Frontex/Frattini: simbolo di un’Europa che non funziona


Frontex non funziona. Che tristezza per un europeista!

Pensate che assurdità: sembra che l'Agenzia Frontex (così leggo su un pezzo di Marco Zatterin per La Stampa) sia rimasta senza un direttore dopo che il finlandese Ilkka Laitinen – da me nominato nel 2005 – ha lasciato il posto. Ancor più assurdo che non si riesca a trovare una soluzione sul nome del sostituto, dal momento che i cinque aspiranti candidati alla successione sono stati ritenuti tutti “inidonei”, ivi incluso il vicedirettore dell’Agenzia, nonché attuale reggente, che comunque continua a dirigere la struttura.

Per la cronaca parliamo di una delle Agenzie più importanti d'Europa, ossia quella che dovrebbe coordinare il sostegno alle azioni dei Paesi UE per le politiche migratorie, ma diventata oggi il vero simbolo di ciò che non funziona in Europa.

Mi sembra chiaro ci sia un notevole stato confusionale dalle parti di Bruxelles. E noi ancora speriamo che con 50.000 migranti arrivati in Italia da gennaio qualcuno ci possa davvero aiutare? Mah! Che tristezza per un europeista.

Qui sotto vi ripropongo il pezzo uscito oggi su La Stampa a firma Zatterin.




Ma l’Europa non trova un accordo E “Frontex” resta senza direttore
Marco Zatterin per La Stampa

Frontex ha perso la testa e non riesce a trovarne un’altra. Il direttore dell’agenzia che vigila sulle frontiere esterne Ue, il finlandese Ilkka Laitinen, ha lasciato la sua poltrona per tornare a occuparsi dei confini patri. Impossibile, sinora, selezionare un sostituto. Stilata una lista di cinque pretendenti, la Commissione li ha bocciati perché inadeguati. Tutti. Compreso lo spagnolo Gil Arias, reggente di Frontex, ora curioso caso di manager che comanda senza essere ritenuto idoneo dal datore di lavoro. 

La fonte che racconta la vicenda non fatica a definirla «surreale». Il fianco mediterraneo dell’Unione europea è assediato dagli sbarchi di migranti disperati, e Bruxelles è sotto pressione perché le capitali del Sud invocano inascoltate un’azione più seria e concertata per fronteggiare i flussi in fuga dai conflitti. La situazione è grave, ma non per tutti. I governi dell’Ue sono divisi, privi di una politica integrata e di una strategia di lungo termine. 

La pattuglia nordica frena, coi tedeschi a dare il «la» a danesi, svedesi, austriaci e olandesi. I cinque governi hanno scritto una lettera all’Ue per dire che senza una chiara applicazione delle norme per l’asilo (leggi: ognuno si tiene quelli che gli arrivano) non si può parlare si solidarietà. Il termine stesso, che dovrebbe essere una base del patto a Ventotto, viene utilizzato una sola volta, quando si parla di solidarietà coi paesi del vicinato destinati ad essere destinazione per la cosiddetta «reinstallazione», formula secondo cui i profughi vengono trasportati dalle zone a rischio verso aree particolari dell’Unione. Nessun riferimento al Fronte Sud. Non serve, secondo un diplomatico scandinavo: «Fate sempre vedere i ripescati in mare, ma non i bus con cui li portiamo da noi». 

Il confronto fra Mezzogiorno e le genti di settentrione, che venerdì il premier Renzi ha invitato a superare di slancio, è la madre delle disfunzioni. Le istituzioni hanno fatto il possibile, i Trattati attribuiscono loro poteri limitati. Così Frontex acefala diventa l’esempio lampante del disordine e dei dissidi fra stati che non trovano sbocco. Col piano dell’autunno scorso, l’Ue ne ha consolidato le funzioni, ma allo stesso tempo il budget è calato rispetto al 2013. Nessuno s’è però stracciato le vesti più di tanto, nemmeno gli italiani. 

Ecco che lo strano caso del finlandese partente finisce per diventare il simbolo di uno stallo imbarazzante. Non risulta che i candidati fossero così male. Roma aveva puntato tutto su un esperto funzionario, Sandro Menichelli, dirigente di Polizia, ex Interpol; sperava di vincere come paese in prima linea. Niente da fare. 

I ministri degli Interni Ue ne hanno parlato giovedì a Lussemburgo, a tavola, informalmente e senza passi in avanti. La Commissione ha confermato il rilancio della procedura di nomina. Risulta che Angelino Alfano abbia avuto da ridire su come sono andate le cose, come sulla piega presa dall’intero dossier «migrazioni». Vorrebbe che l’Ue mettesse la bandiera su Mare Nostrum, la missione nazionale con cui - a 9 milioni il mese - proteggiamo la frontiera Sud. C’è la convinzione che l’impresa dovrebbe essere comune, non importa con quale cappello, Frontex o altro. Il leader di Ncd, stavolta presente, ha anche ammesso di non escludere che fra i profughi ci sia gente di Al Qaeda, così l’Europa solca brutte acque alla stregua dei migranti e Frontex fa quel che può, anche se a Bruxelles qualcuno non sa (o magari non vuole) darle il manager che la gravità del caso meriterebbe.


9.6.14 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

"Momento epocale" per il CONI: riforma della giustizia sportiva. Frattini Presidente Alta Corte


CONI: Illustrata la riforma della giustizia sportiva, pronto il nuovo codice. 
Malagò: "Momento epocale"

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha tenuto questa mattina una conferenza stampa, insieme al Prof. Giulio Napolitano, per illustrare le novità più rilevanti in merito alla riforma della giustizia sportiva, approvata a fine dicembre. Malagò ha voluto preliminarmente salutare e ringraziare i membri della Commissione Consultiva, guidata dallo stesso Napolitano e istituita per redigere il Codice nonché i Regolamenti di funzionamento dei nuovi organi di giustizia: il prof. Ferruccio Auletta, la dott.ssa Beatrice Coppa, l’avv. Antonio Conte, il prof. Massimo Coccia, il prof. Pierluigi Matera e il prof. Massimo Proto. 

Nell’occasione, alla presenza degli autorevoli componenti, è stato sottolineato il rispetto dei tempi per la stesura del nuovo Codice di giustizia sportiva: il prossimo 5 giugno il CONI terrà un Open Day per illustrarlo ai vertici delle Federazioni e delle Discipline Sportive Associate, mentre la Commissione Statutaria, composta dal Presidente Annibale Marini e dal prof. Luigi Fumagalli e dal Cons. Carlo Deodato, esaminerà le quasi 400 manifestazioni d’interesse pervenute per entrare a far parte - a titolo gratuito - dei due nuovi organi (Collegio di Garanzia e Procura Generale, che saranno rispettivamente presieduti da Franco Frattini, ex ministro Affari Esteri, e da Enrico Cataldi, comandante del Racis, la scientifica dell'Arma dei Carabinieri), che inizieranno la loro attività operativa dal 1° luglio. Il nuovo sistema entrerà quindi in vigore dalla stagione 2014-2015 di ogni Federazione.


