Sforzo dell’Italia in soccorso della nuova Libia

S’intensifica, anche in coincidenza con la visita del Ministro Frattini a Tripoli, lo sforzo dell’Italia in soccorso della nuova Libia in risposta alle richieste del CNT. Una nuova operazione umanitaria è infatti in corso oggi per trasferire in Italia civili libici vittime degli scontri ancora in corso nel paese.

Per fornire sostegno alle Autorità locali impegnate nei soccorsi alla popolazione, un C-130 dell’aeronautica militare è partito stamane da Pisa con destinazione Tripoli, dove è stato imbarcato un primo gruppo di 13 feriti del fronte di Bani Walid, che hanno ricevuto, all’ aeroporto della capitale libica, il personale saluto ed incoraggiamento del titolare della Farnesina. Il velivolo prosegue ora per Misurata, dove saranno imbarcati ulteriori 12 feriti.

Per lo più sofferenti per tipici traumi da conflitto, i 25 pazienti, accompagnati da personale della Cooperazione Italiana, saranno curati ed accolti presso il Policlinico Gemelli e l’ American Hospital di Roma, ai quali va la gratitudine della Farnesina per la disponibilità dimostrata.

L’operazione si inquadra nel ponte aereo avviato lo scorso mese di aprile per la cura in Italia di vittime civili del conflitto libico, ed è resa possibile dalla costante collaborazione tra Cooperazione Italiana e Ministero della Difesa.

Il volo umanitario odierno, in particolare, fa seguito a quello realizzato lo scorso 28 settembre per il trasferimento in Italia di feriti da Misurata.

30.9.11 | Posted in | Continua »

Incontro a Tripoli con il premier del Cnt Mahmud Jibril


Foto ANSA
"La nostra preoccupazione principale è aiutare i feriti libici e costruire con urgenza delle scuole". Così il Ministro Franco Frattini al termine di un incontro a Tripoli con il premier del Cnt Mahmud Jibril, nell’ambito di una missione di un giorno in Libia per incontrare le massime autorità istituzionali provvisorie e ribadire il sostegno dell’Italia alla transizione.

"Entro la prossima settimana - ha spiegato il ministro - l'Italia avrà trasportato 190 feriti da Tripoli, Bengasi e Misurata in ospedali italiani. E possiamo arrivare a 250 feriti", ha aggiunto. Sul fronte della scuola Frattini ha annunciato che "entro poche settimane saremo in grado di realizzare 13 scuole prefabbricate, grazie alla nostra esperienza di ricostruzione urgente dopo il terremoto dell'Aquila".

Frattini ha quindi annunciato che "Alitalia ha deciso di riattivare i voli commerciali tra Roma e Tripoli dal 2 novembre e di lavorare per il prossimo anno ad un volo tra l'Italia e Bengasi".

Jibril ha ringraziato l'Italia per le "sollecite risposte" sulle questioni dei feriti e delle scuole ed ha quindi sottolineato che "il riconoscimento italiano del Cnt (lo scorso aprile) è stato il salto di qualità per la rivoluzione libica: Gheddafi capì che non poteva contare più su nessuno". Da parte sua Frattini ha ricordato che "l'Italia è stato il terzo Paese a riconoscere il Cnt, il secondo in Europa". "Sono stato il primo ministro degli Esteri straniero a chiamare Jibril al telefono per congratularmi per l'inizio della rivoluzione", ha aggiunto.

Per quanto riguarda il nuovo governo di transizione, Jibril ha detto che "dovrà includere tutte le componenti della società libica che dimostreranno capacità, onestà e trasparenza". "Vogliamo dare al più presto a quei giovani che sono stati i principali artefici della rivoluzione la responsabilità della guida della nuova Libia", ha sottolineato Jibril, pur ribadendo che "la formazione di un nuovo Governo transitorio non avverrà che dopo la liberazione di tutto il territorio". Su questo fronte, la posizione italiana è per un governo inclusivo di tutte le componenti della Libia che hanno partecipato alla liberazione.

"E' bello tornare in una Tripoli liberata", ha detto Frattini al suo arrivo nella capitale libica. All’aeroporto di Maitiga, ha incontrato un gruppo di feriti del fronte di Bani Walid, che saranno trasferiti oggi in Italia per le cure necessarie. "L'Italia vi accoglie in amicizia, avrete le cure necessarie. Buona salute e buona fortuna", ha detto loro.

Il Ministro è volato a Tripoli accompagnato da una delegazione di imprenditori italiani. E nell’incontro Jibril era prevista anche la firma di memorandum di intesa che fa seguito all'incontro con lo stesso premier del Cnt, appena una settimana fa a margine dell'Assemblea generale dell'Onu a New York, con il quale era stato creato un comitato di coordinamento congiunto con l'obiettivo di riattivare il Trattato di amicizia italo-libico, non appena si sarà insediato un nuovo governo.

Tra gli incontri, anche quello con il vescovo della capitale libica, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, che ieri aveva lanciato un nuovo appello perla situazione "tragica" degli ospedali con "ancora numerosi feriti". "Incontrerò mons. Martinelli - aveva spiegato Frattini - poiché è necessario riprendere i rapporti e i contatti per la stessa sicurezza della comunità cristiana presente nel territorio libico".

