SIRIA - DURA CONDANNA! SERVE RIUNIONE ONU


Chiedo che – di fronte al massacro avvenuto oggi ad Hama - si riunisca d'urgenza il Consiglio di Sicurezza dell'Onu per prendere una posizione molto ferma sulla Siria. Condanno duramente questo ulteriore orribile atto di repressione violenta contro i manifestanti che protestano da giorni in maniera pacifica e auspico che in Siria si possa giungere ad una soluzione della crisi, che deve essere trovata attraverso l' attuazione delle riforme da parte del governo e tramite l' avvio di un dialogo inclusivo con l'opposizione. Rivolgo, infine, un forte appello al governo siriano per la cessazione immediata delle violenze contro i civili. 

31.7.11 | Posted in , , | Continua »

I CADUTI PER L'AFGHANISTAN E I DOVERI DELLA POLITICA


A ogni nuova tragedia, quando un caduto italiano in Afghanistan fa di nuovo piangere l'Italia, riappare l'insopportabile polemica davanti alle bare coperte con il tricolore. Un Paese serio non fa così. Non può farlo. I genitori, i fratelli dei nostri eroici caduti ripetono ogni volta la grande lezione che i politici con la «p» minuscola non hanno imparato. Mamme e papà che, ovviamente, si disperano, ma con la dignità straordinaria di chi sa che i loro figli amavano quella divisa, amavano l'Italia, sapevano che in Afghanistan ci siamo per combattere terroristi altrimenti pronti a colpire a casa nostra, e per portare democrazia e sviluppo. 

Un Paese serio si unisce nella serietà e nella responsabilità. Non si cerca di eccitare le emozioni per catturare qualche voto. Anche a me piacerebbe vedere tutti a casa domani i nostri ragazzi. Ma il dovere dell'Italia, che i nostri ragazzi comprendono molto meglio di tanti politici, è di rispettare i patti. Con il popolo afghano, con la Nato, l'Onu e l'Europa. Insomma, con quella comunità internazionale che, quando dice «brava Italia!», per lo più si riferisce proprio a ciò che nelle regioni di crisi del mondo fanno le nostre donne e i nostri uomini militari e civili, che contribuiscono alla sicurezza, alla stabilità e dunque alla pace.

Ce ne andremo ovviamente anche dall'Afghanistan. Ma non alla spicciolata, facendoci dettare l'agenda del ritiro dai terroristi. Ce ne andremo secondo i piani già decisi d'intesa con i nostri amici afghani e i nostri alleati, con la transizione dei poteri alle forze di sicurezza afghane, che gli italiani hanno contribuito ad addestrare meritandosi il plauso assoluto di tutti i partner internazionali. Proprio la settimana scorsa ha avuto avvio il processo di transizione in sette aree dell'Afghanistan e la città di Herat, dove sono i soldati italiani, è partita tra le prime: un riconoscimento oggettivo dei risultati raggiunti grazie alla determinazione e ai sacrifici dei nostri ragazzi e che è nostro compito e interesse irradiare nelle altre aree della regione occidentale del Paese dove siamo presenti.

Come? Continuando il lavoro prezioso dei nostri addestratori; le iniziative di sviluppo economico e sostegno istituzionale della Cooperazione italiana; il sostegno a un processo di riconciliazione nazionale che sia inclusivo di tutte le etnie e componenti sociali del Paese a condizione che rispettino la costituzione e i diritti in essa sanciti, ad iniziare da quelli delle donne; il coinvolgimento responsabile dei Paesi della regione. Non vorremmo, ad ogni nuovo attacco dei terroristi, indietreggiare. Non sarebbe degno dei nostri soldati coraggiosi. La loro sicurezza è la nostra prima priorità. Il loro coraggio e l'amore che dimostrano per i popoli che soffrono è il nostro orgoglio.

Ma il dovere della politica è restare sempre con loro, incoraggiandoli o magari piangendo con loro i caduti; mai, specialmente nei momenti tragici, invitarli a fare le valigie. L'Italia è e resterà un partner serio e rispettato nel mondo se tutti i suoi politici avranno almeno una parte della dignità sobria e silenziosa delle mamme dei nostri coraggiosi soldati.


Intervento sul quotidiano Il Messaggero del 28 luglio 2011

28.7.11 | Posted in | Continua »

SOMALIA: SALVARE VITE UMANE E NON ARRENDERSI DINANZI ALLE MINACCE


Non cederemo mai alla minaccia degli integralisti somali, a maggior ragione se queste intimidazioni – è il caso del gruppo integralista islamico Shabab – privano sempre più un Paese come la Somalia, di aiuti umanitari urgenti proprio per la sopravvivenza della sua popolazione.

Nel giorno in cui si tiene a Roma la riunione di emergenza Fao sulla carestia che colpisce il Corno d’Africa non possiamo restare sordi davanti alle richieste d’aiuto che provengono da quelle terre martoriate dalla siccità e dalla carestia alimentare.

Nei loro interventi a questo vertice straordinario, il direttore della Fao, Jacques Diouf e il vicepremier del governo provvisorio somalo, Mohammed Ibrahim, hanno lanciato un appello chiaro alla comunità internazionale: servono più aiuti ed è necessario attivarsi affinché questi aiuti arrivino tempestivamente a destinazione.

La gravissima crisi alimentare che sta affamando la Somalia e i territori circostanti può essere fronteggiata solo attraverso l’apertura di un corridoio umanitario e aereo in grado di portare i beni di prima necessità là dove servono. L’Italia ha già messo a disposizione dei fondi immediati per l’emergenza.

