Decisione Kerala attesa e dovuta. C’è poco da festeggiare: i marò non tornano a casa


Bene la decisione dell’Alta Corte del Kerala di voler concedere la libertà su cauzione ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Si tratta di una decisione attesa e dovuta e di cui aspettiamo l’immediata formalizzazioneMa i marò non tornano a casa!

Sia chiaro: con questa decisione gli indiani non hanno fatto sconti all’Italia! A maggior ragione se leggiamo la lunga lista di rigide condizioni vincolate alla libertà dei nostri militari. Latorre e Girone in questi mesi sono caduti vittime di un fermo illegittimo e contrario alle norme di diritto internazionale, e per il quale, quindi, auspichiamo che il governo italiano continui a fare pressione affinché per la definitiva risoluzione del caso venga innanzitutto riconosciuta la giurisdizione italiana e perché i nostri militari siano riportati al più presto in Patria.

C’è poco da festeggiare. La vicenda non è affatto chiusa: al contrario, molti restano i nodi che le autorità indiane devono ancora sciogliere. A partire da una sincera e puntuale ricostruzione dei fatti: ad oggi continuiamo a non sapere come sono andate realmente le cose ed il perché di questa trappola.

30.5.12 | Posted in , , | Continua »

"Abbiamo sbagliato tutti, ripartiamo dal basso": l'intervista di Avvenire a Franco Frattini


La riforma costituzionale è decisiva, direi vitale. Ma non basta. Non può bastare. Al cittadino arriva solo il pezzo forte: il potere di eleggere il suo presidente. E, invece, si aspetta un'infinità di altre risposte. Per la scuola. Per il lavoro. Per la sanità...». 

Franco Frattini si allontana a passi veloci da Palazzo Madama dove Berlusconi e Alfano hanno appena annunciato la volontà di puntare sul sistema francese e si sofferma su due obiettivi destinati a marciare in parallelo. Parla di riforme. E spiega la volontà del Pdl di costruire un rassemblement dei moderati.


«Ma partendo dal basso, da un nuovo dialogo con la società civile. Non da fusioni a freddo, non da un assemblaggio di sigle. Non serve a nulla tentare di sommare Pdl a Udc, la sfida non è aggregare partiti, ma unire idee, valori. E dare vita a un vero processo costituente».

L' ex ministro degli Esteri preferisce soffermarsi su questo obiettivo. E a questo lega l'offensiva politica che ha visto tornare Berlusconi protagonista: «Lo conosco da anni, so come la pensa... E so che non sogna e non punta al Colle. Berlusconi non sarà premier e non correrà per un incarico istituzionale. Lui ha solo un gran de sogno: lasciare al Paese un partito dei moderati nuovo e forte. E ha un solo cruccio: vedere che i suoi sacrifici non sono coincisi con quelli dei vertici del Pdl».

"Ora unità su Alfano, la sua leadership senza alternative. Costruire partito dei moderati"
 
Lo ammetta: avete sbagliato molto. 
Abbiamo sbagliato molto e abbiamo sbagliato tutti. Anche il sottoscritto ha fatto errori. E solo avendo l'umiltà di ammetterlo avremo la possibilità di ripartire. Le sconfitte dure di Palermo e di Parma non sono casuali. Sono giuste. Sono nette. Sono la conseguenza ai nostri errori. Abbiamo sbagliato tanto nelle scelte dei candidati e non siamo riusciti a creare un legame tra centro e periferia. Negli ultimi anni siamo diventati autoreferenziali, incapaci di ascoltare il lamento della società e di rinnovare profondamente la classe dirigente.

Nel 2013 questo rinnovamento ci sarà? 
Le assicuro che ci sarà. E non sarà solo un rinnovamento generazionale. A guidare le scelte saranno competenza, merito, onestà. Apriremo le nostre liste alla società civile. Daremo spazio a energie nuove. Ai movimenti, alle associazioni... Ci sarà ancora Alfano al timone? Alfano era stato chiaro e noi non gli abbiamo dato tempo. Molti lo hanno sostenuto con convinzione, altri hanno privilegiato un dibattito organizzativo che ha creato inutili tensioni. Ora però tutti capiscano che è il momento della coesione, dell'unità, del lavoro corale per dare forza al segretario. Angelino va aiutato, rafforzato, sostenuto, perché alla sua leadership non esistono alternative.

Serve autocritica per ripartire? 
Serve, serve. I nostri elettori sono ancora in attesa di una svolta. Realizziamola e torneranno a votarci. Ma ripeto una sola parala: svolta Non basta il cambio del nome. Servono risposte sui grandi temi sociali e riforme istituzionali credibili. Noi abbiamo battuto un colpo forte, se ora il Pd dirà no a questa rivoluzione andremo ugualmente avanti sul resto: taglio parlamentari, riforma dei partiti... E per questo che proponiamo il modello presidenziale in aula al Senato. Per non disturbare e per non ritardare quelle riforme che qui sono in discussione. Il Pd ora è chiamato alla responsabilità, a dire un sì o un no subito. Senza infingimenti e senza trucchetti. 

Fonte: Avvenire
Autore: Arturo Celletti
Data: 26 maggio 2012

27.5.12 | Posted in , , , | Continua »

EU challenges Argentina's import restrictions


Brussels, 25 May 2012 - The EU today launched a challenge to Argentina's import restrictions at the World Trade Organisation in Geneva. Under WTO dispute settlement procedures, the EU is first requesting consultations with Argentina in a bid to have these measures - which negatively affect the EU's trade and investment - lifted. The restrictive measures include Argentina's import licensing regime and notably the procedures to obtain an import licence as well as the obligation on companies to balance imports with exports. This is a first step in the WTO dispute settlement system. If no solution is found within 60 days, then the EU can request a WTO Panel to be established to rule on the legality of Argentina's actions.

  1. "Argentina's import restrictions violate international trade rules and must be removed. These measures are causing very real damage to EU companies – hurting jobs and our economy as a whole", said EU Trade Commissioner Karel De Gucht. "The trade and investment climate in Argentina is clearly getting worse. This leaves me no choice but to challenge Argentina's protectionist import regime and ensure that the rules for free and fair trade are upheld."
  2. The EU has clear concerns in respect of Argentina's import measures which run contrary to WTO rules for a transparent, free and fair trading system. These include:
  3. Argentina subjects the import of all goods to a pre-registration and pre-approval regime, called the "Declaración Jurada Anticipada de Importación". Since February 2012, this pre-approval requirement is applied to all imports.

    Hundreds of goods also need an import license. On the basis of these procedures, imports are systematically delayed or refused on non-transparent grounds. In early 2011, more than 600 product types were affected by this licence regime, such as electrical machinery, auto parts and chemical products.

    Argentina requires importers to balance imports with exports, or to increase the local content of the products they manufacture in Argentina, or not to transfer revenues abroad. This practice is systematic, non-written and non –transparent. Acceptance by importers to undertake this practice appears to be a condition for obtaining the license allowing imports of their goods. These measures delay or block goods at the border and inflict major losses to industry in the EU and worldwide.

The restrictions which were in place in 2011 affected about €500 million of exports in the same year. As of 2012, the extension of the measures to all products raised the magnitude of the potentially affected trade to all EU exports to Argentina, which amounted to €8.3 billion in 2011. The long-term impact of a negative trade and investment climate is significantly higher.

The EU, together with other major world trading partners, has raised the issue with Argentina repeatedly over the past years without success.


Background

Trade facts and figures

Trade in goods (directly impacted by the restrictive measures and subject to this WTO case)

  •     EU goods exports to Argentina 2011: €8.3 billion
  •     EU goods imports from Argentina 2011: €10.7 billion
EU imports from Argentina primarily consist of agricultural products (food and live animals, 53%), chemicals (16%) and raw materials (14%), while the EU mainly exports manufactured goods such as machinery and transport equipment, such as cars and car parts (50%) and chemicals (20%) to Argentina.

Trade in commercial services
  •     EU services exports to Argentina 2010: €3 billion
  •     EU services imports from Argentina 2010: €2.1 billion
  •     The EU has a surplus in services trade with Argentina of € 0.9 billion
Argentina's restrictive measures are extending to more and more sectors; in this regard, the EU is also closely monitoring the services sector and evaluating the extent to which it is affected.

