Redditometro. un gatto è come una Ferrari

Il cane, il gatto, il criceto? Sono i migliori amici degli evasori. Sembra pensarla così l’Agenzia delle entrate, che nel nuovo redditometro varato in via sperimentale ha inserito tra le voci di “spesa sensibile” anche le eventuali cure mediche per gli animali domestici.

E’ un ragionamento assurdo e pericoloso perché porterebbe le persone – intimorite da questo eccessivo terrore fiscale - a non fornire più le giuste cure agli animali. L’Italia ha intrapreso in questi anni un percorso virtuoso per potersi allineare a tutti gli effetti alle direttive UE in fatto di benessere e tutela degli animali. Con questa nuova angoscia fiscale ci porremmo invece in ridicolo di fronte all’Europa intera e cancelleremmo con un colpo di spugna anni di battaglie e conquiste per i loro diritti.

Secondo voi, un cane può essere messo allo stesso livello di una Ferrari? E’ possibile che un gatto venga paragonato ad un lussuoso yacht? O che un criceto subisca lo stesso trattamento di un jet privato? Per la maggior parte dei ricchi il principale piacere della ricchezza consiste nello sfoggiarla. Per gli animali il principale piacere consiste nel ricevere affetto e cure. Non è giusto che siano loro a pagare per i privilegi altrui.

31.10.11 | Posted in , | Continua »

Libia: congratulazioni al nuovo Premier del CNT

Foto ANSA
Rivolgo le mie congratulazioni ad Abdul Al Raheem Al Qeeb che è stato eletto nuovo Premier del CNT.

Gli auguro un sincero buon lavoro nel traghettare la nuova Libia, attraverso la formazione del governo di transizione e l'attuazione della road map politica, verso la democrazia e la ripresa economica nell'interesse del popolo libico.

L'Italia, amica del popolo libico, continuerà a sostenere con convinzione gli sforzi del CNT e delle altre forze democratiche del popolo libico per il successo della transizione e la piena ripresa del Paese.

31.10.11 | Posted in | Continua »

Primarie per scegliere il candidato

Quotidiano Nazionale
di Alessandro Farruggia

Un appello a tutte le forze politiche e ai sindacati a lavorare per il bene dell’Italia, un' intesa con Romani per dar vita alla nuova superIce, che sarà parte di un pacchetto di misure per aiutare le imprese italiane ad internazionalizzarsi e a potenziare il nostro export.

Alle imprese: Lavoro flessibile per crescere.
Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Con la lettera all’Ue il governo si è impegnato a fare alcune delle riforme più attese. Molti i sacrifici. E lo sviluppo?
«Lo sviluppo si realizzerà proprio attraverso quegli impegni: e cioè grazie a un mercato del lavoro più flessibile, un riordino del sistema pensionistico, una diffusa liberalizzazione. Sono azioni in sintonia con quel mondo delle imprese che non a caso, con la presidente Marcegaglia, ha ritenuto che questa sia la direzione giusta».

Le imprese chiedono innanzitutto meno burocrazia.«Ne siamo consapevoli. E a questo serviranno le norme di semplificazione che toglieranno gli ostacoli. Ma la questione più importante è creare un mercato del lavoro che consenta non più licenziamenti ma più assunzioni, più dinamicità...».

E questo è il punto. Oggi il senatore Ichino, uno che pure sostiene la necessità di rinnovare il mercato del lavoro, ha criticato il metodo usato «che rischia solo di creare alzate di scudi». E infatti i sindacati...
«Io mi auguro che i sindacati mettano davanti a tutto gli interessi del Paese e sappiano avere capacità di visione. Presenteremo un pacchetto di proposte entro il 15 novembre. Se vi è la volontà di realizzare inziative forti per la crescita, noi siamo più che disponibili: l’appello è a tutti, parti sociali, opposizioni e imprese, a lavorare insieme per dare vita ad un provvedimento davvero efficace».
Oggi il viceministro Polidori ha detto che cancellare l’Ice è stato un errore e che nascerà presto una Agenzia per l’internazionalizzazione. Perché questo cambio di rotta?
«Perché ci si è resi conto che non era la strada giusta: serviva un’agenzia con capacità operativa. Io e il ministro Romani abbiamo raggiunto un accordo politico. Ci sarà un’agenzia che promuoverà, con una cabina di regia, la programmazione delle iniziative per l’internazionalizzazione e che opererà sull’estero attraverso la rete delle ambasciate. Abbiamo coordinato e riportato ad unità, in Italia e all’estero, gli interventi per l’internazionalizzazione».

Oggi a Milano sono partiti i lavori del cantiere dell’Expo. È uno strumento utile per la promozione e la crescita?
«L’Expo ci fa pensare al futuro, ci aiuta a costruirlo. E infatti l’Italia ha deciso di partecipare alle esposizioni internazionali Yeosu in Corea, dove si attendono 8 milioni di visitatori, e di Venlo in Olanda. Perchè è proprio nei momenti di crisi che bisogna rilanciare le opportunità di crescita. E la partecipazione a queste manifestazioni è tanto più importante in quanto Milano ospiterà l’esposizione universale del 2015».

Caso Bini Smaghi: oggi la Francia torna a chiedere il rispetto degli impegni...
«E io condivido. La Francia ha ragione, non è normale che questo accada».

