Chi si oppone alle riforme danneggia il paese


Mi auguro che le riforme in cantiere possano essere accelerate ed ultimate al più presto. Non bastano più slogan ed intese generali, bisogna passare ai fatti.

Forte sostegno all’azione intrapresa dall’esecutivo: il Prof. Monti deve andare avanti con determinazione lungo questo percorso, onde evitare il concreto rischio di paralisi di un intero Paese.

Mi auguro che i partiti che qualche mese fa hanno deciso di mettere la faccia sull’agenda del governo continuino a lavorare insieme e a sostenere in maniera sempre più convinta questo esecutivo, nella consapevolezza piena di quel che rischia l’Italia se questo disegno modernizzatore dovesse essere frenato.

Il Paese ha un bisogno impellente di rinnovarsi. Dalla risposta che la politica saprà dare a questa esigenza si misureranno il coraggio, la credibilità e la sincerità della volontà riformatrice dei singoli partiti.

In questa fase, continuare a porre freni o a paventare l’idea assurda di elezioni anticipaterappresenta solo uno stratagemma per sfuggire alle responsabilità a danno dell’Italia. Il Pdl ha fatto e continuerà a fare con lealtà la sua parte.

29.3.12 | Posted in | Continua »

Frattini a Londra per il Pdl



Il responsabile affari internazionali del Pdl, on. Franco Frattini, sarà oggi e domani a Londra per una serie di incontri politici ed istituzionali. Al centro dei colloqui il percorso di evoluzione del Pdl maturato in questi ultimi anni, la situazione politica italiana, le recenti crisi internazionali, i temi della crisi economica e finanziaria, il sostegno del Pdl al governo Monti. Frattini avrà un incontro con il ministro degli Esteri britannico William Hague. Inoltre incontrerà il leader della Camera dei Lords Lord Strathclyde, il ministro degli Esteri ombra Douglas Alexander, ed il conservatore WilliamCash.

Nel pomeriggio di oggi è prevista la partecipazione del responsabile esteri del Pdl alla tavola rotonda chiusa presso l’IISS(Istituto Internazionale Studi Strategici) sul tema “La crisi dell’eurozona: implicazioni strategiche ed il futuro dell’UE”. Mentre nella mattinata di domani Frattini terrà uno speech al Simposio organizzato
dall’Università’ di East Anglia
 (campus di Londra).

28.3.12 | Posted in , , | Continua »

Legge elettorale: no a stalli e perdite di tempo


Manca un anno alla scadenza naturale della legislatura. Mi auguro che sulla legge elettorale non ci siano stalli e perdite di tempo strategiche. Tutte le forze politiche devono considerare questa riforma un’occasione di responsabilità, anziché infrangersi sull’ennesimo pomo della discordia. 


Occorre mettere da parte polemiche pretestuose ed agire con un’accelerazione del percorso di approvazione di una riforma elettorale seria: un passaggio importante per eliminare quella cooptazione che schiaccia il protagonismo dei singoli e che ha caratterizzato in maniera negativa l’attuale fase  della politica. Arrendersi a metà del percorso rappresenterebbe la sconfitta di quel ruolo tutto politico che i partiti – in piena emergenza tecnica - hanno rivendicato alla loro esclusiva competenza.

Avanti tutta, quindi, verso una riforma che deve rivedere alcune regole che fino ad oggi si sono rivelate fragili ed inadeguate rispetto al compito storico di ridar voce alle scelte dei cittadini e alla logica della trasparenza.

Ogni polemica sollevata nelle ultime ore va smorzata e virata verso la piena volontà delle forze politiche responsabili di varare una riforma che deve sempre più corrispondere a quell’esigenza di rinnovamento morale della politica e delle istituzioni.

26.3.12 | Posted in , , | Continua »

Terzo polo con Casini leader e subito alleanza con il Pdl


INTERVISTA A FRANCO FRATTINI SU L’OPINIONE
di Pietro Salvatori

Franco Frattini è probabilmente, all’interno del Pdl, il più grande tessitore dell’apertura all’Udc. E pazienza se l’eventualità potrebbe segnare il definitivo scollamento dalla Lega. La strada è quella della costruzione di una Casa dei moderati, una formazione che riunisca tutte quelle formazioni che si rifanno al Partito Popolare Europeo.

"Mi auguro che il Terzo Polo facciauna riflessione – spiega Frattini – e riconosca la leadership di Pierferdinando Casini. Se la guida, come ritengo, è la sua, è naturalmente di stampo popolare europeo". I presupposti per un’alleanza su queste basi ci sono.

"Lo stesso Silvio Berlusconi, con il quale parlo spesso di questi temi, è molto determinato su questa strada" spiega l’ex ministro degli Esteri. Che però segnala che il Cavaliere "hauna domanda: qual è il gioco di Casini?".

Si spieghi.
Casini dice di volere un Partito della Nazione, che è nella sostanza quel che proponiamo noi.
Poi ci propone di venirci dentro: francamente mi sembra un po’ strano. Noi siamo rispettosi, non vogliamo inglobare nessuno, però vogliamo fare le cose insieme. In questo senso la domanda di Berlusconi concerne le intenzioni del leader dell’Udc.

Avete recentemente avviato una serie di contatti con gli altri partiti del centrodestra europeo.
Lo scopo è quello di capire come impostare il progetto della Casa dei moderati italiana?
Nei paesi che ci sono più vicini, come Spagna, Germania e Francia, i partiti nostri cugini hanno già realizzato l’obiettivo di riunire tutti i moderati: la Cdu tedesca, l’Ump francese, il Pp spagnolo.
In un sistema bipolare normale, non aggressivo e velenoso come purtroppo è stato quello italiano, è assolutamente normale che ci sia una formazione di ispirazione cattolico liberale e una di socialdemocratici.

La prossima tappa?
Il 28 e il 29 con Angelino Alfano saremo a Londra.

Incontrerete, oltre ai conservatori, anche i liberaldemocratici?
Il programma degli incontri include diversi esponenti dei tories, a cominciare dal ministro degli Esteri, e appuntamenti istituzionali. In agenda anche un incontro importante con i liberaldemocratici. Dobbiamo ancora stabilire se sarà il leader, Nick Clegg, o il suo vice, Paddy Ashdown.