30.9.11 | Posted in | Continua »

In Libia ci siamo stati fin dall'inizio

di Massimo Gaggi

Per anni noi europei abbiamo criticato George Bush per il suo unilateralismo. Senza renderci conto che lui produceva sicurezza che noi, tra una protesta e l'altra, tranquillamente consumavamo. Poi è arrivato Barack Obama, assai apprezzato da tutti per il suo multilateralismo: un atteggiamento più aperto che, però ci ha messo in crisi.

Abbiamo scoperto che in Europa il re è nudo. Sulla Libia, per esempio, il presidente americano ci ha chiamato a essere protagonisti: un modello di condivisione che d'ora in poi verrà applicato in molti scacchieri. Uno "shock" per la Ue, priva di unità politica, senza una leadership e con poche risorse da spendere».

Con la crisi del debito pubblico greco che ha effetti devastanti su tutta l'eurozona, la vulnerabilità finanziaria degli altri Paesi mediterranei - dall'Italia alla Spagna - e le banche che ormai traballano anche in Francia e Germania, l'Europa monetaria fa tremare il mondo. Ma a New York - dove ha trascorso un'intera settimana per partecipare ai lavori dell'Assemblea generale dell'Onu, ai vertici sulla Libia e il Medio Oriente e a incontri come quelli per il coordinamento dei sistemi antiterrorismo e la lotta alla pirateria - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini appare preoccupato soprattutto per il pessimo stato di salute dell'Europa politica. Toccato con mano, qui a New York, quando i Paesi Ue si sono presentati in ordine sparso sulla questione israelo-palestinese.

Dal debito pubblico alla tenuta del sistema bancario, alle politiche per il Medio Oriente e l'immigrazione, la prospera Europa - culla della cultura e delle civiltà - sembra diventare un fattore mondiale di vulnerabilità.
«È un'evoluzione negativa del processo di integrazione che ho visto svilupparsi sotto i miei occhi negli ultimi nove anni nei quali sono stato prima ministro degli Esteri, poi vicepresidente della Commissione europea, poi di nuovo alla Farnesina», racconta Frattini in una splendida alba di sole nell'ufficio dell'ambasciatore Ragaglini, nella nuova sede della rappresentanza italiana all'Onu, in cima a un grattacielo che domina la parte meridionale di Manhattan. Siamo partiti con una visione euro-entusiasta, lontana dalla realtà istituzionale e politica che avevamo davanti. Poi, dopo le docce gelate dei referendum in Francia e Olanda, ci siamo aggrappati al trattato di Lisbona, l'unico compromesso possibile sperando di farne un primo passo verso la costruzione dell'Europa politica. Su diversi tavoli, come quello dell'armonizzazione dei sistemi giudiziari, l'innovazione di Lisbona ha funzionato, ha consentito progressi sostanziali. Ma alle prime prove difficili quella costruzione si è rivelata troppo fragile. Pensi alla Palestina: se arriveremo a un voto della Ue in ordine sparso certificheremo davanti al mondo la nostra irrilevanza in una questione vitale. Ma prima c'è stato il dramma dei profughi fuggiti dal Nord Africa durante le rivolte della "primavera araba". Abbiamo visto cose gravissime: la Francia che chiude le frontiere. La Danimarca che le chiude senza che sia soggetta ad alcuna pressione migratoria. La Commissione "bacchettata" da Francia e Germania per il suo richiamo al rispetto del trattato di Schengen. Fino all'attuale, gravissima crisi del debito pubblico».

E le responsabilità dell'Italia?
«L'Italia ha sostenuto la posizione giusta, anche se non è quella che ha prevalso. Abbiamo chiesto un vero governo comune europeo della politica estera, dell'economia e della difesa. Niente di sconosciuto, sono le idee di De Gasperi e Spinelli. In un mondo di grandi blocchi perfino la Ue oggi rischia di essere un'entità troppo piccola. Invece hanno prevalso le spinte nazionali. Volevamo un vero ministro degli Esteri europeo. Siamo stati sconfitti e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze. Ma è ancora più grave quello che sta accadendo nell'Europa economica coi suoi Paesi più grandi, padri fondatori della Comunità, nei quali va diffondendosi l'idea che dall'euro si possa uscire. Sarebbe il disastro: il cancelliere tedesco lo ha capito, altri, nel suo Paese, no. Se cede un Paese dell'Unione, anche un Paese periferico, le scosse sismiche saranno devastanti per tutti. La Francia lo ha già visto con la crisi delle sue banche. Presto se ne accorgerà anche la Germania».

Neanche una luce all'orizzonte?
«Be', sulla difesa comune ci stiamo rimboccando le maniche. L'Italia ha preso l'iniziativa cercando di coagulare intorno al progetto di difesa Ue un gruppo importante di Paesi - Francia, Germania, Polonia e Spagna - disposti a sviluppare un modello di cooperazione militare rafforzata. Un tentativo di rispondere alle nuove sfide, compresa quella che ci hanno lanciato gli Stati Uniti. Un modo per mettere più Europa in un asse euro-atlantico da rafforzare».

