Libia: È inevitabile l’intervento dei caschi blu (intervista)


 «Un errore avere abbandonato Tripoli» 
«La comunità internazionale colpevole c'è stato un grave strappo in politica estera» 
«Va liberato quel Paese dai terroristi poi si potrà affrontare il nodo sicurezza» 

di Chello Alessandra per Il Mattino

Sulla sua pagina Facebook lo scrive chiaro e tondo: i terroristi non si fermeranno certo con i colloqui di pace. Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri non ha dubbi: l'Onu deve affrontare in Consiglio di Sicurezza il caso-Libia.

Dunque l'intervento delle Nazioni Unite è l'unica strada? 
«Certo. L'Egitto e la Francia lo hanno già richiesto. A questo punto si tratta di un passo inevitabile legato a tre precondizioni. La prima, che il governo di Tobruch e il parlamento di Tripoli concordino sul fatto che la minaccia si chiama Daesh e chiedono perciò l'intervento dell'Onu. La seconda che lo voglia la Lega araba. E la terza che anche l'Unione Africana si esprima. Le Nazioni unite devono cambiare il mandato del commissario Leon che deve promuovere l'azione di forza contro il terrorismo». 

La Nato: 
Erano state gettate le basi per creare la guardia nazionale poi si è deciso di lasciar perdere tornare adesso sarebbe sbagliato 

La carta della coalizione dei volenterosi non era percorribile?
«No. Sarebbe stato un grave errore. La coalizione dei volonterosi si sarebbe esposta a diventare una coalizione dei crociati. E così non appena una forza dei Paesi europei avesse messo il piede sul territorio libico senza un quadro di legittimità internazionale avrebbe dato subito occasione di replica ai terroristi». 

E invece un intervento della Nato? 
«Il compito della missione politica è riprendere il dialogo con la Libia che noi abbiamo abbandonato da quattro anni. La Nato aveva fatto ben due missioni esplorative a Tripoli per creare la Guardia nazionale libica, ma poi ha gettato la spugna. Tornare dopo quel fallimento mi sembrerebbe un'assurdità. Si può pensare che l'avanzata dei terroristi, cui dal 2012 si è assistito senza agire, si fermi con i colloqui di pace? Assurdo. Ora l'Onu deve decidere in fretta per una missione di peacekeeping e peace enforcing». 

Non crede che con la Libia la politica italiana ha dimostrato di aver trascurato quella estera sottovalutando i pericoli di derive più o meno sopite? 
«L'errore più grave è stato andar via dalla Libia. Quando sono stato ministro degli Esteri parlavamo con il Qatar, gli Stati Uniti, la Turchia, il Regno Unito: con tutti facevamo riunioni operative sulle missioni che avrebbero dovuto rimpiazzare quelle militari. Eravamo pronti a mandare i formatori militari, gli addestratori e invece abbiamo abbandonato quella terra riproponendo quel che è accaduto negli anni 90 con la Somalia che oggi è diventato uno stato fallito. Lo sbaglio è stato non capire che la democrazia andava accompagnata non poteva nascere spontaneamente. Quel terreno è stato occupato dai terroristi e il prezzo ora sarà altissimo».

Insomma, chi è stato il colpevole di questo strappo?
Lo strappo è stato della comunità internazionale che dal 2012 ha mollato tutto mentre ci sarebbe stato bisogno di una forte leadership europea che si fosse mossa per prendere l'iniziativa chiedendosi come mai quella missione Nato fosse finita nelle secche. Questo è il fallimento dell'Europa della sicurezza».

Adesso è troppo tardi per rimediare? 
«No. Lo si deve fare, ma è chiaro che prima va liberato il Paese dai terroristi che ormai minacciano di salire e scendere in tutt'Europa. Ormai è emergenza sicurezza che solo le Nazioni Unite possono affrontare».

Esiste davvero un rischio attentati in casa nostra? 
«Il rischio è sempre esistito. L'Italia è a sole 50 miglia di mare da Sirte dove ci sono i terroristi. Certo ora è molto più forte perché l'Italia è il primo Paese di arrivo degli immigrati. La nostra Intelligence ha tutto sotto controllo e dunque non vanno lanciati facili allarmismi. Ma la minaccia esiste dopo i fatti di Parigi, Copenaghen e Bruxelles. Ma non è il flusso migratorio il veicolo principale del terrorismo, piuttosto lo è il flusso della paura. In Libia ci sono 800mila persone non libiche che vivono in condizioni estreme. Nel solo 2014 ne sono arrivati 140mila. Ancora una volta la responsabilità è dell'Europa. Quando ero ministro degli Esteri lanciai il Frontex che puntava proprio a creare la guardia costiera euroepa. Ma poi gli egoismi internazionali hanno bloccato tutto. Ora sento riparlare del Pnr europeo sulla tracciabilità degli spostamenti aerei, una cosa perla quale nel 2006 negoziai un accordo che poi però mi fu stoppato dicendo che violava la privacy. Già...quella del sospetto terrorista». 

Non sarà che la profezia della Fallaci sull'Islam fanatico si sta avverando: non esistono musulmani moderati. Condivide? 
«No. Sono convinto del contrario perché parlo per esperienza personale. Ho conosciuto tanti leader affidabili del Kuwait, dell'Egitto e della Tunisia con i quali un confronto è possibile. L'unica cosa che rimprovero loro è il silenzio. Ad esempio, prima che il rettore dell'Università di Alessandria d'Egitto si esponesse nella condanna dell'Isis, sono trascorse settimane. Perché? Perché la religione resta il solco più profondo. E ogni Imam si arroga il diritto di essere l'interprete più fedele del Corano. Il che fa sì che nessuno prenda mai posizioni alla luce del sole per il timore di essere messo in discussione. Un rischio troppo grande».

18.2.15 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

I bambini non scelgono di morire Sono i codardi che premono il detonatore a farlo per loro


Funziona in questo modo. Prendono un bambino. Gli rubano l’infanzia facendolo crescere in un ambiente di odio verso altri esseri umani. Niente giochi e giocattoli. Niente sorriso. Lo fanno socializzare con armi, gli insegnano la guerra ed il martirio. Infine, lo imbottiscono di esplosivo e lasciano che si dilani tra la gente.

Non è la trama di un film, ma l’orrore cui abbiamo ancora una volta assistito. Le bambine kamikaze di 10 anni lasciate esplodere in un mercato della Nigeria, o il bambino-boia arruolato nell’Isis per uccidere a sangue freddo due uomini russi. E’ il barbaro addestramento che i pianificatori del terrore riservano a piccoli innocenti usati come inconsapevole strumento di morte. E’ una nuova, altrettanto orribile declinazione delle storie e delle scene sui bambini-soldato che già conoscevamo.

Sono bambini. Non possono sapere cosa sia la cattiveria. A dieci anni possono aver scelto di andare o meno a scuola, qual è il loro cibo preferito o come vogliono trascorrere il tempo con i ragazzi della loro età. Ma certo non possono aver deciso di morire. A dieci anni si è vittime di persone malvagie che reclutano con l’inganno, mentre loro, codardi, se ne stanno comodamente nascosti a debita distanza a preme il detonatore. 

Questi terroristi codardi non chiamateli uomini. Sono esseri spietati che oltraggiano la loro stessa fede. Strateghi del terrore verso cui non bisogna avere nessuna pietà. 



14.1.15 | Posted in , , , | Continua »

Charlie Hebdo - Tutti agiscano senza se e ma


Charlie Hebdo/ Né religione né visioni politiche possono rallentare una forte azione contro la barbarie jihadista


Ci sono due conseguenze che i tragici fatti di Parigi impongono di trarre.

La prima è la necessità di dichiarare esauriti gli spazi per le sottovalutazioni ed i distinguo interessati che troppe volte si sono visti in passato: per troppo tempo e in troppi casi ci sono state incertezze da parte occidentale, arrivando addirittura ad adombrare una sorta di giustificazionismo, del tipo ‘chi usa le armi reagisce a una violazione della democrazia', all' indomani delle missioni internazionali in Iraq e Afghanistan, oppure per gli attacchi contro lo Stato di Israele.