Entro il 30 giugno il nuovo codice sarà infatti recepito negli statuti e nei regolamenti federali, anche con l’aiuto di uno specifico Commissario ad acta. I procedimenti pendenti davanti al TNAS, saranno celebrati davanti allo stesso organo fino a esaurimento, mentre quelli pendenti all’Alta Corte continueranno davanti al Collegio di Garanzia con le regole previgenti. Il nuovo sistema garantirà tempi certi, abbreviati e uniformi: 90 giorni in 1° grado, 60 giorni in 2° grado per la pronuncia della decisione e due gradi di giudizio applicati a tutte le Federazioni, con possibilità di ricorrere al patteggiamento, sia a fronte di una condanna che a fronte di indagini. Ogni tesserato o affiliato dovrà essere assistiti da un avvocato nei processi, eventualmente anche attraverso il gratuito patrocinio. E’ stata introdotta la condanna al pagamento delle spese processuali per la lite temeraria ove si ravvisasse una pretesa palesemente infondata.

Il Collegio di Garanzia, terzo grado di giudizio, opererà come la Cassazione, mentre la Procura Generale, considerando anche l’introduzione della diffida da parte del Procuratore Generale - che offrirà la possibilità a quello federale di compiere gli atti necessari prima di avocare il fascicolo - utilizzerà il proprio potere solo in via residuale.

Il Presidente Malagò ha commentato la riforma con soddisfazione. "E' un momento epocale, era doveroso e auspicato, siamo andati con la logica del buonsenso. Oggi il CONI fa uno sforzo culturale significativo, spogliandosi di alcuni poteri nell'ultimo grado. Non è tutto perfetto, da qui a un anno qualche correzione ci potrà anche essere. Avevo promesso tempi certi, qualcuno aveva detto che sarebbe stato impossibile ma in vita mia non ho mai disatteso un impegno e siamo andati a dama, non per merito mio ma per quello del gruppo di lavoro al quale ho dato l'incarico di compiere questo percorso. Abbiamo ascoltato tutte le istanze, i suggerimenti e le possibili critiche con il massimo rispetto. E' chiaro che qualcuno può non condividere qualcosa ma, quello che conta, è il grosso dell'impianto. Lo scorso dicembre in Consiglio nazionale su 76 persone tre votarono contro: il calcio, il nuoto e la pallacanestro. Noi li abbiamo ascoltati in questi mesi. Mi auguro che tutti votino a favore, noi abbiamo comunque il diritto-dovere di andare avanti".

Il Prof. Giulio Napolitano ha sottolineato la bontà delle novità. “Riteniamo che le regole contenute consentano un processo più giusto e che questo sistema sia più equilibrato nei confronti delle Federazioni. E la scelta fatta e declinata nel codice è che il terzo grado è solo per motivi di legittimità un po' come è la Cassazione. Il CONI è garante di ultima istanza, non ha nessuna partita da giocare nel merito della giustizia sportiva. Interessa solo che i processi funzionino bene e che tutte le sue strutture siano a servizio di questo scopo. La nostra è una scommessa sulla crescita e la maturazione della giustizia federale grazie all'innalzamento della competenza dei giudici, e delle capacità professionali che assistono le parti. E' una scommessa ma se questo Paese non fa scommesse, anche in generale".


Franco Frattini: Presidente dell'Alta Corte di Giustizia del CONI
ALTA CORTE DI GIUSTIZIA: Licenze UEFA, respinto il ricorso del Parma

L'Alta Corte di Giustizia Sportiva ha respinto il ricorso presentato dalla F.C. Parma contro la FIGC avverso il provvedimento di diniego della Licenza Uefa per la stagione sportiva 2014 - 2015.



30.5.14 | Posted in , , , , | Continua »

Amazing visit to the Automobile museum in Belgrade: about 40 old cars from the 1920's to the 1960's.



Yesterday I had the opportunity to visit this amazing place: there ar about 40 old cars from the 1920's to the 1960's, and some touching pictures of Tazio Nuvolari who won in 1939 the Belgrade Grand Prix, a former grand prix from the Grand Prix motor racing era - precursor to Formula One.  Thanks to Mr. Bratislav Petkovic, collector and owner, for this unforgettable tour.

Franco Frattini






About the museum

The Automobile Museum, Bratislav Petkovic Collection, is the newest in a series of technical museums in Serbia. The Museum was founded by the Assembly of the City of Belgrade and Bratislav Petkovic, the collector and owner of a collection comprising historically valuable cars and arhive material on the domestic history of motoring.

The Museum’s premises are situated in the Modern Garage, a characteristic monument of the technical culture of its age, itself declared a cultural asset. The building, designed by the Russian arhitect Valerij Staševski, was built in the city centre in 1929 as the first public garage. It housed the automobiles of the participants in the first international car and motorcycle race ever held in Belgrade, on September 3, 1939.




By transforming the Modern Garage into the Automobile Museum one of the foremost principles of the cultural heritage protection has been satisfied: to use a monument only for a purpose close to the original one. An ideal totally has thus been created, bearing cultural, technical and historical relevance. The Collection contains old and rare cars, valuable both in terms of historical evidence and for a better understanding of the application of scientific achievements, the development and technical progress of motoring in the country and abroad. Besides fifty vehicles, the oldest being a 1897 Marot Gardon, the Collection safeguards various devices, technical and scientific literature, driving-licenses, the first traffic regulations and laws, number-plates, tools, filmed and photographic records, works of art and objects of applied art contributing to our knowledge of the history of motoring.


In its endeavor to be more than just a collection of automobiles, the car being an invention incorporating all the inventions of mankind – from the earliest, such as fire or wheеl, to the latest, based on micro-processors – the Museum has set up an educational programme, including broadcasts, films, lectures, theatrical performances, and other forms of cultural and educational activities aimed at promoting the history of motoring. It has become the meeting place for the legendary riders, museum car collectors and lovers. It also organizes shows and races of museum cars. The communication with the public is also effected through the theatrical play “Grand Prix“, strictly based on documentary material and speaking about the famous Grand Prix race round Kalemegdan on Septembar 3, 1939.



In order to improve its activities, the Museum collaborates with a number of scientific and educational institutions. The Museum provides conditions for the work of a society of Museum’s friends and collaborators, and fosters the foundation of similar groups beyond its own seat. It also provides technical support and instructions for the preservation and maintenance of museum cars to the owners and users.


28.5.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Fyrom: presidente Ivanov a Roma, l’Europa è un progetto di pace

La sede della Sioi a Piazza San Marco (Roma)

L’Europa è un progetto di pace e deve rimanere unita e sviluppare i collegamenti con i paesi dei Balcani. E’ quanto affermato oggi dal presidente dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom),  Gjorge Ivanov, nel corso del suo intervento nella conferenza Dalla via Ignazia alla Via Europa, organizzata presso la sede di Roma della Società per l’organizzazione internazionale (Sioi). Al convegno, durante il quale è stato firmato un memorandum di cooperazione tra la Sioi e il governo macedone, hanno partecipato anche l’ex ministro degli Esteri italiano e presidente della Sioi, Franco Frattini, e l’ambasciatore macedone a Roma, Oliver Shambevski. Il presidente macedone ha ricostruito la storia della via Ignazia, l’antica strada di comunicazione costruita nel 146 a.C. su ordine di Gaio Ignazio, proconsole di Macedonia, opera con la quale gli antichi romani realizzarono, a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., una direttrice di comunicazione da occidente verso l’oriente, tra il basso Adriatico e l'Egeo settentrionale.

