sabato 31 dicembre 2011

"QUESTA STORIA È INVEROSIMILE CERTO, UNA DERIVA TEDESCA C' ERA"

REPUBBLICA: Intervista di Francesco Bei
Frattini, all'epoca ministro degli Esteri: “il Colle non avrebbe mai accettato certi suggerimenti. Questa storia è inverosimile certo, una deriva tedesca c' era”

La ricostruzione del Quirinale coincide con i miei ricordi di quei giorni. Ho passato molto tempo con il presidente della Repubblica, in Italia e all'estero, e in effetti Napolitano riceveva numerose telefonate, dalla Merkel e da altri. Si trattava di colloqui, certamente preoccupati, sullo stato dell'eurozona, mai nessuno si spinse però a prefigurare un cambio del governo”.

Franco Frattini, da ministro degli Esteri era tra le colombe del Pdl che tenevano aperto il dialogo con il Colle. Di quelle ore drammatiche che portarono alla caduta di Berlusconi conserva una memoria vivida. Wall Street Journal sostiene invece che la telefonata della Merkel fu qualcosa di più che un semplice consulto sull' euro.
“Certo, c' erano oggettivamente delle preoccupazioni, anche nelle cancellerie europee, dovute al fatto che la maggioranza si assottigliava ogni giorno di più. Eravamo appesi alle decisioni di questo o quell'altro oscuro parlamentare e questo non dava garanzie sugli impegni presi dal governo. Del resto è stato proprio per questo che, con senso di responsabilità, Berlusconi ha rassegnato le dimissioni pur senza ricevere un voto di sfiducia”.

Torniamo alla Merkel. Quando vi siete resi conto di averla contro?
“Beh, basta ricordare quel famoso Consiglio europeo durante il quale lei e Sarkozy, con il body language, assunsero atteggiamenti ingiustificabili, criticati da noi ma anche dall' opposizione. E proprio in quell' occasione abbiamo sentito vicino il presidente della Repubblica nella difesa della dignità nazionale. Per questo non credo che la telefonata tra Napolitano e la Merkel si sia svolta come la racconta il Wsj. Non è vera, ma nemmeno verosimile: il cancelliere tedesco sapeva perfettamente che Napolitano mai avrebbe accettato una simile ingerenza.

Non era comunque solo la Merkel ad avercela con Berlusconi, no?
In effetti c'era un battage quotidiano, soprattutto della stampa economica del mondo anglosassone - dal Financial Times, all'Economist, allo stesso Wsj - contro il governo italiano. Una pressione mediatica che, a sua volta, alimentava quella dei partner europei e dei mercati.

Alla Farnesina ha mai avuto la sensazione che ci fossero delle "manovre" straniere per arrivare a cambiare il governo?
“Manovre non direi. Ma che ci fosse una pericolosa deriva tedesca che puntava a escludere certi attori dalla scena non c'è dubbio. Non a caso si è parlato di un direttorio dal quale, oltre all' Italia, poi è stata esclusa anche la Gran Bretagna”.

Berlusconi si lamentò anche di Tremonti. Lo ricorda?
“Gli avevano raccontato che Tremonti parlava male di lui all' estero, non so in quale vertice, e questa cosa lo addolorava profondamente.


mercoledì 28 dicembre 2011

MA L' OCCIDENTE HA LE MANI LEGATE

INTERVISTA A LIBERAL
di Marco Palombi

Parla l' ex ministro degli Esteri Franco Frattini: «Troppe ombre nel processo. Ma usare le misure forti sarebbe controproducente» «Mosca deve sapere che il mondo e il suo assetto geopolitico non sono modificabili. Ma Kiev non deve e non può girarsi dall' altra parte rispetto all' Ue»

«E così avete deciso di assegnare un riconoscimento a Yulia Tymoshenko. Mi pare giusto». Franco Frattini è uno dei pochi italiani a conoscere a fondo la vicenda, se non altro perché mentre il governo di Kiev imprigionava e condannava l' ex primo ministro ucraina, lui era a capo della nostra diplomazia. Il governo Berlusconi, peraltro - come probabilmente farà anche quello attuale - ha conservato la tradizionale posizione "aperta" italiana rispetto a quanto accade ai confini est dell' Europa: richiami al rispetto dei diritti umani e politici, certo, ma anche una sostanziosa quota di realpolitik, vista la quantità di interessi economici e strategici che l' Italia e l' Unione coltivano in quell' area. Applicando questa dottrina al caso Tymoshenko, dunque, si può dire che serve "una revisione totale del processo" e fin da subito "un' ispezione del Consiglio d' Europa sul trattamento detentivo della detenuta", dice Frattini, ma non si possono "congelare i rapporti" col governo di Viktor Yanukovich, visto che nel caso, al freddo e nel senso letterale, potrebbero rimanere interi paesi europei ("qualcuno si ricorda la crisi del gas?").

