domenica 29 gennaio 2012

IL PALAZZO IN CASTIGO, LA SOCIETA' LO SCUOTE

IL PUNTO DI VISTA DI ARTURO CELLETTI E MARCO IASEVOLI
 (Avvenire, pagina 9) SECONDA PUNTATA

Oggi un solco separa politica e Paese. Ma per Paolo Messa, fondatore di Formiche la stagione Monti «può aiutare a raggiungere quella democrazia compiuta che era nei progetti di De Gasperi e Moro» 

Oggi un solco profondo separa il Paese reale da questo Palazzo. E la responsabilità è nostra, soltanto nostra». È mercoledì. Antonio Di Pietro attraversa a passi meno veloci del solito il Transatlantico di Montecitorio e "regala" un'autocritica inattesa e destinata a far pensare. «Abbiamo allontanato la società dalla politica. E tutti abbiamo colpe recise. Anche il sottoscritto. La gente non si fida più di noi, non crede più nella nostra capacità di individuare soluzioni...». L' ex magistrato prende fiato e sposta il ragionamento sul futuro. Su quello che dovrà essere il «percorso di purificazione» che potrebbe "salvare" deputati e senatori e restituire loro una credibilità che oggi hanno perduto. «Se il Paese vede nei tecnici, che nemmeno sono stati eletti, una liberazione, allora significa solo una cosa: il nostro è stato un completo fallimento». E ora? «Dovremmo dare segni di resurrezione. Dovremmo provare a farlo. Almeno sulle grandi riforme istituzionali. Io sarei pronto, anzi sono pronto, ma dubito che questo Parlamento ce la faccia...».

La sfiducia di Di Pietro è drammaticamente contagiosa: a Montecitorio pochi scommettono su una "riabilitazione" veloce e tanti credono che la loro stagione sia finita. «C'è delusione. Sappiamo che abbiamo fallito. Sappiamo che dovevamo fare delle cose e non siamo riusciti a farle...», ripete sottovoce la bionda deputata del Pdl Michaela Biancofiore che arriva presto al punto: «La credibilità si riacquista solo tornando a declinare parole dimenticate come rigore, responsabilità, passione...». È un momento complicato peri partiti, ma nella società c'è chi capisce fino in fondo l' importanza di una classe dirigente "illuminata". Anche tra i giovani non c'è solo disgusto, ma anche voglia di tornare a credere in una politica capace di dare risposte. Marco Sposito, ventinove anni e vicepresidente nazionale dei giovani dell' Azione Cattolica sa che «anni segnati dall' incapacità di ascoltare e costruire» hanno lasciato un segno. Hanno amplificato la sfiducia. Eppure lui ci crede ancora. «Vedo sul territorio una nuova generazione di politici diversa dalle ultime. Appassionata. Piena di idee e di volontà. Dopo i professori non c'è il vuoto, bisognerà solo avere il coraggio di puntare sul merito e di coinvolgere quel pezzo di società civile che ha competenza ma che finora ha trovato troppo spesso porte chiuse». Una telefonata breve, una risposta telegrafica. Il direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli è sintetico ed efficace. Quando spiega che la stagione dei Professori sarà probabilmente solo una parentesi che terminerà a fine legislatura. E quando auspica un ritorno di una politica cambiata dopo questi mesi di purgatorio. «Spero davvero che questa esperienza aiuti i partiti a recuperare il proprio ruolo. Presto potrebbe toccare nuovamente a loro. Dovranno affrontare le nuove emergenze, anzi dovranno prevenirle anche con misure impopolari. Ma ora usino il tempo che resta al governo per un esame di coscienza profondo che oggi è solo all' inizio. Pensino a quello che non hanno fatto e a quello che saranno chiamati a fare per il bene del Paese». La conversazione s' interrompe. Ma tutto sembra chiaro: c'è ancora bisogno di buona politica. Un disperato bisogno.