Oggi Berlusconi ha detto che nel 2013 il candidato premier si sceglierà con primarie all’americana. E se si dovesse votare prima?«Penso che si dovrebbe ugualmente scegliere il metodo delle primarie. Oggi credo che il Pdl non possa muoversi più se non con una scelta del basso del candidato premier e dei candidati».


29.10.11 | Posted in | Continua »

Liguria: abbiamo il dovere di curare le ferite con la speranza

Foto ANSA
Un Paese che ama il suo popolo ha il dovere di farsi carico della sofferenza in cui questo versa. Anche oggi l’Italia lo ha fatto, porgendo la mano alle popolazioni della Liguria e della Toscana affinché possano rialzarsi dalla tragedia. Abbiamo il dovere di curare le ferite con la speranza: l’unica cura in grado di riuscire a disegnare, anche da una disgrazia così grande come questa, l’orizzonte di un futuro più roseo e migliore. Il terribile disastro che ha colpito le nostre regioni ci conferma ulteriormente che non possiamo sentirci sicuri e al riparo dalla feroce imprevedibilità degli eventi, ma che al contrario solo l’amore per il nostro Paese e per i nostri fratelli, unito alla volontà di sentirci tutti parte della stessa tragedia, possono aiutare chi soffre a reagire e a superare un brutto momento. La solidarietà umana è l’unico argine che non riusciranno mai a rompere: ognuno faccia quel che può!

28.10.11 | Posted in | Continua »

Intervento agli Stati Generali del Commercio Estero


Foto ANSA

On. Presidente del Consiglio dei Ministri,

Signori Ministri e Rappresentanti delle Istituzioni europee,
gentili ospiti, ho accolto con grande soddisfazione l’invito a partecipare agli “Stati Generali del Commercio con l’Estero” organizzati dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Una riflessione approfondita su come espandere la presenza economica italiana sui mercati esteri è oggi quanto mai opportuna.

Da molto prima dello scoppio della crisi è in corso un riassestamento dei vecchi equilibri planetari, che è politico ed è economico. Quelli che erano tradizionalmente i Paesi-guida dell’economia mondiale perdono peso a favore dei Paesi emergenti. Riprendono quota, d’altro canto, gli accordi commerciali bilaterali a scapito dell’architettura multilaterale imperniata sull’OMC su cui puntavamo per avere più omogeneità nei mercati e meno protezionismo. Su questa risistemazione del quadro economico mondiale si è poi innestatauna crisi dalla portata inattesa che invita a studiare urgenti, nuovi metodi di sostegno al comparto produttivo italiano.
Crescita è la parola d’ordine per l’economia italiana in questa fase di forte crisi e contrazione della spesa pubblica, che tutti conoscete. E l’estero può indubbiamente rappresentare uno dei motori della ripresa.

1. Diplomazia economica: la Farnesina con e per le imprese
· La mia presenza qui vuole essere un segnale tangibile della vicinanza della Farnesina al mondo del commercio e dell’impresa. L’internazionalizzazione è oggi una delle principali missioni del Ministero degli Esteri. Sin dal mio primo mandato come Ministro, ho lavorato, su precise indicazioni del Presidente Berlusconi, per promuovere una diplomazia economica attiva ed efficace. Di più: per cambiare l’ottica e gli strumenti del diplomatico contemporaneo.
· Posso dire, senza falsa retorica: missione compiuta. Anche se non ci fermeremo qui. Potremo ideare nuovi strumenti e migliorare il coordinamento sul piano nazionale. Ma certamente la Farnesina di oggi ha interiorizzato questo suo ruolo di “punta di lancia” del sistema economico italiano sugli scenari internazionali.

· La logica degli Stati Generali è la stessa che ispira i passi della Farnesina da alcuni anni a questa parte: fare sistema, ovvero stimolare l’internazionalizzazione attraverso un’azione coordinata tra Ministero degli Esteri, altre Amministrazioni ed enti interessati, imprenditoria e associazioni di categoria. Tutti uniti per rafforzare la proiezione economica dell’Italia all’estero, intesa come export ma anche come radicamento all’estero e capacità di attrarre investimenti produttivi in Italia.

· Quest’approccio sinergico è la stella polare che guida, non solo l’Amministrazione centrale, ma anche e soprattutto l’attività dei nostri Ambasciatori.

Sinergia a livello centrale, quindi, e sinergie a livello periferico, nella convinzione che, se l'economia nazionale e quella europea crescono a tassi ridotti, le nostre imprese devono puntare in modo più deciso sui mercati emergenti nei quali il sostegno pubblico è spesso indispensabile.
Oggi, ad esempio, su un valore complessivo del nostro export di circa 340 miliardi di euro, circa 30 miliardi sono originati dall’Asia, poco più di 4 dall’Africa sub sahariana e 11 dall’America latina. La parte da leone la fa ancora l'Europa, dove esportiamo 225 mld di euro.

· Il ventaglio di strumenti per raggiungere quest’obiettivo è in continuo aggiornamento. Penso innanzitutto alla “Cabina di regia” che guidiamo insieme al Ministero per lo Sviluppo Economico - e della quale fanno parte anche il Ministero dell’Economia, la Confindustria, l’ABI, Unioncamere e la Rete Italia Imprese - per programmare l’attività economica all’estero con un occhio a tutte le esigenze e a tutte le sensibilità.