Ivanov ha rimarcato l’importanza storica dello sviluppo delle infrastrutture tra i paesi, che attraverso la comunicazione possono mantenere la pace tra i popoli. “Se i paesi mantenessero un dialogo aperto tra loro, sviluppando le reti di comunicazione, a livello energetico, commerciale e diplomatico, non ci sarebbero conflitti”, ha detto il presidente macedone, che ha poi ricordato la difficoltà, in particolare negli anni passati, ma in maniera ridotta anche oggi, delle comunicazioni tra la Fyrom e i paesi vicini. “Durante la Guerra fredda non c’erano punti di contatto tra i paesi dell’ex jugoslava. Mancavano, per esempio, infrastrutture e strade verso l’Albania e la Bulgaria, quindi era impossibile avere un dialogo aperto con gli altri paesi dei Balcani. Non c’era una rete telefonica né uno scambio di frequenze televisive, attraverso le quali rafforzare la cooperazione e il dialogo bilaterale”, ha spiegato Ivanov.

Frattini ha rimarcato le solide relazioni bilaterali tra Italia e Fyrom, in particolare nella formazione di giovani diplomatici. “Sono convinto che non ci potrà essere la conclusione dell’integrazione europea, fin quando tutti i paesi dei Balcani non aderiranno all’Ue. E’ il momento di risolvere il problema politico che ha impedito finora l’avvio dei negoziati di adesione della Macedonia”, ha detto Frattini, che ha sottolineato come questa sia una posizione condivisa dalle autorità italiane. “Durante il semestre di presidenza europea dell’Italia, continueremo ad appoggiare il percorso d’integrazione di Skopje nell’Ue”, ha aggiunto il presidente Sioi, ricordando i molti traguardi che la Fyrom ha raggiunto nell’ambito dell’adesione all’Ue e alla Nato.

President Ivanov supporting #Wimun2014
Pieno supporto dell’Italia negli sforzi della Fyrom di aderire alla Nato e all'Unione europea è stato espresso anche dal presidente della Repubblica italiano Giorgio Napolitano nel corso dell’incontro con Ivanov, avvenuto questa mattina al Quirinale. “L'allargamento resta all'ordine del giorno durante la presidenza dell’Italia dell'Ue e Skopje può contare sul sostegno per lo sviluppo delle infrastrutture e degli altri settori di reciproco interesse”, hanno convenuto i due presidenti. "L'Italia ci dà pieno sostegno e assistenza e sarà la nostra voce durante il suo semestre di presidenza dell'Ue", ha detto Ivanov a margine della riunione.

L’ambasciatore Shambevski, nel suo intervento al convegno della Sioi, ha rimarcato la necessità di rafforzare le già solide relazioni bilaterali commerciali e diplomatiche tra Italia e Fyrom. “Sviluppare la cooperazione tra i due paesi è una priorità per la Macedonia. Roma e Skopje hanno una collaborazione avviata in ambito commerciale, ma anche a livello dell’istruzione”, ha dichiarato Shambevski, che ha sottolineato l’importanza della cooperazione nella formazione professionale e scolastica dei giovani. Proprio per portare avanti la collaborazione nel settore, Ivanov ha presentato ieri i risultati raggiunti dal suo paese nel campo del diritto internazionale, nella conferenza dal titolo "Da Taurisius a Costantinopoli - dal Corpus Juris Civilis di diritto internazionale", che si è svolta all'Università di Napoli Federico II. Nell’occasione è stato firmato un memorandum di cooperazione tra la facoltà di diritto dell’università di Skopje Giustiniano I e l’ateneo di Napoli Federico II.

Nel quadro della visita in Italia, Ivanov ha incontrato mercoledì sera il presidente dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), Riccardo Monti, e alcuni esponenti delle imprese attive nel settore finanziario-bancario, dell'edilizia e dell'energia. Ivanov ha presentato i benefici di investimento nella Fyrom, invitando le aziende italiane ad avviare una stretta collaborazione con le società macedoni. Nella mattinata di mercoledì, invece, Ivanov ha incontrato, in Vaticano, papa Francesco. La storia e le relazioni tra Fyrom e Vaticano, sono stati i temi centrali dell’incontro.

Ivanov, che ha incontrato il Papa insieme a una delegazione macedone di cui faceva parte anche il ministro degli Esteri, Nikola Poposki, ha donato al Santo padre una scultura in legno di San Cirillo e un’icona della Madre di Dio. Ivanov ha incontrato anche il segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Pietro Parolin. Nell’incontro, i due interlocutori hanno rimarcato che negli ultimi 20 anni, dopo l'istituzione delle relazioni diplomatiche, la Fyrom e il Vaticano hanno goduto di rispetto e collaborazione reciproca.

(Fonte Agenzia Nova)

23.5.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Libia: Frattini, il sostegno dell'Egitto rafforza la posizione di Haftar


Intervista per l'agenzia NOVA

La forza del generale in congedo Khalifa Haftar, il protagonista dell'azione "insurrezionale" in corso in Libia contro le milizie islamiste di Bengasi e contro il parlamento di Tripoli, e' costituita "dall'apparente sostegno egiziano". Lo ha chiarito in un'intervista a "Nova" Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e presidente della Societa' italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi). "Se c'e' un'intesa forte con l'Egitto, paese con cui la Libia condivide migliaia di chilometri di confine, la posizione di Haftar diventa piu' forte", ha osservato Frattini, facendo anche riferimento all'alta probabilita' che le prossime elezioni presidenziali in Egitto vedano trionfare il generale Abdel Fattah al Sisi. L'ex capo della diplomazia italiana si e' detto "rallegrato" dal fatto che "il contingente militare di Tobruk abbia detto di stare con Haftar": in caso contrario, secondo Frattini, "ci sarebbe stata una vera e propria moltiplicazione di milizie insurrezionali". 

In questo contesto, "occorre che sia chiaro qual e' l'obiettivo di questa azione" e quale sia la "proposta politica" di Haftar. "Al momento - ha puntualizzato il presidente della Sioi - siamo di fronte solo a una soluzione insurrezionale". Dall'altra parte, tuttavia, "occorre chiarire dove vuole portare il paese il governo di Tripoli", la cui politica di accordi con le milizie e' "insufficiente". "Continuare a pagare i miliziani jihadisti che prendono d'assalto i pozzi della Cirenaica significa per Tripoli non avere il controllo di una larga parte di territorio. E la storia della Libia dice che nessuna rivoluzione si vince senza il sostegno o il dominio della Cirenaica", ha osservato Frattini.

Non a caso, secondo l'ex ministro, il tema cruciale che "Europa e Stati Uniti hanno mancato di affrontare" e' quello dell'unita' territoriale della Libia. "Bisogna essere un po' brutali: la Libia non e' mai stata un paese unito. Fu con la forza della monarchia che re Idris riusci' a unificarla. Il colpo di Stato di Muammar Gheddafi la mantenne unita sempre con l'uso della forza e la violenza". Oggi, ha detto Frattini, "ripartono in pieno quelle forze disgregatrici che sono sempre esistite e che rendono difficile per Bengasi farsi dettare la linea da Tripoli". In questo senso, "il silenzio assoluto dell'Europa e' sorprendente".

 E' infatti impossibile, per Frattini, pensare che la Libia riesca, senza un forte impegno dell'Europa, ad affrontare i problemi legati alla coabitazione di Tripolitania e Cirenaica in un'unica entita' statale. "Stiamo rischiando di disperdere completamente tutto l'impegno profuso nella liberazione dal regime di Gheddafi e nell'aiuto alle popolazioni civili. Oggi quel che si vede della Libia e' l'effetto negativo di un'azione militare che era semplicemente il mezzo per avere ai nostri confini un paese stabilizzato". Anche l'Italia, secondo l'ex ministro, ha le proprie colpe. "Il presidente statunitense Barack Obama aveva chiesto all'allora premier Enrico Letta di assumere la leadership per la stabilizzazione della Libia. Letta - ha ricordato Frattini - rispose di sentire tale responsabilita' come un nostro dovere". 