Anche perché l'America guarda ormai più al Pacifico e alla Cina che alla collaborazione coi vecchi alleati del Novecento.
«Il mondo cambia in fretta e noi dobbiamo muoverci altrettanto rapidamente. Non c'è solo il mutamento degli equilibri verso l'Asia. C'è anche, per esempio il nuovo prestigio della Russia con i vecchi attriti Washington-Mosca superati grazie al "reset" delle relazioni, mentre il presidente Medvedev propone una strategia globale della sicurezza, da Vancouver a Vladivostok».

L'America guarda meno all'Europa, ma negli ultimi anni ha osservato con particolare attenzione l’Italia soprattutto per la sua politica energetica:Libia, Iran e un'apertura, giudicata eccessiva, alla Russia. Problemi risolti o che verranno rinfocolati dalla partita per petrolio e gas nella Libia del dopo Gheddafi? Oggi il governo italiano non gode di grande prestigio internazionale. E l'atteggiamento verso Tripoli a inizio crisi è stato molto criticato.
«In Libia siamo stati fin dall'inizio a fianco del nuovo governo provvisorio. L'Italia è il primo Paese che gli ha dato il riconoscimento diplomatico. Prima della rivoluzione l'Eni copriva un terzo della produzione energetica libica. Non c'è motivo per cui non si debba tornare a quella situazione. I nuovi governanti assicurano che gli accordi verranno rispettati. Del resto sono investimenti già fatti: gli impianti sono lì, presto verranno riattivati». 

E la Russia?
«Negli anni scorsi sono stato personalmente testimone delle inquietudini degli Stati Uniti, a partire dalle preoccupazioni del Dipartimento di Stato per l'attivismo dell'Eni, dalla Libia alla questione dei gasdotti europei, South Stream e Nabucco. L'ambasciatore Morningstar. responsabile della politica energetica Usa, venne due volte a Roma. In uno dei colloqui gli proposi un incontro senza limiti di confidenzialità con l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. Da allora tra i due è iniziato un rapporto molto proficuo basato sulla "full disclosure" delle attività Eni. È un tema che poi ho affrontato anche con Hillary Clinton al Dipartimento di Stato. Insieme abbiamo costituito il tavolo di lavoro Italia-Usa sulla sicurezza energetica. Con Scaroni che ormai illustra periodicamente a Washington le scelte del'Eni e la nuova fase dei rapporti Usa-Russia, posso dire che quelle difficoltà sono superate».





29.9.11 | Posted in , | Continua »

Nella nuova Tripoli, liberata dal popolo libico

Intervista a Il Messaggero

Mi recherò domani in missione nella nuova Tripoli, liberata dal popolo libico. Una missione da cui vorrei trarre spunto per qualche considerazione sulla nostra politica verso la Libia e, più in generale, il Mediterraneo. La vocazione mediterranea è stata e resta una delle tre principali direttrici della politica estera italiana, insieme a quelle europea ed atlantica. E non potrebbe essere diversamente: nel Mediterraneo è radicata la nostra presenza politica, economica, culturale; al Mediterraneo si è legata nei secoli la nostra civiltà. L'attenzione dell'Italia verso questa regione è cresciuta ulteriormente, negli ultimi anni, come conseguenza di due fattori. Il primo riguarda la fine del confronto Est-Ovest e la globalizzazione che hanno spostato a Sud le principali sfide alla nostra sicurezza, dall'immigrazione illegale, al terrorismo, alla pirateria. Il secondo fattore, più recente, è legato alle rivoluzioni arabe che hanno ridisegnato gli assetti nella regione e costretto noi tutti, l'intero Occidente, a rivedere le nostre politiche per porci «dal lato giusto della storia». Abbiamo abbandonato quei «patti di convenienza» con le dittature dell'area che avevano garantito per decenni stabilità e opportunità per le nostre imprese.

La transizione in questi Paesi è ancora in corso e l'esito non è scontato: siamo consapevoli che dovremo impostare il rapporto con quei Paesi su nuove e più articolate basi, dando vita a «patti di coesistenza» non solo con i governi, ma anche con le società che si sono auto-emancipate. Il governo italiano è egualmente consapevole che la fluidità del quadro geopolitico ha aperto nuovi spazi per la competizione politica ed economica e posto il nostro sistema-Paese di fronte a nuove e più impegnative sfide. Come si sta concretamente muovendo l'Italia per difendere i propri interessi, i propri valori, il proprio ruolo nell'area mediterranea? Credo si possa dire che in Libia, dove, in virtù della nostra storia passata e recente, eravamo particolarmente esposti alle incertezze di un cambiamento di regime, siamo riusciti a restare in prima linea diplomaticamente e militarmente nella coalizione internazionale e a posizionarci per un ruolo di principale player nel dopo-Gheddafi.

