favore l'unione dei moderati".

Parlando invece del Pd, dopo l'appello uscito oggi su 'L'Unità' a favore di una ricandidatura del presidente del Copasir, Frattini osserva: "E' vero che ci sono persone che sono in Parlamento da 25, 20, 18 anni, ma credo che la presenza di personalità come Massimo D'Alema arricchisca il Parlamento e in generale il dibattito politico, sia che dica cose condivisibili o meno". "Lo stesso - aggiunge - vale per Veltroni, anche se in questo caso ci troviamo in presenza di una scelta personale di non ricandidarsi che naturalmente rispetto".

Quindi la politica estera e la situazione in Siria. "Sosteniamo un piano del nuovo inviato delle Nazioni Unite - afferma Frattini - più robusto di quello che è fallito di Kofi Annan", anche creando "una forza robusta di peace-keeping". Inoltre, "sosteniamo molto le opposizioni siriane, aiutandole a trovare una loro road map comune e condivisa con la comunità internazionale". E sottolinea la necessità di intervenire di fronte all'"emergenza umanitaria".

Quanto alla sua candidatura a segretario generale della Nato, "quando si è candidati dal Presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio - rimarca - è un onore il solo essere stati candidati. Conoscendo bene queste vicende e questi negoziati, preferisco non aggiungere altro: nuocerebbe non alla mia persona, ma alla possibilità che l'Italia dopo 40 anni possa nuovamente avere un suo esponente alla guida della Nato".


Fonte: Adnkronos




15.10.12 | Posted in , , , , | Continua »

I tempi sono maturi per un Ppe italiano

Franco Frattini insieme al Presidente del PPE Wilfried Martens



Sulle colonne de Il Giornale Giuliano Ferrara ha scritto che c'è una sola via d'uscita per la destra liberale e popolare italiana in vista del 2013: una lista dal nome «Tutti per l'Italia»

Una riflessione che condivido da tempo e che ho sempre incoraggiato per non disperdere quel percorso che nelle idee e nei valori accomuna tutti i moderati italiani, ma che nei fatti resta ancora incompiuto a causa di pregiudizi e stereotipi che ammorbano il confronto politico

C'è un unico punto che andrebbe inserito nei prossimi programmi elettorali: l'Italia. Un impegno affinché, lungi da promesse entusiasmanti e da prospettive poco credibili di governabilità - come quella prospettata qualche giorno fa dall'alleanza democratici-progressisti- si continui a portare avanti un'agenda che nell'ultimo anno è riuscita a riscrivere i contenuti degli schieramenti politici, riaggregando le anime moderate del Paese secondo proposte e riforme approvati nell'interesse dell'Italia prima di tutto. 

C'è chi ha voluto sbianchettare l'agenda Monti dai propri manifesti. Spetta ai moderati, al contrario, intestarsela, convincendo gli italiani a sostenere una nuova piattaforma politica che valorizzi quei buoni propositi per l'Italia prima di ogni altra cosa. 

Se scrostiamo il confronto da pregiudizi personali e da alleanze fini a se stesse, prive di una visione e di comune sensibilità sui programmi, allora è impossibile non notare che Pdl, centristi e addirittura alcuni moderati del Pd risultano nei fatti già uniti. Si tratterebbe solo di suggellare questa intesa e di dare uno slancio politico al lavoro che l'attuale governo ha condotto in questa fase emergenziale.

Dopo anni di antagonismi e protagonismi, i moderati italiani possono stringere un patto di responsabilità che abbia come orizzonte il rilancio dell'Italia. Alla crisi dell'Europa dovranno rispondere con più Europa. Ai radicalismi - che non fanno quasi mai l'interesse di un territorio, ma di alcune categorie - rispondere con il rispetto e l'attenzione verso tutti i cittadini. All'emergenza rispondere con più crescita e progressivo calo delle tasse. Solo un'agenda visionaria può far uscire il Paese dalla palude. Ma sarebbe sbagliato pensare di farlo da soli. Perché, per parafrasare Alcide De Gasperi «solo se uniti saremo forti». E la maturità dimostrata nell'ultimo anno in Parlamento non può che confermarlo. 

Nel Pdl, gli eventi delle ultime settimane hanno dimostrato che i comportamenti indegni dei singoli si sono inevitabilmente ripercossi sull'intera squadra. Cosi come è un dato - sondaggi alla mano - che i centristi subiscono un'emorragia di voti. Due motivi validi per sedersi insieme attorno a un tavolo e cambiare regole e schema di gioco: prendere atto del fallimento dei rispettivi movimenti e andare oltre, verso il Ppe italiano. I tempi sono maturi: dobbiamo solo allinearci a quel cammino che i nostri fratelli del Ppe hanno già compiuto in molti altri Paesi d'Europa. Penso alla Cdu in Germania, al Partido popular in Spagna, e all'Ump in Francia. 

