UNITA' DI CRISI: TOMBA TESTIMONIAL DELLA FARNESINA


"Ragazzi, viaggiate allenati. Come me"
ALBERTO TOMBAL’ex campione di sci testimonial della Farnesina

Il Ministero degli Esteri ha scelto Bologna. Il nuovo spot istituzionale dell’Unità di crisi della Farnesina, per promuovere le ‘vacanze sicure all’estero’, verrà girato oggi pomeriggio sotto le Due Torri. Per l’occasione scende in pista come testimonial Alberto Tomba.

PROTAGONISTI, al fianco dell’ex campione olimpico di sci, i passanti. A fare da sfondo alle riprese, gli angoli più centrali della nostra città: piazza Ravegnana, via Rizzoli, piazza Nettuno, il portico del Pavaglione, piazza Galvani, via Clavature, via Farini, piazza dei Celestini. È prevista la registrazione di otto microspot della durata di trenta secondi circa ciascuno. Nel tardo pomeriggio, il via ai ciak. A ciascuno degli intervistati Tomba farà sei-otto domande e alla fine chiederà se è iscritto sul sito dovesiamonelmondo.it.

«È UNA BELLA cosa perché protagonista sarà la mia città — così suona l’orgoglio bolognese di Tomba —. Mi hanno scelto come l’emblema dello sportivo che ha girato il mondo. Prima di ogni viaggio mi ‘alleno’, mi informo sulla meta, le strutture e la logistica». La conferma arriva direttamente dalle istituzioni. «Il mio ministero e la sua Unità di crisi — spiega il titolare della Farnesina, Franco Frattini — hanno scelto come testimonial Alberto Tomba perché ha dimostrato con le sue tante vittorie e gli importanti successi di essere un vero ambasciatore dello sport e dell’eccellenza italiana nel mondo, e perché ha dimostrato che si può andare fortissimo e vincere avendo sempre la testa sulle spalle». E quanto a sicurezza ‘applicata’, gli appassionati di sci ricorderanno che proprio la Bomba, nel 1991, fu il primo atleta a indossare il casco in gara.

MA TORNIAMO allo spot. La campagna informativa promuove ‘Dove siamo nel mondo’, un servizio del ministero che consente agli italiani che vanno all’estero di segnalare, beninteso se lo vogliono, i dati personali, al fine di permettere all’Unità di crisi, nel caso che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con rapidità e precisione interventi di soccorso.

LO SPOT sarà realizzato, a costo zero, da un gruppo di ragazzi che lavorano nell’ufficio multimediale della Farnesina. A guidare la troupe sotto le Due Torri sarà un altro giovane, Alessandro Dalrio, che ha curato gli aspetti logistico-organizzativi. Insomma, un set tutto bolognese per uno spot nazionale che vedremo trasmettere sulle principali reti televisive e sul circuito internet. E mentre al Marconi c’è chi parte e chi arriva per le vacanze estive, c’è anche chi decolla con una convinzione inossidabile: «Allora come oggi, ovunque io sia la nostalgia di casa e della mia città si fa sentire»: parola di Tomba.

di FEDERICA ANDOLFI

30.6.11 | Posted in , , | Continua »

AFGHANISTAN: ROLLANDO, PROVE DI NORMALITA’ SULLA NEVE


In molti hanno parlato della sua impresa. Architetto con un’immensa voglia di viaggiare, Rollando è una guida alpina impegnata in un’ambiziosa iniziativa della Fondazione Aga Khan.

Anche noi al Ministero degli esteri, grazie ad un’intervista concessa da Rollando a Luca Mirone (Ansa) lo abbiamo conosciuto, sappiamo chi è e cosa fa.

“Prove di normalità sulla neve” in Afghanistan. Ovvero, come sviluppare l’economia, attraverso il turismo di montagna, per dare fiato ad un paese sfibrato dalla guerra. Ferdinando Rollando, guida alpina valdostana, insegna sci e forma istruttori a Bamiyan per conto della prima agenzia turistica afghana, finanziata dalla Fondazione Aga Khan .

“Credo che l’assenza di un’economia normale legata al territorio ed alla gente dopo trent’anni anni di guerra sia uno dei problemi principali e lo sci é una delle scorciatoie per ottenere qualche risultato, e così in effetti è stato nei primi tre mesi di attività”, ha raccontato Rollando a Decoderrubrica di approfondimento del portale della Farnesina.

Lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini é rimasto colpito da questa iniziativa: “Lui é maestro di sci ed ha visto subito come ci fosse un messaggio di pace e di normalità” nel progetto, ha sottolineato la guida valdostana . La normalità é stata costruita con un lavoro quotidiano, impegnativo, in un luogo in cui all’inizio di questa avventura mancava quasi tutto, compreso il riscaldamento nelle stanze. E non sono mancati i problemi, come l'iniziale ritrosia degli allievi ad allenarsi e le incomprensioni con la comunità di un villaggio contraria a far sciare le donne. In ogni caso, questo progetto va avanti, per provare a costruire una vita “basata sulla bellezza e sull’economia e non sul pericolo e sul terrorismo”.

28.6.11 | Posted in , , | Continua »

GHEDDAFI: APRIRE LA STRADA AD UNA SOLUZIONE POLITICA E PACIFICA DELLA CRISI


La Corte Penale Internazionale, con la sua pronuncia di ieri, in esecuzione del mandato conferitole dal Consiglio di Sicurezza (Risoluzione 1970 sulla situazione in Libia), conferma le gravi responsabilità di Gheddafi, di suo figlio Saim e del suo genero Al Senoussi per i crimini commessi dalle forze armate libiche contro gli oppositori al regime, a partire dal 15 febbraio. Crimini contro l’umanità: a Tripoli, Bengasi e Misurata.

Dopo mesi di malcelato scetticismo, quella parte di opinione pubblica italiana che avrebbe preferito stare a guardare e fare dell’Italia uno spettatore muto di quanto accadeva alle porte di casa, ha di che seriamente riflettere. Erano pronti ad irridere le azioni italiane per cancellare colpe e responsabilità coloniali. Pronti a ironizzare sul linguaggio di Gheddafi, debitore di quell’antimperialismo che aveva alimentato generazioni di intellettuali negli anni ’70 e buona parte della classe dirigente comunista, pronti ora ad additare il “tradimento italiano”, l’improvviso cambio di campo. Di fronte a cosa? Con tutta la comunità internazionale (Onu, Unione Europea, Lega araba e Unione Africana) una volta tanto unita e schierata in difesa delle popolazioni civili?

La decisione della Corte sulle responsabilità del regime libico conferma la legittimità della missione umanitaria della Nato in Libia, su mandato Onu. Nelle emergenze umanitarie provocate da atti di repressione di dittatori verso il proprio popolo spetta alla comunità internazionale la “responsabilità di proteggere’’.

Nell’assicurare il suo forte e convinto contributo all’attività della Corte Penale Internazionale, l’Italia continuerà coerentemente, insieme ai propri alleati e partners, il proprio impegno nella missione internazionale per aprire la strada ad una soluzione politica e pacifica della crisi libica, per realizzare una Libia democratica ed unita, senza Gheddafi.

di Franco Frattini

28.6.11 | Posted in , , | Continua »

COSTI DELLA POLITICA - REGOLE IN ITALIA COME IN EUROPA


La prossima settimana il governo si troverà di fronte ad un appuntamento importante: la presentazione della manovra. Importante perché permetterebbe un passaggio verso il pareggio di bilancio, ma anche coraggiosa perché per la prima volta – lontano da ogni demagogia – abbiamo la possibilità sforbiciare i famosi costi della politica nel tentativo – come scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera - di riportare la politica a quella dimensione di sobrietà (e credibilità) alla quale non si stanca di appellarsi il Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Non abbiamo, in questa materia, neanche per un attimo guardato all’Europa o agli altri partners europei e internazionali, salvo poi scoprire che il Presidente di una Provincia italiana può arrivare a guadagnare addirittura di più del cancelliere federale tedesco!

Le giustificazioni a questo costume di casa sono – come dice un noto proverbio – “peggio del buco”: occorre ben pagare, si dice, il politico, a cominciare dagli enti locali fino ai livelli istituzionali nazionali, per prevenire alla radice il rischio della corruzione e del finanziamento illecito. Al contrario, le classi politiche e di governo sono credibili e rispettate se la sobrietà e la correttezza, appunto, sono evidenti e se ovviamente i trattamenti economici – ed i relativi accessori – sono adeguati alla dignità della carica, ma non umilianti e in qualche modo offensivi per la gran parte della popolazione che ad essi non arriva e forse non arriverà mai.

Regole per i costi della politica sono dunque urgenti per ricomporre – ancora una volta evitando di fare della demagogia e incoraggiare un approccio antisistema – la credibilità e la buona immagine della politica come servizio.