In Gran Bretagna stanno sperimentando, dopo molti anni, un governo di coalizione.
Guardiamo con molta attenzione all’esperienza britannica. Vi convivono una posizione conservatrice meno europeista e una, quella del vicepremier Clegg, molto europeista. Questa prospettiva ci interessa molto, perché noi siamo un partito molto vicino all’Europa, ma abbiamo governato con uno che non lo è affatto come la Lega.

È il modello al quale vi ispirate?
Il nostro riferimento è quello del Ppe di Strasburgo. Che è anche il modello politico che si verifica in tutti i principali paesi europei. Questo è il motivo per cui la costituente popolare rimane l’obiettivo verso cui marciare.

Una costituente composta da chi?
Da fare insieme a chi ci sta tra i partiti che si riconoscono nel Ppe. Nessuno vuole fare un’opa sugli altri. Né il Pdl su Casini, né Casini su di noi. Dobbiamo costruirla insieme, Alfano su questo si è assunto un impegno congressuale.

C’è un dialogo in corso con l’Udc?
Un dialogo politico che sta tenendo Alfano, su richiesta del partito.

Se l’Udc accettasse la vostra road map dovrebbe rinunciare al progetto del Terzo Polo. Sareste disposti a coinvolgere anche Fli e Api?
Sarebbe molto positivo che chi non è mai stato nel Ppe vi aderisca. Se il Terzo Polo scegliesse tutto insieme di aderire alla nostra proposta sarebbe un’evoluzione positiva del quadro politico.
Vedo comunque che ci sono dei casi nei quali il rapporto tra il Pdl e l’Udc si dimostra capace di rifarsi ad una vera identità comune.

Si riferisce alle prossime amministrative?
C’è l’esempio del Molise, dove abbiamo corso con l’Udc. In quel caso Fli non ha nemmeno presentato la lista e l’Api si è schierata con il centrosinistra. Penso poi a Palermo, dove il nostro candidato sindaco sarà quello sostenuto anche dall’Udc, mentre Fli lo ha rinnegato in modo molto violento.

Intanto siete impegnati insieme a sostenere l’esperienza del governo Monti.
È giusto sostenere i provvedimenti del governo. E mi riferisco anche al passo importante che si sta facendo sul mercato del lavoro. Abbiamo dato il via alle liberalizzazioni, un passo importante, ma non conclusivo. Vi sono alcune liberalizzazioni che avremmo voluto esportare a livello europeo. L’idea è quella di costruire un modello che si possa integrare con quanto accade negli altri paesi europei.

Il Parlamento sembra viaggiare ad una velocità diversa. Sulle riforme e sulla legge elettorale l’iter si sta allungando?
Credo che ci stiamo avvicinando ad un pacchetto complessivo. Che include cose sulle quali c’è da tempo un’intesa: la riduzione dei parlamentari, il rafforzamento dei poteri del primo ministro, la creazione del Senato federale. Per quanto riguarda la legge elettorale, c’è una volontà comune di cambiamento, ma non tutti sono d’accordo su come si debba modificare.

Qual è il modello che predilige?
Uno che metta insieme il meglio dell’esperienza tedesca, vale a dire il proporzionale, e il meglio dell’esperienza spagnola, cioè il voto per circoscrizioni. Con una caratteristica, presente sia in Spagna che in Germania e che noi dobbiamo conservare: il diritto dei cittadini di indicare il primo ministro. Ci sono diverse proposte: quella di Ceccanti, quella di La Loggia. Ma le linee guida sulle quali la maggioranza può coinvolgere l’opposizione, e penso alla Lega, sono quelle che ho appena enunciato. Il modello istituzional-elettorale che conseguirà condizionerà le future alleanze.

Con la Casa dei moderati tramonta per sempre l’alleanza con la Lega?
Non vogliamo archiviare in modo definitivo quell’esperienza. Ma dobbiamo anche dire con estrema franchezza che noi abbiamo scelto di mettere l’interesse dell’Italia sopra ogni cosa.
Rispetto a questo non siamo disponibili a fare marcia indietro. Ma non escludo in futuro la possibilità di un modello federativo di alleanza.

Come nel ’94?
Esattamente. Tenendo presente però che la casa dei moderati deve essere la stessa dovunque. Perché il progetto deve essere quello di avere una grande coalizione moderata che si ponga in antagonismo con i socialdemocratici. Se davanti a noi ci sarà la foto di Vasto, con Vendola e i grillini, credo che gli italiani si affideranno a noi. Per questo sono ottimista sulle possibilità di vittoria alle prossime elezioni.

Nel 2013, nella Casa dei moderati, ci sarà posto per qualcuno dei tecnici oggi al governo?Se dovesse fare un nome?
Ce ne sarebbe più di uno. Ma se facessi i nomi li danneggerei.



23.3.12 | Posted in , , | Continua »

Mio consiglio a Monti? Una consultazione continua su esteri



di Stefano Vespa
Una condivisione politica sui temi di politica estera tra il governo e la maggioranza che lo sostiene sarà la prima conseguenza delle crisi internazionali, dai marò arrestati in India alla morte dell’ostaggio Franco Lamolinara in Nigeria, che hanno caratterizzato negativamente l’attività della Farnesina in questi pochi mesi di governo di Mario Monti. In questa intervista esclusiva a Panorama.it, l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini analizza quanto accaduto e suggerisce i correttivi da apportare.

Onorevole Frattini, nessuno avrebbe pensato che un governo tecnico nato per un’emergenza economico-finanziaria avrebbe avuto seri problemi in politica estera. Troppa prudenza, sottovalutazione o altro?
Un governo tecnico deve affrontare certi problemi come qualunque altro esecutivo. Dopo i casi dei marò in India e dell’ostaggio ucciso ho suggerito al presidente Monti una consultazione continua sui temi esteri tra il governo e i tre partiti che lo sostengono. La prima riunione è fissata per il 30 marzo quando il ministro Giulio Terzi si incontrerà con me per il Pdl, con Lapo Pistelli per il Pd e probabilmente con Pier Ferdinando Casini per il Terzo Polo. Terzi ha capito che non lo lasceremo solo.