Qualche giorno fa, Angelino Alfano ha fatto un assist così diretto a Pier Ferdinando Casini che sarebbe ingeneroso non chiudere con un gol in porta. Segniamo. Magari a Bucarest, tra due giorni, quando al congresso del Partito Popolare Europeo ci ritroveremo nuovamente seduti accanto e, chissà, riusciremo a tirar giù anche il muro della discordia.

15.10.12 | Posted in , , , , | Continua »

EPP Congress in Bucharest in the final stage of preparations



The Political Assembly (PA) of the European People's Party (EPP) met today in the European Parliament in Brussels to finalize the preparations for its 21st Congress in Bucharest, Romania, which will take place on the 17th and 18th of October. Attended by representatives of 73 member parties from 40 countries, the EPP PA also reiterated its support to Yulia Tymoshenko and discussed the latest political developments in Georgia with Prime Minister Vano Merabishvili:

"The EPP is looking forward to hold its 21st Congress next month in Bucharest. Hosted by President Traian Basescu and our member parties PDL and UDMR, the EPP Congress will bring to the forefront our tireless efforts to tackle the current challenges which European citizens face, in light of the continuous global economic crisis. The only answer to these challenges is 'More Europe', as the theme of our 21st Congress suggests," EPP President Wilfried Martens stated.
"Moreover, I welcome the decision of the leadership of the Party of European Socialists (PES) to cancel their Congress in Bucharest and to move the venue to Brussels. The PES decision clearly shows that Socialist heads of government and party leaders placed European values above partisan considerations," the EPP President added.
"Democracy and rule of law are values shared and defended by the EPP throughout our European continent, which is why the EPP Political Assembly welcomed Eugenia Tymoshenko, the daughter of Yulia Tymoshenko who remains in jail together with other political prisoners. Her vibrant testimony on her mother's politically motivated incarceration is a constant reminder of the fragility of democracy in Ukraine," Martens said.
"The EPP Political Assembly also welcomed the Prime Minister of Georgia Vano Merabishvili, who reported on the implementation of reforms in the fields of police, the fight against corruption and constitutional changes. The Prime Minister also outlined the government's priorities for the coming years. Needless to say, Georgia has become a role-model of reform for the entire Eastern Partnership region," the EPP President concluded.

3.9.12 | Posted in , | Continua »

Ukraine: EPP President regrets appeal decision for Yulia Tymoshenko



The President of the European People's Party (EPP),Wilfried Martens, expressed his regret after the rejection of Yulia Tymoshenko's appeal by the Ukraine's hight court:
 
"This decision surprises nobody. Regretfully, the decision shows once again that justice in Ukraine is only a tool manipulated by the Ukrainian regime in order to consolidate its power," President Martens stated.
"The European Union, the United States of America, and major international organisations have already declared that the trial, which sentenced the former Prime Minister, did not respect international legal standards and was politically motivated. It would be too easy now for the current regime to pretend to organise free and fair elections in October, after decapitating its political opposition. PresidentYanukovych, should not expect democrats and friends of Ukraine to be so naive," EPP President added.
Now that all legal remedies in Ukraine have been exhausted,  President Martens urged for a speedy review of Yulia Tymoshenko's case by the European Court of Human Rights:
 
"My hope is that the court in Strasbourg, which is the ultimate defender of European values, will be able to deliberate on the case as soon as possible. The European future of Ukraine depends on it," Martens concluded.
For more information:
Kostas Sasmatzoglou, EPP Spokesman, Tel. +32-2-2854147
Javier Jiménez, EPP Senior Press and Communication Officer, Tel. +32-475480446
Note to editors:
The EPP is the largest and most influential European-level political party of the centre-right, which currently includes 73 member-parties from 40 countries, the Presidents of the European Commission and the European Council, 16 EU and 7 non-EU heads of state and government, 13 members of the European Commission and the largest Group in the European Parliament.