Per troppo tempo e in troppi casi cattiva coscienza ed acquiescenza al politicamente corretto hanno indotto l’Europa a chiudere gli occhi. Colpendo il nostro modo di essere, la nostra cultura, la nostra storia, la nostra democrazia, gli assassini di Parigi ci hanno fatto capire come di fronte ad un atto terroristico – che in quanto tale non può mai essere giustificato – non ci possano essere doppi standard o ambiguità di sorta.

La seconda conseguenza è l’opportunità di dare il massimo risalto alla rivolta ideale dell’Islam moderato di fronte a questa barbarie. Bisogna mobilitare una reazione sempre più forte e corale dei milioni di musulmani moderati che, come in questi giorni sui social network, denuncino e si ribellino a chi professa di uccidere in nome di Allah e di Maometto. Perché chi uccide bestemmia il nome del Profeta.

L'Occidente ha il dovere morale prima che istituzionale di dire con assoluta chiarezza che ci sono dei principi, e il primo tra questi è il rispetto della vita di ogni essere umano e della sua dignità, che non sono negoziabili e che non possono essere violati per nessuna ragione.

E per questo dobbiamo riaffermare con forza l'appello di papa Francesco affinché le religioni siano messaggi di vita e non di morte per evitare eventuali folli ritorsioni contro uomini e donne musulmane.

10.1.15 | Posted in , , , , | Continua »

Marò/India, un Paese che viola diritto internazionale non può aspirare a seggio permanente all'ONU



Editorialino per Il Tempo

II peccato originale sta tutto in questa domanda: cosa ci facevano i marò sull`Enrica Lexie? È da qui che bisogna partire per affrontare una vicenda che ha visto violare le principali regole di diritto internazionale e ciononostante ha lasciato sola l`Italia. Roma non può agire in solitaria. Serve un`azione forte dell`Europa, politica e non solo giuridica. E non mi riferisco certo a comunicati stampa o dichiarazioni di solidarietà. Bruxelles deve dimostrare che esiste una politica estera dei 28 e presentare, tutta unita, una denuncia formale all`India in seno alle Nazioni Unite. 

Una mossa del tutto prevedibile lo schiaffo arrivato qualche giorno fa dalla Corte suprema indiana. Parliamo di una vicenda che nasce storta sin dal primo giorno. Sin da quando, da ministro degli Esteri, ne12011, chiesi di affrontare il tema sulla presenza di militari armati a bordo di navi mercantili. Fu in occasione di una riunione col ministero della Difesa e con l`associazione degli armatori civili che scrissi una nota di mio pugno in cui spiegavo che senza regole d`ingaggio precise era del tutto folle autorizzare la presenza di militari armati a bordo di navi civili. 
E invece, dopo un anno, ecco verificatosi ciò che tutti temevamo: un comando sbagliato autorizza la nave a entrare nelle acque territoriali indiane. E, ancora più grave, a far scendere i due militari. È mancata, insomma, una catena di comando chiara. Tuttavia non possiamo certo più permetterci di guardare solo al passato. 

Molto tempo è stato perso. Così come non ci si è informati sull`India: non parliamo di una dittatura, ma di un Paese democratico che sostiene l`indipendenza dei propri tribunali. Un Paese la cui Corte ha rinviato, è stata in ferie, ha preso mesi per decidere se si trattava di terrorismo o reato comune, o per scegliere tra la corte di Kerala o di Dehli. Ma che per dire no ad un`istanza che ha un fondamento non solo giuridico ma anche umano e medico, ci ha messo pochissimo. 

C`è un`unica strada da prendere: l`Italia deve chiedere al presidente del Consiglio europeo Tusk e al presidente della Commissione Junker di avanzare una denuncia formale all`Onu nei confronti dell`India, per avere violato, nei confronti di un Paese membro, la regola di diritto internazionale secondo la quale se vi sono militari in servizio su una nave la giurisdizione spetta allo Stato di bandiera dei militari: cioè in questo caso all`Italia e non all`India. 

Infine diciamolo chiaramente. Un Paese come l`India, che viola in questo modo le regole internazionali, non può avere le credenziali per aspirare a un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza. 

*ex ministro degli Esteri attualmente Presidente della SIOI 




18.12.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Marò - Consiglio Europeo chieda all`Onu di denunciare Delhi


"La storia dei marò è nata male. Bisognava internazionalizzare il caso da subito"
"Siamo nelle manid ella Corte Suprema: rinciano sempre, ma per dire di no hanno fatto prestissimo"

Intervista di Franco Frattini ad Avvenire, di Luca Liverani

Ormai lo posso dire, visto che sono passati più di tre anni. Da ministro degli Esteri, alla Difesa e agli armatori italiani dissi che senza regole chiare non autorizzavo la presenza di militari italiani su navi civili». L`ex ministro degli Esteri Franco Frattini, oggi presidente della Società italiana per l`organizzazione internazionale (Sioi) interviene «da giurista» per dire che la storia dei marò «è nata male». E che ora «l`unica via per uscirne è un atto politico formale dell`Unione europea, che chieda all`Onu di dire all`India che non ha la giurisdizione per giudicare dei militari italiani». E un Paese che agisce così «non ha le credenziali per aspirare a un seggio nel Consiglio di sicurezza. Ma scherziamo?». 

È sorpreso dal no indiano alle richieste dei nostri marò? 
Decisione assolutamente prevedibile. La cosa nasce storta fin dal primo giorno. Da quando fu commesso l`errore capitale di autorizzare la nave a entrare nelle acque territoriali. E, ancora più grave, a far scendere i due marò dalla nave che non sarebbe stata certo assaltata dall`India, trattandosi di territorio italiano inviolabile. È mancata una catena di comando chiara che indicasse chi decide, in caso di crisi, a bordo di un naviglio civile con militari, in missione antiterrorismo. Ormai sono passati oltre tre anni e le posso svelare un retroscena… 

A cosa si riferisce? 
Da ministro degli Esteri avevo affrontato la questione. E nel mio fascicolo, nell`ultima riunione col ministero della Difesa e l`associazione degli armatori civili, avevo annotato di mio pugno: "Senza regole di ingaggio chiare io non consento e non autorizzo che vi sia presenza a bordo di militari armati". Se un armatore privato prende due contractor israeliani o ucraini o albanesi, gli costeranno 1.000 euro al giorno. Con i militari si spende meno, ma si impegna la bandiera italiana. Poi seppi che il presidente Monti recuperò quel fascicolo in cui molti mesi prima non avevo dato il mio consenso. Sono abituato per la mia formazione a studiare gli aspetti giuridici. E avevo capito che se ci fosse stata confusione sulle regole d`ingaggio una vicenda del genere sarebbe potuta accadere. Ed è accaduta, purtroppo. 

Lei da ministro seguì i casi di italiani arrestati… 
Bisogna conoscerla, l`India. È un paese democratico, non una dittatura. Ma la loro "tattica" è sempre stata: "Cosa volete? Abbiamo giudici indipendenti, il processo ha i suoi tempi. E voi italiani ci parlate di giustizia lenta?" Per i marò serviva ben altro. 

Che cosa si doveva fare, ad esempio? 
Internazionalizzare la crisi. Da subito. Non un anno e mezzo dopo incontrando Ban Ki-Moon. O appellandoci a Kathy Ashton perché dicesse mezza parola. E l`India ha risposto: siamo la quarta potenza, tiriamo dritti. Quando sono coinvolti militari in missione, non si tratta di un comune caso penale: le regole internazionali dicono che sono soggetti solo alla giurisdizione del loro Paese. 

Perfino nel caso, ben diverso, del Cermis… 
Noi italiani, soffrendo, abbiamo rispettato il principio consegnando i piloti americani agli Usa. 

Ora la questione più che giuridica è politica. 
Siamo nelle mani della Corte suprema indiana. Che ha rinviato, è stata in ferie, ha preso mesi per decidere se era terrorismo o reato comune, o per scegliere tra la corte di Kerala o di Dehli. Per dire di no, invece, sono stati velocissimi. 