La popolazione africana ha bisogno di aiuto ora e subito. E la comunità internazionale deve quindi rispondere prontamente, agire e sfidare, se occorre, i terroristi Shabab, i quali non solo negano la drammaticità della situazione, ma si oppongono agli aiuti. Senza dignità e diritti umani non sarà possibile sconfiggere la povertà: per i fondamentalisti la vita umana non ha alcun prezzo, per noi viene prima di ogni cosa.

25.7.11 | Posted in , | Continua »

UNITA’ DI CRISI: PER VACANZE SICURE INFORMATI E INFORMACI


Per vacanze sicure informateVi e informateCi. È questo lo slogan con cui vogliamo che tutti gli italiani in partenza per le vacanze all’estero familiarizzino. E lo si memorizza più facilmente se a ricordarlo è un testimonial d’eccezione come Alberto Tomba.

Il campione di sci ha contribuito, a titolo gratuito, alla nuova campagna di spot istituzionali dellUnità di Crisi della Farnesina per l’estate 2011. Tomba è andato in giro per la sua città Bologna, intervistando i passanti e invitandoli, qualora prossimi a una vacanza all’estero, a iscriversi ai siti dell’Unità di Crisi http://www.viaggiaresicuri.it/ e http://www.dovesiamonelmondo.it/.

Gli spot, presentati oggi in conferenza stampa presso il Ministero degli Affari Esteri alla presenza di Alberto Tomba e del Capo dell’Unità di Crisi Fabrizio Romano, sono stati realizzati a costo zero dall’Unità Multimediale della Farnesina.

Sono sempre più numerosi i cittadini italiani che si recano all’estero per turismo, studio o lavoro. E aumentano anche i rischi. Attraverso questi semplici strumenti multimediali l’Unità di Crisi intende porre l’attenzione su alcune importanti cautele. Per prepararsi bene per un viaggio all’estero è fondamentale assumere informazioni sulla destinazione, ma anche segnalare la propria permanenza nel paese estero. È così che in caso di emergenza, l’Unità di Crisi sarà in grado di programmare e attuare in modo più rapido ed efficace eventuali interventi di sicurezza.

http://www.viaggiaresicuri.it/ e http://www.dovesiamonelmondo.it/ consentono di informarsi sulle situazioni di potenziale rischio nelle mete scelte per la vacanza e di ricevere notizie, anche tramite sms sui propri telefonini, su situazioni di pericolo come calamità naturali, attentati terroristici, rischi sanitari o chiusura di aeroporti.

Alberto Tomba, da questo punto di vista, rappresenta un perfetto testimonial in quanto ha dimostrato di saper andare forte in pista rispettando le regole della sicurezza.
Allora seguite il consiglio di Alberto e “allenatevi prima di partire, viaggiate con la testa sulle spalle”.

di Franco Frattini


GUARDA GLI SPOT DELLA NUOVA CAMPAGNA PER GLI ITALIANI CHE SI RECANO ALL’ESTERO


L’Unità di Crisi della Farnesina è anche su Facebook.

25.7.11 | Posted in , , | Continua »

MATTEO RICCI E L’ITALIA: UN PONTE TRA LA CINA E L’EUROPA


Un viaggio affascinante all’insegna del dialogo e della conoscenza della Cina. È questa la testimonianza lasciataci da Matteo Ricci, il “saggio dell'occidente” che nel 1600 conquistò il cuore dei cinesi, e che oggi più che mai torna viva in tutta la sua attualità.

La mia visita in Cina è stata l’occasione per assistere, insieme al Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, alla firma dell’accordo di coproduzione tra RAI, rappresentata dalla società RAIWORLD, e la tv cinese CCTV per la realizzazione della produzione televisiva “La Cina Vicina”.

A metà strada tra un documentario storico e un reportage, “La Cina Vicina” trae spunto dalla vita di Matteo Ricci e, mescolando storie del passato e testimonianze del presente, si pone numerosi obiettivi: veicolare l’immagine dell’Italia in Cina, alimentare l’interesse reciproco tra i due paesi e, in ultimo, indagare fin dalle origini il contatto tra cultura occidentale e cultura orientale.

L’alto valore simbolico dell’accordo RAI-CCTV risiede da un lato nell’opportunità di public diplomacy che questo prodotto editoriale consente, ovvero di veicolare l'immagine del sistema Italia (attraverso l’alleanza MAE-RAI, la quale si era già concretizzata nell’iniziativa “una radio per l’Afghanistan”), e dall’altro nel ruolo ricoperto dall’Italia in quanto “ponte” per ridurre le distanze tra Cina ed Europa, missione che ho illustrato a Pechino ai vertici della scuola del Partito comunista cinese.

La storia di Matteo Ricci è oggi più istruttiva e attuale che mai per comprendere l’identità e la sensibilità di un paese complesso come quello cinese.
Un insegnamento che non tramonta mai: il dialogo non può prescindere dalla conoscenza e dal rispetto reciproci. Comprensione, fiducia e rispetto diventano allora ingredienti fondamentali per un saldo rapporto politico e per un proficuo legame economico tra Cina ed Europa.

La figura dell’italiano Matteo Ricci fa da tramite allora a un progetto più vasto e lungimirante: ridurre le distanze tra Cina ed Europa, risolvere le divergenze e le incomprensioni per trovare l’accordo anche sui punti più dolenti della relazione sino-europea.

di Franco Frattini



CHI E’ MATTEO RICCI:
Matteo Ricci è un padre gesuita cui è attribuito l’incarico dell’evangelizzazione della Cina. Nel suo lungo viaggio per arrivare alla Corte Imperiale di Pechino, Matteo Ricci introduce nella cultura cinese i primi elementi di geometria euclidea, di geografia e di astronomia con l'uso del sestante. Nel 1607 Ricci, insieme con il matematico cinese convertito Xu Guangqi, traduce i primi libri degli Elementi di Euclide in cinese. Realizza il primo atlante mondiale in cinese, curando personalmente la traduzione dei nomi europei nella lingua locale. Molte dei nomi da lui coniati sono usati tutt'oggi in Cina. Ricci, inoltre, introduce in Europa molti aspetti della civiltà cinese, presentandoli in genere sotto una luce favorevole. Primo straniero europeo, non diplomatico, ad essere sepolto in Cina.