La Corte d' appello di Kiev, la scorsa settimana, ha confermato la condanna a 7anni per Yulia Timoshenko. Ora che succede?
Mi faccia ricordare, intanto, che quel caso politico/giudiziario è stato in questi anni il punto debole dei rapporti tra Unione europea e Ucraina. Come si è visto anche in questi giorni, davanti ad un ostacolo del genere, non era possibile procedere con l' Accordo di associazione, che prevedeva una zona di libero scambio e la condivisione di alcuni dossier politici. Già mesi fa, d'altronde, fummo molto chiari su questo: non era possibile che Kiev divenisse un partner privilegiato dell' Ue se avesse proseguito sulla linea dei processi agli esponenti dell' opposizione.

Quindi è d' accordo sul congelamento dell' Accordo?
Certo. Anche il Ppe d' altronde, lo dico da parlamentare del PdL ed ex ministro degli Esteri, al congresso di Marsiglia ha deplorato questo tipo di processi e fatto un appello alle autorità di Kiev: Yulia Tymoshenko, voglio ricordarlo, è sempre stata invitata agli incontri dei capi di stato e di governo popolari, anche quando non era più primo ministro.

Quindi?
Quindi serve una revisione totale del processo.

Lei lo considera un attacco politico?
Sicuramente è un processo non trasparente: è inquietante e sospetto, ad esempio, che accuse così rilevanti, così gravi, siano venute fuori solo una volta consolidato il governo di Yanukovich.

Com'è possibile che fatti di questa gravità, connessi a decisioni politiche pubbliche, non siano emersi prima?
Anche sulla detenzione in carcere sono emerse ombre: violazioni della privacy, scarsa attenzione alla salute dell' ex premier... Su questo voglio essere molto chiaro. Esistono obblighi internazionali sul trattamento dei detenuti e il Consiglio d' Europa ad esempio, di cui l' Ucraina è un membro, ha gli strumenti per intervenire: sarebbe davvero clamoroso, per dire, se Kiev si opponesse ad una ispezione sulle condizioni della detenuta di un organismo di cui fa parte. Io suggerirò di muoversi subito: come PdL lo proporremo alla ripresa dei lavori.

Più in generale c'è, sotto-traccia, il pericolo di una "orientalizzazione" dell' Ucraina, di un ritorno di Kiev sotto l' ombra di Mosca.
Io ho visto sempre con preoccupazione, ad esempio, l' adesione dell' Ucraina allo spazio di libero commercio proposto dalla Russia coi Paesi del Baltico e del Caucaso: quello causerebbe, secondo me, un allontanamento irrimediabile della collaborazione tra Bruxelles e Kiev. Yanukovich ultimamente ha fatto dichiarazioni rassicuranti, secondo cui le due cose non si escludono, ma è chiaro che se si sceglie l' esclusività di un rapporto con l' Est, la Ue non potrà che regolarsi di conseguenza.

Lei considera il caso Tymoshenko il segnale che una scelta è stata fatta? Guardi, questo problema non nasce certo oggi, né con questo processo, ma diciamo che c'è il rischio che Kiev si chiuda ulteriormente in se stessa. E attenzione, non è nell' interesse né dell' Italia né dell' Europa che un grande Paese che sta ai nostri confini orientali si volti dall' altra parte, per così dire.

Che si fa, allora?
Bisogna certo usare tutti gli strumenti diplomatici per chiedere più democrazia, più trasparenza e la tutela dei diritti umani fondamentali, ma senza spingere Kiev all' isolamento totale. Nessuna misura estrema tipo il congelamento dei rapporti diplomatici, per capirci.

Perché?
Beh, credo che tutti ricordino cosa successe con la crisi ucraina del gas del 2006: mezza Europa rimase al freddo...

La Russia, con l' accordo di Taskent, ha però cominciato pure a rimettere in piedi una sorta di Patto di Varsavia: si dice che anche l' Ucraina potrebbe aderire, e persino l' Iran.
È uno scenario preoccupante, non c'è dubbio, per questo abbiamo saggiamente escluso misure drastiche: non vogliamo certo alle frontiere o dentro casa un potenziale alleato militare dell' Iran. Detto questo, su alcuni principi - come quelli che riguardano la condanna di Yulia Tymoshenko - non si può comunque far finta di niente.

Stiamo forse intravedendo la prossima "guerra fredda" con Mosca sotto altre forme?
Con la Russia la questione è ancora più complessa e per noi di enorme rilevanza geostrategica. Io penso che tra Ue e Russia sia necessario un rapporto di cooperazione molto forte, in cui comunque l' Europa non rinuncia mai a mettere sul tappeto il tema del consolidamento della democrazia. Ad esempio a me sono piaciute le parole di Medvedev sulla riforma del sistema elettorale, in particolare quello dei governatori regionali che, date le dimensioni russe, sono veri e propri capi di Stato, però...