Raffaele Bonanni è più esplicito di Galli. Parla con i toni e con gli aggettivi del sindacalista. Con la passione e l' energia di chi viene da anni di trattative. «Oggi la politica è commissariata», sbotta il segretario della Cisl alzando parola dopo parola il tono della voce. «E evidente che serve il ritorno dei partiti, ma a condizione che si ricostruisca il rapporto tra eletti e cittadini, che ci sia una nuova legge elettorale, che si coinvolga il meglio del Paese, che finisca l' autoreferenzialità. Ora hanno scelto di autoeclissarsi, di scendere in trincea, di tirare il sasso e nascondere la mano. È l' ennesimo errore di una politica incapace di assumersi le responsabilità necessarie». Bonanni non è proprio sulla linea di Galli. Lui la politica la voleva già in campo al fianco di Mario Monti e ora tuona «Si scuota». Dodici settimane hanno stravolto la politica, l' informazione, anche il modo di pensare della società.

Persino gli elettori della Lega, almeno stando a un misterioso sondaggio di Radio Padania, apprezzano Monti e le liberalizzazioni. Insomma fatti e concretezza, non chiacchiere e polemiche. Eppure Roberto Calderoli prova ancora a sfidare il premier. E a raccontare un Parlamento incapace di ribellarsi alla marcia imposta dal Professore. «Sono tutti anestetizzati. Anzi sono "normalizzati"», tuona l' ex ministro delle Riforme. E attacca ancora: «Si sta realizzando il "fascismo bianco" della finanza di cui parla Giulio Tremonti in un suo libro. Mi ascolti, nelle commissioni criticano i provvedimenti di Monti, poi danno parere favorevole. E dopo ancora vengono a trovarmi e si sfogano...». A Montecitorio e a Palazzo Madama dubbi e interrogativi si accavallano. Monti andrà avanti ancora per quattordici mesi o ci sarà la crisi a marzo come chiede la Lega? E se si arriverà davvero a fine legislatura Corrado Passera sarà candidato premier di un governo ancora di larghe intese? E il Professore? Finirà davvero dritto al Quirinale? La politica oggi ancora non c'è. Attende preoccupata le mosse del governo, consapevole che più sarà forte la sua opera riformatrice e più sarà complicato riprendersi la scena.

E allora c'è chi dice "stacchiamo la spina" e andiamo a votare. E chi come Franco Frattini insiste nel mettere davanti a tutto la responsabilità: «Oggi dobbiamo indossare tutti la maglia della Nazionale e vincere i nostri mondiali. Il campionato è lontano e l' obiettivo è uno: salvare l' Italia strappandola alla crisi che ancora "morde"». Oggi sono i professori a lavorare. Ma nella galassia dei partiti c'è chi pensa che debbano farlo con il massimo sostegno. Lo ripete da sempre Pier Ferdinando Casini. E l'ha detto ultimamente anche Silvio Berlusconi. Paolo Messa, fondatore della rivista Formiche, fa un passo avanti: «Monti può rappresentare un buon viatico per transitare da un bipolarismo muscolare a quella democrazia compiuta che era nei progetti di personalità come Alcide De Gasperi e Aldo Moro. E una occasione che l' Italia non può perdere». Dentro il Pd uomini come il costituzionalista Stefano Ceccanti sono da sempre convinti che serve collaborazione tra politici e tecnici e tra forze politiche diverse. «È finita una lunga stagione segnata dalla partigianeria e si è aperta la transizione verso un bipolarismo virtuoso. Ma serve tempo: ora il governo corre e le forze politiche fanno fatica..». Ceccanti poi guarda avanti e indica un percorso: «Dobbiamo ancora convincerci che alle prossime elezioni la gente si aspetta una competizione tra chi sarà più capace di fare propria l' agenda e il metodo Monti». Più in là, in un angolo del Transatlantico, Rocco Buttiglione "regala" i ragionamenti del filosofo: «Per Hegel la politica è una lotta a morte per l' affermazione di sé, ma se una prospettiva del genere prevale su quella che Giovanni Paolo II chiamava la "prudente sollecitudine per il bene comune", beh, allora ci condanniamo a morte da soli».




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