La considerazione e l’importanza di Matteo Ricci è stata riconosciuta dalla rivista americana Life che lo ha posto fra le 100 più importanti personalità del secondo millennio. L'effigie di Matteo Ricci, unico occidentale insieme ad un altro italiano, Marco Polo, compare nel fregio in marmi policromi che racconta la storia cinese all'interno del Millennium Centre di Pechino, sede delle riunioni ai massimi livelli del governo cinese.



IL DOCUMENTARIO:
Il documentario ripercorre le principali tappe della missione di Matteo Ricci, i luoghi, gli oggetti, gli uomini che segnano il suo straordinario “viaggio della conoscenza”, attraverso il quale per la prima volta la cultura occidentale entra in stretto rapporto con quella orientale. Attraverso le voci dei personaggi contemporanei in Cina e in Italia che reinterpretano il messaggio e l’insegnamento del “saggio d’occidente”, “La Cina Vicina” è l’occasione per mettere a confronto idee e prospettive sulla vicenda storica ma anche sul presente, nel segno del rinnovato interesse reciproco tra i paesi. “La Cina Vicina” è anche l’occasione per conoscere le storie di aziende e persone che hanno saputo sviluppare attività che, incrociando saperi e competenze, sono la continuazione ideale del percorso di Matteo Ricci.

Lo stile narrativo improntato alla divulgazione, usa fonti iconografiche storiche ma anche immagini e personaggi della Cina e dell’Italia contemporanea, allo scopo di rafforzare il legame tra eventi storici e contemporanei, sottolineando gli elementi di dialogo, di scambio, ieri come oggi.

Autore del documentario è Duilio Giammaria, inviato del Tg1 Rai.

La Cina Vicina” è una produzione RAI - RAIWORLD con il contributo di CCTV Ministero degli Affari Esteri, Regione Marche, Ministero dello Sviluppo – Invitalia.


GUARDA IL VIDEO SU MATTEO RICCI LI MADOU
ASCOLTA L'APPROFONDIMENTO SUL DOCUMENTARIO

19.7.11 | Posted in , | Continua »

Lectio del Ministro Frattini alla Scuola del Partito Comunista Cinese

E’ passato meno di un anno dalla mia ultima visita in Cina. Fui proprio qui, in questo edificio, ad ascoltare il discorso del Presidente Napolitano. Sono lieto di tornarvi nell’anno in cui ricorrono due anniversari fondamentali: il 90simo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese e quello del 150simo dell’unità d’Italia. E sono lieto che la mia visita in Cina si inserisca in un quadro fitto di incontri al piú alto livello e in un tessuto di eccellenti relazioni bilaterali, come testimoniato anche dal successo della recente visita in Italia del Vice Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Presidente di questa Scuola, Xi Jinping.

La Scuola e la comprensione reciproca
Si sente, entrando qui, il silenzioso e tenace magistero che la vostra classe dirigente respira. So di trovarmi nel tabernacolo di un’antica sapienza politica, propria del vostro popolo. Apprezzo la vostra intenzione di aprire qui un confronto di idee e prospettive. Questa è la base della comprensione reciproca, che va al di là dell’arena formale della diplomazia e dei vertici internazionali.
Il mondo contemporaneo ha bisogno di un simile approccio. L’attuale generazione di leader -in Cina, in Europa, nel resto del mondo- guarda alla costruzione di un mondo non ancora immaginato ma inimmaginabile senza comprensione reciproca. Per guardare lontano abbiamo bisogno di issarci, ciascuno, sulle spalle della propria storia e cultura. Ci aiuterà a non ripetere errori compiuti. Se sapremo giovarci di un simile lavorio culturale, la comprensione reciproca ci precederà al tavolo delle trattative e un nuovo ordine mondiale potrà essere disegnato nel rispetto delle aspirazioni di ciascuno.

La Cina arriva preparata alle sfide globali
Raramente una potenza nascente ha ingaggiato uno sforzo di autoriflessione come sta facendo il vostro paese. Ripensare la storia, analizzare l’ascesa e la caduta delle grandi potenze del passato, la nascita e la fine degli imperi è un apprendistato severo, cui le forze emergenti riluttano. Negli ultimi 500 anni le molte potenze che hanno reclamato un posto nella gerarchia del pianeta, lo hanno ottenuto scatenando rivoluzioni, conflitti e due guerre mondiali. La Cina moderna calca invece il palcoscenico della storia da protagonista, pacificamente, sfruttando con sapienza le opportunità di emergere. E’ soprattutto merito della quarta generazione del comunismo cinese aver sviluppato un approccio capace di trascendere il modo consueto di emergere delle grandi potenze. Credo che sia questo il senso geopolitico della “società armoniosa in un mondo armonioso” per significare l’aspirazione a generare benessere in patria in un contesto internazionale pacifico.

Se terrà lo stesso passo anche con la nuova, quinta generazione di leader che governerà il paese dal 2012, la Cina avrà saputo affacciarsi al governo del mondo consapevole di sé, forte, ricca, a suo agio nel rapporto con le sue radici. Insieme a questa generazione noi europei dovremo fare lo sforzo di superare l’attuale fase di gestione della crisi mondiale e provare a individuare obiettivi di più ampia portata. Rimodellare le regole del gioco è nell’ordine delle cose: alla fine della transizione che abbiamo imboccato le gerarchie economiche e le configurazioni geopolitiche non saranno più le stesse. Al contrario di altre epoche, questo rimodellamento dovrà però innovare l’assetto del mondo, senza distruggerlo. Né Europa, né Cina possono permettersi il costo di un rovente conflitto ideologico. E’ necessario escogitare un nuovo modo di risolvere il problema della transizione del potere globale. Perché non trasformare allora questa necessità in virtù? Facendo leva sulle nostre due antiche civilizzazioni, potremo catturare l’immaginazione delle future generazioni. E garantire alti standard di civiltà al XXI secolo.