 Questo impegno "deve essere ora riconfermato, altrimenti perdiamo ogni minima leva e ce ne accorgeremo quando l'Eni ci dira' che non saremo piu' in grado di pompare petrolio dalla Libia". Abbiamo "atteso per troppo tempo che l'Europa decidesse cosa fare", ha osservato Frattini, "ma la triste verita' e' che l'Europa non decide mai". (Gmr)

20.5.14 | Posted in , , , , | Continua »

Franco Frattini awarded with the honorary degree in Moscow

Franco Frattini awarded with the honorary degree
by the Diplomatic Academy of the Ministry
of Foreign Affairs of Russia
Frattini's statement:  "Russia and the West"
Moscow 16 May, 2014

Since Putin’s second term in 2004, Moscow’s approach towards Europe (and the USA) is influenced by what the Russians call “usual Western attitude” i.e. demand concessions from Russia without giving little or nothing in return, and includes a growing appreciation of the role of the Federation in the post- Soviet space, in what significantly Muscovite political science called “Near Abroad” and on which the Kremlin claims a favourite political, military and economic position. This vigorously assertive policy has experienced a temporary attenuation, more in tone than in substance, during the mandate of Dmitry Medvedev. The revaluation of eurasism is accompanied by very hard concern for the future enlargement of both NATO and the European Union, especially with regard to Ukraine, Georgia and Azerbaijan.

This is the difficult context that both the European Union and the North Atlantic Treaty Organization have to take in consideration. Even more delicate, especially in the context of enlargement, in the light of the eloquent demographic instance on which the geo-strategic assessments of the Kremlin is grafted and that make the situation further complicated, in the light of the presence of ethnic Russians in Ukraine, Kazakhstan, Uzbekistan, Belarus, Kyrgyrstan, but also Latvia, Estonia and Moldova. This is why Russia seen from the west is not the same seen from Moscow.

Let’s start from the end: the case of Ukraine
No one of the European Union enlargements should be considered as a desire to lay siege to the Russian Federation or damage its interests. Even in the recent case of Kiev. Although there is an evident social division upon the Ukrainian people, the reasons of both of the factions should be analysed: undoubtedly EU membership would have important implications in terms of adaptation of Ukrainian legislation to EU standards, with good progress in terms of legal certainty and transparency of administrative procedures. At the same time, it would pose two important strategic and political issues: the Union would be a direct neighbor of Russia (neglecting the Kaliningrad region) and there would be the issue of the Russian Black Sea Fleet, whose basis of Sevastopol would be on Union’s territory; but this problem no longer exist after the annexation of the Crimean Republic from the Russian Federation. Moreover, there is the issue of the cultural and linguistic rights of the Russian population of Ukraine. In other words, it’s clear that such a questions need serious evaluation and pragmatic approach. In any case the decision should be left only to the sovereign will of the Ukrainian people and neither Russia nor Europe and anybody else should forget it.

Someone has suggested that in the process that would lead to the association of Ukraine with the EU, Brussels was wrong to exclude definitely the Kremlin. The supporters of this exclusion argued that Ukraine is a sovereign state and as such has full authority to negotiate with other parties and that the involvement of a third actor would be unique in the panorama of international law. It is undoubtedly correct observation , however, should not be forgotten that the same disintegration of the USSR was a unique when compared with the end of the other empires, anx exception which saw the permanence of millions of Russians in the various republics (only in Ukraine are nearly 8.5 million) and the maintenance of strong cultural, economic and political ties. A closer look, as well as understandable strategic reasons , other factors make Moscow heavily involved in the fate of the post-Soviet space and expect to exclude it can lead to unforeseen consequences. Russia has always been firm on this point, even in moments of greatest weakness in the 90s, and even more so today, back actor on the world stage, does not intend to leave space for autonomous initiatives of other powers in the area.

EU has been weak and divided, at the beginning of the crisis that led to the falling of Yanukovich Government.

I think the biggest mistake was, from the EU side, to have shown the Eastern neighborhood policy and in particular the perspectives of EU-Ukraine association, like a preferential pre-accession way, even opening soon the door for a NATO membership, despite all the criteria that many times had been reaffirmed on enlargement of EU and NATO.

This made an understandable illusion in the hearts and minds of millions of Ukrainians, paved the way for the tough, unilateral action from Moscow in Crimea and in addiction, was accompanied by a purely ridiculous financial support offered by EU to Ukrainians, which made EU semi-irrelevant on the management of the crisis, which is in the hands of US, Russia and under certain aspects OSCE and UN.

The real question concerns the future of the Ukrainian nation where pro-Russian regions decide to follow the example of the Crimean peninsula and organize referendum to reunify with Moscow. At this stage, a lasting civil war scenario would be not unthinkable hypothesis. An intelligent alternative could be the transformation of Ukraine into a federal sense, as proposed by Russian Foreign Minister Lavrov during a meeting with the U.S. Secretary of State Kerry, granting a degree of autonomy to the individual regions so as to ensure the protection of conspicuous Russian communities of south-eastern districts. This might be the best solution in order to maintain the territorial integrity of Ukraine. Apparently, also the Ukrainian P.M. seems to be ready to guarantee decentralization and rights for the Russian minorities.

Europe needs Russia and Russia needs Europe. Any solution of the affaire Ukraine will have to take this into consideration. Moreover we have numerous examples of how good cooperation between Italy and Russia and between Russia and Europe as a whole is provided for important achievements in all fields. I will limit myself here to mention some of the most significant.





Russia and the European Union: a general overview
The EU-Russian official relations date back more than 20 years. Already on 18 December 1989 the then Soviet Union and the European Communities signed the Agreement on Trade and Commercial and Economic Cooperation. The first major step towards a closer cooperation was the conclusion of the Partnership and Cooperation Agreement (PCA) in 1994. The PCA established a framework for the political dialogue between Russia and the EU in a number of key spheres, including economy, energy, internal and external security.

Nowadays the annual turnover between Russia and the EU member states exceeds 200 billion € and Russia became the third trade partner of the EU after the US and China. More than half of Russian foreign trade turnover and two thirds of cumulative foreign investments in Russian economy fall into the EU’s share.

Another fundamental passage was the definition of four common spaces during the EU-Russia St. Petersburg Summit in May 2003. 

1) Common Economic Space
It aims at the creation of an open and integrated market between the EU and Russia by achieving transparency and non-discrimination, as well as by mutually reducing barriers to trade and investment. Russia’s accession to the WTO in August 2012, after 18 years of negotiations, encouraged even more such process.



2) Common Space of Freedom, Security and Justice
Concrete results are the Visa facilitation and Readmission Agreements between the EU and Russia and by the implementation of the local border traffic between the Kaliningrad exclave and north-eastern Poland in 2012. Other spheres of common activity are border management and the reform of the Russian judiciary, as well as fight against crime and money laundering.
 
3) Common Space of External Security
 
4) Common Space of Research and Education

To strengthen cooperation and promote joint projects and exchange between Universities and Research Centers. The creation of a European Research Area and the implementation of the European programmes Tempus and Erasmus Mundus were very significant steps.