Però?
La Russia deve sapere che l' attuale quadro della sicurezza globale non può essere rimesso in discussione.

lunedì 19 dicembre 2011

GOVERNO: FRATTINI, NON POSSIAMO PORRE UN TERMINE, C' E' DA SALVARE PAESE

Roma, 19-12-2011
INTERVISTA A LA REPUBBLICA

CAMBIAMO LA LEGGE ELETTORALE: NON POSSIAMO TENERCI IL PORCELLUM
PDL: FRATTINI, SARANNO PRIMARIE VERE, ALFANO CANDIDATO NATURALE
MANOVRA: FRATTINI, DOV' ERA TREMONTI QUANDO SI DOVEVANO FARE RIFORME STRUTTURALI?
GOVERNO: FRATTINI, NON POSSIAMO PORRE UN TERMINE, C' E' DA SALVARE PAESE

Di Carmelo Lopapa

«E' una questione di serietà. In questo governo ci abbiamo messo la faccia. Non possiamo adesso porre un termine, né di sette né di settanta giorni. Qui c'è da salvare l' Italia e da riformare, lo faremo tutti insieme approfittando dell' armistizio che abbiamo costruito». I distinguo e le prese di distanze dall' esecutivo Monti non piacciano a Franco Frattini. L' ex ministro, trai suoi, è forse il più convinto sostenitore della svolta che a suo dire dovrà mettere radici.

Pdl, Pd e Terzo polo insieme per una fase costituente, come propone Casini?
«Credo ci siano le condizioni per farlo. Lasciamo lavorare il governo sul fronte economico e finanziario. I partiti hanno l' occasione per riconquistare i loro spazi: riformare la legge elettorale, approvare il ddl anticorruzione, dimezzare i parlamentari. Forse l' ultima possibilità di dimostrare di essere in grado di autoregolarsi».

Sulla legge elettorale deciderà la consulta. 
«Sarebbe un errore tenerci il "porcellum", anche se la Corte Costituzionale bocciasse il referendum. Rischieremmo il forcone degli elettori».

Alfano dice «meglio Monti che il voto ora». Ma molti nel Pdl la pensano diversamente. A cominciare dagli ex An.
«Non tutti. Non Alemanno, ad esempio. Ma siamo il Popolo della libertà, non possiamo chiudere la bocca di chi la pensa diversamente. Resta il fatto che il 95 per cento ha condiviso la linea, come dimostra il voto di venerdì».

Sarà, ma Berlusconi continua a ripetere che da gennaio sarà campagna elettorale. 
«Il presidente deve tener conto di tutte le anime del partito. Certo, è vero che da gennaio si aprirà una lunga fase che porterà alle amministrative e, nel 2013, alle politiche, ma quella è appunto campagna elettorale. La sintesi politica la stiamo facendo in Parlamento con senso di responsabilità».

Per voi si apre anche la fase congressuale che porterà alle primarie. Alfano in pista, ma anche Formigoni, magari sostenuto dagli ex An.
«Ne sento parlare. Saranno primarie vere, Alfano è il candidato naturale e avrà il mio sostegno. La cosa più sbagliata però sarebbe immaginarle come strumento per consolidare correnti».

Tremonti giudica inadeguata la manovra. Concorda? 
«Alcune di queste riforme strutturali avremmo dovutefarle noi. Dove eravamo? Tremonti dov' era? Ci siamo inimicati tutti! sindacati, anche quelli a noi più vicini. Oggi l' armistizio ci consente di fare insieme cose importanti».

Casini ipotizza un patto costituente anche per la futura legislatura. 
«Non esageriamo. Questa la vedo più difficile. Ma se supereremo il bipolarismo ringhioso, allora le riforme le realizzeremo davvero, pur restando ciascuno al proprio posto».

martedì 13 dicembre 2011

SONO MATURI I TEMPI PER UN PATTO FEDERATIVO CON L'UDC, STILE UMP FRANCESE

INTERVISTA A FRANCO FRATTINI
Di Alessandro De Angelis

«Il Popolo della libertà, inteso come casa dei moderati, non va. Ormai sono maturi i tempi per un patto federativo con l' Udc. Bisogna aprire un dialogo tra le forze politiche, a partire dalla legge elettorale».

Disagio sociale, manovra quasi inemendabile. Onorevole Frattini, si può proseguire così?
La scelta si imponeva e si impone adesso. Sarebbe grave pentirsene o sostenerlo con riserve. Porterebbe acqua alle reti di speculazione e ai competitori internazionali.