· Nella Cabina di Regia vengono decise e organizzate le missioni settoriali come quella, importantissima, in Brasile, per cogliere le opportunità derivanti dai prossimi grandi eventi sportivi (Mondiali di calcio ed Olimpiadi) che verranno ospitati da quel Paese.

· Ma la Cabina è soprattutto il punto di raccordo per la messa a punto delle grandi missioni di sistema all’estero - cioè Governo assieme alle imprese e alle banche - che hanno favorito nuovi contratti ed alleanze strategiche per numerosissime società. Siamo andati alla ricerca di nuovi mercati e nuove opportunità là dove si presentavano: in Vietnam, in Israele, in Russia, in Brasile, in Cile e in Arabia Saudita. Economie emergenti e Paesi nei quali il sostegno delle Istituzioni alle imprese è fondamentale per potere competere con i concorrenti e per stringere proficue alleanze con le aziende locali. Un nutrito gruppo di imprese mi ha accompagnato in Cina in luglio mentre circa 100 rappresentanti di imprese e banche italiane partiranno lunedì per l’India in quella che mi auguro sia una proficua occasione di contatti e scambi in un Paese che presenta tassi di crescita impensabili per l’Europa di oggi.

· Il Ministero degli Esteri è anche costantemente impegnato per creare occasioni e vetrine adeguate alla ricchezza del “Made in Italy”. Se la partecipazione italiana a Expo Shanghai, l’anno scorso, ha riscosso grande apprezzamento, dobbiamo ora concentrare i nostri sforzi su Expo Milano 2015. Il successo della candidatura italiana fu anche un successo di un modo di “fare Italia” – cioè di raccordare Governo, enti locali e aziende - che in passato non era scontato. Se ieri la Farnesina faceva campagna per il sostegno al voto, oggi continuiamo a fare campagna per assicurarci la presenza dei Paesi invitati. Abbiamo da poco superato la soglia delle 50 conferme, con largo anticipo sui tempi ipotizzati. E’ la riprova che Expo Milano genera forti aspettative e che stiamo lavorando bene.

· Sempre di più la Farnesina è impegnata ad usare il proprio network per attrarre investimenti stranieri. Mi sono speso personalmente per stringere rapporti fruttuosi con i grandi Fondi sovrani e ho avuto incontri quest’anno con i rappresentanti dei Fondi di Cina, Qatar e Kuwait. Ricordo poi che nel 2008, d’intesa con il Ministro Tremonti, abbiamo istituito un apposito Comitato Strategico con compiti di analisi, indirizzo, supporto e coordinamento.
· Vogliamo far sentire le Istituzioni più vicine alle aziende di altri Paesi che hanno deciso di investire in Italia. A questo scopo abbiamo ad esempio recentemente avviato un’iniziativa di retention delle aziende statunitensi ed a breve pensiamo di ampliare l’esercizio alle aziende tedesche e giapponesi.

· All’interno di questo sforzo di internazionalizzazione, la lotta alla contraffazione del Made in Italy e per una maggior tutela dei marchi e delle indicazioni geografiche è un filone importantissimo che ci vede impegnati in prima linea sia a livello comunitario che al WTO.

Non potrebbe essere altrimenti, basti pensare ad esempio che, solo nell’agroalimentare, il mercato dei prodotti “Italian Sounding”, cioè prodotti esteri che abusano delle denominazioni protette italiane o vengono presentati come italiani per confondere il consumatore, e’ valutato in almeno 35 miliardi di Euro annuali, quasi il doppio del valore del nostro export nel settore.

· Cito, infine, la recente proposta, formulata d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico, per rilanciare l’Osservatorio sulle materie prime, che avrebbe il compito di monitorare le esigenze di approvvigionamento dell’industria italiana e costruire un sistema informativo sui Paesi fornitori. Ritengo che il ruolo e l’esperienza della Farnesina nei negoziati a livello multilaterale e bilaterale, potrebbe contribuire a questa iniziativa in un settore che rappresenta il vero tallone d’Achille dell’economia italiana.

· A queste ed ad altre iniziative di alto profilo, si affianca il lavoro quotidiano e silenzioso svolto dagli uffici del Ministero, dai Consiglieri diplomatici che abbiamo distaccato presso alcuni grandi gruppi industriali e bancari, e dalla rete diplomatico-consolare attraverso gli innumerevoli interventi di sostegno alle attività delle imprese italiane all’estero – su cui vengo puntualmente aggiornato.

· Si va dal supporto alla penetrazione delle imprese al monitoraggio dei loro contenziosi. Dall’organizzazione di Country Presentation, Business Forum e Road Show alla raccolta sistematica di informazioni sulle opportunità di affari Aggiungo che il portale informatico ExTender, usato dalle Ambasciate e dalle Camere di Commercio per veicolare tali informazioni, verrà a breve arricchito di una nuova sezione dedicata alle informazioni a carattere scientifico e tecnologico diffuse dai nostri Addetti Scientifici. E poi vi sono le centinaia di pubblicazioni che le Ambasciate mettono ogni anno a disposizione degli operatori, dai Rapporti-Paese, ai notiziari economici realizzati in collaborazione con il Sole 24 Ore, alle Guide Paese.