Partnership between Russia and the EU is one of the cornerstones to maintain stability and prosperity not only in Europe, but world-wide. Joint responsibility for finding responses to present-day challenges as well as solid and mainly positive foundations of traditional, sometimes centuries-old relations with individual EU member states, common principles and ideals of European civilization, similarities of our historical destinies: all this shapes a genuinely strategic character of the Russia-EU partnership.

These few words pronounced by Sergey Lavrov are an interesting evidence of this Russia’s attitude: “Being the largest geopolitical entities on the European continent, Russia and the EU are interdependent in many spheres, linked by their common civilization roots, culture, history, and future. The agenda of our interaction is multidimensional and covers various sectors. We are willing to enhance it – on the basis, of course of equality and mutual benefit”.
 
Speaking frankly, the real problem is the inability of the two sides of the Atlantic ocean to define a common strategy towards Moscow. 
 
The United States range from the opportunity to secure the cooperation of the Russians on issues such as terrorism and nuclear proliferation and a tendency to expand their influence in the Euro-Asian space. The Europeans, who are serving a heavy dependence on Russian energy supplies, are divided: some countries - most of the former satellites of the USSR and with different shades Great Britain and some Nordic countries - promoting a hard line, almost containment, towards Russia while others - Italy, Germany, France, Spain - consider of vital interest to both national and EU level to establish with the Kremlin a relationship of cooperation and dialogue. The Western divisions mean that in many cases Russia was able to take the initiative forcing the EU and the U.S. to mere "reaction options". It should be stressed that the EU is the main trading partner of Russia and Moscow may detect that looks to Europe with a view to mutual opportunities, as well as a factor of moderation of the anti-Russian spirit of some former socialist countries.
 
Today, despite the Ukrainian crisis, we all are called upon to a real de-escalation, first by urging the parties to implement in full Geneva agreement.

We cannot, and first, we Europeans, afford a new “cold war” atmosphere. For political and not only economic, reasons.

But also Russia would be seriously damaged by the further increase of tensions.

I don’t consider that a perspective of Russia “obliged” to turn to East and to be pulled further toward China, would be a better perspective than a Russian Federation playing a balancing partnership with both, EU and far-Asian neighbours.

In the late 90’s energy policy used to be indicated as “the most positive component in bilateral relations that would help to lead our common European continent into deeper integration”. However, over the years, energy relations between the EU and the Russian Federation have been subject to considerable media exposure. In some cases, both Moscow and Brussels had to underline their different points of view. In the meantime economic and industrial cooperation between several if not most of our Member States and the Russian Federation and between European and Russian companies in and outside the energy sector have been developing significantly. Today more than 10.000 European and Russian companies are developing activities in each other's markets, creating the firm basis for interdependency. The concrete experience would indicate that energy companies have often been ahead of their respective governments in establishing relations by advancing commercial ties at an industrial level, thereby strengthening energy cooperation and security in Europe and contributing to the further economic integration.
 
However, the partners’ energy cooperation is hindered by several factors:
- Firstly different visions of how the sector should be best organized. As regards the Russian side, its government document on energy strategy up to 2030 emphasizes budgetary efficiency, modernization and the stability of institutions. Meanwhile, the EU 2006 Green Paper focuses on liberalization, competition through a rigid separation of production, transportation and distribution. Brussels views the common energy market as a space liberalized to the greatest possible extent subject to the common European rules.

- Secondly the energy sector represents an intricate combination of economic and political issues, an instrument to gain high profits and to strengthen national security. It gives rise to a politicization that have engulfed the Moscow-Brussels relationship many times, in particular for the suspension of Russian gas deliveries. The EU intends to integrate Russia into its market regime, while Moscow seeks to pragmatically maximize its earnings and due to its foreign policy sees the EU attitude as interference in domestic affairs.

Last but not least, it is obvious that infrastructures are a fundamental factor in order to guarantee reliable and demand-meeting supplies of energy. Both Russia and the European Union plan to construct a number of new pipelines, including gas pipelines, which are to meet demand on markets in medium- and long-term prospects. The Nord Stream, South Stream and Nabucco gas pipeline are among them.

The Energy Dialogue remains one of the most important aspects of cooperation between Russia and the EU and has identified several common and complementary interests for which concrete actions in the short and medium-term are implemented.

· Ensure reliable energy supplies in the short and long-term future

· Increase energy efficiency

· Secure long term investment

· Open up energy markets

· Diversify the range of imports and exports of energy products

· Enhance the technological base of the energy sector of the economy

· Develop the legal basis for energy production and transport

· Ensure the physical security of transport networks

· Alleviate the impacts of the economic and financial crisis on the energy sector

The Dialogue also has an environmental aspect: it aims to reduce the impact of energy infrastructure on the environment, to facilitate the market penetration of more environmentally friendly technologies and energy resources and to promote energy efficiency and energy saving.

On all these issues more than 100 European and Russian experts from the private and academic sectors and the administrations are working together to discuss investments, infrastructures, trade and energy efficiency issues and to prepare further proposals for the Energy Dialogue.

For the EU, the long-term security of energy supplies is a major concern. It is important to agree on a set of realistic and mutually beneficial commitments with Russia that will facilitate EU-Russia energy cooperation and to identify concrete steps to rapidly improve the investment climate. For these reasons, the Dialogue supports policy reform in the Russian energy sector.

For Russia, it is important to attract investment to maintain and increase its oil and gas production, to rehabilitate and upgrade its energy infrastructure and to use knowledge and technology transfers as a means of enhancing economic growth. Variables in these processes are quality, the timing and implementation of policy reforms, the deregulation of monopolies, the freeing up of energy tariffs, access to networks, investment protection and transit issues (but does Moscow really want to do it?). Instead of simply – and rightly – trying to guarantee continuity on Russian gas supply, we Europeans should address (or, better, should have already addressed) some burning issues “at home”.

1. We lack energy interconnections

2. We have extremely limited or no capacity to pump gas from West to East, so it’s illusory to talk on EU supplying gas to Ukraine. 

3. We don’t have yet an integrated EU energy security policy.

When Germany decided it was in its interest, North Stream was easily negotiated bilaterally with Russia and Baltic States were simply by-passed by that energy infrastructure! And now, it is very difficult that EU countries committed to establish South Stream after long negotiations simply give up that important perspective!

At the end, coming back to Ukraine, I think that Russia, while pretending protection of Russian minorities, would prefer to see Ukraine solvent on its energy debt to Moscow, thanks to Western aid instead of dividing the country and running further risk of insolvency from a destroyed country. 

In today’s globalized and interdependent world, we all – and first Europeans – are interested in reengaging Russia and avoiding its isolation.

First, because I think that in the framework of new emerging players, Brics will anyway continue to keep and to strengthen mutual relations within the group, and it is not in the interest of Europe to see Russia not as a bridge with Asia and new global players, but as an adversary. 

Secondly, because the West needs Russia, as Russia needs us, to contribute solving crisis that otherwise would become lasting catastrophic scenarios.

How can we go to peace, stability and prosperity in Syria or Northern Africa, or come up with an acceptable perspective on preventing nuclear proliferation in Iran, without having Moscow (even more than Beijing) with us and not as an obstacle? 

How can we look at the full implementation of Start Agreement or disarmament if Russia doesn’t cooperate? 

How can we look at Afghanistan’s future of peace and stability, if Russia will not be cooperating as it has been doing also under logistical aspects? 