29.8.12 | Posted in , , | Continua »

Meeting di Rimini 2012: intervento del presidente Franco Frattini



Libertà religiosa: il principio e le sue conseguenze
- Lunedì 20 agosto 2012 -


Grazie molte, grazie davvero ancora una volta cari amici del Meeting per questa occasione. Una delle rare occasioni in cui si può riflettere in modo serio su valori e principi assoluti che toccano la sostanza dell’essere umano. Parlando di libertà religiosa noi parliamo di uno dei diritti delle libertà fondamentali della persona che oggettivamente nel mondo, nel sistema, nel contesto internazionale attuale, resta tra i più sacrificati. Sono i diritti su cui più spesso si registrano violazioni e sono poi le libertà ed i diritti, quelli della pratica della propria fede, su cui invece altrettanto frequentemente si registrano dichiarazioni solenni, proclami formali. Ma si continua a soffrire e ad essere perseguitati.

Il professor Salman Shaikh (ndr: Director of the Brookings Doha Center and Fellow at the Saban Center for Middle East Policy) ci ha dato una visione estremamente illuminata dei rapporti tra le religioni e  le culture. A lui voglio dire che sono ben chiari i drammi degli scontri ad esempio tra sunniti e sciiti in molte parti del mondo, ma a noi, a me cristiano, sono altrettanto chiari, drammaticamente, i momenti di vera e propria persecuzione dei cristiani nel Medio Oriente o in alcuni paesi dell’Africa. Sono realtà cui non possiamo certamente voltare le spalle.

Vorrei allora partire da qui: che cosa vuol dire garantire la libertà di religione? Perché su questo, vedete, ci sono state molte confusioni. La mia visione, che poi fortunatamente è una visione largamente condivisa, è che se la mia fede deve essere garantita, io devo avere la garanzia di praticarla non solo nel privato, nel mio rapporto con l’eterno. Devo avere il diritto e la possibilità di praticarla in pubblico, con i suoi simboli, con i sacramenti. E non nascondendomi.

Questa è stata la battaglia di valori e di principi che l’Italia ha combattuto perché fosse riaffermato il diritto di esporre il crocifisso nelle classi delle scuole di questo paese. Questa, se voi ricordate, fu una battaglia tra chi diceva: la tua battaglia la professi in privato, ma il simbolo della fede, il crocifisso, non lo puoi affiggere in una scuola. E noi caparbiamente, andando fino all’ultima istanza della Corte per i diritti dell’uomo, abbiamo ottenuto, invece, questa importante affermazione.




Io sono tra quelli che credono profondissimamente nel dialogo tra culture, civiltà e religioni, ma noi non dobbiamo dimenticare che vi sono milioni di cristiani nel mondo cui è proibito per legge celebrare i sacramenti. Allora questo vuol dire mettere un primo pilastro sulla libertà di religione: non è solo il rapporto con l’eterno, ma anche la possibilità di praticarlo.

Vi sono dei paesi in cui esistono leggi, e lo dico al professor Shaikh, pakistano; leggi contro la blasfemia, che sono interpretate come motivo di discriminazione religiosa verso alcune comunità di minoranza. E lo dico qui, perché proprio in questo Meeting lo scorso anno noi ricordammo un martire cristiano pakistano, il ministro Bhatti che proprio contro quella legge si era battuto, prima di essere ucciso dai terroristi. E capite bene quanto continuare in un’azione civile per spiegare a un paese amico in cui è stata arrestata l’altro ieri una bambina di 13 anni, down, cristiana, accusata in base alla legge della blasfemia di aver compiuto non so neanche quale atto sacrilego. Ecco, allora non usiamo gli strumenti del diritto: non usiamo le leggi né per proibire, né per discriminare.

Veniamo quindi a noi. Noi europei parliamo sempre di spread con i bund tedeschi tra i nostri titoli italiani e non parliamo mai di un vero spread morale tra la pienezza del diritto e la realtà della negazione di questo diritto in tante parti de mondo. E’ una differenza che noi dobbiamo colmare. Con la politica, con la fermezza nei nostri valori.

Non possiamo continuare a voltarci dall’altra parte. Nel migliore dei casi ad essere indifferenti quando in Nigeria continuano a morire i cristiani che sono colpiti perché cristiani. Lo dobbiamo dire! Adesso non possiamo dire che sono colpiti per qualche altra ragione. Sia chiaro: sono colpiti perché sono cristiani! E noi: eh, ne hanno uccisi altri cinque… Ecco questa è l’indifferenza che uccide, altrettanto gravemente che la mano dei terroristi. Questo è un altro punto su cui credo che questo Meeting debba richiamare una forte attenzione.

Non penso che la nostra Europa possa soltanto crescere nello sviluppo economico se continuerà su questi temi a mancare di una identità e di un’anima profonda che ci faccia finalmente reagire rispetto a questo.