Privilegi, cumuli e rendite vitalizie per chi abbia svolto – per un tempo della sua vita talora breve – un incarico politico e istituzionale, sono un costo su cui credo la collettività vedrebbe positivamente una sforbiciata. Ed ugualmente, così come si è deciso per i trattamenti dei parlamentari europei, è utile non perdere un allineamento o un riferimento, per le remunerazioni politico-istituzionali, a quanto si fa in altri Paesi europei.

Infine, si dovrebbe riflettere sul costo considerevole di incarichi aggiuntivi cumulati da dirigenti pubblici – nazionali e locali – e autonomamente compensati: consigli di amministrazione e collegi di revisione dei conti, per citare solo i casi più frequenti. Chi vi è nominato perché dirigente pubblico dovrebbe, a mio avviso, ritenere l’incarico una componente del suo impegno istituzionale, senza un ulteriore specifico trattamento retributivo (salva, magari l’indennità di missione se occorrono spostamenti dalla sede di residenza).

Moderazione, serietà e sobrietà – senza demagogia – sono la ricetta imprescindibile, anche in vista di una manovra che dovrà essere rigorosa, cui dovrà farsi riferimento affinché la politica non paghi sempre per ultima un costo che gli italiani dovranno pagare per la stabilità del Paese”.

24.6.11 | Posted in , | Continua »

LIBIA – LA PACE E LA GUERRA DIVENTANO MATERIA PER MESCHINE SPECULAZIONI DI BASSA POLITICA


La tentazione di leggere la nostra politica estera con i soli occhiali della politica interna non può spingersi al di là di un dato di fondo: quello della lealtà verso gli impegni e gli organismi internazionali che è per l’Italia fuori discussione. Una lealtà che nasce – è bene ricordarlo - dal primato che noi vantiamo nella partecipazione alle missioni internazionali di pace. E dal saldo sostegno che proviene al Governo dal Capo dello Stato.

Lo strumento militare coordinato dalla Nato è sin qui servito per mettere il regime di Tripoli alle corde nel quadro del mandato della Risoluzione Onu che indica nella protezione dei civili l’obiettivo principale della missione. 

La vita delle popolazioni inermi non può quindi passare improvvisamente in secondo piano e il mio auspicio è che - in accordo con Lega Araba, Unione Africana, Unione Europea, Onu, Nato e naturalmente CNT - il tema della protezione possa trovare strumenti sempre più efficaci. L’Europa ha dato vita ad Eufor da più di un mese e proprio per ragioni umanitarie. E’ giunto il momento di farla essere operativa senza che le ragioni della vita appaiano ad osservatori distratti o in malafede ragioni di un improvviso e improvvisato cambio di passo o ragioni della Lega Nord. Le ragioni di difendere ogni singola vita umana dovrebbero essere di tutti, se non fosse che anche la pace e la guerra diventano materia per meschine speculazioni di bassa politica. 

23.6.11 | Posted in , | Continua »

INTERCETTAZIONI: IL RITO ABBREVIATISSIMO DEL PROCESSO MEDIATICO


Certo siamo mille miglia lontani dalla società della discrezione e delle buone maniere e noi adulti non diamo il buon esempio. Ma vorrei chiedere a voi ragazzi se, leggendo i giornali in questi giorni, non condividete con me un sentimento di delusione e di fastidio.

Leggiamo pagine di intercettazioni telefoniche – ci sono anch’io a parlare di politica e di riforme – dove si discutono e si commentano azioni e reazioni di personalità della politica e delle istituzioni. Al riparo della sfera privata della comunicazione, le persone vivono e subiscono il contesto delle emozioni e come spesso accade usano espressioni che non userebbero in pubblico. 

Il linguaggio privato è inevitabilmente diverso e – se reso pubblico – può ferire. Nessun reato emerge dalle conversazioni, niente che ne giustifichi la pubblicazione per salvaguardare le istituzioni. Tanto più che le intercettazioni pubblicate sono, per la maggior parte, proprio quelle stralciate dal processo perché ritenute irrilevanti dallo stesso magistrato inquirente. Eppure tutto accade in tempo reale. Mentre le indagini sono in corso un processo mediatico parallelo, con rito abbreviatissimo, si svolge.