L’Europa e la Cina di fronte ai cambiamenti
L’Europa, dopo aver fronteggiato la più grave recessione economica dagli anni Venti, sta attraversando le turbolenze della crisi del debito sovrano di Grecia, Irlanda e Portogallo, mentre le rivolte arabe hanno delineato nuovi scenari di instabilità nel Mediterraneo.
L’incertezza sul futuro dell’economia e l’instabilità politica della regione a noi più prossima potrebbero spingere l’Europa a chiudersi in se stessa, ad alzare barriere, ricercando effimeri momenti di sollievo in un artificiale microcosmo di benessere. Chiudere le porte alla realtà equivarrebbe a condannarsi all’errore, all’autocommiserazione senza possibilità di correzione.

Le grandi muraglie del passato attraggono turisti da tutto il mondo ma non sono più utili a preservare lo sviluppo. Oggi solo se si è connessi e integrati con la realtá globale, si può stare al passo con essa. Solo se si è aperti al libero confronto con gli altri, si può progredire. Ce lo ricorda anche la nostra storia recente. Il miracolo italiano degli anni 60 è stato determinato dalla possibilità di rivolgersi a un mercato molto più vasto di quello nazionale: quello del continente europeo. D’altra parte, grazie a un approccio aperto e inclusivo, Deng Xiao-Ping, autentico antesignano della globalizzazione, fece entrare un miliardo di persone nel mercato globale, ponendo le solide basi dell’attuale potenza economica cinese.

In questa fase di incertezza, l’evoluzione delle dinamiche euro-cinesi assume allora un valore paradigmatico, vera cartina di tornasole capace di rivelare la direzione delle nostre scelte. Se sarà in grado di strutturare un dialogo di ampio respiro con la Cina, l’Europa avrà scelto la via dell’apertura e del progresso. Se invece ci isoleremo da fenomeni e sfide globali, noi europei allargheremo lo spazio tra il nostro statico, presunto benessere e la dinamica traiettoria di sviluppo pacifico delle nuove potenze economiche, a partire proprio da quella cinese.

Ma l’isolamento non gioverebbe neanche alla Cina. In un'era di globalizzazione, i nostri interessi sono così intimamente interconnessi che abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Per la Cina, rinunciare al contributo europeo significherebbe privarsi non solo dell’offerta delle più moderne tecnologie, ma anche di idee e proposte di un interlocutore privilegiato con il quale poter ricercare su un piano di parità soluzioni alle principali problematiche internazionali. Significherebbe sacrificare l’originalità, il genio, il coraggio morale e l’energia mentale che l’Europa con la sua inventiva e disponibilità al dialogo può fornire a beneficio dei processi di modernizzazione del Paese e dei negoziati nelle sedi multilaterali.
L’Italia sostiene con convinzione l’approccio di aperura alla Cina. Ma dobbiamo riconoscere che lo straordinario dinamismo cinese è percepito in alcuni ambienti come un fattore di vulnerabilità delle conquiste economiche e sociali dell’Europa; come uno degli elementi che mette in discussione i precari equilibri raggiunti. E sono in molti a domandarsi in Europa la ragione per la quale alla crescente rilevanza della Cina non corrisponda una più attiva partecipazione del Paese alla definizione e attuazione di regole comuni.

L’Italia ravvisa nei comportamenti della dirigenza cinese la volontà di assumersi le maggiori responsabilità connesse con l’accresciuto ruolo del Paese. E si rende allora conto che le sue eccellenti relazioni con la Cina possono contribuire a superare le riserve che ancora si registrano in Europa, a condizione di attribuire al dialogo bilaterale un respiro globale e di enuclearne gli elementi essenziali da mettere al servizio dei rapporti euro-cinesi.

Natura strategica del partenariato bilaterale
La natura “strategica” delle relazioni tra Italia e Cina è stata sancita nel 2004. L’anno prima avevamo attribuito identica qualificazione ai rapporti tra Unione Europea e Cina. In entrambi i casi ero Ministro degli Esteri e fui tra i più convinti sostenitori delle due decisioni. Ricordo in particolare che la proposta di partenariato euro-cinese fu lanciata proprio durante il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.

Ogni qualificazione così impegnativa rischia però di suonare retorica se non si riempie di contenuti concreti. E’ quindi opportuno fare il punto sugli elementi essenziali del partenariato bilaterale. Prima di esaminarli, vorrei però rievocare un precedente storico quasi dimenticato: le avances che il nostro paese fece alla Repubblica popolare cinese tra gli anni 60 e 70, quando era in gioco il suo riconoscimento internazionale. L’iniziativa italiana prese corpo prima dell’apertura del presidente americano Nixon. I negoziati italo-cinesi si tessevano a Parigi mentre gli americani si apprestavano a fare grosso modo la stessa cosa. Era ministro degli esteri Pietro Nenni. Non ricordo questo episodio per segnalare un diritto di primogenitura, ma per evidenziare che le strade della diplomazia spesso si aprono e chiudono in direzioni oblique. Il senso della direzione dipende talvolta dalla presenza o meno di visione strategica e mutua fiducia: elementi che caratterizzano il nostro attuale partenariato bilaterale e sui quali intendo ora soffermarmi.