Next steps in WTO dispute settlement procedures

The request for consultations formally initiates a dispute under the WTO dispute settlement understanding. Consultations give the EU and Argentina the opportunity to discuss the matter and to find a satisfactory solution without resorting to litigation.

If these consultations do not reach a satisfactory solution within 60 days, the EU may request that a WTO Panel be established to rule on the legality of Argentina's measures.


Further information




25.5.12 | Posted in | Continua »

La proposta: i soldi dei partiti agli sfollati


Giorno - Carlino - Nazione

Frattini: «Arriveranno dal taglio dei rimborsi elettorali»IL DEPUTATO PDL «Necessario agire subito. E per il 2013 previsti altri 69 milioni di euro» 

Stefano Grassi

LA TERRA non smette di tremare in Emilia Romagna ma qualcosa s'è mosso, senza far danni, stavolta, anche nella capitale. Ieri pomeriggio la Camera ha stanziato 91 milioni per le zone colpite dal sisma. Soldi, per una volta, immediatamente disponibili. Sì, perchè è stato deciso di destinare ai terremotati i risparmi derivanti dai tagli ai partiti. I relatori del testo sul finanziamento pubblico ai partiti, Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl), hanno deciso infatti di trasformare un Ordine del giorno presentato dal deputato del Pdl Franco Frattini in un emendamento, fulmineamente approvato all' unanimità dall' assemblea. Tanto che il primo luglio la tranche di 91 milioni tolta ai partiti sarà già a disposizione delle popolazioni terremotate

«Quando la Camera ha deciso di dimezzare il contributo ai partiti - spiega Frattini - ho subito immaginato che quella cifra, consistente e immediatamente disponibile, potesse essere stornata a favore delle genti emiliane. La storia recente dei terremoti ci insegna infatti che i fondi stanziati non riescono mai a raggiungere tempestivamente le aree colpite. Questa volta, invece, abbiamo a disposizione una cifra ingente già messa a bilancio, che può essere resa fruibile nell'arco di poche settimane. Così abbiamo sottoposto l'ordine del giorno, firmato da tutti i capigruppo, alla Ragioneria di Stato che ci ha confermato nella nostra ipotesi, e l'abbiamo trasformato in emendamento, poi approvato come è noto all' unanimità».

L'ex ministro degli Esteri, spiega infatti che «il governo ha affrontato la situazione con lo stato d'emergenza, ma questo non basta per far ripartire le attività economia che, avviare la ricostruzione e soprattutto alleviare sofferenze e disagi dei cittadini. Poiché la legge che ha dimezzato i rimborsi ai partiti produce un risparmio per l'erario in termini di mancato esborso – conclude Frattini - è doveroso che tali risorse concorrano al finanziamento immediato del piano di interventi per l'Emilia-Romagna». 

Tutti d'accordo, compresa la Lega che ha però rilanciato: «Oltre a questo emendamento sulla destinazione dei risparmi, perché non decidiamo anche di dare a chi ne ha bisogno pure l'importo della tranche di luglio che i partiti incasseranno?». Il governo, con il sottosegretario Gianpaolo D'Andrea, ha aderito prontamente alla proposta e dando parere favorevole. L'emendamento è stato quindi approvato con l'unanimità dei gruppi estendendolo anche al terremoto dell' Aquila. 

LA RAGIONERIA di Stato ha calcolato che i risparmi dovuti al dimezzamento dei contributi ai partiti saranno di 91 milioni per il 2012 e 69 per il 2013, per un importo totale di 160 milioni. Intanto, anche i consiglieri del Pd che siedono in Regione si sono mobilitati per aiutare i territori colpiti dal sisma accantonando una somma di 30.000 euro a titolo personale. 

25.5.12 | Posted in , , | Continua »

Onestà e competenza: il cambio non è solo generazionale


INTERVISTA A FRANCO FRATTINI - IL MATTINO
La prospettiva: Partito leggero e aperto al web con facce nuove e persone pulite
Frattini: al governo l' x premier non sarà candidato, ma nel partito la sua presenza è indispensabile 

di Corrado Castiglione 

Il futuro del Pdl è la casa dei moderati. E la leadership di Angelino Alfano non è in discussione, a dispetto di quanto pensino i "falchi" alla Santanchè. Serve invece un congresso per un partito nuovo, più leggero, più attento ai territori e anche tecnologicamente più aperto come ha insegnato la lezione di Grillo. E il pensiero dell'ex ministro Franco Frattini, deputato. 

Venti di bufera sul partito: onorevole, quanto ha pesato il voto?
«La sconfitta è evidente e alcune ragioni sono ben individuabili. In qualche caso i candidati erano sbagliati, in altri si è pagato il prezzo di sindaci che avevano governato male come a Parma e a Palermo, in altri ancora abbiamo scontato la divisione dei moderati: di converso, dov'è stata trovata l' intesa con 1' Udc il Pdl ha vinto, come a Gorizia e a Frosinone».

Chi ha beneficiato del vostro calo?
«In generale i nostri elettori che non hanno votato Pdl sono rimasti a casa. Ma laddove c' era un' offerta politica attraente - come a Parma con Grillo - hanno premiato la novità».

E ora?
«Vanno recuperati. La strada è quella indicata da Alfano: la casa dei moderati, una federazione nella quale trovino spazio gli antagonisti alla sinistra».

Basterà?
«Occorre un rinnovamento profondo del partito e non solo generazionale. L' età è un fattore importante, ma occorrono anche competenze, credibilità, onestà. Alfa-
no ha parlato giustamente di partito degli onesti. Certo, se poi alcuni amministratori locali vengono presi con le mani nel sacco il danno d'immagine è gravissimo».

Servono anche strumenti nuovi.
«Serve il modello di un partito leggero. A me piacerebbe un sistema di finanziamento all' americana, fondato su risorse private del tipo cinque per mille. E un sistema che funziona anche in tornate elettorali molto impegnative, come negli Usa».

Come approdare al nuovo partito?
«Con un congresso nazionale che rifletta soprattutto sull'identità. Ci deve essere un chiarimento nel Pdl».

Tra gli strumenti nuovi c'è il web. Grillo vi ha dato una lezione?
«Grillo ha scoperto l' acqua calda. Da tempo Obama dialoga con i cittadini attraverso il blog e a suon di tweet. E noi con l'onorevole Palmieri da tempo siamo approfondendo questo aspetto. Serve una rivoluzione nella comunicazione in politica, perché il Pdl possa dialogare direttamente con i simpatizzanti così come con i più critici».

Si parla di smottamenti nel Pdl: la classe dirigente è a rischio?
«Non vedo la necessità di smottamenti, piuttosto è opportuno un rinnovamento forte, senza ghigliottine e senza caccia alle streghe. Alfano - al quale va il mio sostegno - dovrà agire con forza e rapidità».

Eppure nel Pdl ci sono tanti "falchi" che chiedono più spazi per gente alla Santanchè. Che ne dice?
«Tanti avversari del partito puntano a destabilizzare, ma noi crediamo che la leadership di Alfano debba consolidarsi: i nostri elettori sono persone normali che chiedono risposte ai loro problemi. Chiedono moderazione e buon senso, non un clima di odio costante».

Niente ghigliottine, dice lei: intanto Bondi si è dimesso.
«Bondi è persona gentile e sensibile. Ha avvertito il peso delle critiche e ha offerto le sue dimissioni. Ma Berlusconi e Alfano le hanno respinte».

Berlusconi: sarà in campo o no?
«Berlusconi ha escluso di voler correre per la carica di primo ministro. Ma per questo partito la sua presenza è indispensabile. Come lo è il recupero dello spirito del' 94».

24.5.12 | Posted in , | Continua »

Destiniamo i risparmi della tranche luglio ai terremotati dell'Emilia Romagna


Presentato questa mattina in Aula a Montecitorio, a mia firma, un ordine del giorno al provvedimento sul dimezzamento dei rimborsi ai partiti, in cui si chiede che i risparmi della tranche di luglio vadano ai terremotati dell'Emilia Romagna

Il tragico terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna impone una serie di immediate iniziative, con conseguenti oneri finanziari, per far ripartire le attività economiche, avviare la ricostruzione e soprattutto alleviare sofferenze e disagi dei cittadini. 