2. Più coerenza e meno duplicazioni: riforma MAE e Agenzia
· Da questa veloce carrellata di iniziative del Ministero degli Esteri emerge un elemento fondamentale per capire qual è il nostro ruolo nel mondo di oggi. Fare diplomazia nel XXI secolo significa soprattutto farsi soggetto di coerenza dell’azione svolta da tutti gli attori con interessi e proiezione internazionale. Questo è particolarmente vero in campo economico, dove fitto è l’intreccio di enti e istituzioni competenti e più stringente la necessità di rafforzare il coordinamento ed evitare duplicazioni.

· La recente riforma del Ministero degli Esteri va proprio nella direzione di adeguare la macchina alle sfide che la globalizzazione pone alle imprese che operano all’estero ed a quelle che all’estero cercano di aprirsi nuovi spazi.

Siete voi gli utenti della Farnesina di oggi.

Attraverso la creazione della Direzione Generale per la Promozione del sistema Paese abbiamo riunificato le competenze di promozione all’estero in campo economico, scientifico, tecnologico e culturale ed individuato un soggetto responsabile del coordinamento con le altre amministrazioni centrali e locali, gli operatori economici, le agenzie specializzate e gli esperti di settore.

L’idea è quella di rafforzare il ruolo del Ministero come “gestore di rete”, di quella rete di circa 330 uffici tra Ambasciate, consolati ed Istituti di cultura che è il vero gioiello all’estero della Farnesina e del Paese intero.

· Un campo vastissimo quello dell’internazionalizzazione. Ci si può chiedere: ha senso includervi la promozione culturale?
La risposta è sì. Il nostro Paese ha infatti un vantaggio sugli altri che dobbiamo saper mettere a frutto. Mi riferisco alla potenza evocativa del nostro straordinario patrimonio culturale e di ingegno, che si esprime soprattutto nei settori tradizionali del "made in Italy" come la moda e l'abbigliamento, l'arredo, il design industriale, i prodotti per lo sport. Un’associazione mentale fra Italia e qualità che vogliamo estendereanche ad altri settori di eccellenza della nostra produzione, come le macchine utensili, le alte tecnologie e le infrastrutture.

Ecco quindi che la valorizzazione della nostra cultura, della nostra lingua e dello stile di vita degli italiani rappresenta un veicolo in grado di trainare export e investimenti.

· Il disegno di razionalizzazione delle risorse destinate all’internazionalizzazione richiedeva però un passaggio ulteriore. Con l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che verrà istituita con il DL Sviluppo, il Governo ha fatto un passo importante per armonizzare il sistema e renderlo più incisivo e più snello.

· Quattro sono gli aspetti centrali del nuovo assetto che mi preme sottolineare:
- l’azione di indirizzo strategico e di programmazione esercitata di concerto tra il Ministero degli Esteri ed il Ministero dello sviluppo economico e con l’ulteriore coinvolgimento del Ministero degli Esteri nelle attività di vigilanza;

- la funzione sostanziale della “cabina di regia” quale centro di coordinamento dell’attività di promozione tra Ministero degli Esteri e Ministero dello sviluppo economico, con la partecipazione del Ministero dell'Economia, della Conferenza delle regioni e delle rappresentanze del sistema produttivo (Unioncamere, Confederazione generale dell'industria italiana, Rete Imprese Italia e Associazione bancaria italiana).

- Il ruolo centrale assegnato alla rete diplomatica quale articolazione istituzionale unitaria per il nostro sistema produttivo all'estero. Infatti, l’Agenzia opererà all’estero nell’ambito delle Rappresentanze diplomatiche e consolari - veri e propri “sportelli unici” per l’internazionalizzazione – e il suo personale dipenderà in loco dagli Ambasciatori. L’Ambasciata rappresenta quindi l’unico punto di riferimento in grado di indirizzare i nostri operatori verso i settori più appropriati.

- Infine, la nascita di un soggetto, l’Agenzia, in grado di fornire con la necessaria flessibilità amministrativa servizi alle imprese, con personale specializzato collocato all'interno delle Ambasciate. E’ evidente a tutti come questa soluzione è destinata a dare più coerenza ed incisività alla nostra azione.

Con la nuova struttura, il MAE assicurerà la coerenza tra internazionalizzazione economica e politica estera in un’epoca storica in cui sempre più stretto è il legame tra interessi economici, produttivi, politici e strategici. Gli Ambasciatori d’Italia nel mondo saranno la voce con cui si esprimerà il Sistema Paese agli occhi delle Autorità e degli interlocutori stranieri. Saranno, in ultima analisi le unità periferiche preposte ad espandere il successo delle nostre imprese nel mondo.

Signore e signori,
la diplomazia italiana ha oggi la vocazione di sostenere il comparto produttivo nei suoi sforzi di penetrazione internazionale ma anche di tutela delle posizioni acquisite all’estero, una preoccupazione molto attuale a seguito delle rivolte che hanno sconvolto il Mediterraneo.
Portare le PMI oltre l’orizzonte europeo e spalleggiare i grandi gruppi è il nostro obiettivo, per raccogliere la sfida di una realtà economica in continua evoluzione. Da soli non possiamo. Abbiamo bisogno dello stretto coordinamento con le altre Istituzioni e con il sistema produttivo. Abbiamo bisogno soprattutto, della vostra fiducia e delle vostre proposte. Da parte mia posso assicurare che alla Farnesina troverete sempre ascolto.

28.10.11 | Posted in , | Continua »

Intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung

Foto ANSA
Frankfurter Allgemeine Zeitung
Klaus-Dieter Frankenberger, Tobias Piller, Andreas Ross.