1) Visione di lungo termine
Le nostre millenarie civiltà ci spingono a guardare alle relazioni internazionali in prospettiva, ad affrontare le questioni con pazienza e perseveranza. Questa visione ha ispirato ad esempio quei gruppi italiani che decisero di scommettere sulla Cina quando la situazione era diversa da quella attuale e non era affatto scontata la positiva evoluzione intrapresa dall’economia cinese.
Un’analoga visione di lungo periodo ci sorregge anche in questa fase di turbolenze dell’economia europea. L’Europa non sottovaluta la serietà della questione. E sta affrontando il problema del debito con il consolidamento del bilancio, con la riduzione dell'indebitamento nel settore privato, e con riforme strutturali per stimolare la crescita. Interrogandoci sulle prospettive future, siamo rassicurati dalle basi storiche sulle quali esse poggiano.

L’Europa unita nasce da intese di carattere economico, ma con un alto obiettivo politico dei suoi Padri fondatori: porre fine a dolorose divisioni interne e guerre fratricide. Un nobile significato morale che è ancora valido oggi. Ci sentiamo di avere attraversato passo dopo passo -e “tastando le pietre”- il fiume nel quale per secoli erano scivolate intere generazioni, affogandovi i loro ideali, le loro speranze, i loro sogni. La consapevolezza di aver compiuto questa impresa storica, la convinzione che l’Europa unita ha mantenuto la promessa di pace e stabilità -per secoli sfuggente- ci inducono a respingere con determinazione ogni opzione di fallimento di uno Stato europeo ipotizzata dai mercati.
Per questa ragione, siamo assolutamente convinti che la tutela del superiore bene collettivo europeo prevarrà sui continui rilanci della finanza; che il pragmatismo della leadership europea avrà la meglio sulla logica insensata del “più rischio, più vinco, ma se perdo paghi tu”. D’altra parte, se il prezzo da pagare fosse l’inverosimile dissoluzione dell’eurozona, a perdere saremmo in molti. Nessun Paese sarebbe immune al devastante shock. Neanche la Cina, di cui l’Unione Europea è primo partner commerciale. E la Cina sta confermando di possedere un atteggiamento responsabile quando investe in titoli di debito sovrano emessi in euro.

La Cina può svolgere un ruolo chiave per bilanciare la domanda mondiale e assicurare una ripresa sostenibile. Da Cina e altre economie emergenti ci aspettiamo un graduale apprezzamento delle valute e una riduzione del tasso di risparmio. Saranno comunque decisioni libere, autonome, prese da ciascun Paese sulla base di valutazioni su cui non vogliamo interferire.

L’Europa ha bisogno della Cina, del suo ruolo di equilibrio armonico, fondato su un rapporto con il tempo che privilegia la visione strategica e di lungo termine. E’ la stessa visione con cui l’Italia guarda ai suoi rapporti con la Cina. E’ la visione che ci guida nel perseguimento dell’ambizioso obiettivo che ci siamo posti insieme: il raggiungimento della soglia di 80 miliardi di euro di interscambio bilaterale entro il 2015.

2) Fiducia e rispetto
Essenziale per lo sviluppo del nostro partenariato strategico, dell’economia e del commercio è il clima di fiducia e rispetto reciproci tra i nostri due paesi. A differenza di altri popoli, il cui etnocentrismo impedisce di accettare soluzioni estranee alla loro cultura, gli italiani si distinguono per l’attitudine a dialogare su un livello di parità, senza mai ergersi a critici di sistemi altrui.
Abbiamo anche un’esperienza che ci fa sentire vicini alle questioni che affronta la Cina. L’Italia è un microcosmo in cui negli anni si sono riprodotte, su scala diversa e con le dovute distinzioni, alcune contraddizioni e tensioni vissute dalla Cina attuale. Anche noi, nei processi di modernizzazione abbiamo registrato squilibri regionali e sociali. Anche nel nostro Paese coesistono settori di avanguardia tecnologica e sacche di arretratezza, alti consumi e emarginazione sociale, uno straordinario tessuto imprenditoriale e eccessivi vincoli burocratici.

Anche noi, nei processi di modernizzazione del Paese, dobbiamo scongiurare il rischio di un piano inclinato tra quanti in alto hanno accesso al benessere e quanti invece in basso scivolano verso l’esclusione. Un tale scarto alla lunga produce rancori e risentimenti. Ed allora si inizia a declinare credendo di crescere, a scendere illudendosi di salire. La modernizzazione diventa regressiva, alienante.
Non abbiamo però mai perso di vista il nostro fondamentale obiettivo: migliorare la qualità della vita dei cittadini. Con la sua cultura umanistica e la centralità che attribuisce alla persona umana, l’Italia ha una tradizionale propensione a soddisfare le diverse esigenze dei cittadini con creatività, progettualità e spirito di collaborazione. Ne abbiamo fornito una concreta dimostrazione con il nostro padiglione all’EXPO di Shangai, il cui successo é stato riconosciuto dal pubblico e dalla decisione delle autorità cinesi di mantenerlo in vita come centro di promozione dell’eccellenza italiana.

Qualità della vita significa per noi anche il recupero del territorio e la riqualificazione dei paesaggi, la tutela dell’ambiente e la preservazione del patrimonio architettonico delle città. Non si tratta solo di opere di urbanistica ma di atti di impegno civile e culturale, di politica di solidarietà in favore della collettività. L'Italia è anche il suo paesaggio, un panorama costruito nei secoli attraverso i simboli che hanno fatto la storia stessa dell'Europa.