Anche se la manovra su Ici e pensioni non vi convince?
Noi su questi capitoli l' avremmo fatta in maniera diversa, ma per il resto il provvedimento ha il carattere emergenziale per far fronte a questa fase, finita la quale si deve tornare alla normale dialettica democratica.
Quindi, sì alla fiducia sulla manovra?
Certo, è necessaria. Senza la fiducia si creerebbe una rincorsa sugli emendamenti, in cui mezzo parlamento vota una cosa, l' altro mezzo un' altra. Diciamolo chiaramente: il margine perle modifiche su Ici e pensioni è limitato, e comunque si deve tentare la via di miglioramenti.

Ma, alla fine, la fiducia comunque va votata. Non avverte la sensazione che la politica sia commissariata?
Questo è un momento di emergenza, e dobbiamo stare attenti al clima di antipolitica che c'è nel paese. Vedo una fase pericolosa: pacchi bomba, proiettili al sindaco Alemanno e al ministro Severino. A questo clima si risponde con la politica. Altrimenti qualcuno può dire: i tecnici fanno le manovre, i partiti sono silenti, quindi i partiti non servono.

Secondo lei, cosa dovrebbero fare i partiti?
I partiti in questo momento devono avere il coraggio di trovare terreni di protagonismo politico, a prescindere dagli ambiti di emergenza. È sbagliato, come sostiene l' amico Pisanu, affermare che dopo questa esperienza si prosegue con l' unità nazionale. Dopo questa esperienza la regola è la democrazia, il confronto, la competizione tra i partiti, non l' emergenza. Il che significa che occorre, sin da subito, fare politica sui terreni non di competenza del consiglio dei ministri.

Per esempio?
La riforma delle istituzioni, a partire dalla legge elettorale. Anche in questo caso aspettare supinamente il referendum significa cedere all' antipolitica.

Se il governo governa e la legge elettorale la fanno i cittadini, la domanda viene spontanea: a che servono i partiti e il parlamento?
Io dico: apriamo, subito, il confronto sulla legge elettorale.

Con quali paletti?
Due, innanzitutto. Primo: non disperdere l' eredità di un bipolarismo sano, che non si basi sull' approccio muscolare e sulla delegittimazione reciproca. Secondo: introdurre la possibilità che il cittadino scelga il suo rappresentante. Credo che il Mattarellum o il cosiddetto modello spagnolo possano rappresentare una base di discussione più proficua. E aggiungo: che tenga conto delle istanze non solo dei principali partiti, ma anche del Terzo polo. Non deve essere una legge punitiva.

Parliamo di Casini. Lei è tra i fautori di un' alleanza organica con l' Udc.
Io vado oltre. Le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono. Quindi, credo siano maturi i tempi per un patto federativo con l' Udc, con l' obiettivo di arrivare alla costruzione del Ppe in Italia. Dobbiamo essere onesti intellettualmente: il Pdl, inteso come casa comune dei moderati, non ha funzionato. Ora dobbiamo recuperare il tempo perduto, non attraverso un' altra fusione a freddo, ma sul modello dell' Ump francese: un patto tra i partiti che favorisca, col tempo, l' unificazione.

Scusi, sta parlando di cambiare nome e simbolo del Pdl?
Sì. Il tema del congresso deve essere il superamento del Pdl. A mio giudizio occorre una discussione profonda, a tutti i livelli, per aprire una nuova fase il cui approdo sia il cambio del nome e il varo di una costituente di tutti quelli che si riconoscono nel Ppe. Poi, il nuovo partito.

Mi pare che finché c'è l' ombra di Berlusconi, l' Udc non gradisce l' invito. Bastava ascoltare Buttiglione al congresso del Ppe a Marsiglia...
Schermaglie... Alfano non è un esecutore di ordini, è un dirigente politico che ha fissato il traguardo della costituente dei moderati sin dalla sua elezione.

E Berlusconi?
Ha il merito di aver fatto crescere in questi quindici anni una classe dirigente che guidi la transizione. Berlusconi ha sempre avuto un sogno. Ce lo ha detto molte volte: «Lascerò quando vedrò nascere il partito dei moderati italiani». Ad Alfano tocca il compito di realizzare il sogno.