Il Santo Padre ci dice con grande chiarezza che vi sono valori assoluti: il valore assoluto della vita, della dignità umana, dell’eguaglianza tra donne e uomini. Ma io penso che questi siano valori non soltanto dei cristiani, ma di tutti coloro che sono autenticamente credenti, perché il valore dell’infinito, il valore dell’eterno non può dimenticare che la persona umana è sempre e comunque al centro in tutte le culture, in tutte le civiltà, in tutte le religioni.

Ecco perché, cari amici, io non credo allo scontro tra le religioni. Io credo allo scontro tra coloro che sono intolleranti, coloro che si rifiutano di ascoltare e di comprendere, coloro che vogliono sacrificare - come fanno i terroristi - in una sorta di dittatura, di totalitarismo del XXI secolo, i loro principi. Non c’è uno scontro tra religioni. Esiste invece uno scontro reale tra coloro che cercano di soffocare la persona umana e coloro che, come noi, attraverso il dialogo, vogliono invece affermarla.

Ecco allora questa è una delle sfide principali per l’islam politico che sta emergendo dalle rivoluzioni arabe. Lo dico con altrettanta franchezza: se le leadership che hanno vinto le elezioni democraticamente, non riusciranno a far prevalere un ordinamento civile che tuteli tutte le religioni, rinunciando ad un sistema teocratico assolutista, quelle rivoluzioni arabe saranno fallite. Perché il pincipio di quelle rivoluzioni era dignità per le persone, sviluppo, opportunità per i giovani. Se invece si sacrificano i diritti delle persone vi è il germe del fallimento dei principi rivoluzionari che hanno portato in Egitto, in Tunisia , in Libia, ora in Siria, tanti milioni di giovani a ribellarsi.

Ricordo ancora un passaggio fondamentale del discorso a Berlino, fatto al parlamento tedesco, da papa Benedetto XVI: parlando degli ordinamenti teocratici il Pontefice ci ricorda che non può essere la religione a stabilire se una legge sia giusta o non giusta, ma semmai le coscienze - e lì il Papa parlava ai legislatori - che potranno indurre le persone a rifiutarsi di accettare o approvare una legge che ad esempio sacrifichi i diritti assoluti della persona. Questo, ad esempio, è un monito importante contro i rischi della teocrazia che finisce poi per essere la negazione di valori assoluti, come ad esempio, tra i più importanti, la libertà di tutte le religioni.

Ed è per la stessa ragione che io non accetto l’idea di coloro che dicono, come lo dicevano i dittatori prima di cadere, e come ora dice il dittatore sanguinario, il presidente siriano Assad, che solo con un regime autoritario le minoranze religiose potranno essere tutelate. Io non mi rassegno all’idea che per tutelare i cristini di Siria, che erano lì da secoli e secoli ancor prima che i fratelli e amici musulmani vi entrassero e vivessero in quella terra, occorra tenersi il dittatore Assad. Non mi rassegno a questa idea. E dobbiamo essere forti nel pretendere che il dittatore lasci e al tempo stesso nell’accompagnare il popolo siriano verso la garanzia assoluta che tutte le religioni, che sono una ricchezza per la Siria, continuino ad essere una ricchezza vivente. Questo vuol dire avere una visione, avere un ideale.

Arrivando alle conclusioni, credo che noi europei, per poter fare questo, dovremmo essere forti, motivati ed attivi. E qui qualche lamentela permettetemela, da ex vicepresidente della Commissione Europea e da ex ministro degli Esteri… Un’Europa che due anni fa, sulla forte spinta dell’Italia, ha deciso un monitoraggio sulla libertà religiosa in tutte le rappresentanze diplomatiche  del mondo dove l’Europa ha un’Ambasciata, dopo due anni ancora non abbiamo visto un rapporto. Una riga di rapporto che descriva quali siano i paesi più problematici e quali quelli dove la situazione sta migliorando.

Un’Europa che piuttosto che finanziare, come io credo, le missioni religiose o le associazioni del volontariato, continua a mettere indiscriminatamente grandi somme nelle mani di governi che fanno poco o nulla per garantire la libertà di religione. Questa è un’Europa che rischia di non saper scegliere. E quando non si sceglie, quando si continua a considerare tutti come se tutti facessero egualmente bene, alla fine si fa il male generalizzato. Un’Europa che giustamente, doverosamente, contrasta l’islamofobia – io sono tra i più convinti sostenitori – è un’Europa che ha spesso quasi vergogna di dire ad alcuni paesi che per andare a Messa non ci si deve nascondere. Come io personalmente ho visto, partecipando ad una Messa nel sotterraneo di un’Ambasciata italiana. Perché se la Messa si fosse celebrata fuori, ci sarebbero stati grandi problemi per i fedeli cristiani che andavano la domenica a celebrare ed ascoltare la funzione. Questo è il compito di un’Europa che a mio avviso vuol essere attore politico.