Il risultato sarà che molti rapporti interpersonali saranno allora potenzialmente rovinati, che nuove forme di insincerità si aggiungono alla nostra vita pubblica. Voi che navigate, chiedete e cercate se un fenomeno simile – che in Italia ammantiamo con la sacralità della libera espressione e della libera informazione – ha una qualche cittadinanza nelle più solide democrazie liberali. Se l’ordinamento giudiziario preveda ed acconsenta che l’integrità delle persone venga violata e ferita nella più totale indifferenza. Se la libera informazione non debba conoscere una qualche forma di responsabilità in uno scontro così straordinariamente asimmetrico e illiberale che vede la pubblica accusa in questo modo anticipare il giudizio nell'opinione pubblica prima che di fronte al giudice. O addirittura vede finire sui giornali ciò che lo stesso magistrato aveva disposto di stralciare! La libertà si costruisce prima di tutto per il proprio avversario. Fatemi sapere, ragazzi.

22.6.11 | Posted in , | Continua »

PRENDERE SUL SERIO LE RAGIONI DELLO SVILUPPO


Il Presidente Berlusconi ha oggi tracciato le linee per la prosecuzione dell’azione del governo fino al 2013. La parola d’ordine è serietà. Serietà nel rigore e serietà per la crescita, due elementi apparentemente in contraddizione tra loro, e però due decisivi punti di appoggio per rilanciare l’economia del Paese e per favorire l’equilibrio complessivo della politica e del governo.

Tra qualche giorno l’Italia dovrà far fronte ad un ulteriore impegno europeo: il Consiglio UE svilupperà, infatti, le linee strategiche del patto di stabilità che richiama tutti i Paesi Membri a quella speciale serietà che consiste nel tenere in ordine i conti e prepararsi al pareggio di bilancio nel 2014.

Dall’Europa, ma anche dagli altri organismi internazionali, proviene dunque questa forte richiesta di non fare da soli: di rispettare gli impegni assunti tanto nel governo dell’economia quanto, ad esempio, nell’espletamento degli impegni assunti nelle missioni internazionali o nella cooperazione per gestire i flussi migratori.

Serietà che vuol dire, anche per noi, “prendere sul serio” le ragioni dello sviluppo, della ripresa del motore dell’economia e di tutti gli attori della crescita. I protagonisti della ripresa italiana – le imprese, grandi e piccole, gli artigiani – se lo aspettano e non dobbiamo deluderli.  

21.6.11 | Posted in | Continua »

IL MINISTRO FRATTINI ALLA CONFERENZA DELL'IPALMO



La primavera araba: una svolta storica

La primavera araba è una svolta storica. Una svolta che ha dimostrato che le rivoluzioni sono figlie di idee e sentimenti prima che di interessi. Gli interessi sono mutevoli, ma le idee restano, muovono il mondo e ispirano le nuove generazioni. I sommovimenti sono stati epocali. Eppure, per la gran parte di politici, diplomatici e analisti questi sommovimenti apparivano impossibili ex ante, salvo diventare ineluttabili ex post per tanti commentatori politici. Forse perché la lungimiranza è la qualità che è mancata al nostro approccio alla sponda sud del Mediterraneo.

La CSCM: esempio di lungimiranza politica
L’ultimo autorevole esempio di lungimiranza politica risale all’inizio degli anni Novanta, quando l’allora Ministro degli Esteri italiano, De Michelis, formulò la proposta di istituire una Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo e nel Medio Oriente: una CSCM sulla base del ruolo positivo svolto dalla CSCE per riavvicinare i due blocchi in cui era divisa l’Europa.

Credo sia opportuno ripartire da quella proposta che, a distanza di due decenni, è ancora realistica ed efficace. Ho già espresso più volte questa mia convinzione, anche in occasione della recente Assemblea parlamentare per l’UpM. Sentiamo viva l’esigenza di un’ampia Conferenza diplomatica permanente, di un dialogo paritario tra le due sponde del Mediterraneo, che coinvolga anche Stati Uniti, Turchia, Paesi del Golfo e magari anche la Russia, per definire misure efficaci che diano tempestive risposte alle più rilevanti questioni di sicurezza e sviluppo della regione.

Il primo cesto: i principi politici e di sicurezza
Come nella CSCE, anche il primo cesto della CSCM dovrà concentrarsi sui principi politici e di sicurezza. Se per anni non ci siamo accorti del malessere sociale che montava nella sponda sud del Mediterraneo, è perché non abbiamo guardato ai cuori delle persone, alle speranze e aspirazioni delle giovani generazioni, ma ci siamo limitati ad assecondare i nostri interessi. Interessi principalmente di sicurezza e stabilità. Credendo erroneamente che la nostra sicurezza e la nostra stabilità sociale fossero incompatibili con le loro aspirazioni di libertà e democrazia. Ma libertà e sicurezza non sono affatto incompatibili. Al contrario, si sorreggono a vicenda. Senza la sicurezza, la libertà è fragile. Senza libertà, la sicurezza può diventare oppressiva.