Si tratta per noi di un valore costituzionale perché crediamo che la prosperità non debba essere pagata con le difficoltà del vivere nei grandi centri urbani; crediamo che le esigenze di crescita non debbano inevitabilmente comportare il degrado dell’ambiente; crediamo che il progresso tecnologico non debba essere avvertito solo come libertà dal bisogno, ma anche come progresso armonico dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. Ritroviamo questi concetti riflessi nel dodicesimo Piano quinquennale cinese e ci attendiamo di poter sfruttare gli spazi di collaborazione che esso apre per le eccellenze del nostro

Sistema Paese.
Partendo dalla constatazione che ciò che ci accomuna è molto di più di ciò che ci divide, puntiamo a incoraggiare la cooperazione nei settori delle scienze, della ricerca e dell’innovazione, a promuovere senza barriere gli investimenti diretti in un senso e nell’altro, a mettere la vitalità delle nostre imprese a disposizione del dinamismo dell’economia cinese.

Sono scelte che operiamo con fiducia. Ci attendiamo che questa fiducia sia contraccambiata con una maggiore facilità di accesso al mercato e con la tutela della proprietà intellettuale e la lotta alla contraffazione. Intendiamo così superare il paradigma dell’interscambio commerciale, promovendo collaborazioni industriali, favorendo trasferimenti di tecnologia e creando tante “piccole Italie” nel gigantesco mercato cinese. In questo contesto si inserisce anche la rivitalizzazione del Comitato Governativo, di cui chiudo nel pomeriggio la IV sessione plenaria, insieme al Ministro Yang Jiechi.
3) Agenda globale

C’è un terzo elemento che rende il partenariato bilaterale autenticamente strategico: la ricerca di soluzioni condivise alle principali questioni dell’agenda globale. Sono tanti gli elementi che abbiamo in comune, come il fatto che ci riconosciamo nella visione di una maggiore rappresentatività delle organizzazioni internazionali e che condividiamo un approccio costruttivo alla riforma del Consiglio di
Sicurezza.

La Cina per noi è “partner” imprescindibile. Lo abbiamo dimostrato anche durante la nostra Presidenza del G8, quando abbiamo promosso insieme alla Cina molte iniziative. E lo confermiamo nel G20 dove con la Cina ricerchiamo convergenze sulle principali questioni di governance globale. Sicurezza, crescita economica, controllo energetico, politica estera sono strettamente correlate. Questo nesso non riguarda solo le élites politiche. E’ una questione che tocca la vita dei cittadini, esposti alle severe turbolenze dalle quali è attraversato periodicamente il sistema internazionale.
Il vantaggio competitivo di un paese è misurato dalla sua capacità di farsi protagonista, dal suo profilo politico e dalla scala della sua economia. Ma nessun paese può aver peso sulla scena internazionale semplicemente promuovendo il proprio interesse e i propri valori, se non è poi capace di garantire, con coesione multilaterale, la libertà dei propri cittadini di accedere alle diverse aree del pianeta, facilitando l’internazionalizzazione della vita quotidiana.

Relazioni euro-cinesi
Ho evidenziato i tre elementi essenziali che rendono efficace il nostro strategico partenariato bilaterale. Vogliamo mettere questo partenariato al servizio delle relazioni tra Cina e Unione Europea.
Sebbene l’Europa sia il primo partner commerciale della Cina, il rapporto politico è segnato da incomprensioni. Per superarle contiamo sul retroterra culturale. Ad esempio, i vostri studenti si formano anche sulla Ricchezza delle nazioni di Adam Smith. L’ho studiata anch’io e penso che i nostri studenti dovrebbero avere maggiore consuetudine con i pilastri culturali dell’antica propensione cinese al rischio imprenditoriale. Sono affascinato dalla vostra espressione xiaihai jinsanhang che vuol dire affrontare l’oceano; ma grazie alla flessibilità dei segni della vostra lingua, è usata per dire “buttarsi in mare” o “fare affari”. Simili affinità nell’approccio alla dinamica economica valgono più di mille distinzioni burocratiche.

So qual è il punto dolente. Ci sono due temi sui quali Europa e Cina faticano a trovare un accordo. Il primo punto è più facile da affrontare. Entro meno di 5 anni il riconoscimento dello status di economia di mercato sarà un fatto automatico. Mi auguro che la UE comprenda l’importanza di promuovere fin d’ora una partita dall’esito scontato il cui anticipo sui tempi sarebbe una opportunità storica.
Ma al di là di questo iter, resta un paradosso riconoscere ed esaltare l’ampio e rapido sviluppo cinese, il suo ruolo nel mercato globale, il suo inserimento a pieno titolo nel WTO e non riconoscergli lo status di economia di mercato.

L’altra questione riguarda l’embargo sulle armi. So che le difficoltà e le divisioni europee di visione in questo campo sono tante e che deve maturare una condizione internazionale favorevole. Ma so anche che sarebbe un paradosso invocare una Cina stabile e coinvolta nella gestione della sicurezza globale, mantenendo, al contempo, una misura che testimonia sentimenti politici di sfiducia.
Il successo del partenariato bilaterale ci induce ad affrontare queste divergenze alla luce della fiducia e del rispetto reciproci. Fiducia e rispetto che ci spingono a “comprendere prima di giudicare”, come disse un anno fa proprio qui il Presidente Napolitano. E ci incoraggiano a lavorare, a mediare perché in Europa si formi il consenso necessario per rispondere alle attese cinesi.

Sulla base della nostra esperienza, siamo fiduciosi. Tanti italiani hanno dimostrato nei secoli di saper penetrare nel Regno di Mezzo e sono ora celebrati nella memoria di questa antica civiltà. Con la stessa tenacia di tanti nostri illustri predecessori, continueremo a svolgere un ruolo di ponte per ridurre le distanze tra Cina e Europa. E per far sì che la Cina possa rinvenire nell’Europa sintonie e comunanze che finora ha prevalentemente ricercato in altri partner internazionali. Questo è il modo più efficace per mettere a frutto il patrimonio di valori e interessi accumulato nell’ambito del nostro strategico partenariato bilaterale.