Parliamo di Massimiliano Latorre e di Salvatore Girone, i marò del San Marco arrestati in India perché accusati di aver ucciso due pescatori indiani. Fin dalla decisione dell’armatore di far entrare la petroliera Enrica Lexie nel porto indiano lasciando le acque internazionali gli errori sono stati molteplici. Che cosa non ha funzionato?
Intanto vanno riviste le regole d’ingaggio relative all’impiego dei militari su navi civili con compiti antipirateria. In caso di conflitto a fuoco chi decide? L’ingresso in porto è stato solo il primo errore. Va chiarito anche chi ha fatto scendere i nostri due militari dalla nave, che è territorio italiano. Non mi convince la tesi dell’atto di forza da parte degli indiani, perché salire sulla nave, quindi in territorio italiano, e armati equivale a un atto di guerra. Infine, terzo errore, non si può consentire successivamente agli indiani di salire nuovamente a bordo e di sequestrare le armi dei fucilieri del San Marco senza poter poi assistere alla perizia balistica.

Il sequestro di Paolo Bosusco e di Guido Colangelo, la guida e il turista nelle mani dei maoisti indiani, complica o agevola la soluzione della vicenda dei marò?
Le due vicende vanno assolutamente tenute distinte. Sarebbe pericoloso se l’India si impegnasse su un fronte a danno dell’altro. Non si può pensare a scambi di alcun tipo.

Nel caso dell’ostaggio ucciso in Nigeria in un blitz delle forze speciali inglesi è mancata più la qualità e quantità di informazioni dei nostri servizi segreti o la collaborazione diplomatica italo-inglese?
Credo ci sia stato un problema di intelligence. Non a caso Monti ha subito convocato il Cisr, il comitato interministeriale per la sicurezza della repubblica. Anche qui va accertato il tipo di informazioni che la nostra intelligence aveva e modi e tempi della loro comunicazione al governo. Sono certo che dalla relazione annuale che il Copasir (il comitato parlamentare che controlla i servizi, ndr) presenterà al Parlamento si capirà com’è andata.

Sono ancora numerosi gli ostaggi italiani in varie parti del mondo. Quanto è avvenuto in India e in Nigeria cambia la strategia della Farnesina?
L’esperienza mi dice che la politica deve fare opera di prevenzione. Quando ho lasciato il ministero erano ben 108 le navi sequestrate dai pirati somali nonostante in quelle acque ci siano le navi della missione Atlanta, della Nato e di dieci paesi tra cui India e Cina. E’ più utile sostenere il governo somalo nel riprendere il controllo del territorio. Si vince a terra, non in mare.

20.3.12 | Posted in , | Continua »

Antisemitismo: drammatico campanello d'allarme


L’orrore alla scuola ebraica di Tolosa fa scattare un drammatico campanello d’allarme. La pista antisemita è la conferma che il problema della permeabilità, sia essa culturale, religiosa o sociale dell’Europa rispetto a questo fenomeno non è questione archiviata, ma un problema ancora irrisolto. Magari a concorrere ad una certa freddezza su questo tema c’è stato anche il fatto che negli ultimi anni l’Europa ha agito come se l’unica emergenza interna e  strutturale fosse quella economica.

I fatti di oggi dimostrano che così non è. Perché se nell’Europa del XXI secolo esistono ancora rigurgiti antisemiti e gravi affermazioni di intolleranza, allora vuol dire che di fronte alla tutela delle libertà fondamentali bisogna fare sempre di più. Su tutte le libertà non esiste una priorità in agenda, ma un impegno costante e perpetuo Perché viviamo e cresciamo lungo il filo della storia e della memoria e non dobbiamo mai dimenticare.

Un appello all’Europa, affinché sfrutti appieno tutte le sue possibilità e tutti gli strumenti a disposizione perché si bandiscano certi pregiudizi e ci siano maggiori misure di sicurezza a tutela delle libertà fondamentali.

19.3.12 | Posted in | Continua »

Europa: tra piccoli passi e scenari costituenti


IN EUROPA TORNANO VISIONARI E STATISTI PRAGMATICI - IN EUROPA TORNANO VISIONARI E STATISTI


La settimana appena trascorsa si era aperta con il documento di un gruppo di europeisti italiani e tedeschi, che disegnava una sorta di road map volta a far passare l' Unione europea dalla integrazione fiscale in cui la sta portando l' accordo sulla disciplina dei bilanci (il Fiscal Compact), verso una solida integrazione politica, necessaria - essi scrivono - a fornire legittimazione democratica alle decisioni così trasferite a Bruxelles. Il documento era uscitopochi giorni prima dell' incontro fra il nostro Presidente del Consiglio MarioMonti e la Cancelliera tedesca Angela Merkel e, sebbene non si trattasse di una lettera aperta indirizzata a loro, i suoi autori non potevano non aspettarsi una loro reazione. Ebbene, da quell' incontro è uscita una reazione a dir poco tiepida nei confronti del documento, accompagnata dall' impegno a passi ulteriori su una rotta di sicuro diversa da quella che esso indicava. Di che si tratta? E, come qualcuno ha scritto, una rinnovata contrapposizione fra europeisti federalisti alla maniera di Altiero Spinelli e europeisti funzionalisti alla maniera di Jean Monnet? In certo senso lo è, nel senso che le due posizioni emerse sono di sicuro riconducibili a queste due etichette. 

Il documento, firmato fra gli altri dal sottoscritto, da Emma Bonino, da Daniel Cohn Bendit, da Pier Virgilio Dastoli, da Monica Frassoni, da Franco Frattini, da Karl Lamers, da Giacomo Marramao, da Hans Pottering, da Romano Prodi, da Alberto Quadrio Curzio, da Guido Rossi e da Barbara Spinelli, propone un percorso che partendo da un rapporto del Parlamento Europeo e dai dibattiti che conseguentemente si dovrebbero promuovere negli Stati membri, porti alla formazione di una Convenzione costituente. Per converso, la posizione dei governi, così come'è uscita dall' incontro fra Mario Monti e Angela Merkel, punta -come ama dire la Cancelliera- sui piccoli passi.