E questo ennesimo schiaffo arriva proprio mentre abbiamo la presidenza dell`Ue. 
L’India non si preoccupa affatto chi è presidente di turno. A stento lo sa. Considera solo i rapporti bilaterali. L`Europa per potere contare sull`India deve fare gesti politici. Non serve una nota stampa, ma una dichiarazione congiunta del presidente del Consiglio Tusk e del presidente della Commissione Juncker, a nome dei 28, al segretario generale dell`Onu, perché denunci la violazione di una norma internazionale a carico di un paese dell`Ue. Se no, non ne usciamo. 





17.12.14 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Pannella riceve in SIOI il premio "Paolo Ungari" della LIDU


Ogni anno, per celebrare l'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, promulgata dall'Onu nel 1948, la Lega Italiana dei diritti dell'Uomo (Lidu) celebra la Giornata dei Diritti dell'Uomo con un incontro nel corso del quale viene conferito il Premio ''Paolo Ungari'' a una personalità che si è particolarmente distinta, in campo nazionale e internazionale, in difesa dei diritti e della dignità dell''uomo. 

Quest'anno il premio è stato conferito a Marco Pannella, durante un incontro che si è tenuto alle presso la SIOI (Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale).

Intervenuti Alfredo Arpaia, presidente Lidu, Franco Frattini, presidente SIOI, Valerio Zanone, Luigi Compagna, Stefano Folli, Luigi Manconi, Carlo Ricotti e Maria Luisa Tufano.  


11.12.14 | Posted in , , , , , | Continua »

Israele, "Vincere la menzogna con la verità". In SIOI parla Ben Dror Yemini


Si è tenuto martedì 9 dicembre presso al sede della SIOI (Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale) l'incontro con Ben Dror Yeminigiornalista israeliano, mebro dell'Executive Board del quotidiano Maariv e collaboratore di Yedoth Ahronoth. Yemini è anche uno scrittore internazionale di nota fama. 
Il titolo della sua conferenza è stato "Miths and facts about the Middle east conflict".

All'incontro ha preso parte anche il presidente della SIOI Franco Frattini il quale ha sostenuto che in Medio Oriente una soluzione a due Stati "e' ancora possibile attraverso il dialogo e la negoziazione". Negli ultimi mesi "ci sono state dichiarazioni unilaterali che hanno complicato la situazione invece di risolvere una crisi che dura da decenni", ha osservato Frattini. "Tutti coloro che in Israele svolgono il ruolo di statisti dovrebbero rafforzare gli sforzi per raggiungere la pace in Medio Oriente - ha aggiunto - ma il quadro non sara' completo finche i paesi arabi non saranno convinti che la fine del conflitto arabo-israeliano e' di fondamentale importanza non solo per i palestinesi ma anche per loro". "L'Egitto, ad esempio, dopo l'era Morsi sembra determinato a favorire la pace in Medio Oriente, ma l'impegno del Cairo, da solo, non e' abbastanza se anche gli altri paesi arabi non saranno coinvolti", ha concluso l'ex ministro degli Esteri.

"La legge che riconosce Israele come stato-nazione del popolo ebraico e' solo una manovra politica, il paese non ne aveva bisogno perche' gia' nel 1948 le Nazioni Unite si erano espresse in tal senso",  ha detto Ben Dror Yemini. "Spetta alla Knesset (il parlamento israeliano, ndr) decidere ma Israele possiede gia' una propria identita'". 

Vincere la menzogna con la verita' per porre fine alla manipolazione storica, politica e internazionale dell'informazione perpetrata nei confronti di Israele. E' questo l'appello lanciato dal giornalista e direttore del quotidiano ebraico "Ma'ariv", Ben Dror Yemini.

"Esiste una leggenda secondo cui il raggiungimento della pace in Medio Oriente sarebbe stato fermato diversi anni fa dall'assassinio del premier israeliano, Yitzhak Rabin, avvenuto la sera del 4 novembre 1995, al termine di una manifestazione in supporto agli accordi di Oslo, svoltasi a Tel Aviv", ha detto Yemini. In realta' - ha continuato il giornalista israeliano - l'uomo responsabile di aver affossato le possibilita' di pace e' colui che ha respinto la proposta di compromesso formulata da Bill Clinton, cinque anni dopo l'uccisione di Rabin: il suo nome e' Yasser Arafat. Nel 2008, poi, un secondo individuo ha deciso di rifiutare le prospettive di pace e la proposta avanzata dal primo ministro israeliano Ehud Olmert. Si tratta di Mahmoud Abbas, principale responsabile d'aver bocciato anche il progetto di proposta del Segretario di stato Usa, John Kerry". 

 Una delle principali e piu' urgenti questioni legate al conflitto in Medio Oriente riguarda la questione dei profughi palestinesi. "Come e' possibile che il mondo si occupi dei profughi palestinesi molto piu' di tanti altri profughi?", si e' chiesto Yemini. "La stampa occidentale continua a diffondere milioni di pubblicazioni che accusano Israele di commettere un genocidio - ha spiegato il giornalista israeliano - un genocidio che non c'e' mai stato". La verita' e' che "il conflitto tra israeliani e palestinesi ha provocato un numero limitato di vittime rispetto a qualsiasi altro conflitto di portata simile nel mondo - ha continuato - si pensi ai 'profughi' della Bulgaria, della Grecia o a quanti tra la popolazione turca sono stati costretti ad abbandonare l'antica patria a seguito di cambiamenti politici e variazioni di confini. Tuttavia, cio' che e' vero per Bulgaria, Turchia, Grecia e molti altri paesi non vale per Israele". 

"Israele deve rispondere ad altri criteri, opposti. E anche in questo caso la maggior parte delle organizzazioni internazionali si propone un unico obiettivo: fare 'propaganda' a livello mondiale al fine di ingigantire e perpetuare il solo problema dei profughi palestinesi". Secondo Yemini, inoltre, il numero di palestinesi che hanno abbandonato Israele e simile se non uguale al numero di ebrei che sono giunti in Israele dai paesi arabi. "Israele non e' stato l'unico luogo nel quale sono avvenuti scambi di popolazione a seguito di un conflitto di carattere religioso o nazionale - ha chiarito - per qualsiasi altro paese il problema sarebbe stato 'giustificato' in questo modo, ma diversamente accade per Israele". 

Uno dei piu' importati indicatori, inoltre, per valutare la situazione umanitaria in una terra logorata da conflitti e' la mortalita' infantile. "Secondo i dati forniti dalle principali organizzazioni internazionali - ha detto Yemini - i palestinesi sotto occupazione presentano un tasso di mortalita' infantile piu' basso rispetto altri paesi arabi, eppure questa viene spesso considerata come una delle armi principali in mano ai militari israeliani". A mantenere un primato di gran lunga peggiore rispetto l'enclave palestinese "e' anche la Turchia ma tutto viene messo a tacere per portare a compimento la delegittimazione dello stato di Israele". "Israele non e' esente da errori - ha concluso Yemini - ma tutti gli errori di Israele sono nulla rispetto alla responsabilita' palestinese". 

Fonte: report dell'agenzia NOVA

10.12.14 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Papa Francesco: «Se il Corano è libro di pace, gli islamici lo dicano forte»




Il Pontefice di ritorno dalla Turchia, chiede «una condanna mondiale del terrorismo». 
«In Medio Oriente ci cacciano, non vogliono nulla di cristiano»
 
Dall’inviato del Corriere della sera, Gian Guido Vecchi

Il volo AZ 4001 è decollato da una decina di minuti, quando il Papa raggiunge i media sull’aereo che lo riporta a Roma. Sorridente e disteso, a dispetto dei tre giorni di viaggio in Turchia, saluta tutti, uno per uno, prima di rispondere alle domande dei giornalisti. A Istanbul ha incontrato il gran rabbino di Turchia, Isak Haleva, e un centinaio di giovani profughi da Siria, Iraq e Corno d’Africa. Ha condannato il «disumano e insensato attentato» alla moschea di Kano, in Nigeria, «peccato gravissimo contro Dio». 

