E' bello tornare in una Tripoli liberata

MISSIONE IN LIBIA
"E' bello tornare in una Tripoli liberata". Lo ha detto il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, al suo arrivo a Tripoli per ribadire il sostegno dell’Italia alla transizione. Frattini incontrerà il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, il premier Mahmud Jibril e i ministri dei Trasporti Anwar Al Fituri e dell'economia, Abdallah Shamia. Poi vedrà anche il vescovo di Tripoli mons. Giovanni Martinelli. All’aeroporto di Maitiga, a Tripoli, il Ministro ha incontrato un gruppo di feriti del fronte di Bani Walid, che saranno trasferiti oggi in Italia per le cure necessarie. "L'Italia vi accoglie in amicizia, avrete le cure necessarie. Buona salute e buona fortuna", ha detto loro il capo della diplomazia italiana.

30.11.11 | Posted in | Continua »

Liberata nave italiana Rosalia D'Amato

Il Cacciatorpediniere Andrea Doria della Marina Militare è intervenuto oggi, a largo delle coste somale in supporto all'operazione di rilascio del mercantile Rosalia d'Amato e del suo equipaggio, sequestrati dai pirati al largo del Corno d'Africa lo scorso 21aprile.
Una notizia che mi riempie di gioia. Un successo frutto di un paziente e silenzioso lavoro mai interrotto in questi lunghi mesi. Vivo ringraziamento all’operato congiunto della Farnesina, della sua Unità di crisi e di tutte quelle strutture che hanno lavorato con discrezione e competenza assicurando il buon esito della vicenda. Mi auguro che l’Italia possa riabbracciare presto anche i marinai della petroliera Savina Caylyn ancora sotto il controllo dei pirati somali.


26.11.11 | Posted in , | Continua »

Intervista al Ministro degli Esteri italiano uscente Franco Frattini





"Berlusconi non è colpevole, sono sicuro che risulterà innocente. Per Israele non c'è motivo di preoccupazione per il fatto che se n'è andato, poiché anche il nuovo Governo appoggerà Israele. Non bisogna assolutamente riconoscere Hamas, non bisogna trasmettergli un messaggio di "business as usual" fin tanto che esorta alla distruzione dello Stato di Israele"

            Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi solo la scorsa settimana e ben presto dovrà presentarsi in corte per affrontare, una volta per tutte, le accuse nei suoi confronti, che includono frode, corruzione e rapporti sessuali con una minorenne. Ma Franco Frattini, fino alla scorsa settimana il suo Ministro degli Esteri e stretto alleato, crede che il Cavaliere risulterà innocente e sostiene che le accuse nei suoi confronti siano state formulate da magistrati politicamente ostili. "Le notizie sulla vita privata di Berlusconi sono sempre state esagerate", dice Frattini, giunto ieri in Israele. "Non credo che sia colpevole, e sono convinto che alla fine sarà scagionato da tutte le accuse".

            Anche svariati commentatori politici sostengono che sia troppo presto per pensare che Berlusconi sia finito politicamente, malgrado la sequenza di scandali, la crisi economica e le gravi accuse nei suoi confronti. Benché abbiano perduto la maggioranza alla Camera, Berlusconi ed i suoi alleati godono ancora della maggioranza al Senato e possono ostacolare o promuovere leggi. E, non meno importante, a dover fare i duri ed impopolari tagli di bilancio nei prossimi 14 mesi sarà il Governo di tecnici di Mario Monti. Ora Berlusconi ed i suoi alleati sperano che il pubblico dimentichi nel frattempo che la responsabilità dell'attuale situazione va attribuita a loro, e che, accusando Monti dei guai dell'Italia, li riporti al potere.

            Frattini sembra ottimista. "Berlusconi si è dimesso perché ha preferito gli interessi dell'Italia ai suoi interessi personali. È stato un passo che tutti hanno apprezzato… È stato un leader per molto tempo e rimarrà il leader del nostro partito anche in futuro, benché intendiamo nominare un nuovo Segretario Generale (che sarà il leader di fatto). Ora ci troviamo in una situazione straordinaria, perché non abbiamo mai avuto un Governo puramente tecnico. Gode anche di vasto appoggio, ma non ha aspirazioni politiche, e Monti stesso ha annunciato che non intende presentarsi alle elezioni a marzo 2013. Noi, invece, sì, e spero che vinceremo di nuovo".

Nel periodo di Berlusconi e Suo, l'Italia è diventata una stretta alleata di Israele, forse la più stretta in Europa. Questo potrebbe cambiare?
"Non ci saranno molti cambiamenti. Il Presidente del Consiglio Monti è molto esperto in questioni internazionali, ed il Ministro degli Esteri che mi ha sostituito, Giulio Terzi, conosce benissimo Israele – io stesso l'ho nominato Ambasciatore a Tel Aviv nel 2002. Prevedo che porti avanti la linea attuale".
E per quanto riguarda Hamas? Lei è stato uno degli artefici della sua inclusione nella lista di organizzazioni terroristiche dell'UE. In vista della possibile ascesa al potere dei Fratelli Musulmani in Egitto, crede che bisogna considerare di riconoscere Hamas?
"Assolutamente no. Non bisogna trasmettere un messaggio di "business as usual" fin tanto che esorta alla distruzione dello Stato di Israele, anche se acconsente ad una riconciliazione con l'Autorità Palestinese".
Mahmoud A-Zahar ha dubitato ieri della possibilità di raggiungere una riconciliazione piena, ma cosa succederà se Abu Mazen e Khaled Mash'al riusciranno oggi a raggiungere un'intesa senza riconoscere Israele?
"Noi esigiamo un riconoscimento pubblico ed ufficiale da parte di Hamas del diritto di Israele all'esistenza sicura. Una riconciliazione senza detto riconoscimento avrà delle conseguenze, non solo da parte di Israele e Stati Uniti, ma anche da parte dell'UE. Dobbiamo ricordare alle forze politiche palestinesi, ed anche a quelle in Egitto, che troveranno la risposta alle loro esigenze nella democrazia e non nell'estremismo religioso".
Non crede che sia una causa persa, almeno in Egitto?
"Sono molto preoccupato della situazione degradante in Egitto e dell'ascesa dei Fratelli Musulmani. Questi ultimi erano più organizzati sin dall'inizio, hanno mantenuto un profilo basso e hanno lasciato spazio al regime militare per guadagnare il tempo per organizzarsi ed imparare come gestire uno Stato. Ora esercitano pressioni sull'esercito nel senso di mollare, oppure stabilire una data chiara per le elezioni. L'Europa non ha ancora afferrato la gravità della situazione, ma io sono ancora ottimista che i moderati vincano".
Ma pare che l'Europa sia più presa dai propri guai. Dopo la caduta di Papandreu in Grecia, di Berlusconi in Italia e di Zapatero in Spagna, i leader stanno cercando soprattutto di sopravvivere in casa.
"Ci troviamo nel pieno di una crisi globale, e chi prende il ruolo di leadership in tempi di crisi paga il prezzo più tardi. Noi abbiamo perso le elezioni amministrative, Merkel ha subito gravi perdite nel suo campo, e l'elenco non finisce qui. Ma io credo ancora che bisogna aiutare gli egiziani a rimettersi in piedi, perché se loro perdono, anche noi pagheremo il prezzo (tra l'altro con l'inondazione dell'Europa con profughi ed immigrati)".