Siamo stati tra i primi Paesi a riconoscere i nuovi rappresentanti del popolo libico, a installarci diplomaticamente a Bengasi e a inviare un ambasciatore nella nuova Tripoli. Abbiamo creato con la nuova leadership libica un Comitato di coordinamento congiunto che si riunirà presto al più alto livello politico a Tripoli, per riattivare il Trattato di amicizia italo-libico: uno strumento che mantiene assolutamente «unica» la posizione dell'Italia in quel Paese. L'Eni ha intanto riavviato le proprie attività. Chi teme che a causa di qualche presunta, precedente mancata visita l'Italia sia distratta e stia perdendo colpi a vantaggio di nostri concorrenti non tiene conto di tutto ciò, ma soprattutto non coglie la specificità italiana: non potevamo, per la nostra storia «ingombrante» assumere atteggiamenti di protagonismo e mediaticamente abbaglianti. Avevamo l'obbligo e l'interesse a operare con maggior discrezione, nel rispetto del popolo libico. La nostra discrezione non ha limitato l'efficacia della nostra azione, l'ha semmai rafforzata. Intendiamo continuare a puntare soprattutto sul nostro soft power e la nostra amicizia con il popolo libico.

La nostra azione verso gli altri Paesi protagonisti della primavera araba è stata analogamente animata da un obiettivo preciso: quello di aiutare le transizioni, per essere coerenti con i nostri valori e con i nostri interessi, nella convinzione che istituzioni democratiche in quei Paesi, quando consolidate, potranno in maniera più profonda e duratura garantire anche la nostra sicurezza e le opportunità per il nostro Sistema-Paese. È il caso dell'Egitto, dove la presenza e gli interessi dell'Italia sono profondamente radicati (siamo, tra gli europei, il primo partner commerciale). L'Italia è stata in questi mesi concretamente al fianco della transizione egiziana con aiuti volti a favorire la ripresa dell'economia nei settori chiave del turismo e delle piccole e medie imprese. Nei mesi scorsi ho ricevuto a Roma il ministro degli Esteri egiziano e coinvolto nella discussione i rappresentanti delle principali aziende italiane che operano in Egitto, per promuovere la continuazione delle loro attività in quel Paese.

Attendiamo il responso delle prossime elezioni per concordare con il nuovo governo un Vertice bilaterale nel quadro del partenariato strategico bilaterale che intendiamo consolidare ulteriormente. Abbiamo interesse a salvaguardare il rapporto tra Israele ed Egitto e a recuperare quest'ultimo a un ruolo politico centrale nel processo di pace.

Siamo stati in prima linea anche in Tunisia, dove mi sono recato personalmente a più riprese, dimostrando la nostra solidarietà concreta alla transizione democratica attraverso la concessione di un generoso pacchetto di aiuti e ottenendo la collaborazione delle autorità locali nel controllo dei flussi.

Al di là dei singoli Paesi, abbiamo cercato di promuovere attivamente una nostra visione regionale e multilaterale della regione mediterranea, basata su due principi: sviluppo economico e cooperazione regionale. Abbiamo difeso l'idea di un Piano Marshall per i Paesi della primavera araba, per evitare frustrazioni e derive estremiste dei popoli della regione che chiedevano «pane e democrazia». Quest'idea si è concretizzata con il partenariato di Deauville, che, assemblando le risorse dei Paesi del G8, delle istituzioni internazionali e dei Paesi del Golfo, mobiliterà nei prossimi due anni diverse decine di miliardi di dollari. Presiederò personalmente a Napoli il 28 novembre una riunione del 5 + 5 (i cinque Paesi del Sud-Europa e i cinque Paesi del Maghreb) che rappresenta il primo tentativo concreto di rilancio della cooperazione regionale con e tra i Paesi nordafricani dopo le rivoluzioni arabe. Una ulteriore iniziativa che stiamo portando avanti riguarda la definizione di uno schema di confidence-building tra i Paesi della regione sul modello della Csce. Un Mediterraneo «allargato», prospero e stabile, richiede, oltre alla nostra azione, una presenza dell'Europa forte e coesa. A partire dal processo di pace dove l'Italia sta attivamente sostenendo gli sforzi dell'Unione europea per una ripresa del negoziato tra Israele e palestinesi nel difficile contesto creato dalla richiesta di riconoscimento da parte palestinese.

Una presenza forte dell'Europa presuppone il superamento di protagonismi nazionali che rischiano di far scomparire il nostro continente nel mondo multipolare. Spero che l'appello all'unità venga ascoltato nelle altre capitali europee.



29.9.11 | Posted in , | Continua »

Manuale contro il traffico di cuccioli

Si è tenuta stamane alla Farnesina la conferenza stampa di presentazione del manuale “Procedure per l’esecuzione dei controlli nella movimentazione comunitaria di cani e gatti”, fortemente voluto dal Ministro degli esteri Franco Frattini e dal Sottosegretario alla Salute Francesca Martini. Il fenomeno gravissimo del traffico illegale di cuccioli muove un giro d’affari di 300 milioni di euro annui a scapito di esseri viventi animali che vengono trasportati come merci e in condizioni igienico sanitarie precarie.

Il manuale, promosso da LAV, FNOVI e Ministero della Salute in collaborazione con Polizia di Stato, Ministero degli Affari Esteri e Ministero del Turismo, vuole essere lo strumento applicativo della L. 201/2010 voluta dal ministro Frattini e condivisa in larga maggioranza dal Parlamento.