Abbiamo finalmente aperto gli occhi. Abbiamo compreso che i nostri interessi non sono in contraddizione con i nostri valori. L’anelito alla libertà che viene dalla sponda sud del Mediterraneo deve essere sostenuto e se necessario difeso. Non resteremo più in silenzio quando vedessimo calpestati principi universali di civiltà.

Lo abbiamo dimostrato intervenendo in Libia a difesa della popolazione civile, vittima delle brutali repressioni del regime di Gheddafi. Gheddafi deve andar via. Non ha altra scelta. Il nostro obiettivo è una soluzione politica, che permetta di porre le basi per una Libia libera, democratica e in cui non ci sia spazio per vendette e rese dei conti. Ma non bastano le statuizioni di principio. Occorre anche sostenere con atti concreti quanti si battono per la libertà.

L’Italia tiene alta la fiaccola della libertà in Libia. Anche grazie al sostegno finanziario al governo transitorio. Il Gruppo di contatto sulla Libia, riunito negli scorsi giorni ad Abu Dhabi, ha espresso apprezzamento per il modello italiano. Un modello che si basa sulla dichiarazione che ho firmato lo scorso maggio a Bengasi con il rappresentante del governo transitorio libico. Abbiamo stabilito la base formale per assicurare al Consiglio Nazionale Transitorio forniture di prodotti petroliferi e crediti internazionali. Grazie al contributo di Gruppi italiani, sarà possibile garantire le risorse per far fronte alle più urgenti necessità del popolo libico.

Vediamo però troppi mezzi di informazione che, pur di creare confusione e incertezza su una grave situazione di crisi, non esitano a tacere sulle stragi del regime, sugli attacchi ai civili, e finiscono per simpatizzare con il regime ormai isolato nel mondo, augurandogli lunga vita proprio quando esso usa i barconi dei profughi come arma di rappresaglia contro l’Europa e un ordine di arresto internazionale sta per essere emanato contro Gheddafi e i suoi complici.

Appoggiando la decisione europea di infliggere sanzioni alla Siria, abbiamo lanciato un chiaro segnale politico anche al Presidente Assad, indicandogli che l’unica opzione e' quella delle riforme e della cessazione delle violenze. Abbiamo l'obbligo di essere fermi. Mi auguro che anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU possa presto ripetere questo messaggio di fermezza.

Vogliamo continuare a essere partner affidabili di Egitto e Tunisia, attesi da complessi processi di transizione. Occorre scongiurare il rischio che l’euforia iniziale evapori in velleitarismo o che lasci il campo al lento e sotterraneo lavoro di istanze oscurantiste e fondamentaliste. Vogliamo aiutare i moderati e i democratici senza metterli in pericolo. Penso anche a forme di assistenza rispettose dell'indipendenza come il contributo che può fornire la Commissione di Venezia in questa fase cruciale di riforme.

Il primo cesto dovrà riflettere il radicale cambiamento di approccio dell’Occidente, come confermato anche dal recente discorso sul Mediterraneo del Presidente Obama. Del resto, la necessità che il Mediterraneo si doti di una struttura permanente di cooperazione nel settore politico e della sicurezza, fondata su valori comuni, è confermata dal fatto che lo stallo del Processo di Pace rischia di produrre anche nei Territori Palestinesi esplosioni di risentimento. Abbiamo registrato le prime avvisaglie nei giorni scorsi, in occasione delle ricorrenze della Nakba e della Naksa. Non possiamo continuare con il “business as usual”. Dobbiamo fare uno sforzo straordinario per convincere le due parti a tornare al tavolo negoziale.

Secondo cesto: cooperazione economica e scientifica
Il secondo cesto riguarda la cooperazione economica e scientifica. Noi siamo pronti a operare generosamente, senza interferenze di tipo paternalistico e senza imporre modelli, ma mettendo a disposizione la nostra esperienza. La nostra generosità è dettata anche da una riflessione dai contenuti strategici. La democrazia non si esporta, ma possiamo fornire strumenti per favorire prosperità e modernizzazione, evitando di importare instabilità e immigrazione illegale.

