IL PUNTO DI VISTA DI FRANCESCO VERDERAMI
Le preoccupazioni del premier
sulla Grecia: non possiamo lasciarla da
(Corriere della Sera, pagina 1)
Retroscena. II colloquio con
Napolitano. La rete di sicurezza del consiglio straordinario dei capi di Stato
e di governo. Le preoccupazioni del premier sulla Grecia: non possiamo
lasciarla sola, sarebbe un errore. La cancelliera teme la crescita di
sentimenti antitedeschi. Il ruolo dell' Italia per superare i dubbi del blocco
del Nord. Sul «caso Grecia» ha confidato a Napolitano il suo stato d' animo,
«sono preoccupato» ha detto Monti al capo dello Stato.
È come se Monti ù in quel breve colloquio avvenuto giovedì alla festa per l'
anniversario dei Patti lateranensi - avesse voluto condividere con il presidente
della Repubblica un fardello che non può certo poggiare solo sulle sue spalle.
Perché il peso del dossier greco rischia di schiacciare l' Europa, portandosi
rovinosamente appresso tutto ciò che finora ha rappresentato. Né il colloquio
telefonico di ieri con la Merkel e Papademos ha dissipato del tutto i timori
espressi al presidente della Repubblica. E tuttavia dal confronto con la cancelliera
tedesca il premier italiano ha avuto conferma di quanto aveva detto a
Napolitano: se è vero infatti che i Paesi del «blocco del Nord» sono propensi
ad abbandonare Atene al proprio destino, «non è però la Germania» a guidare il
fronte di quanti nelle riunioni di Bruxelles ritengono che in fondo il default
della Grecia sarebbe «il male minore» e non provocherebbe un effetto domino
nell' area dell' euro. A parte il fatto che Monti rigetta questa teoria ù «non
si può pensare di circoscrivere l' incendio, perché poi non andrebbe così» ù è
suo convincimento che oggi non sia la Merkel «la punta di diamante» degli euro-intransigenti.
Semmai il capo del governo tedesco si trova al crocevia di tensioni interne ed esterne al suo Paese, e cerchi un punto di mediazione. Gli errori del recente
passato compiuti da Berlino sul «dossier greco» sono agli atti, ma il premier
italiano ieri ha avuto la riprova della sua tesi, stava nelle pieghe dei timori
espressi dalla cancelliera, che avverte il rischio sempre più concreto di
sentimenti antitedeschi in Europa, il risveglio di antichi fantasmi: ci sarà un
motivo se nel corso della telefonata ha ribadito più volte di voler «fare il
possibile per evitare il default» di Atene. E Monti sostiene questo sforzo, per
due ragioni tra loro collegate: ci sono gli interessi nazionali da difendere,
dentro il perimetro dell' Unione. Abbandonare la Grecia al fallimento,
rappresenterebbe a suo modo di vedere un vulnus al principio di solidarietà
europea, un' ammissione di impotenza, preludio di una crisi irreversibile del
Vecchio continente. Con l' Italia in trincea, esposta suo malgrado allo spietato
gioco dello spread a ogni oscillazione. Perciò il premier si sta adoperando a
una soluzione, che però non passi attraverso condizioni estreme da imporre ad
Atene. Per esempio: non c'è dubbio che fra pochi mesi dalle urne greche
emergerà un quadro politico ancor più instabile di quello attuale, e che le
forze contrarie al piano di risanamento economico sottoscritto con l' Unione ù
se vincessero - potrebbero decidere di disattendere il patto. Epperò secondo
Monti non si può pensare di imporre ai greci il rinvio delle elezioni, «non si
possono minare gli elementi basilari e intangibili della vita democratica di un
Paese». C'è ormai uno stretto e perverso nesso tra nodi politici e rendiconti finanziari,
e anche questo aspetto era compreso nelle preoccupazioni confidate da Monti a
Napolitano, che giovedì scorso ha condiviso i timori del presidente del
Consiglio. Certo il capo dello Stato è compiaciuto del coinvolgimento italiano
nelle grandi mediazioni europee, frutto anche di un lavorio diplomatico a cui
da tre mesi si applica il ministro Moavero. E il «trilaterale» di ieri è la
dimostrazione del ruolo conquistato da Roma: la presenza telefonica di Merkel e
Papademus puntava a ottenere per un verso un maggiore atteggiamento cooperativo
da parte della Germania, e per l' altro una maggiore sensibilizzazione agli
impegni della Grecia. L' idea di una iniziativa coordinata italo-tedesca è
parsa d' un tratto soppiantare i rendez-vous tra Merkel e Sarkozy. Ma non è
questo l' intento di Monti, secondo cui va difeso il ponte che negli ultimi
tempi è stato costruito con Berlino e Parigi, perché ù come ha detto a
Napolitano ù solo un' intesa tra i grandi Paesi dell' Unione può evitare il
fallimento della Grecia, e con essa dell' Europa. Piuttosto l' intervento
italiano è stato propedeutico a distendere il clima nella mediazione con la
Grecia, che non guarda a Roma in modo prevenuto, rispetto alle cancellerie che
si sono invece impancate a dettar sentenze. Certo è strano il connubio tra
Monti e Merkel, con «la politica» che ù dicono ù ascolta molto il «tecnico».
Tra i due si è stretto un rapporto solido perché schietto, se è vero che un
mese fa ù sempre per telefono ù Monti fu molto ruvido con la cancelliera. Ma
oggi è convinto di quello che ha detto a Napolitano, non è lei alla testa di
quanti spingono per il default della Grecia, anzi. Monti andrà al vertice dell'
Eurogruppo portandosi dietro le preoccupazioni confidate al capo dello Stato, e
sapendo che comunque l' incontro non sarà risolutivo. La tensione resta
altissima e nessuno scommette sull' esito, al punto che è stata già stesa una
rete di sicurezza: qualora lunedì a Bruxelles le cose dovessero prendere una
brutta piega, verrebbe convocato un vertice straordinario dei capi di Stato e
di governo, da anticipare rispetto a quello già in agenda fra due settimane.
Ecco come l' emergenza si è fatta normalità.



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