Sarà diffuso dalle Asl, Regioni, NAS, Comandi della Polizia Stradale e dalla FNOVI e darà istruzioni ai cittadini su come identificare partite illegali e segnalare irregolarità sui traffici, per supportare le azioni delle autorità preposte ai controlli.

Questo traffico internazionale viene da tutto il territorio europeo, specialmente dall’Est e in particolare da Ungheria, Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca e Polonia.
Se in Italia la legge sul traffico illecito di animali da compagnia ha portato nell’ultimo anno al sequestro di 1000 cuccioli illegalmente trafficati è evidente che il problema più grande è al di fuori dei confini nazionali.

E’ per il suo ruolo internazionale che il Ministero degli Affari Esteri ha l’importante compito di attivare e sensibilizzare i Paesi che già fanno parte, o che vogliono entrare a far parte dell’Europa, a rispettare questi animali.

Il Ministro Frattini ha stamane ricordato – “in Romania, ad esempio, ho richiamato e sempre richiamerò le autorità su questa questione a cui tengo molto. Per porre fine a questa barbarie c’è bisogno che si apra una questione europea”. E su questo punto Frattini è stato chiaro: “Chiederemo all’EUROPOL di inserire fin d’ora tra i segmenti di attenzione del programma 2014-2020, la creazione di una rete di prevenzione e repressione del traffico illecito di cuccioli”.

Ha concluso il ministro: “Un Paese che non rispetta uomini e animali è un Paese poco civile. Per questo io e la rete delle Ambasciate saremo a disposizione per vincere questa sfida di civiltà”.


27.9.11 | Posted in | Continua »

Frattini: serve la linea della colelgialità


Foto Antonio Scattolon
Intervista a Nazione – Carlino – Giorno.

di Alessandro Farruggia
«TREMONTI? Torniamo al coordinamento della politica economica da parte del presidente del Consiglio. Torniamo a fare come si è sempre fatto. Io credo che essendo una persona intelligente Tremonti non la debba prendere come una diminutio. C'è un presidente che è un primus inter pares (un primo tra uguali, ndr) e gli altri sono pares».
Di ritorno da New York dove ha partecipato all'assemblea dell'Onu il ministro degli Esteri Franco Frattini affronta temi più politici. Il caso Tremonti, ma anche il referendum e le primarie.


La maggior parte del Pdl non sembra disposta a morire per Tremonti
«Io sono sempre stato convinto che in un governo la collegialità è tutto e la sintonia con il premier è un valore aggiunto. Quindi evidentemente si tratta ora di capire se il ministro Tremonti intende seguire una linea di collegialità o no...».

Lo farà?
«Io spero che accetti e si attenga a un ruolo sotto il coordinamento del premier. Questo eviterebbe una rottura che, in un momento del genere, sarebbe traumatica e negativa per il Paese. Non siamo nel 2005, siamo in una situazione di crisi globale e il Paese deve poter disporre di un ministro dell'economia in sintonia con la linea del presidente del Consiglio».

Quindi, passo indietro sì, ma chi ne vuole la testa a prescindere esagera?
«Non credo serva passare dal servo encomio al codardo oltraggio, e mi permetto di usare un'espressione poetica. Troppa gente fino a due mesi fa arrossiva e si piegava a quel che Tremonti appena sussurrava e oggi gli va addosso con i forconi. Questo non mi piace. Ma c'è un problema politico. E lo può risolvere solo Tremonti».

Il referendum elettorale promette di spazzar via il porcellum. Secondo lei si voterà nel 2012 o si riuscirà ad approvare una nuova legge elettorale?
«Io credo che la riforma elettorale sia un interesse prioritario. Interrompere una legislatura per una campagna elettorale quando i risultati delle riforme cominceranno a dare effetto sarebbe un grave errore. E per due ragioni: la prima è che renderebbe questi effetti evanescenti. La seconda è che andremo a votare con una legge che tutti, a cominciare dalla dirigenza del Pdl, ritengono una legge non più rispondente alle esigenze dei cittadini. E quindi, esclusa l'idea di un referendum e di andare ad elezioni solamente per evitare il referendum, perchè non provare a fare una buona legge elettorale?»

L’opposizione sembra ritenerlo poco credibile.
«Credo che su alcuni punti chiave il consenso di parti importanti dell’opposizione lo potremmo avere».

Una questione strettamente legata a questo è quella delle primarie. Nel Pdl in tanti, da Alemanno a Formigoni, le invocano.
«Io sono stato tra i primi a dirlo quando ancora sembravano un tabù. Primarie per tutti. Ovviamente se un domani vi fosse una candidatura alle primarie di Berlusconi, non vedo come Formigoni o altri potrebbero realisticamente correre a candidarsi. Ma se Berlusconi non si candidasse, e la possibilità c'è, servirebbero primarie vere, non come quelle del Pd a Napoli. All'americana, tra simpatizzanti registrati. Una cosa seria».