Grazie per l’attenzione.




19.7.11 | Posted in , | Continua »

SICCITA’: ITALIA AIUTA AFRICA E NON DA OGGI


L’emergenza siccità in Africa è un tema che il Ministero degli Affari Esteri conosce bene purtroppo. L’Italia aiuta l’Africa e non da oggi. Lo dimostrano i numerosi programmi che la Cooperazione Italiana realizza e porta avanti nel Corno d’Africa nei settori della nutrizione, dell’acqua, dell’agricoltura e della sanità. Si tratta di interventi che si compiono nelle terre aride del continente africano per portare acqua potabile, aprire e riabilitare pozzi, ammodernare i sistemi di irrigazione e di distribuzione dell’acqua. Iniziative e attività di aiuto e sostegno alla popolazione stremata dall’insicurezza alimentare che ogni giorno miete fra le sue vittime donne, uomini e bambini innocenti. Ed è proprio per loro e per incoraggiare lo sviluppo dei Paesi africani che il Ministero degli esteri non si ferma e non rallenta il suo attivismo negli impegni umanitari.

Ricordo inoltre che il tema dell’acqua è stato uno dei punti fondamentali del G8 de L’Aquila, che si è concluso con un documento importante: la prima dichiarazione interamente concordata con i Partner Africani su un partenariato rafforzato G8-Africa su acqua e igiene di base, finalizzata a tradurre l’attenzione nazionale e internazionale alle tematiche dell’acqua e dell’igiene in risultati concreti.

Consideriamo l’Africa un attore importante di governance globale, un partner con il quale fronteggiare assieme, su un piano paritario, le grandi sfide del mondo d’oggi, a cominciare da quelle che toccano direttamente il destino dei suoi popoli.

Sono profondamente convinto che il nostro rapporto con l’Africa potrà e dovrà essere impostato sempre meno sulla logica donatore – ricevente. Ma ciò non toglie che, di fronte a drammatiche emergenze umanitarie, l’Italia è pronta a fare sino in fondo la sua parte anche come donatore. Gli aiuti ci sono, ci saranno, e consistenti. Soprattutto, si tratta di aiuti concepiti non solo per alleviare nell’immediato le sofferenze della popolazione, ma anche per contribuire a gettare le basi di un futuro sviluppo autonomo di quei Paesi.

Raccogliamo il drammatico appello di coloro che stanno soffrendo e siamo sensibili all'appello che dal Vaticano e' arrivato: il dramma di quei popoli e' anche il nostro e deve richiamare alle sue responsabilità l'umanità intera.

di Franco Frattini



PROGRAMMI DI EMERGENZA IN CORSO PER COMBATTERE LA SICCITA' IN KENYA, ETIOPIA E SOMALIA

KENYA
Contributo alla FICROSS per 300.000 Euro in risposta all’Appello “Kenya Drought”.
Interventi in 9 Distretti aridi del Nord e Nord Est del Kenya maggiormente colpiti dalla siccità, attraverso la fornitura di acqua potabile, riabilitazione pozzi e fornitura di razioni alimentari.
Programma d’emergenza in gestione diretta e con il concorso di ONG idonee per 1.100.000 Euro per il sostegno ai profughi somali residenti nel campo profughi di Dadaab. Interventi nei settori della protezione dei rifugiati, approvvigionamento acqua con perforazione pozzi, ammodernamento sistema distribuzione acqua, costruzione di un nuovo mattatoio, istruzione e corsi di formazione per insegnanti.
TOT: 1.400.000

ETIOPIA
Contributo ad OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) per 496.000 Euro  per finanziare il Pooled Fund denominato Humanitarian Response Fund ( HRF) gestito da OCHA per rispondere ai bisogni prioritari delle popolazioni nei settori salute, nutrizione, accesso all’acqua, risposta alle epidemie ed attività a sostegno dell’agricoltura ed allevamento.
Iniziativa d’emergenza finalizzata alla realizzazione di interventi della salute e nutrizione, dell’acqua, dell’agricoltura e sanità per un valore di 1.300.000 Euro. L’intervento ora in fase di progettazione si propone di integrare e rafforzare le attività svolte nel corso dell’iniziativa di emergenza chiusa nel marzo 2011 e realizzate con il concorso delle ONG idonee presenti in loco, nei settori nutrizione, acqua, agricoltura e sanità e ritenuti prioritari dal Governo etiope e dalle Agenzie ONU.
TOT:1.796.000

SOMALIA
Contributo per 800.000 mila Euro al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) per contrastare la siccità in atto con iniziative di cash for work, riabilitazione argini fluviali, distribuzione di strumenti per la pesca, produzione di mangime e distribuzione sementi.
Contributo ad OCHA per 500,000 Euro per sostenere le attività di coordinamento umanitario di Ocha in Somalia e finalizzato a meglio rispondere ai bisogni della popolazione vulnerabile colpita dalla crisi umanitaria compresi gli sfollati, i pastori delle aree rurali affette da siccità e i poveri degli agglomerati urbani.
Programma con FAO da 1.100.000 Euro per il miglioramento della sicurezza alimentare delle famiglie vulnerabili nelle regioni agro-pastorali dell’Hiraan, Bakol. Gedo e Medio Scebeli, attraverso l’aumento della produzione agricola e la fornitura di strumenti agricoli di base.
Programma d’emergenza in gestione diretta ed il concorso di ONG idonee per 2.000.000 Euro in favore degli sfollati somali nella Regione del Basso Scebeli e Regioni centrali di Galgadud e Mudug. Interventi nei settori dell’approvvigionamento idrico e igiene, salute, tutela dei gruppi vulnerabili, sicurezza alimentare ed istruzione.
TOT: 4.400.000

Pertanto l’impegno umanitario complessivo per la crisi nel Corno d’Africa si attesta su 7.596.000 Euro.