            Franco Frattini è arrivato ieri a Tel Aviv per prendere parte ad una conferenza, la prima del genere, con la partecipazione di parlamentari ed accademici da Israele, Russia ed Unione Europea. La conferenza, iniziativa dello Institute of International Integration Studies di Mosca e dell'Associazione israeliana di giornalisti di lingua russa, mira, tra l'altro, a migliorare il dialogo tra i vertici di Mosca e di Gerusalemme. Frattini, che insieme a Berlusconi ha trasformato l'Italia nel più prossimo amico della Russia nell'Europa occidentale, ritiene che questa conferenza sia molto positiva e crede che nei prossimi anni la Russia potrebbe modificare in senso positivo il suo atteggiamento nei confronti di Israele. "La Russia cerca di essere più coinvolta nella questione dell'Iran. Esercita pressioni ad Assad di andarsene, ed è coinvolta anche nel Quartetto", dice.

Ma la Russia fa il doppio gioco e, dimostrando coinvolgimento, lede soprattutto l'interesse israeliano – a cominciare dall'ostacolare la linea dura contro l'Iran, passando per l'accoglienza riservata ai capi di Hamas, per finire con il rappresentare la linea palestinese all'interno del Quartetto.
"Ecco perché questa conferenza è importante. Raramente russi ed israeliani hanno occasione di mettersi a tavolino ed agire insieme. È un segno che la Russia sta riconsiderando le sue relazioni nel Medio Oriente. Questo cambiamento deve essere graduale, non ci si può aspettare che cambino tutto in un giorno. Per il momento la questione più importante è quella del nucleare iraniano, e valuto sia anche interesse loro che gli iraniani non sviluppino una bomba. Ora ci serve che siano più duri con gli iraniani, e poi si potrà parlare anche di Hamas e delle altre tematiche".

TESTO ORIGINALE

"גם הממשלה החדשה ברומא תצדד בישראל"
שר החוץ היוצא של איטליה מרגיע כי "לישראל אין סיבה לדאוג מעזיבת ברלוסקוני" ומדגיש כי "אסור בשום פנים ואופן להכיר בחמאס"


מתן דרורי | 24/11/2011 8:09








 סילביו ברלוסקוני רק עזב את משרד ראש הממשלה בשבוע שעבר, ויצטרך בקרוב להתייצב בבית המשפט - ולהתמודד אחת ולתמיד עם ההאשמות נגדו, ובכלל זה הונאה, שוחד וקיום יחסי מין עם קטינה. אך פרנקו פרטיני, עד לשבוע שעבר שר החוץ שלו ובן בריתו הקרוב, מאמין שהקווליירה ייצא זכאי וטוען שלאישומים נגדו אחראים תובעים עם אג'נדה פוליטית עוינת. 


שר החוץ האיטלקי פרנקו פרטיני. "אנחנו דורשים הכרה מחמאס בזכותה של ישראל להתקיים בביטחון" צילום: רענן כהן
"הפרסומים על החיים הפרטיים של ברלוסקוני תמיד היו מוגזמים", אומר פרטיני שהגיע אמש לישראל. "אני לא חושב שהוא אשם ואני בטוח שבסוף הוא ייצא זכאי מכל האישומים". 

גם פרשנים פוליטיים טוענים שמוקדם להספיד את ברלוסקוני, חרף רצף השערוריות, המשבר הכלכלי והאישומים הקשים נגדו. אף שהפסידו את הרוב בבית התחתון, נהנים עדיין ברלוסקוני ובני בריתו מרוב בסנאט, וביכולתם לטרפד או לקדם חקיקה. 

לא פחות חשוב, ממשלת הטכנוקרטים של מריו מונטי היא שתצטרך לערוך את הקיצוצים הכואבים והלא פופולריים בתקציב ב-14 החודשים הקרובים. כעת מקווים ברלוסקוני ובני בריתו שהציבור ישכח בינתיים את אחריותם למצב, יאשים את מונטי בצרותיה של איטליה ויחזיר אותם לשלטון. 
"לא להכיר בחמאס"
פרטיני עצמו נשמע אופטימי. "ברלוסקוני התפטר כי העדיף את האינטרס של איטליה על פני האינטרס הפרטי שלו. זה היה צעד שכולם העריכו... הוא היה מנהיג זמן רב, ויישאר המנהיג של מפלגתנו גם בעתיד, אף שנמנה מזכיר כללי חדש (שיהיה המנהיג בפועל). 

"עכשיו
אנחנו במצב יוצא דופן כי מעולם לא הייתה לנו ממשלה על טהרת הטכנוקרטים. היא גם זוכה לתמיכה רחבה מאוד, אבל אין לה שאיפות פוליטיות, ומונטי עצמו הודיע שלא יתמודד בבחירות במארס 2013. אנחנו כן נתמודד, ואני מקווה שננצח שוב". 

בתקופה של ברלוסקוני ושלך הפכה איטליה לבת ברית קרובה של ישראל, אולי הקרובה באירופה. זה עלול להשתנות? "לא יהיו שינויים רבים. ראש הממשלה מונטי בקיא מאוד בנושאים בינלאומיים, ושר החוץ שהחליף אותי, ג'וליו טרצי, מכיר היטב את ישראל - אני מיניתי אותו בשנת 2002 לשגריר בתל אביב. אני צופה שימשיך בקו הנוכחי". 

ומה בדבר חמאס? אתה היית מיוזמי הכרזתו כארגון טרור באירופה. האם לנוכח ההשתלטות האפשרית של האחים המוסלמים במצרים צריך לשקול להכיר בו? "בשום אופן לא. אסור לשדר להם עסקים כרגיל כל עוד הם קוראים להשמדת מדינת ישראל - גם אם הם מסכימים על פיוס עם הרשות הפלסטינית". 

אמנם מחמוד א-זהאר הטיל אתמול ספק בסיכוי להגיע לפיוס מלא, אך מה יקרה אם אבו מאזן וחאלד משעל יצליחו להגיע היום להסכמה בלי להכיר בישראל? "אנחנו דורשים הכרה פומבית ורשמית של חמאס בזכותה של ישראל להתקיים בביטחון. אם יהיה פיוס ללא הדרישה הזו, יהיו לכך השלכות לא רק מצד ישראל וארה"ב, אלא גם מצד האיחוד האירופי. אנחנו צריכים להזכיר לכוחות הפוליטיים הפלסטיניים, וגם לאלה במצרים, שהם ימצאו את המענה לדרישותיהם באמצעות פנייה לדמוקרטיה ולא בקיצונות הדתית". 

"לרוסים ולישראלים יש הזדמנות לפעול ביחד"
אתה לא חושב שזה אבוד, לפחות במצרים? "אני מודאג מאוד מההידרדרות במצרים ומהתחזקות האחים המוסלמים. האחים היו מאורגנים יותר מלכתחילה, שמרו על פרופיל נמוך ונתנו צ'אנס לממשל הצבא כדי שיהיה להם מספיק זמן להתארגן וללמוד כיצד לנהל מדינה. כעת הם לוחצים על הצבא לעזוב או לתת תאריכים ברורים לבחירות. באירופה לא הבינו את חומרת המצב, אבל אני עדיין אופטימי שהמתונים ינצחו". 