La legge che riduce del 50% i rimborsi ai partiti politici determina fin dalla erogazione della rata di luglio prossimo, un risparmio per l'Erario. La giusta riduzione di tale importo, produce dunque risorse aggiuntive per l'Erario in termini di mancato esborso. Ritengo quindi doveroso che tali risorse concorrano al finanziamento immediato del piano di interventi per l'Emilia Romagna. 

Ed impegno  il Governo ad assegnare gli importi derivanti dal mancato esborso del 50% della rata di luglio di rimborso ai partiti politici, al piano di interventi per far fronte alle conseguenze del terremoto in Emilia Romagna, trattandosi di risorse immediatamente disponibili ed erogabili. 

24.5.12 | Posted in , , | Continua »

Dopo le elezioni niente è più come prima - Porta a Porta

23.5.12 | Posted in , | Continua »

Franco Frattini sui Marò: "l'Italia è sola, troppi spettatori e pochi ispettori"


Bene il richiamo dell’ambasciatore italiano a New Delhi. Il governo deve reagire all’immobilismo dell’Europa con nuove strategie. Perché mi sembra che in questa vicenda ci siano stati finora troppi spettatori e pochi ispettori. Altrimenti non si spiega come mai nonostante i ripetuti appelli a Bruxelles e agli organismi internazionali, l’Italia si trovi nuovamente sola a dover gestire una questione spinosa, che si trascina da molti mesi e che obbligherebbe, al contrario, gli organismi preposti a vigilare sull’applicazione delle norme di diritto internazionale ad una puntuale ed attiva partecipazione alla risoluzione del caso. Poi certamente dovremo capire come sia stato possibile che una tale trappola sia scattata, ma ora l’interesse dell’Italia è che i ragazzi siano liberati.

La via maestra per riportare a casa i nostri marò resta il tasto del diritto internazionale e la rivendicazione da parte italiana della competenza di giurisdizione. Ed è sul rispetto di questo principio focale che esigiamo più partecipazione e solidarietà da parte di Bruxelles.

Dopo la notizia che la polizia del Kerala ha depositato quattro capi di accusa contro i maro' italiani, la situazione non è più tollerabile. I nostri soldati – è bene ricordarlo - operavano nell’ambito di una missione avviata dall’Unione Europea per prevenire e combattere il fenomeno della pirateria. Sarebbel’immobilismo da parte di Bruxelles la risposta a questa crisi?

Un appello all’India, infine, un paese che siede con noi al G20 per discutere le sorti dell’economia mondiale e con cui l’Italia in questi anni ha costruito un proficuo e fattivo partenariato strategico, economico e commerciale. Credere in questa partecipazione multilaterale o rafforzare le relazioni con un paese straniero comporta verità, trasparenza e collaborazione reciproca. L’Italia finora ha fatto la sua parte. Mi auguro che New Delhi non deluda ulteriormente le attese.

18.5.12 | Posted in , , , , | Continua »

"Necessario sostenere il Governo nell'interesse nazionale": intervista di Franco Frattini a "Il Laboratorio.net"

In un mondo sempre più globalizzato ed in rapida evoluzione, i nuovi scenari nel mediterraneo. Tra Europa e mondo arabo quale può essere il ruolo dell'Italia? Ne abbiamo parlato con l'On. Franco Frattini. "Ci vuole più Europa. È il momento della responsabilità". 

L'intervista a "Il Laboratorio.net".

Innanzitutto la situazione in Grecia. Il prossimo 17 giugno si terranno le nuove elezioni in un panorama particolarmente incerto. Si parla, considerandola a questo punto possibile, dell'uscita di Atene dall'Europa. Eppure questa soluzione potrebbe rappresentare una sconfitta per l'intero progetto europeo, aprendo la porta a scenari non semplici da prevedere.
Purtroppo, per la scarsa responsabilità delle forze politiche in corsa, il risultato delle elezioni non ha permesso di formare un governo di grande coalizione e di emergenza nazionale e c'è ora un governo tecnico che porterà il Paese nuovamente alle urne. Penso che l'interesse dell'Europa sia innanzitutto quello di salvare la Grecia e di tenerla nell'area euro, e vedo con soddisfazione che il cancelliere Merkel ha aperto alla possibilità di misure di stimolo e di sostegno finalizzate a mantenere la Grecia nell'Euro, altrimenti si innescherebbe una spirale estremamente pericolosa. Già si pensa ad un piano B per il Portogallo, così come alla difficoltà di accesso ai mercati per la Spagna, quindi mi pare che la conclusione debba essere aiutiamo la Grecia per aiutare noi stessi. Altrimenti il sistema europeo finisce per essere un grande autobus dal quale si può entrare ed uscire. E questo sarebbe la rottura del grande sogno dei padri fondatori dell'Europa, a partire dal nostro Alcide De Gasperi.


Rimaniamo un attimo sulla questione del debito. Ma se paradossalmente il debito diventasse un debito europeo e non di ogni singolo Stato, non potrebbe diventare un primo tassello verso un'Europa effettivamente federale?

Bhe..noi dovremmo pensare a questo come prospettiva e dobbiamo pensare ad un'unione politica. Quella monetaria ed economica ha lasciato molto a desiderare perché manca una governance politica. Io penso che il principio di solidarietà, l'aiuto ad un singolo Paese affinchè rimanga nella casa comune, è un aiuto che, ripeto, diamo a noi stessi. È evidente che per portare avanti questo percorso noi dobbiamo avere degli strumenti politicamente più incisivi. Personalmente, ad esempio, sono da sempre favorevole all'idea dell'elezione diretta dei vertici delle istituzioni europee. Se i cittadini che votano in tutt'Europa per il Parlamento europeo potessero scegliere anche il Presidente della Commissione o del Consiglio europeo noi daremmo una forte legittimazione popolare e politica. Il debito della Grecia non è il solo problema: penso ad esempio al debito legato ai progetti infrastrutturali. Rispetto a questo aspetto io credo che certi debiti non dovrebbero essere considerati nazionali, ma europei. Se si finanziano le grandi infrastrutture trans-europee dobbiamo farlo con gli euro-bond, con gli europrojet, cioè con investimenti che gravano sull'intera Europa perché fanno il bene della crescita dell'intera Europa. Fin'ora, invece, li abbiamo fatti gravare sui deficit nazionali, impedendo, quindi, agli Stati indebitati di lanciare iniziative per la crescita. E' venuto il momento di invertire questa rotta.

Sempre in chiave europea, ma focalizzando per un attimo il quadro nazionale: la stabilità dell'attuale Governo italiano ha un significato anche in senso Europeo? E La sua eventuale destabilizzazione potrebbe avere effetti negativi sull'intero continente?
Abbiamo riflettuto in più occasioni su questo aspetto. E la conclusione è sempre stata – come precisato anche dal presidente Berlusconi e dal Segretario Alfano - che non è questo il momento di pensare ad una crisi. Piuttosto, è il momento di sostenere il Governo in modo costruttivo e propositivo, chiedendo modifiche, integrazioni, miglioramenti nelle proposte del Governo, ma dandogli più forza per negoziare in Europa quei provvedimenti che a noi interessano. Noi dobbiamo dare, nell'interesse nazionale, al Governo Monti la forza per sedersi ai tavoli europei come sta facendo e chiedere ad esempio che i debiti per le infrastrutture siano scorporati dai deficit nazionali, o che gli eurobond diventino finalmente una realtà. Per far questo il Governo deve essere forte di una maggioranza non altalenante.