We have been working to make progress on EU-Russia visa regime, with the perspective to achieve a freedom of circulation that is one of the condition for people to people contacts, so strengthening not only economic ties, but also cultural and human relations, and at the end indispensable mutual trust, which unfortunately is now seriously damaged between Russia and the West.

Russia should continue to be considered a strong partner of EU and the West in general, if we want to fight piracy or international drug trafficking, while it is clear to everybody that unless Russia on board the vision of a world without weapons of mass destruction will remain an illusory dream.

So I think that we Europeans have a special responsibility. 

We have to be stronger and politically united to be a strong, united and open minded counterpart on Russia.

Firmness on our principles and values should go hand in hand with focusing on our primary interests.

Sometimes, they will no coincide with that of Russia.

But, at the end, the more EU and the West will be united and serious counterpart, the more the way of imposing sanctions to help democracy will lose centrality.

And I strongly hope that Russia leadership will agree that mutual respect, dialogue, implementations of all the commitments taken should prevail over the perspective of confrontation and containment.



 








20.5.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Laurea honoris causa per Franco Frattini a Mosca


Per il suo impegno nello sviluppo delle "relazioni e della comprensione reciproca" tra Italia e Russia, l'ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ricevuto oggi la laurea honoris causa dall'Accademia diplomatica del ministero degli Esteri di Mosca

Dopo il conferimento del titolo, da parte del rettore Bazhanov, Frattini - in qualita' di presidente della Societa' italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi) - ha tenuto una conferenza sul tema delle relazioni tra Russia, Ue e Occidente. Nel suo intervento, l'ex ministro ha messo in evidenza le criticita' degli attuali rapporti, soprattutto alla luce della situazione in Ucraina, sottolineando tuttavia l'importanza di far prevalere il dialogo. 

Alla cerimonia era presente l'ambasciatore italiano, Cesare Maria Ragaglini, e il viceministro degli Esteri russo, Alexei Meshkov. 

16.5.14 | Posted in , , , , , | Continua »

Rivelazioni di #Geithner? Inaudite, ma opportuno leggere prima il libro.



"Nell’autunno del 2011, quando la drammatica crisi economica aveva portato l’euro ad un passo dal baratro, alcuni funzionari europei avvicinarono il ministro del Tesoro americano Geithner, proponendo un piano per far cadere il premier italiano Berlusconi. Lui lo rifiutò, come scrive nel suo libro di memorie appena pubblicato, e puntò invece sull’asse col presidente della Bce Draghi per salvare l’Unione e l’economia globale". La Stampa

All'epoca non sospettammo nulla. Ecco il mio commento all'Adnkronos. 

Roma, 13 mag. - (Adnkronos) - "Sto cercando di procurarmi il libro che in Italia non e'' ancora uscito e leggermelo con estrema attenzione perche'', se il contenuto si rivelasse rispondente alle anticipazioni, si tratterebbe di dichiarazioni inaudite". Lo ha affermato l''ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, commentando la testimonianza dell''ex ministro del Tesoro Usa, Timothy Geithner, sul piano per ''favorire'' un cambio della guardia a palazzo Chigi, facendo cadere Berlusconi.

Manovre di cui, assicura Frattini in una dichiarazione all''Adnkronos, all''epoca "non si e'' avuta la percezione. Al contrario, se avessi avuto l''impressione o il sospetto che qualcosa del genere stava accadendo alle nostre spalle, come ministro degli Esteri non avrei esitato un minuto ad agire di conseguenza, Ma nessuno ai tempi adombro'' un''ipotesi o formulo'' sospetti", continua Frattini tornando alle cronache del 2011 che condussero alle dimissioni di Berlusconi e del suo governo.

Se di manovra o complotto internazionale si e'' trattato, "cio'' e'' avvenuto non solo a nostra insaputa ma sopra le teste dei governi e dei ministri degli Esteri dei Paesi interessati. Voglio sottolineare che Geithner usa il termine ''officials'' che, nel gergo delle relazioni internazionali, equivale a alti funzionari o dirigenti di primo livello delle amministrazioni. Quindi Geithner adombra il lavori''o di una rete di ''officials'' che - non si sa per conto di chi e da chi manovrati - cercava di tramare ai danni dell''Italia. Non mi permetto di dare consigli all''attuale ministro degli Esteri -conclude Frattini- certamente le suggerirei di leggere attentamente il libro, senza liquidarlo preventivamente".



13.5.14 | Posted in , , , , | Continua »

La coppa della vergogna



I fatti di Roma, della finale di Tim Cup tra Fiorentina e Napoli, giocata domenica 4 maggio allo Stadio Olimpico, riecheggiano (purtroppo) in tutto il mondo. El Mundo Deportivo titola: "Il figlio di un camorrista ha deciso di far giocare la partita". Sempre in Spagna Marca apre con un eloquente "il Napoli alza la coppa della vergogna". In Francia l'Equipe titola a caldo con "Napoli, dramma e festa", mentre in Germania la Bild parla di una "finale scandalo". Anche il prestigioso Huffington Post parla della serata dell'Olimpico: "Il Napoli vince una finale rovinata dalla violenza".

Un lungo video pubblicato sul sito dell'emittente inglese Bbc ripropone gli scontri che hanno provocato il ferimento di tre tifosi napoletani. Grande spazio, con tanto di servizio fotografico, viene dato dal Daily mail agli scontri di Roma: le sequenza video-fotografica è implacabile, e ripropone tutte la fasi dei tafferugli, fino alla trattativa fra i rappresentanti delle forze dell'ordine e i capi della tifoseria organizzata dal Napoli, "mentre un vigile - scrive il giornale - viene investito da un petardo e portato via per le cure sanitarie". Solo poche foto, e qualche commento, vengono riservate alla partita. 

Io sono certo che lo sport italiano non è solo la cronaca che leggiamo oggi sui giornali. Ma quanto accaduto ieri può essere etichettato solo con una parola: "VERGOGNA". Ieri non si è giocato un trofeo. Perché tale non può essere definito un incontro in cui è un capo clan a decidere il destino della partita, o addirittura un'intera curva fischia l'Inno Nazionale. Ieri si è giocata la "COPPA DELLA VERGOGNA".