E soprattutto ha firmato con Bartolomeo una «dichiarazione comune», rassicurando il Patriarca e tutti gli ortodossi: ristabilire la «piena comunione» tra i cattolici e gli altri cristiani «non significa né sottomissione l’uno all’altro né assorbimento». Ora spiega che l’«uniatismo è di un’altra epoca» e sorride: «Con l’ortodossia siamo in cammino, loro accettano il primato di Pietro ma dobbiamo trovare la forma, ispirarci al primo secolo. Arriverà il giorno in cui i teologi si metteranno d’accordo? Sono scettico. Ma non si può aspettare, dobbiamo pregare insieme, c’è l’ecumenismo spirituale e quello del sangue: quando ammazzano i cristiani non chiedono se sei cattolico o altro. Il sangue si mischia». 

Santità, Erdogan ha parlato di islamofobia, lei di cristianofobia. Cosa si può fare di più? «È vero che davanti a questi atti terroristici, in Medio Oriente e in Africa, c’è una reazione: “Se l’Islam è questo, mi arrabbio”. E tanti islamici, offesi, dicono: “Noi non siamo così, il Corano è un libro profetico di pace, questo non è l’Islam”. Io lo capisco, questo. E credo sinceramente che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi, come non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti, perché anche noi ne abbiamo... Così io ho detto al presidente: sarebbe bello che tutti i leader islamici lo dicano chiaramente e condannino quegli atti. Perché aiuterà la maggior parte del popolo islamico, ascoltarlo dalla bocca dei suoi leader, religiosi, politici, accademici, intellettuali... Noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale. Gli islamici che hanno una identità dicano: noi non siamo questo, il Corano non è questo». 

E la cristianofobia? «Io non voglio usare parole addolcite. A noi cristiani ci cacciano via dal Medio Oriente. Lo abbiamo visto in Iraq, nella zona di Mosul, devono andarsene o pagare una tassa, e anche quello non serve. Altre volte ci cacciano in guanti bianchi. Ma sempre come volessero che non rimanga più niente di cristiano... Vede, in tema di fobie, dobbiamo sempre distinguere la proposta di una religione dall’uso concreto che di quella proposta fa un governo concreto. Io sono islamico, ebreo, cristiano, ma tu conduci il tuo Paese non come islamico, come ebreo, come cristiano. Tante volte si usa un nome ma la realtà è diversa». 

Che significato aveva la sua preghiera nella Moschea blu? «Io sono andato in Turchia come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso: condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho visto quella meraviglia, il Mufti che mi spiegava le cose con tanta mitezza, dove nel Corano di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la Turchia, per il Mufti, per me che ne ho bisogno, soprattutto per la pace: Signore, finiamola con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera». 

Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le critiche dei conservatori a questi gesti di apertura? «Ci sono resistenze da parte ortodossa e nostra, in questi gruppi conservatori... Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e dialogare, senza insultare o sparlare. Tu non vuoi annullare una persona, è un figlio di Dio, se lui non vuole parlare io lo rispetto ma non sparlo: ci vuole mitezza e dialogo».      

Basta il dialogo interreligioso? «Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno detto una cosa molto bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze: non si parla di teologia ma di esperienza religiosa». 

L’anno prossimo sarà l’anniversario di Hiroshima, restano tante armi nucleari... «L’umanità non ha imparato. È una mia opinione personale, ma sono convinto che noi stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi. Dietro ci sono inimicizie, problemi politici ed economici, per salvare questo sistema dove al centro è il dio denaro. E poi problemi commerciali, il traffico di armi è terribile. Penso a quando l’anno scorso si diceva che la Siria avesse armi chimiche. Io credo che la Siria non fosse in grado di farle, chi gliele ha vendute? Forse alcuni di quelli che la accusavano di averne? C’è tanto mistero... Dio ci ha dato la creazione perché della incultura primordiale facessimo una cultura. L’energia nucleare può servire a tante cose, ma l’uomo la usa per distruggere il creato e l’umanità: non voglio parlare di fine del mondo, di una seconda forma di incultura “terminale”. Poi bisognerà ricominciare da capo».

2.12.14 | Posted in , , | Continua »

Iran: in SIOI arriva la vice di Rouhani, Massoumeh Ebtekar

Ma vice presidente dell'Iran visita la mostra in SIOI

Giovedì 26 novembre la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha ospitato la vice presidente dell’Iran Massoumeh Ebtekar, vice di Hassan Rouhani e a capo del Dipartimento per l’Ambiente dell’Iran. La Ebtekar ha tenuto una lecture in SIOI sulla storia politica dell’Iran e sul suo lavoro per la tutela dell’ambiente, impegno per il quale le è valso nel 2006 il riconoscimento delle Nazioni Unite “Champion of the Earth”. Dopo la lecture la vice presidente non si è sottratta alle domande del pubblico e dei giornalisti. Prima dell'incontro la Ebtekar ha visitato la mostra sui 70 anni di politica estera italiana a Palazzetto Venezia, in cui è raccolta anche una foto dell'ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi in occasione della visita che fece in SIOI nel 1998

Qui di seguito una sintesi dei temi trattati dalla vice presidente Ebtekar durante l'incontro in SIOI.

Iran: vice presidente Ebtekar: “giusto che i giovani possano porre il tema del velo”
In Iran "le donne accedono da decenni all'istruzione superiore, sono il 60% della popolazione universitaria, e il velo islamico è un regola etica che non rappresenta una forma di controllo su di loro, ma si propone di creare il clima per sani rapporti sociali". Quella del velo, aggiunge, "è una questione molto dibattuta in Iran ed è giusto che le giovani generazioni abbiano lo spazio per porla". 

Iran :vice-presidente, spero fine sanzioni in pochi mesi Ebtekar, 
"estensione negoziati contribuisca a soluzione"
"Queste sanzioni ingiuste e illegali non impediscono il nostro progresso, ma ci impediscono l'accesso a tecnologie di primo piano", come quelle per la tutela ambientale in cui l'Iran è impegnato su più fronti. Rispondendo ad una domanda sul ruolo che la Guida suprema ha svolto nel corso dei negoziati sul nucleare iraniano, Ebtekar ha sottolineato che Khamenei "li ha sostenuti in tutte le fasi", anche le più difficili, e che anche da parte del popolo iraniano vi e' stata "molta speranza e molto sostegno". "Ora spero che l'estensione dei negoziati - ha proseguito, in merito alla decisione presa nel weekend a Vienna di rinviarne alla prossime estate la conclusione - offra più tempo per mettere a punto i dettagli della soluzione". Ma "spero anche - ha aggiunto - che nel frattempo non siano create nuove difficoltà" da parte di coloro che ostacolano un accordo. 

Iran: vicepresidente, sanzioni ostacolano lotta contro Isis
Capire radici e fini fenomeno prima di 'vere e genuine' alleanze
Con una soluzione positiva dei negoziati sul suo nucleare, l'Iran, "un attore importante nella regione", potrebbe meglio svolgere "un ruolo proattivo" nella guerra contro l'Isis, "aiutando gli altri Paesi che lo combattono. Ma le sanzioni in vigore contro Teheran stanno limitando la sua capacità di svolgere tale ruolo". Un'organizzazione quest'ultima, ha detto ancora l'esponente del governo di Hassan Rohani, le cui origini e finalità sono però ancora "misteriose". "E' importante prima comprendere gli intenti dietro al processo" che ha portato l'Isis sulla scena, ha osservato, insieme alle "reali intenzioni dei governi che lo combattono". Prima di pensare a "vere e genuine alleanze" - ha detto - "dobbiamo guardare bene alle radici e alle cause" del fenomeno Isis. A questa necessità la vicepresidente Ebtekar ha collegato "il doppio standard" applicato dalla comunità internazionale nell'approccio al nucleare iraniano. "L'Iran e' sottoposto ad uno scrutinio molto severo", che non riguarda invece altri Paesi che si sono dotati di tecnologia nucleare. "E' necessario invece un approccio equo verso le tecnologie nucleari pacifiche". 