Il 2011 sarà ricordato come l'anno della "primavera araba". Tunisia, Egitto, Libia, e negli ultimi mesi, la Siria, sono i Paesi sui quali si è maggiormente catalizzata l'attenzione generale, le proteste, però, hanno interessato molti altri Paesi lo Yemen, per esempio, dove dopo 34 anni di potere Ali Abdallah Saleh è stato sostituito da un nuovo presidente. Ma anche Algeria, Arabia saudita, Bahrain, Giordania, Libano, Sudan, Mauritania, Iraq sono stati interessati da movimenti di dura contestazione e protesta. Che cosa è successo? che cosa è davvero la primavera araba? può essere ricondotta ad un fenomeno unico? Quali sono (se ci sono) le cause comuni di tutte queste rivolte?
Non c'è un tratto comune perché ogni Paese ha una storia, una tradizione profondamente diverse dagli altri. Ma c'è una domanda comune che è venuta da milioni di persone, soprattutto di giovani, in quella regione: una domanda di dignità personale, di maggiore libertà, di democrazia, di equa distribuzione delle risorse economiche. Quella che nacque come rivolta del Pane in Tunisia, proprio per l'aumento improvviso del prezzo del pane, ha avuto caratteristiche molto diverse in Libia, dove la gente non era di certo affamata, o in Egitto dove, invece, la gente vive con due dollari al giorno - e parliamo 30-40 milioni di egiziani , o in altri Paesi dove invece le crisi sono sviluppate per contrasti antichi tra una piccola minoranza di governo sunnita e una grande maggioranza non al governo sciita. Vi sono ragioni, quindi, diverse, alcune di tipo etnico e altre di tipo storico. Il punto comune è che si sta sviluppando in questi paesi un Islam politico, che è il vero fenomeno emergente. In molti casi le forze armate hanno svolto un ruolo di moderazione, come in Egitto, in altri casi un orribile ruolo di repressione come in Siria, ma certamente ovunque l'islam politico sta cercando una sua strada. Il nostro impegno, come Europa, come mondo occidentale, deve essere evitare che questo islam politico finisca vittima delle pressioni fondamentaliste. Questo deve essere l'impegno più grande, perché se prevalessero le forze estremiste proprio quei diritti umani e quella richiesta di democrazia che è alla base delle rivolte arabe sarebbero per sempre cancellate. Diciamo che noi guardiamo a quel mondo chiedendo che sia affermi un po' il modello turco e un po' meno quello iraniano.

Proprio sullo sfondo della difficile convivenza (tra democrazia e islam) si è sviluppato negli ultimi mesi l'interventismo diplomatico di Erdogan. La Turchia sembra aver colto più di tutti un carattere tipico del mondo arabo e cioè che il nazionalismo arabo ha una sua matrice politica e non solo religiosa. Non a caso Erdogan nel suo viaggio nello scorso mese di settembre in Egitto, Tunisia e Libia ha insistito molto su questo aspetto, sulla possibilità cioè che islam e democrazia possano convivere. A Tunisi in un suo discorso ha affermato che non vi e' nulla da temere dal connubio tra politica e fede musulmana: "Un musulmano", ha detto," puo' gestire con successo uno Stato secolare". In Egitto, il giorno prima, era stato salutato come il "nuovo Nasser".
Ma il suo discorso al Cairo fu fortemente criticato dalla fratellanza mussulmana, che era presente, e che criticò il principio dello Stato laico che, invece, è caro alla Turchia. Ecco perché dico guardiamo un po' di più all'esempio turco e un po' meno a quello iraniano.

Dall'altra parte il nazionalismo arabo in senso politico è fortemente e storicamente radicato nell'identità araba, al contrario di quello che, forse, generalmente si pensa in occidente. Già nel 1918, Faisal entrando, a Damasco, sostenuto dagli inglesi, dichiarò che: " Siamo arabi prima di essere musulmani, e Maometto è un arabo prima di essere un profeta. Tra noi non c'è una maggioranza né una minoranza,niente che ci divida". In questo senso proprio l'azione turca potrebbe tornare utile ed essere un modello. Mentre proprio sulla Turchia l'Europa ha avuto un atteggiamento abbastanza contraddittorio.
Molte volte da ministro degli esteri ho indicato proprio questo come il primo argomento a favore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. La Turchia è un Paese con 80 milioni di mussulmani che vivono in uno stato laico, che credono nei principi democratici. E quindi è l'esempio che noi possiamo dare al mondo dei mussulmani che l'Europa non è una fortezza che si chiude davanti a loro. La Turchia non è un Paese arabo, ma certamente 80 milioni di mussulmani sono convinti che si possa vivere essendo mussulmani e leali ad uno stato laico.

Ora però l'ingresso della Turchia da opportunità potrebbe trasformarsi rapidamente in un rimpianto.
Noi corriamo il rischio che la Turchia si volga verso est. Che guardi all'Iran, all'Iraq, alla possibilità di occupare una posizione importante nel Caucaso e non guardi più come partenariato privilegiato all'adesione all'Unione Europea. Questa è una sfida che non possiamo permetterci di perdere. E Tanto per fare un altro riferimento non va dimenticato che la Turchia è uno dei partner più attivi della Nato, contribuisce cioè alla sicurezza geo-strategica del sud del mediterraneo. Come possiamo pensare di chiuderle la porta davanti e negarle l'accesso all'Unione europea.

Anche perché uno strumento di cemento nei confronti del mondo arabo usato da Erdogan è la comune avversione ad Israele.
Un'Europa che tiene lontana la Turchia ha una capacità molto più ridotta per aiutarla ad essere equilibrata nei rapporti con Israele. Proprio la Turchia era l'unico Paese di quell''area ad avere rapporti normali con lo stato di Israele adesso questo purtroppo non c'è più. Speriamo che si ripristino, questo sarebbe un grande valore aggiunto per tutta la regione e non solo.

Di fronte alle rivolte arabe e alla possibilità di affermare in questi Paesi regimi democratici, l'opinione pubblica occidentale si è espressa molto favorevolmente. Ma la democrazia porta con se conseguenze immediate anche sul piano economico: prima di tutto la concorrenza, la competitività, il diritto a rivendicare ed ottenere migliori condizioni di vita. Queste "nuove democrazie" saranno presto nuovi competitori nel mercato globale, rappresenteranno essi stessi nuovi mercati, particolarmente allettanti, con un costo del lavoro molto basso e tassi di crescita molto alti. Molte delle aziende che negli ultimi dieci anni hanno de-localizzato ed investito in molti paesi dell'est europeo, avranno una possibilità in più, potranno spostare la loro produzione in Egitto, Libia, Tunisia ecc, ecc... Onorevole, il processo di globalizzazione e l'affermazione della democrazia in nuove aree del globo sembra comportare inevitabilmente la contrazione dei livelli di vita nei Paesi più sviluppati?
È una situazione che l'Italia ha saputo gestire negli anni, divenendo, non a caso, il primo partner commerciale con la maggioranza di questi Paesi dall'Egitto, alla Libia, al Libano, Paesi in cui noi siamo al primo, o al massimo al secondo posto, nell'interscambio economico. Questo vuol dire che noi abbiamo saputo intercettare quest'esigenza di maggiore equità globale e siamo protagonisti nel portare sviluppo sulla riva sud del mediterraneo. Questo deve continuare. Accanto a questo, però, l'Europa deve sapere, con coraggio, aprire alla circolazione dei beni ma anche delle persone. È il tema dell'immigrazione regolare, della lotta al protezionismo economico, della circolazione degli investimenti. Se noi ci chiuderemo in noi stessi certamente lasceremo delle enormi praterie di investimento a Paesi come la Cina che, come è noto, hanno anche nel nord Africa grandi potenzialità e capacità di penetrazione, sottraendo così a noi possibilità di investimento formidabili. Noi francamente nel "mare nostrum" dobbiamo avere la guida, non restare all'inseguimento, delle politiche di sviluppo.