Torniamo alla cronaca: che ci faceva Lavitola con lei a Panama alla cena con il presidente Ricardo Martinelli?
«Molto semplice. Quando si muove il ministro degli Esteri lo fa in un modo formale e non è neanche immaginabile che si possano imbarcare persone che non sono strettamente funzionali alla missione diplomatica. Lavitola quindi non era nella delegazione. Arrivato a Panama sono andato al ricevimento del presidente nel quale, con altre centinaia di persone, c'era anche Lavitola, che aveva una conoscenza pregressa con Martinelli e per questo si è anche seduto al nostro tavolo. E all'epoca non mi pare che ci fossero provvedimenti giudiziari a suo carico».






26.9.11 | Posted in , , | Continua »

Frattini in Medio Oriente, Libia e Somalia

Il Ministro Frattini con il Sottosegretario Scotti e l'Ambasciatore Ragaglini alla Rappresentanza italiana presso le Nazioni Unite
Foto Ansa
Una missione articolata e complessa quella dell'Italia alla 66/esima Assemblea Generaledell'Onu, la prima dopo la 'Primavera araba' che ha scosso la comunità internazionale e che chiederà un impegno rinnovato da parte dell'Occidente e del sistema Onu, con un obiettivo trasversale per accomunare le politiche in tutti i settori: difesa e valorizzazione dei diritti della persona, come ha sottolineato il ministro Franco Frattini nel suo intervento alle Nazioni Unite, a conclusione di una settimana di intensi contatti diplomatici a New York.

Contatti che hanno portato alla dichiarazione del Quartetto sulla storica richiesta palestinese di riconoscimento all'Onu, alla verifica della strategia internazionale verso la nuova Libia che ha 'debuttato' a Palazzo di vetro con la presenza del Cnt. Focus anche sul processo di stabilizzazione della Somalia, questione balzata in primo piano grazie al minisummit di cui l'Italia e' stata tra i promotori. E, ancora: lotta al terrorismo, cooperazione regionale per l'Afghanistan, riforma del consiglio di sicurezza e una serie di contatti bilaterali con i rappresentanti dei paesi mediterranei e mediorientali, ma anche con altri importanti partner tra i quali il Brasile.

RICHIESTA PALESTINESE ALL'ONU: ''Mi convinco sempre piu' che la dichiarazione del Quartetto puo' portare veramente allo sblocco dell' impasse. La comunita' internazionale si e' dimostrata unita e credo che le due parti ne debbano approfittare'', ha spiegato Frattini. Un 'gesto' storico, seguito da un accorato discorso in assemblea del presidente palestinese Abu Mazen, ma che se fosse rimasto un passo 'unilaterale' avrebbe - nell'opinione di molti - rischiato di allontanare la ripresa dei negoziati. Per impedirlo la diplomazia ha lavorato freneticamente, con l'Italia impegnata per l'unita' europea e quella Ue-Usa (Frattini ha partecipato a diversi incontri tra i Ministri dei 27 paesi Ue,incontri Ue-USAe Ue-Russia) e per giungere ad una dichiarazione del Quartetto, che ha indicato una road map per la ripresa del negoziato per un accordo di pace da raggiungersi entro il 2012.

LIBIA: Il ministro Frattini ha partecipato alla riunione allargata degli 'Amici della Libia', ad una più ristretta tra i paesi del 'core group' della coalizione internazionale ed incontrato a margine dell'Assemblea il primo ministro del Cnt Mahmud Jibril al quale ha confermato l'impegno italiano persostegno e assistenza alla ricostruzione, in particolare nel campo della formazione e del training. Jibril, che ha ringraziato pubblicamente l'Italia per gli interventi in favore della nuova Libia, si e' detto pronto alla riattivazione del trattato di amicizia, ha auspicato la ripresa dei lavori per la costruzione dell'autostrada prevista dal trattato ed ha garantito pieno sostegno per la ripresa delle attivita'dell'Eni . E' attesa una visita di Frattini a Tripoli ad ottobre, quando sarà pronto il nuovo governo di transizione.

SOMALIA: L'Italia ha promosso, insieme con Gran Bretagna e Uganda, un minisummit sulla Somalia, presieduto da Ban Ki-Moon, allo scopo di sollecitare l'autorita' federale di transizione ad un impegno improrogabile per il successo della transizione politica. Condizione indispensabile per il Paese colpito da una drammatica carestia e dove la situazione resta molto fragile. Non da ultimo il problema della pirateria: Frattini ha ricevuto rassicurazioni dal premier somalo sul massimo impegno per laliberazione degli 11 italiani ancora nelle mani dei pirati.

TERRORISMO: Confermando l'appoggio alla Strategia globale dell'Onu per la lotta al terrorismo e ribadendo la necessita' di un ulteriore rafforzamento della cooperazione internazionale, Frattini ha portato l'ampia esperienza italiana nella lotta al terrorismo intervenendo al simposio sulla cooperazioneinternazionale, presieduto da Ban e ha sottolineato che non ci puo' essere azione efficace che non si basi sulla ''solida difesa dei diritti umani e delle liberta''' . Rappresentanti italiani hanno partecipato alla riunione di una Task Force sul terrorismo per elaborare misure concrete di cooperazione.

AFGHANISTAN: La cooperazione regionale sia economica che politica e' nella visione italiana la chiave per assicurare all'Afghanistan una stabilità duratura, a maggior ragione nella prospettiva del progressivo disimpegno militare internazionale. Lo ha ribadito Frattini rilanciando il messaggio del G8 di Trieste nel 2009 nell' incontro ristretto a livello ministeriale su 'New Silk Road' copresieduto da Usa, Afghanistan e Germania. 