Scusi, ma non ha mai nominato la parola Lega.
Non credo che l' alleanza sia finita. E del resto regge a livello territoriale. Certo, la linea secessionista per il nostro elettorato è inaccettabile. Vedremo prima delle prossime elezioni. 

lunedì 12 dicembre 2011

SERBIA: FRATTINI, “AUSTRIA E GERMANIA HANNO INCISO MAGGIORMENTE SU RINVIO CANDITURA ALL’UE”

INTERVISTA CON L’AGENZIA NOVA
di Fabio Squillante

Serbia: Frattini, “Austria e Germania hanno inciso maggiormente su rinvio canditura all’Ue”
E’ stata soprattutto la forte opposizione di Austria e Germania ad incidere sul rinvio a marzo della decisione dei capi di stato e di governo dell’Unione europea sulla candidatura della Serbia. Anche più delle recenti tensioni col Kosovo. A dirlo è stato l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica con “Agenzia Nova”. “Sono molto deluso di questa decisione di rinvio. E’ probabilmente una delle pochissime volte in cui il Consiglio europeo non segue una raccomandazione della Commissione, che invece era stata positiva sia per la Serbia che per il Montenegro”, ha detto Frattini. Secondo l’ex titolare della Farnesina, “ha influito certamente la questione delle tensioni col Kosovo, ma ha influito ancor di più un clima purtroppo non positivo che alcuni paesi, soprattutto Germania e Austria, hanno voluto sottolineare", malgrado le prospettive di nuovo allargamento o di dinamica positiva per i paesi dei Balcani. Questo, ha sottolineato Frattini, "è un elemento molto preoccupante”.


“Mi aspetto - ha proseguito Frattini - che a febbraio i ministri degli Esteri diano una valutazione pienamente positiva sia su Serbia che sul Montenegro, e che a marzo i capi di governo confermino questa valutazione". Il vicepremier serbo Bozidar Djelic non è altrettanto ottimista, visto che ha presentato le dimissioni dopo aver appreso la notizia del rinvio. "Ho letto le dichiarazioni di Djelic", ha detto Frattini, “spero che la decisione di congelare le dimissioni venga mantenuta”. Se si perdesse l’occasione di febbraio, ha proseguito l’ex titolare della Farnesina, l’Europa attraverserà “un'altra grande battuta d’arresto”. Frattini ha auspicato che “questa battuta di arresto non ci sia”, sottolineando che “il governo italiano opera in assoluta continuità con quella che era la mia azione di politica internazionale”. Fatto, quest’ultimo, confermato anche dall'azione del nuovo ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, che “continuerà a battersi per una risposta positiva” da parte dell’Ue.

Serbia: Frattini, attenzione alla deriva degli estremisti anti-Ue
 Lo scenario peggiore che si possa immaginare ora in Serbia è che il rinvio a marzo della decisione dei capi di stato e di governo dell’Unione europea sulla candidatura di Belgrado possa “privilegiare gli estremisti e coloro che non vogliono l’adesione all’Ue e che, in definitiva, non vogliono l’interesse della Serbia”. A dirlo è stato l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica con Agenzia “Nova”. La notizia del rinvio è stata accolta con delusione da Belgrado, al punto che il vicepremier serbo con delega all’integrazione europea, Bozidar Djelic, ha rassegato le dimissioni, che al momento sono però state “congelate” dal governo serbo.

“Io spero che la decisione di congelare le dimissioni venga mantenuta. So che il presidente Boris Tadic ha grande considerazione per Djelic, e lo stesso vale per il primo ministro Mirko Cvektovic”, ha detto Frattini, ricordando come la decisione del vicepremier sia maturata “da un impegno personale” e sia una “dimostrazione di serietà”. L’ex ministro degli Esteri italiano ha auspicato che il gesto di Djelic possa “semmai dare scossa per mettere a sopire tutti i dubbi residui sulla strada della Serbia”.

Balcani: Frattini, “l’Europa è l’unico modo per superare le tensioni tra comunità etniche”
Solo l’Europa è in grado di fare da “collante per assopire le tentazioni nazionalistiche nei Balcani” ed evitare che la regione scivoli verso il suo passato. Lo ha detto l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica a “Nova”. “Più stabilità e più Europa nei Balcani equivalgono a più stabilità e più sicurezza per tutta l’Unione europea. Non facciamo un favore ai Balcani aprendo loro le nostre porte, ma facciamo un favore anche a noi stessi”, ha detto l’ex titolare della Farnesina. “Le tensioni alle frontiere e tra comunità etniche vanno superate, ma l’unico modo per superarle è l’Europa”, ha detto Frattini. “La tensione alle frontiere tra Serbia e Kosovo e le manifestazioni di piazza in cui si bruciano le bandiere dell’Ue sono tutti segnali che se lasciati correre poi possono degenerare”, ha concluso l’ex ministro degli Esteri italiano.         


Bosnia: Frattini, “la stanchezza di certi paesi europei sta creando grandi problemi”
Alcuni paesi dell’Unione europea hanno mostrato una certa “stanchezza” nei confronti dell’allargamento alla regione dei Balcani, e questo sta ponendo “grandi problemi”. Lo ha detto oggi l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica a “Nova”. “La Bosnia-Erzegovina è il paese che pone maggiori difficoltà e maggiori problemi. E’ difficile però chiedere ai leader nazionali bosniaci di fare di più, se non daremo a nostra volta segnali forti”, ha detto Frattini. “Concordo sulla forte delusione di non vedere ancora in Bosnia un governo funzionante e delle istituzioni funzionanti dopo il grande lasso di tempo che ha fatto seguito alle elezioni”, ha aggiunto l’ex titolare della Farnesina, sottolineando tuttavia che per “chiedere di più, bisogna anche essere disposti a dare di più”. Secondo Frattini è necessario “far evolvere gradualmente l’Ufficio dell’Alto rappresentante e farlo diventare una struttura davvero rappresentativa dell’Unione europea: la risposta è, ancora una volta, più Europa”. 