Onorevole. Lei parla di Europa. Eppure l'Europa continua ad essere caratterizzata da diverse contraddizioni. Sulla questione siriana non ha parlato con una voce unica, sulla questione libica, mi permetta un'osservazione un po' cattiva, ma in quel caso forse qualche nostro partner europeo, come dire, ha spinto un po' di più sull'acceleratore anche in chiave anti italiana e più in generale manca ancora una politica comune sulla gestione dei flussi migratori.
Si, è così. Malgrado sui flussi il trattato di Lisbona parli con chiarezza di una politica europea nell'attuazione di questo abbiamo visto mancare quello spirito di solidarietà necessario per una gestione comune. Il comportamento della Francia di Sarkozy durante la crisi che ha riguardato l'afflusso di migranti da Tunisia e Libia è stato un comportamento contrario al principio di solidarietà europea. Ma certamente, più in generale, l'Unione non ha ancora una politica estera comune. Vale ancora il diritto di veto. Uno stato su 27 può bloccare tutti gli altri e purtroppo questo si visto in molte occasioni importanti. Quindi, l'unica possibilità è camminare ancora verso quell'unione politica che estenda l'unanimità e la comunanza delle politiche anche alla politica estera che fin'ora è rimasta esclusa.

Si può dire, dunque, che la nostra direzione non può che essere verso l'Europa?
Ci vuole più Europa, non meno Europa. E ci vuole più Europa politica. Un'Europa che sappia assumersi la responsabilità delle scelte politiche, perché nel mondo globalizzato ogni Stato è talmente piccolo che da solo non ha alcuna possibilità di affrontare fenomeni che sono oramai tutti globalizzati.

18.5.12 | Posted in , , , , , | Continua »

Franco Frattini a Omnibus (La7): "Casa dei moderati come il Partito Popolare Europeo"



"L’andamento delle borse è lo sviluppo che dovevamo tutti prevedere di quanto era accaduto e la conseguenza di quanto non si è fatto. Quello che mi preoccupa è la carenza di una forte azione politica, soprattutto europea, che sappia indirizzare la reazione alla crisi. Ieri con Lehman Brothers, oggi con JP Morgan: se quello che avevamo scoperto anni fa è andato avanti vuol dire che non c’è stata la governante della politica. Se è accaduto ancora vuol dire che sono mancati gli strumenti di controllo politico di questo fenomeno". Con queste parole, pronunciate nel corso del programma "Omnibus", Franco Frattini ha cercato di delineare la gravità della crisi finanziaria che sta caratterizzando le giornate dei cittadini dell'Unione.

La politica
"La politica deve tirarci fuori dalla crisi. E finora bisogna dire che non l’ha fatto. La politica può salvarci se è buona politica, se è credibile e fatta da gente responsabile che vuole affrontare i problemi, e soprattutto se si rinuncia tutti al proprio interesse particolare per l’interesse generale. E’quello che chiediamo alla Germania quando diciamo rigore, ma anche crescita. E’ quello che chiediamo alla Grecia quando diciamo di non sperperare il denaro e di mantenere gli impegni. Detto questo bisogna anche dire che se la politica trova nelle istituzioni europee un vero governo, quel concetto di cessione di sovranità nazionale, allora ci accorgeremmo che molte cose andrebbero a buon fine. Se invece l’Europa viene vista solo come un soggetto che invade ed interferisce senza portare alcun vantaggio, allora non meravigliamoci se la conseguenza sono i partiti antisistema ed euroscettici". 

Più visione in politica
"Se dovessi pensare ad una parola simbolo per rilanciare la politica sceglierei senz’altro visione. Perché non si pensi più alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni e perché si cominci a guardare a quello che pagheranno i nostri nipoti e non a marzo 2013. Sarebbe questo dar prova di un alto senso di professionalità e serietà". 


Dove hanno sbagliato la politica/i governi negli ultimi anni 
"Ci sono stati lunghi anni di governi di centrodestra e di centrosinistra in cui su alcune grandi riforme strutturali il clima politico non ha consentito di fare ciò che si sarebbe voluto fare. Il gesto di dimissioni del presidente Berlusconi è stato quello di dare inizio ad una fase in cui una maggioranza del tutto inedita, ma indispensabile in questo momento, potesse portare avanti quelli che sono stati chiamati “i compiti a casa”. Credo che l’armistizio che c’è oggi stia permettendo di accelerare. 
Una cosa deve essere chiara: noi siamo pronti a fare i compiti a casa perché è per il bene degli italiani, e non perché piace a Bruxelles. Detto questo, al di là dei ragionamenti degli economisti, dovremmo parlare molto di più di visione e scelte politiche. L’uscita della Grecia dall’euro, ad esempio, significherebbe che la nuova dracma si svaluterebbe il mattino dopo del 50-60% , e la gente cadrebbe in una situazione di straordinaria povertà. Mi chiedo, allora, questa è l’Europa della solidarietà che noi abbiamo costruito? Con le banche greche che dovrebbero essere presidiate dalla polizia perché ci sarebbe un assalto. Qui parliamo di milioni di esseri umani. Questa Europa, quindi, la dittatura dello spread la dovrebbe prevenire, e non subire e poi reagire"

Grillo, ballottaggi e candidati a Parma
"Non credo si debba incoraggiare quella forma di voto che è solamente di protesta e non anche di proposta. 
Che Grillo sappia parlare alla pancia della gente e toccare molte parti del territorio è vero. Ma quando il messaggio che lui dà è uscire dall’euro e dall’Europa io rabbrividisco. Perché il vantaggio dell’Italia di essere membro dell’Europa e della zona euro è incomparabilmente superiore a quello di essere in situazione periferica o addirittura fuori da sistema europeo. 
L’uscita dall’Europa è una libertà che ci sentiamo di perdere da un giorno all’altro? Io francamente non me la sento la libertà di perdere la possibilità di andare da Roma a Vilnius senza controlli alle frontiere. Io sono europeista e credo che questo convenga anche all’Italia. Se poi Grillo dice che è sbagliato allora vorrei capire il perché, ma vorrei capirlo in modo serio e non in un comizio. Io farei un faccia a faccia con Grillo, come farei con tutti, perché non ho imbarazzi a parlare con nessuna persona". 

La casa dei moderati
"Il progetto della casa dei moderati non è vecchio se lo interpretiamo in chiave europea. In Europa ci sono delle famiglie politiche: noi siamo nella famiglia popolare. E se questa famiglia ha saputo promuovere in Germania un grande partito che è Cdu, in Spagna il Partido Popular, in Francia l’Ump, allora mi chiedo perché in Italia non si debbano riunire tutti coloro che si ispirano a valori del popolarismo europeo. Questo renderebbe forse un po’ più normale il confronto con una socialdemocrazia italiana che è anch’essa in fase di riflessione ed in fase evidentemente di promuovere nuove iniziative. La casa dei moderati è questo: pensare a come i valori del popolarismo europeo possano portare in Italia a creare un nuovo soggetto politico che vada oltre il Pdl senza staccare dei pezzi, ma aggregandone altri. Dovremmo lavorare per non perdere pezzi: se li perdessimo continueremmo a ragionare in termini di componenti, invece dobbiamo ragionare in termini di valori, ideali e prospettive. Questo è quello che ci ha aggregati con la fusione di Fi e An".

15.5.12 | Posted in , , , , | Continua »

SIOI - Giorgio Napolitano, Presidente onorario della SIOI

La SIOI è lieta di annunciare la nomina a Presidente Onorario della Società del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed esprime gli il proprio caloroso e deferente omaggio.

Il Consiglio direttivo e l’Assemblea Generale della SIOI nella seduta del 3 maggio us hanno acclamato la Sua nomina su proposta del Presidente Frattini.

14.5.12 | Posted in , , | Continua »

Intervento a Tgcom24



LA MERKEL HA CAPITO CHE LA POLITICA DEL RIGORE NON BASTA PIU'
 UN INCUBO L’IPOTESI DI USCITA DELLA GRECIA DALL’EURO

“Non parlerei di alterazione ma di  riequilibrio dei rapporti europei. Il cancelliere Merkel ha capito che la politica del solo rigore non basta più e che la sola austerity non e' più apprezzata dal popolo tedesco. L'idea della Merkel, ovvero che i tedeschi avrebbero premiato le politiche del rigore, si e'  attenuata”

''Il popolo greco ha sofferto  per decisioni non prese dall'Europa, decisioni che costano sofferenze  per un popolo ridotto allo stremo. Se fossimo intervenuti sul debito greco in un primo istante, senza le titubanze che ci sono state,  sarebbe costato a tutti molto meno. I greci devono capire però che se non ci sarà un accordo per un governo a farne le spese saranno gli  stessi greci. L'ipotesi della fuoriuscita della Grecia dall'euro sarebbe un incubo. Il ritorno alla dracma causerebbe il crollo dei  creditori della Grecia e l'isolamento del paese stesso. Chi parla con leggerezza di uscita della Grecia dall'euro, dovrebbe essere più cauto”.