אבל נראה שאירופה עסוקה יותר בצרותיה. אחרי נפילת פפנדראו ביוון, ברלוסקוני באיטליה וספאטרו בספרד, המנהיגים בעיקר מנסים לשרוד בבית. "אנחנו נמצאים בעיצומו של משבר גלובלי, ומי שמוביל בתקופת משבר משלם אחר כך את המחיר. אנחנו הפסדנו בחירות מקומיות, מרקל נחלה הפסדים קשים אצלה, והרשימה נמשכת. אבל אני חושב שעדיין צריך לעזור למצרים להשתקם כי אם הם ייכשלו, גם אנחנו נשלם את המחיר (בין היתר, בגלל הצפת אירופה בפליטים ובמהגרים) ". 

פרנקו פרטיני הגיע אמש לתל אביב כדי להשתתף בוועידה ראשונה מסוגה של חברי פרלמנט ואנשי אקדמיה מישראל, רוסיה והאיחוד האירופי. הוועידה שנערכת ביוזמת המכון ללימודים בינלאומיים משולבים במוסקבה ואגודת העיתונאים דוברי הרוסית בישראל, אמורה, בין היתר, לשפר את הדיאלוג בין מקבלי ההחלטות במוסקבה ובירושלים. 

פרטיני, שיחד עם ברלוסקוני הפך את איטליה לידידתה הקרובה ביותר של רוסיה במערב אירופה, מברך על קיום הוועידה ומאמין שרוסיה עשויה לשנות לטובה את יחסה לישראל בשנים הקרובות. "רוסיה מנסה להיות מעורבת יותר בנושא האיראני. היא דוחקת באסד לעזוב ומעורבת גם בקוורטט", הוא אומר. 

אבל היא משחקת משחק כפול, ואם היא מגלה מעורבות, היא בעיקר פוגעת באינטרס הישראלי - החל בבלימת הקו התקיף נגד איראן, דרך קבלת ראשי חמאס וכלה בייצוג הקו הפלסטיני בקוורטט. "לכן הוועידה חשובה. לעתים רחוקות יש לרוסים ולישראלים הזדמנות לשבת ולפעול ביחד. זה סימן שרוסיה שוקלת מחדש את יחסיה במזרח התיכון. השינוי הזה צריך להיות מדורג, אי אפשר לצפות שישנו הכל ביום. כרגע הנושא החשוב ביותר הוא הגרעין האיראני, ואני מעריך שזה גם האינטרס שלהם שהאיראנים לא יפתחו פצצה. עכשיו אנחנו צריכים שהם יהיו קשוחים יותר עם האיראנים, ואחר כך אפשר יהיה לדבר גם על חמאס ועל הנושאים האחרים ". 

גיל: 54 ; מפלגה: החל דרכו במפלגה הסוציאליסטית, כיום חבר במפלגתו של ברלוסקוני, איל פופולו דלה ליבירטה; תפקידים קודמים: כיהן פעמיים כשר החוץ, חבר בנציבות האירופית

24.11.11 | Posted in , , | Continua »

Frattini advises Israel: Talk less about settlements




Former Italian foreign minister predicts Palestinian unity deal will fail without Hamas recognition of Israel.

Regardless of whether Israel does or does not build in the settlements, it clearly needs to talk much less about the whole issue, Franco Frattini, Italy’s foreign minister until last week, told The Jerusalem Post Tuesday.

Frattini, who will be coming to Israel on Wednesday for a day’s conference in Tel Aviv on Israel, Russia and the EU sponsored by the Russian Institute of International Integration Studies and the Israeli Association of Russian Language Journalists, said the current diplomatic process suffered from a breakdown of trust exacerbated on the Israeli side by bombastic statements about settlements and on the Palestinian side by talk of a Fatah reconciliation with a non-repentant Hamas.

“When you see the multiplication of settlements, or better – decision on settlements without the concrete building of settlements – you run the risk of emphasizing the policy without having immediate results for settlers.That is, frankly speaking, a bit counterproductive to the interest of Israelis themselves,” Frattini said during a phone interview from Rome.

Indeed, while the Netanyahu government has spoken a great deal about settlement construction, the actual number of housing starts in the settlements is at its lowest point in more than a decade. Frattini, whose term as Italy’s foreign minister ended Friday when Silvio Berlusconi stepped down as prime minister, was not – unlike some of his European colleagues – calling for a resumption of an Israeli settlement freeze. He acknowledged that the construction freeze Prime Minister Binyamin Netanyahu announced in 2009 for 10 months did not bring the Palestinians back to the negotiating table.


However, Israel needs to change its policy, he said.

“What is needed is a decision to have a different approach on public statements, on making public announcements, emphasizing on TV that you want to multiply [settlement construction] tomorrow or the day after. All these public statements are frankly counterproductive because these are not followed by implementation in many cases – so settlers are not satisfied, because they don’t see the buildings, and Palestinians are not satisfied, because they look at what the government is emphasizing.”

Emphatic statements on the settlements, Frattini said, deteriorated the reciprocal trust between the two parties.


“And when there is mistrust between the two negotiating parties, how is it possible to resume negotiations? This is a point that everybody has to take into consideration,” he added.


By no means, however, does Frattini imply that the whole burden is on Israel’s shoulders.

The Palestinians, as well, must build up Israel’s trust, he said, and one way to do that is to scuttle Fatah-Hamas reconciliation talks, unless Hamas clearly and unequivocally recognizes Israel’s right to exist.


The Palestinians, said Frattini, need to make it clear to Israel that they do not see Israel’s security as negotiable. Trying to reconcile with a Hamas that retained destruction of Israel as a principle of its charter sends the opposite message, he said.

Frattini, who was one of those responsible in 2003 for getting the EU to recognize Hamas as a terrorist organization, said that even if Fatah and Hamas reconciliation talks later this week are successful, the EU will not change its attitude toward the organization unless there was a clear recognition of Israel.


“If there will be a clear formal public recognition that Israel has the right not only to exist but to live in security and peace, at that time we could consider a Hamas-Fatah reconciliation a possibility without having political consequences,” he said.

But if the reconciliation takes place without those guarantees, he indicated, there would be practical consequences from the EU, and not only from Israel and the US.

Frattini, who said he knew Abbas “quite well,” predicted that the Palestinian leader would be “wise enough” to avoid reconciliation without having guarantees that Hamas will change its tune on Israel. The lack of those guarantees, he said, is what had doomed reconciliation attempts up until now.


“They need broad international support. They know full well that relations with the US have deteriorated progressively,” Frattini said of the Palestinian Authority.

“I think President Abbas is a wise man and will not run the risk of putting the PA into a difficult situation by the de facto acceptance of ministers making public appeals for the destruction of Israel.”


Regarding Italian-Israeli ties, which flourished under Berlusconi, Frattinisaid those ties would not be harmed as a result of Berlusconi’s exit and the recent appointment of Mario Monti as Italy’s new prime minister.


“During our stay in the government, the close relationship between Israel and Italy was built with the broad support of the ruling majority, but also with an important part of the opposition. The idea of the Berlusconiled government was to build a relationship that was a lasting one, not one that will change,” he said.

One Israeli diplomat corroborated this, saying that Italy was the rare European country where there was strong support for Israel on the left side of the political spectrum, as well as on the right.


Frattini said Monti had a “very good and deep knowledge about international issues,” and pointed out that his own successor as foreign minister, GiulioTerzi di Sant’Agata, was a man he himself handpicked in 2002 as Italy’s ambassador to Tel Aviv.