Albania: Frattini, “da apprezzare il clima tra maggioranza e opposizione”
L’Albania ha bisogno di riforme condivise, e il clima che si è instaurato tra le due forze che si contrastano, la maggioranza di centrodestra del premier Sali Berisha e l’opposizione socialista guidata da Edi Rama, è “da apprezzare”. Lo ha detto oggi l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica a “Nova”. “Questa fase positiva è iniziata quando alla guida di una delegazione dell’Unione europea, con il mio collega greco Stavros Lambrinidis cercammo alcuni mesi fa di promuovere tale riconciliazione. La partita è riuscita”, ha detto Frattini. Secondo l’ex titolare della Farnesina, l’Albania necessita di riforme condivise a partire dai “meccanismi di forte controllo del parlamento, che però non paralizzino l’attività di governo”, per poi passare alle “regole per estirpare la corruzione all’interno degli apparati pubblici” e “alla riforma elettorale, che il premier Berisha ha offerto come gesto di riconciliazione ai socialisti di Rama”.


Schengen: Frattini, “assurdo impedire l'ingresso a chi rispetta i requisiti tecnici”
 Romania e Bulgaria stanno pagando il prezzo di una “stanchezza politica” che nulla a che a vedere con i requisiti per aderire allo spazio Schengen, ma che “molto a che a fare che con l'idea che, in fondo, lo spazio di libera circolazione dentro l’Ue sia da rivedere”. Lo ha dichiarato oggi l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica a “Nova”. “Sono stato in Europa il responsabile dell’allargamento di Schengen ai nuovi paesi membri, e le regole che nel 2007 avevamo stabilito erano molto precise e molto trasparenti”, ha detto Frattini, ricordando che Bulgaria e Romania “hanno raggiunto le caratteristiche tecniche necessarie per entrare”. Secondo l’ex capo della diplomazia italiana, ad essere messo in dubbio, in realtà, è lo stesso concetto di libera circolazione dei cittadini.

“Questo sarebbe un errore molto grande. Restringere quella grande libertà che è la libera circolazione nello spazio europeo sarebbe un passo indietro a cui l’Italia dovrebbe opporsi con tutte le forze”, ha detto Frattini. L’ex ministro degli Esteri italiano ha aggiunto che i “flussi di lavoratori irregolari e di rom che qualche volta commettono reati” sono proporzionalmente minimi “rispetto alla grandissima massa della popolazione romena e bulgara, che certamente è composta di persone che si sentono e sono cittadini europei”. Secondo Frattini è “assurdo” che bulgari e romeni non possano godere della libertà di circolazione, “specialmente dopo che i requisiti tecnici sono stati completati”. 

Ascolta l'intervista. Prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=CuHC4wWiKFI
                             Seconda parte: http://www.youtube.com/watch?v=Nde-o6fiJ84

venerdì 9 dicembre 2011

CROAZIA - I BENEFICI DI UN'UNIONE ALLARGATA SONO PIU' GRANDI DELLE PAURE EGOISTICHE

E’ un bel giorno per l’Europa, perché nonostante certi egoismi nazionali dei governi dei Paesi membri, regge a dure prove ed aggrega nuovi soggetti alla sua missione. La Croazia oggi ha realizzato quel sogno di 28° stato membro dell’Unione europea: adesione che negli anni alla Farnesina ho particolarmente seguito e sostenuto, e che conferma come il progetto europeo non si sia mai arenato, anzi, malgrado qualche voce scettica, ma isolata, continua a vivere e ad avanzare con forza, al punto da attrarre nuovi membri che hanno deciso di condividere con noi valori e obiettivi, battaglie e vittorie.

La volontà della Croazia di aderire all'UE - unita ai numerosi sforzi per adeguarsi ai suoi standard - dimostra che vi è una sempre più forte domanda di Europa. Ecco perché occorre rilanciare con convinzione, anche in momenti complessi e difficili come quelli che stiamo attraversando, quell’idea di un’Europa più unita, politica ed economica, che sappia con le proposte e con i fatti dimostrare che i benefici di un’Unione più forte, allargata ed integrata sono enormemente più grandi delle paure egoistiche e dei nazionalismi senza futuro.