L’ITALIA DOPO ILVOTO AMMINISTRATIVO
In Italia c’è un euroscetticismo e spesso si accusa l' Europa per la situazione in cui siamoLa verità e' che la colpa e' di chi le  riforme non le ha fatte prima ed e' per questo che dobbiamo sostenere questo governo”.

14.5.12 | Posted in , , , | Continua »

«L' ITALIA AL G8 AFFRONTI LE PERSECUZIONI»


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Avvenire rilancia l’appello: Politici e intellettuali firmano il testo de "L'Occidentale": reciprocità per le minoranze religiose

Non passa giorno senza che non ci pervengano notizie sulle persecuzioni contro i cristiani nel mondo. Barbari attentati durante celebrazioni rituali cristiane; legislazioni punitive nei confronti delle minoranze cristiane; persecuzioni indiscriminate e disumane. Non più tardi di due domeniche fa, tra il Kenya e la Nigeria, ventuno persone hanno pagato con la vita l' appartenenza alla fede in Cristo».

Inizia così l' appello de L'Occidentale sottoscritto da Anna Bono, Margherita Boniver, Franco Frattini, Alfredo Mantovano, Fiamma Nirenstein, Gaetano Qua anello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi.

«Crediamo - continua l' appello di politici e intellettuali - sia urgente raccogliere l' invito che arriva ormai da molte parti ache l'Italia assuma un ruolo di primo piano nella denuncia presso i maggiori organismi internazionali e intergovernativi - dalle Nazioni Unite, passando per il Consiglio Europeo, fino al G20 e al G8 - dell' odio anticristiano. Spesso il mondo musulmano, nella sua declinazione di ummah, di comunità islamica transfrontaliera, ha dato prova di sapere reagire, non sempre a ragione, a quelli che erano percepiti come attacchi verbali e fisici al proprio credo e ai propri fratelli, raccogliendo il sostegno dell' Onu. Ci pare urgente che l' Occidente ritrovi un forte senso della comune identità cristiana, anche attraverso un' azione di governo corale a livello internazionale già a partire del prossimo G8 di Camp David. Siamo convinti che, in continuità con l' attenzione dimostrata su questo fronte dal precedente governo, tocchi all' attuale esecutivo italiano - anche alla luce dell' esistenza entro i confini naturali dell' Italia di Santa Romana Chiesa e del forte senso di adesione degli italiani ai valori cristiani - farsi portatore di un' iniziativa di politica estera che declini una strategia d' ampio respiro diplomatico, presso tutti i governi del mondo, soprattutto quelli dei paesi a maggioranza musulmana, laddove più frequentemente si manifesta l' arbitraria violenza anti-cristiana».

«Crediamo - concludono - che il valore della reciprocità in materia di trattamento delle minoranze religiose sia cemento indispensabile nelle relazioni tra le genti e i governi, soprattutto in un mondo destinato a essere sempre più interdipendente. L’Occidente cristiano dà prova ogni giorno d' accettare la sfida politica del rispetto interreligioso nelle proprie società e nelle proprie terre. Lo fa talvolta anche pagando il costo di mutare in profondità e in poco tempo identità nazionali e religiose nate da esperienze storiche plurimillenarie. È giunto il tempo che il resto del mondo faccia la sua parte».

13.5.12 | Posted in , | Continua »

Franco Frattini a Il Foglio: "né falchi né tenori...contro il partito del voto (e dell'eurosuicidio)"

Franco Frattini: "Sto con il Cav riformatore e moderato"

Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi, è sin dall'inizio un sostenitore di Mario Monti e dunque non stupisce troppo che critichi quella parte del personale politico ex di An, e persino alcuni "tenori" nei giornaloni d'area centrodestra, che invocano la fine del governo tecnico, picchiano sul presidente del Consiglio e, spiega Frattini, "vorrebbero anche dare un'improbabile inclinazione euroscettica, e dunque minoritaria, interstiziale, al nostro Pdl"


Perché minoritaria?
"Perché ringhiare è facile, mentre la gente si aspetta che la politica risolva i problemi. Gli italiani sono moderati nell'animo. E poi sostenere che si possa stare fuori dai meccanismi europei è una pura sciocchezza, è una roba politicamente impraticabile ed economicamente insostenibile. L'Italia starebbe meglio fuori da Schengen e dal mercato unico? Staremmo meglio se dovessimo pagare dazi esportando le nostre merci?".

Tuttavia non è chiaro quello che pensa Berlusconi. L'unica cosa acclarata è che il Cavaliere, al momento, non vede nessuna alternativa possibile a Monti.
"Berlusconi pensa che si debbano sostenere le riforme istituzionali e questo governo, in una logica di larghe intese con le altre forze politiche. Berlusconi sa che la prospettiva è quella di una federazione dei moderati, con Pier Ferdinando Casini e chi vorrà starci, un grande rassemblement che si propone di governare l'Italia proiettando il paese fuori dalla crisi e oltre le vecchie logiche di contrapposizione che hanno diviso i partiti in questi ultimi diciassette anni". L' idea è che sarebbe assurdo tornare a dividersi dopo l' esperienza Monti. Ma i giornali più vicini al Cavaliere, e anche Santanchè (che il Cav. lo conosce benissimo) sostengono esattamente l'opposto. 

Chi rappresenta il pensiero di Berlusconi?
"Il populismo è facile, ma porta allo sfacelo. Noi non siamo una minoranza estremista, non lo era Forza Italia e per la verità non lo era nemmeno Alleanza nazionale. Siamo un movimento che, dal 1994, ha in sé il germe del riformismo e dell'ottimismo. Berlusconi è l'uomo più moderato d'Italia, vi ricordate quando diceva ho il sole in tasca?".
Serve una legislatura costituente Allora, forse, la differenza tra voi, che venite da Forza Italia, e i dirigenti che invece vengono da An è proprio nel riformismo.
"Questo non sono in grado di dirlo, perché bisognerebbe valutare caso per caso, persona per persona. Ma quella delle riforme è certamente la soluzione che ha individuato il Cavaliere: dobbiamo farle e farle con gli altri partiti. Prima di tornare ai governi politici-politici si devono modificare le regole del gioco". 

E dunque nel frattempo sostenere Monti, stare in Europa, riallacciare i rapporti con Casini e con la Lega di Tosi e Maroni?
"Mi sembra ovvio. Tutto il resto è una folle corsa verso il nulla o nella migliore delle ipotesi è fuffa. Vediamo di essere seri: fuori c'è la Grecia con i comunisti e l'estrema destra in Parlamento. Dunque questo governo tecnico va sostenuto, e non solo perché serve a uscire dalla crisi, ma anche perché è un' occasione straordinaria di rilancio per una politica migliore. Abbiamo bisogno di riformare il sistema istituzionale. L' Italia non è governabile e questo Berlusconi lo ha sempre detto, lo sa benissimo. Lo hanno dimostrato tutte le esperienze di governo della Seconda Repubblica. Nessuno è in grado di governare davvero questo paese, neanche gli amici del Pd con la loro foto di Vasto (con Vendola e Di Pietro). Monti adesso è l'unica occasione che ci è data per lavorare alle riforme, e va colta".

Questa legislatura tuttavia non basta per un'ambiziosa riforma della Costituzione, mancano dodici mesi scarsi alle elezioni politiche, qualcuno ha già individuato una data per le urne: le elezioni potrebbero tenersi il 24 marzo 2013. 
"E infatti serve una stagione costituente per il 2013, una legislatura attraverso la quale i partiti, assieme a Monti, rivedano profondamente i meccanismi con cui funziona la nostra democrazia"

Ci si può fidare del Cavaliere tentennante? Lui appare restio a stringere la mano di Casini.
"C'è un' antica diffidenza. Ma la politica va sempre oltre questi meccanismi umani. Inoltre, per quanto riguarda il rapporto con Monti, Berlusconi raccoglie la voce della base e dunque sa che molti sono scontenti. Ma è pure convinto di lavorare per il bene del paese e della sua parte politica".