Non possiamo dare lezioni. Da Paese di frontiera, abbiamo però strumenti culturali e sociali per comprendere i nostri vicini. Gli elementi vincenti della nostra esperienza ci portano, ad esempio, a favorire lo sviluppo di un tessuto di piccole e medie imprese. Siamo inoltre disposti a mettere a disposizione la competenza maturata negli anni e in varie regioni del mondo nella formazione di amministratori, managers, funzionari pubblici, magistrati, forze di polizia...

Crediamo nell’esigenza di un nuovo Piano di sviluppo e crescita per il Nord Africa e il Medio Oriente. Un piano sostenuto dalle istituzioni finanziarie internazionali e che attinga a fondi americani, europei e dei Paesi del Golfo. I notevoli impegni assunti dai leaders del G8, la “Deauville Partnership”, vanno nella giusta direzione. Anche l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità, rilanciando l’idea dell’integrazione euro-mediterranea. Dobbiamo uscire dal vago e passare dai rapporti economici basati su assistenza ed esclusione a quelli fondati su co-ownership e integrazione.

Per questa ragione, abbiamo proposto la creazione di un Fondo di partenariato mediterraneo e di un Centro Euro-Mediterraneo di Sviluppo per le PMI. Con queste iniziative vogliamo fornire ai giovani della sponda sud l’opportunità di esprimere i loro talenti senza che siano costretti a emigrare. E’ nell’interesse di tutti evitare la fuga dei cervelli, favorendo piuttosto la circolazione dei talenti.

Quanto alla cooperazione scientifica, attribuiamo importanza ai consorzi universitari, alle Università bi-nazionali e alle reti universitarie tra Atenei nel bacino del Mediterraneo. Le Università possono consolidare il cambiamento determinato da Internet e dai social networks, svolgendo un ruolo di incubatore di idee democratiche e liberali e favorendo la costituzione di start-up e imprese.

Il terzo cesto: la cooperazione culturale e sociale
Il terzo cesto riguarda la cooperazione nel campo culturale e sociale, contenendo anche -come nel caso della CSCE- il tema dei diritti umani. Disponiamo già di alcuni strumenti per favorire il dialogo culturale e tra le società civili. Penso ad esempio alla Fondazione Anna Lindh e all’Alliance of Civilizations. Noi stessi abbiamo dedicato varie iniziative al dialogo interreligioso. Siamo pronti a sostenere la difesa delle libertà fondamentali, a partire da quella religiosa e delle donne, in tutta la sponda sud. Solo così riusciremo a sfruttare gli spazi che la centralità della persona umana può guadagnarsi nei nuovi scenari.

Nell’ottica del sostegno al dialogo culturale, ho proposto di estendere l’Erasmus anche al mondo arabo. L’obiettivo è quello di consentire agli studenti della sponda sud di beneficiare di un programma di successo, che ha avvicinato e incoraggiato al senso di comunità tanti giovani europei.

Vorrei anche sottolineare l’opportunità del rilancio del nostro servizio pubblico radiotelevisivo nel Mediterraneo. L'Italia aveva mostrato sensibilità e lungimiranza negli anni '90. Sarebbe un peccato perdere la chance di consolidare la presenza nella regione con una rete televisiva, che ci consentirebbe di parlare anche all'immigrazione araba nel nostro Paese.
E’ tuttavia difficile rafforzare oltre certi limiti il dialogo culturale se le politiche sulla circolazione delle persone restano preclusive e restrittive. Del resto, le idee circolano meglio se le persone hanno a disposizione grandi spazi: motivo che ci induce a chiedere politiche europee meno restrittive in materia di visti di ingresso. Sarebbe ingenuo e velleitario tentare di risolvere la questione nell’ambito dei soli rapporti tra lo Stato d’origine e quello di destinazione. Occorre un mix di politiche, come l’Italia sta attuando con Egitto e Tunisia, che abbracci i vari aspetti della: 1) cooperazione allo sviluppo; 2) gestione del mercato del lavoro; 3) lotta al terrorismo e ai traffici criminali. Non ci stancheremo mai di sollecitare i nostri partners e l’Europa a lavorare in uno spirito di autentica solidarietà.

Quarto cesto: verifica dell’attuazione dei principi
Analogamente a quanto previsto dalla CSCE, il quarto cesto dovrebbe prevedere un meccanismo per verificare l’attuazione dei principi contenuti negli altri tre cesti. Le iniziative di cooperazione regionale, a partire dall’UPM, sono al momento in crisi. E’ opportuno allora puntare su una formula flessibile, senza creare una nuova istituzione. Ad esempio, si potrebbe pensare a un ciclo di Conferenze per settori aperte a quanti intendano parteciparvi per la realizzazione degli obiettivi fissati nei tre cesti. Sarà comunque fondamentale la capacità di concentrarsi su progetti tangibili, mettendo da parte le divisioni su questioni di fondo che hanno paralizzato l’UpM.