Situazione in Siria, ha aggiunto, "è molto complicata":
Teheran ha sempre cercato una "soluzione pacifica e razionale"
Quanto alla situazione in Siria, ha aggiunto, "è molto complicata": Teheran ha sempre cercato una "soluzione pacifica e razionale". Di fronte alla diffusione dell'Isis nel Paese, con gli jihadisti sunniti che compiono "terribili violenze contro i siriani", è necessario "rendere la Siria capace di combattere contro l'ondata di violenze". Tornando al nucleare, nonostante il mancato accordo lunedì a Vienna, i negoziati non si sono fermati e la speranza, ha affermato Ebtekar, è che "l'estensione dia più tempo" per lavorare sui nodi della questione e che "quelli che sono contrari non abbiano spazi per creare altri ostacoli". Come ha ricordato, "la guida suprema (Ali Khamenei) ha sostenuto questi negoziati in tutte le difficili fasi, anche lui crede che questa possibilità debba essere data e c’è molto sostegno pure tra la gente". La vice presidente ha però puntato il dito contro il "doppio standard" che vige sulla questione, con l'Iran nel mirino della comunità internazionale mentre "in altre zone ci sono Paesi con arsenali non sottoposti a controllo". Ribadendo che si tratta di un "programma pacifico", Ebtekar ha sottolineato che affinché' il negoziato abbia successo, ci deve essere un "approccio equo" con il "riconoscimento dei nostri diritti inalienabili", come l'"accesso a queste tecnologie". 

Iran: vicepresidente Ebtekar a Roma, con Rohani il paese sta cambiando
L'Iran sta attraversando uno dei passaggi più importanti e critici della sua storia recente, un "vasto processo di cambiamento" che ha preso il via con l'elezione a capo dello Stato di Hassan Rohani. Nella sua due giorni romana, la vicepresidente iraniana Masoumeh Ebtekar ha mostrato all'Italia il volto più conciliante e aperto al dialogo della Repubblica islamica. 
Sul paese, tuttavia, continua a incombere la minaccia della crisi economica, acuita dal calo del prezzo del petrolio. "Per scongiurare gli effetti negativi del crollo del prezzo del greggio abbiamo realizzato un fondo apposito per compensare le perdite. La seconda misura introdotta riguarda la correzione delle politiche sui sussidi", ha spiegato la funzionaria. 

Iran-Italia: molte questioni in comune
"Ci sono molte questioni di comune interesse tra Iran e Italia", ha assicurato la Ebtekar, che ha anche aperto la porta alla partecipazione iraniana all'Expo 2015 di Milano. Nel contempo, nel corso della sua visita in Italia, la vicepresidente della Repubblica islamica ha invitato aziende ed esperti del nostro paese a prendere parte alla 14ma Mostra internazionale sull'ambiente, che si terrà in Iran il prossimo mese di marzo. 

Massoumeh Ebtekar e la delegazione iraniana con la Dott.ssa Sara Cavelli (SIOI) e l'Ambasciatore Riccardo Sessa (SIOI)

Massoumeh Ebtekar durante il suo intervento nel salone della SIOI

L'ambasciatore Riccardo Sessa, vice presidente della SIOI, con la Ebtekar



27.11.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Diritti umani: Ue, potenziare controlli e sanzioni


Per far sì che ci sia maggior controllo sul rispetto dei diritti umani c’è bisogno di più politiche comuni europee 
Frattini: "Obiettivi raggiunti troppo raramente" - Amato: "Che vergogna i Cie”.
FIRST ONLINE

Si è svolta nella sede romana della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) la presentazione dell’Annuario italiano dei diritti umani 2014, pubblicazione scientifica annuale in cui viene redatto il novero dell’attività italiana nel mondo nel campo dei diritti umani. Sono oggetto dell’Annuario la giurisprudenza italiana e internazionale sul tema, le missioni di pace all’estero in cui è impegnato il Governo italiano, nonché il novero delle Convenzioni, Trattati e Accordi stipulati sia in sede intergovernativa che sovranazionale. 

Nel suo intervento, il Direttore dell’Annuario ha evidenziato l’importanza della protezione e promozione dei diritti umani: “Noi guardiamo al nostro paese in un ottica di umanesimo integrale e forte. I diritti umani fanno bella una nazione, quando li si promuove e protegge efficacemente si raggiunge la pienezza dello Stato di Diritto”. Tra gli ospiti della presentazione c’erano Franco Frattini, presidente della Sioi, e Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale. 

Si moltiplicano casi in cui vi è grave negazione di alcuni diritti fondamentali – ha detto Frattini –, come il diritto alla vita. Tale negazione si manifesta in stragi sistematiche, dall’ISIS, alla pulizia etnica e religiosa in medio-oriente – di cui i cristiani sono vittime privilegiate – o ancora la situazione in Siria, il nuovo traffico di schiavi dall’Africa verso l’Italia attraverso il mediterraneo. Vi è chi tenta di porre una dominanza territoriale che sfiora un nuovo totalitarismo del ventunesimo secolo, in nome di una visione blasfemica del Corano”. 

Frattini ha ricordato l’importanza che ha l’Italia nella difesa dei diritti umani (la lotta alla pena di morte e alla mutilazioni genitali femminili, i diritti dei bambini). “L’Italia c’è stata, sempre o quasi, ma troppo raramente si sono raggiunti gli obiettivi prefissati. Dopo la segnalazione di situazioni di crisi devono seguire le conseguenze concrete e reali, pratiche. Dove è l’Europa in Siria, con Triton o Mare Nostrum?”, ha tuonato il Presidente della Sioi. 

Proprio sul tema dell’immigrazione, tra Mare Nostrum e Triton, interviene anche il vice presidente della Sioi, Umberto Leanza, segnalando come “il controllo delle frontiere marittime dello Stato debba essere contemperato al rispetto dei diritti umani dei migranti. Vi è, per esempio, il divieto di respingimento. Esiste poi il principio della salvaguardia della vita umana in mare con l’obbligo del soccorso e del salvataggio in caso di emergenza. Triton è un’operazione che in violazione di tali principi non estendendo la capacità d’intervento oltre i confini nazionali, divenendo di fatto un sistema di respingimento dell’immigrazione”. 

Leanza ha posto l’attenzione anche sul problema dell’esecuzione delle sentenze internazionali (specie quelle della Corte Europea per i diritti umani) e dell’adeguamento nell’ordinamento statale delle convenzioni internazionali già ratificate. “I diritti umani sono maggiormente diritti rivendicati, piuttosto che diritti riconosciuti e protetti – ha concluso –, nella distinzione operata in dottrina da Norberto Bobbio. Gli stati devono provvedere alla creazione di strumenti sanzionatori e l’Italia deve insistere sul sistema di garanzia effettiva dei diritti umani, impegnandosi al contempo a garantirli al suo interno”.

Nell’intervento di Giuliano Amato, c’è grande spazio per il tema dei migranti e dei loro diritti. “L’orgoglio europeo nel campo dei diritti umani – afferma il giudice costituzionale – è quello di chi ha sfondato la barriera della cittadinanza, stabilendo che i diritti sono della persona, non più del cittadino (così è sancito nella Cedu). Il diritto, perciò, è sia dell’immigrato irregolare quanto di quello regolare. Quando ero ministro dell’Interno non ho paura di dire che i CPP (i CIE dell’epoca) erano uno scandalo. Lì le persone sono detenute, mentre nel nostro ordinamento la detenzione è legata esclusivamente al compimento di azioni criminose. D’altronde se gli immigrati – compresi i richiedenti asili – vengono piazzati piuttosto che nei CIE, in un edificio a Tor Sapienza, si creano pesantissime tensioni con gli indigeni che siamo noi.” 

Infine, Amato conclude sul tema della libertà religiosa, uno dei diritti umani fondamentali, affermando la necessità di una laicità positiva. Questa prevede, per esempio, che tutti i simboli religiosi vengano accettati e considerati alla stessa stregua: “Perché una monaca che cammina con quello che di fatto è un velo, mentre una ragazza musulmana non può andare con il suo velo a scuola con i suoi coetanei?”.

