sabato 18 febbraio 2012

LA GRECIA NON VA LASCIATA SOLA

IL PUNTO DI VISTA DI FRANCESCO VERDERAMI  Le preoccupazioni del premier sulla Grecia: non possiamo lasciarla da
(Corriere della Sera, pagina 1)

Retroscena. II colloquio con Napolitano. La rete di sicurezza del consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo. Le preoccupazioni del premier sulla Grecia: non possiamo lasciarla sola, sarebbe un errore. La cancelliera teme la crescita di sentimenti antitedeschi. Il ruolo dell' Italia per superare i dubbi del blocco del Nord. Sul «caso Grecia» ha confidato a Napolitano il suo stato d' animo, «sono preoccupato» ha detto Monti al capo dello Stato. 

È come se Monti ù in quel breve colloquio avvenuto giovedì alla festa per l' anniversario dei Patti lateranensi - avesse voluto condividere con il presidente della Repubblica un fardello che non può certo poggiare solo sulle sue spalle. Perché il peso del dossier greco rischia di schiacciare l' Europa, portandosi rovinosamente appresso tutto ciò che finora ha rappresentato. Né il colloquio telefonico di ieri con la Merkel e Papademos ha dissipato del tutto i timori espressi al presidente della Repubblica. E tuttavia dal confronto con la cancelliera tedesca il premier italiano ha avuto conferma di quanto aveva detto a Napolitano: se è vero infatti che i Paesi del «blocco del Nord» sono propensi ad abbandonare Atene al proprio destino, «non è però la Germania» a guidare il fronte di quanti nelle riunioni di Bruxelles ritengono che in fondo il default della Grecia sarebbe «il male minore» e non provocherebbe un effetto domino nell' area dell' euro. A parte il fatto che Monti rigetta questa teoria ù «non si può pensare di circoscrivere l' incendio, perché poi non andrebbe così» ù è suo convincimento che oggi non sia la Merkel «la punta di diamante» degli euro-intransigenti. Semmai il capo del governo tedesco si trova al crocevia di tensioni interne ed esterne al suo Paese, e cerchi un punto di mediazione. Gli errori del recente passato compiuti da Berlino sul «dossier greco» sono agli atti, ma il premier italiano ieri ha avuto la riprova della sua tesi, stava nelle pieghe dei timori espressi dalla cancelliera, che avverte il rischio sempre più concreto di sentimenti antitedeschi in Europa, il risveglio di antichi fantasmi: ci sarà un motivo se nel corso della telefonata ha ribadito più volte di voler «fare il possibile per evitare il default» di Atene. E Monti sostiene questo sforzo, per due ragioni tra loro collegate: ci sono gli interessi nazionali da difendere, dentro il perimetro dell' Unione. Abbandonare la Grecia al fallimento, rappresenterebbe a suo modo di vedere un vulnus al principio di solidarietà europea, un' ammissione di impotenza, preludio di una crisi irreversibile del Vecchio continente. Con l' Italia in trincea, esposta suo malgrado allo spietato gioco dello spread a ogni oscillazione. Perciò il premier si sta adoperando a una soluzione, che però non passi attraverso condizioni estreme da imporre ad Atene. Per esempio: non c'è dubbio che fra pochi mesi dalle urne greche emergerà un quadro politico ancor più instabile di quello attuale, e che le forze contrarie al piano di risanamento economico sottoscritto con l' Unione ù se vincessero - potrebbero decidere di disattendere il patto. Epperò secondo Monti non si può pensare di imporre ai greci il rinvio delle elezioni, «non si possono minare gli elementi basilari e intangibili della vita democratica di un Paese». C'è ormai uno stretto e perverso nesso tra nodi politici e rendiconti finanziari, e anche questo aspetto era compreso nelle preoccupazioni confidate da Monti a Napolitano, che giovedì scorso ha condiviso i timori del presidente del Consiglio. Certo il capo dello Stato è compiaciuto del coinvolgimento italiano nelle grandi mediazioni europee, frutto anche di un lavorio diplomatico a cui da tre mesi si applica il ministro Moavero. E il «trilaterale» di ieri è la dimostrazione del ruolo conquistato da Roma: la presenza telefonica di Merkel e Papademus puntava a ottenere per un verso un maggiore atteggiamento cooperativo da parte della Germania, e per l' altro una maggiore sensibilizzazione agli impegni della Grecia. L' idea di una iniziativa coordinata italo-tedesca è parsa d' un tratto soppiantare i rendez-vous tra Merkel e Sarkozy. Ma non è questo l' intento di Monti, secondo cui va difeso il ponte che negli ultimi tempi è stato costruito con Berlino e Parigi, perché ù come ha detto a Napolitano ù solo un' intesa tra i grandi Paesi dell' Unione può evitare il fallimento della Grecia, e con essa dell' Europa. Piuttosto l' intervento italiano è stato propedeutico a distendere il clima nella mediazione con la Grecia, che non guarda a Roma in modo prevenuto, rispetto alle cancellerie che si sono invece impancate a dettar sentenze. Certo è strano il connubio tra Monti e Merkel, con «la politica» che ù dicono ù ascolta molto il «tecnico». Tra i due si è stretto un rapporto solido perché schietto, se è vero che un mese fa ù sempre per telefono ù Monti fu molto ruvido con la cancelliera. Ma oggi è convinto di quello che ha detto a Napolitano, non è lei alla testa di quanti spingono per il default della Grecia, anzi. Monti andrà al vertice dell' Eurogruppo portandosi dietro le preoccupazioni confidate al capo dello Stato, e sapendo che comunque l' incontro non sarà risolutivo. La tensione resta altissima e nessuno scommette sull' esito, al punto che è stata già stesa una rete di sicurezza: qualora lunedì a Bruxelles le cose dovessero prendere una brutta piega, verrebbe convocato un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo, da anticipare rispetto a quello già in agenda fra due settimane. Ecco come l' emergenza si è fatta normalità. 


0 commenti:

Posta un commento

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More