Il Ministro degli Affari Esteri italiano, Franco Frattini parla al giornale tedesco della benefica pressione proveniente da Bruxelles, dell’irritante gestualità di Sarkozy, della coraggiosa leadership della Merkel, della legittima paura di Cameron di una spaccatura dell’Europa – della ragione per la quale l’Unione monetaria non è un omnibus.

Eccome! Moltissimo. Quando l’Europa fa pressione politica, gli Stati non vi si piegano certo per amore di Bruxelles. Noi riformiamo l’Italia perché è nel nostro interesse – anche se per l’intera Europa è importantissimo che da parte nostra vengano consolidati i conti pubblici e che si promuova la crescita. In tempi di intensi scontri di politica interna, le pressioni di Bruxelles sono utili per il Governo di qualsiasi Paese. Adesso possiamo finalmente fare ciò che avevamo promesso prima delle elezioni. Avremmo dovuto decidere le riforme già due anni fa!

E perché invece non l’avete fatto?
Per via di veti incrociati nella coalizione di Governo e per via delle resistenze dell’opposizione che ha paralizzato il Parlamento con permanenti discussioni. Poi c’è stata la scissione del gruppo di Gianfranco Fini e d’allora non abbiamo che 20-25 deputati in più rispetto all’opposizione, mentre prima erano 80!

Fini intende ritornare qualora Berlusconi desse le dimissioni. Un Paese incapace di funzionare senza la pressione proveniente dall’esterno non ha bisogno di una nuova leadership?
Molti Governi in Europa non dispongono più di una maggioranza in una delle camere del Parlamento. Invidio la Germania per il fatto che essa risulta ciò malgrado governabile. Qui non funzionerebbe. Lo scenario peggiore sarebbe quello di elezioni anticipate. Tale soluzione non farebbe altro che spalancare le porte alla speculazione e alle aggressioni di quelle reti che operano a danno dell’Italia nei mercati finanziari.

Meglio quindi una vecchia coalizione di Governo guidata da un nuovo leader?
Ciò risulterebbe estremamente difficile in un Paese in cui gli elettori, oltre a eleggere un partito,  eleggono anche il proprio Presidente del Consiglio. In tal caso riterrei addirittura più probabile delle elezioni anticipate.

Limitarsi ad andare avanti vuol dire che la Lega Nord ostacolerà altre riforme?
Al contrario, la Lega ha dato il proprio assenso alla lettera che abbiamo inviato a Bruxelles. Adesso è disposta a liberalizzare le utenze e le categorie professionali nonché innalzare l’età pensionabile a 67 anni.

Non finirà per essere vanificata dal sistema di prepensionamento?
Chi per 40 anni ha versato i contributi, continuerà anche in futuro ad avere il diritto alla pensione una volta raggiunta l’età minima di 60 anni; non è però una cosa frequente.

Domenica a Bruxelles, prima della lettera, il Cancelliere Merkel ed il Presidente Sarkozy si sono limitati a fare delle smorfie in risposta alle domande concernenti le promesse fatte dall’Italia. Lei si è sentito scoraggiato?
No, per niente. Essendo stato per anni Vice-Presidente della Commissione Europea, so meglio di tutti gli altri quanto sono importanti le pressioni europee. Ciononostante sono rimasto irritato dalla gestualità del Presidente Sarkozy – che è risultata chiaramente imbarazzante anche al Cancelliere. Il punto è che Sarkozy ha adesso un problema a casa propria, dato che non c’è più posto per un francese nel direttorio della Banca Centrale Europea.

... per il motivo che l’italiano Bini Smaghi non rassegna le dimissioni nonostante il proprio connazionale Mario Draghi stia per diventare Presidente della Banca Centrale Europea al posto del francese Trichet
Giusto. Il fatto è che la BCE non può accettare ordini dalla politica, neanche da Sarkozy che si considera adesso relegato in un angolo. Spero comunque che Smaghi si riveli in definitiva  responsabile – ovviamente, di propria spontanea volontà. Ad ogni modo, la reazione di Sarkozy non andava bene. Sì, è pur vero che l’Italia ha dei compiti da fare, ma nessuno ha il diritto di renderci ridicoli. Pur avendo un enorme indebitamento pubblico, se mi è consentito, esso continua ad essere inferiore a quello della Germania.

Questo piccolo incidente non è servito d’allarme sveglia per il Governo Berlusconi?
Io accetto pure allarmi sveglia da delle Istituzioni europee, ma non da singoli Governi.

Gradirebbe adesso ancora più pressione da parte di Bruxelles visto che le riforme promesse sono ben lontane dal corrispondere a quanto richiesto al Governo ad esempio da Trichet e Draghi?
Sì, sarebbe un buon incoraggiamento. Tuttavia mi rifiuto di vedere l’Italia quale parte del problema, considerato che adesso è la Francia ad essere alle prese con il problema dei titoli greci detenuti dalle banche francesi. Nel 2011, l’Italia sarà l’unico Paese del G-7 2011 a vantare un’eccedenza di bilancio, per quanto tenendo da parte l’onere degli interessi. Un dato che non può vantare nemmeno la Germania!