Terzi, he said, knew Israel “quite well. He followed very closely my instructions as foreign minister to him, and in his capacity as foreign minister, it is certain he will continue to follow those guidelines and principles.”


Frattini also said that since strong supporters of Israel, such as himself, would not be disappearing in the parliament, but rather were “staying in the majority supporting the current government,” they would help ensure that Italy’s commitment to Israel and the level of the bilateral ties remain the same.


Frattini said he was invited to take part in Thursday’s conference on Israeli-Russian-EU relations at the David Intercontinental Hotel in Tel Aviv because he was considered “one of the closest friends of Israel, and one of the closes friends of Russia.”

The conference will include both Knesset members and members of the Russian State Duma.

Regarding Moscow’s current interests in the Middle East, Frattinisaid Russia “has a very important interest in not losing ground in the Middle East” during the current upheaval in the region. He said this was something that has been made more difficult considering the problems facing Syria, which has “historically and traditionally” been Moscow’s primary ally in the region.


“Russia is sincerely interested in keeping its position in the Middle East at a moment when it sees the position of its traditional allies losing credibility, losing ground and maybe losing power,” Frattini said. He added that, as a result of wanting to be a “player”in the Middle East, Moscow understood that it “has to have a more open discussion with Israel.”


“Until three or four years ago, when we used to talk about the Russian position in the Middle East, we used to talks about Russia as completely unbalanced, against the state of Israel and pro-Arab. They are now showing a new awareness that the more they will be able to show a balanced role, the more they will be a stronger player.”

He said that Russia, by virtue of the good relations it has with the Gulf States, could play an important role in the diplomatic process by urging those countries to take steps to normalize relations with Israel – in parallel to a resumption of ties between Israel and the Palestinians – as a way of “encouraging [and] fostering Israel to make concessions.”

Frattini dismissed the idea that the expected election of Vladimir Putin as president next year will lead to a deterioration of ties between the EU and Russia, saying that he believed there would be a continuity of Russian policy, and that there was a common European-Russian interest in cooperating across a variety of fields – from energy to nuclear security – and in how to approach regional crisis throughout the world.


He said his hope was that as Russia begins to be seen as a major world power, and not only a dominant regional one, it would take a firmer role against Iran’s nuclear program.

In the meantime, Russia and China are viewed as the two players preventing the UN Security Council from adopting the stiff type of sanctions against Iran that were taken Monday by the US, Canada and Britain.


23.11.11 | Posted in , | Continua »

"Frattini advises Israel: Talk less about settlements": The Jerusalem Post interviews Franco Frattini

Former Italian foreign minister predicts Palestinian unity deal will fail without Hamas recognition of Israel.

Regardless of whether Israel does or does not build in the settlements, it clearly needs to talk much less about the whole issue, Franco Frattini, Italy’s foreign minister until last week, told The Jerusalem Post Tuesday.

Frattini, who will be coming to Israel on Wednesday for a day’s conference in Tel Aviv on Israel, Russia and the EU sponsored by the Russian Institute of International Integration Studies and the Israeli Association of Russian Language Journalists, said the current diplomatic process suffered from a breakdown of trust exacerbated on the Israeli side by bombastic statements about settlements and on the Palestinian side by talk of a Fatah reconciliation with a non-repentant Hamas.

“When you see the multiplication of settlements, or better – decision on settlements without the concrete building of settlements – you run the risk of emphasizing the policy without having immediate results for settlers.That is, frankly speaking, a bit counterproductive to the interest of Israelis themselves,” Frattini said during a phone interview from Rome.

Indeed, while the Netanyahu government has spoken a great deal about settlement construction, the actual number of housing starts in the settlements is at its lowest point in more than a decade. Frattini, whose term as Italy’s foreign minister ended Friday when Silvio Berlusconi stepped down as prime minister, was not – unlike some of his European colleagues – calling for a resumption of an Israeli settlement freeze. He acknowledged that the construction freeze Prime Minister Binyamin Netanyahu announced in 2009 for 10 months did not bring the Palestinians back to the negotiating table.

However, Israel needs to change its policy, he said.
“What is needed is a decision to have a different approach on public statements, on making public announcements, emphasizing on TV that you want to multiply [settlement construction] tomorrow or the day after. All these public statements are frankly counterproductive because these are not followed by implementation in many cases – so settlers are not satisfied, because they don’t see the buildings, and Palestinians are not satisfied, because they look at what the government is emphasizing.”
Emphatic statements on the settlements, Frattini said, deteriorated the reciprocal trust between the two parties.
“And when there is mistrust between the two negotiating parties, how is it possible to resume negotiations? This is a point that everybody has to take into consideration,” he added.

By no means, however, does Frattini imply that the whole burden is on Israel’s shoulders.
The Palestinians, as well, must build up Israel’s trust, he said, and one way to do that is to scuttle Fatah-Hamas reconciliation talks, unless Hamas clearly and unequivocally recognizes Israel’s right to exist.
The Palestinians, said Frattini, need to make it clear to Israel that they do not see Israel’s security as negotiable. Trying to reconcile with a Hamas that retained destruction of Israel as a principle of its charter sends the opposite message, he said.

Frattini, who was one of those responsible in 2003 for getting the EU to recognize Hamas as a terrorist organization, said that even if Fatah and Hamas reconciliation talks later this week are successful, the EU will not change its attitude toward the organization unless there was a clear recognition of Israel.
“If there will be a clear formal public recognition that Israel has the right not only to exist but to live in security and peace, at that time we could consider a Hamas-Fatah reconciliation a possibility without having political consequences,” he said.

But if the reconciliation takes place without those guarantees, he indicated, there would be practical consequences from the EU, and not only from Israel and the US.

Frattini, who said he knew Abbas “quite well,” predicted that the Palestinian leader would be “wise enough” to avoid reconciliation without having guarantees that Hamas will change its tune on Israel. The lack of those guarantees, he said, is what had doomed reconciliation attempts up until now.
“They need broad international support. They know full well that relations with the US have deteriorated progressively,” Frattini said of the Palestinian Authority.

“I think President Abbas is a wise man and will not run the risk of putting the PA into a difficult situation by the de facto acceptance of ministers making public appeals for the destruction of Israel.”

Regarding Italian-Israeli ties, which flourished under Berlusconi, Frattinisaid those ties would not be harmed as a result of Berlusconi’s exit and the recent appointment of Mario Monti as Italy’s new prime minister.
“During our stay in the government, the close relationship between Israel and Italy was built with the broad support of the ruling majority, but also with an important part of the opposition. The idea of the Berlusconiled government was to build a relationship that was a lasting one, not one that will change,” he said.

One Israeli diplomat corroborated this, saying that Italy was the rare European country where there was strong support for Israel on the left side of the political spectrum, as well as on the right.

Frattini said Monti had a “very good and deep knowledge about international issues,” and pointed out that his own successor as foreign minister, GiulioTerzi di Sant’Agata, was a man he himself handpicked in 2002 as Italy’s ambassador to Tel Aviv.

Terzi, he said, knew Israel “quite well. He followed very closely my instructions as foreign minister to him, and in his capacity as foreign minister, it is certain he will continue to follow those guidelines and principles.”

Frattini also said that since strong supporters of Israel, such as himself, would not be disappearing in the parliament, but rather were “staying in the majority supporting the current government,” they would help ensure that Italy’s commitment to Israel and the level of the bilateral ties remain the same.