Mettiamoci d'accordo su ulteriori piattaforme di integrazione (oltre a quella che già si sta realizzando in tema di bilanci pubblici) nelle aree dei servizi, delle reti di distribuzione dell' energia e dell' acqua, o ancora della libertà di circolazione dei lavoratori. Una volta che le avremo definite, e solo a quel punto, sceglieremo pragmaticamente gli strumenti che servono a renderle operative, si tratti di regolamenti, di direttive o di eventuali nuovi accordi come il Fiscal Compact. Si tratta indiscutibilmente di percorsi diversi e può ben essere che riflettano anche culture diverse. Ma ciò che più conta è che di sicuro riflettono esigenze diverse, condizionamenti diversi, vincoli diversi e proprio per questo non è detto che portino alla fine a punti d' arrivo diversi e che, in vista di ciò, non abbiano in realtà bisogno l' uno dell' altro. E ben vero che il nostro documento reca le firme di autorevoli personalità tedesche e che lo abbiamo voluto italo-tedesco proprio per sottolineare che l'aspirazione ad un' Europa politicamente integrata è condivisa in primo luogo proprio in Germania. 

Sappiamo bene però che nella Germania di oggi c'è anche chi la pensa diversamente, che la crisi economica ha reso molti tedeschi assai meno solidali di quanto fossero in passato nei confronti di quegli europei del Sud che vedono come un peso a loro carico e che, di conseguenza, chi governa è necessariamente indotto alla cautela. I passi avanti li vuole piccoli e - aggiunge sempre la Cancelliera - è pronto a farli so- lo quando divengono inevitabili. Si aggiunga che in misura più o meno accentuata ciò vale anche per gli altri Stati-membri che godono di simili condizioni di buona salute (quelli con la tripla A per primi). Ciò che ne esce è quanto abbiamo vissuto nella tormentata vicenda che nel corso degli ultimi tre anni ha portato, a pezzi, a bocconi e sempre in ritardo, a strumenti finanziari comuni e a una rafforzata governance comune per fronteggiare la crisi dell'euro. 

Stando così le cose, sarebbe sbagliato aspettarsi molto di più, ma sarebbe anche incosciente, e lo sarebbe da parte degli stessi governi, non rendersi conto che l' effetto dei piccoli passi volti a creare aree molteplici di crescente integrazione è comunque quello di trasferire dai livelli nazionali al livello europeo un numero a sua volta crescente di decisioni, che incidono direttamente sulla vita di tutti noi. Io l' ho combattuta in prima persona la battaglia per rendere vincolanti per gli Stati in deficit le raccomandazioni della Commissione europea. Il Fiscal Compact finalmente lo prevede e ne sono contento. Ma i cittadini di quegli Stati come la prenderanno? Qual è verso di loro la responsabilità democratica della Commissione? Qual è in tutto ciò il ruolo dei parlamentari che essi eleggono? Insomma, l' integrazione per aree, l' integrazione alla Jean Monnet non fmisce per generare un insopprimibile bisogno di democrazia e quindi di integrazione anche politica? 

È una domanda retorica, tant'è che rispondeva di sì lo stesso Monnet, il quale era, come tutti sappiamo, un federalista e proprio questo sbocco si aspettava dal suo funzionalismo. Ma è qui che diviene essenziale il ruolo di quanti, federalisti alla Spinelli e liberi da responsabilità di governo, possono antivedere lo sbocco e prefigurare i modi per prepararlo, evitando che la sua necessità si manifesti domani in forme di rigetto antieuropeo da parte di opinioni pubbliche nazionali che vivano quella europea come un' intrusione non legittimata nelle loro vicende interne.

E quello che fa il nostro documento, nel quale si disegna non a caso un percorso incentrato sul lavoro di messa a fuoco del Parlamento europeo - istituzione allo stesso tempo rappresentativa e svincolata dai condizionamenti di governo - e sui dibattiti nazionali che dovrebbero seguirne. Certo, è impensabile che questo stesso percorso proceda nell' assenza o addirittura nell' ostilità dei governi. Ma ci sono formule, che l' eurocrazia di Bruxelles conosce benissimo, con le quali si può ottenere la lo- ro attenzione senza chiedere, all' inizio, più di quanto non possono dare. Evitiamo allora di creare conflitti e di amplificare contrapposizioni che la nostra stessa esperienza ha più volte smentito. Si cita spesso il progetto costituzionale di Altiero Spinelli del 1984, approvato dal Parlamento europeo eo e poi respinto dal Consiglio. E vero, ma se ne leggano i contenuti e li si raffronti alle successive riscritture del Trattato di Roma intervenute da Maastricht in là. Ci si accorgerà che buonissima parte di quei contenuti sono entrati nei nuovi Trattati. Nel suo Diario Spinelli scrisse che l' Europa la stavano facendo sia i visionari sia gli statisti pragmatici. Senza gli statisti pragmatici, i visionari non avrebbero realizzato nulla delle loro visioni... Ma senza i visionari gli statisti pragmatici non sarebbero andati da nessuna parte. Aveva e continua ad avere ragione.

18.3.12 | Posted in , | Continua »

Buon compleanno Italia. Resti sempre giovane.


Vi propongo questa lettura. L'intervento che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha tenuto in occasione della giornata di chiusura delle celebrazioni per i 150 anni.
Buon compleanno Italia. Resti sempre giovane. Hai ancora tanti anni e tanta strada da fare
Franco Frattini




"IL PAESE HA RITROVATO E POTENZIATO IL SENSO DELL'INTERESSE GENERALE DA FAR PREVALERE SU OGNI INTERESSE PARTICOLARE. IL VALORE DELLA COESIONE SOCIALE E NAZIONALE LEVA PER SUPERARE SFIDE E PROVE INELUDIBILI"

"Un particolare ringraziamento a quanti prendendo qui la parola hanno dato senso e contenuto all'incontro che abbiamo voluto promuovere a conclusione delle celebrazioni dei150 anni dell'Italia unita. Ci è sembrato che fosse giusto e che potesse risultare stimolante questo momento di bilancio e di riflessione: perché le celebrazioni - iniziate già nel 2010 e dispiegatesi fino a oggi - hanno costituito un fatto rilevante nella nostra vita nazionale, denso di significati e di potenzialità". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in apertura del suo discorso all'incontro su 'Bilancio e significato delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia'. Un ringraziamento a "tutti i soggetti pubblici e privati da cui sono partite iniziative di molteplice natura, e in misura crescente".