L’allagamento del debito greco non rischia quindi trasformarsi in uno tsunami italiano che finirà per  far piazza pulita dell’Unione monetaria?
No. Il nostro indebitamento pubblico è pur elevato ma quello privato è inferiore di 25 punti percentuali rispetto alla media europea.

Non serve però ai fini del rifinanziamento dello Stato...
E invece sì! Il 45 percento dei nostri debiti pubblici è nelle mani degli Italiani. Lo Stato è indebitato ma gli Italiani sono ricchi. E questi stessi Italiani non vogliono vedere fallire il proprio Stato. A ciò si aggiunge il fatto che tre Italiani su quattro hanno una casa di proprietà.

L’economia però non cresce e neanche Lei trova più acquirenti per i titoli di Stato. E, diversamente forse dal caso della Grecia, tale problema non può essere sobbarcato dai partner dell’Eurozona.
Questo è vero. È impensabile che l’Italia si faccia salvare dall’esterno. I pilastri della nostra economia infatti sono stabili. Sì, la crescita è pur sempre bassa, ma anche la Germania ha dimezzato le proprie previsioni, per non parlare poi della Francia. La produzione industriale italiana, invece, è cresciuta del 4,6 % negli ultimi quattro mesi, più di quella tedesca, e non a caso le esportazioni sono salite del 17 percento lo scorso semestre.

Lei perciò non vede il pericolo che l’Unione monetaria inizia a dissolversi?
No. Adesso c’è una consapevolezza comune che siamo chiamati a sostenere e rafforzare l’Unione monetaria. Tutti hanno capito che saremmo ben più deboli se non ci fosse il fondo di salvataggio europeo. Dobbiamo distaccarci da considerazioni di natura tecnica, rafforzando la componente politica delle decisioni.
La Germania ed altri vogliono il contrario – sanzioni automatiche invece del mercato politico – chiedendo invece un potente commissario per la stabilità.
Sono favorevole agli automatismi, ma abbiamo bisogno soprattutto di una volontà politica comune per stabilire le regole del gioco.

Una volta sola o ogni volta che la situazione lo richiede?  
Una volta per sempre, perché non si possono cambiare le regole durante il gioco. Abbiamo bisogno di meccanismi con i quali in caso di emergenza poter far rapidamente fronte alle speculazioni. Ma abbiamo anche bisogno di un consenso politico sulle nuove regole.

Questo include anche il commissario alla stabilità con le sue facoltà di intervento sulla politica di bilancio nazionale?
Eventualmente. Ma finora non vedo la forte volontà politica in tal senso.

Berlusconi ha detto questa settimana che un commissario straniero non potrà mai intervenire nelle sorti di un Paese orgoglioso come l'Italia.
Se si tratta di un'istituzione europea, è possibile. Sotto la nostra costituzione possiamo e dobbiamo condividere le nostre sovranità. Quello che non va è che uno o due altri Paesi giudichino o addirittura decidano sul nostro Paese.

Comprende l'irritazione di molti tedeschi che non vogliono più saperne dell'Euro, anche perché la BCE ha perso la propria autonomia e l'Italia non ha abbassato il proprio debito come promesso?
Si, e so che il Cancelliere sta perdendo molte elezioni per questo motivo, nonostante i suoi eccellenti risultati. Ma i politici, appunto, devono essere coraggiosi e il Cancelliere difende giustamente l'Europa.

Che ne è del coraggio italiano?
Dobbiamo moltiplicare il nostro coraggioso impegno.

Chi paga comanda. Arriva ora "l'Europa tedesca", immaginata allora dal Premier britannico Thatcher, nella quale la disciplina di bilancio e la produttività prevalgono su tutto?
La Germania, giustamente, occupa il posto che le spetta in Europa. Che cosa sarebbe l'Europa senza l'importante e forte leadership tedesca? Ma i Paesi sono complementari. Per questo motivo si deve chiedere altrettanto: Che cosa sarebbe l'Europa senza l'Italia? Ci rifletta un attimo.

Nella crisi, la Germania ha anche tentato di guidare insieme alla Francia. Avrebbe gradito averne di più?
Non penso che nei mesi passati la cooperazione fra la Germania e la Francia abbia portato a posizioni concertate. È questo il problema! In fondo sono contrario alle assi, ma sarei stato contento se la Germania e la Francia ci avessero indicato una buona direzione.

In concreto: Vuole, come la Germania, che la BCE smetta rapidamente di acquistare titoli sovrani da parte di Paesi come l'Italia o è favorevole al proseguimento di questi acquisti come la Francia?
In questo dibattito vi sono buoni argomenti a favore dell'orientamento tedesco che punta più sugli aiuti privati invece di quelli pubblici. La Francia naturalmente la vede in modo diverso con il problema serio delle proprie banche.

Non si rallegra tutte le mattine che Sarkozy si impegna a favore del programma di acquisti della BCE?
No, dovrebbe essere ulteriormente rafforzata l'autonomia della BCE. Mi aspetto che Mario Draghi vi contribuirà come Presidente.

Il Suo collega tedesco Westerwelle vuole modificare i trattati nel giro di un solo anno. È una cosa realistica?
Il quesito è: di che cosa allora dovrebbe trattarsi. Se vogliamo modificare il trattato, entrato in vigore appena due anni fa, apriamo il vaso di Pandora. Ci potranno essere buone reali ragioni per una riforma, ma è possibile organizzare 27 ratifiche in tempi come questi? Ci immaginiamo se uno o più Stati membri indicano dei referendum? Queste votazioni riguarderebbero i paragrafi veramente modificati del trattato o l'Europa nel suo insieme? L'Irlanda dovrà veramente rifare un referendum? Vuole immaginarsi un referendum in Gran Bretagna?