Frattini said he was invited to take part in Thursday’s conference on Israeli-Russian-EU relations at the David Intercontinental Hotel in Tel Aviv because he was considered “one of the closest friends of Israel, and one of the closes friends of Russia.”

The conference will include both Knesset members and members of the Russian State Duma.

Regarding Moscow’s current interests in the Middle East, Frattinisaid Russia “has a very important interest in not losing ground in the Middle East” during the current upheaval in the region. He said this was something that has been made more difficult considering the problems facing Syria, which has “historically and traditionally” been Moscow’s primary ally in the region.

“Russia is sincerely interested in keeping its position in the Middle East at a moment when it sees the position of its traditional allies losing credibility, losing ground and maybe losing power,” Frattini said. He added that, as a result of wanting to be a “player”in the Middle East, Moscow understood that it “has to have a more open discussion with Israel.”

“Until three or four years ago, when we used to talk about the Russian position in the Middle East, we used to talks about Russia as completely unbalanced, against the state of Israel and pro-Arab. They are now showing a new awareness that the more they will be able to show a balanced role, the more they will be a stronger player.”

He said that Russia, by virtue of the good relations it has with the Gulf States, could play an important role in the diplomatic process by urging those countries to take steps to normalize relations with Israel – in parallel to a resumption of ties between Israel and the Palestinians – as a way of “encouraging [and] fostering Israel to make concessions.”

Frattini dismissed the idea that the expected election of Vladimir Putin as president next year will lead to a deterioration of ties between the EU and Russia, saying that he believed there would be a continuity of Russian policy, and that there was a common European-Russian interest in cooperating across a variety of fields – from energy to nuclear security – and in how to approach regional crisis throughout the world.
He said his hope was that as Russia begins to be seen as a major world power, and not only a dominant regional one, it would take a firmer role against Iran’s nuclear program.

In the meantime, Russia and China are viewed as the two players preventing the UN Security Council from adopting the stiff type of sanctions against Iran that were taken Monday by the US, Canada and Britain.

Source: Herb Keinon

23.11.11 | Posted in , | Continua »

PRESENTAZIONE MONETA COMMEMORATIVA PER A. DE GASPERI





Mercoledì 23 novembre 2011, alle ore 11 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustinani - Senato della Repubblica (Via della Dogana Vecchia, 29) la Fondazione Alcide De Gasperi e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato presenteranno la moneta celebrativa coniata per commemorare il 130° anniversario della nascita di Alcide De Gasperi.

Alla cerimonia parteciperanno il Presidente del Senato Sen. Renato Schifani, il neo Presidente della Fondazione Alcide De Gasperi On. Franco Frattini, il Presidente Onorario della Fondazione Sen. Giulio Andreotti e la Sig.ra Maria Romana De Gasperi, figlia dello Statista e Vice Presidente Vicario della Fondazione. Interverranno inoltre personalità del mondo politico, economico e culturale.

La moneta, in argento 925 e con un valore nominale di 10 euro, riproduce da un lato il ritratto di Alcide De Gasperi e sul rovescio riporta la frase da lui pronunciata alla radio dallo Statista il 5 gennaio 1952: “Vi parlerò dell’Europa di domani, di quell’Europa che vogliamo ideare e costruire”.

"FONDAZIONE ALCIDE DE GASPERI" per la democrazia, la pace e la cooperazione internazionale


Informazioni:
Fondazione Alcide De Gasperi – Via Pavia, 1 00161 Roma
Tel. 06-44.16.381 - Fax 06-44.16.38.34 -
e-mail: info@fondazionedegasperi.it

Accrediti per i giornalisti:
Senato della Repubblica – Ufficio Stampa

21.11.11 | Posted in , , | Continua »

CONFERENZA FONDAZIONE ADENAUER. FRATTINI SULLA CRISI EUROPEA



Nel suo primo giorno da ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Invitato ad una conferenza sulla crisi europea dalla Fondazione Adenauer a Berlino, Frattini, anche in veste di neo presidente della Fondazione De Gasperi, ammette che il Governo italiano uscente ha esitato troppo sulla strada delle riforme aggravando, così, i difetti del nostro sistema: bassa crescita ed eccessivo debito pubblico.

Anche l’Europa ha tentennato di fronte ai primi segnali di crisi mostrando una scarsa capacità politica mettendo a nudo il peccato originale dell’euro.

In più Germania e Francia hanno scelto la strada del rapporto privilegiato bilaterale e non del metodo comunitario. Ecco perché ora occorre, - di fronte alla crisi - più Europa, più integrazione politica.
Un compito che interpella il neo Governo Monti.

Frattini, “ Il governo italiano valuterà in modo costruttivo le proposte che in questa direzione verranno presentate e tra queste non escludiamo una modifica dei trattati che si rendesse necessaria".
Modificare il trattato di Lisbona è la linea tedesca ripetuta in questi giorni dalla cancelliera Merkel che vuole arrivare con proposte concrete già al vertice europeo del 9 dicembre.



Guarda il servizio del TG1: http://www.youtube.com/watch?v=yc4kye3HDlA

18.11.11 | Posted in , | Continua »

Grazie Farnesina



     L’ orgoglio. Del lavoro fatto, della fiducia che ci siamo conquistati, della tradizione storica di cui siamo stati interpreti. Di ciò che siamo. E’ il sentimento che ho condiviso l’ altro ieri con i miei collaboratori, congedandomi da loro alla Farnesina al termine di tre anni e mezzo vissuti assieme con passione e con intensità, e che oggi voglio condividere con tutti voi.

     Il lavoro. Abbiamo fatto cose delle quali possiamo legittimamente andare fieri. Innanzi tutto preservando e rafforzando, per il Ministero degli Esteri, il carattere di un’ istituzione “alta”, al di fuori e al di sopra delle polemiche di parte, del tramestio di questa temperie politica, anche delle naturali turbolenze parlamentari. Un’ Amministrazione che ha saputo rinnovarsi e tenersi al passo coi tempi, anche con una riforma che ho fortemente voluto, e che non ha mai cessato di essere, per tutti, un punto di riferimento di serietà, di correttezza istituzionale e di lealtà. La lealtà deve essere il tratto qualificante del servitore dello Stato, e ho toccato con mano, in questa e nella mia precedente esperienza alla Farnesina, quanto essa sia profondamente radicata nella nostra diplomazia. Un’ Amministrazione, quella degli Esteri, che ha dimostrato di meritare sino in fondo il sostegno straordinario che il Presidente della Repubblica ha assicurato non solo al Ministro, ma, per l’ appunto, al Ministero tutto, che ha lavorato sempre e solo nell’ interesse dell’ Italia, anche e soprattutto nei momenti delle decisioni più difficili e più coraggiose, come quelle che abbiamo dovuto prendere quest’anno di fronte ai cambiamenti epocali che hanno caratterizzato il Mediterraneo.

     La fiducia. Ben al di là delle inquietudini che attraversano la Nazione, e ben oltre l’ attenzione non sempre adeguata, non sempre scrupolosa, verso la politica estera, da parte dei nostri media, spesso distratti da questioni che di attenzione non ne meriterebbero alcuna, all’ estero si sono accorti, eccome, che l’ Italia c’è. In tutte le sedi internazionali i rapporti con noi sono stati basati su quella particolare fiducia che viene tributata solo a chi dimostra di non tradire mai la parola data e gli impegni presi. Nell’ arena internazionale, chi tradisce anche una sola volta è fuori dal giro. Da tutti i miei colleghi, con i quali ho instaurato rapporti di familiarità anche personale, mi sono sempre sentito dire: quando vieni da me, sei a casa tua. Lo hanno detto a me, e tramite me, alla diplomazia italiana, il cui operato non sempre è andato in prima pagina, ma ha sempre goduto di un prestigio indiscusso.