C’è una differenza morale tra proclami, buone intenzioni ed azioni concrete che dobbiamo ridurre e abbattere. Perché se ancora permettiamo al relativismo, al positivismo di dettare qualche volta la linea dell’Europa, noi ci confronteremo con popoli, con civiltà, con culture che al contrario dei relativisti sono molto convinti delle loro radici, delle loro identità. E noi che per fortuna delle radici le abbiamo, che nascono dalla millenaria tradizione cristiana, ci ripieghiamo sul positivismo e sul relativismo… ? E’ questa la garanzia assoluta perché l’Europa perda, o meglio non abbia mai, una vera credibilità come attore politico sulla scena internazionale. Io che sono un fervente europeista vorrei che la mia Europa, la nostra Europa, fosse un attore politico capace di avere con popoli e culture diverse un dialogo basato sul confronto e non basato sempre sulla retrocessione di noi europei dinanzi a coloro che ci parlano, noi ascoltiamo, e poi il relativismo impera. Sarebbe un errore grave cui le leadership europee non dovranno mai cedere.


21.8.12 | Posted in , , | Continua »

«Young Guard of United Russia», address from Franco Frattini




Lipetsk, August 16th

I want to give the boys from “Young guard of the UnitedRussia”, the present authorities and Antonio De Lucia, italian delegate to take part in this important meeting between  young europeans and russians, the warmest of my greetings. This meeting, once again, offers a precious opportunity to confront, mutually inquire and enrich out of one another’s experience. A way to strenghten, also at a juvenile degree, a bond made out of friendship and mutual interest that Italy and Europe have started with Russia since a long time, a bond which keeps on growing stronger as years go by.

Politics will be the center of this two days long debate, which will sure be intense and full of remarks and proposals. Those same politics that us seniors have to play out as statesmen instead of as politicians strictu senso (as De Gasperi’s dictum goes, “a politician looks to the next elections; a statesman to the next generation”) and that it’s up to you young people to change with determination, courage and strenght towards a more transparent, democratic and groundbreaking model.

I have always believed politics must not  be a job nor a hobby; instead, politics has to be a mission of responsability for each one of us to put his skill, proficiency and reliability into in order to be serving the people and to voice the need of fulfilling the demands coming from our people, aming at the respect of human rights and at the improvement of quality of life.

            Politics has a duty towards the young: wipe away the hurdles and the shortcuts that stand in the way of merit and expertise. You, on the other hand, have the duty to be prepared when you’ll have to take your place at the starting line to win the competition.

Take the field, and refresh politics and society. That’s the appeal that Italy has more than once issued to the new generations and that Ue and Ppe has raised as a flag of opportunity and spur for the involvment of  the young in the democratic process as well.

Best wishes to all of you for the works of this interesting seminar.


Franco Frattini
President of the Alcide De Gasper Foundation
Co-chair of the EPP ad hoc group on foreign policy
Chairman of People of Freedom Party’s foreign affairs department




17.8.12 | Posted in , , , | Continua »

Fondazione De Gasperi - Frattini: "riannodare fili tra politica e cittadini"



Le Fondazioni: serbatoi per il buon governo

Franco Frattini per www.caravella.eu

«Politica vuol dire realizzare!». Era l’aprile del 1949 quando De Gasperi pronunciò questa frase. La politica come compimento di quanto enunciato nei programmi. Perché realizzare vuol dire condividere. E condividere vuol dire incoraggiare quei pensatoi dove le idee e le proposte possono confrontarsi e diventare espressioni di un atteggiamento responsabile della politica finalizzato alla speranza.

Un recente sondaggio ha rivelato che quasi un italiano su due è convinto che un sistema democratico possa funzionare anche senza partiti. Ne capisco la disaffezione, dal momento che il segno di una frattura tra cittadini e partiti è oggi sempre più evidente. Ma non ne condivido le conclusioni. In primis, perché non esiste democrazia senza partiti. Secondo, non esiste proprio perché un sistema senza partiti non sarebbe in grado di garantire nessun tipo di governo, dal momento che il Parlamento diventerebbe una babele di ingovernabilità. 