Che cosa accadrebbe in Italia?
Anche qui non potrei garantire che un referendum non venga inteso come voto sull'Europa mostratasi incapace di superare la crisi.
La Sua via d'uscita com'è fatta? Senza modifiche ai trattati non vi saranno profonde riforme per la stabilità o comunque nessun trasferimento di sovranità.
Ma abbiamo appena emendato l'articolo 136 per introdurre il meccanismo europeo di stabilità. Esiste già la possibilità di darci regole vincolanti che valgono solo per i 17 Stati dell'Euro. Perché non andiamo avanti su questa strada? È veloce e non richiede alcuna ratifica. Si aggiunge inoltre il problema che non possiamo chiedere a tutti i 27 Stati di sostenere gli emendamenti che riguardano solo i 17 Stati dell'Euro.

I nuovi vertici dei 17 paesi della zona euro e il loro futuro segretariato non faranno sì che la scissione all'interno dell'UE diventi più profonda – tipo l'Europa a due velocità?
La richiesta del Primo Ministro britannico Cameron di non voler rimanere escluso dalle decisioni, è legittima – ma il Presidente Sarkozy l'ha bruscamente respinta. Quello che noi decidiamo come zona euro produce certamente effetti anche sugli altri dieci paesi dell'UE. I nostri colloqui sulla capitalizzazione delle banche hanno conseguenze per le banche britanniche. E' chiaro che dobbiamo fare questo sforzo. Certamente esistono questioni tecniche che dobbiamo risolvere nella zona euro. Ma se tutto il nostro operato ha conseguenze addirittura per la Cina, come è possibile che questo non abbia niente a che fare con la Gran Bretagna? Per il resto è chiaro: la zona euro non è un omnibus sul quale salire o scendere a piacere. All’esclusione della Grecia non si sarebbe dovuto nemmeno pensare.

La Signora Merkel l'ha fatto ad alta voce al Bundestag ...
Sì, ma è stata un'idea pericolosa.

Che cosa è andato male, perché tanta gente ha tante riserve nei confronti del progetto europeo?
Questo me lo chiedo già da tempo. Molte persone considerano l'Europa incapace di occuparsi delle loro esigenze quotidiane. Quante persone sono arrabbiate del fatto che ogni anno spendiamo 233 milioni di euro per la trasferta mensile del Parlamento Europeo da Bruxelles a Strasburgo? Oggi per la gente è naturale poter viaggiare liberamente all'interno dello spazio di Schengen, ma poi si lamentano dell'altra faccia della medaglia: a causa di "Schengen" molti criminali arrivano in Europa e immigrati clandestini da Lampedusa arrivano a Berlino.

Ciò nonostante, in questi tempi di crisi, molti politici dicono che ora abbiamo bisogno di "più Europa". Come è conciliabile questa richiesta con l'ira della gente?
Abbiamo bisogno di nuovi impulsi politici. La nostra Europa non è più quella di De Gasperi e Adenauer e nemmeno quella di Mitterand e Kohl.

Ma l'appello per più Europa non è soltanto una fuga dalla crisi?
No, per me più integrazione significa una politica estera comune o anche la creazione di agenzie europee di rating – è ovvio che non possiamo confidare in Fitch o Moody's! Io mi fido dell'Europa non posso fidarmi di qualcuno che non conosco.

Dopo queste settimane di crisi gli italiani devono essere arrivati alla conclusione che più Europa significa meno welfare ...
Dobbiamo spiegare che in questo caso più Europa significa armonizzare le esigenze della generazione giovane con quelle delle generazioni più anziane tramite una riforma delle pensioni. I giovani devono capire che in questo modo, un giorno avranno di più e non di meno.


27.10.11 | Posted in , , | Continua »

Parlare di riforme senza farle è diventato un vizio non più sostenibile


Nonostante sia stato il passatempo preferito dell’intera classe politica negli ultimi vent’anni, parlare di riforme senza farle è diventato un vizio non più sostenibile. Fino ad oggi, ci siamo potuti permettere di perdere tempo capitalizzando le chiacchiere in termini di consenso elettorale, risalto mediatico e strategia politica. Adesso il tempo a disposizione è finito.

La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti, così come lo è il maggiore rischio che la crisi dell’Eurozona comporta per i singoli Paesi: la perdita di sovranità. Occorre, allora, sempre ricordare che le riforme si fanno nell’interesse dei cittadini, non delle burocrazie di Bruxelles. E se dalle istituzioni europee viene un appello, per noi europeisti si deve trattare di un incoraggiamento utile a fare di più e in fretta.

E’ per questo che la chiamata delle riforme - riforme che il governo è pronto a portare in Parlamento con l’auspicio di incontrare la massima condivisione possibile - non è più rinviabile. Perché questa forse è l’ultima occasione che abbiamo per mettere la firma sotto riforme che sono state pensate, scritte e migliorate da noi, per l’Italia di oggi e di domani.

A tutti noi, a tutte le forze politiche: che si smetta di pensare alle prossime elezioni e si inizi a pensare alle prossime generazioni.