     La continuità. Perché quel prestigio è frutto di una serietà e di una professionalità del Ministero degli Esteri che, in questi anni, hanno confermato la loro tradizione storica che ha tenuto, e continuerà a tenere, alto l’ orgoglio nazionale. Anche quando si parlava, a sproposito, di “impresentabilità” del nostro Paese, la Farnesina si è sempre “presentata”, accompagnata da rispetto, stima e considerazione. Si sono “presentati” i Sottosegretari che mi hanno aiutato in questi anni, svolgendo, con dedizione, un lavoro straordinario a nome dell’ Italia. Si sono “presentati” i diplomatici e, con loro, tutto il personale del Ministero, che ha messo al servizio del Paese un impareggiabile patrimonio di competenza e profondo senso dello Stato.

     Per me, che dalle istituzioni provengo, è motivo di immensa soddisfazione. Nell’ istituzione che lascio oggi ho sempre avuto la certezza di non essere solo. La mia gratitudine è dunque troppo forte, troppo sentita, troppo vera, per rimanere fra le mura del Ministero. E il mio impegno per mantenere all’ Italia il ruolo che le spetta sulla scena internazionale prosegue da subito in Parlamento dove, se mai la Farnesina dovesse dubitare di essere compresa, di sicuro io la capirò.
        
     Grazie Farnesina.

17.11.11 | Posted in | Continua »

Lectio di Franco Frattini al Konrad Adenauer Stiftung



Desidero ringraziare la KAS per l’invito a prendere la parola davanti ad una platea così qualificata, in un momento in cui credo debbano essere dette parole di franchezza ma anche di speranza sul futuro dell’Europa e sul contributo che Italia e Germania potranno apportare.

Sono qui come Ministro dimissionario del Governo italiano ma come Europeista in carica, oggi e sempre. Gli ideali di un’Europa forte e unita in cui mi sono formato sono stati confermati dall’esperienza e dai contatti quotidiani dei quasi 10 anni da Ministro degli Esteri e Commissario europeo. L’incarico prestigioso di Presidente della Fondazione Alcide de Gasperi, che mi è stato recentemente affidato e che mi onora, riconosce queste mie credenziali e mi offre l’opportunità di continuare a lavorare in futuro con la KAS per la promozione degli ideali europei.

1) L'Unione come progetto irreversibile.

Signore e signori,
è diffusa l'impressione che la crisi in atto costituisca un fatto senza precedenti nella storia europea, tale da arrivare a minacciare le basi della nostra unità. In questo momento di apprensione per le sorti del continente, non è ozioso ricordare all'opinione pubblica che l'Unione Europea ha conosciuto numerose battute d'arresto, senza che mai venissero messi seriamente in discussione i suoi presupposti. Il susseguirsi di successi e fallimenti è anzi la cifra identitaria del processo di integrazione europeo.

La Comunità Europea di Difesa, embrione di integrazione militare fortemente voluto dal Presidente De Gasperi, non arrivò mai a realizzarsi ma inaugurò una riflessione sull’integrazione militare ed il coordinamento delle politiche di difesa che continua ancora oggi. Il trauma causato dalle crisi petrolifere del 1973 e del 1979 lasciò segni profondi nelle nostre economie e società, ma trovammo le energie per reagire e creare il sistema monetario europeo. La caduta del muro di Berlino aprì scenari inediti sull'estensione dell'Europa, ma un alto senso della storia ci fece optare rapidamente per un processo di allargamento ampio e generoso. La delusione per la bocciatura della Costituzione europea fu superata aprendo la strada al negoziato per il Trattato di Lisbona.

Questa volta non sarà diverso, ne sono profondamente convinto. Dall'Unione non si torna indietro. Noi siamo i pedali, e la bicicletta dell’Europa può andare soltanto in avanti. Se si ferma, cade. Occorre tamponare la crisi ma contemporaneamente disegnare soluzioni di lungo periodo che accrescano il livello di integrazione europea.

Ciò che rende unica la UE è la sua capacità di plasmare gli Stati nazionali affinché si adattino progressivamente agli obiettivi concordati, riformandosi ed eventualmente rinunciando a orientamenti radicati nell'esperienza nazionale. E’ successo con tutti i processi via via condivisi, come l’Accordo di Schengen o l’allargamento.

Sta avvenendo anche con l'Euro, seppur in una fase critica e con pressioni crescenti sugli Stati nazionali. La necessità di sostenere la moneta unica sta gradualmente trasformando le economie nazionali, accelerando le riforme troppo spesso rinviate. Accade anche in Italia e credo che il gesto di alta responsabilità istituzionale di Berlusconi vada riconosciuto come il momento di avvio di una fase transitoria importante che permetterà, ne sono certo, al prof. Monti, di fare bene e presto per il mio Paese.

L’obiettivo di difendere la moneta unica sta inoltre spingendo tutti i Paesi a convergere su soluzioni rapide per rimediare agli errori del passato.

Ad esempio, nel corso degli ultimi due anni abbiamo fatto molto per reagire all'emergenza. Ci siamo dati regole chiare e strumenti efficaci con gli obiettivi di far tornare l'Europa sui binari della crescita economica, ma anche di stimolare gli Stati membri ad un consolidamento delle finanze pubbliche. La politica della crescita si deve conciliare con la disciplina fiscale: è la cultura della stabilità, che so essere cara al Governo e alla mentalità tedesca.
Occorre ora fare di più e più in fretta.

2) Il caso italiano: fragilità ma coscienza dei propositi

Signore e signori,
Il contagio all’Europa della crisi economica scoppiata nel 2008 negli Stati Uniti e poi trasferita ai debiti sovrani, è sembrato far vacillare la fermezza con cui siamo chiamati a difendere l'Euro. Anziché mantenere salde le redini di un approccio condiviso al salvataggio greco, abbiamo all’inizio e per molto tempo tentennato, accentuando le divisioni fra Paesi membri e lasciando spazio alla speculazione finanziaria.

Nella difficoltà di superare condizionamenti locali e di mettere a punto strategie lungimiranti, abbiamo dubitato di noi stessi e della nostra missione come politici europei. E’ sembrato a tratti che lo sconforto fosse destinato a prevalere sulla determinazione. "Lo scoraggiamento - diceva De Gasperi - è il pericolo principale delle democrazie. Per infondere coraggio servono la coscienza profonda e la certezza di attuare il proprio proposito".

L'Italia ha coscienza profonda di quali siano gli obblighi verso i suoi partner e le misure da intraprendere con urgenza. Permettetemi tuttavia di fare chiarezza sulla situazione in cui oggi si trova l’Italia, da tre mesi oggetto di un attacco speculativo senza precedenti, che punta al cuore del nostro sistema economico e finanziario.

