Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'Amministrazione della difesa
Come tutti i colleghi sanno, e i rappresentanti del Governo ovviamente, le missioni internazionali sono un fiore all'occhiello per l'Italia; sono una grande azione in cui il nostro Paese rappresenta nel mondo la sicurezza, la cooperazione, l'interesse alla stabilità e alla stabilizzazione di aree di crisi particolarmente sensibili e particolarmente importanti per la sicurezza del mondo intero, in continenti che, in sé, rappresentano oggi delle sfide per la comunità internazionale.
Evidentemente, per questa ragione, la Commissione affari esteri e la Commissione difesa - che è qui rappresentata dal presidente Cirielli, che è l'altro relatore -, con il loro lavoro, hanno esaminato insieme, con estrema attenzione e con grande scrupolo, questo decreto-legge - che ripercorre le linee di un'azione che inizia da lontano, che è stata guidata da Governi di segno politico diverso, tutti in sostanziale continuità nell'affermare la necessità di questo impegno dell'Italia - per cogliere intanto le novità, in un generale profilo di continuità.
Mi piace sottolineare che l'Italia, con le missioni internazionali, compie ogni giorno un investimento nella propria credibilità sulla scena internazionale, perché è presente con azioni, comportamenti e strategie che contribuiscono alla pace. Questo, ovviamente, determina per l'Italia un accumulo di credibilità, il cui venir meno sarebbe uno dei vulnera più gravi all'immagine del nostro Paese sulla scena internazionale.
Ecco perché, per la politica estera dell'Italia, per la politica di sicurezza e di difesa che l'Italia persegue, le missioni internazionali continuano e continueranno ad essere essenziali, finché nelle varie regioni del mondo vi sarà bisogno, e purtroppo ve ne è sempre di più, di maggior sicurezza, di più stabilità, di un rapporto fra i popoli che favorisca il dialogo rispetto all'azione delle guerre, dell'estremismo e del terrorismo.
Evidentemente, abbiamo alcune aree del
Ricordo, ancora, l'Afghanistan, dove, a oltre dieci anni dall'inizio di una azione internazionale guidata dalle Nazioni Unite, evidentemente, i segni di un miglioramento si intravedono ma la stessa Conferenza internazionale di Bonn, poche settimane fa, ha potuto constatare che il percorso non è affatto completato. Occorrerà fare molto e io credo che sia molto importante ciò che, prima il Governo Berlusconi e poi il Governo Monti, hanno confermato al Presidente afgano Karzai: l'Italia non abbandonerà l'Afghanistan neanche dopo che le forze combattenti, nel 2014, si saranno ritirate. Occorrerà una grande cooperazione civile per aiutare la stabilizzazione dell'Afghanistan che non si completerà, certamente, con il ritiro delle truppe, e quindi anche delle nostre truppe, nel vicino, anzi vicinissimo anno 2014.
Mi riferisco poi, ovviamente, ad una regione vicina a noi, mediterranea, il Libano, dove la missione italiana, iniziata nel 2006 e proseguita negli anni successivi, viene, ormai, da tutti indicata come il pilastro della credibilità dell'azione UNIFIL. Lì, operiamo nel quadro di una missione internazionale; abbiamo avuto, per lunghi anni, il comando con un generale italiano, il valoroso generale Graziano, ed oggi torniamo al comando con il generale Serra. Il sottosegretario De Mistura e il Ministro Di Paola, soltanto due giorni fa, hanno testimoniato il passaggio delle consegne dal comando spagnolo, di nuovo, al comando italiano. Segno, questo, che tutti i partner di quella regione si fidano dell'Italia: i libanesi, gli israeliani, i Paesi arabi della regione, le Nazioni Unite; quindi, è questa un'altra missione su cui non si può immaginare di disinvestire o di eliminare l'impegno nazionale.
Vi sono molte altre missioni, e il testo scritto le analizzerà, in cui io credo che l'Italia abbia un ruolo da svolgere. L'Italia non è certamente una potenza globale paragonabile alle grandi potenze come gli Stati Uniti d'America, come la Cina, come l'India ma il nostro è un Paese che negli ambiti regionali e macroregionali ha una
Così come plaudo all'inserimento, quale nuova missione, dell'impegno italiano per il Sudan. È un impegno nuovo, ma è un impegno di grandissima valenza strategica perché, dopo un referendum relativamente pacifico che ha separato il Sudan in due (Sudan e Sud Sudan), l'Italia è stata uno dei primissimi Paesi ad aprire un'ambasciata in Sud Sudan e, quindi, è assolutamente giusto che un'antenna italiana segua il percorso di stabilizzazione che sta consolidandosi - mi permetto di dirlo - sempre di più.
Non dimentichiamo, in conclusione, in questa mia introduzione, aree del
In conclusione, signora Presidente e colleghi, credo si possa dire che questo decreto-legge, che merita un'approvazione in tempi rapidi e che è stato integrato e corretto dalle Commissioni con qualche emendamento (non emendamenti di sostanza), riaffermi i due pilastri dell'azione italiana che ci caratterizza nel mondo, un'azione ed un'identità italiana. L'Italia non porta mai con le sue forze di sicurezza




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