Conclusioni
Continueremo a impegnarci per superare gli ostacoli che limitano il dialogo politico e di sicurezza, l’integrazione economica, gli scambi culturali e l’interazione sociale nel Mediterraneo. La posta in gioco è per noi alta perché le questioni vitali del nostro Paese restano ancorate a una proiezione mediterranea. Occorre allora ingaggiare i nostri interlocutori meridionali in un intenso dialogo paritario, con un approccio onnicomprensivo analogamente a quanto fece il mondo occidentale con il blocco comunista.

Ma per raggiungere i nostri obiettivi, oltre allo strumento della CSCM, occorre anche una forte volontà politica. Saremmo infatti destinati a un’ineluttabile sconfitta se questa volta -a differenza di quanto avvenne nei rapporti tra Occidente e mondo comunista- fossimo noi ad alzare barriere e muri. Perderemmo un’opportunità epocale se fossimo noi a indugiare sull’idea di una più stretta integrazione economica, se fossimo noi a restringere le porte di entrata ai lavoratori e a imprenditori, se fossimo noi a circoscrivere la portata della nostra influenza culturale.

L’Italia non intende sottrarsi alle proprie responsabilità. Al contrario, è pronta a svolgere un ruolo da protagonista per approfondire tutti gli spazi del dialogo politico-culturale e dell’integrazione economica e sociale tra le due sponde del Mediterraneo. Questa è la nostra reazione alle sfide poste dalla primavera araba.





17.6.11 | Posted in | Continua »

ACCORDO PER ARRIVO BAMBINI CHERNOBYL



Dopo due anni di intensi negoziati, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha firmato oggi a Trieste un accordo di studio con la Bielorussia, che permetterà ai "ragazzi di Chernobyl"di venire nel nostro paese, ospiti delle loro famiglie, per svolgere uno o piu' anni scolastici. Potranno usufruirne tutti i ragazzi che abbiano compiuto i 14 anni. "E' questo un progetto che le famiglie chiedevano da tempo - e' stato affermato - e siamo finalmente riusciti a realizzarlo". Lunga ed elaborata la cronistoria sulle adozioni dei bambini bielorussi. L'anno di inizio e'il 1986 con il disastro di Chernobyl. 

Da allora, circa 20.000/30.000 famiglie italiane hanno ospitato, ogni anno, per motivi terapeutici ed umanitari, durante le vacanze estive e natalizie, circa 300.000 bambini provenienti dai territori contaminati In totale, questo movimento di solidarieta' ha coinvolto, nell arco di 20 anni, oltre 300.000 famiglie taliane. Il tempo medio di ospitalita' per famiglia e' stato stimato in 5/6 anni.

Molte famiglie hanno cosi' iniziato le pratiche per l'adozione. Fino al 2004 si sono registrate circa 200/250 adozioni l'anno. Dal 2004 al 2008 ve ne sono state poco piu' di 50, a seguito del blocco imposto dal governo di Minsk. Ogni famiglia ha sostenuto un costo annuo di circa 10.000 euro che, moltiplicato per il numero delle famiglie (media 20.000), ha significato un esborso di 20 milioni di euro l'anno. Ad esso vanno aggiunti gli investimenti in infrastrutture e servizi fatti dalle associazioni di volontariato che li accompagnano
(oltre 300), valutati in circa 15 milioni di euro l'anno, piu'l'impegno diretto di alcune famiglie nella costruzione e gestione di case famiglia.



10.6.11 | Posted in , | Continua »

CON LE NOMINE DALL' ALTO FINIAMO IN BASSO


RIFLESSIONE SULLE PRIMARIE.

La procedura della cooptazione va superata. Serve un bagno popolare che riavvicini il partito ai suoi iscritti e agli elettori 

Libero Quotidiano, 4 giugno 2011

PRIMARIE PERCHÉ? Perché nel momento in cui Berlusconi pensa al futuro della famiglia italiana del Ppe e a mettere mano ad un cambio di passo della nostra esperienza di governo e di partito, vi è solo un meccanismo che possa misurare il carisma dei suoi dirigenti e dei suoi rappresentanti nelle istituzioni: elezioni dirette, primarie. Vedremo poi quante varianti preveda questo meccanismo, meno semplice e semplicistico di quanto non si pensi, e tuttavia comunque virtuoso. Ma è indubbio che la procedura della cooptazione che ha fin qui prevalentemente ispirato le scelte di partito e la selezione del suo personale politico (talora anche contro l' indicazione di Berlusconi, come in qualche candidatura regionale, guai a dimenticarlo!) ha ora bisogno di quel bagno popolare che riavvicini il partito ai suoi iscritti ed agli elettori. 