Dopo la Croazia tocca alla Serbia e al Montenegro. 

Franco Frattini

CRISI: FRATTINI, DA VERTICE UE BICCHIERE MEZZO PIENO, MEZZO VUOTO

In passato abbiamo visto vertici più complessi e drammatici, oggi abbiamo un bicchiere purtroppo mezzo vuoto, per il fallimento di un' intesa a 27, ma mezzo pieno per un' Europa a 17 con un accordo importante che darà alla BCE un potere molto importante. Un aspetto positivo e uno negativo, dunque. Avremmo voluto più ambizione e rapidità invece ci siamo ridotti a dicembre quando poteva essere fatto tutto a maggio-giugno. Sono europeista convinto, come Monti e sappiamo che in questo momento le tesi europeiste dell' Italia prendono forma. Prendiamo questo risultato, sfruttiamolo fino in fondo, diamo alla BCE la gestione del fondo salva-stati e garantiamone quell' autonomia che é fondamentale per la sua esistenza''. 

Queste le parole di Franco Frattini  (PDL) intervenuto telefonicamente a Tgcom24



mercoledì 7 dicembre 2011

INTERVENTO PPE MARSIGLIA

Frattini - Barroso - Martens
JOURNEES D'ETUDES DU GROUPE PPE
Marseille – PALAIS DU PHARO


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FRANCO FRATTINI'S SPEECH

Mediterranean is not just a sea that unites continents and represents a bridge between historical cultures, religions, civilisations. Mediterranean, in this globalised world, is a broad region whose stability, prosperity, security should be taken as an absolute priority by the international community as a whole.

The latest developments of the so-called “Arab spring”, the serious problems that still people are facing in some countries of the region, the unsolved conflict between Israelis and Palestinians, the very heavy impact, in many fields, the Iranian nuclear proliferations is having: all these factors are crucial not only for the Mediterranean, but for a safer and prosperous world already in the near future.

Europe, and our political family, EPP and the affiliated national parties, bear a special responsibility.

In fact, in the past decades European and in general western countries accepted, sometimes encouraged or contributed to strengthen, partnerships of convenience with many dictatorial regimes. We, together, used to think to be better guaranteed in the fields of the counter-terrorism strategy or the comprehensive policies on illegal immigration. We put, in other words, emphasis first on stability and security, at the expenses of a shared prosperity for all the people living in these countries; above all we didn’t consider properly the crucial role played during decades in these societies by the massive and continuous violations of human rights and fundamental liberties. We all made a serious mistake.

First of all because, while making deals with dictators, we undermined the European and Western credibility to the eyes of millions of young people and broad social classes in Arab countries.

-        Arab spring was a wake-up call.

-        Protesters massively running to the streets have been asking for dignity, human rights, bread and jobs for all.

-        A number of regimes have fallen.

-        Some did so immediately, while in Lybia an international mission was necessary to protect people, and it led to the fall of the Gaddafi’s regime.
In Syria, a discredited regime under international sanctions should leave as soon as possible, even though an international force action should be avoided.

And now, how can Europe, and how can our Party, contribute to regain ground in this key regions of the world, by replacing the old partnerships of convenience with new forms of equal partnerships based on rights, development, mutual understanding?
How can we encourage our friends in the region to avoid any kind of extremist approach, while we have to respect free elections’ results? In this, Egypt will be by far the test-case for all the region.

Along the lines of the European charter and the EPP  charter of basic values, we should promote not only economic growth in the southern Mediterranean region. We should invest in those young generations which ask for cultural and occupational opportunities and full respect of the basic rights of all human beings.

First, invest in cultural exchanges; let us create networks among northern and southern universities, and launch a comprehensive Erasmus project for Mediterranean students, while softening too strict visa regimes, often seen as an obstacle to the broad circulation of ideas and cultural experiences.

-        Invest in research and innovation

-        Implementing a broad economic plan for supporting economies that risk to collapse, and so reducing the heavy risk of more unemployment.

-        The worst case scenario of these Arab revolutions would be a feeling of frustration within these young and often well educated societies, spreading the idea that none of the main goals are achievable.

This would strongly empower indoctrination and incitement from extremist groups, that have no interest in cooperating and engaging with western countries, and rather tend to disseminate hostile and discriminatory thoughts.

So, if we fail on engaging with these societies, if we leave them in the high seas of difficult transitions and deteriorating economic situations, we, Europe, and the West, all will soon have a much heavier price to pay.

When people are desperate and hungry, they massively migrate, regardless the risk for their lives. When young people and students find a wall before their aspiration to exchange free ideas with their colleagues in European education networks, they would probably grow in the conviction that clash of civilisations is the only way to prevail on what they would start considering “Europe fortresse”.