All'inizio di ottobre, traendo le prime conclusioni dell'intensa esperienza delle celebrazioni delCentocinquantenario, il Capo dello Stato scrisse che si era prodotto 'un risveglio di coscienza unitaria e nazionale' le cui tracce erano destinate a restare, i cui frutti rimanevano ancora largamente da cogliere. Ebbene, "credo che - ha detto in questa occasione il Presidente Napolitano - quei frutti li stiamo raccogliendo anche e in particolare nella fase speciale e cruciale che la vita pubblica italiana ha imboccato quattro mesi fa. Si sta facendo sentire e mostrando prezioso quel 'lievito di nuova consapevolezza e responsabilità condivisa' che avevamo visto crescere nel moto sempre più profondo e diffuso delle celebrazioni. Lo dico pensando al clima in cui si è risolta in novembre un'assai difficile crisi politica; e al clima in cui un governo formatosi fuori degli schemi ordinari, con caratteristiche per varii aspetti mai sperimentate, sta portando avanti un'azione tutt'altro che indolore. Tutto sarebbe stato e sarebbe più arduo se in precedenza, nel ripercorrere gli alti e bassi della nostra storia unitaria, non si fosse ritrovato e potenziato il senso dell'interesse generale da far prevalere su ogni interesse particolare, il senso e il valore della coesione sociale e nazionale come leva per superare - oggi al pari di ieri - sfide e prove ineludibili".

Per il Capo dello Stato "hanno certamente spinto nella direzione giusta i crudi fatti del rischio di insostenibile tensione e catastrofico cedimento cui sempre di più nella seconda metà del 2011 è risultato esposto, nel contesto europeo, l'equilibrio dei nostri conti pubblici, il debito sovrano del nostro Stato, il futuro del nostro paese. Ma di ciò si è preso coscienza da parte di larghi strati della popolazione con una maturità, direi sorprendente, stimolata da quel recupero di valori nazionali, civili e morali di cui questa mattina abbiamo voluto tracciare il bilancio".

"A loro volta - ha aggiunto il Presidente della Repubblica - le principali forze politiche hanno avvertito la stanchezza dell'opinione pubblica e dell'elettorato per il perpetuarsi di una conflittualità esasperata e paralizzante in momenti di evidente emergenza, tali da richiedere invece il massimo sforzo di avvicinamento e convergenza nell'interesse comune. Il senso di responsabilità dimostrato da forze già al governo e già all'opposizione nel rendere possibili la formazione e le scelte urgenti di un esecutivo estraneo a entrambi gli schieramenti partitici, ha anch'esso rispecchiato la consapevolezza della fondamentale sollecitazione scaturita dalle celebrazioni del Centocinquantenario. Aggiungerei che si trattava di una sollecitazione anche al recupero della grande lezione dell'Assemblea Costituente e della strada maestra della Costituzione repubblicana. L'evoluzione in senso più costruttivo nei comportamenti di importanti soggetti sociali e politici, sotto la pressione di una forte reazione critica e di una netta domanda di cambiamento provenienti dalla società, si è manifestata in parallelo con la messa in campo, per il governo del paese, di qualificate energie e competenze di cui l'Italia disponeva, e si è tradotta nell'espressione di un largo sostegno parlamentare al governo del Presidente Monti. Ne sono già scaturiti risultati di innegabile rilievo: in sostanza, una rinnovata fiducia, in sede europea e internazionale, nella capacità di ripresa e di sviluppo dell'Italia e nel suo apporto al superamento della crisi dell'eurozona e del progetto europeo. Di qui anche l'allentamento della pressione, nei mercati finanziari, sui titoli del nostro debito pubblico, a conferma che il rimedio sovrano dinanzi ad attacchi speculativi e a più complesse insidie di carattere economico-politico è sempre il capitale di fiducia che si è acquisito o riacquisito.

Questi risultati, superiori a pure possibili previsioni positive, sono tutti da consolidare e integrare : definendo e applicando rigorosamente i provvedimenti ancora all'esame del Parlamento, spingendo fino in fondo l'impegno per la revisione e il contenimento della spesa pubblica, per la stabilizzazione di una prassi di pareggio di bilancio, per la sostanziale riduzione, attraverso tutte le vie percorribili, dello stock del debito pubblico. Non mettendo in forse questo processo di risanamento finanziario, ma integrandolo con misure e politiche per il rilancio della crescita, al momento solo avviate in sede nazionale e annunciate in sede europea, si potranno porre le basi per la soluzione dei problemi di fondo che travagliano la società e lo Stato italiano. Sono certo che questa assoluta necessità di continuare senza cadute e senza regressioni nel cammino intrapreso, sia ben presente alle forze politiche più responsabili. Il garantire la continuità di scelte di governo e parlamentari che stanno palesemente giovando alla causa della salvezza e al prestigio dell'Italianon mortifica la politica, ma contribuisce a rivalutarla, a riaccreditarla nella sua missione più autentica di espressione dell'interesse generale e di rafforzamento della compagine nazionale. E' una missione cui ci ha richiamato lo spirito del Centocinquantenario e che può oggi tornare ad essere riconosciuta alla politica anche a condizione che le sue forze più rappresentative dimostrino in questa fase di saper varare riforme istituzionali condivise, già per troppo tempo eluse, e tendano a garantire nel futuro comportamenti trasparenti sul piano della moralità, nonché più alti livelli di qualità nelle rappresentanze istituzionali e di governo".