12.5.12 | Posted in , , , | Continua »

Al Jazeera: Western nations feeling “fatigued” over the ongoing tensions in Syria

Al Jazeera’s David Foster speaks to Franco Frattini, foreign Italian foreign minister, about claims of Western nations feeling “fatigued” over the ongoing tensions in Syria. Frattini, foreign minister during the NATO-led intervention in Libya against forces loyal to Muammar Gaddafi, says more observers are needed to monitor the reported violence on the ground. Currently, under a joint plan laid out by the UN and the Arab League, moves are under way to send 300 observers to monitor the situation in Syria, but Frattini calls for over three times as many observers to be despatched. 


GUARDA L'INTERVISTA



Al Jazeera's David Foster speaks to Franco Frattini, foreign Italian foreign minister, about claims of Western nations feeling "fatigued" over the ongoing tensions in Syria.
Frattini, foreign minister during the NATO-led intervention in Libya against forces loyal to Muammar Gaddafi, says more observers are needed to monitor the reported violence on the ground.



Currently, under a joint plan laid out by the UN and the Arab League, moves are under way to send 300 observers to monitor the situation in Syria, but Frattini calls for over three times as many observers to be despatched.



11.5.12 | Posted in , , | Continua »

Nel Pdl serve un chiarimento


COSTRUIAMO SUBITO LA CASA DI TUTTI I MODERATI. SI ILLUDE CHI PENSA DI CAVALCARE IL FRONTE ANTI-EURO, AL VOTO SAREMMO SPAZZATI VIA


«Decidere di non sostenere più Monti e aprire la crisi per andare al voto in autunno sarebbe un grave atto di autolesionismo. Un suicidio politico». Franco Frattini, ex ministro degli Esteri ed esponente dell'area moderata del Pdl, oppone un altolà ai falchi del partito. E chiede un chiarimento: «Chi pensa di inseguire il fronte anti-euro deve capire che non saremo mai una forza anti-sistema. E chi vuole esserlo sappia che il Pdl è un partito di governo e sosterrà Monti fino alle elezioni del 2013». L' ex ministro degli Esteri lancia anche un appello a Pier Ferdinando Casini: «E’ arrivato il momento di costruire insieme la casa dei moderati, magari partendo da una federazione, nel solco del popolarismo europeo, con cui poi andare assieme alle urne tra un anno». 

Onorevole Frattini, la batosta elettorale fa male. Per molti suoi amici, il sostegno a Monti è la causa della sconfitta. Da qui la richiesta di staccare la spina al governo. 
“Questa scelta sarebbe sbagliata per tre motivi. Il primo è che abbiamo pagato nel primo turno un prezzo alto per aver presentato candidati non convincenti e per essere andati da soli. Senza l'alleanza con la Lega e senza neppure un'intesa con l'Udc. Il secondo motivo è che un disimpegno renderebbe vano il gesto di responsabilità compiuto da Berlusconi a novembre per far nascere una maggioranza larga che permettesse all'Italia di uscire dall'emergenza. Un'emergenza da cui ancora non siamo usciti”. 

Il terzo motivo?
Se si andasse alle elezioni politiche senza aver cambiato la legge elettorale, senza aver ridotto i parlamentari e riformato i partiti, andremmo incontro a un risultato di tipo greco. Ci sarebbero grandi successi per le forze anti-sistema e i partiti tradizionali perderebbero tutti. Pd incluso, Bersani non si illuda. In più non avremmo il tempo per costruire la nuova casa dei moderati e si fermerebbe il processo riformatore. Insomma, cercare le elezioni a breve è il peggio del peggio. E sarebbe un danno enorme per l'Italia”. 

Dunque nervi a posto e niente crisi?
“Esattamente. Il valore aggiunto ora è la stabilità. Anche se, accanto alla stabilità, va messa la crescita. Ma Monti questo concetto ce l'ha molto chiaro ed è intenzionato a farlo valere nelle sedi europee. Chiediamo ora al premier un ascolto maggiore e questa credo sia una richiesta legittima. Non significa mettere in discussione una appoggio serio al governo senza comportamenti altalenanti”. 

Non avrete pagato alle elezioni proprio l'atteggiamento schizofrenico, quel sostegno a Monti accompagnato da continui distinguo?
Il Pdl è un partito ampio con voci anche dissonanti. L'errore grave sono state le dichiarazioni a raffica degli uni contro gli altri: abbiamo dato un'immagine litigiosa. L'aggregazione di anime diverse non deve far emergere le liti, ma la sintesi. Ciò non è avvenuto e i nostri elettori hanno finito per non capirci più nulla. Anzi, ci hanno punito”. 

Berlusconi ha confessato di faticare a tenere a freno i suoi. 
La leadership di Berlusconi fa la sintesi. Ma mi permetto di dire: basta attacchi al segretario Alfano. Ho letto contro Alfano blog vergognosi. Ho visto aggressioni assurde contro Cicchitto. E' ingiusto e strumentale attaccare Alfano, siamo solo all'inizio di una nuova fase, non alla fine. Chi lo fa vuole destrutturare il Pdl. Si metta nei panni di chi nel Pdl è tentato di inseguire il vento europeo contro il rigore di bilancio. In Francia come in Grecia i partiti di destra hanno fatto il pieno”.

C’è il rischio di una scissione?
Un partito serio deve confrontarsi e poi arrivare a una decisione cui tutti dovranno uniformarsi. Il senso di responsabilità e il sacrificio di Berlusconi non può essere buttato via dopo qualche mese, mentre siamo in mezzo al guado. Chi pensa di monetizzare un consenso politico sbaglia, questo lo prende Grillo, lo prende chi è anti-sistema. Noi non saremo mai anti-sistema. E chi vuole essere anti-sistema sappia che il Pdl è un partito di governo”. 

Sta dicendo che nel Pdl qualcuno si deve chiarire le idee? 
Il chiarimento deve esserci in una sede propria. La prossima settimana ci dovrebbe essere un ufficio di presidenza, quello sarà il luogo per chiarirsi le idee”. 

Pensa allora a una separazione consensuale?
“Sarebbe un indebolimento grave. Dobbiamo costruire una casa dei moderati che vada oltre il Pdl, non un pezzetto del Pdl. Penso che l'intelligenza politica aiuterà tutti: sub-frazionandoci non andiamo da nessuna parte”. 

Che giudizio dà alla mozione firmata da 41 parlamentari pidiellini in cui si chiede a Monti di scusarsi pubblicamente per la questione dei suicidi?
E' indispensabile ritirarla, tanto più che il premier ha riconosciuto chiaramente i grandi meriti del governo di Berlusconi. Ciò detto, il gruppo del Pdl è composto da 190 persone. Se un quarto prende un'iniziativa che non condivido, non gli dico di fare un gruppo autonomo ma di ripensarci”.

Casini ha detto che il Terzo Polo non riesce a intercettare l'emorragia dei voti del Pdl. Vi legge un'apertura alla Casa dei moderati?
“Lo spero, ma nessuno pensi di lanciare Opa su di noi. Tutti i soci decidono insieme il percorso. La Casa comune va costruita attraverso un cantiere costituente del popolarismo italiano. Il primo passo può essere una federazione di partiti che vanno insieme alle elezioni, per poi arrivare a una realtà come il Partito popolare europeo. E' accaduto in Francia e in Spagna, può accadere da noi”. 

C'è anche spazio per Fini?
“Vediamo, parliamone. Ma in Futuro e libertà vedo alzare più ostacoli e pregiudiziali che offerte di disponibilità. Il nostro interlocutore ora è Casini”.

11.5.12 | Posted in , | Continua »

Investimenti e fiscal compact non si escludono.

 Investimenti e fiscal compact non si escludono. Crescita e rigore possono e devono coesistere. Trovo che la nuova proposta del governo di tener fuori gli investimenti dal fiscal compact sia un'ottima risposta alle pulsioni disgregatrici che sono emerse dopo il voto delle amministrative. Inseguire vie d'uscita semplicistiche, ma distruttive, rasentando in alcuni casi plebisciti negativi sull' Europa, significherebbe solo buttare il bambino con l'acqua sporca.