In chiusura, il Direttore Papisca ha dato la notizia che nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra si sta discutendo sull’inserimento del diritto alla Pace per le persone e i popoli. Il conseguente strumento giuridico che ne dia applicazione spaventa molti Stati: tra tutti, Stati Uniti e Regno Unito motivano il loro “No” dicendo che non esiste un tale diritto nel Diritto Internazionale, e che se si riconoscesse il diritto alla Pace gli Stati non potrebbero più fare la guerra. L’Italia per ora porta la bandiera di questa evoluzione, anche se l’ambasciatore Serra si è trovato a doversi astenere in alcune votazioni sul tema.

Il minimo comune denominatore di tutte le posizioni espresse nella conferenza di presentazione dell’Annuario è la necessità di un maggior impegno nel sistema di controllo e sanzionatorio in caso di violazioni dei diritti umani. Tutti sono convinti che per raggiungere questo obiettivo sia cruciale la crescita dell’integrazione europea con politiche comuni sul fronte della protezione e promozione dei diritti umani.






24.11.14 | Posted in , , , , , | Continua »

Quali le prossime sfide della Corte Penale Internazionale?

Sala Zuccari - Senato 
Si è svolta a Roma, presso il Senato della Repubblica, la conferenza dal titolo "XX anniversario di Non c'e' pace senza giustizia: sfide e opportunita' per la Corte penale internazionale", promossa dall'associazione Non c'e' Pace Senza Giustizia (Npsg), in occasione del ventesimo anniversario della fondazione dell'associazione.

Alla conferenza hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Senato italiano Pietro Grasso, il viceprocuratore della Corte penale internazionale (Cpi), James Kirkpatrick Stewart, il sottosegretario agli Affari Esteri italiano, Benedetto Della Vedova, Italia; l'ex ministro degli Esteri italiano e fondatrice di Non c'e' Pace Senza Giustizia, Emma Bonino, e l'ex ministro degli Esteri italiano e presidente della Societa' italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini.



Lo scopo della conferenza, quello di esaminare l'interazione tra due elementi fondamentali alla base statuto della Cpi di Roma, vale a dire la cooperazione e la complementarita'. Nei suoi primi 10 anni, la Corte penale internazionale ha fatto un grande lavoro su problemi politici specifici, tra cui sesso, le politiche giudiziarie e selezione dei casi, la gestione degli esami preliminari, e piu' recentemente ha iniziato a lavorare sulla politica per bambini. Queste politiche hanno disegnato insieme principi e le lezioni apprese dalla Cpi nel corso dei suoi primi 10 anni fondamentali, insieme a lezioni apprese da altri tribunali internazionali. 

Essi rappresentano un crescente corpo di letteratura in grado di supportare sia la Corte penale internazionale e gli altri nel fare il miglior lavoro possibile nel miglior modo possibile. L'associazione Non c'e' pace senza giustizia, e' stata istituita nel 1994 con il mandato di fare una campagna per l'istituzione della Corte penale internazionale come una parte fondamentale di un efficace sistema di giustizia penale internazionale.



'Il ruolo "politico" della Corte penale internazionale deve essere sostenuto e accresciuto, perche' possa intervenire laddove gli stati nazionali non vogliono o non sono in grado di farlo', ha detto Franco Frattini. 'Il principio della complementarieta', alla base dello Statuto di Roma, stabilisce che il ruolo della Cpi deve essere "complementare" a quello degli Stati nel perseguimento di determinati tipi di crimini, ma per Frattini, "non deve essere usato come un modo per sottrarre casi alla Cpi, ma per aumentare la legittimazione di una grande istituzione di giustizia in cui l'Italia ha sempre creduto'.


Frattini ha ricordato come alcuni casi, come l'uccisione di Muhammar Gheddafi e l'impiccagione del dittatore Saddam Hussein, siano stati sottratti alla Corte, mentre sarebbero state "occasioni esemplari" per l'azione del tribunale. "E' necessario che l'Europa levi la sua voce perche' criminali di quel tipo vengano processati nelle sedi istituzionali appropriate, evitando che siano lasciati a paesi in cui e' in vigore la pena di morte", ha concluso Frattini. 

Le istituzioni come la Corte penale internazionale, nata alla fine degli anni Novanta come strumento permanente per perseguire casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanita', vanno rafforzate e incoraggiate. E' quanto affermato dall'ex ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, fondatrice dell'organizzazione "Non c'e' pace senza giustizia". 




La Bonino ha ricordato come la Cpi sia stata essenziale nella battaglia contro la pena di morte, in quanto nel suo stesso statuto esclude la pena capitale anche per i crimini piu' gravi.  "I due tribunali internazionali istituiti negli anni Novanta, quello per il Ruanda e quello per la ex Jugoslavia, sono stati preliminari alla costituzione della Corte penale internazionale, entrata in attivita' ufficialmente nel 2002", ha detto ancora la Bonino, secondo la quale oggi piu' che mai e' necessario difendere i principi alla base dello statuto di fondazione della Corte, che e' strettamente legata al Consiglio di sicurezza dell'Onu. "I grandi drammi attuali - ha spiegato la Bonino - come la guerra in Siria e il conflitto in Ucraina, richiedono l'intervento delle istituzioni internazionali. La responsabilita' di proteggere, uno dei principi cui fa riferimento la Cpi, e' diventata oggi solo un punto di riferimento che invece andrebbe concretamente rispettato". 

Per la Bonino, e' necessario anche combattere la "fragilizzazione" del Consiglio di sicurezza dell'Onu e promuovere un nuovo codice di condotta per gli stati membri che, ad esempio, preveda di non usare il diritto di veto quando si tratta di materie come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanita'. 

13.11.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Cristiani arsi vivi in Pakistan: "Codardi contro innocenti. Ma governi ed Europa tacciono"


Ci sono posti nel mondo dove la persecuzione delle minoranze religiose è diventata ormai un passatempo. Luoghi in cui si fatica a vedere un impegno concreto dei governi per sradicare l’intolleranza e allo stesso tempo punire severamente chi la pratica. Ma ci sono anche luoghi nati ed edificati sul rispetto della diversità: l’Europa ad esempio. Dove il vessillo delle libertà fondamentali sventola orgoglioso sui palazzi delle istituzioni europee, mentre si ammaina sui tavoli che decidono e a cui spetterebbe un immediato intervento nelle parole e soprattutto nei fatti. 

Il Pakistan, la Nigeria, l’Iraq, la Siria da un lato, e l’Europa dall’altro. Da una parte Stati in cui con una consuetudine quasi rituale alcune comunità partecipano a gesti di violenza inaudita contro le comunità cristiane – da ultimo il caso di una coppia di cristiani pachistani bruciati vivi perché accusati di blasfemia. Dall’altra le istituzioni europee che possiedono competenze molto chiare sui principi di rispetto e tolleranza delle minoranze, ma che faticano a schierarsi in maniera netta contro queste vere e proprie azioni che negano i valori della civiltà umana, e ancor meno sono orientate – nei casi più gravi verificatisi – ad interrompere il dialogo con alcuni Paesi partner, o ad inserire forti condizioni per l’ulteriore collaborazione.

A tacere sono anche i leader musulmani e le autorità di Kot Radha Kishan, una città a 60 chilometri da Lahore, dove sono stati arsi i due cristiani e dove in quel non lontano 2 marzo del 2011 addirittura un membro di governo, l’allora ministro per le minoranze religiose, l’indimenticabile Shahbaz Bhatti, pagò con la propria vita il fatto di professare in una religione “diversa” da quella della maggioranza. 

Troppo sangue e poche reazioni. Il martirio continua: codardi contro innocenti. E nell’assordante silenzio di tutti coloro che dovrebbero esporsi è già ripartita la clessidra che presto segnerà una nuova vittima.


5.11.14 | Posted in , , , , , , | Continua »

Migration and the centrality of human beings

"EU is not a fortress: we have the moral duty to help"


The FOEDUS Foundation opens office in Belarus.
Here are some bullet points of President Franco Frattini lecture at the opening ceremony.