Ma soprattutto, un sistema democratico non può vivere senza futuro. È indubbio: all’attuale congiuntura economica negativa si è aggiunta la ben più pericolosa crisi delle idee. “Pensare politica” deve allora voler dire tornare ad orientare e stimolare la stagione della speranza: la politica non più intesa come “una piccola escursione”, come avrebbe detto De Gasperi. Pensare e fare politica deve voler dire avere una missione ed una visione: organizzare un modello virtuoso di idee e proposte tese a nutrire speranza verso le prossime generazioni in termini di prospettive: formazione, lavoro, casa, famiglia. Perché – sempre per parafrase uno dei più significativi rappresentanti e testimoni della storia italiana – se «il politico guarda alle prossime elezioni, uno statista deve guardare alle prossime generazioni».

L’Italia si trova di fronte ad un crocevia epocale: i cittadini si indignano per il fatto di subire scelte che vedono imposte dall’alto. L’opinione pubblica protesta contro decisioni che percepisce come violazioni di sovranità nazionale o commissariamenti esterni, lamentando il deficit democratico e l’esclusione dalle dinamiche decisionali. Tutti i partiti pagano il prezzo di mancanze, esitazioni, contraddizioni, su cui ciascuno dovrebbe interrogarsi per la sua quota di responsabilità.

Nella moderna arena politica, i continui caroselli di battibecchi e personalismi hanno finito per inaridire il dibattito ed il confronto sulle idee. I linguaggi folkloristici e la logica della matematica parlamentare hanno frullato il senso e la straordinaria capacità di quei laboratori culturali da sempre alleati dei partiti come animatori di attività e proposte. Le idee sono sfiorite. Le proposte hanno perso i frutti.

Le fondazioni, allora, contro la carenza di idee e la costante ricerca di consensi facili potrebbero essere la giusta ricetta per guarire la politica dalla sua patologia. Perché un sistema democratico, oltre ai partiti, ha bisogno anche di “serbatoi di pensiero” come collettori di idee ed energie che stimolino i partiti stessi a concretizzare, finalmente, quelle azioni e programmi che fino ad oggi reticenze e veti incrociati hanno impedito di attuare.

Non è un caso se a quasi sessant’anni dalla sua scomparsa, il nome di De Gasperi continua a comparire nelle cronache dell’Europa e dell’Italia, come se, a causa dell’insoddisfazione che ci offre la politica dei nostri giorni, si senta il bisogno di dover andare a cercare nel passato qualcosa di valido tutt’oggi per aiutarci a cambiare le cose.

E’ davanti alla constatazione di questo grande divario tra gli alti ideali del passato e la crisi di leadership del presente che i laboratori di idee diventano il carburante necessario per rifornire il dibattito politico di speranze e certezze per i nostri figli.

Le grandi visioni non hanno né tempo, né età. Penso al debito pubblico: dove noi italiani siamo coscienti della necessità di un riequilibrio generazionale, essendo insostenibile – oltre che immorale – una situazione che addossa agli incolpevoli figli la responsabilità dei padri. O in cui, per giunta, la generazione dei figli si trova a vivere addirittura in una condizione peggiore.

Penso al pensiero di De Gasperi come grande veicolo per la diffusione di un rinnovato europeismo contro la scure degli egoismi nazionali.

Penso alla difesa dell’euro: una scelta lungimirante che ci ha modernizzati sul piano economico, e senza la quale oggi saremmo tutti più fortemente in preda agli effetti drammatici degli attacchi speculativi.

Il vocabolario della politica dovrebbe utilizzare di più parole come verità e coerenza: riconoscere i propri errori e snocciolare all’elettore i problemi della politica senza depurarli dai doveri. Portare i partiti ad aver un rapporto sempre meno politico e più umano, decentrato dalla visione di potere.

Un vocabolario a cui anche la Fondazione De Gasperi può dare un significativo contributo, promuovendo e stimolando il legato di valori per cui i nostri padri fondatori si sono battuti e su cui incentrare l’azione politica attuale.

Dopo anni di attese e lunghe meditazioni De Gasperi raggiunse le più alte cariche dello stato all’età di sessantaquattro anni, e non per cercarvi ricompensa, ma per dedicarsi alla ricostruzione. Anche noi abbiamo deciso di corteggiare le idee, e non il pallottoliere. Si tratta di conquistare non posti o poteri, ma gli animi delle future generazioni. Riannodare i fili tra la politica ed i cittadini: aprire un rapporto umano con la persone prima ancora che con l’elettore. Perché gli uomini spariscono, ma i popoli ed i Paesi restano. Ecco perché sta anche a noi preparare un avvenire migliore.