26.10.11 | Posted in | Continua »

Saremmo felici se questi vertici portassero a conclusioni

 

Intervista a Il Secolo XIX, di Giovanni Palombo

«La decisione più felice del vertice è la nomina di Van Rompuya a "Mr Euro". Per il resto rinvii e contrasti al di là di grandi sorrisi. Saremmo felici se questi vertici portassero a conclusioni, se arrivassero delle decisioni. Aspettiamo la prossima riunione, la cosa più importante è che l'Europa lavori unita».

Franco Frattini apprezza l'appello dell'Unione europea e in particolare di Nicolas Sarkozy e di Angela Markel affinché l'Italia attui immediatamente misure per la crescita e per ridurre il debito, ma chiarisce subito che «il nostro Paese non è commissariato» e che al di là delle parole occorre passare ai fatti: «L'invito dell'Unione europea è un richiamo nell'interesse dell'Italia. Ogni Paese, però, ha punti di forza e di debolezza. Sono curioso, per esempio, di sapere come faranno i francesi e i tedeschi a ricapitalizzare le banche. Anche la Francia deve pensare a come fare i compiti a casa. Non c'è un "caso Italia". Tuttavia, con l'Europa che ci tira per la giacca Berlusconi ha un elemento di forza in più per agire».

E in che modo occorre agire, ministro Frattini?
«È il momento di riforme strutturali. Penso alla previdenza: la Lega ha fatto un ragionamento pensando alle pensioni minime degli artigiani e dei commercianti, bisogna spiegare che queste non verranno toccate. Inoltre è necessario aprire alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni, alle richieste degli imprenditori che sono uno stimolo per il governo».

E poi c'è il piano "Euro bond"...
«Abbiamo appreso dai giornali di un piano per il Sud. A quanto ne so anche il presidente del Consiglio non sapeva nulla. Vuol dire allora che le risorse ci sono e vedo che finalmente anche al ministero dell'Economia pensano che il pacchetto per lo sviluppo non può essere a costo zero. Va per esempio portato avanti il negoziato con la Svizzera per attuare un regime di trasparenza sui conti correnti e far pagare chi ha portato fuori i capitali».

A quando il pacchetto per la crescita? Lei è stato il primo a dire che non poteva essere fatto a costo zero.
«Spero entro mercoledì, in tempi brevissimi. Avremmo dovuto già raccogliere l'appello della Ue e presentare le linee guida. Non possiamo permetterci di essere considerati i soliti italiani che arrivano sempre tardi. Tutto questo, ripeto, nel nostro interesse, non per accontentare questo o quell'altro Paese».

La vicenda Bini Smaghi ha provocato ulteriori tensioni con Parigi?
«Il governo intende fare tutto il possibile per mantenere gli impegni con la Francia. Ma per principio la Bce è autonoma dai governi. Berlusconi ha fatto un appello alla responsabilità. Non può certo esserci un diktat alle dimissioni, i componenti della Banca centrale europea non prendono ordini dai governi».

Ma secondo lei c'è un problema Tremonti?
«Mi auguro di no, anche se ci sono domande sempre più crescenti da parte di categorie, parlamentari, nostri elettori affinché il ministero dell'Economia spieghi, a carte scoperte, qual è la sua politica per la crescita. E' un nostro diritto e un dovere anche per Berlusconi che si è presentato in Europa, venendo a conoscenza dai giornali di un piano per il Sud senza che sia stato discusso nella cabina di regia. E' arrivato il momento di un ulteriore lavoro comune».

Parliamo anche del futuro del centrodestra. Sarà con Casini o senza di lui?
«Le risposte di Casini sono roboanti nella forma, ma interessanti nella sostanza: l'Udc vuole cambiare il sistema elettorale dando ai cittadini la possibilità di scegliere. Sia con le preferenze, sia con il ritorno al Mattarellum si può formare un bipolarismo intelligente. Ma Casini dovrebbe dire agli elettori con chi schierarsi. Un polo delle "mani libere" porterebbe Casini a non essere rilevante. Il modello Molise parla chiaro: lì il Terzo Polo è evaporato».

Pensate di offrire a Casini "poltrone" per il futuro?
«Sarebbe offensivo. Ragioniamo sul sistema elettorale, sul modello del centrodestra del Ppe. Se vincessimo insieme le elezioni del 2013 ci sarebbe gloria per tutti».

Il Pdl come arriverà al 2013?
«Alfano sta facendo un buon lavoro. Ha fatto bene a ribadire i tempi del tesseramento. Chi pensa di indebolirlo sbaglia. Sono d'accordo per esempio con la sua battaglia a far sì che non ci siano più i signori delle tessere. Spero che ci siano primarie serie, non una burletta in cui ognuno versa un euro per fare un dispetto ad un'altra corrente».

Una domanda sulla Libia. Cosa ha provato nel vedere le immagini dell'uccisione di Muammar Gheddafi?
«E' stato uno spettacolo truculento. Siano accertate le modalità della morte di Gheddafi e di suo figlio. Noi siamo intervenuti in Libia per difendere i civili dagli orrori di Gheddafi e ora per questo motivo vogliamo sapere la verità sull'ultima fase della vita del dittatore. La cosa importante poi è che il Cnt mantenga gli impegni per arrivare ad un governo entro poche settimane e ad elezioni entro nove mesi».

24.10.11 | Posted in , | Continua »

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