In promoting such as open strategy we, in the EPP family, are only following our principles. But in these are also some red lines, based on values and rights that are not negotiable. Human life and dignity; equality between man and woman in all fields; right to freely profess everybody’s religion, just to mention some.

On these, I think EPP bears a special responsibility to keep and strengthen our common identity, including all the principles that are part of our Christian values.

We don’t want to impose our model of democracy, nor our framework of fundamental rights. Democracy cannot be exported rather it should flourish within a people and a society.
But an open dialogue and mutual understanding between different cultures and civilisations doesn’t mean giving up the foundation of our own society just for the sake of complacency toward our interlocutors.

So, when it comes to the freedom of religion, for example, we cannot remain silent on the grave discrimination perpetrated on the Christian minorities as in many countries including physical violence and assassinations, or the prohibition by law to profess Christianity.
The issue of considering reciprocity guidelines, in these cases, should be on the table, as an element of a equal partnership and dialogue, where - nevertheless – one cannot accept imbalances and distortions from the other.

In conclusion, EU, with the contribution of EPP, to be an effective and well respected player in Mediterranean, should be visionary, speaking and acting politically and not bureaucratically with only one voice, and strike the right balance between openness on others’ reasons and arguments, and firmness on keeping the basic foundations of our European construction.

More Europe, not less Europe on investing on the future of Mediterranean region, paving now the way to results to be achieved in the short, mid and long term.

One of the European founding fathers, Alcide De Gasperi, once said: “A politician looks at the next elections; a statesman looks at the next generation”.

Let Europe showing leadership in this spirit.

Let our party playing a strong role on this.


Franco Frattini







lunedì 5 dicembre 2011

DIFENDERE LA MANOVRA - IL PDL NON RINCORRA, MA FACCIA UN ASSIST

Se le sorti del Paese fossero dipese da un tocco di bacchetta magica non saremmo stati costretti a fare i conti con scelte dure e difficili. E invece, in circostanze così particolari, di fronte ad una crisi economica internazionale che non allenta la sua presa, anche sull’economia italiana, abbiamo dovuto chiedere al coraggio e alla responsabilità di fare da endorsment alle nostre azioni. Abbiamo scelto di guardarci allo specchio e di discernere i difetti dalle capacità. Ci siamo conosciuti meglio, ma anche riconosciuti in quel dna di gestione responsabile che il Pdl, nel corso degli anni al governo, ha più volte saputo accogliere e sviluppare in situazioni complesse. Abbiamo dato il nostro consenso al governo Monti per il bene del Paese. Ed è sempre per il bene dell’Italia che dovremmo ora difendere una manovra che, seppur edificata su sacrifici imposti dalle più svariate pressioni, non dà alibi a chi, fino ad oggi, ha criticato l’Italia auspicando un nostro ritiro dalla partita europea. A Monti non possiamo chiedere miracoli. Non dobbiamo rincorrere. Se puntiamo ad un futuro meno asfittico possiamo, invece, fare un assist: indicandogli le cose buone realizzate fino ad oggi e costruendo insieme l’Italia del domani. Come fatto con le importanti richieste da noi presentate – penso alla vittoria sull’Irpef ad esempio – e che il governo ha già accolto favorevolmente. Solo così la politica potrà tornare ad essere identificata come uno strumento di cambiamento e non di adattamento.

Franco Frattini

venerdì 2 dicembre 2011

ALBUM DEI RICORDI

L'Unità Multimediale del Ministero degli Esteri, nata nel 2009, ed i tirocinanti MAE-CRUI raccontano l'impegno  alla Farnesina dell’ex ministro Franco Frattini con cui hanno lavorato in questi tre anni e mezzo.

Il contributo video raccoglie le immagini di incontri, iniziative e missioni all'estero dal 2009 al 2011.

Foto di Antonio Scattolon




REFERENDUM: ARTEFICI DEL CAMBIAMENTO E NON FARCI TRASCINARE DAGLI EVENTI

Il via libera della Cassazione può darci una scossa. Uno stimolo affinché, in un momento così delicato per la politica, si apra una riflessione seria per cercare le necessarie convergenze tra tutte le forze parlamentari ed approdare ad un nuova soluzione, il più largamente condivisa. Non possiamo ignorare la forte richiesta di cambiamento da parte dei cittadini, visto l’impressionante numero di firme raccolte. La politica non deve cedere il passo, ma giocare un ruolo da protagonista. Ecco perché dobbiamo essere artefici del cambiamento e non farci trascinare dagli eventi. Dobbiamo prevenire campagne elettorali suscettibili di raccogliere solo discredito verso la classe politica, e recuperare, al contrario, il rapporto elettore-eletto e una rinnovata fiducia nei partiti, nella politica e nelle istituzioni. Dunque lavoriamo perche i cittadini possano finalmente scegliere i loro rappresentanti in un quadro di bipolarismo maturo ed efficace.

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