Franco Frattini surante la lectio
Migration is not a critical issue. It’s one of the main geostrategic factors that are changing today’s world. It’s an issue concerning human beings, millions of children, women and men. As Pope Francis says, these people are victims, and we all have the moral duty to help.

European Union has extremely long borders. Southern Mediterranean borders and Eastern land ones have different characteristics but something in common as well: difficulty of controlling them, because of their porosity, often lack of serious check because of corruption of border officials, growing and more attracting business for the criminals organizing trafficking or smuggling of human beings. 

No single State can deal with this global issue.

Some other elements have to be considered: the root cause, like poverty, social exclusion, instability, failing and failed States; and some peaks of emergency situations like refugees from Syria, eradication and deportation of Christians from many regions in middle East, the risk of terrorists infiltration.

EU common migratory policy should be a priority of the new Commission. The new Commissioner for immigration deserves an important role (when I was Commissioner for freedom, justice and security, my portfolio was much bigger). 

Franco Frattini durante un'intervista, accompagnato dall'Ambasciatore d'Italia a Minsk Stefano Bianchi

Some bullet ideas on EU migration policy: what to do.
  • Helping States of origin with tools such as growth, jobs, microcredit, encouragement.
  • Promoting global job opportunities (seasonal highly-skilled jobs versus unskilled ones), and punishing those who exploit workers in black market.
  • Cooperation with origin and transit countries: to make people aware of the consequences of illegal entry in EU, and to better and strongly detect smugglers and traffickers.
  • Working for EU integrated borders security (this is and should be Frontex role).
  • Involving neighbours.
  • Hope for an EU border guard.
  • Implementing in full use of biometric passports and VISA.
  • Working on a centralized EU entry-exit database, also to prevent overstayers.
  • Strengthen the aim of Schengen: freedom of movement for bona fide travellers, while detecting illegal entry and criminal activities.
  • Integration of legal migrants, intercultural religious dialogue and respect of laws.
  • Visa policy: powerful political instrument; facilitation and visa free regimes.
  • Never a policy of isolation can succeed. EU should encourage “people to people” contacts: think to the care of Chernobyl children and Italian open policy during my mandate to the Ministry of Foreign Affairs. Many of them have been in Italy, some others learned Italian. 
  • Tough hand with traffickers in human beings: it’s a crime against humanity.
Franco Frattini durante la lectio
How to react: five steps.
  1. Addressing root causes: local growth, harmonize rules and policies in order to make impossible to choose the most permissive regulatory environment. 
  2. Stemming corruption which is strictly connect to the illegal migration and trafficking (market of VISA, corruption of border officials, …).
  3. Cutting the profits of smugglers and traffickers.
  4. Offering a EU legal workers market for migrants.
  5. Punishing those who exploit victims, including clients aware that prostitutes comes for trafficking, and so reduced to slavery.







15.9.14 | Posted in , , , , , | Continua »

Orse e lupi, in Italia non c’è spazio per la natura



FERDINANDO BOERO*

Il caso dell’orsa uccisa con una eccessiva dose di narcotico sta ricevendo grandissima attenzione. Si arriva a chiedere le dimissioni del ministro dell’Ambiente per l’assassinio (sic) dell’orsa. Mi viene in mente la storia di King Kong, come la dipinse Frank Zappa. Riassumo: c’era uno scimmione che viveva tranquillo e beato sulla sua isola, arrivarono degli uomini e lo presero, portandolo a casa propria, per farlo vedere a tutti. E poi lo uccisero. 

L’orsa è stata presa dalla Slovenia e portata in Italia, in modo che anche noi potessimo dire: ci sono gli orsi nei nostri boschi. Ma poi si è comportata da orsa, e questo non va bene. La natura ci piace tanto, ma deve stare al suo posto, non deve disturbare. Se disturba diventiamo letali. Lo stesso succede con i lupi. Da una parte siamo contenti che tornino, dall’altra pretendiamo che «stiano al loro posto». L’atteggiamento è identico nei confronti degli squali. Ci commuoviamo quando vediamo che vengono sterminati per prendere le pinne, ma poi esigiamo che non ce ne siano nelle acque in cui facciamo il bagno. 

Tutto questo la dice lunga sulla cultura che abbiamo sviluppato, soprattutto in Italia. Non c’è spazio per la Natura in quella che chiamiamo Cultura. La Natura trova spazio solo sotto forma di edulcorate storielle che i giornali amano pubblicare, soprattutto in estate quando si devono riempire le pagine e i commentatori di cose serie sono in vacanza. Ci sono fior di programmi sulla natura, in tutte le reti. Ma anche in questo caso, di solito, si raccontano edulcorate storielle. Non parliamo della scuola. La Natura proprio non esiste. Magari è stata messa nei programmi, ma il massimo rilievo viene dato alle discipline umanistiche e alla matematica, ritenuta sufficiente per avere un solido substrato culturale in campo scientifico. Ma la matematica non ci insegna come funziona un ecosistema, o quale è il ruolo dei predatori apicali nelle reti trofiche. Ruolo dei predatori apicali nelle reti trofiche… chissà se tutti capiscono. La matematica ci può aiutare a esprimere con rigore questi concetti, ma non ci dà i concetti. 

Un percorso educativo che dà così scarso rilievo alla Natura non può che dare questo risultato: il nostro Paese sta distruggendo il proprio patrimonio naturale senza porsi tanti problemi. Ci creiamo qualche alibi introducendo qualche specie carismatica, ma poi non siamo in grado di convivere con queste specie semplicemente perché non abbiamo la cultura per farlo. 

A livello individuale questi errori di valutazione sono diffusissimi. Gli amanti dei cani, nel nostro Paese, spesso indirizzano le proprie scelte su razze selezionate per aggredire, per difendere il territorio, per combattere. Si compra un bel cucciolotto di rottweiler e poi ci si accorge che non è molto gestibile. In Italia i cani aggressivi di solito se la prendono con i padroni, con i loro figli o con i figli dei loro amici. E ogni volta, dopo tragedie che a volte portano a esiti fatali, c’è sorpresa: era così buono. I cani abbandonati sono proprio come l’orsa uccisa. Prima si comprano, e poi ci si accorge che non fanno per noi. L’Italia è l’unico Paese europeo occidentale dove si può morire a causa dell’aggressione di branchi di cani. Per il momento di persone sbranate da lupi e orsi non se ne segnalano. 

Si parla tanto di riforma della scuola. Il problema viene affrontato da molti punti di vista, soprattutto riguardanti l’edilizia e il personale. Ma di adeguamento dei programmi non se ne parla. D’altronde, se si pensasse di modificare i programmi, nelle commissioni ministeriali non verrebbero certo chiamati i naturalisti. 

Se tutto questo avesse ripercussioni sulla gestione di una specie introdotta artificialmente (come l’orsa slovena deportata in Italia) non ci sarebbe molto da dire. Ma il nostro patrimonio naturale è stato devastato dovunque, e le conseguenze economiche di questa devastazione sono gravissime, per non parlare dei morti. L’unica grande opera veramente necessaria è la rinaturalizzazione del territorio, in modo che ricominci a funzionare per bene. 

Per farlo dobbiamo ritornare in armonia con la Natura. Ma la cultura dominante non comprende la Natura, a cui viene dato un valore eminentemente estetico mentre se ne ignora l’importanza sul nostro benessere e su quello della nostra economia. Parliamo sempre di capitale economico e non ci interessa il capitale naturale. Le decisioni sono prese dando priorità all’economia rispetto alla natura. Come se le leggi dell’economia fossero più forti delle leggi della natura. Ovviamente dopo ogni catastrofe naturale si dice che dobbiamo fare qualcosa per prevenire i disastri, ma poi non facciamo mai niente, fino all’emergenza successiva. Oppure risolviamo la questione coprendo di cemento qualche costone pericolante. Avremmo speso meno se avessimo fatto un buon uso dell’ambiente, invece spendiamo molto di più per far fronte alle emergenze causate dalla nostra ignoranza. E continuiamo a comportarci da ignoranti. 