RIFORMA CONSIGLIO DI SICUREZZA: L'incontro con il presidente dell' Assemblea Generale, Nasser, e' stata l'occasione per ribadire la spinta dell'Italia per una riforma inclusiva e democratica del Consiglio di sicurezza, auspicando un'intesa con il consenso degli Stati membri. Nasser, nel riconoscere all'Italia un ruolo di leadership in materia, ha reso nota l'intenzione di procedere a consultazioni a partire da ottobre. Frattini ha presieduto anche una riunione dei paesi 'Uniting forConsensus' che condividono l'approccio dell'Italia.

RELAZIONI BILATERALI: Frattini ha avuto una serie di incontri bilaterali, a partire dal suo omologo iracheno, anche sul tema della difesa delle minoranze religiose nel Paese. Con il ministro degli Esteri libanese Frattini ha sottolineato come sicurezza e stabilita' in Libano, legate anche all'azione di Unifil nel Paese, siano legate anche agli sviluppi della situazione in Siria. Il Ministro ha poi incontrato rappresentanti di Qatar, Algeria, Cuba e Montenegro. Dal Ministro degli Esteri del Sudan ha ottenuto rassicurazioni sul massimo impegno per la liberazione dell'operatore di Emergency, Francesco Azzara'.Infine, l'incontro con Ban Ki-moon, che ha tenuto a ringraziare l'Italia per il suo impegno sui vari teatri di crisi, dal Libano, alla Somalia, all'Afghanistan.



 

26.9.11 | Posted in | Continua »

Serbia: il silenzio e’ il peggior nemico degli animali

Cari ragazzi,

ancora una storia triste. Questa volta le cattive notizie arrivano dalla Serbia, comune di Ponzega, a circa 200 km da Belgrado, dove sembrerebbe che un canile statale preposto alla raccolta dei randagi di otto comuni limitrofi abbia iniziato a sopprimere gli animali stessi nonostante il divieto delle leggi locali. Ho quindi chiesto al nostro Ambasciatore a Belgrado di raccogliere tutte le informazioni e di contattare i nostri amici serbi per sensibilizzarli alla preoccupazione che dall’Italia, dalle associazioni cinofile, è stata giustamente espressa verso simili pratiche.

Infatti molte persone e associazioni in Italia, in primis l’ENPA,  si sono già attivate per pensare a possibili sistemazioni alternative dei cani e all’eventuale accoglienza nel nostro Paese. E sono certo che la Serbia non nasconderà la testa sotto la sabbia di fronte a simili barbarie, ma saprà dimostrare una comprensione e condanna che mi piacerebbe raccogliere anche in occasione della mia prossima visita a Belgrado il prossimo 12 ottobre.

Proprio per questo ho voluto che fossero informate della nostra particolare sensibilità. Dobbiamo continuare quindi a denunciare tutti i soprusi, in forma privata o chiedendo aiuto alle associazioni a tutela degli animali. E’ importante che tutti noi attiviamo una rete di tutela e di soccorso affinché – come in questo caso - il principio del divieto di soppressione non passi con troppa disinvoltura.

Il silenzio è il peggior nemico degli animali. Come voi sapete ho deciso, anche con questo blog, di non stare a guardare, ma di denunciare e di far conoscere tutte le verità nascoste che si celano dietro i centri di accoglienza degli animali. Diffondiamo anche questa denuncia, e questa volta avremo dato una voce ai cani di Ponzega.

26.9.11 | Posted in | Continua »

Intervento Frattini all'Assemblea Generale dell'Onu


"THE ROLE OF MEDIATION IN THE PEACEFUL SETTLEMENT OF DISPUTES"

Mr. President,

Italy has a long tradition of mediation that has shaped our history and our approach to international affairs. In the celebrations of the 150th anniversary of Italian unification this year, we commemorated the vision of the founding fathers of our nation and the sacrifices of so many patriots. We also recalled the role of mediation in bridging the gap between the aspirations for independence and the reality of foreign occupation. One century later, our vocation for mediation was fulfilled when we were among the first countries to launch the process of European pacification. We helped restore peace and prosperity to a war-torn continent by engaging governments in dialogue rather than disputes.

Our attitude to mediation is inspired by both our history and our geography. Our territory is located right at the centre of the Mediterranean Sea, making us keenly aware that our security is not independent of that of the region surrounding us.

For decades Italy has emphasized the need to bridge the economic and social gap between the conditions of the northern shores of the Mediterranean and the expectations of our neighbours to the South. Despite this vision, we tended to overlook the aspirations for civil and political rights of the peoples of North Africa and the Middle East. Peoples so close to us geographically but far apart in terms of the rights enjoyed by our citizens. On the face of it, the approach favoured by Italy and the other Western Countries – including the United States – was to forge partnerships with undemocratic regimes and place a priority on security, counter-terrorism cooperation, and migration policy.