Presidente dell'Alta Corte di giustizia del CONI


Ascesa Genny 'a carogna, ultra' che disse si gioca 
Un arresto per droga nel 2008. Ironia e indignazione sui social 
Fonte ANSA- Le immagini che lo ritraggono col pollice alzato in segno di ok, va tutto bene si gioca, hanno fatto il giro del mondo, prova evidente del potere delle curve negli stadi. La stampa estera, poi, ha individuato in lui il pretesto per gettare fango sull'Italia. Gennaro De Tommaso, meglio noto come Genny 'a carogna, e' il personaggio chiave di quella che all'estero hanno definito la Coppa della vergogna, e di quella trattativa tra ultra', societa' e forze dell'ordine - oggi smentita dal questore di Roma e dal ministro Alfano - che ha ritardato di 45' l'inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, disputata poi in un clima surreale. Quel capo ultra' del Napoli che media col capitano azzurro Hamsik, e poi con dirigenti e forze dell'ordine, che placa la curva inferocita che si scaglia con petardi e bombe carta contro i vigili del fuoco, ma si ritrae in buon ordine quando lui allarga le braccia e intima di stare buoni, e infine da' l'assenso a che lo spettacolo cominci, ha tenuto la scena a lungo nei drammatici minuti che hanno preceduto l'incontro poi finito col successo degli azzurri per 3 a 1. Personaggio noto alle forze dell'ordine, il capo dei Mastiffs, i mastini della curva A, gestisce un bar nel cuore di Forcella e ha precedenti per spaccio di stupefacenti. Risale al 2008 un arresto proprio per traffico di droga. Nel suo passato - si apprende dalle forze dell'ordine - anche un provvedimento di Daspo. Ma De Tommaso non e' nuovo a una certa visibilita' mediatica: la sua foto a torso nudo all'Emirates di Londra in occasione della partita di Champions League tra Arsenal e Napoli dello scorso ottobre ebbe molto risalto sui giornali inglesi venendo associata alla devastazione di un pub poco distante dal campo di gioco di cui in un primo momento furono accusati i tifosi azzurri. Successivamente Scotland Yard chiari' l'estraneita' dei tifosi azzurri rispetto a quell'episodio. La sua scalata ai vertici della curva A, cuore del tifo azzurro, e' partita dalla guida del gruppo dei Mastiffs, per arrivare alla leadership dell'intera curva. Il suo nome (pur essendo estraneo a quella vicenda) compare anche nell'ordinanza che nel 2008 porto' a 40 arresti per gli scontri di Pianura, a Napoli, in piena emergenza rifiuti. Allora si parlo' di un coinvolgimento di esponenti del tifo organizzato in quegli incidenti. Lo cita il pentito Emilio Zapata Misso, nipote del boss di camorra Giuseppe Misso, nel rivelare ai magistrati la geografia dei gruppi della curva e i loro rapporti con alcuni clan. ''Il capo dei Mastiffs e' Tommaso De Gennaro - disse - detto Genny 'a carogna, figlio di Ciro De Tommaso, un affiliato al clan Misso''. Sui social network tanta indignazione ma anche molta ironia. Su twitter spopola l'ashtag #ilcapoultrahadeciso: sul social c'e' chi parla della trattativa Stato-'a carogna ma anche su Facebook si sprecano le battute. C'e' chi lo vede a pranzo con Renzi come nuovo ministro dell'Interno e chi convocato al Quirinale per fare il governo, ma anche chi gli chiede di spostare gli esami e chi si domanda se non deve chiedere il permesso a Genny per fare colazione. Perche' l'ironia, a Napoli, non viene mai meno anche quando a prevalere nei commenti e' la parola vergogna.

C.Italia: vedova Raciti,e' vergogna e Stato ha perso Istituzioni la chiamano al telefono e lei 'si sente meno sola'       
Fonte ANSA - (di Mimmo Trovato) - "E' una vergogna": lo stadio consegnato "in mano a dei violenti" e lo "Stato che non reagisce, anzi, resta impotente e quindi ha perso". E' ancora "sconvolta" e stanca per "non avere potuto dormire", confessa all'ANSA, Marisa Grasso, la vedova dell'ispettore capo Filippo Raciti, morto il 2 febbraio del 2007 nello stadio di Catania, che ieri sera ha visto la maglietta del capo ultras Genny detto 'a Carogna', con la scritta 'Speziale libero'. Antonino Speziale sta scontando una condanna definitiva a 8 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale per lo morte del poliziotto.    Ha guardato le immagini in diretta televisiva della finale di Coppa Italia, all'Olimpico di Roma, tra Fiorentina e Napoli: "dure come macigni sul cuore...", rivela. Ne ha parlato con i suoi due figli, perche' "non nascondo niente loro e devono sapere tutto". Anche per loro e' stata "l'ennesima violenza al ricordo doloroso del padre, seppellito da sette anni".    La cosa che le e' pesata di piu', pero', e "l'assenza dello Stato". Anche se le telefonate di "vicinanza e solidarieta'" di oggi del premier, Matteo Renzi, del presidente del Senato, Pietro Grasso, del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e del capo della polizia, Alessandro Pansa, l'hanno sollevata e fatta "sentire meno sola". "Il contenuto delle chiamate - aggiunge - e' riservato, ma mi hanno fatto piacere e sentire meno sola. Adesso dopo le parole aspettiamo i fatti, che ci saranno"    "Ieri sera - afferma Marisa Grasso - mi sono sentita umiliata e ho provato un grande dolore perche' e' stata offesa la memoria di mio marito: e' stata indossata una maglietta che inneggia all'assassino di un poliziotto. Tutti hanno visto la prepotenza di questa persona, ma poi che e' successo? Io - sottolinea - ho pieno diritto, adesso, di avere risposte dalle Istituzioni".    "Lo Stato", segnala "con grande rammarico" la vedova dell'ispettore capo Raciti, "ieri era presente allo stadio nelle sue massime espressioni, e che ha fatto?". "Lo Stato deve essere forte e non debole - osserva - e ieri c'e' stata l'espressione evidente della sua impotenza". "Non c'e' stato un altro caso Raciti - continua la vedova dell'ispettore capo di polizia - ma c'erano i presupposti affinche' questo accadesse, perche' la violenza c'e' stata e io, dopo avere seppellito mio marito, che ha lasciato una moglie e due figli, non voglio vedere altri servitori dello Stato cadere vittima della violenza. E' ora che qualcuno ponga fine a tutto questo - chiosa la vedova Raciti - ma non a parole...". 




4.5.14 | Posted in , , , | Continua »

Iran: Sakineh, graziata da lapidazione, libera dopo 8 anni


 L'annuncio dell'avvocato italiano. Suo caso mobilito' il mondo 

 Sakineh Mohammadi-Ashtiani, condannata in Iran alla lapidazione e poi all'impiccagione, che non furono mai eseguite grazie a una mobilitazione internazionale senza precedenti, e' tornata libera dopo otto anni di carcere in virtu' a un'amnistia: a darne l'annuncio l'avvocato di Pordenone Bruno Malattia, che ha seguito il suo caso. Un annuncio che pero' ha gia' diversi precedenti poi smentiti, che negli scorsi anni provocarono alternanza di sollievo e docce fredde nei governi, nelle organizzazioni per i diritti umani e i media di tutto il mondo. 

 Il legale, che ha patrocinato il caso di Sakineh al Parlamento Europeo, ha precisato che "il provvedimento di clemenza e' stato adottato ieri in coincidenza con l'anno nuovo secondo il calendario iraniano (il nuovo anno e' il 1393 dall'emigrazione di Maometto dalla Mecca alla Medina)" e che l'annuncio e' stato dato da Mahamad Javad Larijiani, responsabile dei diritti umani in Iran e diffuso dalla stampa governativa iraniana (Pars News, Jane Jami, Tesermine). 

 Sakineh Mohammadi-Ashtiani, 47 anni, di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, e' stata condannata nel 2006, sotto la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, alla lapidazione per adulterio, con sentenza poi sospesa nel 2010. Ma ha rischiato poi l'impiccagione in un processo per l'uccisione del marito. Nel 2010 il Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania e guidato dalla dissidente iraniana Mina Ahadi, aveva dato notizia della imminente impiccagione di Sakineh e poco piu' di un mese dopo del suo rilascio. 



Notizia smentita dalle autorita' iraniane, che l'attribui' ad un'azione di propaganda della stampa occidentale. La tv di stato iraniana mostro' la donna che confessava l'adulterio e la complicita' nell'omicidio del marito: una confessione che il figlio della donna, Sajad Qaderzadeh, disse esserle stata estorta con la tortura. Il figlio aggiunse che ogni giorno a Sakineh veniva detto che sarebbe stata giustiziata l'indomani. Nel 2011 fu dato l'annuncio della sospensione dell'impiccagione, anch'esso smentito dalla magistratura iraniana. 