Mi spiace per l’orsa uccisa, mi spiace per i suoi cuccioli oramai orfani. Ma non poteva essere altrimenti in un Paese che ha espulso la Natura dalla propria cultura. 

* Professore di Zoologia 
Università del Salento / CoNISMa / CNR-ISMAR

14.9.14 | Posted in , , , | Continua »

Mr. Adnan Oktar's live conversation with Franco Frattini the former Foreign Minister of Italy (08 September 2014)



Live conversation with Franco Frattini on A9TV



Adnan Oktar: Franco Frattini [visitor]. Originally a state attorney and magistrate, Franco Frattini continued with his career as the Foreign Minister of Italy and Vice President and European Commissioner for Justice. Having been a minister in the cabinet for four terms, he served as the former Foreign Minister of Italy for two terms.

Adnan Oktar: Franco Frattini, welcome.

Franco Frattini: Good evening, good to see you

Adnan Oktar: Welcome

Franco Frattini: Thank you very much

Adnan Oktar: It’s an honor to have you here, welcome.

Franco Frattini: Thank you, it’s a great pleasure for me, too. Thank you very much.

Adnan Oktar: It’s a pleasure to have you here. I believe we’ll have a very good conversation together.

Franco Frattini: My pleasure, thanks for the invitation.

Adnan Oktar: Like everyone else, we can clearly see the importance of close collaboration with Europe for world peace and brotherhood in particular, for the establishment of a climate of peace if the fighting is to stop, and if no more women and children are to die.

Franco Frattini: Yes, you are absolutely right. Today more than ever the world is full of wars. In my opinion this is due to the lack of leadership and the lack of vision in many, many leaders in the world including European leaders. I am enthusiastically pro-European so I am very sad to say this. We have before us a Middle East which is exploding, a Mediterranean which is full of turbulence and, unfortunately, an Africa where the situation is deteriorating day after day. Unfortunately, so far Europe has not being playing as it should, as a global player, as a protagonist and promoter of peace and mutual understanding. Unfortunately, because we Europeans are still divided on some important issues of foreign policy.

Franco Frattini: The main problems, which I know that you pay great attention to, are to me how to avoid giving the impression to the Muslim world that there is a clash of civilizations and religions, which is not to me the case. On the contrary, we need international cooperation against any kind of extremism. There is no clash between religions, but there should be a confrontation between moderate and extremists. This is the confrontation.

Franco Frattini: We Europeans and Western countries have made many mistakes in the past. I’ve been visiting many countries in the Arab world, in the Mediterranean and in Africa, and I don’t want to be considered as an enemy of the Muslim world. But in practice many ordinary people living in the Middle East think that Western countries want to spread confusion. They consider that Western countries in general, not only America, want to impose our own models and our solutions, which is in my view not the case. Today we have to dismiss that opinion, and since you are a promoter of peace, frankly speaking [I admire your] messages. I know your opinions from your articles, and they represent the right way.

Adnan Oktar: Thank you. What you say is very true and vital. This is the most important problem facing the world. But we will find a solution to it together. Because intelligent people of good intentions, people filled with love, are always the leaders of the world. What they say is always valid. The power that created the world always provides this opportunity for them. The power of good people, people of peace and love are always predominant. Our friends in Italy have suggested we hold a meeting to discuss how we can preserve and strengthen world peace, brotherhood and love in the face of ruthless terror organizations such as ISIS, and how we can put an end to this evil. We are thinking of holding the first of these meetings symbolically in Italy. We would like to invite you. 

Franco Frattini: Thank you very much. It would be a very interesting opportunity for me. I have been in Iraq a lot since the very beginning of the war in 2003, and I traveled a lot through the north of Iraq, from the city of Erbil to the city of Mosul, which is now in the hands of terrorists.

Adnan Oktar: Your being there in person at the heart of events is very important. Your having connections to events is very important. If the total power of Europe can be brought together under a single leader then world peace can easily be achieved. Europe needs to quickly coalesce around a single leader, and that leader needs to concentrate on love, peace and good intentions. You have already noted that.

Franco Frattini: Yes it is true. Sadly I am not so optimistic about the future concerning the leadership of Europe in dealing with this strategic situation, how to counter ISIS. Why I am saying this is because recently the European member states met at least twice to talk about these deaths and the horrible situation with children and women being raped and killed and men being tragically slaughtered. But what was the reaction? Every country will decide, will be free to decide how to support the legitimate government of Iraq. Each and every country will be free, so there will be no united political decision on such an issue.

Franco Frattini: What is absolutely necessary, what is badly needed, is an international coalition of people of good will, eminent personalities. Because unfortunately, knowing European institutions quite well from the inside, as I do having been vice-president of the European Commission for 4 years, I don’t think that Europe today is ready to become a global player overnight. Sadly.

A global network of eminent personalities with reputations for leadership would be feasible, possibly even more so than getting a united European foreign policy quickly. This is the positive lobbying for peace I would to describe.

Adnan Oktar: Of course, that would be very powerful. You are absolutely right. 

Franco Frattini: Unfortunately there are those, and some very powerful states in particular, that believe in defeating violence with more violence. But you will find always somebody who is stronger than you. This is a false delusion.

Adnan Oktar: If you try and eliminate violence through violence, that violence increases 3 or 4-fold. Then the response has to be that much greater. And that leads to a hellish climate. What you say is quite true. They seem to regard it as impossible to approach the matter with love, affection and reason. We need to get over that. That appears to be your opinion, too. I think that a meeting, even if only symbolic, would be very useful. I believe there is an urgent need for activities that can quickly bring rational people together. Love can resolve anything.

Franco Frattini: This would be really an excellent opportunity for my country, and also for the international community because we badly need a group of people recalling the importance of moral leadership.

Adnan Oktar: World Freemasonry can also become involved here. Freemasonry is silent at the moment. I do not think that is right. I think it would be very useful for world freemasonry and other such civil society organizations to become involved very quickly. We will also strive to include them in such a meeting. The situation is dangerous and critical, and we cannot let time go by.

Franco Frattini: Yes, I think we need a strategy, we need a vision we need something which does not affect innocent people any further. Because at the end of the day, as you know perfectly well. those who pay the price are the innocent people. Because the government can decide rightly or wrongly, and if tragedy happens it will happen to innocent people, vulnerable children, women and men. So the problem for me is to put human beings at the very center of our strategy, which has so far not been too much the case when it comes to the international community.

Adnan Oktar: This kind invitation and your feelings of responsibility are really excellent. I hope that people with the same quality and understanding as you will quickly coalesce in the days ahead. I believe that this is a sign from the Almighty God. I shall help you with all my might, and I believe you will help us. If we can tighten relations today, I think that we can produce a very good and core activity by holding this meeting in Italy. Thank you very much for your visit, I am delighted to have met you. We will continue to speak in the future. Finally, if there is anything you would like to add, please go ahead, otherwise we can have a short break.

Franco Frattini: Well the other point I have in mind is that in the vision I’m talking about we should include the spiritual values that can be and should be rooted in any modern society in today’s world. Spirituality is not an option, but a necessity in today’s world. When I listen to the Holy Father, Pope Francis, appealing for peace and compassion and reconciliation I wonder why only the Holy Father is the only religious leaders to appeal directly, straight to the people involved, for the killing to stop. So, an international coalition of all religious leaders of good will is also be badly needed.

Adnan Oktar: That is a most excellent comment. I believe that we are in the time when this will happen. The Pope’s sincere endeavors, and the fact he is a man of peace, are a sign of the return of Jesus the Messiah .

Franco Frattini: Yes, this extremely an important message for me. I very much appreciated, for example, how the Egyptian grand mufti appealed to those who are killing people in Iraq, in the name of the Qur’an, which is the exact opposite of the Qur’an. We should try to increase the messages from such religious leaders. This is also very important for me.

Adnan Oktar: See you in Italy, then.

Franco Frattini: Thank you very much, sir. Thank you very much.

14.9.14 | Posted in , , , , , | Continua »

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