The Arab spring was a wake-up call, reminding us that no political leader can maintain power at the expense of his or her own people. It confirmed the principle that there can be no mediation or compromise where fundamental rights are concerned. And it showed that cooperation for the sake of security and stability is no alternative to promoting freedom, economic and democratic growth, and job creation.

Our response to the uprisings was consistent with our values. We called for dialogue and deplored the use of force against civilians. This was not enough in Libya, however, where the regime had vowed to slaughter its own civilians. The only way to prevent a massacre was for the international community to invoke the principle of responsibility to protect. By helping to implement this decision in military, diplomatic, and humanitarian terms, we shifted from a culture of sovereign impunity to one of responsible sovereignty, rooted in national and international accountability for the most serious violations of human rights. At the same time we supported the levying of international sanctions against the Syrian leadership.

Mr. President,
The uprisings in North Africa and in the Middle East send a message that the UN can do more and do better. Let me be clear. We do not want less United Nations involvement: we want more. Libya can be the first test case for a more prominent UN role. The UN is called upon to coordinate and lead the international community’s assistance to the country. The international community should maintain cohesion and unity of purpose, avoid a fragmented response, and resist engaging in a “first-past-the-post” logic. There should be no competition because there is only one winner: the Libyan people. The UN should therefore chair the international coordination mechanisms with the support of the relevant regional organizations such as the Arab League, the African Union, and the European Union.
At this juncture we need to prevent resentment and extremism from gaining ground. We are ready to build respectful new partnerships without imposing pre-packaged models. This is why we have promoted the idea of a new Marshall Plan for growth and development. And we have proposed a permanent Conference on Security and Cooperation with the goal of building an inclusive dialogue among equals on political, economic and cultural issues. If we fail to respond and the Arab spring becomes a cold winter, we will all have a heavy price to pay.

Mr. President,
Never has mediation been more necessary in the tense stand-off between the Israelis and the Palestinians. Confrontation has led nowhere. The time has come to defuse this long-standing and disruptive conflict through recourse to dialogue and mediation. We continue to strongly back the American efforts, and we look forward to the Quartet’s attempts to gather the necessary support to restart the negotiations between the parties toward the creation, soon, of a strong and safe Palestinian State. Within the European Union, which has to speak with one voice, Italy is also ready to exercise more leadership and political vision in re-launching the peace process.

In Lebanon, Italy is playing a prominent role in mediation. The Italian contingent in UNIFIL was awarded the peace medal of the United Nations for its contribution to maintaining peace and stability in the country. This prize honours the achievements of our soldiers in Lebanon but also the commitment of the Italian government to peacekeeping. Italy is the sixth top contributor to the UN PKO budget and, since 2006, the top EU and WEOG contributor of troops to the UN.

In Africa, far too many people are still grappling with the serious problems caused by regional conflicts. These conflicts undermine stability and prosperity for millions of people, spreading the poisonous seed of terrorism and piracy. As a witness to the Comprehensive Peace Agreement between North and South Sudan, Italy has welcomed the implementation of the CPA, which has led to the birth of the new State of South Sudan. This achievement should be an incentive to settle the post-CPA arrangements without further delay.

In the Horn of Africa, Italy has a traditional commitment to contributing to peace, security and development. In the past few months, we have financed projects in many sectors: health, education, nutrition, training, governance support, peace and security. But our assistance is not enough. In Somalia people are facing starvation and humanitarian disaster. International support must be stepped up to deliver basic services to the population and foster political reconciliation.

Mr. President,
The UN collective security system is adapting its structure and practices to the new challenges by making good and flexible use of its fundamental and cost-effective tools. Mediation is one of them. We are among the sponsors of the Resolution on strengthening the role of mediation in the peaceful settlement of disputes.

We also encourage the Organization to play a more significant role in conflict prevention, the settlement of disputes, and peace-building efforts. To this end, we rely on the impartiality and authority of the Secretary-General. We commend him for his leadership in crisis management and encourage him in this noble endeavor and in his commitment to budgetary discipline.

We also commend all the efforts to promote a strong solution to the reform of the UN Security Council. A reform inspired by the UN core principles of democracy, accountability, consensus and flexibility; a reform that will gather the widest majority and with which each and every Member State can identify.

Mr. President,
Our humanistic heritage defines the human being as the measure of all things. The principle of placing people first underpins our active support for United Nations campaigns on fundamental issues such as the abolition of the death penalty, the protection of freedom of religion or belief, and the ending of the practice of female genital mutilation.

The people-first approach also entails mediation between the pressing need for modernisation and the goal of improving individual quality of life. We need to enhance food security by tackling the crucial links between speculation, inflation of food prices, and instability. We can count on the new bodies created in the framework of FAO and the Rome-based UN Agencies to reduce food price volatility and its negative impact on the most vulnerable people.

We also pay close attention to urban development and environmental sustainability, promoting important international events such as the World Urban Forum, which will be held next year in Italy, and a world conference on the topic of the inter-ethnic city.

Mr. President,
In conclusion, Italy wants to place the rights of human beings and the environment in which we live at the center of society. True to this principle, Italy wants to help create and consolidate a modern humanism. There could be no better defence against the hatred and criminal intolerance that struck this city, this country, and this world ten years ago.





24.9.11 | Posted in , | Continua »

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