Il Capo dello Stato ha quindi aggiunto: "Mi permetto peraltro di dissentire da chi vede un pericolo di svalutazione o marginalizzazione della politica nelle cessioni di sovranità da parte del nostro e degli altri Stati nazionali a favore dell'Unione europea. Quelle cessioni, quelle volontarie autolimitazioni furono l'idea-chiave del lungimirante progetto di integrazione e unità lanciato a Parigi 62 anni orsono. Un'idea-chiave e un progetto che traggono oggi maggior forza e decisivo impulso dal processo di globalizzazione e dal grande cambiamento mondiale". Per tutti i nostri paesi - ha continuato il Presidente Napolitano - "una sempre più stretta integrazione europea, attraverso il crescente ricorso a forme di sovranità condivisa che riducano l'area delle distinte e separate sovranità nazionali, è una necessità oggettiva del nostro tempo e non conduce alla fine né della politica né della democrazia. Piuttosto, muoviamo in Europa verso nuovi scenari e modi di essere della vita democratica, nel rispetto delle diversità e peculiarità delle nostrestorie e culture nazionali, ma superando gli steccati di ormai asfittici sistemi nazionali. E questa diventa anche la proiezione di quel sentimento di identità, appartenenza e unità italiana, di quelrinnovato attaccamento allapatria, che abbiamo sollecitato e visto riemergere con le celebrazioni del Centocinquantenario. Continuiamo dunque a coltivare, a tener vivo quel sentimento che è anche impegno di coesione, approfondendolo sul piano della consapevolezza storica e del costume civile, e connettendolo con la prospettiva del crescere insieme in Europa, fianco a fianco con le altre nazioni e gli altri popoli del continente cui è consegnato il nostro comune futuro. Ho detto 'continuiamo'. Perché è finito l'anno delle celebrazioni del grande nuovo inizio per l'Italia segnato dal 17 marzo del 1861, ma non è finita l'opera del rilancio del nostro patrimonio unitario, e non può mancare la determinazione nel portarla avanti. Sancisce e stimola la continuità del nostro impegno collettivo a interrogarci sulla storia dell'Italia unita, a studiarla e discuterla, la decisione, che saluto, di fare del 17 marzo, in via permanente, la 'Giornata dell'anniversario dell'Unità d'Italia'.

"Faremo tutti la nostra parte - ha concluso il Presidente Napolitano - come nel periodo celebrativo che oggi si conclude; la faremo nella convinzione di coltivare un filone non esteriore e rituale ma autentico e vitale, di azione sociale e pubblica, di pedagogia e di partecipazione nazionale, capace di portare a un livello più alto la coscienza civile, la coesione e la volontà di progresso degli italiani".

Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica

18.3.12 | Posted in | Continua »

CHE NE SARÀ DELLA NIGERIA CRISTIANA? FRATTINI: L’EUROPA SCHIERI PIÙ GUARDIANI DELLA LIBERTÀ

ANCORA ATTACCHI AI CRISTIANI IN NIGERIA

Ancora oggi, un’inaccettabile sete di vendetta contro i cristiani. Cosa si sta facendo per smorzare questa collera? Non basta stupirsi e addolorarsi di fronte ad un flash di agenzia o all’ennesimo servizio in tv che ci racconta come questi massacri siano sempre più frequenti e feroci. Le stime sul numero complessivo delle vittime dell’intolleranza religiosa aumentano vertiginosamente. Così come continuano ad essere ancora troppi i  Paesi che registrano il massimo grado di severità della persecuzione. In alcuni di loro,  addirittura, pesa l’indicazione di una tendenza al peggioramento.

Ci sono più di 50 Paesi nel mondo in cui le comunità cristiane sono soggette ad atroci atti persecutori. Basterebbe che tutti i governi democratici e liberali decidessero di discutere la questione tra i primi punti delle agende bilaterali e condannassero a voce forte questa barbarie nei contesti multilaterali.

Servono condanne più severe. Servono più riferimenti ed impegni chiari dell’Europa, affinché  faccia valere con ogni forma di legittima pressione diplomatica – ma non solo - il diritto alla libertà religiosa laddove risulti minacciata o compressa, e affinché non ci sia impunità per i  violenti.

Non aspettiamo che si versi altro sangue. L’Ue schieri più guardiani della libertà a difesa dei propri valori, a favore dei diritti umani e della libertà religiosa, richiamando tutti i Paesi a non sottovalutare questi tragici eventi e a tifare più libertà.

17.3.12 | Posted in , | Continua »

Monti viene indebolito da chi vuole politicizzarlo



«Si parli pure di tutto, ma cambiare la legge Gasparri non è una priorità». «Monti viene indebolito da chi vuole politicizzarlo». Casa dei moderati? Casini non ponga aut aut sulla sua leadership.


Onorevole Frattini, vi spaventa così tanto un governo che si occupa anche di questioni non solo economiche? 
Il governo Monti si deve occupare di tutto ciò che direttamente o indirettamente mantiene alta l'immagine e la credibilità del Paese. Vale per riforme economiche, per la politica internazionale, per tutto ciò che occorre per uscire dalla crisi. 
Quindi ha ragione Monti: non c'è un perimetro prestabilito o temi tabù.
Il core business del governo sono le misure anti-crisi. I partiti poi sono liberi di confrontarsi su tutto, ma di certo la riforma della legge Gasparri non è una priorità. 
Dunque, meglio non parlare di Rai al vertice? 
Ci sono temi più urgenti, a partire dalla riforma del mercato del lavoro. Vedo la Rai più come un tema che attiene al confronto tra i partiti che come un punto dell'agenda di governo. Ha ragione Alfano: non si può vietare la discussione, ma forse non c'è tanta urgenza di affrontarlo nel vertice con Monti. 
Pare che nel Pdl si sia tornati indietro: toni alti, aut aut a Monti, appelli alla Lega, irrigidimento col governo. 
Il clima può facilmente rasserenarsi se tutti rispettano i patti. Monti si è presentato in Parlamento proponendo un patto per salvare l' Italia e farla uscire dalla crisi. E noi lo sosteniamo sulla base di questo obiettivo, pur consapevoli che questo governo è una esperienza inedita. Ma è chiaro che non può diventare lo strumento di chi ha perso le elezioni per sostituirsi a chi le ha vinte. 

Insomma, sulla Rai Monti è caduto nella trappola dei partiti? 
Dico un' altra cosa. Se vi è un sospetto che dietro una riunione ci sia un' idea di cambiare poltrone da parte di un partito politico che le ha sempre rivendicate, come il Pd, questo non è giusto. Si dica apertamente e con trasparenza ciò che si vuole e non si approfitti dello scherno di Monti per portare conflittualità su alcuni temi perché questi nuocciono al governo. 
Che consiglio dà a Monti?
Di andare avanti con la stessa determinazione che ha mostrato all'inizio e nei momenti difficili. Se nel governo si aprono brecce sul alcuni temi, è fisiologico che i partiti vi si insinuano. L' incertezza va evitata. 
Scusi, ma Monti non ha mica la palla di vetro per prevedere le reazioni dei partiti.Per questo serve una cabina di regia politica dove si discutano tutti i provvedimenti prima che vengano presentati, con i ministri interessati e i segretari di partito. Questo rafforzerebbe la coesione e velocizzerebbe i tempi di approvazione dei provvedimenti. Per esempio, oggi il governo ha chiesto un decreto integrativo sulle liberalizzazioni. Sarebbe stato meglio se avesse richiesto un tavolo di confronto preliminare per capire in che direzione il decreto deve andare. 