L'Italia è un Paese solido, serio, con una forte base industriale e manifatturiera ed una tradizione imprenditoriale vitale, spesso citata ad esempio per quanto riguarda la piccola e media impresa. Abbiamo sempre onorato i debiti e rispettato gli impegni europei e internazionali. Non abbiamo squilibri macroeconomici gravi, bolle immobiliari o finanziarie. Il risparmio delle famiglie italiane è tradizionalmente molto alto, mentre il rapporto deficit/PIL si è mantenuto negli ultimi anni su valori non lontani da quelli tedeschi, a testimonianza di una linea di rigore che non nasce oggi. Il sistema bancario, oggetto negli anni ’90 di un processo di privatizzazione dagli esiti positivi, è solido, come dimostra l’assenza di interventi pubblici sostenuti.

Certamente, conviviamo da troppo tempo con un problema di bassa crescita e di eccessivo debito pubblico. Ne siamo consapevoli e abbiamo agito in questi mesi per porre rimedio, a cominciare da un pacchetto di misure per quasi 60 miliardi e dall’impegno a introdurre nella Costituzione la regola d’oro del pareggio. Il pacchetto importante di misure che abbiamo presentato al Vertice Europeo del 26 ottobre e che il nuovo Governo si appresta ad attuare con tempestività, è stato accolto con favore tanto dall’Unione Europea quanto dal G20 e dal Fondo Monetario.

I nostri fondamentali economici sono solidi e abbiamo preso impegni puntuali. Come si giustifica, allora, l’accanimento dei mercati contro il nostro Paese? Come spieghiamo che altri Paesi che presentano fragilità anche notevoli, non sperimentano le stesse difficoltà ?

Abbiamo la responsabilità di aver troppo a lungo esitato nell’intraprendere quel cammino di riforme e quel salto di qualità che ci viene giustamente chiesto, in quest’ora critica, dalle istituzioni comunitarie. La nostra credibilità politica è stata messa a dura prova.

Io credo però che vi sia anche una seconda risposta, altrettanto valida. Scontiamo la percezione che dietro la moneta unica vi siano esitazioni, reticenze e meccanismi di governo dell'economia incompiuti. Mai come in questo momento il processo decisionale dell'UE, di per sé fisiologicamente complesso, si è rivelato inadeguato rispetto all’impatto dei mercati, che agiscono con estrema rapidità su scala planetaria, a volte con fini speculativi.

3) La natura politica della crisi in atto. 

Ecco allora che, se la fotografia degli accadimenti di questi mesi tende a mostrare il progetto politico europeo messo in scacco da una crisi economica virulenta, la realtà è piuttosto quella di una crisi della Politica europea. Il vuoto di fiducia in governanti ed istituzioni comunitarie, incapaci di mostrare compattezza e fermezza per far prevalere il principio di solidarietà europea e salvare la moneta unica, è stato occupato dai mercati.

Dobbiamo riportare la Politica al centro della strategia dell'Unione.
In primo luogo per correggere gli squilibri che hanno determinato le condizioni attuali.  E' ormai evidente che non giochiamo ad armi pari con le altre potenze economiche mondiali. Grava sulla situazione europea il peccato originale di una moneta unica creata senza l'appoggio di un'autorità economica comune, in grado di prendere decisioni rapide, assicurare la necessaria convergenza della politica economica e la sostenibilità dei conti pubblici dei Paesi euro. Fu l’incompiuta di Maastricht, che ancora oggi pesa su di noi.

E' l'ora delle scelte coraggiose, lungimiranti e creative, con l’obiettivo finale di avere più Europa. Il Governo italiano valuterà in modo costruttivo le proposte che verranno presentate, tenendo presente, tuttavia, che l’ipotesi di una modifica dei Trattati potrebbe essere prematura.
Non è il momento di dare spazio a recriminazioni ed egoismi nazionali, né di prefigurare un'Europa a due velocità divisa tra Paesi virtuosi e non virtuosi, categorie che paiono quasi il frutto di un giudizio di carattere etico.

Occorre maggiore solidarietà nell'interesse di tutti gli Stati membri, da abbinare a politiche virtuose di stabilità e rigore. Non illudiamoci che il contagio si fermi sulle rive del Tevere. Abbiamo tutti da perdere da una crisi che metta in discussione la moneta comune, che andrebbe poi inevitabilmente ad incidere sul mercato interno. L'Unione non è un gioco a somma zero ma piuttosto una win-win solution. Tutti abbiamo accettato regole comuni perché ne abbiamo visto la convenienza. Tutti abbiamo delle responsabilità - sebbene in grado diverso - per non averle sempre rispettate e tutti dobbiamo sentirci coinvolti nella ricerca di soluzioni di lungo periodo.

E' infatti indispensabile ritornare con decisione al metodo comunitario. Siamo un'Unione a 27 e per essere efficaci, le riforme devono essere condivise da tutti gli Stati membri. Il ricorso a consultazioni intergovernative in formato ristretto scardina questo metodo, indebolendo il sentimento nazionale di responsabilità e di partecipazione ad uno sforzo collettivo, senza garantire efficacia e trasparenza.
Soltanto un’Unione più marcatamente politica potrà  inserire nuovamente il mercato nella cornice di indirizzi ed orientamenti che abbiano al centro l'uomo e i suoi diritti. Gli eccessi e gli azzardi che hanno originato la crisi mostrano un divario preoccupante della finanza dall'economia reale, dalla produzione di beni e servizi utili al progresso dell'uomo.

Il riaffiorare dello scetticismo antieuropeista ed il malessere delle opinioni pubbliche per le misure di austerità già adottate e per quelle che si preannunciano, potranno essere sconfitti solo valorizzando le ragioni - ed i vantaggi - della coesione e mettendo in guardia contro i costi di un eventuale sfaldamento dell’Eurozona.

Un’Unione con una più decisa componente politica significa un’Unione in grado di salvaguardare la sua specificità ed il suo ruolo nel mondo. L'economia sociale di mercato, lo Stato di diritto, la tutela delle minoranze: sono questi i tratti distintivi che giustificano il ruolo ispiratore, se non trainante, che l'Unione esercita da sempre in seno alla comunità internazionale. Non in virtù del prodotto interno lordo accumulato dei nostri Paesi, ma della cultura umanistica di cui siamo portatori.

4) Italia e Germania
Italia e Germania hanno il dovere storico di portare a compimento il disegno dei padri fondatori.
L'intesa costruttiva tra Germania e Francia è la pietra angolare della costruzione europea e ci attendiamo che venga costantemente puntellata, al di là delle contingenze politiche. Solo con il coinvolgimento dell'Italia, tuttavia, il progetto dei fondatori era ed è realmente europeo nella sua accezione più ampia, non limitata all'Europa centrale.

De Gasperi e Adenauer iniziarono, insieme a Schuman, un'opera paziente e irreversibile di consolidamento degli argini comuni contro i fiumi dell'egoismo nazionale, che tanto danno hanno prodotto in passato e che rischierebbero oggi di condannarci all'irrilevanza nei mutati scenari internazionali. Non a caso entrambi provenivano dalle regioni di frontiera dei rispettivi Paesi, là dove più forti sono i sentimenti nazionalistici ma più acuta - per chi sa coglierla - è l'esigenza della concordia fra i popoli.

Oggi la minaccia alla nostra stabilità proviene da forze sovranazionali e trasversali. E' il mercato, entità astratta non soggetta al vaglio democratico e non partecipe di quel “contratto sociale” che dovrebbe legare politica, economia e cittadinanza, che minaccia di portarci via il sogno europeo. Un sogno che abbiamo tenuto vivo nonostante difficoltà che parevano insormontabili e di cui la città di Berlino è testimonianza e monito vivente.