Franco Frattini, Presidente della Fondazione Alcide De Gasperi




25.7.12 | Posted in , , | Continua »

Serbia: entrando in Europa il peso politico internazionale della Serbia aumenterà





Di Nemanja Vlaco

D: E’ stato sorpreso dalla sconfitta di Boris Tadic e dal trionfo di Tomislav Nikolic alle elezioni presidenziali in Serbia?
R: Certamente si è trattato di un risultato inatteso. In più ad incidere molto sull’esito delle presidenziali è stata anche una massiccia diserzione dalle urne dovuta alla delusione per la crisi economica e ad una certa disaffezione verso la politica che, anche in Serbia come in molti altri paesi europei, ha finito per rompere i vecchi equilibri. Nella campagna elettorale, tuttavia, ha contato molto anche la tenacia di Nikolic, politico di grande esperienza, e alla sua terza campagna elettorale, dopo le sfide del 2004 e del 2008. Una campagna apprezzata in Europa per il clima sereno e  l’atmosfera positiva in cui si è svolta, e conclusa con delle importanti rassicurazioni da parte del neopresidente eletto sulla continuità nella politica d’integrazione europea e nella collaborazione regionale. L’Italia e la Serbia sono paesi amici e partner strategici di grande rilevanza, che hanno saputo sviluppare una fitta rete di opportunità e di rapporti bilaterali, in primo luogo nell’economia e nella cooperazione industriale. Sono certo che anche il presidente Nikolic saprà confermare questa tradizione e mi auguro che anche sotto la sua guida la Serbia compia i passi dovuti per entrare a far parte della grande famiglia europea. Perché entrando a far parte di un’Unione di 500 milioni di cittadini, il peso politico internazionale della Serbia stessa aumenterà in modo esponenziale, potendo partecipare alle sfide globali su un livello pari a quello dei maggiori attori internazionali.

D: Come potrebbe cambiare, se cambiasse, la politica dell’UE verso la Serbia adesso? Qual e’ la posizione dell’Italia su questo?
R: Intanto bisognerebbe sgomberare il campo da facili semplificazioni che hanno portato a credere che la vittoria di Nikolic abbia innescato una revisione radicale della politica dell’Unione europea verso la Serbia, o, peggio, di chi ha voluto vedere nell’esito elettorale una sorta di referendum su chi tifava euroentusiamo e chi, al contrario, sarebbe stato più euroscettico.
I primi punti dell’agenda del nuovo presidente sono stati occupati dalle parole “pacificazione”, “rilancio dell’economia” e “tutela dei diritti delle persone”.Parole che mi auguro possano tradursi presto con passaggi concreti. Una rotta, questa, accolta con favore anche dai leader dell’UE Herman Van Rompuy, Josè Manuel Barroso e Catherine Ashton, i quali hanno auspicato un miglioramento delle relazioni tra Belgrado e Bruxelles. E su questo, quindi, non vedo alcuno stravolgimento della politica estera europea verso la “nuova Serbia”. 

Per quanto riguarda l’Italia  ricordo che il mio paese è sempre stato in prima linea nel difendere e sostenere le aspirazioni del popolo serbo. In particolar modo mi sono personalmente speso, prima come Commissario europeo, poi come ministro degli esteri italiano, a favore della liberalizzazione dei visti e dell’avanzamento nel cammino europeo di Belgrado. Anche oggi l’Italia sarà sempre presente, a ogni passaggio, per incoraggiare la Serbia e per garantire che questo percorso venga portato avanti nel modo più imparziale e oggettivo possibile.

Aggiungo, infine, che per stimolare un approccio più muscolare della politica estera europea, anche sui Balcani, abbiamo creato a livello PPE un gruppo ad hoc, che ho il piacere di co-presiedere insieme al vicepresidente del Ppe ed europarlamentare portoghese Mario David, di cui fanno parte ex ministri degli Esteri, membri del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, e che si riunirà nuovamente la prima settimana di settembre.

D: Il Suo commento sulla stretta di mano tra Tadic e Taci al Croatia Summit 2012 di Dubrovnik? Si aspetta da Nikolic lo stesso?
R: Si è trattato di un gesto “simbolico”, ma di indubbia maturità politica. E mi auguro che ambo le parti sappiano cogliere quel gesto nella sua importante essenza, che è quella di poter aprire le porte al dialogo tra Belgrado e Pristina. Un dialogo necessario e non più rinviabile, dove gli steccati, oltre che nelle photo opportunity, devono essere superati anche a livello istituzionale. Mi auguro quindi, che al di là dell’iniziativa personale di Tadic, anche il nuovo presidente Nikolic sappia portare  avanti con responsabilità questo confronto.