Sulla giustizia vale il discorso fatto sulla Rai? 
Mi pare più semplice. La legge anticorruzione è un nostro testo, scritto da Alfano. E sarà discusso alla Camera. Sulla responsabilità civile dei magistrati mi pare ci sia convergenza sull' idea di votare l' emendamento che presenterà il ministro Severino. Certo è difficile che, col tempo che rimane, si possa varare una grande riforma della giustizia. Sarebbe inoltre un progetto troppo ambizioso per un governo che non nasce come politico. 
Non crede che così si indebolisca il governo? 
Monti lo indebolisce chi vuole politicizzarlo. Noi rimaniamo il partito che ha vinto elezioni e il Pd il partito che le ha perse. Chiediamo l' analogo rispetto che mostriamo. 
Capitolo Udc. Sul territorio qualcosa si muove: Palermo, Verona... 
Sì, qualcosa si muove. Ed emergerà che i moderati, uniti, vincono. Ora sono maturi i tempi per costruire assieme la Casa dei moderati. Ma Casini non deve avere  l' approccio che o guida lui o non si fa. Dobbiamo guidarla insieme. Io credo che il percorso naturale sia un patto federativo per arrivare nel tempo al partito unico, attraverso una costituente popolare nazionale


Scusi Frattini, non abbiamo mai nominato Berlusconi. Come giudica il silenzio del Cavaliere? 
Una scelta prudente. Tace perché sa che c'è una classe dirigente che sta provando a realizzare il sogno per cui è sceso in campo: la casa dei moderati. 

15.3.12 | Posted in , | Continua »

Anche Frattini firma appello Pd-Pdl per unione politica Ue


Il Parlamento deve accompagnare la ratifica del Fiscal Compact, “con una dichiarazione politica esplicita della volontà di procedere verso l’Unione politica europea” . A proporlo sono quindici deputati di Pd e Pdl  (primi firmatari Arturo Parisi, Mario Barbi e Franco Frattini) in una lettera aperta agli altri parlamentari. La lettera fa seguito all'appello di 27 personalità italiane e tedesche tra cui Giuliano Amato,Romano ProdiGert Poettering e Franco Frattini, che faceva la stessa richiesta. 

Solo un preciso segnale riguardo alla volontà di procedere verso una Unione politica europea - spiega Arturo Parisi - dà senso al fiscal compact che come parlamentari siamo chiamati presto a ratificare. Tra gli oppositori del fiscal compact a prescindere - prosegue Parisi - e i troppi sostenitori a prescindere, la nostra iniziativa vuole essere quella dei sostenitori a ragion veduta . Nel condividere il documento sottoscritto da Prodi, Frattini, e Amato vogliamo portare ad evidenza l'anima politica e democratica e l'ispirazione europeista che ci guida in questo passaggio stretto della nostra storia. Siamo sicuri che quanti si riconoscono in questa stessa ispirazione vorranno associarsi senza riguardo alla loro collocazione di parte.   

Il documento delle 27 personalità italiane e tedesche pubblicato il 10 marzo scorso, chiede che ''i parlamenti tedesco e italiano adottino una corsia preferenziale per ratificare nello stesso giorno e prima del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno'' il Fiscal compact, accompagnando la ratifica con ''una comune dichiarazione politica per un nuovo passo in avanti verso una forte Unione politica''.   

La lettera aperta ai deputati e' stata sottoscritta finora da dieci deputati di area prodiana  (Arturo Parisi, Mario Barbi, Sandra Zampa, Sandro Gozi, Letizia De Torre, Fausto Recchia, Ricardo Levi, Giulio Santagata, Antonio La Forgia e Renato Cambursano) e cinque del Pdl  (Frattini, Enrico PianettaMicaela Biancofiore, Debora Bergamini e Margherita Boniver) 

15.3.12 | Posted in , , | Continua »

Evitare la chiusura del Riformista



Di fronte al drammatico appello della redazione del Riformista e del suo Cdr auspico che si facciano tutti i tentativi possibili, fino all'ultimo minuto utile, per evitare la chiusura del giornale. La chiusura di un quotidiano non è mai una pagina felice. Per il lavoro che andrebbero a perdere molte persone. E perché oscurerebbe il pluralismo dell’informazione, il cui contenitore non va impoverito, ma semmai alimentato. Per questo spero si possa pensare ad un intervento positivo, in tempi ragionevoli, per sostenere il Riformista ed andare incontro alle preoccupazioni espresse dalla redazione. 

Franco Frattini

15.3.12 | Posted in | Continua »

Visita Merkel a Roma attesa e gradita



L’incontro a Roma tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel ed il Presidente Mario Monti rappresenta un momento molto atteso e gradita, che conferma il segnale di attenzione dei nostri partner europei per il ruolo internazionale dell’Italia e la centralità della sua azione all’estero.

Un incontro tra due Paesi alleati ed amici che si riconoscono nella forte vocazione europeista e nei comuni valori della famiglia del Partito Popolare Europeo.

Operiamo dunque tutti con fiducia, con sentimenti di stima e di amicizia, verso questa ulteriore occasione di dialogo che ha rivelato molte identità di vedute, non da ultimo sul quadro delle crisi internazionali, a conferma che il rapporto tra i due Paesi è particolarmente solido e strutturato.

Tra Italia e Germania c’è sempre più intesa e complicità. Una relazione forte e sincera, in una fase difficile dell'Europa, e che sono certo porterà nel futuro ad azioni sempre più coese, coordinate e solidali per scongiurare ogni tipo di crisi.