14.7.11 | Posted in | Continua »

IV WINNING ITALY AWARD AL TEATRO ALLA SCALA


Domani 13 luglio, alle ore 18.00, a Villa Madama a Roma consegno il IV Winning Italy Award al Teatro alla Scala di Milano. Il premio viene assegnato a persone, aziende o istituzioni che meglio di altri interpretano l’eccellenza e promuovono e valorizzano l’immagine dell’Italia nel mondo.

Il Winning Italy Award intende celebrare il Teatro alla Scala come il tempio mondiale della lirica e la più grande istituzione al mondo nel settore del melodramma, del balletto e della musica classica. Straordinario motore dell’eccellenza italiana, il Teatro alla Scala consacra nel mondo il talento del nostro Paese. Il Teatro rappresenta un orgoglio che viene da lontano ed è stato parte importante della formazione della nostra coscienza nazionale.

Alla cerimonia partecipano anche il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Gian Carlo Galan, il Segretario Generale della Farnesina, Giampiero Massolo, l’Amministratore delegato EXPO 2015, Giuseppe Sala. In rappresentanza del teatro simbolo di Milano e tempio del melodramma, il Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro alla Scala Stéphane Lissner e il Vice Presidente della Fondazione Teatro alla Scala, Bruno Ermolli. L’evento sarà inoltre occasione per un tributo al maestro Franco Zeffirelli.

L’evento fa parte delle iniziative di Winning Italy, un progetto di marketing istituzionale nato nel novembre del 2009 da me fortemente voluto per promuovere l’immagine del nostro Paese all’estero e per registrare lo stato di salute dell'eccellenza, del talento e della creatività italiani. I suoi elementi costitutivi sono l’Almanacco dell’Eccellenza Italiana, una pubblicazione che raccoglie tutti i buoni risultati raggiunti in ogni segmento delle nostre attività, dall’economia alla ricerca, dalla cultura allo sport, e che promuove l’eccellenza italiana nel nostro paese e all’estero, e il sito http://www.winningitaly.it/ consultato anche da un pubblico internazionale.

Il Winning Italy Award, giunto alla IV edizione, rappresenta la prestigiosa onorificenza assegnata a coloro che per i loro meriti e successi sono diventati “ambasciatori” dell’Eccellenza Italiana nel mondo. Il primo ad essere insignito del premio è stato il campione di motociclismo Valentino Rossi, seguito nelle edizioni successive da Ferrero International e dalle Frecce Tricolori.


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12.7.11 | Posted in , | Continua »

DIAMO SPERANZA ALLA PACE


Oggi il Quartetto (ONU, UE, RUSSIA, USA) si riunisce per rinnovare il necessario impulso alla ripresa dei negoziati tra palestinesi e israeliani.
Purtroppo il tempo gioca contro la pace. Estremisti di ogni provenienza non la vogliono, mentre la stragrande maggioranza dei due popoli invoca uno Stato ebraico accanto allo Stato palestinese; la sicurezza per Israele e il diritto dei palestinesi alla prosperità economica e a uno Stato con pienezza di prerogative, una pace duratura, giusta, definitiva.

La strada giusta, che il Quartetto dovrà a mio avviso ribadire, è il negoziato tra le parti: diretto, duro se occorre, ma capace di quella flessibilità intelligente – che si chiama lungimiranza - che sola potrà portare entrambe le parti a quel risultato per tanto tempo così vicino e così lontano. E con la consapevolezza che, per Israele, dal giorno successivo all’accordo sarà richiesto un impegno costante e che le concessioni pur se dolorose, sono necessarie. Perché la pace vale più di ogni altra cosa. E che per tutti i Paesi arabi, a quel punto, non vi potranno essere dubbi sulla necessità di relazioni normali, politiche ed economiche, con lo Stato di Israele.

Diamo speranza alla pace, incoraggiando le parti a riprendere il negoziato, senza alimentare illusioni e prospettare scorciatoie che potrebbero, qualunque sia l’intenzione dei proponenti, lasciare ancora per molto tempo nell’incertezza e nell’insicurezza i due popoli. L’Italia c’è e farà la sua parte.

11.7.11 | Posted in , , | Continua »

IL POPOLO DELLA RETE SI RIBELLI AL CACCIATORE DI ORSI


Leggo con sconcerto che un parlamentare italiano eletto in Trentino, l’Onorevole Maurizio Fugatti, intende organizzare un banchetto all’aperto, con carne di orso. Avete capito bene! Di orso. Di quell’animale cioè, quasi in estinzione, che stiamo faticosamente riportando sulle montagne italiane che ha abitato per secoli. Un animale protettissimo, che i Parchi nazionali ospitano ed il nostro Paese è fiero di aver contribuito a salvare. Certo gli orsi non si limitano a mangiare bacche; accade che attacchino qualche pecora ed è giusto che i pastori che subiscono il danno siano allora rimborsati.

Ma il popolo del web può e deve ribellarsi all’idea che un bellissimo animale - che proteggiamo - finisca in padella. E lo proteggiamo anche perché contribuisce a mantenere il fragile equilibrio di un ecosistema che ha perso progressivamente gli animali predatori. Dobbiamo quindi, tutti insieme , far sapere a questo cacciatore di orsi quanto sia più importante vedere gli orsi vivi e vegeti - nei boschi, sugli alberi -, e che in padella preferiamo polenta e finferli. Dobbiamo forse anche chiedere che si dia magari un’occhiata a questo banchetto indecente perché magari sparare ad un animale protetto può costituire reato.

1.7.11 | Posted in | Continua »

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