L'impostazione data oggi dal governo può, al contrario, consentirci di aggiustare la rotta, ma senza compromettere un’architettura istituzionale della quale nessuno, tantomeno l'Italia, oggi può permettersi di fare a meno. Nel giorno della festadell'Europa credo sia giusto ripartire da questa riflessione per non sciupare il progetto europeo. Ma per nutrirlo ed incalzarlo nell'interesse di tutti i cittadini.

 Mi auguro, quindi, che tutti i partiti possano reagire in maniera propositiva e costruttiva rispetto alle diffidenze sull' Europa che purtroppo vedo emergere con preoccupazione dal dibattito politico; e che nelle prossime settimane si possa optare, al contrario, per scelte coraggiose e responsabili in vista dell’entrata in vigore del fiscal compactNessun paese può pensare di affrontare e superare la crisi da solo . E nell' Europa e con l' Europa che questo momento va affrontato e riportato a livelli di prosperità e stabilità.

9.5.12 | Posted in | Continua »

Franco Frattini: "la soluzione della crisi sta in un governo sovrannazionale"

Secondo Franco Frattini è necessario rafforzare il governo sovrannazionale nella UE: questo potrebbe favorire la risoluzione della crisi.

Secondo l’ex-ministro degli Affari Esteri italiano ed ex-commissario UE, Franco Frattini, la soluzione alla crisi può essere favorita soprattutto dall’integrazione all’interno dell’Unione Europea e da un governo sovrannazionale.

Il presidente della Fondazione De Gasperi ha tenuto lunedì una conferenza presso l’Università Corvinus di Budapest con il titolo “Crisi economica – le sfide dell’Unione Europea”.
Il ministro degli Affari Esteri ungherese, János Martonyi, prima della conferenza ha sottolineato che Franco Frattini è una personalità determinante non solo del presente e del futuro dell’Europa, ma anche un amico dell’Ungheria, e ciò è molto apprezzato dal Paese.

La crisi è anche un’occasione di rinnovamento – ha affermato il ministro – per custodire i valori, le norme e l’“anima” dell’Europa.

Fonte: www.hirado.hu

 

7.5.12 | Posted in , | Continua »

Sarà una Francia più aperta e più vicina a noi


CORRIERE DELLA SERA - Di Maurizio Caprara

II capo dello Stato uscente e Berlusconi? C'è stato un deterioramento dei rapporti, nonostante la buona volontà del Cavaliere. 
Il neopresidente eviti protezionismi. Male Sarkozy a schierarsi contro l'Ue per prendersi i voti della Le Pen. 
Le proposte: È al vertice europeo di giugno che la Francia potrà mostrare la sostanza delle sue nuove proposte, non domani 

ROMA «Una Francia più spinta verso lo sviluppo secondo le tesi di Francois Hollande è più vicina all'interesse italiano», diceva ieri sera al Corriere Franco Frattini, coordinatore di un gruppo del Partito popolare europeo addetto alla politica internazionale ed ex ministro degli Esteri. Tra le anomalie di questi tempi di crisi non ci sono soltanto i tecnici al governo e politici che rinunciano spesso a stare sotto i riflettori. Alle novità inusuali si aggiunge da ieri una certa soddisfazione nel centrodestra perché a vincere le elezioni a capo dello Stato, in un altro Paese europeo, è un dirigente di sinistra. In politica anche i fenomeni in apparenza contronatura hanno una loro logica. Quest' intervista a Frattini può aiutare a capire come maiciò accade. 

Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani aveva sostenuto che se la Francia avesse eletto il socialista Hollande presidente si sarebbero aperti spazi «per un'alternativa nella risposta alla crisi dopo le ricette disastrose della destra». Frattini, lei esclude che da Parigi un vento di sinistra raggiunga l'Italia?
«Mah, penso ci sia una possibilità in più perché l'Italia possa giocare un ruolo per riequilibrare le politiche dell'austerità verso altre volte a crescita e sviluppo. Mario Monti, che sia il Popolo della libertà sia il Pd stanno pungolando, può ricevere un doppio stimolo».

A fare che cosa?
«Uno stimolo nazionale a spingere l'acceleratore sapendo che a Parigi avremmo un partner convinto a riequilibrare le politiche di sola austerità. Uno stimolo per l'Europa: la Germania non può continuare a negare gli eurobond (proposte di titoli di debito di Stati dell' euro; ndr) e politiche di investimenti sottratte al computo dei deficit nazionali». 

Sta dicendo che per l'Italia sarà più facile farsi dare soldi pubblici dall'Europa?
«Gli eurobond finanzierebbero progetti e investimenti. Da sempre l'Italia ha immaginato che per un periodo limitato gli investimenti infrastrutturali fossero sottratti al Patto di stabilità. In questa direzione adesso potrebbero agire Paesi con maggioranze diverse: la Francia di Hollande, la Spagna di Mariano Rajoy, l'Italia di Monti. Finora Monti ha tentato un ruolo di ponte, ma l'opposizione franco-tedesca non glielo ha permesso».

Certo Silvio Berlusconi non ama Sarkozy, benché sia di centro-destra, e lo considera un suo ex avvocato. Faceva notare: «Sono più alto di lui».
«Un circolo vizioso ha portato a un deterioramento dei rapporti tra i due. Berlusconi aveva molta buona volontà, poi ci sono stati condotte inaccettabili dall'altro».

L'ex ministro Giulio Tremonti, citandone la disponibilità verso gli eurobond, ha dichiarato che da francese avrebbe votato Hollande. Lei, Hollande o Sarkozy?
«Entrambi hanno commesso errori. Hollande mi ha sorpreso quando ha affermato di voler rinegoziare il fiscal compact (il Trattato sulla stabilità concordato in marzo da quasi tutti i 27 Paesi dell' Ue, ndr), poi ha chiarito che non era la sua intenzione. Sarkozy mi ha colpito molto negativamente quando ha riproposto tesi protezionistiche e di chiusura dello spazio Schengen».

Lo faceva per sottrarre voti alla destra di Marine Le Pen.
«È ancora più preoccupante che per prendere i voti della Le Pen si dicano cose contro l'Europa». 

Quando eravate al governo Roberto Maroni, ministro leghista, proclamò che si poteva uscire dall'Unione europea.
«Battute senza senso, presto rientrate». 

Quindi, bene Hollande?
«Va visto se ci sarà lealtà al patto europeo siglato, me lo auguro. L'Italia ha interesse a forte collaborazione. La sfida per Hollande sarà essere europeista senza protezionismi. C'è un piccolo problema». 

Quale?«Al vertice europeo di giugno la Francia potrà mostrare la sostanza di queste proposte, non domani. Prima è in campagna elettorale per il Parlamento».

Vista così, nelle presidenziali ha vinto Hollande, ha perso la cancelliera tedesca Angela Merkel e la sua soddisfazione è perché possono derivarne meno vincoli alla spesa pubblica.
«Direi meno vincoli a politiche di crescita. Parlo di misure europee, non di spesa pubblica nazionale».

La crisi economica comunque sta creando convergenze insolite.
«Beh, certo le politiche del liberalismo classico secondo le quali i mercati si reggono da soli sono sostanzialmente tramontate».

Può essere la premessa per un governo di unità nazionale in Italia nella prossima legislatura?
«Lo vedremo dai risultati delle prossime elezioni, non lo si può dire prima Se ci sono interessi nazionali a riformare la Costituzione, a cambiare il finanziamento dei partiti, a salvare l'Italia con un buon mercato del lavoro, più la maggioranza è ampia e meglio è».

Affermazione eloquente se si tiene conto che il voto è lontano. A proposito, è lontano?
«Credo che vada tenuto lontano. Una Grecia ingovernabile, una maggioranza tedesca più debole, una Francia che ci dà una chance: con tutto questo tuffarci in una gara elettorale sarebbe dannoso. Sia Bersani, Pd, sia Angelino Alfano, Pdl, dicono che la tassazione ha raggiunto livelli insopportabili».

7.5.12 | Posted in , , | Continua »