Franco Frattini
Responsabile affari internazionali PDL


13.3.12 | Posted in , | Continua »

Homs come Sagunto: facciamo in modo che quando si sarà finito di discutere siano rimasti siriani da salvare


Facciamo in modo che quando si sarà finito di discutere siano rimasti siriani da salvare


Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata). Sulla Siria continue consultazioni, ma senza mai arrivare ad una soluzione in grado di fermare una situazione sull’orlo della guerra civile. La barbarie sul terreno siriano non conosce tregua. Il che richiede decisioni rapide e coraggiose. Mentre si continua ad assistere, al contrario, allo stallo della diplomazia internazionale impantanata in infiniti cavilli, rinvii e  veti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per la popolazione civile è sempre più una trappola da cui è impossibile trovare scampo. 

Ancora oggi la notizia dell’ennesimo ritrovamento di cadaveri ad Homs, almeno 47 tra donne e bambini. Una notizia che addolora, ma che certo non giunge inaspettata. Se gli organismi internazionali non riescono a  fermare questi continui bagni di sangue, allora significa che le pressioni non sono abbastanza forti. Bisogna convincere chi impedisce un dialogo costruttivo e continua a mostrarsi tuttora reticente di fronte alla dura repressione del regime a cambiare rotta.

Anche l’Europa, si mostri più presente e severa. Certamente la sua agenda è al momento concentrata su tematiche più urgenti ed importanti come la politica economica. Tuttavia le crisi internazionali, le violazioni generalizzate e sistematiche dei diritti dell’uomo, ed il desiderio di libertà delle popolazioni, non possono essere  temi soggetti ad uno “slot” in agenda. Più che un pilastro della nostra azione rappresentano quel frontone principale di valori che determina e da cui dipendono tutte le nostre politiche. Bruxelles metta il popolo siriano al centro di tutti i propri sforzi, condanni repentinamente e con puntualità la forca di Assad, senza se e senza ma, ed eviti il ripetersi di scenari – fin troppo recenti – in cui mentre si fatica a trovare una posizione comune ed una strategia d’uscita dal pantano, i dittatori continuano ad aggiudicarsi la meglio sulla popolazione.

Stringere il cerchio intorno ad Assad con ogni mezzo. O le nostre saranno solo lacrime di coccodrillo. Homs come Sagunto! Facciamo in modo che quando si sarà finito di discutere siano rimasti siriani da salvare.

12.3.12 | Posted in , | Continua »

Fondo salva Stati e crescita per i ministri della zona euro braccio di ferro con Berlino


Ivo Caizzi sul Corriere della Sera

Eurogruppo e Ecofin - Sul tavolo il pacchetto di aiuti da 130 miliardi alla Grecia. Presente anche il premier Monti

Fondo salva Stati e crescita per i ministri della zona euro braccio di ferro con Berlino

Si attende il più volte rinviato via libera ai 130 miliardi del prestito di salvataggio alla Grecia. Ma l'Eurogruppo dei 17 ministri finanziari, in programma oggi a Bruxelles, si annuncia contrastato soprattutto nella discussione sull'aumento del fondo salva Stati e sugli interventi di rilancio della crescita e dell' occupazione. La linea delle misure di austerità, guidata dalla Germania e dalla Banca centrale europea di Mario Draghi (condizionata proprio della sua componente tedesca), si scontra con l'opposizione della Spagna e degli altri Stati dell'eurozona preoccupati dagli effetti recessivi dei piani di risanamento dei bilanci a base di tagli della spesa pubblica.

Il governo di Berlino ha ottenuto più rigore finanziario nei conti pubblici con il Trattato fiscal compact, che impone severi contenimenti a molti Paesi già in difficoltà (come la Spagna e l' Italia). Ma non sembra disponibile a concedere in cambio nemmeno un adeguato aumento del fondo salva Stati, che è atteso «entro marzo». Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, oggi intenderebbe far rinviare perfino davanti alla proposta di incremento a soli 750 miliardi (invece di mille). Il Fmi di Washington esorta la Germania a concedere di più. Ma la posizione tedesca è rafforzata dalla Bce di Draghi, che vorrebbe un fiscal compact ancora più rigido e riforme strutturali sgradite ai sindacati. La Spagna, che sconta una disoccupazione record oltre il 20% e ieri è stata invasa da manifestazioni di protesta contro le misure di austerità del governo Rajoy, non ci sta. Ha anticipato di voler sfondare il deficit 2012 fino al 5,8% (dal 4,4% previsto), depotenziando l' effetto
del fiscal compact appena concordato e aprendo alla ridiscussione degli obiettivi di bilancio in relazione al ciclo economico. Portogallo e Irlanda potrebbero avere bisogno di nuovi aiuti. Ma anche Francia, Belgio e Italia considerano prioritaria la crescita. Perfino la rigorista Olanda, a causa di un deterioramento dei suoi conti pubblici, è diventata prudente. Il premier Mario Monti, che sostiene l'aumento del fondo salva Stati e il rilancio della crescita, ha confermato la partecipazione all'Eurogruppo nel suo ruolo di ministro dell' Economia.

Nella riunione potrebbe esserci un chiarimento anche sull'imminente convocazione a Berlino di un gruppo di Paesi (tra cui l' Italia) per rilanciare la Costituzione Ue, di cui ha parlato nel vertice Gymnich a Copenaghen dei ministri degli EsteriUe il tedesco Guido Westerwelle. La Germania punterebbe a iniziare con un Trattato «political compact» anche non a 27 Paesi. Questo introdurrebbe la possibilità di «raccomandare» e «sostenere» da Bruxelles la nomina di governi tecnici in caso di emergenza per l'euro, un po' come è già avvenuto informalmente con l'ex Bce Lucas Papademos alla guida dell'esecutivo greco. Prevedrebbe anche commissari ad hoc e inviati speciali dell’Ue. L'intenzione della presidenza danese di turno di invitare l'ex presidente della Commissione Romano Prodi all'Ecofin informale del 30 marzo prossimo, trapelata al Gymnich di Copenaghen, ha fatto circolare l'ipotesi di un coinvolgimento dell'ex premier del Pd proprio in appoggio del governo Monti - in caso di necessità -, bilanciato politicamente con simile richiesta Ue all'ex vicepresidente della Commissione ed ex ministro del Pdl Franco Frattini.

12.3.12 | Posted in | Continua »

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