L'Italia è determinata a rimettere ordine in casa con senso di responsabilità e di urgenza. Possiamo far ricorso ai numerosi talenti di cui disponiamo ed alle risorse del nostro spirito nazionale, che sono tante e per le quali sappiamo esserci sincero apprezzamento in Germania.

Abbattere il debito pubblico, stimolare la crescita e rilanciare la competitività sono le principali sfide che abbiamo di fronte. Richiederanno misure impopolari e la ricerca quotidiana di un consenso parlamentare trasversale alle forze politiche.

Nell’accingerci a questo percorso in salita, facciamo affidamento sull’accompagnamento dell’Europa ed in particolare sull’amicizia e la collaborazione della Germania.

Il posto dell’Italia è tra i protagonisti dell'Europa, al vostro fianco, per contribuire a gettare le basi di una vera governance delle politiche economiche dell'Unione, obiettivo ineludibile ed opportunità straordinaria che ci viene offerta in questi tempi di crisi. Grazie.

17.11.11 | Posted in , | Continua »

FRATTINI: «ORA NIENTE SGAMBETTI»



Intervista a Il Messaggero

Carlo Fusi

Fin da subito, e tra i primi, Franco Frattini ha appoggiato il tentativo di Monti. Ora che la strada è in discesa, potrebbe togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ma il tono, come sempre, è soft. «E' stato necessario spiegare a coloro che tutt'ora non ne sono convinti, che fosse giusto lavorare per porre l'interesse del Paese prima di quello del Pdl o della coalizione. Fortunatamente ha prevalso il principio che l'Italia viene prima di ogni altra cosa, che le famiglie italiane hanno paura della crisi, che bisogna tutelare i giovani, che i risparmiatori debbono venire prima di ogni altra cosa. Una posizione di saggezza che Berlusconi ha portato avanti come un uomo di Stato».

Però, ministro, è un fatto che lei sia stato attaccato anche con forza. E adesso? «Non ho ricevuto critiche politiche che non fossero legittime. Sono ancora più soddisfatto perché la soluzione che dal primo istante avevo sostenuto, e cioè un governo che potesse portare il Paese fuori dalla crisi con personaggi di indiscussa esperienza e credibilità, sia stata accettata non solo da Berlusconi ma anche da tutto il partito».

Resta che avete rischiato una divisione verticale. Come potrà ricomporsi?«Non sembri un paradosso ma la discussione accesa che poi ha portato a una decisione unitaria può avere un effetto rifondativo sul Pdl, una sorta di nuova nascita, sotto la leadership indiscussa e indiscutibile di Berlusconi. Diciamocelo francamente: questo Pdl era nato sulla carta, furto di una fusione fredda tra FI e An. Il confronto interno ha favorito la caduta delle vecchie appartenenze, ed è un bene».

E adesso quale atteggiamento avrà il Pdl verso Monti: leale sostegno e collaborazione o starete lì pronti a cogliere il minimo errore per farlo cadere?
«Semplice: dobbiamo essere conseguenti. E' evidente che il Pdl ha garantito il suo sostegno con delle indicazioni molto chiare relative al programma. A quello ci atteniamo. Le indicazioni di Berlusconi e di Alfano fanno sì che l'impegno del Pdl sia pieno. Sarebbe davvero pericoloso dopo questa decisione un comportamento parlamentare che non fosse coerente. Non saremmo seri nei confronti degli impegni che abbiamo preso e dimenticheremmo che già Berlusconi si era impegnato a rispettare l'attuazione dei famosi 39 punti richiesti dall'Europa già Berlusconi si era impegnato a rispettare e che dunque vedono in noi un sostenitore naturale».

Tuttavia la reazione dei mercati finora non è stata entusiasmante. Non credono a Monti oppure la situazione è troppo compromessa? «Vuol dire quello che ha esplicitato con coerenza il Commissario europeo agli affari economici 0lli Rehn, e cioè che anche se cambia il governo non cambiano i problemi dell'Italia. Se un programma di riforme viene delineato, annunciato ma poi vi sono resistenze, vi è chi dà l'impressione di non voler acconsentire, i mercati dicono: è la solita Italia che si divide. La fiducia nel professor Monti va accompagnata con il mettere sul tappeto i provvedimenti attuativi di quei famosi 39 punti e allora i mercati schizzeranno in su e gli spread in giù».

Monti deve durare fino al 2013? «Credo che si debba dire con chiarezza che il governo Monti ha un programma che deve essere realizzato. Il termine di realizzazione di quel programma segna la fine del mandato di Monti».

Deve fare anche la riforma elettorale?
«No, non la deve fare. Il sistema elettorale non fa parte del programma ed è evidente che vi fosse una iniziativa che la includesse, noi per quella parte riterremmo esaurito il mandato di Monti. La riforma elettorale è materia delle forze politiche e del Parlamento, non certo di un governo tecnico».
E che succede se la Consulta ammette il referendum?
«Saranno le forze politiche e non il governo tecnico a doversene occupare. Naturalmente auspico che i partiti arrivino su questo terreno ad una soluzione condivisa. In caso contrario, si svolga pure la consultazione popolare».

Capitolo Lega. Maroni dice che con il Pdl è rottura... «E' una rottura che ci imporrà uno sforzo supplementare per ritrovare punti di convergenza. Con la Lega abbiamo un'alleanza territoriale che non viene messa in discussione. Per quel che riguarda le elezioni politiche, quando si svolgeranno, credo sia indispensabile riannodare il filo che porti ad un centrodestra con un forte radicamento nel Nord».

E Bocchino che vorrebbe Monti candidato premier del Terzo Polo? «Un altro errore di Bocchino, come correttamente rilevato dal presidente Fini».

16.11.11 | Posted in , | Continua »

L' ISPIRAZIONE CRISTIANA E L' INSISTENZA SULLA LAICITÀ





Nessuno ha inciso tanto profondamente e positivamente nella storia dell' Italia novecentesca quanto Alcide De Gasperi (1881-1954). Per aiutare i lettori a conoscerne meglio l' opera di governo, il «Corriere della Sera» manda domani in edicola un' antologia contenente scritti e discorsi dello statista democristiano, intitolata La politica come servizio, con prefazione dello storico Andrea Riccardi.

Si tratta della terza uscita della collana «Laici-cattolici. I maestri del pensiero democratico», in vendita ogni giovedì al prezzo di 1,50 più il costo del quotidiano. Vi si trovano alcuni testi essenziali dell' impegno di De Gasperi, che era nato in Trentino sotto l' impero asburgico, era stato deputato al Parlamento di Vienna e divenne cittadino italiano soltanto nel 1918.

Esponente del Partito popolare di don Sturzo, fu brevemente incarcerato e poi emarginato sotto il fascismo. Dopo la caduta del regime, si affermò come esponente più autorevole della Democrazia cristiana e fu capo del governo dal dicembre del 1945 all' estate del 1953.

Per il 130° anniversario della sua nascita, la Fondazione De Gasperi ha promosso il conio di una moneta celebrativa, che sarà presentata a Roma, presso Palazzo Giustiniani, il 23 novembre.

Alla cerimonia prenderanno parte Renato Schifani, il presidente della Fondazione Franco Frattini, il presidente onorario Giulio Andreotti ed il vicepresidente vicario Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista.

16.11.11 | Posted in | Continua »

Archivio

Aree del sito