D: Come vede l’attuale situazione politica nei Balcani e la cooperazione nella regione?
R: La cooperazione regionale e' un prerequisito della sicurezza e della stabilità. Ma è soprattutto un elemento essenziale del processo di stabilizzazione che accompagna i paesi dei Balcani occidentali verso l'adesione all'Unione europea. Ecco perché non si può guardare all’attuale situazione politica con i soli toni del bianco o del nero. La realtà è molto più complessa, ricca di colori e sfumature diverse. Ma quel che deve emergere, deve essere quel capitale politico e diplomatico che si è più volte messo in moto in questi anni e che – lungi da qualsiasi opposizione – ha davvero avuto voglia di guardare più all’unione e all’inclusione e non alla divisione.  

D: Secondo Lei, quali dovrebbero essere le priorità del nuovo governo serbo?
R: Il fatto che la prima visita ufficiale del presidente Nikolic all’estero sia stata fatta a Bruxelles conferma la volontà di dare un’impronta molto europea al proprio mandato. E anche se dai colloqui intercorsi tra il presidente e le alte cariche europee non è mai emersa la volontà di porre il riconoscimento del Kosovo come condizione per l’adesione di Belgrado, mi auguro si possa comunque andare avanti, con più forza e convinzione, con una normalizzazione dei rapporti con il Kosovo. Sul piano più interno, la Serbia deve essere consapevole che l’attuale crisi economica non deve in alcun modo rallentare il processo di riforme: vanno incalzate e condivise per fronteggiare pericolose strangolature sociali e sulla crescita. E su questo sono certo che, di fronte alla responsabilità che tutti i governi d’Europa hanno oggi verso i propri cittadini, anche la Serbia saprà scegliere la via della collaborazione e della responsabilità per puntare alla crescita, al benessere sociale, alla sicurezza, alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata .

D: Qual è la soluzione per il nord del Kosovo dove i serbi non accettano le autorità di Pristina?
R: Il problema del nord del Kosovo va affrontato con l’impegno delle autorità di Belgrado e la forza da parte di Pristina. A ciò aggiungo che la prospettiva europea è l'unico modo per evitare il risveglio di vecchi toni suscettibili di innalzare la tensione, con il concreto rischio di ripercussioni negative sul percorso di avvicinamento all’Europa. L’Italia, in coordinamento con l’unione Europea, ha sempre condannato fermamente ogni forma di violenza tesa a risolvere unilateralmente qualsiasi problema in Kosovo settentrionale; convinta che il grande contributo dell’Europa possa invece portare ad una neutrale e pacifica stabilizzazione dell’area. Il dialogo resta, quindi, il valore aggiunto nel contesto più ampio delle prospettive europee dei due Paesi. Occorre, in più, che le Autorità di Pristina assicurino ogni sforzo affinché le condizioni di vita della componente serba – in particolare nel nord – possano svilupparsi nel pieno rispetto dei propri diritti e nel contesto di uno sviluppo socio-economico che sia quanto più armonico su tutto il territorio.

D: Lei sarà consulente volontario di Vuk Jeremic, il neo-presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, facendo parte del suo team?
R: Ho appreso da un’intervista che il mio amico Vuk Jeremic mi vorrebbe insieme a Moratinos nella sua squadra all’Onu. E’ un invito che mi onora e mi lusinga, perché avviene, evidentemente, a coronamento di un’amicizia consolidata nei tanti anni di rispettive esperienze al governo, che ci hanno portato a compiere passi e collaborazioni importanti su vari fronti. Ringrazio quindi Jeremic per questa proposta, e per aver voluto confermare – attraverso questa chiamata – il forte legame che ci unisce e la fiducia riposta nei miei confronti in vista dell’importante incarico all’Onu. Tuttavia non credo di poter sciogliere la riserva in tempi brevi: molte sono le sfide che anche il mio Paese in questi mesi si trova ad affrontare e su cui è richiesto un particolare impegno di tutte le forze politiche responsabili che stanno lavorando per dare più fiducia e più stabilità all’Italia e all’Europa. Quindi, come ricorda il famoso detto: ogni cosa a suo tempo.

Responsabile affari internazionali Pdl
Co-chair del gruppo ad hoc del PPE sulla politica estera
Presidente della Fondazione Alcide De Gasperi





19.7.12 | Posted in , , , | Continua »

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