Solo nel 2012 gli avvocati dissero che il regime islamico non pensava piu' alla sua impiccagione ed era propenso a tramutarle la pena in 10 anni di carcere. Il caso di Sakineh era stato anche posto all'attenzione del Parlamento Europeo con la predisposizione di un dossier che documentava l'innocenza della donna e le violenze subite dall'avvocato Hutan Kia che in Iran l'aveva difesa. Fra i governi che si mobilitarono in suo favore anche quello italiano, con l'allora ministro degli esteri Franco Frattini. Ora il nuovo annuncio, che attende la conferma dei fatti. Forse un gesto distensivo nell'ambito del "nuovo corso" impresso alla politica estera dal presidente moderato Hassan Rohani.
Fonte ANSA

L'iniziativa del governo italiano nel 2010

L'INTERVISTA
Frattini: «Ci credo: salveremo Sakineh. Medio Oriente, è l'ora della Ue» (Nazione – Carlino – Giorno)

L'APPELLO
Sakineh: Frattini, “Vogliamo vederla libera”


19.3.14 | Posted in , , , , | Continua »

Frattini: la caduta del governo non fu un complotto


Intervista di Franco Frattini al Corriere della Sera

L`ex ministro degli Esteri: la speculazione stava attaccando l`Italia come un leone ferito, Francia e Germania non c'entrano. La maggioranza era sul punto di sfaldarsi. Il Cavaliere compì una scelta alta e giusta,  chi la attribuisce ad altri non gli rende onore.


Visse da protagonista, come  ministro degli Esteri, i mesi drammatici  che portarono alla caduta del governo Berlusconi  e alla nascita dell`esecutivo Monti.  Quelli raccontati nel libro di Alan Friedman. Quelli che, assicura, non furono affatto  mesi di complotti: «Si è fatto tanto fumo. Vorrei diradarlo» dice Franco Frattini,  oggi presidente di sezione del Consiglio di  Stato e, come si autodefinisce, osservatore  esterno più che attore sulla scena politica.  

In Forza Italia si grida al complotto,  qualcuno non esclude nemmeno un ritorno  in Aula sulla richiesta di impeachment.  La delude l`atteggiamento del suo  ex partito?  
«Ai miei amici vorrei ricordare quello  che ci disse, quando si dimise, lo stesso  presidente Berlusconi: "Lo faccio perché antepongo l`interesse del Paese al mio personale".  Fu una scelta alta, seria e giusta,  che alcuni di noi gli suggerirono in privato  e - come me - anche in pubblico. Far  passare in secondo piano quelle parole  credo non sia un favore, ma un torto a Berlusconi».  

Torniamo a quel giugno del 2011,  quando Napolitano sondò Monti: fu una  esondazione dai suoi compiti?  
«La nota del capo dello Stato mi pare  chiarissima: consultare un ex commissario europeo e allora presidente della Bocconi  largamente stimato come era Monti, chiedergli  valutazioni sulla crisi economica  dell`Italia che era già evidente con l`inizio  dell`attacco speculativo che raggiunse il  suo apice nelle settimane successive, mi  sembra un fatto normale e direi doveroso». 

Cosa successe nel giugno 2011?  
«Tremonti presentò la manovra a giugno,  perché a fine mese il governo doveva  andare al Consiglio europeo con l`annuncio  delle misure che sarebbero state prese. Conteneva ipotesi di riforme strutturali rigorose,  tagli di spese importanti, e si parlava di pareggio di bilancio concordato nel  2014. Immediatamente si scatenarono una  raffica di dichiarazioni dall`interno della  maggioranza fatte di minacce di defezioni  ulteriori rispetto a quelle già subite con lo  strappo di Fini, e fatte da annunci di crisi a  giorni alterni da parte della Lega...».  

Sta dicendo che il rischio crisi era già  evidente a giugno?  «Ma certamente. E a luglio, nel suo discorso  alle Camere, Tremonti diede il senso  della drammaticità della situazione con   questa frase: "Come sul Titanic, qui vanno  a fondo anche i passeggeri di prima classe".  Lo spread, lo ricordo, era già salito a  300, le preoccupazioni europee crescevano  e ci arrivò la lettera della Bce nel mezzo di  un durissimo attacco speculativo all`Italia.  Berlusconi tornò dal vertice di Cannes con  l`impegno ad anticipare il pareggio di bilancio  al 2013, e Tremonti si infuriò perché  sarebbe servita, disse, una manovra enorme.  Lo spread si impennò, la maggioranza  era a un passo dallo sfaldarsi - c`era il gruppo di Antonione che aveva lasciato, si  parlava del possibile strappo di Scajola - e  fu chiaro che non avremmo potuto reggere». 

C`è chi sostiene che l`aver dato segnali  che Berlusconi poteva essere sostituito  abbia lasciato mano libera alla speculazione.  
«Ma la speculazione va dove vede il leone  ferito, e quello era l`Italia allora. E non  perché, come alcune fantasiose ricostruzioni  vorrebbero, Francia e Germania puntavano contro di noi, ma perché nel mezzo  della tempesta che stava trascinando via  Grecia, Portogallo, Irlanda, i due maggiori  contributori dell`Ue non avrebbero potuto  sostenere il possibile crollo di un Paese come  l`Italia che per economia è il temo del l`Unione».  

E però che si mirasse a Berlusconi in  Europa non era un mistero: le risatine tra  la Merkel e Sarkozy, l`opinione che in Europa  e nel mondo si aveva di un Berlusconi  travolto dalle vicende giudiziarie pesavano.  
«Non c`è dubbio che il problema esistesse. Tremonti, fu scritto e non smentito e fu soprattutto ascoltato, arrivò a replicare  a Berlusconi che temeva il complotto di  Sarkozy che "il problema non è Sarkozy  Silvio, il problema sei tu!". E non posso negare  che in quei mesi, quando incontravo i  miei omologhi, la prima domanda che mi  sentivo fare era "ma come è possibile che  con tutti questi scandali, queste inchieste  così gravi, non succeda niente, il governo  vada avanti...?"».  

Ma Napolitano cosa diceva a Berlusconi  in quei mesi?  
«Io partecipai a un incontro al Quirinale  delicato e difficile, e sentii dire quello che, mi è stato assicurato, il capo dello Stato aveva ripetuto più volte: "Presidente, lei  si preoccupi della sua maggioranza. Finché  c`è, il suo governo sarà in carica". E infatti il governo cadde  quando la maggioranza  venne meno  in Parlamento,  non fuori».  

Ma lei che gli era  vicino in quei mesi,  pensa che Berlusconi  abbia sospettato  che ci fossero manovre in corso  del Quirinale contro  di lui?   
«Per come l`ho conosciuto in tanti anni,  credo che se lo avesse pensato non si sarebbe  mai dimesso. Avrebbe lottato con le  unghie e i denti, avrebbe reagito nella maniera  più forte, come ha fatto quando si è  sentito perseguitato per le sue vicende giudiziarie. Non si sarebbe piegato. E invece  fece un gesto dì grande responsabilità,  di sua volontà, comportandosi da statista. Penso sia anche per questa consapevolezza  che oggi non unisce la sua voce alle tante  che stanno gridando a un complotto che non è mai esistito». 




12.2.14 | Posted in , , , , | Continua »

Aree del sito