PARTITO LEGGERO È un cambiamento che dobbiamo promuovere tutti insieme, in questi giorni di ritrovata unità attorno alla nuova figura del segretario politico, Angelino Alfano. Per rimediare agli errori che il vecchio sistema ha prodotto e che ora paghiamo elettoralmente, e per determinare finalmente il salto di qualità della nostra forma partito che da tempo molti di noi invocano. E che pure ha visto nel dinamismo delle aggregazioni che la affiancavano (i Club, i Circoli, le Fondazioni) momenti e occasioni originali e felici di una storia politica, la nostra, giovane e però radicata. Si tratta di sviluppare e completare la nostra stessa intuizione originaria di partito dalla struttura "leggera" e vicina agli elettori (proprio in risposta al tracollo dei partiti della prima repubblica ed alla professionalizzazione della politica). Una struttura orientata alla ricerca del consenso elettorale e capace quindi di trarre – proprio dagli appuntamenti delle primarie - uno stimolo ulteriore ed una ritrovata partecipazione nei simpatizzanti e negli elettori che sono stati in questi anni sempre meno protagonisti nel partito: nella scelta dei programmi, nelle poche iniziative delle sue strutture.

Bene le primarie, quindi, come strada maestra per rafforzare la democrazia interna del Pdl. Dobbiamo affrontare questa svolta e questa importante innovazione con una disciplina rigorosa che imponga regole chiare e condivise al meccanismo e permetta ai candidati scelti di assolvere alle loro funzioni nel modo più "pulito" e trasparente possibile. Parlare di primarie significa intanto guardare all' esperienza ed ai modelli della democrazia in America. Parlare di un regolamento delle primarie significa introdurre una riflessione all' interno del Pdl per sciogliere nodi e interrogativi chele molte e diverse esperienze americane hanno conosciuto a partire dai primi anni del '900.

Innanzitutto riguardo alla platea dei votanti: lasciare l' accesso libero a tutti (primarie aperte), o circoscrivere la partecipazione ai soli tesserati o a tutti i militanti del partito, comprendendo, quindi, tutti i club, i circoli ed i movimenti ad esso affiliati. Dovremmo anche decidere quale sarà l'età minima di riferimento dei votanti. Quanto all'identificazione ed al diritto di voto: dobbiamo lasciare che gli elettori si presentino semplicemente ai gazebo muniti di documento di riconoscimento e tessera elettorale, o - ispirandoci al sistema americano dove il fattore tempo è essenziale - dobbiamo richiedere all' elettore che si registri qualche mese prima delle primarie per ottenere successivamente il nulla osta al voto? Dobbiamo poi pensare a come entrare in una sempre miglior sintonia con il mondo dei giovani e dei loro lingua , le loro forme di aggregazione: prevedere quindi la possibilità di esprimere un voto online. Ancora si potrebbe prevedere che, nel registro elettorale, venga chiesto all' elettore di specificare se voglia registrarsi come affiliato al partito o come indipendente. E poi: c'è il nodo finanziamento per stabilire l' ammontare della quota simbolica da versare. Infine dobbiamo prevedere un organismo di controllo - interno o esterno al partito - che sovraintenda alle operazioni di voto e successivamente ne certifichi la correttezza, onde evitare di incappare in grottesche beffe, come quella dei quattro milioni di voti non verificati (primarie dell' Unione 2005) e quella ancor più recente delle "percentuali bulgare" alle primarie del Comune di Napoli (con il voto di simpatizzanti cinesi incredibilmente affannati a votare Pd). 

UN MOLTIPLICATORE Le primarie sono, in conclusione, un acceleratore del modello carismatico - che Berlusconi ha modellato con Forza Italia - ed un moltiplicatore anche e soprattutto locale della domanda di partecipazione. Creano una nuova sussidiarietà politica, e la costruzione delle loro regole è un primo impegnativo compito su cui misurarsi, capace di forgiare il partito di domani e di rendere nello stesso tempo un servizio alle istituzioni della politica di un' Italia moderna.

Franco Frattini

4.6.11 | Posted in , | Continua »

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